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Full text of "Elenco dei benefattori dell'Ospedale maggiore di Milano, 1456-1886 .."

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MILANO i8i- — ril'OGRAriA L. I". ' OGLIATI. 



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ELENCO 

DEI 



BENEFATTORI 

DELL' OSPEDALE MAGGIORE 

DI MILANO. 



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Digitized by the Internet Archive 

in 2011 with funding from \ 

University of Illinois Urbana-Champaign ' 



http://www.archive.org/details/elencodeibenefatOOcane 



PIHTKO CANETTA 

Arcliivista depli Istituti Ospitalicri 



ELENCO DEI BENEFATTORI 



DELL 



OSPEDALE MAGGIORE 



DI 



MILANO 
145G-1886 



A SPESE E A PROFITTO DELL OSPEDALE 



MILANO 

TIPOGRAFIA L. F. COGLIATI 
Via Pantano, 26. 

1887. 



di 

M 1 L A N 



Mi pregio, in relazione ad incarico di codesto Onorevole Con- 
si^lio, di rassegnare I'Elenco dei benefattori dell'Ospedale Maggiore 
perl'epoca dal 1456 al 1886. Ho diviso il Livoro in due parti, dellc 
quali la prima riguardante i bencfiittcri che elargirono un imporio 
non inferiore alle L. 10,000, e la seconda i benefattori che dispo- 
scro a fovore del Liiogo Pio somme inferiori, discendendo fino 
alle L. 10. 

Credo poi opportuno, per rendere piu interessante la pubblica- 
zione, di aggiungere alcuni cenni storici. 

Colla maggiore considerazione 



Ubb." e Tlev." 

PlETRO CaNETTA 
Archivista. 



m^ 



m 



L'TTE le Rappresentauze, die si successero nel governo deU'Ospedale 
Maggiore di Milano dal 145G in poi, sentirono il bisogno di tener viva 
Jjla meraoria dei benefattori del Luogo Pio, di quei ibndatori e restau- 
ratori del patriraonio ospitaliero, di quei filantropi che colle loro disposizioni be- 
nefiche contribuirono in tempi difficili a sottrarre TOspedale a dolorose catastrofi, 
specie nel secolo XVII. La venerazione per essi fu in vario modo e in varic 
epoche esercitata. II Capitolo Ospitaliero, fin dal 1464, e quindi poclii anni dopo 
la fondazione dell' Ospedale, decretava che, a elerna memorui delle opere im- 
mortali e degnissime del duca Francesco Sforza, fondatore dell' Ospedale, 
fossero fatti eseguire da esperto artista i ritratti di lui e di sua moglie Bianca 
Maria Visconti. Sette anni dopo, lo stesso Capitolo, riconoscente per le abbon- 
danti elargizioni fatte alio scopo di sopperire alle spese di fabbrica dell'Ospedale 
dal conte Gaspare Viraercati, condottiere d'armi al servizio del duca Sforza, 
ordinava che fosse celebrato nella cappella dell'Ospedale in memoria e suffragio 
deU'anima di lui un anniversario al 24 settembre, ad arbitrio dei deputati. Nel 
marzo 1595. fu ordinata la esecuzione di un busto in marmo del cardinale Carlo 
Borromeo, del cardinale Francesco Grassi e dell' arcivescovo Gaspare Visconti, 
da collocarsi nella sala capitolare. Piii tardi nel 1002, si fece eseguire il ritratto 
del Sommo Pontefice Pio IV, altro benefattore insigne del Luogo Pio; e dopo 
pochi anni si fece eseguire quello di monsignor Siraonetla. Si era anche pensato 
alia convenienza ed alia opportunita di scolpire i nomi di tutti i benefattori 
del Luogo Pio sulle pareti dell'Ospedale, ma il progetto quantunque raccoraan- 
dabile e fors'anco di facile attuazione, rimase lettera morta. Per eccitare r.empre 
piu la devozione del popolo e a suffragio delle anime dei benefattori dell'Ospe- 
dale, il Capitolo Ospitaliero deliberava al 31 di gennaio del 1G50, che si cele- 
brasse annualmente ed in perpetuo, ncl lunedi della prima scttimana di qua- 



— X — 

resima (Judicata fuit dies lunae carnis privii), un anniversario nella cappella 
deirOspedale. 

Nel 1GG4 il Capitolo Ospitaliero prendeva questa deliberazione : 

« Conoscendosi di quanta convenienza sii in fare li ritratti di benefattori 
« si danno pli ordini opportuni perche si facciano li retratti delli signori capi- 
« tano I'l'oglier (1), illustrissimo presidente Arese et domino Giovanni Battista 
« Corte (2). „ 

Nell'aprilG 1G77, il Capitolo prescrisse che i ritratti di S. Carlo e di Pio IV 
fossero fatti a figura intiera. 

La consuetudine di far eseguire un ritratto ai benefattori fu disciplinata 
colla deliberazione 22 ottobre 1810 della Congregazione di carita, decretando 
che i ritratti a figura intiera spcttassero a quel benefattori che scrivevano nel 
loro testamento dei lasciti non minori delle L. 80,000 italiane e che i ritratti 
a mezza figura si facessero per quolli che legavano somme non minori delle 
italiane L. 40,000. 

Ad onorare sempre piu la memoria dei benefattori, il Consiglio Ospitaliero 
deliberava pure, nel 1864, di contraddistinguere col nome di benefattori insigni 
alcune infermerie per le quali era necessaria una nuova denorainazione o in- 
differente il cambio di quella preesistente. Attualmente sono parecchie le infer- 
merie die portano il nome di un benefattore. 

1 ritratti ricompaiono sempre desiderati alio sguardo del visitatore come 
antiche e venerate conoscenze alle quali il popolo rende un tribute rispettoso 
di gratitudine per la beneficenza prodigata ai poveri infermi, ed 6 poi sempre 
vivissima la curiosity suscitata dai nuovi che dall'una all'altra esposizione vanno 
arricchendo la preziosa e rara raccolta La esposizione sotto i portici del grande 
cortile avviene in ogni anno dispari nella riconenza della festa della B. Vergine 
Annunciata ai 25 di marzo e cioe nella occasione della festa cosi detta del PerdonOj 
solennizzata la prima volta 1' anno 1460 in una Chiesa eretta provvisoriamente 
sulla inontagna dell'Ospedale, ora cortile maggiore. Si ebbe allora un introito 
di sole elemosine di L. 4328 imperiali, le quali, tenuto conto del successivo 
invilimento della specie raetallica, potrebbero ritenersi corrispondenti in oggi a 
circa L. 64,000. La festa, istituita per procurare al Luogo Pio una fonte di 
lucro, e arricchita nel 1559 di indulgenza plenaria perpctua dal Pontefice 
Pio IV, altro benefattore dell' Ospedale, godeva anche di speciali privilegi go- 
vernativi. Non e poi molto che si fecero cessare le clamorose manifestazioni 
di gioia che avvenivano nolle infermerie in tale occasione con grave disturbo 
dei poveri malati. I ritratti attualmente sono 296. Alcuni sono di pregevole 
pennello; tutti poi ci danno un'idea dei costumi di quattro secoli. II Consiglio 
anche recentemente ne fece restaurare parecchi; nulla trascurando perche la 
loro conservazione sia quale si conviene e durevole. Ma il Consiglio non si ar- 
resto a cosi poco. Voile di piii. Voile riempire una lacuna e soddisfare ad un 
desiderio da lungo tempo sentito col far compilare un elenco storico-biografico 
di tutti i benefattori dell'Ospedale dal 1456 a tutto il 1886. 



(1) 11 ritratto non esiste piii. 

(2) Anche questo ritratto e scomparso. 



— XI — 

II lavoro viene ora pubblicato a sposo o a profitto dell' Ospedale. Si o 
potuto contradilistinguere col ritratto i beiiefattori piii insigni e dai quali si 
ebbero dallo L. 500,000 in piii inerco I'intervento dell'ill. signer conte Vittorio 
Tiirati, il quale col suo sistema di Vittoriotipia ci lia fornito modo di arricchire 
il lavoro con quei ritratti, senza andar incontro ad una spesa grave, uvendo 
egli f;itto al Luogo Pio le maggiori facilitazioni. 

II Consiglio si riserva di aggiungero in ogni ricorrenza della festa del 
Verdono. le biografie dei nuovi benefattori clio favorissero il Luogo Pio con 
eredita e legati od altre elargizioni. 

II numero totale dei benelattori e di 5742. Appartengono alia prima parte 
e cioe ai benefattori maggiori 719, e alia seconda, benefattori minori 5023. 
Dei 5742 benefiittori, 4817 sono raaschi, e 895 femmine, 531 patrizii e 615 
sacerdoti. Un elenco cronologico dei benefattori e col solo nome e cognorae fu 
pubblicato nel 1863 nella occasione che fa inaugurate un ufficio biennale in 
suffragio dell'anima dei benefattori stessi, ma, compilato allora con troppa fretta 
e senza spingere tanto oltre le iiidagini , diede soli 1850 benefattori com- 
prendendo ben anche taluni che non beneScarono in alcun modo 1' Ospedale. 
La differenza fra il numero di quest' ultimo elenco e quello dell'elenco che ora 
si pubblica rassicura che nel conipilatore non e certamente mancata la buona 
volenti, e la insistenza nelle indagini. Ma se malgrado la grande diligenza 
fossero occorse delle omraissioni, esse si pu6 metter pegno che non potrebbero 
essere che lievissime dacche a raggiungere la massima possibile esattezza fu 
spinto Tesame dei documenti fino alio spoglio dei numerosi mastri di contabilita 
dal 1456 in poi. Nell'elenco figurano i nomi di molti benefattori le cui dispo- 
sizioni testamentarie mancano, fors'anche perche non hanno mai esistito nel- 
I'Archivio Ospitaliero. Le poche notizie che si danno di loro furono desunte 
dei mastri succitati. Naturalmente 1' elenco non ha potuto estendersi alia nu- 
merosa schiera dei generosi che fecero pervenire le loro elargizioni senza 
declinare il nome. A questi generosi, maggiormente benemeriti, tributiamo ora 
un ben dovuto omaggio di riconoscenza e di gratitndine. Si sono poi compresi 
alcuni dei benefattori del Luogo Pio di S. Corona perche fanno parte della 
pregevole raccolta dei ritratti. 

I 5742 benefattori volendoli distribuire fra i cinque secoli C.iq corsero 
dalla fondazione dell'Ospedale, vanno cosi assegnati: 

Al secolo 



XV 


N. 251 


XVI 


r, 1419 


XVII 


« 1899 


XVill 


« 1113 


XIX 


« 1060 



Come ognun vede il secolo che ha dato il maggior numero fu il XVII. 

Da un calcolo istituito in modo un po' grossolano, che un conto esatto e 
preciso e impresa ardua e fors'anco impossibile, anche perch^ le registrazioni 
sui mastri di contabilita non avvenivano in passato con tutta quella regolaritd 
che ora e un vanto della contabiliti ospitaliera — risulterebbe che 1' importo 
pervenuto all'Ospedale a titolo di eredita, legati, donazioni, sostituzioni e vita- 



— XII — 
lizii nei socoli succennati, ammontorebbe a circa milanesi L. 77,524,007 cosl 
distribuite: 

L. 



2,771,098 


al 


secolo 


XV 


0,190,178 


n 


>■> 


XVI 


15,318,871 


» 


» 


XVII 


10,949,990 


V 


» 


XVI 11 


30,287,801 


V 


» 


XIX. 



Le inilanesi I- 77,524,007 

importo totale delle eredita dei legati e delle donazioiii devono 
essere aunientate: 

\? di circa L- 400,000 

rappresentanti il valore dei beni della Abbazia 
di Morimondo, aggregata aU'Ospedalo dal Papa 
PioIV, nel 1501. 

2." di circa » 300,000 

che costituiscono il valore dei beni della Abbazia 
di Sesto Calende, aggregala aH'Ospodale nel 153-1 
dal Papa Paolo 111. 

3." di circa " 250,000 

che rappresentano il valore dei beni della Abbazia 
di Ganna, aggregata all'Ospedale dal Papa Paolo IV 
nel 1550. 

4.° di circa » 1,300,000 

equivalenti al valore dei beni del Collegio Elve- 
tico, aggregati all' Ospedale dal generale Bona- 
parte, nel 1797. 

5.° di circa » 8,500,000 

importo delle eleraosine e delle elargizioni fatte 
da persone che voUero rimanere incognite, du- 
rante i secoli che corsero dalla fondazione del- 
rOspedale in poi, con avvortenza che quest' ultimi 
iraporti furono esposti coH'auraento di quel tanto 
che bisogna calcolare per metterli in relazione al 
deprezzamento del danaro, arrivando cosi la 
somraa da aggiungere a » 10,750,000 

e raggiungendo un importo complessivo di . . , L. 88,274,007 

Ma secondo noi 1' importo delle eredita e dei legati esposto quale risultanza 
delle cifre desunte dalle singole disposizioni te.staraentarie non corrisponde 
all'entita effettiva di cio che si ebbe a conseguire quando lo si voglia riferire 
ai nostri giorni. Due milioni del secolo XV oggi varrebbero all'incirca 30 mi- 
lioni di lire e cioe 15 volte 1' importo. Posta questa base, le sorame pervenute 
all'Ospedale per il succennato titolo nei secoli XV, XVI, XVII e XVIII, messe 
in relazione al deprezzamento del denaro verificatosi attraverso quel secoli, ci 
darebbero per le L. 2,771,098, importo delle eredita e dei legati pervenuti 



— XIII — 

nel socolo XV. un iniporto di L. 41,575,470 

e cioe di 15 volte le L. 2,771,1)98 

per le L. 6,196,178 del secolo XVI » 61,961,780 

e dob 10 volte le L. 6,196,178 

per le L. 15.318,871 del secolo XVII « 76,594.355 

e cioe 5 volte I'iniporto delle L. 15.318,871 

per le L. 16,949,996 del secolo XVllI . . . . „ 33,899,992 

e cioe il doppio delle L. 16,949,996, 

lasciate inalterate le n 36,287,864 

del secolo corrente, sebbene possano esservi argomenti per 
aumentare una parte di esse di qualche cosa. 

Si ha a questo raodo 1' importo delle eredita, dei legati, 
delle donazioni, riportando tutti i valori alia raoneta dei nostri 

giorni in L. 250,319,461 

Quest' importo va ulterioniiente aumentato di . . » 10,750,000 
cho rappresentano le donazioni fatte da persone sconosciute e 
le aggregazioni ordinate dai Papi e dal generale Bonaparte, 

nonche di „ 4,815,000 

capitale (raoltiplicato 15 volte) delle rendite degli Ospedali ag- 
gregati, i quali avevano una rendita annua coraplessiva di 

L. 16,058 e di „ 2,600,000 

valore del fabbricato ad uso Ospedale e della suppellettile. 

Complessivamente . . . L. 268,484,461 

La cifra e eloquente e tale da far nascere sinistre supposizioni, tanto piii 
se la si coufronta coll' importo del patrimonio lordo dell'Ospedale, nel 1882, 
di italiane L. 40,339,272 pari a milanesi L. 52,877,761. La mente puo essere 
indotta a credere che vi sia stato uno sperpero inconsulto di tale ingente so- 
stanza. Ma le cattive impressioni svaniscono dopo qualche considerazione sulle 
vicissitudini , pur troppo dolorose , alle quali ando soggetto il patrimonio 
ospitaliero. 

Ci affrettiamo ad annunciare che fin dai prirai anni di sua esistenza 
rOspedale ando soggetto a consumazioni di capitali, non bastando le rendite 
per sopperire alle spese. 11 Gilini che scrisse sui Luoghi Pii di Milano e piii 
specialmente sull' Ospedale Maggiore, ci fa sapere che nel 1508 (e quindi 52 
anni dopo che I'Ospedale stesso funzionava) le rendite sue furono di L. 97,622 
e le spese di L. 101,504 circa, verificandosi cosi una maggior spesa di L. 3882 
per quel tempo abbastanza rilevante. Questa cifra ando continuamente au- 
raentando negli anni successivi. E un fatto che negli anni 1462 e 1463 si 
dovettero vendere tanti stabili per 1' importo di L. 561,000 circa. 

Nel 1577 il Capitolo Ospitaliero fece constare che non vi era piu mode 
di alimentare ulteriormente i poveri raalati per i gravi debiti che gravavano 
sul patrimonio « nee modus sit ullerius pascendum pauperes. » Per far 
fronte ai bisogni imperiosi del momento, fu necessario procedere alia vendita 
di tanti stabili per un importo di scudi 1500, pari a imperial! L. 9000 e rap- 



— XIV — 

presentanti oggi un importo di L. K55,000 circa. Un anno dopo il Capitolo 
Ospitalioro dovette deliborare la vondita di altre possessioni, anche percli^ i 
filtabili del Luogo Pio si trovavano nella impossibiliti di soddisfare ai loro 
impegni in causa di una grave crisi agraria e della conseguente carestia. Sfrut- 
tata quosta fonte, dalla quale si era soliti ritrarre i mezzi per andare avanti , 
e per non venire a inisure eccezionali, che sarebbero riuscite dannose ai poveri 
infermi, il Capitolo incomincio ad assumere mutui ed a gravare di enormi debiti 
il residue patrimonio ospitaliero, pur non trascurando di vendere mano mano 
gli stabili che pervenivano all'Ospedale colle erediti e coi legati. 

Ond' e che si e verificato anche il case che qualche possessions si fosse 
riavuta in eredita due o piii volte. Ma ad onta di questi ripieghi, nel 1623 il 
Capitolo dovette convertire in mutui passivi e fruttiferi anche gli importi delle 
somministrazioni dello carni, del vino e delle tele, poiche, in case diverse, i 
fornitori, in disimborso di soranie non indiflferenti, si sarebbero rifiutati di con- 
tinuare le loro somministrazioni. Anche questo modo di far tacere i sommini- 
stratori pare non abbia dato i frutti migliori, so tre anni dopo il Luogo Pio 
si trovo totalraente sprovvisto dell'occorrente per il servizio ospitaliero e, quel 
che e pill, nella impossibility di poter fare assegnamento sul credito pubblico. 
Siccome poi bisognava pure in qualche modo uscire da una situazione tanto 
anormale e tanto disastrosa, il Capitolo Ospitaliero ricorse all' espediente di 
assumere danaro anche per mezzo di cambiali, cosa non mai stata fatta prima 
e nemmeno consentanea ad un buon regime amministrativo. Ad onta di cio un 
anno dopo la cassa era di nuovo esausta e riappariva assoiuta I' impotenza di 
provvedere al vitto giornaliero dei poveri malati. In tanta costernazione il 
Priore del Capitolo, che era allora il nobile Edoardo Croce, dovette sovvenire 
del proprio la somma di L. 15,000 (1). Le miserie dell'Ospedale erano talmente 
gravi nel lGo3 che nemmeno le cambiali poterono essere soddisfatte alia loro 
scadenza, e quantunque dopo di cio il Capitolo sapesse di non poter fare ulte- 
riore assegnamento sul credito, pure non si perdette d'animo e seppe resistere 
ad una risoluzione estrema o fatale ai poveri ammalati, risoluzione che avrebbe 
poi anche peggiorate le tristi condizioni di quel secolo, in cui le frequenti 
carestie, la peste, e la conseguente miseria, spadroneggiavano per modo che 
rOspedale, anziche limitare I'esercizio della propria beneficenza ai pochi mezzi 
che restavangli, dovette allargare il campo dell'opera propria e accogliere un 
maggior numero di infermi, andando cosi incontro a delle spese maggiori e 
aprendo dei vuoti piu profondi nel proprio patrimonio. 

Quando pero pareva che la pieta e la carita cittadina ed il credito fossero 
del tutto esauriti, e quando maggiore era lo scoraggiamento, due persone pie 
sovvennero, gratis, il danaro occorrente per le spese quotidiane di vitto, asso- 
ciandosi ad esse la Fabbrica del Duomo che sovvenne pure gratis, la somma 
di L. 54,000. Cosi fu possibile soddisfare i creditori piii irrequieti e piu insi- 
stenti. Anche Papa Urbano VIII voile concorrere a rendere minori i mali 
dell'Ospedale coll'autorizzare I'Arcivescovo di Milano a commutare in altre opera 
pie a beneficio dei poveri infermi una quantita di anniversarii e legati di raesse 



(I) Deliberazioae capitolaro 2 luglio 1629. 



— XV — 

non celebrati. Perseverando e lacendosi anzi ancor piu gravi le angustie finan- 
ziarie, il Capitolo, contrariameute alle sue viste, non poto tialasciare, como 
avrebbe voluto, di ricorrere nuovaraente ai cainbii, unlco mezzo che gli rima- 
neva per aver danaro (1). 

Condizioni cosi penose e gravi durarono invariate durante tutto il se- 
colo XVII. Era tale la scarsezza dei mezzi che qualche volta si ebbe perfino 
ricorso a sovventori per sfruttare in anticipazione legati che venivano disposti 
a fiwore del Luogo Pio a piu lunga scadenza. E dire che questi risultamenti 
SI raiserevoli si verificarono anche dopo le generose e cospicue elargizioni, che, 
mano raano e secondo i bisogni, and6 facendo dal IGOO al 1G51, il Rosati, 
umile fattore dell'Ospedale di S. Dionigi, e si verificarono anche dopo di aver 
introdotte tutte le economie possibili state spinte fino a levare la musica e la 
distribuzione dei raazzi di fiori che si era usi di fare nella occasione dell' in- 
gresso dei deputati o di notevoli visitatori dell'Ospedale, e a far cessare le 
regalie che solevansi dare agli iinpiegati e funzionarii del Luogo Pio nel giorno 
di Natale. 

Da un bilancio pubblicato nel 1605, si rileva che I'Ospedale aveva allora 

un'annua rendita lorda di L. 402,012. 16. 8 

e che sosteneva per i pesi patrimoniali e per I'esercizio 
della beneficenza nell'Ospedale Maggiore e nei piccoli o.spe- 
dali che tuttora funzionavano e cioe del Broglio, di S. Dio- 
nigi, di S. Simpliciano, di Sant'Ambrogio, di S. Vincenzo, 
di S. Celso e di S. Lazzaro, la spesa di . . . . » 510,170. 13. 7 

erogando cos'i in piii della rendita . . . . L. 108,157. 16. 11 

A queir esposizione di bilancio fa seguito questo appello alia carita cit- 
tadina: 

Hoi^a cresce tut lav ia il numero dei poveri, et non e possibiie, come 
ognun vede dal soprascritto bilancio, continuare nella solifa carita con &\ 
poca entrata, e tanto caricho. se il Signore Iddio con il mezzo delle persone 
pie non co)icorre con particolari aiuti. Peru detti signori Priore e Deputati. 
per debito dell'officio loro, hanno voluto. con r-appy^esentare il bisogno ur- 
gente del Venerando Hospitale, raccordare, come fanno, nelle viscere del 
Signore I'obhligo che ognuno tiene, e massime le persone commode e riccho, 
di soccorrere con larghe e copiose elemosine si religiosa impy^esa, accio li 



(1) Ordinazione capitolare 14 maggio 1641, che riportiamo testualmente : « Proposti nel 
Venerando Capitolo li estremi ed indicibili bisogni et necessity dell'Ospitale in questo tempo 
massimo che per pagan le balie si e asciugata in maniera la cassa che vi e restate pur un 
soldo, anzi vi restano ancora a pagare piu di due mille lire et essendo sforzato I'Ospedale di 
presente pagare Timjiresario della came, dei manzi e dei vitelli che avanzano buone somme 
di danari a soccorrere a molti altri bisogni sforzosi, ne sapendo dove pigliar il danaro, tenuto 
fra essi signori Congregati, lungo discorso. K venuto in parere il Venerando Capitolo di pigliar 
a cambio lire 10,000 pregando, come si prega, il signor Gerolamo Legnano a voler sotto- 
Bcrivere le lettere di cambio assicurandolo che per questo non sara per patire alcun danno, 
anzi promettono essi signori Congregati di relevarlo da ogni molestia che Esso Signore po- 
tcsse patire. » 



— XVI — 

poveri tanto y^accomandali da Chrislo Signor noslro siano sollevati e proV' 
visti secondo I'anlico costume di quesla pia e santa casa. 

Capitalizzata al 100 per 5 I'annua rendita lorda di L. 402,012 si ha I'im- 
porto del patrimonio lordo dell'Ospedale nel 1605 in L. 8,0-10,240, importo che 
va aurnentato di allre L. 2,000,00(1 circa per il valore del fabbricato ospitaliero 
della suppellettile. 

Cinque anni dopo, giusta iin bilancio manoscritto, la ren- 
dita annua discese a ........ L. 39C,0r)7. 10 

raentre la spesa non diminul perseverando iielle . . » 510,170. Ki 

In conseguenza di ci6 la deficienza che nel 100.") fu di 

L. 108,157. IG. 11 aumento nel IGIO a . . . . L. 114,113. 3 

Dallo stesso bilancio si apprende che dal 1602 al 1610 si dovettero vendere 
tante possessioni per un importo di L. 1,118,899.6.9 e che altre erano state 
prenotate da vendere. Ma questo mezzo di far danaro e di liempire i vuoti 
prodotti dalle deficienze annuali, doveva esso pure venir meno alia sua volta, 
allorcho tutte le possessioni, eccettuate quelle di Zelo, di Bertonico, di Falla- 
vecchia e di Sesto Calende, furono vendute. Cosi alia distanza di pochi anni 
il Capitolo Ospitaliero fu costretto a ricorrere al governo perche venisse in 
soccorso delle disastrose condizioni finanziarie dell' Ospedale. In una relazione 
a stampa. che non e datata, raa che riguarda I'epoca dal 1642 al 1650, i de- 
putati dell'Ospedale, dopo di avere accennato alia forzata chiusura di parecchi 
degli Ospedali aggregati aU'Ospedalo Maggiore nel 1458, soggiunsero: 

Ma ne anco questo ritiramento e stato baslevole, poiche di novo nel 
colmo di tanti mali prccisa necessita ha obbligati gli stessi deputati a chiu- 
dere quelle del Broglio, Ilospitale grandissimo, ed il pif' antico di tutti 
gli altri, ne sanno con che piu mantenere I'Hospitale Maggiore, ne come mollo 
in longo potere sostenere gli altri, essendo le dette entrate quasi annichilate, 
estinte le limosine, cresciuti li debiti, moltiplicati li bisogni et in particolare 
soggiacendosi ad eccessivi interessi di grossissime partite di cambii, et tali 
hormai so7io, che se bene dnco I'entrate piu corrispondessero, non baste- 
rebbono ne per lo pagamento de'censi e cambii, ne per supplire alii carichi 
dei leg at i pii. 

Nel 1652 si discusse ancora se, stanti i gravi debiti, non fo.sse opportuno 
chiudere I'Ospedale, ma la proposta fu respinta, essendosi preferito calcolare 
ancora una volta sulla carita cittadina (1). Intanto nel periodo dal 1651 al 1653, 
vi furono dei giorni in cui manc6 perfino il fruraento per il consumo quoti- 
diano. Fin la biancheria e le pezze per la medicazione facevano difetto, non 
senza grave danno dei raalati. Non tralasciarono pero i medici di fare al Ca- 



(1) Ordinazione capitolare 13 settembre 1652. « Considerata la miseria et necessity estrema 
in cui di presente TOspitale si rilrova che quanto piii crescono gli infermi e figli esposti che 
ogni giorno vi concorrouo, tanto maggiormente cessano Tentrate ed elemosine, et ritrovandosi 
anco aggravati alia manutenenza di tanti legati pii, et soggiacendo a debiti di grosse somme 
anco cainbiali molto si teme che non si venghi alia necessity di serrnrlo, che sarebbe Tultimo 
esterminio dei poveri infermi, quali non havendo dove far ricapito per risanarsi sariano 
astretti niorirsene sopra le strade, che piaccia a Dio che ci6 non segua. > 



XVIi — 

pitolo Ospitalioro quoste rarconiandazioni riforite nella ordinaziona oapitolare 
U) giugiio UkM : 

* Primo. Per far la dovuta provisione della bianclieria tanlo necessaria 
« per tener netti li ammalati dall' immondizio. 

« Secondo. La provisione deUi letti accio restiuo separati runo dairaltro, 
<^ ne si possano infettare niassime con quelli die sono tisici!! » 

L'Ospedale pote bensl coutinuare nell'esercizio delle proprie funzioni bene- 
ficlie, tenendo aperte le sue porte agli ammalati, ma il patrimonio ebbe a ri- 
sentirne nuovi danni, in conseguonza anche dell'aver dovuto sorpassare di 
molto la niisura ordinaria dell' interesse accordato ai sovventori di danaro. 
Per6 nel IGOl una persona che viene designata come veramente pia, e clie 
voile rimanere incognita, si assunse di sollevare da un tal peso 1' Ospedale 
Maggiore, accontentandosi del 5 per cento (1). 

Queste angustie e queste ristrettezze di raezzi continuarono anche nel 
secolo XVIII, tanto che nel dicerabre 1741, si fece una novena nella Chiesa 
deirOspedale per i bisogni in cui esso si trovava e per la mancanza di sov- 
ventori di danaro. Nel 1763 le condizioni finanziarie del Luogo Pio erano tanto 
gravi che il Papa, alio scopo di tener lontano il pcricolo di dover chiudere la 
meld deU'Ospilale e di venire quindi in soccorso alle miserie di quell'Istituto, 
accord6 la sospensione delTadempiraento degli oneri di culto per un decennio. 
Dopo un quadro cosi desolante ci sara facile dare un conto approssimativo 
delle varie dirainuzioni subite dal patrimonio dell'Ospedale dalla sua fondazione 
in poi. Abbiamo gia visto che le attivita patriraoniali lorde pervenute all'Ospe- 
dale dal 1456 in poi, furono di circa milanesi . . . L, 268,484,461 

Ora da questo importo tanto considerevole sono a dedursi: 
1.° Per spese della fabbrica dell'Ospedale . L. 3,000,000 
2." L' importo della deficienza annua verificatasi 
dal 1456 alia fine del secolo XV in annue 
L. 35,000 e cos'i per 44 anni L. 1,540,000 
che oggi corrisponderebbero a . . » 23,100,000 
3.° L' importo della deficienza del secolo XVI 
in annue L. 90,000 e cosi per tutto il se- 
colo L. 9,000,000, corrispondenti in oggi a « 90,000,000 
e cioe 10 volte 1' importo. 
4.° L' importo della deficienza verificatasi nel 
secolo XVII in annue L. 90,000 e per un 
secolo L. 9,000,000, corrispondenti in oggi a » 45,000,000 
e cioe 5 volte 1' importo. 
5.'^ L' importo della deficienza del secolo XVllI 
in annue L. 200,000 e per un secolo 
L. 20,000,000 importo che va duplicato in v 40,000,000 
6.° L'iraporto della deficienza del secolo XIX in « 13,000,000 

In tutto L. 214,100,000 « 214.100,000 

residuando cos'i il patrimonio ospitaliero d'oggi a . . L. 54,384,461 

(1) Ordinazione capitolare 10 gennaio 1661. 



— XVIII — 

corri^pondente presso u poco al patrimonio lordo dell' Ospedale nel 1884 in 
milanesi L. 52,877,701. 

Gli import! da noi esposti per le deficienze annuali non rappresentano, 
alraeno per rispetto ai secoli precedent! al XIX, la deficienza effettiva. E per6 
un fatto che in tiitti gli anni, salvo qualclie rara eccezione, si ebbe una defi- 
cienza e che questa possa essere minore di quella da noi preveduta non puo 
darsi, tan to piu se ci fermiamo a considerare un prospetto delle deficienze 
verificatesi dal 1G05 che ci sta sott'occhio e dal quale togliamo queste cifie: 



Anno 



Importo 
delle deficienze 



1605 . . ' . . • L. 108,157 

ICIO ..... « 107,190 

1G95 » 147,000 

1098 « 110,780 



1700 
1702 
1709 
1711 
1713 



82,809 

07,199 

134,560 

135,910 

192,951 



1714 " 129,101 



1718 
1734 
1735 
1737 
1740 
1741 
1742 
1744 
1749 
1750 
1766 
1771 
1772 
1773 
1775 
1777 



102,843 
234,011 
138,705 
105,025 
177,465 
249,280 
282,931 
237,077 
272,515 
315,001 
149,874 
150,194 
135,943 
183,209 
177,723 
.125,008 



Anno 

1778 
1779 
1780 
1784 
1785 
1791 
1798 
1799 
1800 
1807 
1815 
1817 
1829 
1832 
1840 
1847 
1848 
1849 
1850 
1851 
1852 
1853 
1850 
1801 
1863 



Importo 
delle deficienze 



L. 



205,942 
195.()21 
210.006 
364,973 
250,372 
191,344 
469,795 
1.011,725 
855,918 
380,260 
302,121 
322,585 
570,069 
420,166 
503,701 
438,760 
795,211 
682,052 
527,880 
689.048 
883,790 
031,659 
427,392 
412,285 
321,880 



L' adequato annuo della deficienza verificatasi in questi 51 anni e di 
L. 322,000 circa, cifra raolto al disotto di quelle da noi esposte e prevedute 
per costituire la deficienza dei secoli XV. XVI, XVII e XVIII. 

E queste enormi deficienze si verificarono anche ad onta che I'Ospedale abbia 
goduto fino alia fine del secolo XVIII della esenzione da ogni e qualunque tassa, 
per il qual titolo ora 1' Ospedale stesso sostiene I'enorrae spesa annua di circa 
L. 425,650. 02 ! !, non tenuto conto delle spese di boUo e delle spese postali (1). 



(1) L'esenzione a favoro dell'Ospedalo cesso per decreto 24 maggio 1798. 



XIX — 

Le deticieuze rurono mapfjiori nel soculo ct)rroiito iii coiilVoulo di (juolle 
veritiL'atesi nei secoli precedouti in causa del inaiiteniinento depli esposti e dei 
pazzi e delle forti sovveazioni che I'Ospedale Maggioro dovette fare per quelle 
due cause pie dal 17S0, epoca della loio institu/.ione per online di Maria Te- 
resa, al 1 peniKiio KSOti in oui jiassarono a carico dolla Provincia. 

Le sovvenzioni fatle dall' ( »s|>edale a quelle Cause pie raggiunsero il rag- 
guardevole importo di L. S. 127. 173. 90 cosi i-isultati dopo la deduzione dei sus- 
sidii erariali accordati. Per il conseguimenio di quella sonima si sono introdotti 
gli atti giudiziari coutro il Goveino. e noi ci rii)r()nietlianio un giudicato, il 
quale finalinente faccia ragione ai diritti del nostro povero Ospedale, trattan- 
dosi di un cretlito sacrosanto e irrecusabile coiuprovato dai bdanci consuntivi 
approvati daH'autorita e dagli atti irufticio. Le somnie che polessero esscre esalle 
a diminuzioue di quel crediti saranno una vera provvidenza tanto pii'i m (juesli 
tempi in cui si stanno studiando radical! miglioramenti nella azienda ospitaliera. 

E dal 1847 che si va predicando che le condizioni del grande Ospedale 
iianno bisogno di essere niigliorate, che 1" agglomeraniento dei inalati e troppo 
seusibile e troppo pernicioso agli stessi, e che si reclaraa con insistenza un 
provvedimento radicale. Da quell' epoca cominciano gli studii per erigere un 
iiuovo Ospedale in sussidio all' Ospedale Maggiore, ma, come avviene quasi 
Mirapre, si fecero discussioni, progetti e pratiche diverse senza venire ad un 
utile risultato. Pero. se allora non fu possibile di fare qualche cosa, non si ha 
da credere che raancasse la buona volenti o il forte proposito in chi presiedeva 
all'azieuda ospitaliera, ma sibbene era sensibile la raancanza dei mezzi. Per 
provvedere poi in qualche modo al bisogno di locali nuovi si andarono aprendo 
di quando in quando case succursali sostenendo cosi delle spese non indif- 
ferenti senza raggiungere lo scope, daccho si utilizzarono sempre dei locali 
infelici ed improprii, quali il locale del Gallo, quelle di Sant'Antonino, la lio- 
tonda ai Nuovi Sepolcri, ed altri moiti che qui e inutile accennare. Nel 1853 
si ritentarono gli studii specialmente per la costruzione di un Ospedale per 
accogliere lUOO cronici d' ambo i sessi suU'area dell'ortaglia di S. Caterina e 
di Sant'Antonino, ma anche questa volta la spesa di costruzione, preventivata 
in austr. L. 1,2<S2.000, fece cadere il progetto, il quale fu ristudiato nel 1873 
e di nuovo abbaudonato. Intanto i guai si moltiplicarono, i bisogni si fecero 
maggiori e le critiche della scienza si fecero piii accentuate e, diciaraolo pure, 
niaggiormente giustificate. L'agglomeramento soverchio dei raalati continue a 
scapito della igiene e della salute dei poveri ricoverati. Ond'e che 1' attuale 
Consiglio. in presenza di uno stato di cose cosi sconsolante, non ha potuto non 
impensierirsi e non riconoscere che qualche cosa bisognava pur fare corapati- 
bilraente coUe finanze ospitaliere. E quantunque vedesse un prime e serio 
ostacolo ai suoi divisamenti appunto nella mancanza dei mezzi, che, come allora, 
cosi ancor oggi e sensibile, si mise, animato dai piu forti propositi, a studiare 
il modo di poter rimediare a tanti mali e a tanti sconci. E naturale che alia 
mente subito sia corsa 1' idea di erigere un nuovo Ospedale. Posta questa base, 
I'attenzione del Consiglio si fermo sulle prime e in modo particolare sul pro- 
getto deir egregio prof. Porro di erigerlo suU' area delle ortaglie di Sant'An- 
tonino e del Gallo. ma ora, dovendo una parte di qu^^st' ultima ortaglia essere 



— XX — 

cedula alia provincia, forse li progetto dovra sottostare a delle importanii va- 
riazioni. 

In precedenza di questa cessione il Coiisiglio acquistava un'ortaglia nelle 
vicinanze del recinto dei Nuovi Sepolcri o Foppone nella previsione che potesse 
quest'area tornare utile e proficua a nuovi studii e a nuovi progetti. Se, col- 
I'area che ora si ha, si avessero anche i mezzi, il Consiglio si troverebbe aperta 
la via a fare e metterebbe a contributo tulta quella buona volonta della quale 
e animate con grande vantaggio doi poveri infermi. Ma pur troppo le rendite 
deirOspedale non bastano ormai per I'andamento ordinario. Una qualunque 
distrazione sconcerterebbe cosi il bilancio ospitaliero (1) da mettere in dubbio 
che Tesercizio della beneficenza potesse continuare senza restrizioni sensibili e 
dannose alia beneficenza. Sara gia molto se resercizio del 1886 si chiuderi 
senza una deficienza. Ora in vista di questi non troppo lusinghieri risultati e 
inutile illudersi che la Rappresentanza Ospitaliera, pur animata del maggior 
fervore, possa assecondare i suoi desiderii e quelli della scienza e dell' igiene 
senza 1' intervento di una mano pietosa e benefica. II numero degli ammalati 
accorrenti all'Ospedale, anziche diminuire in relazionc ai tanti ospedali comunali 
e mandamentali sorti in questi ultimi anni, tende ad aumentare. Forse non vi 
sono eslranei i facili mezzi di trasporto, I'aumento delle popolazioni, specialmente 
quella della citta, e i raiglioramenti introdotti nel servizio ospitaliero, specie in 
questi ultimi tempi. Mentre nel 1874 si accolsero 20,464 infermi, nel 1881 
furono 23,452; nel 1882, 22,541; nel 1883, 20,495; nel 1884, 20,655; nel 1885, 
20,757; nel 1886, 20,998. L'aumento non e in proporzioni gravi, ma pur troppo 
non e sperabile una diminuzione. L' iraprevidenza delle classi meno abbienti, le 
cresciute esigenze, la smania convulsiva degli svaghi, ed i mezzi che la favo- 
riscono, portano tali sconcerti nelle famiglie, da rendere ben accetto, anche a 
persone non completamente miserabili, 11 soggiorno nell'Ospedale, soggiorno reso 
meno uggioso dopo i miglioramenti introdottivi. Molti che potrebbero con qualche 
previdenza arrivare ad una discreta agiatezza, invece, finche sono sani si diver- 
tono, ammalati fan no capo alia Ca granda. 

Fra le tante cause che cooperano a produrre e mantenere le attuali an- 
gustie di un Istituto che nei tempi andati fu sempre il beniamino della bene- 
ficenza, non ci pare ultima quella divisione, forse eccessiva, che si e introdotta 
da qualche tempo in qua nella disiribuzione dei sussidii e dei lasciti. II fiorire 
continuo di nuove opere pie (ciascuna delle quali si propone di rimediare a 
una determinata forma della umana raiseria) fa si che, per incoraggiare o I'una 
I'altra di esse, i cittadini dimenticliino la piu necessaria, la piu utile, la piu 
estesa nella sua azione benefica, vogliamo dire il nostro Ospedale. Sembra, poi, 
a moltissimi che esso non abbia bisogno d'altri soccorsi e che gli basti quel 
patrimonio, che la carita degli avi e venuta fin qui costituendo. Ma, senza ri- 
petere la serie spaventevole delle diminuzioni subite da questo patrimonio e 



(1) L' Ospedale ha una rendita lorda di L. 1,830,140.93 la quale va aumentata di 
L. 548,394. 28 per dozzine di ricoverati e proventi di beneficenza e di L. 15i,715. 07 per con- 
tributo degli altri stabilimenti amministrali dal Consiglio e cosi una rendita lorda complessiva 
di L. 2,583,250.28 (Bilancio 1883). 



— XXI — 

senza accennare al costante aiimonto degli inft>rini, basti ponsare cho la entiti 
di questo patiimonio, esagerata da inolti, e ancora insudiciente agli scopi uina- 
nitarii dell'Ospedale. 

Diamo qui un prospetto dello bocche mantonute nell'Ospedale dal 1781 a 
tiitto il 1885, tralasciando di dare un egualo prospetto dei inalati accolti e del 
inorti riferibiii al lungo periodo dal 177-1 al 1883, perche gi4 pubblicato dal 
segretario Cesare Tanzi, nel suo volume: Nol/zie econom/che siatistiche sulla 
henepcenza dell'Ospedale Maggiore di Milano. 



Anno 


Numero 
del'.e bocche 


Anno 


Numoro 
delle bocche 


Anno 


Numero 
dalle bocche 


1781 


429,024 


1816 


553,452 


1851 


790,555 


1782 


450,778 


1817 


562,966 


1852 


796,562 


1783 


497,358 


1818 


365,668 


1853 


821,071 


1784 


498,502 


1819 


338,375 


1854 


849,248 


1785 


336,646 


1820 


362,933 


1855 


817,763 


1786 


327,373 


1821 


352,991 


1S56 


928,600 


1787 


359,361 


1822 


357,307 


1857 


939,277 


1788 


377,493 


1823 


338,808 


1858 


973,298 


1789 


445,651 


1824 


352,543 


1859 


974,502 


1790 


451,862 


1825 


409,271 


1860 


1,018,987 


1791 


468,981 


1826 


445,491 


1861 


1,030,345 


1792 


473,596 


1827 


500,831 


1862 


976,455 


1793 


548,660 


1828 


507,489 


1863 


958,756 


1794 


553,630 


1829 


486,092 


1864 


913,948 


1795 


592,967 


1830 


582,885 


1865 


826,535 


1796 


510,866 


1831 


570,404 


1866 


690,611 


1797 


567,734 


1832 


561,196 


1867 


634,681 


1798 


538,584 


1833 


500,064 


1868 


643,336 


1799 


546,431 


1834 


567,894 


1860 


543,464 


1800 


596,036 


1835 


548,400 


1870 


563,166 


1801 


719,952 


1836 


496,316 


1871 


648,514 


1802 


607,262 


1837 


546,120 


1872 


610,996 


1803 


608,126 


1838 


574,803 


1873 


618,417 


1804 


606,732 


1839 


633,788 


1874 


670,899 


1805 


559,585 


1840 


673,956 


1875 


636,532 


1806 


541,450 


1841 


674,380 


1876 


649,808 


1807 


566,064 


1842 


647,917 


1877 


668,849 


1808 


535,721 


1843 


658,579 


1878 


632,229 


1809 


467,909 


1844 


658,848 


1879 


647,361 


1810 


477,420 


1845 


652,992 


1880 


716,032 


1811 


403,690 


1846 


663,827 


1881 


614,391 


1812 


301,868 


1847 


775,263 


1882 


725,066 


1813 


308,978 


1848 


773,642 


1883 


704,298 


1814 


359,459 


1849 


769,726 


1884 


698,096 


1815 


475,126 


1850 


735,278 


1885 


739,357 



— XXII — i 

I 

Qni il nostro cnmpito sarebhe finite, ma non crediamo di dover lasciar ' 

sfuggire questa occasione tanto propizia senza sopgiungere qualche informazione | 

storica sul grande Ospedale dalla sua fondazione in poi, e senza mettere in j 

evidenza tutto il bene che fu possibile di fare coi mezzi largamente forniti dai : 

suoi benefattori. Qualchc cosa si e gia pubblicato in proposito, ma in raodo ' 

troppo succinic perche possa formarsi un concetto possibilraente precise delle ' 

vicissitudini alle quali and6 soggetto quell' Istituto. Pur estendendosi un poco, I 
procurerenio di essere brevi, compatibilmente col grosso materiale che ab- 

biamo raccolto. j 

Nel secolo XV funzionavano in Milano e nei sobborghi 29 ospedali, tutti | 

certamente inferiori di importanza all'Ospedale Maggiore che sftrse poi, ' 

La gestione e la direzione di quegli ospedali erano affidate alle fraterie, | 

libere di fare e di disfare ed anche di godersela senza che alcnno potesse inter- i 

venire a sindacare il loro operato. Mentre nel secolo XIV quegli ospedali avevano I 

rendite sufRcienti e fors'anco larghe, e mentre possedevano molti stabili, noi i 

troviamo nel secolo susseguente le loro finanze sconcertate e ridotte talmente | 

da rendere necessario I'intervento deU'autoriti ecclesiastica , la quale non ha ■ 
potuto assistere indifferente agli sperperi ed agli scandali. Enrico, arcivescovo 

di Milano, nel 1448, validamente appoggiato dai capitani difensori della liberta i 

milanese, si credette in dovere di proporre al Pontefice la secolarizzazione della I 

amministrazione degli ospedali e una nuova sistemazione con prescrizione di i 

norme speciali e adatte a far cessare le irregolarita, tutte dovute ad una cattiva \ 

amministrazione ed alia negligenza degli amTninistratori . II Pontefice dope i 

di avere constatati i guai rivelati dall'arcivescovo Enrico e di avere soggiunto , 

che i frutti dei beni degli ospedali, anziche a vantaggio dei poveri, venivano j 

convertiti a favore dei Rettori e Ministri, sanziono le provvide misure proposte ; 

dall'arcivescovo, deniandando la direzione e la amministrazione degli ospedali ; 

a 24 cittadini e limitando di molto le attribuzioni dei Ministri e dettando nuove j 

ed importanti norme di amministrazione (I). Le motivazioni accennate nella ■ 

Bella pontificia, non potevano essere ne pii!i esplicite, ne piii conformi al vero. ^ 

II Pontefice fu inesorabile verso le corporazioni religiose amministratrici degli i 

ospedali, stigmatizzando come si doveva il loro operato. Arrive fine a dire che ' 

altre opere pie, quali il L. P. di Pieta, della Misericordia e delle quattro Marie, i 

rette da laici, erano saggiamente amministrate e che i frutti non venivano 1 

defraudati ai poveri. II nuovo indirizzo date alia beneficenza ospitaliera dai \ 

Pontefice, segno una nuova era di progress© e di risorgimento. Sarebbe stato -i 

desiderabile che il provvediraento si fosse preso un secolo prima perche allora i 

anche i patrimonii non avrebbero subito tanto sfacelo. E diciamo questo perche { 

le rendite di qualcuno di quegli ospedali furono cosi assottigliate, da rendere ! 



(1) Riportiamo testualmente la parte piii importante della Bolla pontificia 

Consifleraiis, quod, licet multa hospitalia pauperum in dicta civitate consistentium, amplis et 
magnis possessionibus et redditibus pro larga pauperum sustentatione dotata et fundata faissent, 
tamen temporum disponente malitia male gubernala ac bona distracta et impignorata, fructusque 
quoque eorum non in pauperum alimoniam, prout convenit, distributi, sed potius per eorum 
Rector(is s&»i Ministros in usus minus licitos conversi et consumpti fuerant, ac ad tantam 
desolatienem devenerant, etc. 



— XXIII — 

iinpossibile la loro sussistenza o da cousigliaro la loro concentraziono in altri. 
Cosi uella seconda meta del secolo XV essi si trovavano gii ridotti ad undici, dei 
quali, ak-uni di poca o nessuna utilita, essendo assai iiinitata la loro sfera d'azione. 

La beneficonza ospitaliera si trovava in questo condizioni, quando il duca 
Francesco Sforza, volendo dare una dimosirazione delta sua riconosceaiza 
per gli infiniti beneftcii ricevuti dall' Altissitno e nello sfesso tempo fare una 
elargizione liberate a favore dei bisognosi, dei poveri e degli infernii, si 
fece iniziatore deU'erezione di un nuovo e grande ospedale. — Nel maggio 1451, 
Nicodemo Tranchedino da Pontreraoli scrisse al duca Francesco Sforza che il 
Pontefice avea lodato il proposito di lui di far erigere in Milano un nuovo 
Ospedale nelle vicinanze del Laglietto e che gli avea prodotto molto piacere la 
notizia che il duca e la duchessa fossero diccntati si cattotici? 1 Cosi inco- 
raggiato, il duca, con diploma 1.° aprile 1456, don6 a onore e gloria delta 
Vergine e di tutia la carle celeste e per la salute dell'anima sua e delta 
sua cowsor/e, ai ventiquattro deputati preposti al governo degli ospedali : 1.° un 
suo palazzo esistente presso le case di S. Nazaro in Broglio, nel quale era solito 
abitare il conte Guido Torelli, coerente da una parte coUe case dei sacerdoti 
della detta Chiesa, raediante fosso dello stesso palazzo, a monte col fosso della 
citta, 6 in parte col brolio e la montagna del brolio mediante fosso del detto 
palazzo e in parte colla canonica della Chiesa piu volte citata ; 2.° la piazza del 
Broglio colla montagna e cio alio scopo che fosse eretto o fondato un grande 
e solenne Ospedale, tanto solenne che rispondesse al decoro del suo doniinio 
e della citta di Milano, promettendo egli, il duca, tutto il suo appoggio moi-ale 
perche I'opera riescisse e lasciando facolta di demolire il palazzo. Un mese dopo 
il segretario del duca, Cicco Simonetta, scrisse a Giacorao Calcatena a Roma, 
incaricandolo di presentare al Papa una supplica del duca e della duchessa per 
la erezione del nuovo Ospedale e per la aggregazione alio stesso del piccoli 
ospedali sparsi nella citta e nei sobborghi. — L'istanza fu benignamente aocolta 
dal Papa Pio II, il quale con BoUa 9 dicerabre 1458, autorizzo la erezione del 
nuovo Ospedale con Chiesa, campana, campanile, oratorio, cimitero, ecc. — 
Aggreg6 alio stesso in raodo da fare un corpo solo gli ospedali esistenti nella 
cittA e nei sobborghi, e ridusse il uumero dei deputati del Capitolo Ospitaliero 
da 24 a 18. 

Noi abbiarao gia accennato che, alia metk del secolo XV, funzionavano in 
citta e nei sobborghi 11 ospedali. Ora di questi soltanto 9 furono aggregati al 
grande Ospedale nel 1458 per effetto della BoUa succitata. Pero anche gli altri 
due subirono la stessa sorte, ma piii tardi, nel 1473. 

Caddero nella aggregazione ordinata da Pio II, i seguenti ospedali: 

di iS. Dionigi, fondato daH'arcivescovo Ariberto d'Antimiano nel 1023. 
Aveva la speciale destinazione di ;iccogliere i tiguosi. Era capace di circa 4^50 
infermi. In fatto, pero, questo numero non era norraale. Fu chiuso nel 1640 e 
il locate fu venduto nel 1643 a Ippolito Beccaria, che ebbe ad acquistarlo a 
nome e per incarico di un monastero da erigersi in forza delle disposizioni di 
Giovanni Pietro Carcano. Quest' Ospedale nel 1576, era stato sgombrato dai 
malati per essere messo a disposizione dei conservatori della saniti, per il rico- 
vero degli appestati; 



— XXIV — 

di S. Vincenzo, oggidi sede della casa d' industria. Ricovero i pazzi 

fino al 1781 ; 

di Sani'Ambrogio, che sorgeva fra il ponte de'Fabbri e lo stradone di 
S. Vittore al Corpo. NeU'istroraenlo 28 marzo 1398, rogato Stefanolo Portalupi, 
quest'Ospedale fu cosi descritto: 

« Ilia casamenta et hedifitia magna cum brolliis et ortis inclusa in citadela 
« noviter constructa per dominationem Mediolani, in quibus et ubi solebat esse 
« dictum hospitalle et habitatio pro teinporibus magistri, fratrura humiliatorum 
« et pauperum et conventus dicti hospitalis. » Nell' istesso documento e detto 
clio i letti in esercizio erano IG. Era specialraente destinato ad accogliere i 
vecchi e gli incurabili. Fu chiuso nel 1630 e il locale, dopo di essere state 
affittato, poi utilizzato per altri usi e per altri servizii, fu venduto 1' 11 otto- 
bre 1745 a Felice Clerici, per L. 46,100. 

di iS'. Simpliciano, nelle vicinanze della Chiesa omonima. Aveva I'istessa 
destinazione dell'Ospedale di Sant'Arabrogio. Deve la sua fondazione a Lanfranco 
della Pila nel 1001. Chiuso nell'agosto 1627, fu riaperto nel susseguente ottobre, 
per essere definitivamente abbandonato nel novembre 1629. II locale fu venduto 
nel 1649 al Luogo Pio di S. Pelagia, che aveva lo scopo di accogliere le \ 
anime peccatrtci che dal mare dei peccali si ritiravano al porto della pe- [ 
nitenza ; \ 

del Broglio, che sorgeva sul Corso di P. Tosa ora Vittoria e precisa- i 
mente suU'area del vasto fabbricato Rovida. Era il piii grande di tutti. L' ultima 
sua destinazione era di accogliere i malati affetti dal mal francese. Fu chiuso, ' 
stante le miserrirae condizioni dell'Ospedale Maggiore, nel dicembre 1631 e il | 
locale fu venduto nel 1653 al conte Rovida. Nell'atto di vendita il fabbricato j 
fu cosi descritto: I 

« 1/Ospedale di S. Giobbe detto del Broglio posto in P. Orientale vicino ' 
« a S. Stefano, quale consiste in tre croceroni, sotto uno de'quali vi e cantina | 
« in volta, tre stanze terrene, due anditi di porta compreso quello per contro ; 
« la Chiesa, sotto parte dei quali vi e un'altra cantina pariraenti in volta con ' 
« scala di fuori verso la piazza di S. Stefano, portico con tutti li suoi superiori 
« sino al tetto incluso, con scala di sarizzo e due pozzi, due cortili e due altri 
« cortiletti ia testa ad essi croceroni, una Chiesa con coro, e campanile con ' 
« sopra due campane, ed un altro andito per il quale si passa dalla corte alia i 
« porta del secondo cortile maggiore circondato da portici a quattro parti, ■; 
« altro cortile con portico sotto del quale vi e il pozzo per il servizio dell'ap- i 
« partaraento verso il corso di P. Tosa e cioe dal confine del casino venduto ' 
« a Giovanni Battista Torchio, verso S. Stefano, sino alla.bottega sopra I'angolo ■ 
« della contrada per li quali si passa verso il Verzaro. » ; 

di S. Maria Maggiore o di Donna Bona o Nuovo, che era collocato fra i 
la via delle Ore e il teatro della Canobbiana vicino all'Arcivescovado ed alia 1 
demolita Chiesa di S. Marta, attualmente cavallerizza e scuderia di corte. Su i 
parte dell'area di quest' Ospedale furono costrutte nel 1568 le scuole Canob- ' 
biane, Accoglieva le esposte adulte. Deve essere state chiuso prima del 1615; ' 

di S. CelsOj che sorgeva suH'area dell'attuale cellegie di S. Luca. Ac- 
celse gli esposti fino al 1671. II locale fu venduto nel 1756; , 



— XXV — 

di S. Goitardo, ftiori di P. Ticinese. Deve essere stato chiuso subito 
dopo la aggrepazione daccho di lui non si fa inenzione nei regolamenti e nelle 
ordinazioni capitolari; 

di 5. Caterina, sull'angolo della via di S. Siraone verso il ponte dei 
Fabbri. E stato chiuso prima del 15S0, nel qual aiino al locale fu data una 
destinazione oho non era quella di accogliero i nialati. Aveva I'istessa destina- 
zione dell'Ospedale di Donna Bona, Su una piccola porzione di quest' ospedale 
fu eretto il ponte sul naviglio nel 155S. II fabbricato, corapresi alcuni locali 
superiori all'arco del ponte, fu venduto nel 1G03 per L. 18,000. 

A questi nove ospedali ne furono aggiunti nel 1473 altri due, e cioe: 

quelle di 5. Lazaro, che sorgeva suU'area del teatro Carcano. Fu chiuso 
prima del 1615; 

e quelle di S. Martino in Nosiggia, situato in P. Nuova dirimpetto all'ora 
demolita Chiesa di S. Maria del Giardino. Ha cessato di servire come ospedale, 
nel 14T8. Le relative rendite ridotte a L. 231, furono passate all' Ospedale 
Maggiore. II locale fu ceduto a Francesco Ornago a livello. 

E noto che 1' architetto scelto dal Duca d'accordo coi deputati dell'Ospe- 
dale fu Antonio da Firenze detto Averlino. Ora togliamo da un codice che si 
conserva presso la nobile casa Triulzio, e che e opera dello stesso Averlino, 
questi cenni interessantissimi suU' intervento di lui nolla fabbrica del nuovo 
Ospedale : 

Jl Signore (il Ddca) e anchora i cittadini i quail erano diputati a doverc regere 
e governare questo Ispedale eletto il sito il quale, era hello e comodo molto a simile 
edifitio mi fu mostro e p?r lo Signore mi fu comandato che dovessi fare una disegno 
a proportione di questo sito il quale era per uno verso quattrocento braccia e per 
r altro centosessanta. El Principe come signore e homo intendentissimo gli parea 
inanzi si comimiasse si dovesse molto bene intendere vedere accib fosse bello e anche 
utile a simile hisogno di tnfermi domeni e di donne c anche di questi putti i quali 
nascono indirectamente. E Luij impostomi questo che dovessi fare un disegno impri- 
mamente mi domando se haveva vedato quello di Firenze o quello di Siena e se mi 
ricordava come istevano dissi che si. 

Volse vedere ua cerlo congietto del fondamento e lo cusl lineato come meglio 
mi ricordava gli ne transrrissi uno come quello di Firenze. Pure parendo a Luij 
non essere si idoneo rome Luij haur'ia voluto e ancora per vantaggiar gli altri istava 
pure sospeso. 

lo hnvera notfito il sito e anche il hisogno dissi die ne faria uno rome a me 
pare fosse ronvnicnte al hisogno di quello edifitio perclie si faci'a et facendo Luij 
gran caso della comodita et netaraento degli destri (latrine) .st che essmdo come 
ho detto il sito atto considerato che per la lunghezza delle quattrocento braccia gli 
era il fvsso delta Cita dove io pensai con qwUa medesima aqua lavare e netare i 
destri e ogni ultra hruttura che per esso luogo si facesse di che inlesi la sua volunta 
feci fare un asse lungo quattro braccia e due larga e poij lo scompartii in tre parti 
prinripali, le quali i^ano le due IGO. e I'altra 80 e ogni hraccio a questi 4 parti 
in cento parelli e uno dire quadretli, i quali quelli erano in quelle linee braccia 4, 
c c.Qsi ne prcsi centosessanta pier ogni verso e comparti in sue questa asse questi duij 
quadri di centosessanta braccia V uno, ne avanzb uno ispatio de ottanta braccia per 
uno verso e per V altro centosessanta, e glielo mise in mezzo di questo ispatio fra 



— XXVI — 

V imn qiindro c. I'altro in questa forma come qui per questo piccolo congetto si pub 
comprenderc compartito in qiiestc tre parti. Questo stto come ho ditto e due quadri 
sono centosessanta per ogni verso Vuno il quale io ispartii in erode. La qual erode 
era sediei hrnccia di vacuo al fondamento delVuna di queste parti cioe quella dove 
hanno a stare gli homini infermi ista in questa forma come qui per qui per questo 
poco disegno si vede, el fondamento suo di questa crociera si e sei braccia da Milano 
largo o voi dire grosso. In eUa quale grossezza o larghezsa U ho tolto due braccia 
nel rnezo e dal canto dentro inverso la eanova ed piglio due braccia. di muro, e dal 
canto di fuori ne piglio uno, e vo altro braccia quattro e fo una volta quanta tiene 
questo vacuo doe due braccia largo ed in questo vacuo io fo uno murello come di 
dire una banelia da sedere dove uno braccio e dove uno e mezzo e dove due secondo 
il bisogno e secondo portava il livello delVacqua percJie questo mena uno canale che 
portava V acqua dal fosso sopradecto per infino alia testa della dicta crocera cioe 
alV intrata dinanzi deW Jspedale. En quello luogo trovava una eonserva la quale e 
larga due braccia e lunga quanto e larga. La crocera di fuori cioe braccia didotto 
cui e uno incastro da ogni testa, il quale ritiene V acqua che questo condotto porta 
alzati questi incastri tutta quelTacqua torna in dirieto con grande empito in quello 
braccio di vano che rimasto al lato di questo condotto, il quale uno braccio di lar- 
ghezsa e cusi anehora in questo muro che viene di fuori, il quale come ho detto e 
grosso uno braccio glio fatto per mezzo (7' esso uno canale che pure porta anehora 
deir acqua al medesimo modo che fa queW altro e per modo e ordinate che se cmso 
fosse che si rimpisse si pub netare e vedere, e la sua fuga e tanta che quando sempie 
quella eonserva e poi si lassa andare ne macinerebbe mulino e la sua uscita e di sotto 
ala bocha donde entra e tanto viene a essere piu basso che se va sotto a Vacqua del 
ditto fosso donde ella escie in modo jwn da detrimento nessuno e netta i destri e va 
via di fuori della citta con utdita assaij di chi avra irratarie. 

Io ho fatto tutto questo difitio alto da terra braccia quattro dove che di fuori 
vi e un portico alto da terra queste quattro braccia, e a diritura della porta e la 
ischala, la quale tiene di spazio quanto e uno degli archi per largeza i quali archi 
sono braccia 5 e disotto a questa alteza di questo portico sono compartiti luoghi per 
fare botteghe le quale vengono a essere larghe braccia cinque e mezzo e alte quattro 
e pit) e lunge quanto e largo il portico cioe died braccia e cusi salito sul portico 
a questo piano si saglie un poco di grado et entrasi nel piano dell' Ospedale il quale 
come ho detto e largo braccia sediei e questo piano e tutto in volta ^ la quale come 
ho detto di sotto a questo piano sard la caneva la quale verra alta braccia sette 
perche essendo alta dal pieno terrene quattro e cavando poi sotto terra tre braccia 
viene ad essere di questa alteza al fondo dessa caneva, e uno braccio piii alto che 
non e il fondo del condotto delVacqua che netta i destri. I quali destri sono ordinati 
in questa forma che come havere inteso il condutto delVacqua si ha una volta d'al- 
tezza di braccia quattro e di lunghezza due come di sopra dissi et sopra di queste 
in viene un' altra la quale il terzo piii alta che non e quella del piano del terreno, 
cioe da la istrada, la quale da la medesima largezza e alteza che e quella di sotto 
e qui in questo piano de la crocera viene intra ogni due lecti un uscio i quali en- 
trano qui in questa volta e trovano il loro sedeci e boche ordinate che ogni brutura 
va giii di sotto nel canale dove corre quest'acqua la quale dilava e porta via tutto 
come ditto fetore niuno non possano gittare perche in prima sono si bene ordinate e 
che sempre istanno coverti e daU'aequa lavati e neti e ancJwra in ogni died braccia 
si e due ispiracoli i quali passano su per certi eontraforti o vuoij dire pilastri i 
quali ispiracoli se pur alcuno fetore facessero ispira via per questi tali meati i quali 
come ho ditto passano infino ala sommita dd tecti. 



— XXVII — 

Abbiamo riferiti questi passi del codice deU'Averlino per dare una idea 
del come fino allora si fosse pensato alia costruzione delle latrine e al modo 
di smaltire le niaterie i'ecali, sraaltimento che avviene tuttora presso a poco 
collo stesso sistema. 

11 Duca determino in ducati 12 da 2 fiorini da 32 soldi I'assegno mensile 
a favore deU'Averlino e cioe in L. 38. 8 ; ma quest' assegno parve eccessivo ai 
deputati deirOspedale, i quali si trovavano gi^ in irabarazzo per le gravi spese 
che occorrevano per la fabbrica. Pero nierce I'intervento del segretario del 
Duca e di altre persone influenti, I'assegno fu ridotto a fiorini 20 da 32 soldi 
al mese, cioe a L. 32. L'elezione deU'Averlino e la determinazione dell'assegno 
furono confermati nel 1460 con ample dichiarazioni suUa perizia e suUa abi- 
lity di lui. 

Dalla ordinazione Capitolare del 25 maggio 1456, rileviamo che I'area sulla 
.quale fu eretto il nuovo Ospedale si denominava la montagna. Pare che si 
trattasse di un rialzo di terra, forse costituito dallo sterro della fossa del na- 
viglio e del Laghetto e che in parte ebbe a sussistere anche dopo I'ei^ezione 
del fabbricato, come e coraprovato dalla ordinazione Capitolare del 24 luglio 1467, 
colla quale si proibi di condurre terra sulla piazza e montagna dell'Ospedale. 
Questa montagna fu spianata nel 1587. 

La fabbrica del grande Ospedale incorainciata subito, ma con raezzi ristret- 
tissimi, che non ci consta che 11 Duca all'infuori della donazione del palazzo e 
del privilegi ampii e special! per esenzioni di dazii ed altro, abbia dato delle 
somrae di denaro. dovette procedere molto lentamente, e anche il poco che si 
e potuto fare nei primi anni lo fu coi mezzi forniti dalla vendita degli stabili. 
Questa circostanza ci e confermata da un pagamento che si e fatto a Gaspare 
Valiano nel 1461, per una gita a Roma a soUecitare la Bolla pontificia per la 
vendita di alcuni stabili per poter prosegiczre la fabbrica. 

II fabbricato, che, giusta il disegno del Filarete, avrebbe dovuto estendersi 
fin d' allora all'area attualraente occupata dal grande Ospedale, fu limitata, per 
la deficienza del raezzi, alia tratta che ora si estende dalla porta principale fino 
all'abside della Chiesa di S. Nazaro. Cosi in luogo di un grande cortile, che 
pero non doveva essere maestoso e tauto armonico come I'attuale, e di otto 
piccoli cortili, cioe quattro per ogni corpo del fabbricato, si costrussero soltanto 
quattro piccoli cortili, omettendo la corte principale. 11 lavoro, com'e naturale. 
comiucio colla costruzione delle quattro grandi infermerie dette crocere, riman- 
dando a piu tardi le decorazioni e la costruzione dei locali ad uso dei servizii. 
Coll'Averlino presto I'opera sua nelJa qualitd di ingegnere, specialmente inca- 
ricato per le misure e la collaudazione dei lavori, 1' ingegnere Guiniforte Solari. 
Probabilmente tali incumbenze non erano famigliari all'Averlino, il quale pare 
fosse pero un artista distinto. Lo qualifichiamo co.si in quanto che il suo inter- 
vento non si limito alia direzione dei lavori, ma si estese anche alia soramini- 
strazione di pietre lavorate. Nel 1401, somministr6 gli ornamenti di tre finestre, 
nuraero tre porte, la cornice posta sotto il piede delle colonne e due finestrelle 
presso la scala del portico verso il Cascmotto. Dopo due anni forni pietre la- 
vorate per tre finestre sopra le porte delle crocere a .soldi 50 ciascuna, poi sei 
finestre grandi a soldi 32, 66 pietre lavorate per finestrelle a soldi 12 per 



— XXVIII — 

ciasciina, pietre lavorate per 38 balconi a soldi 50 per ciascuna. Le sommini- 
strazioni deH'Averlino si estesero nel 14G1 a nove colonne di sarizzo con ca- 
pitelli e basi poste in opera avanti il portico dello croccre verso S. Naxaro, 
per un importo di L. 1517. 11, e 10 arclii di portico posti sulle colonne a L. 4 
per ciascuno. Secondo 11 progetto deH'Averlino nei piccoli occhi della cornice 
sfogliata in alto del portico verso il Cascinotto dovevano essere posti dei piccoli 
ritratti di personaggi distinti, non escluso quelle del Filarete, raa la loro collo- 
cazione ebbo luogo soltanto in parte e per iia piccolo numero. Nella occasione 
che in questi ultiini anni fii restaurata la facciata del fabbricato verso il Ca- 
scinotto, furono coUocati negli occhi piu graiidi fra un arco e I'altro del portico 
delle medaglie con busti che si trovavano nelle cantine dell'Ospedale e che 
erano state scartate e sopravanz^te allorche si esegui il fabbricato Carcano 
nel 1630. Ma il modo col quale sono lavorate quelle medaglie non e tale da 
lasciar credere che possano risalire all'epoca della costruzione di quella facciata. 
In quegli occhi avrebbero dovuto essere collocate delle medaglie in tutto simili 
a quelle che tuttora si possono ammirare nel portico del grande cortile a destra 
entrando, e che, messe in opera nel 1G30, appartennero pero al fabbricato 
Sforza e precisamente alia facciata verso I'attuale cortile maggiore, la quale fu 
deraolita appunto nella occasione della costruzione del fabbricato Carcano e del 
grande cortile e portico. 

Quando nel 1165 I'Averlino lascio definitivaraente I'Ospedale, la fabbrica 
era ben avviata essendosi negli anni succe.'^sivi costruiti il locale per la farmacia 
e un muro merlato in circuito all'Ospedale stesso ed altri locali che verrerao 
accennando. 

Fin qui si e ritenuto che il nuovo Ospedale avesse corainciato a funzionare 
nel 1460, ma questa data non ci pare rispondente al vero. La fabbrica ando 
troppo a rilento perche in un anno e in quel tempi fosse possibile di arrivare 
al punto di aver disponibili i locali per accogliere i malati. Nel 1461 si trovava 
beusi fmita una infermeria, raa questa non poteva essere abitata, essendo stato 
compiuto il tetto soltanto nel 1462. D'altronde bisognava prima compiere anche 
le altre tre infermerie costituenti la cosl detta crocera, per la costruzione delle 
quali si apri I'appalto soltanto nel 1461. In questa occasione si raduno un con- 
siglio speciale coU'intervento degli ingegneri Aristotele da Bologna, Giovanni 
Battista Della Porta, Giovanni Battista Solari ed Elia Reina, per decidere sul 
modo di fare le cavriaie delle dette tre infermerie. Nell'istesso anno si acqui- 
starono le case che sorgevano di contro all'Ospedale e precisamente suUa piazza 
ora detta Cascmotfo. Su questa piazza fu poi eretta una Cascina, la quale 
nel 1598 fu demolita in parte e cioe per la tratta che si estendeva da un pozzo 
che esisteva sulla piazza stessa alia via di Sant'Antonio e cio dietro un com- 
penso e dietro istanza dei proprietarii conflnanii. Non crediamo di errare asse- 
rendo che la demolizione sia stata fatta anche alio scopo di aprire la via che 
dairOspedale conduce ora direttamente alia via di Sant'Antonio rasentando lo 
spazio del Cascinotto. 

A comprovare che il nuovo Ospedale fu posto in esercizio piu tardi del 1460, 
sta il fatto che nessuna registrazione si ha in qnell'anno che accenni a spese 
riguardanti il corredo e il servizio delle infermerie. — Soltanto nel 1472 si 



— XXIX — 

trovano registrate alcune speso per penne per i materassi, per tola verdo per 
le coperte e per le lettiere. Altri acquisti di simil gcnero furono fatti nel detto 
anno. Que^te sono seniplioi spese di allestimento. La prima spesa per somnii- 
nistrazione di carne ai malati ricoverati nell' Ospodalo Mapgiore, si riscontra 
nel 1473. Questa ci pare la data dell'apertura del nuovo Ospcdale e die cosi 
possa essere, ce lo comproverebbe la nomina avvenuta appunto in tal anno del 
cappellano col salario di fiorini 27 all'anno, imp. L. 43 oltre il vitto necessario 
e del Siscalco o Maestro di casa. col salario di fiorini S al mose. In quell'anno 
istesso si e incominciato ad affittare le bolteghe solloposto all' Ospcdale, proi- 
bendosi nel 1498 clie vi abitassero persone, comecche nocive alia loro salute 
e si feco costruire il cimitero dietro la Chiesa deH'Ospedaie stesso, la quale 
sorgeva dove ora esiste il grande cortile. Nel 1504 si dovettero aprire nuovo 
sepolture, che divennero presto insufficienti e che nel 1528 dovettero lasciare 
il posto ad un nuovo foppone sempro neU'interno dell' Ospedale. Quando poi 
nel 1587 fu riedificata la Chiesa, come vedremo, si costrusse un altro cimitero. 

L'esercizio della beneficenza, nei primi due anni, deve essere stato molto 
limitato, se nel 1475 si spesero soltanto L. 574, le quali auraentarono a L. 15G3 
nel susseguente anno e a L. 2446 nel 1477. Le infermerie allestite erano 
quattro, ma una sola fu attivata e tenuta in esercizio. 

La fabbrica intanto non era ancora terminata. Nel 147G si fecero lavori 
per perfezionare il portico verso S. Nazaro, il quale non era ancora finito 
nel 1490, nel qual anno troviamo registrata la spesa per la posizione in opera 
delle colonne. Nel 1477 si costrusse una grande curina e nel 1486 si fece co- 
struire il refettorio per il personale di servizio e un muro verso il Laghetto e 
nel 1491 i lavori di fabbrica si concentrarono tutti nella perfezione del portico 
verso la Chiesa, il quale non era ancora terminato nel 1496. Tre anni dopo 
si penso anche alia costruzione di una macellaria neU'interno deil'Ospedale. 

Per disciplinare l'esercizio della beneficenza non si fece allora uno speciale 
regolamento, il quale poi non era nemmeno necessario, trattandosi di pochi 
malati. Pero nel 1473 furono sanzionati questi tre capitoli: 

« Primo quod nullus hospitetur nisi fuerit nobilis et pauper et coUaudatus 
" per sex ex dominis deputatis capitularis congregatis. 

« Item quod nullus hospitetur nisi fuerit infirraus aut curabilis aut mortalis, 

« Item quod quilibet posteaquam sanus efl"ectus fuerit licentiatur ot statim 
« recedat ab hospital i. » 

Confessiamo di non arrivare a comprendere come fra i requisiti per essere 
ammessi alia beneficenza ospitaliera vi potesse essere quello di essere nobile. 
Si e forse voluto con ci6 limitare il beneficio alle persone civili? Per noi la 
disposizione e oscura. 

Nel 1477 fu ordinato che i malati gravi non si collocassero nella infermeria 
prospicienie il fosso (naviglio) e che nessun malato venisse accettato senza un 
mandato speciale dei deputati. 

All'unica infermeria che fu messa in esercizio ne furono aggiunte altre 
due nell'ottobre 1476 e nel susseguente novembre si addivenne al contra tto per 
la fornitura di 66 lettiere. Le infermerie portavano queste denominazioni: della 
Scala Scalini. che era quella che comnnicava colla porta degli scalini venso 



— XXX — 

il Caacinofto, del Fosso verso il naviglio, e dalle donne. Piu tardl, nel 1531, 
troviamo ill esercizio una quarta infermeria, detta del Prato perche prospiciente 
r attualo cortile maggiore, che allora era tenuto a prato e che gia si diceva 
della montagna. Diamo qui una veduta dell'Ospedale rilevata dall'opera : Civi- 
taies orbis ferrarum Colonice Agrippincc MDLXXII. 

Nel 1486 si diedero le disposizioni per la costruzioue del terzo cortile, 
essendosi protratta la costruzione del quarto al 1548. 

II secolo XV muore senza che si seata il bisogno di redigere un regola- 
mento per I'andamento dell'Ospedale. L'opera del Capitolo Ospitaliero fu tutta 
assorbita dalla fabbrica e dal procurare i mezzi necessarii e dalla costruzione 
del Lazzaretto per il ricovero degli appestati nei CC. SS. di P. Orientale. 

Mano mano che la cerchia della beneficenza venae allargandosi in relazione 
alia aumentata accorrenza dei malati, il Capitolo ando discipiinando i servizii e 
il secolo XVI, nel quale ben poco rimase a fare di opere di fabbrica, fu fecondo 
(li ordinamenti e di disposizioni. 

Le eredita e i legati che nella seconda meta del secolo XV, furono un 
po' scarse, forse perche si era diffidenti sulla riuscita del auovo Ospedale, co- 
minciarono nel secolo XVI a farsi frequenti ed abbondanti. Anche il povero 
sentiva il bisogno di favorire I'Ospedale e si puo dire che fosse normale in lui 
il legato di L. 10. La nuova instituzione, tanto eflicacemente aiutata dalla carita 
cittadina, ha potuto allargare la sua opera benefica e rendere servizii distinti 
al paese e alia umanita sofferente. 

CoU'aumentare del numero dei malati si senti anche il bisogno di allestire 
una lavanderia nell' Ospedale e a cio si provvide costruendola nolle vicinanze 
del naviglio e approfittando della occasione che si stavano sistemando nel 1502 
i condotti per lo scarico delle raaterie fecali nel Cavo Bolagnos (1). 

Alia lavanderia si aggiunse nel 1519 un molino. Un anno dopo si costrusse 
un nuovo dormitorio, in sussidio delle infermerie. Ma questo rinforzo, che pote 
bastare per alcnni anni, divenne insufficiente nel 1529, nel qual anno si do- 
vettero collocare i malati sotto il portico dell'Ospedale e precisamente nel sito 
delle attuali infermerie perspicienti il Cascinotto, sito che allora era a portico 
aperto, come vedremo. 

In quest'epoca troviamo in servizio dell' Ospedale N. 4 raedici retribuiti, 
tre con annuo L, 80 ed uno con L. 120 e N. 4 chirurghi, il maggiore dei 
quali retribuito con annuo L. 148. Per le operazioni della pietra, che si retri- 
buivano con L. G per ciascuna, si chiamavano chirurghi estranei all' Ospedale. 

Nel 1555 fu ordinato che i raedici dovessero intervenire all'Ospedale tutte 
le mattine al suono della carapana grossa ed uno di loro anche al dopopranzo. 
Ma gli ordini dati cosi alia spicciolata facilmente venivano dimenticati, per cui 
i deputati dell'Ospedale, avendo rilevato disordini gravi e confusioni nei servizii, 
compilarono e pubblicarono nel 1558 un regolamento generale per il governo 
dell'Ospedale. 



(1) Vedi cenni storici sugli acquedotti sotterranei deH'Ospedale Maggiore di Milano ser- 
vienti a smaltire le maierie fecali, per Pietro Canetta, archivista. Milaiio, Stabiliniento Ci- 
velli. 1884. 



— XXXI — 



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— XXXII — 

Al servizio dello stosso e dogli altri piccoli ospedali furono applicati sei 
medici coll'obbligo di visitare con diligenza e solleciludine ogni giorno i malati 
delle crocere dell'Ospedale grande e degli altri ospedali. Alia loro visita dove- 
vano intervenire un farmacista e un servente, 1' uno per scrivere le ricette, 
I'altro per annotare il dietetico. Due medici di buona ef^perienza dovevano 
risiedere per due ore in ogni mattina nelle crocere dell'Ospedale grande e uno 
di loro fermarsi continuamente. II servizio chirurgico fu affidato a qualtro 
chirurghi, ciofe uno per ogni infermeria, coll'incarico di curare gli infermi 
mattina e sera e di ripartire fra loro gli ospedali aggregati, ai quali furono 
assegnati dei barbieri, che ricevevano gli ordini dai chirurghi. 

Una persona di buona intelligenza, prudenza, desterita e dibuon spirilo, 
che principalmenle si fosse messo a quesio servizio per carita, onore e 
gloria di Dio, col titolo di Siscalco o Maestro di casa, risiedente nell'Ospedale 
dirigeva, in assenza del priore e dei deputati, tutti i servizii e aveva fra gli 
altri incarichi anche quello di sorvegliare che i malati fossero ben curati e 
serviti con carita, discrezione, modesiia, pazienza ed umilla. 

Ogni crocera o infermeria, doveva avere tre serventi, dei quali uno capo 
maggiore, coU' incarico di seguire il medico nelle visite e di provvedere cogl^ 
altri alia spazzatura delle immondizie, alia nettezza delle crocere. Sia il capo 
che gli altri serventi dovevano custodire e riporre nelle casse ai piedi delle 
lettiere i panni dei poveri. 

Era obbligo dei serventi al primo arrivare di un malato di domandare il 
sacerdote affinche lo confessasse e lo comunicasse. 

I serventi dovevano indossare una guarnaccia, veste lunga e un grembiale 
e guardarsi bene dal portar armi e penne. 

II servizio del coraparto femminile era affidato ad una superiora col titolo 
di priora, con sei donne serventi. I portinai erano due, uno applicato alia porta 
degli scalini (verso il largo del Cascinotto), I'altro alia porta detta della Mon- 
tagna, prospiciente la via di Chiaravallino e precisaraente situata ove esiste 
ora la porta maggiore. 

Un barbiere doveva stare continuamente nell'Ospedale per lavare la testa 
ai malati e tagliar loro i capelli. 

Fra il desinare e la cena degli infermi, doveva correre, giusta i dettami 
dei medici, un intervallo di otto ore. 

A due sacerdoti fu demandato il servizio ecclesiastico. Nel 1570 se ne 
aggiunse un terzo, il quale fu tolto piu tardi. 

II regolamento non ci da la misura degli onorarii dei medici e dei chi- 
rurghi. Pero dai mastri di contabilita abbiarao potuto rilevare che gli onorarii 
stessi non variarono da quelli che erano in corso antecedentemente e che ab- 
biamo superiormente accennati. 

II regolamento si e anche occupato della distribuzione dei malati fra i varii 
ospedali. Cosi fu determinato che all'Ospedale Maggiore fossero ammessi sola- 
mente gli infermi curabili e che non fossero di infermila contagiose e che 
all'Ospedale del Eroglio fossero mandati gli aflfetti dal mal francese; 
all'Ospedale di S. Lazaro i lebbrosi; 
all'Ospedale di S. Dionigi i tignosi; 



— XXXIII — 

airOspedale di S. Vincenzo i farnetici, i ciochi e i sordi; 
airOspedale di S. Celso gli csposti; 
all'Ospedale Nuovo di Donna Bona le figlie adulte; 
allOspedale di S. Caterina al ponte de' Fabbri le figlie adulte esposte; 
agli Ospodali di Sant'Arabrogio e di S. Simpliciano i vecchi, gli strop- 
piati, i mali incurabili. 

Per essere araraessi alia beneficenza ospitaliera occorreva una fede dei 
sacerdoti o anziani della parrocchia, alia quale apparteneva il povero compro- 
vante la poverty e la infermita e la presentazione della fede stessa ad uno dei 
deputati del Capitolo Ospitaliero, il quale dava I'ordine in iscritto percho il 
malato, prima d'essere aramesso nell'Ospedale, venisse visitato dai raedici del- 
rOspedale stesso. 

In questa occasione furono date anche le norme per la cura del mal 
francese nell'Ospedale del Broglio, il qual male comincio a coraparire qui da 
noi nel 1495. Ne diarao un sunto perch6 ci sembrano interessanti e molto utili, 
per mettere in evidenza il progress© della scienza per rispetto a questa cura. 
Fu afferraata la massima generale che il mal francese si dovesse medicare con 
un antidoto speciale, da tutti i medici dicliiarato consistere in tre semplici e 
cioe: legno sauto, salsapariglia e china, coi quali si forraavano decotti, polvere 
ed elettuari. In caso poi di male inveterate, si faceva uso dell'argento vivo, il 
quale si sorarainistrava in priraavera o iu autunno raisto con songia di porco 
ed altri ingredienti fatto in forma di unto. Quest' ultima cura non poteva essere 
fatta che a persone di forze gagliarde, alle quali pero guastava la bocca, le 
gengive, il palato e i denti. I malati si tenevano in una camera moderata di 
calore con un camino serapre acceso (1) 

I malati di tal natura furono ridotti a quattro stati, assegnando al prirao 
state quelli che si pre paravane agli antidoti generali e che si purgavano per 
somministrar loro il decotto o per ungerli; al secondo stato quelli gid preparati 
e messi nelle stuflfe per pigliar il decotto ; al terzo stato quelli che si mettevano 
nelle stuffe per I'unzione o il profumo; all' ultimo stato quelli che venivano 
all'Ospedale per ulceri, angonaglie, taroli e simili accident! leggeri, per i 
quali non erano necessarii gli antidoti. 

Venivano preparati alia cura del decotto del legno santo, detto medica- 
menio re.gio. ed alle unzioni con una cura preventiva di 9 giorni, consi- 
stente in medicine, eslrazioni di sangue, siroppi, ecc. In tali giorni non si doveva 
dar loro il pane composto di segale, come si praticava in passato, ma bensi 



(1) R'cetta deir unto prescritta dal dottor Cesare Porta: 
R. PingLiidinis Gal. onz. iiu. 
Axungiaj porcimc » viu. 

01. liliorum ab. 

01. Laurini an. » u. 

Argenti vivia a purgat ct extinti onz. vii. 
Pul Thuris stechard. 

Masticis litergilii. 

Mirrhso 

Amoniaci corusoc an. on/.. 5 m. f. ung. 



— XXXIV — 

quelle composto di fniineiilo puro nellu dose di 8 oncie. II cibo doveva consi- 
stere in carne di vilello ed uova di gallina, nella dose di libbre 30 per ogni 
centinaio di persone, pane grattugiato per minestra e vino rosso puro, ma 
non raolto grosso, nella dose di un bocale per ciascuno. Fu aggiunta 1' avver- 
tenza die nei giorni in cui venivano soinministrate le medicine, da darsi all'au- 
rora, gli inferrai dovessero astenersi dal cibo alraeno per sette ore e che nei 
giorni in cui venivano somministrati i siroppi quest'astensione durasse cinque ore. 

Esaurita la cura preventiva, il malato che avea bisogno della cura del 
decotto di legno santo e quindi d'esser raesso nelle stuffe, veniva alimentato 
con pane biscotto, uvette veneziane e armandole, facendone la somrainistrazione 
alia mattina quattro ore dopo il siroppo da pigliarsi all'aurora, altro pasto dopo 
un intftrvallo di sette ore con altro siroppo al mezzodi, alle ore 3 cena. 

Sulla efficacia di questa cura del decotto del legno santo erano sorti dei 
dubbii nei Capitolo Ospitaliero. Ma dietro una congregazione di tutti i medici 
e chirurghi dell'Ospedale, avvenuta nei 1552, fu dichiarato doversi continuare 
la cura stessa. 

Quelli che venivano messi nelle stuffe per le unzioni o pei profumi, me- 
dicamenti che avevano forza di veleno e che indebolivano tutte le forze del 
corpo, togliendo I'appetito e rendendo i denti inerti alia masticazione, dovevano 
essere trattati per rispetto al dietetico in quella stessa maniera che si usava 
pei soggetti alia cura preventiva, salvo a surrogare cibi liquidi e facilraente 
raasticabili volta die I'unzione avesse coininciato a produrre i soliti accidenti. 
II regime dietetico dei malati appartenenti al quarto stato, poteva essere con- 
forme a quelle dei malati appartenenti al prirao stato. Con ordinazione capi- 
tolare 17 luglio 1579, fu ordinato di dare I'acqua di legno santo ai soli ammalati 
che avevano delle ulceri. Nei 1582 la cura fu limitata all' unto od unguento. 

Erano appena corsi pochi anni dalla pubblicazione dell'accennato regolamento 
quando il Capitolo Ospitaliero si accorse che varii disordini, anche gravi, awe- 
nivano nell'andamento dei servizii. I funzionarii del Luogo Pio prelevavano dalla 
farmacia senza alcun controllo e senza alcun pagamento, una grande quantity 
di zuccaro, che in parte veniva somministrato ai poveri, e in parte veniva 
goduto da loro stessi. 11 cardenziere sottraeva 25 libbre di carne al giorno senza 
renderne alcun conto. Scoperte queste sottrazioni, furono invitati i funzionarii 
a giustificarsi. Si scusarono facilmente dicendo che ignoravano le disposizioni 
regolamentHi-i. Per riraediare a tali e tanti disordini si licenzio il Siscalco, 
ritenuto colpevole per la sua poca vigilanza e con esso si licenziarono parecchi 
infermieri e inservienti, chiamando a disimpegnare I'arduo incarico di Siscalco 
una persona proba e autorevole. 

Nei 1572 si ordin6 che nessun funzionario del Luogo Pio osasse far ac- 
cettare infermi senza 1' intervento dei deputati e che fossero licenziati i malati 
che si rifiutavano di confessare i loro peccati. Due anni dopo il Capitolo Ospi- 
taliero conchiuse coi quattro medici addetti al servizio delle quattro infermerie, 
che funzionavano, una convenzione speciale intesa a meglio determinare le 
loro attribuzioni e a fissare anche i correspettivi. Tutti i medici dovevano tro- 
varsi alia mattina al suono del campanone piccolo del Duomo nelle infermerie 
loro rispettivamente assegnate e fermarsi per un'ora visitando i malati, toccando 



— XXXV — 

il polso, vedendo le orine, facendo i salassi. II loro intervonto doveva aver luofjo 
anche al dopopraiizo, forniandosi raezz'ora. L'oiiorario fu dotorminato in L. 200 
annue per ciascuno. 11 quarto medico, che pur aveva una infermeria cui at- 
tendere, sorvepliava gli altri medici e alloggiava nello stabiliraento coll'assGgno 
di un servitore, del vitto a tutti e due, del mobilio e di scudi IGO per onorario, 
II salario dei medici e dci chirurghi, che era di L. 200, fu nel 1587 aunien- 
tato a L. 250. 

II fabbricato dell'Ospedale era pressoche ultimato quando nel 1570 il Capi- 
tolo ordinava che nelle costruzioni che occorresse di fare si lasciasse il superfluo 
e gli ornaraenti e quando nel 1574 deliberava che nessun ulteriore migliora- 
mento fosse introdotto nel fabbricato ospitaliero e che le opera edilizie fossero 
limitate al puro bisogno e a quelle strettaraente necessarie per il ricovero dei 
raalati. In causa di questa deliberazione, giustificata dalle ristrettezze econo- 
miche del Luogoj Pio, furono abbandonati molti lavori di decorazione, dei 
quali ci siarao occupati poc'anzi. Era giil molto se si riusciva a provvedere al 
ricovero dei malati e a scongiurare i pericoli serapre iraminenti e sempre 
minacciosi della chiusura totale o parziale dell'Ospedale. 

Fra i prowediraenti adottati per frenare fin dove era possibile I'aumento 
progressivo dei malati vi fu quello di escludere nel 1575 dalla beneficenza ospi- 
taliera i banditi, con ordine di liceuziare immediatamente quelli che si trovas- 
sei'O fra i ricoverati. E mentre si diedero queste disposizioni, tutte aventi lo 
scopo di limitare possibilraente le spese di beneficenza, si delibero, anche per 
far cosa grata al Cardiuale Borroraeo, di ricostruire la Chiesa dell'Ospedale, 
facendo assegnamento, in quanto ai mezzi, sul prezzo di una sciostra che si 
sarebbe poi venduta. Si fece poi anche porre un organo (detto regale) vicino 
all'altare nel mezzo delle quattro infermerie terrene, il quale doveva essere 
suonato tutte le feste con quanto divertimento dei poveri infermi ognuno se lo 
pu6 immaginare. Dieci anni dopo si venne nella determinazione di sopprimere 
I'organo e di far cessare I'opera dell'organista. Intanto le spese crebbero a tal 
segno in confronto delle entrate che il Capitolo dovette a malincuore risol- 
versi a fare delle restrizioni nell'esercizio della beneficenza. La prima fu ordi- 
nata nel 1588 disponendo che i malati da ammettersi alia cura antivenerea 
fossero limitati a 80, mentre in passato se ne curavano fino 200. Convien 
credere che questa cura non venisse fatta in tutti 1 giorni dell'anno, ma in 
epoche prestabilite, se il 29 aprile 1588 si fece dal Capitolo Ospitaliero la 
seguente dichiarazione: « Ordinaverunt a modo in antea nullos mgrotantes 
« morbo gallico nee scabie anticipatim recipiantur nisi tempore solitcv purga- 
" iionis eorum. » Con questo sistema i poveri afi"etti da un tal male dovevano 
stare parecchi mesi senza una cura qualunque. 

II Capitolo Ospitaliero aveva sempre 1' obbligo di studiare prowediraenti 
per rimediare alle gravi ristrettezze finaiiziarie del Luogo Pio e per frenare 
gli abusi e i disordini che pur troppo si verificavano anche ad onta dei pro- 
mulgati regolamenti interni. La Farmacia fu sempre la officina dove piu spe- 
cialmente le sottrazioni e i disordini furono possibili. Le norme regolamentari 
non arrivavano a prescrivere controllerie o metodi di registrazione. 11 capo 
della officina dava in fin d'anno I'importo speso per medicinali senza aggiun- 



— -XXXVI — 

gero una qualunque dimostrazione die lasciasse tranquilla la Rappresontanza 
Ospitalicra sul consumo dei medicinali stessi. Fu soltanto nel 1588 che il Capi- 
tolo Ospitaliero ordino clie « il spetiaro neU'avvenire valuti nelli suoi conti 
" tutti li medicinali si consumano dentro I'Ospedale grande e gli ospitali di 
« fuori a fine chiaramente si vedi il conto distinto deH'entrata ed esito della 
« spezieria al fine dell'anno per vedere se ce utile o danno e quali sii il buon 
« governo suo atteso gli errori manifesti si sono trovati a danno dell'Ospedale. » 

Coiraumento sensibile del numero degli accorrenti alia beneficenza ospi- 
taliera si fece sentire il bisogno di nuovi locali ove collocarli. Le quattro 
infermerie non bastavano piu. Bisogno allestire altri locali piu o raeno felici. 
Come gii altra volta si occupo il portico siiperiore respiciente verso il prato, 
era cortile maggiore, adattandolo colla minor spesa possibile. Nello stesso tempo 
si ordino di nuovo di sospendere ogni lavoro di fabbrica, non perraettendo le 
ristrettezze finanziarie del Luogo Pip di incontrarc spese die non fossero neces- 
sarie per il mantenimento dei malati. 

II Capitolo Ospitaliero, che nulla trascurava perche i servizi procedessero 
con tutla quella regolarita che era desidcrabile, dovette avvedersi che le pre- 
stazioni dei serventi, specialmente uomini, non corrispondevano alia loro missione; 
dacch^ non mettevano a contribute quello spirito di caritA e di abnegazione 
che tanto influisce benevolmente suU'animo dei poveri malati. Questa degli 
infermieri e una questione che non si e mai potuto risolvere. Tutte le Rappre- 
sentanze Ospitaliere fecero degli studi in proposito e dedicarono attenzioni 
speciali per riraediare ai guai provenienti dal modo col quale essi prestano I'opera 
loro, ma sempre si trovarono in presenza di ostacoli ne facili a superare ne 
tali da lasciar almeno la speranza di potervi provvedere. Nel 1503 il Capitolo 
Ospitaliero, deplorando i pessimi servizi prestati dagli infermieri, venne nella de- 
terrainazione di fare pratiche per chiamare al servizio ospitaliero numero dodici 
frati mendicanti denominati Fate-bene-fratelli. E intanto che queste si facevano 
vennero a Milano 14 religiosi, ministri degli infermi, e subito esibirono le 
loro prestazioni, esibizione che fu accettata dal Capitolo Ospitaliero. La loro 
opera cominci6 nel 1595, in numero di dodici. Contemporaneamente furono 
licenziati altrettanti infermieri. 11 loro numero fu da li a poco portato a 13. 
Nel 1599 fu loro assegnato un refettorio speciale. Piu tardi domandarono che 
il loro numero fosse aumentato a 22 e che fossero dispensati dagli umili ser- 
vizii dello scopare e dal fare fatiche troppo pesanti. Mentre non fu ammesso 
I'aumento del numero, I'istanza fu assecondata nel resto. I loro servizii furono 
tanto utili e tanto necessari che il Capitolo Ospitaliero nel 1603 offerse loro il 
danaro occorrente per I'acquisto di una casa per la loro residenza, col patto di 
re.stituire la somma nel case in cui avessero lasciato 1' Ospedale. Nel 1605 il 
loro numero venne portato a 15. 11 servizio di questi frati pare abbia cessato 
nel 1632 nel qual anno successero altri frati detti della Croce violata e piii 
tardi ancora nel 1635 alcune persone pie e caritatevoli laiche e che servivano 
per mera devozione e carita e senza alcuna spesa da parte del Luogo Pio. A 
questi nel 1637 si associarono altri. Due anni dopo si trovavano in servizio in 
numero di 12 colla qualifica di infermieri e con uno stipendio raolto tenue. 
Nel 1642 li troviamo ridotti a 4. 11 Capitolo Ospitaliero avrebbe dunque fissato 



— XXXVII — 

al 1G37 la istituziono dogli intVrmieri laici, continuando la qualifica di scrvonti 
opli altri addetti alle inferinerie. Nel 1010 il Capitolo lasci6 scritto die « I'opera 
« di caritA degli infermieri con tanto beneficio del poveri introdotta nel 1G37 
« ha patiti tanti naufragi sendosegli opposto con tutte le forze I'avversario 
« coraune per estinguerla, die li sig. deputati confidando no! divino aggiutto 
^ hanno deliberato far ogni possibilo perche non vt'nghi turbata, ma si bone 
« aggiuttata et confirmata. » Ci fu inipossibile il conoscere le ragioni die det- 
tarono queste didiiarazioni. Pare per altro die gli infermieri prestandosi per 
un tenue salario e solo per amore della carita volessero anclie essere un po' 
indipendenti dal Capitolo Ospitaliero, ma questi non fu di simile parere e 
quindi delibero che gli infermieri non dovessero dare disposizioni di sorta senza 
r intervento del Caiiitolo stesso dal quale dipendevano. E pero fu loro asse- 
gnato un Capo. 

I servizi di quegli infermieri furono si lodevoli e inspirati a quelle spirito 
di carita tanto necessario e tanto provvido pei poveri malati che il Capitolo 
Ospitaliero mentre constato con viva compiacenza un si felice risultato delibero 
di somministrar loro il vitto, oltre il salario. Ci spiace che la nobile ed utile 
istituzione non abbia continuato oltre il 1650. 

Al tramoutare del secolo XYI il Capitolo ordino che alle lettiere di legno 
fossero sostituite lettiere di ferro. Noi crediarao che queste lettiere di ferro 
consistessero in seraplici cavalletti surroganti le panche di legno, 

Ora veniamo ad occuparci del secolo XVII, secolo funesto per I'Ospedale, 
secolo pieno di miserie e di calamita, secolo che ha suscitati seri imbarazzi 
agli Amministratori del grande Istituto ospitaliero. Guai se in mezzo a tante 
vicende disastrose fosse mancata la carita cittadina o non fossero venuti poi 
tempi raigliori! A quest'ora questa bella instituzione sarebbe soltanto un ricordo 
storico. Ma veniamo senz' altro alia narrazione di quanto avvenne di buono e 
di cattivo durante quel secolo. 

Cominciamo dal segnalare la deturpazione della facciata dell'Ospedale ope- 
rata dietro consiglio dell'ingegnere Dionigi Campazzo, famoso per la sua smania 
di sovraporre alio stile lombardo tutto quelle che sapeva di moderno e di barocco. 
E a lui dovuto il timpano al piano superiore del fabbricato Sforza verso il 
largo del Cascinotto, dove la fronte rientrava e formava uno spazio di terrazzo, 
simile a quelle che tuttora si scorge nella facciata verso I'abside di S. Nazaro. 
Gi4 prima, nel 15S7 era stata aperta sulla parete di fondo del terrazzo un 
finestrone rotondo per dare luce alia sottostante infermeria dope che il portico 
si e chiuso prima con assito, poi con muro o tavolato di vivo nel 1G94. Le 
cancellate di ferro, che tuttora scorgonsi nella facciata del fabbricato Sforza 
furono collocate nel 1597 forse in causa della sistemazione del piano stradale. 
E dalle stesse cancellate che la infermeria prese la denominazione di Ferrata. 

Una misura che deve aver suscitato del malumore e quella presa nel 
dicembre 1G02 e 10 febbraio 1G03 per far cessare 1' ingresso degli estranei 
nelle infermerie alio scope di visitarvi i malati. Questa determinazione per 
quanto non possa avere incontrato il favore del pubblico deve aver rnolto giovato 
alia quiete degli infermi, per la quale fu anche deliberato di far cessare gli 
affitti dei solai dell'Ospedale a favore di terze persone e di proibire la funzione 



— XXXVIH — 

del Corpus Domini anche per i disordini e gli scandali che succedevano (1612), 
Qualche anno dopo per lo stesso titolo si proibirono inoltre le rappresentazioni 
dramraaticho che si davano negli Ospedali. Un altra vieta consuotudiue fu tolta 
Del 1G23 coU'ordiiio che nessun ricoverato nell'Ospedale potesse passare a casa 
le feste di Natale e di Pasqua per ritornare poi peggiorati all' Ospedale. 

Nel 1015 le condizioni finanziarie del Luogo Pio si erano fatte cosi gravi 
ed allarmanti che il Capitolo Ospitaliero dovette, non senza rincresciraento, 
decretare una riduzione momentanea dei salarii degli impiegati e funzionarii 
del Luogo Pio. Dalla relativa deliberazione capitolare apprendiamo che i medici 
e chirurghi in servizio erano 8 dei quali, il prime, Lodovico Settala, con 
L. 760 annue, un secondo con L. 700, due con L. 500, due con L. 300 e due 
con L. 250 e fra questi il famoso Alessandro Tadini, e che gli stipendiati sora- 
mavano a 85 con una spesa annuale di L. 18,760 corapreso il personale addetto 
agli Ospedali del Broglio, di S. Dionigi, di Sant'Ambrogio, di S. Vincenzo e di 
S. Celso, che tuttora funzionavano. I tempi calamitosi pur troppo influirono 
anche sulla salute pubblica. I malati aumentarono in raodo che I'Ospedale di- 
venne incapace ad accoglierli. Coi ripieghi che pur si sono dovuti adottare 
per il loro collocamento si 6 anche dovuto eleggere un medico sopranumerario. 

Fra 1 provvediraenti adottati per far posto ai malati, vi fu pur quelle di 
collocare nel mezzo delle infermerie le cosidette carriole. Ora quest' auraento 
di letti e di infermi arreco necessariamente un maggior lavoro ai religiosi 
addetti al servizio delle infermerie, i quali, come gia altra volta, chiesero di 
essere dispensati dal rassettare i letti, istanza che non fu assecondata. 

Anche il sussidio delle caryHole divenne presto insufRciente, tanto insuf- 
ficiente da essere costretti a respingere molti ammalati per la deficienza d^ 
locali. II Capitolo Ospitaliero, gi^ preoccupato per la mancanza dei mezzi e fin 
delle cose piu necessarie per la cura dei malati, non sapeva piii in qual modo 
porvi rimedio, quando, Giovanni Pietro Carcano, venuto a morte il 4 luglio 1624» 
con testaraento 8 maggio 1621, destin6 la meta dell' usufrutto per- 16 anni della 
sua sostanza a favore dell'Ospedale, da impiegare nella continuazione del fab- 
bricato incominciando dalla parte gia eseguita e proseguendo in linea retta 
verso la Chiesa di S. Stefano e fine alia strada del Broglio che va al Laghetto 
e ci6 per la parte di prospetto, spingendola fino al naviglio per la parte po- 
steriore. II fabbricato cosi allargato doveva essere capace di accogliere anche 
i malati che si curavano negli altri ospedali. 

Appena si ebbe disponibile qualche somraa in dipendenza di quell' usufrutto, 
che ci diede il bell'importo di L. 1,600,000, si ordino che fossero provvedute 
le pietre e la calce e si incarico I'architetto ingegnere Giovanni Battista Pessina 
di rivedere in concorso di altri architetti il modello antico dell'Ospedale per 
perfezionarlo come era stato originariamente ideato dall'Averlino. Con delibe- 
razione capitolare 27 ottobre 1625, si delegavano gli ingegneri architetti Fran- 
cesco Maria Ricchini, Fabio Mangoni e il pittore Giovanni Battista Crespi detto 
il Cerano, per la revisione del disegno presentato dall'architetto Pessina e per 
dare il loro giudizio. Pare che il disegno del Pessina fosse stato modificato 
in quanto che noi troviamo che furono pagate agli ingegneri revisori alcune 
competeuze per disegni. Le opere di fabbrica durarono dal 1025 al 1049 e la 



— xxxix — 

parte allora fabbricata comprende il grande cortile, Ja facciata verso strada nel 
corpo di mezzo e la Chiesa, la quale fu sostituita a quella stata costrutta nel 1587. 
II cortile maggiore riusci tanto maestoso, arraonico e ben proporzionato che 
venne tin qui attribuito a Bramante, il quale non ha niai avuto rapporti col- 
rOspedale. Noi per altro non sareranio imbarazzati se dovessiuio dire a quale 
del succitati architetti il cortile stesso va attribuito, mettendo avanti 11 nome 
del Ricchini, In tutti i modi rendiamo a lui e ai suoi colleghi giustizia, col- 
I'escludere il Bramante. Presero parte alia fabbrica gli scultori Lavigna Gio- 
vanni, Rusca Castello Francesco, Giovanzano Giovanni Pietro, Lasagna Giovanni 
Pietro, Bianco Giovanni Battista, Giussano Francesco detto Bellone, e i pittori 
Procaccino Camillo e Volpino Paolo Antonio. Per la costruzione del grande 
cortile si e dovuto necessariamente domolire la facciata vecchia del fabbricato 
Sforza, prospiciente la moniagna o prato, ora portico a destra entrando dalla 
porta maggiore. E siccome da quella facciata si tolsero diversi ornamenti fra 
i quali alcune medaglie lavorate daH'architetto Omodeo, ed altri ornamenti di 
buon gusto artistico, cosi molto saggiamente si voile che venissero riposti in 
opera allorche si costrusse il detto portico a destra entrando. Ecco il passo dei 
capitoli d' asta die vi si riferisce. « La cornice al prime ordine che sari di 
« lungliezza circa braccia 123 e va posta sopra i pilastrelli e rebeschi vecchi 
« dovera essere di pietra d'Angera. » 

Intanto che si stava ultimando il fabbricato Carcano si adatt6 una infer- 
meria sopra il portico verso S. Nazaro e un'altra sopra il portico verso il prato, 
ora cortile maggiore. Ma ad onta di cio i malati si trovavano agglomerati nelle 
infermerie producendo dei miasmi pestiferi e mettendo in seria apprensione e 
la Rappresentanza Ospitaliera ed i medici. E dacche non si poteva ancora fare 
assegnamento sul fabbricato Carcano, si attivarono altri locali utilizzando tutti 
i portici, col chiuderli, mentre avrebbero dovuto rimanere aperti, rimettendo 
le carriole (1C2G) e scaricando una parte dei malati all' Ospedale del Broglio. 
E tutti quesii provvediraenti transitorii furono adottati anche per far cessare 
la coUocazione dei malati a due per letto, cessazione per altro che non ha 
avuto luogo. 

Tanto per fare un po' di spazio compatibilmente colla mancanza di locali, 
fu ordinato nel 1G28 di non accettare alcun malato di piaga e di limitare 
I'accettazione ai febbricitanti e ai feriti, per fratture d'osso, ecc. Per far posto 
a questi ultimi nell' anno seguente si fece una rivista di tutti i piagati , per 
licenziare quelli non richiedenti una cura assidua. Dope di avere utilizzati tutti 
gli ospedali che tuttora erano aperti, durando I'accorrenza maggiore dei malati, 
si dovette allestire un nuovo locale nell' Ospedale di S. Simpliciano capace di 
contenere GO letti. In quell'Ospedale i malati si trovavano talmente agglomerati 
da produrre un fetore intoilerabile e che riusciva anche dannoso all' igiene 
degli infermi stessi. Non potendo altro fare, si apersero molte finestre per dar 
aria; ma, continuando il fetore, 1' Ospedale fu sgombrato e chiuso. Questo 
provvediinento si dov^ prendere anche in considerazione del contagio che ser- 
peggiava. 

Quando nel 1031 si ordin6 la chiusura dell'Ospedale del Broglio, si delibero 
di non accettare i malati venerei. 



— XL — 

II servizio di residenza, clie fu sempre disimpegnato con poca puntualiti 
dai barbieri, fu nel 1032, demandato ad un medico, il quale doveva abitare e 
vivere nell' Ospedale per accorrere a tutte le chiamate di giorno e di notte. 
Gli fu assegnato il salario di L. 500 oltro il vitto in natura, il quale venne 
levato nel 1()33. 

Quantunque persistessero le angustie finanziarie e quindi susslstessero tuttora 
lo ragioni che consigliarono la riduzione succennata degli onorarii del medici, 
nel 1033, fu determinato die il medico della infermeria delle donne avesse il 
salario di L. 1000, ma coll'obbligo di vlsitare anche i malati dell' Ospedale di 
S. Celso, il medico della infermeria del Fosso L. 030, coll'obbligo di visitare 
anche i malati doll' Ospedale di S, Dionigi, il medico della infermeria degli 
Scalini L. 030, coll'obbligo di visitare i malati di S. Vincenzo, il medico della 
infermeria del Prato L. 500, senz'altro obbligo. Un anno dopo, il salario di 
quest' ultimo, fu ridotto a L. 300, — e contemporaneamente i sacerdoti, che, 
come abbiamo visto, erano tre, furono ridotti a due. 

Siamo venuti fin qui nell'esame delle deliberazioni del Capitolo Ospitaliero 
senza trovar traccia alcuna di scuole scientifiche che fossero state aperte in 
quest' Ospedale. Soltanto nel 1634 il medico-chirurgo Cristoforo Inzago, gik addetto 
al servizio o.spitaliero, propose al Capitolo di leggere ai barbieri e sottobarbieri 
e altre persone addette all'Ospedale, lezioni di chirurgia senza alcun corre- 
spettivo. La proposta fu subito accettata tanto piii che 1' Inzago era medico- 
chirurgo di gran valore « et attento maximo valore ipsius docL Inzaghi. » 
Sgraziatamente le lezioni dovettero cessare nel 1030 per la morte dell' Inzaghi. 
Furono pero riattivate nel 1054 per opera del dottor Felice Calvi. 

Dopo la sistemazione della contabilita della farmacia, della quale abbiamo 
gia fatto cenno, non ci saremmo aspeitati di rilevare nuovi abusi e disordini 
constatati dal Capitolo Ospitaliero nel 1035, specialmente in dipendenza del 
medicinali che si vendevano ai privati. A togliere tali disordini si ordino di ces- 
sare dalla detta vendita sotto pena della privazione dell'ufRcio in case di con- 
travvenzione da parte del maestro di farmacia. L'ordine dovette essere richia- 
mato il 14 aprile 1051. 

Finalmente nel 1639 si verifico una diminuzione piuttosto sensibile di 
malati, tanto sensibile da rendere possibile la soppressione della infermeria del 
Prato, — e il licenziamento del relativo personale. — II Capitolo Ospitaliero, 
lasciato un po' tranquillo, approfitto della tregua per rivedere gli ordini che 
per il governo dell' Ospedale erano stati pubblicati nel 1558. I nuovi ordina- 
menti portano la data del 29 luglio 1642. Accenneremo brevemente le dispo- 
sizioni jirincipali. Sono premessi alcuni ordini generali per le provviste all' in- 
grosso, le quali non potevano essere fatte senza I'intervento dei deputati, per 
la proibizione ai funzionarii di ricevere doni dai fittabili, per I'obbligo degli 
ufficiali di confessarsi e comunicarsi ogni prima domenica di mese, ecc. Si 
riferisce poi all'accettazione dei malati questo capitolo che riportiamo testual- 
mente: « Gli infermi poveri, si dentro come fuori della citt^i, haveranno da 
" portare la fede de'parrocchiani della loro cura o villa sottoscritta con giu- 
« ramento d'alcuna persona degna di fede dell' infermita et poverta loro, qual 
« sia riconosciuta o dal signer priore o almeno dai signer i medici et visitato 



— XLI — 

« da detti signori medici confornie al loro parere siano ammessi, avverteiido 
« per6 ad accettaro solaiuente li febricitanti et I'eriti et clio hanno qualclie 
« rottura d'osso, ma non gi:\ alcuno che sia -piapato di piaga sanabile o nou 
« sanabile senza particolar online del Venerando Capitolo. » 

Fu riconferniata la inassima, suggerita dai medici, che fra il desinnre e 
la cena vi dovosse esseie un intervallo di 8 ore. Seguono disposizioni special! 
per I'archivista, il tesoriere, 1" ingegnere, I'avvocato, ecc. 

Al servizio sanitario dell'Ospedale Maggiore e degli altri ospedali, furono 
assegnati N. 4 medici e X. 4 chirurghi, i quali dovevano intervenire all'Ospedale 
tutte le raattine all'ora della campana maggiore del Duomo e fermarsi tutto il 
tempo che occorreva per visitare i malati accurataraenle e diligenteraente. Uno 
di loro, di settiraana, aveva poi 1' obbligo di intervenire anche alia sera. Due 
sacerdoti avevano da attendere alia salute delle anime degli infermi , confor- 
tandoli e consolandoli e disponendoli alia confessione, la quale non doveva essere 
protratta al di la di tre giorui dall'ingresso nelle infermerie. Era obbligo loro 
di spargere in ogni inferraeria, la mattina e la sera, 1' acqua santa, facendo 
recitare ai malati in ogni sera un Pater nostcr ed un'Ave Maria. 

Gli infermieri furono fissati nel nuraero di sei. 

In aggiunta ai chirurghi furono destinati quattro barbieri, cioe uno per 
infermeria, coll'obbligo di risiedere nell'Ospedale giorno e notte. Era obbligo 
dei barbieri di somministrar le medicine e i siroppi ai malati e di medicare le 
piaghe di poca importanza. Tre sottobarbieri per le tre infermerie degli uomini, 
e una donna per la inferraeria delle donne, avevano I'incarico di aiutare i 
barbieri nelle operazioni loro demandate, di tenere apparecchiate le pezze, gli 
unguenti, i cerotti, di distribuire ai malati le ^narenatej le clecozioni. Al com- 
parto femminile furono applicate: una priora, sei donne serventi, delle quali 
una col titolo di sottobarbiera. 

I portinai erano due, uno per la porta degli Scalini , prospiciente il Ca- 
scinotlo, I'altro per la porta della fabbrica nuova (Carcano) detta della Mon- 
tngna, perche antecedentemente vi esisteva la porta cosi denomiiiata. 

Nell'estate le infermerie dovevano essere adacquate quattro volte al giorno. 

Avvenuta la concentrazione dei malati, che si ricoveravano negli Ospedali 
del Broglio, di S. Lazaro, di S. Sirapliciano e di Sant'Ambrogio, nell' Ospedale 
Maggiore, il Capitolo Ospitaliero, nell'aprile 1612, esaraino quali obblighi poteva 
avere I'Ospedale in dipendenza della aggregazione di quegli ospedali e dopo di 
avere fatto constare che quasi tutli i beni di ragione degli ospedali aggre- 
gati erano stati alienati e i relativi ricavi co'SSVMxti e dopo di avere lunga- 
mente discusso ed esaminata attentamente la questione, anche dal lato teolo- 
gico, e di avere considerate le miserie dei tempi e la riduzione sensibile delle 
rendite dell'Ospedale, venne nella determinazione di ridurre a 18 i malati di 
cancri e morbo gallico. tra maschi e femraine, a 12 i tignosi, a 12 gli strop- 
piati ulcerati o dalla vecchiaia consumati e a 12 gli idropici, tisici e incu- 
rabili. La riduzione dovette essere riconfermata nel 1647, perchS non veniva 
osservata. Un anno dopo, sempre in causa delle condizioni fiiianziarie del Luogo 
Pio, fu ordinato di omettere la solita cura del morbo gallico. Questa deter- 
minazione fu tenuta ferma anche quando il governo domando che venissero 



— XLII — j 

curati i militari. L'ordinata riduzione non fu per6 sufficionte per evitare che 1 

iiel 1043, dovesse essoro riattivata la infermeria del Prato, che, come abbiamo I 

\isto, era stata chiusn nel 1G39. , 

Nel 1648 esistevano tuttora le due porte di accesso all' Ospedale, delle , 

quali abbiamo gii detto. A quella degli Scalini, situata di contro al largo del I 

Cascmotto e precisamente sottoposta al timpano nel mezzo della facciata del j 

fabbricato Sforza, si accedeva per mezzo di una scalinata dalla strada. Ora | 

questa scalinata fu appunto nel 1548 ridotta coU'ascesa e discesa laterale, che ; 

anteriormente si ascendeva da una parte sola. La scalinata venne poi levata ! 

nel 1708 e la porta fu murata. ; 

A rendere minore il sense disgustoso che possono fare nell'animo dei lettori j 

le succennate misure di restrizione della beneficenza, giovera sapere che nel 1648 j 

si spesero per la beneficenza compresi gli Ospedali di S. Celso e di S. Vin- j 

cenzo L. 293,069 , 

e per livelli, riparazioni, censi, ecc. » 197,168 j 

In tutto ...... L. 490,237 \ 

Mentre I'ehtrata fu di sole » 377,172 ; 

e quindi s'ebbe una maggiore spesa di L. 113,06u , 

la quale naturalmente dovette essere coperta mediante consumazione di capitali ■ 

col prezzo di stabili venduti. ; 

Dope I'ingrandimento del fabbricato, e dopo la conseguente coslruzione di 

altre infermerie abbastanza vaste, parrebbe che non si dovesse piu sentire | 

parlare di deficienza di locali per collocare i malati. Ma pur troppo erano | 

passati appena pochi anni dalla ultimazione del fabbricato Carcano, quando j 

nel 1650, il Capitolo Ospitaliero dovette, per il grande concorso degli ammalati, ! 

procedere ad una visita generale del vasto fabbricato, alio scope di procurare i 

.nuovi locali ove riporli, poiche le infermerie non erano piii capaci. E dopo ; 

tanti studii e progetti , flnalmente si dovette ritornare alia occupazione del i 

portico verso il Cascinotto, chiudendolo con cesate d'assi appoggiate alle can- : 

collate di ferro che, come abbiamo visto, vi si erano collocate. \ 

Per ridurre poi il numero dei malati, fu il 10 luglio 1651, deliberate di ; 

non accogliere gli incurabili senza un permesso speciale dei deputati. Pochi . 

giorni dopo questa disposizione fu temperata richiamando in vigore 1' ordina- \ 

zione capitolare dell'aprile 1644, colla quale il numero degli incurabili da am- \ 

mettere era state determinate a 12. Nel 1660 si ordino die fossero licenziati I 

i iisici che si fossero trovati nolle infermerie e ai quali non fosse pericoloso : 

il licenziamento. Piii tardi si ordin6 che i tisici non fossero accettati come \ 

incurabili e che essendovene dovessero essere licenziati all' infuori di quelii che i 
non lo potessero. 11 numero degli incurabili da ammettersi alia beneficenza 
ospitaliera fu portato nel 1684 a 24. 

Nel 1664 si richiamarono le disposizioni per I'accettazione dei malati e si \ 

dichiar6 che I'Ospedale non doveva essere gravato « pia di quello che porta- \ 

vano le sue forze. » : 

Per la prima volta nel 1675, troviamo applicata la puntatura ai raedici - 



— XLIII — 

per i giorni in cui fossero maucati al servizio. Questa misura disciplinaro fu 
seiupre tt>nuta in vigore, come lo ^ attualinente. 

Nel 167G si delibero di levare le carriole nel mezzo delle infermerie. Dalla 
relativa deliberazione approndiamo clio lo donne giacevano a due per letto. 
11 prowedimento, menlre fu utile alia igiene, rese piu uotevole la deficenza dei 
locali e quindi nello stesso anno si dovettero dare gli ordini per lallestiraento 
del Crocerone del grano destinato ad accogliere i malati in vista del grande 
concorso che si era veriticato. Tre anni dopo nel 1G79 si allestirono circa 40 
lotti in piu nel compartimeuto delle donne e conteraporaneamente si attivarono 
le pratiche per la costruzione di una nuova infermeria per le donne alio scopo 
di far cessare gli inconvenienti derivanti dal tenerlo a due per letto. A togliere 
poi questo sconcio nel 16S2 si ordino 1' allestiraento di una nuova infermeria 
e la ricollocazione delle carriole nel mezzo delle infermerie. 

Un medico dovette lamentarsi nel 1683 che le coperte di lana fossero cosi 
lorde e sporche da rendere urgente un prowedimento di spurgo, prowedimento 
che non si e fatto aspettare. 

Un inconveniente gravissimo e dannoso ai poveri malati fu tolto nel 1G84 
coirordinare che i Medici e i Chirurghi dovessero intervenire anche nei giorni 
del Natale, di Pasqua e del Perdono, nei quali giorni i malati non si visitavano. 

Fra i tanti abusi che si erano introdotti nei vari servizii eravi pur quello 
che i Portantini, retribuiti col salario e col vitto in natura, si facessero pagare 
dagli infermi tutte le volte fossero chiamati a prestare loro qualche servizio. 
La cosa, venuta a cognizione del Capitolo Ospitaliero, provoco un ordine seve- 
rissimo portante la proibizione a quegli inservienti di ricevere alcuna cosa dai 
poveri sotto pena del licenziaraento. L'ordine dovette pero essere ripetuto 
diverse volte. 

II numero degli infermi andava sempre piu ingrossando e in conseguenza 
di cio i locali cominciarono a difettare. Anche i ripieghi mano mano adottati 
dovevano pure essi riuscire insufficienti. Cosi nel periodo dal 168G al 1701 si 
co^trussero due infermerie verso il Laghetto e la Via Bergamini compiendo 
per tal guisa la crocera, ossia le quattro infermerie terrene ora occupate dal 
comparto maschile. 

I malati intanto si agglomeravano quanto piu era possibile e si riman- 
davano alle case loro a convalescenza appena cominciata. Questo prematuro 
licenziamento non era scevro di guai serii, Gli infermi anziche la salute tro- 
vavano nell'Ospedale dopo una ricaduta la morte. 11 Capitolo Ospitaliero forte- 
mente preoccupato di tale inconveniente non rifuggi dall'adottare tutti quel 
provvedimeuti che erano possibili ad arrestare od a rendere rainore il male, Non 
potendo far altro, raentre si stavano costruendo le due nuove infermerie, nel 
1G86 fece di nuovo adattare ad uso ricovero di malati il portico della ferrata 
e il Crocerone del grano, oraettendo cosi di aflittare quest' ultimo a persone 
estranee al Luogo Pio, come si praticava. 

Dalla ordinazione capitolare, 21 marzo 1G87, apprendiamo che un medico 
solo doveva visitare giornalraente duecento e piu malati e che ad un medico 
che ne visitava soltanto 70 ne furono aggiunti altri ad aumentare il numero. 
In quest'istesso anno venne di nuovo istituito il posto di Medico Astante, coU'ob- 



— XLIV — 

bligo di risiedere continuamente neH'Ospedale e di leggere e dettare anatomia 
ai Pralicanti. U posto fu abolito nel 1G93 e il titolare don Giovanni Battista 
Ribotti fu nominate quinto medico ordinario coU' obbligo della lettura della 
anatomia. Da un' altra deliberazione veniamo poi a conoscere che sotto la 
data del 1 settembre 1687 erano in esercizio nell' Ospedale Maggiore C27 
letti ripartiti fra le seguenti infermerie: S. Antonio, S. Francesco, Scalini, 
Croceretta, Croccrone, Fosso, S. Carlo, Annunciata, Piaghe, Prato, Colonne, 
S. Dionigi. L'anno seguente troviamo in altivita un' altra infermeria, quella di 
S. Giuseppe. 

L'aftluenza degli infermi facendosi piu viva e sussistendo sempre la scar- 
sezza dei locali, nel 1689 si fecero le pratiche per I'acquisto di alcune case 
contigue alle infermerie verso 11 Laghetto colla intenzione di fabbricare poi 
un'altra infermeria. 

Essendosi rilevato che parecchi ammalati di febbre si trovavano anche 
affetti dal mal venereo e quindi confusi cogli altri degenti coi relativi pericoli 
di diffusione del male, si diedero le disposizioni perche 10 di loro fossero tra- 
sportati in due stanze in testa alia infermeria degli Scalini coprendo le finestre 
colla carta e adottando una cura speciale (1689), la quale e stata fatta nell'ot- 
tobre del detto anno con una spesa di L. 154 imperial! oltre i medicinali ordi- 
narii. L'importo parve enorrae al Capitolo Ospitaliero, il quale, prima di deliberare 
sulla continuazione di tale cura a carico dell'Ospedale, voile interpellare i malati 
licenziati siccome liberati da quel male per essere sicuri che la cura loro fatta 
era stata efficace ed avea dato dei risultati soddisfacenti. II verdetto fu per la 
continuazione della cura estendendola anzi a 24 persone, tra maschi e femmine 
da sccgliersi preferibilmente fra i febbricitanti ricoverati nell'Ospedale e affetti 
da quel male, facendo la cura in primavera e in autunno. Nel 1693 la bene- 
ficenza fu estesa a 48 persone. 

A rendere ancor piu grave la ristrettezza del locale, nel 1691 vennero 
mandati all' Ospedale 197 soldati malati i quali dovettero essere collocati tutti 
a due per letto, lasciando nella Rappresentanza Ospitaliera e nei medici le piu 
serie apprensioni sui pericoli di contagio. Fu buona ventura che, trattandosi 
di malati di fame e freddo, pochi ne morissero, e che nessun inconveniente 
ne fosse derivato. 

L'affluenza straordinaria dei malati aggravo cosi il compito dei 5 medici 
da indurli a domandare un sussidio personale riconoscendosi essi insufficient! a 
provvedere alia cura di tanti infermi, ma il Capitolo con deliberazione 17 agosto 
1691 dichiaro di licenziare I'istanza. Dopo tre giorni acconsenti che fosse chia- 
mato in servizio un medico sopranumerario da far cessare col cessare dell'af- 
fluenza dei malati. Ma il provvedimento non si arresto qui. Nel settembre suc- 
cessive fu aggiunto un altro medico portandosi cosi il loro numero a sette, 
coll'onorario di annuo L. 800 pagabile in relazione ai giorni di effettivo servizio. 

Per provvedere ai bisogni di locali si fecero alia fine dell'agosto 1691 le 
pratiche per la costruzione di una nuova infermeria; per la quale nel settembre 
si gettarono le fondamenta sull'area venduta da certi Durelli verso il Laghetto. 
Nel 1693 si acquisto dalle I\Iadri del Monaster© dell'Annunciata un'altra casa 
nelle vicinanze del detto Laghetto alio scope di ultimare la quarta infermeria 



XLV 



terren.i. Al qiml acquisto si aggiunso una strada cho serviva per il passo dal 
Lagliotto aU'Ospodale e die fu ceduta gratuitamcnto dalla Citta. 

FarA moraviglia il sapere che fino al 1692 il servizio della biancheria ad 
uso dei malati era fatto con tela greggia e chissa di qual finezza. Fu soltanto 
in queir anno cho il Capitolo Ospitaliero delibero cho fosse sostituita tela 
inibiancata. 

Quando nel 1G93 fiirono mandati a quest'Ospedale 400 militari feriti ncl 
combattimento coi Francesi sotto Pinerolo si dovcttero licenziaro i febbrici- 
tanti di qxcartana, mettere i convalescenti a due per letto e attivaro altri prov- 
vediraenti transitorii, allestendo poi per i militari le tre infermerie terrene nel 
comparto uomini. Stante I'aumentato nuraero dei malati fu acconsentita I'as- 
sunzione in servizio di un medico supplementario. Dal 1 al 25 noverabre 1693 
si accettarono 1306 malati. La collocazione dei malati a due per letto continu6 
anche nel 1694 estendendola a tutte le malattie, salvo gli infermi piu peri- 
colosi che si tennero ad uno per letto. Nel 1696 si allesti per il' ricovero dei 
malati il portico annesso al Crocerone. Nello stesso anno si fissarono 8 medici, 
cioe 5 col titolo di medici fissi e tre col titolo di straordinari assegnandoli 
alle 8 infermerie in esercizio e costituite come segue: 

Prima crocera o infermeria. — Crocera delle donne. 

Comprese cay^riole dodici 
Crocera di Sant'Antonio 
» S. Francesco 



delle Piaghe 



Letti a due ..... 
Incurabili ..... 
Aggiunto il comparto delle nutrici per il quale non 
si espose il numero dei letti. 

Seconda crocera. 

Crocera degli Scalini 

Sua porzione della crocera delle piaghe e croceretta 

Sua porzione del Crocerone 

Sua porzione degli incurabili .... 
Letti a due 



Terza crocera. 

Crocera del Fosso 

Sua porzione delle piaghe in Croceretta 

Sua porzione in Crocerone .... 

Sua porzione incurabili .... 

Letti a due ....... 

Piu rOspedale di S. Yiiicenzo. 



tti N. 


40 




>) » 


40 




n n 


40 




y> » 


40 




n » 


59 




n n 


24 




N. 


243 


letti N. 243 


tti N. 


37 




» » 


12 




» n 


25 




■n T> 


8 




» » 


6 





N. 88 

letti N. 42 

» » 2o 

n » 8 



88 



N. 94 



94 



Da riportare letti N. 426 



— XLVI — 

Quarta crocera. 

Crocera del Prato 

Sua porzione delle piagho in Croceretta 
Sua porzione nel Crocerone .... 
Sua porzione di incurabili .... 
Letti a due 

Quinia crocera. 

Crocera delle donne di S. Maria Maddalena 
Crocera Annunciata ..... 

Nolle caraere 

Letti a due ....... 



Sesta crocera. 



Crocera delle Colonno 
Crocera di S. Dionigi 
Letti a due 



Crocera di S. Giuseppe 
Crocera di Sant'Ambrogio 
Letti a due 



Setlima crocera. 



Ottava crocera. 

Crocera della Ferrata, del Portico alii Scalini 
Portico superiore annesso al Crocerone 
Letti a due ..... 



Somma retro letti N. 425 

letti N. 4G 
» » 12 

» v /do 



N. 95 „ 



letti N. 41 

„ „ 40 

» » 22 

» » 55 



N. 158 „ 



letti N. 50 
» » 53 

» » 47 



N. 150 „ 

letti N. 53 
„ „ 40 

yy » 34 



N. 127 « 

letti N. 41 
» » 40 
» » 24 



N. 105 



95 



158 



150 



127 



105 



In tutto letti N. 1060 

Con questi 1060 letti si ricoveravano, ritenuti i letti a due, N. 1296 malati 
al giorno, non tenuto conto dell' Ospedale di S. Vincenzo. Data questa cifra, 
gli 8 medici dovevano visitare ciascuno N. 162 malati al giorno. Quando pen- 
siarao che anche i piagati giacevano a due per letto, sentiarao un senso di 
orrore e non possiarao non rallegrarci che ai nostri giorni simili inconvenient! 
non avvengano e che il servizio sia ora tanto migliorato. II chirurgo, al quale 
era demandata la cura dei piagati, osservo che per tener nette le piaghe era 
d'uopo far tcso del vino con alcune composizioni. 

Nel 1697 troviamo in servizio 5 sacerdoti, i quali furono poi ridotti a 4, 
essendosi potuto levare le carriole per la diminuzione degli infermi. L' anno 



— XLVII — 

dopo si pote sopprimere anche la inferraeria di Sant'Ambrogio, licenziando il 
relative porsonale, noii che dell'altro personale esuberante. 

La cura del mal venereo, che fu sempre fatta con poca buona volonta, 
quantunque il non curare cosi fatti informi a tempo e bene, potesse facilitare 
la propagazione del morbo, ha suggerito ad un erbolaio svizzero, chiaraato 
Sebastiano Livio. fratello dell' in allora curato di Villa presso Mendrisio, un 
medicamento segreto, e secondo lui, molto sicuro. II Capitolo Ospitaliero, die, 
come abbiamo visto, piu di una volta ebbe a preoccuparsi della spesa (a sue 
parere enorrae), che occorreva per la cura di questi aminalati, accetto subito 
di esperimentare in quest' Ospedale il medicamento del Livio, il quale, dietro 
richiesta, spedi a Milano due prese del medicamento stesso per la cura di due 
persona che dovevano essere preventivamente purgate con rinfrescativi. La 
polvere, che tale era il suo medicamento, doveva prendersi con queste pre- 
scrizioni dettate dal Livio. 

Si deve pigliare una gallina di piuma rossa quale pelata e nettala 
nella maniera come se sz dovesse mangiare si fara bolire senza sale sintanio 
che vi resta un bocale di brodo incirca e che la gallina sia quasi disfatta 
et essendo vecchia e dura di cuocere se gli aggiungera acqua accio non 
resti asciutla: ma bensi vi rimanga nella pignatta la quantita di un boc- 
cale e riducendosi anche a meno sard meglio per esser il detto brodo piu 
sostanzioso, poscia si colerd con una tela di lino ovvero cambratone raro, 
poi si metferd per due bicchieri del detlo brodo caldo in una iazza nella 
quale ponendovi la meld della delta polvere per essere due prese che ora 
si inviano. si dard dabere all'ammalato e subito bevuta si potrd darli due 
cucchiai di brodo, ma liscio, per lavare la bocca. Alia mattina susseguente 
non si doverd darli allro. ma poi alia mattina appresso si replicherd nel 
modo stesso, cioe una mattitia si e I'altra no. 

II prezzo domandato per le due prese di polvere fu di filippi cinque, che 
poi fu ridotto a filippi tre, da essere pagati a guarigione completa. 

Dal fatto che questa cura non fu continuata e che non si ha alcuna 
traccia nelle ordinazioni capitolari che il rimedio sia stato definitivamente am- 
niesso devesi arguire che sia stata abbandonata. 

Intanto i malati succennati nel nuraero di soli 50 all'anno, cosi aumontato 
dai 48, continuarono ad essere curati coll' unto, la quale cura recava all 'Ospe- 
dale la spesa di L. 10 per ogni persona. 

La scuola di anatomia affidata al dottor Ribotti rimase sospesa per parecchi 
anni, finche il Capitolo Ospitaliero, riconoscendo la utility della scuola stessa, 
incaric6 della relativa lettura in luogo del Ribotti, che dovette lasciare I'Ospedale, 
il dottor Paolo Gerolamo Biurai. La scuola continue fino a tutto il 178G. Lessero 
anatomia: Canevesi dottor Gaetano dal 1728 al 1734; Crivelli dottor Giacomo 
Antonio dal 1734 al 1742; Senna dottor Giovanni Battista dal 1742 al 1747; 
Patrini Guglielmo dal 1747 al 1786. 

Molto saggiamente il Capitolo Ospitaliero deliberava, il 28 novembre 1G98, 
che i raedici dovessero visitare non piu di 60 malati al giorno. Essendo poi 
diminuiti di molto i malati, diminuzione che ridusse i degenti nolle ample sale 
degli Scalini a 29. del Fosso a 35, del Prato a 37, si licenziarono i tie medici 



— XLVIII — 

sopranumerarii, ritenendo in servizio soltanto i cinque medici fissi. La diminu- 
zione obbe pero breve durata poiche nel marzo 16'J9, si dovettero allestire per 
il inapgior nuraero di infermi, alcune infermerie col richiamo in servizio di uno 
dei medici sopranumerarii. Nel luglio successivo essendosi constatato che alcuni 
medici erano troppo caricati di lavoro dovendo visitare fin 112 malati al giorno, 
si richiamo in servizio un secondo medico sopranumerario. Nel settembre i 
malati erano cosi aumentati da richiedere rallestimento ad uso infermeria di 
un portico, il richiamo dell'ottavo medico sopranumerario e la collocazione di 
due malati per letto. 

La fabbrica del quarto braccio delle quattro infermerie del comparto ma- 
schile a compimento del fabbricato Carcano, che, come abbiamo detto, era 
incominciata da tempo, non era ancora terminata nel 1G99. Anzi, occorrendo 
locali per I'aumento dei malati, si delibero bensi in tal anno di proseguire e 
ultimare tale fabbrica, ma si dovette fare appello alia carita cittadina per avere 
i mezzi che difettavano. La fabbrica fu compiuta nel 1700 e alia nuova infer- 
meria fu applicata la denominazione: S. Lazaro. 

II secolo XVII, tanto funesto alia salute ed alia igiene dei malati, tanto 
disastroso per le finanze ospitaliere, burrascoso sempre e minaccioso di guai 
maggiori, si cliiiise bene, che la storia dell'Ospedale registra un miglioramento 
importante a riguardo del seppellimento dei morti. E un argomento poco deli- 
zioso, ma meritevole di essere trattato. Abbiamo gia accennato che fin dalla 
fondazione dell'Ospedale si costrussero nel reciuto dell'Ospedale stesso i sepolcri 
per il seppellimento dei morti e che, quando si fabbrico 1' attuale Chiesa, i 
sepolcri furono costrutti in quel sotterranei. 11 seppellimento seguiva senza 
alcuna precauzione igienica, e i morti venivano coUocati nudi e senza cassa 
in sepolcri mal costrutti, mal riparati e mal coperti. Le esalazioni pestifere 
che emanavano i corpi in putrefazione non erano certamente ne deliziose ne 
igieniche tanto piu per i devoti che frequentavano la chiesa. 1 sepolcri erano poi 
cosi limitati di spazio da richiedere evacuazioni periodiche e a brevi intervalli. 
I resti dei cadaveri in questo caso venivano portati fuori dell'Ospedale e sepolti 
in aperta campagna. 

Gli inconvenienti derivanti da questo modo di seppellire i morti si fecero 
cosi gravi, specie durante le epidemie, che nel 16G1 il Capitolo Ospitaliero in- 
caricava il proprio ingegnere di fare gli studi per ritrovare un luogo ove co- 
struire nuovi sepolcri neU'interno dell'Ospedale, essendo insufficienti gli esi- 
stenti. I sepolcri furono costrutti procurando di impedire che avessero a tra- 
mandare odore, ma pur troppo I'inconveniente non fu tolto. E a questo riguardo 
nel 1678 si ordino ai seppellitori di non lasciare i cadaveri insepolti al di 14 
del rito della Chiesa, e si delibero di consultarsi con qualche ingegnere per 
dare ai sepolcri una forma tale che irapedisse le esalazioni. Non potendosi per 
il momento far altro, nel 1660 si prescrisse di usare la calce per la consu- 
mazione dei cadaveri. Per levare il fetore si ricorse anche al Tribunale di 
Saniti perche convocasse una Congregazione di periti alio scopo di studiare 
tutti quel provvedimenti che fossero necessarii per porre un riraedio a un tale 
inconveniente. Nel 1692 i sepolcri si trovavano cosi rigurgitanti che si sarebbe 
voluto ricorrere ad una evacuazione ed espurgazione generosa, ma le pratiche 



— XLIX — 

per trovare un sito fuori di porta per ripoi-re il rosto doi cadaveri non riu- 
scirono. I inorti furono poi anche seppelliti nello cantine sottoposte agli ullici di 
cassa e di ragioueria con quanto piacere degli impiegati addettivi ognuno se 
lo pu6 immaginare. Finalmente nel IGOl si misero gli occhi su di un terreno 
al di la del Convento della Pace vicino ai Bastioni di P. Tosa, di proprieti dei 
fratelli Stella siccome idoneo per fabbricarvi un foppone in servizio deU'Ospe- 
dale. L'idea parve tanto buona e I'impresa tanto utile che subito si iniziarono 
le trattative per I'acquisto di queU'area, trattative che ebbero buon risultato. 
Nel 1695 si diede niano alia fabbrica del nuovo recinto, die fu poi denominate 
di S. Michele ai Nuovi Sepolcri o Foppone (1). 

Per reudere poi facile la coniunicazione di quest'Ospedale col detto recinto 
e il trasporto dei morti, si getto sul naviglio un ponte aH'imboccatura della 
via di S. Barnaba, costruendo la porta e I'andito, la quale porta doveva servire 
esclusivamente a un tale scopo. In seguito all'ordine governativo che tutti i 
raorti dovessero essere sepolti fuori delle porte della citta, si dovette nel 1782 
costruire un apposito ciraitero per i morti dell' Ospedale fuori di P. Romana. 

Ora siamo lieti di poter lasciare il secolo XVII per occuparci del susse- 
guente, il quale fu meno calamitoso, ma non per questo meno fastidioso. E 
pero non si corsero i pericoli, ne si provarono le angustie estreme del secolo 
precedente. 

Ci spiace di dover cominciare coll'annunciare che nell'agosto 1700 gli 
ammalati, aumentati straordinariamente, dovettero essere collocati di nuovo a 
due per letto. 

11 Capitolo Ospitaliero essendosi accorto" che gli abiti dei morti nell'Ospedale 
venivano sottratti e tenuti nascosti da persona addetta al Luogo Pio, la quale 
ogniqualvolta veniva richiesta di una camicia per i poveri infermi dimessi, 
dichiarava sempre di non averne, e considerando che quegli abiti venivano 
poi venduti ai rigattieri senza alcun vantaggio del Luogo Pio, e clie qualche 
volta era anche avvenuto che gli stessi rigattieri notificassero ai priori del 
Capitolo tale inconveniente, il 27 agosto 1703, si prescrissero norme precise 
per la istituzione di un apposito registro di controllo. Col nuovo sistema, mentre 
si k fatto cessare un grave abuso, si e anche provveduto ad una migliore regi- 
strazione dei morti, facilitando a questo modo il rilascio delle relative fedi. 

Per una maggiore atHuenza di malati, nel 1708, si elesse un medico so- 
pranumerario in aggiunta agli otto che si trovavano in servizio. II 22 luglio 1715, 
si trovavano degenti nelle infermerie ospitaliere 1200 malati e il 7 agosto 1746 
il loro numero ascese fino a 1500. Dopo alcuni anni di tregua, nel gennaio 1780, 
si fu costretti di riattivare le due infermerie delle Colonne e di S. Mauro e di 
collocare di nuovo gli ammalati a due per letto; nel febbraio si aggiunse la 
infermeria della Ferrata e si approntarono pel servizio anche le solite carriole. 

I sacerdoti curati in servizio deH'Ospedale non furono aumentati in rela- 
zione al maggior concorso dei malati, ma furono ritenuti nel solo numero di 



(1) Nel 1787 1a RappresenUnza Ospitaliera nel riferire al Governo suU'origine di questo 
recinto di S. Michele ai Nuovi Sepolcri disse che prima i rnorti dell'Ospedale si seppellivano 
in un Cimit«ro neirinterno dell'Ospedale stesso chiamato la Brvgna. 



— L — 
quattro assegnando al primo curalo, detto delle donne, la prima crocera delle 
donne e quelle di S. Francesco, di Sant'Antonio, delle Piaghe, degh Incurabih; 
al sccoiulo curato, detto degli uomini, le crocere degli Scalini, del Fosso, la 
Croceretta, il Crocerone, la crocera di S. Carlo e gli Incurabili; al terzo curato, 
detto delle nutrici, il compurto delle nutrici, la crocera del Prato, quella di 
S Dionigi di S. Giuseppe e delle Coloune; al curato sopranuinerario la crocera 
di SanfAinbrogio e quella di S. Lazaro, della Maddalena, dell' Imraacolata, 
deirAimunciata e di S. Mauro, distribuito fra tutti e per una settimana cadauna, 
il servizio della crocera Ferrata. 

Al regolamento pubblicato nel 1642 per il governo dell'Ospedale fu sosti- 
tuito nell' aprile 1761 , liniitatamente al personale maschile, un regolamento 
speciale, che fu esso pure pubblicato. Al servizio dei comparti maschili furono 
destinat'e 61 persoue divise iu tre sotto-chirurghi, in sei aiutanti, dieci conse- 
gneri, undici serventi fissi, ventuno sopranumerarii, tutti studenti di chirurgia 
e dieci mercenarii, detti infermieri. Tutto questo personale doveva attendere 
al servizio delle 10 infermerie, volgarmente chiamate crocere, e cioe cinque 
apparteiienti al fabbricato Sforza, cinque al fabbricato Carcano, coUa denomi- 
nazione di Quarto vecchio e Quarto nuovo. 

Ad ognuna dello otto grandi infermerie erano applicate sei persone fra 
sottochirurghi, consegneri, serventi, e alle due infermerie ininori di S. Carlo e 
Crocerette quattro persone e alia inferraeria delle Colonne sette persone. 

Sotto la stessa data furono compilati i capitoli speciali per I'ammissione in 
quest'Ospedale dei giovani aspiranti al posto di alunno di chirurgia. Dovevano 
pagare a titolo di dozzina, ossia per gli alimenti, L. 20 al mese. A questi stu- 
denti, che convivevano nell'Ospedale, si dava tutti gli anni, a spese del Luogo 
Pio, una festa da ballo iu carnevale. Nel 1785 fu soppresso il convitto di questi 
studenti, i quali, prima divisi in tre classi, aluniii o serventi sopranumerarii, 
serventi o alunni fissi, e consegneri furono riuniti in una sola classe, coUa 
qualifica di giovani chirurghi o aiutanti col soldo di L. 300. Nello s^tesso anno 
la loro qualifica fu tramutata in quella di caporali col soldo di L. 500. 

In relazione alia maggiore importauza ed alio sviluppo della beneficenza 
ospitaliera la sorveglianza demandata al Siscalco su tutti i servizii si faceva j 
meno efficace e meno pronta. 11 Capitolo Ospitaliero quindi venne nel 1743 | 
nella determinazione di staccare dai doveri del Siscalco la parte riguardante : 
I'assistenza dei malati, lasciando a lui soltanto la parte econoraica, e istituendo i 
un posto di infermierc maggiore, allora corrispondente all' attuale posto di j 
Ispettore. Un anno dopo, il posto fu soppresso e le relative attribuzioni di nuovo 
aggregate al Siscalco. Le ragioni pero per le quali si era istituito il posto di | 
infermiere maggiore, continuarono a sussistere finche nel 1767 il Capitolo, per j 
provvedere ad una migliore assistenza degli infermi, ripristino il detto posto ; 
colla scelta del titolare fra i vice-chirurghi. Vi aggiunse anche un infermiere | 
minore. Al Siscalco limasero soltanto gli incarichi riguardanti la gestione eco- . 
nomica interna. 11 salario dell' infermiere maggiore fu determinate in L. 200 j 
annue, oltre L. 150 come vice-chirurgo ed il vitto uguale a quelle assegnato | 
al Siscalco e al maestro di farmacia. AH' infermiere minore furono assegnate | 
L. 100 annue. oltre L. 50 come aiutante chirurgo e la tavola di ufficiale. ; 



— I.l — 

Nel 17Gj^ fu istituita neH'Ospedalo una scuola di ostetricia, sotto la dire- 
zione del distinto chiriirjjo Bernardino Moscati. Nell'agosto 1772 si delegarono 
due raembri del Capitolo Ospitaliero a prondere i concerti col governo per 
istituire neH'Ospedale due scuole, una medico-chirurgica, 1' altra di raediciiia 
pratica. Nel noverahre del detto anno il governo trasferi dalia Universita di 
Pavia a Milano, il professore Pietro Moscati, applicandolo a quest'Ospedale col 
titolo di regio professore di medicina e chirurgia, coH'onorario a carico della 
cassa degli studii e con queste incurabenze: 

1." della ispezione medica dello nutrici e dei figli esposli; 

2° di dare un corso di istituzioni di chirurgia ai giovani dell'Ospedale ; 

3.° di fare un corso di operazioni chirurgiche ; 

4° di preniettere in ogni anno alle lezioni clie dovra fare il professore 
d'anatoraia, alcune lezioni di anatomia sperimentale; 

5.' di fare nelli dovuti tempi due volte la settiraana delle lezioni di 
chimica e materia medica nella spezieria dell'Ospodale. 

Nel 1783 si aggiunse una scuola di chimica, sotto la direzione del pro- 
fessor Paolo Sangiorgio (1). 

Per ordine governativo 5 maggio 1786, furono abolite tutte le scuole a 
partire dal 1.° detto maggio. 

E mentre si pensava alia istruzione dei medici e dei chiiurghi, i precetti 
fin elementari di igiene erano totalmente trascurati. Nel 1779 ebbe luogo una 
riunione dei medici dell'Ospedale per mettere in rilievo tutti i guai e tutti gli 
inconvenienti che erano a loro cognizlone. 11 dottor Orazio Caccini accenno 
che in qualche raro caso si erano raessi anche ire ammalali per leitoH — 
che ad un solo infermiere e ad un giovine di chirurgia era addossata la assi- 
stenza di GO, 70 od 80 malati, con un lavoro troppo pesante. Egli avrebbe 
voluto che i giovani di chirurgia foss'ero esonerati da ogni ingerenza nel servire 
gli infermi e che fossero invece aumentati gli infermieri. Lamento che in causa 
del tener chiusi gli abiti dei malati, questi, nolle loro occorrenze personali, 
fossero costretti a sortire dalle infermerie in camicia, con grave danno della 
loro salute e col pericolo di innestare alle malattie che avevano reumi, lossi, 
catarri, ecc. Fini col proporre che ogni malato fosse provveduto di una tonaca 
di stofTa facile a lavarsi. Attribui poi le infezioni ospitaliere o febbri ospitaliere 
alio spurgo insufficiente dei letti di penna e alia scarsa ventilazione, dovendosi, 
appena faccia freddo, urtare coU'errore di opinione di qualche medico e col 
radicato pregiudizio degli infermi, per aprire qualche finestra. 

11 dottor Sebastiano Cera lamento che non fossero spurgati abba-tanza bene 
i letti alia morte degli infermi o al guarire di chi era afTetto da un malo acuto, 
e che qualche volta fosse anche avvenuto che un malato fosse stato collocate 
nel letto ancor caldo di un morto!! 1 suoi lamenti misero in evidenza un altro 
inconveniente ben piu grave, e cioe la collocazione in un letto solo di una 
donna amraalata di febbre acuta e di un' altra affetta di malattia contagiosa, 
perche sulle prime la infermiera, alia quale era riservato questo compito, non 
poteva conoscere di qual natura fosse il loro male ! ! 



CI) Zio dello scultore Abbondio Sangiorgio, fratello della madre di Carlo Cattaneo. 



— LII — 

11 dottar Mangiarotti raccomando la pulitezza quotldiana delle strellc, cioe 
dello spazio fra un letlo e I'altro, dalle immondezze tante volte sparse dai malati 
e il quotidiano vuotamento delle seggiole e pulimento dei cessi vicini ai letli 
mandanti un lezzo e fetor tale die oUre ai dolori di testa che producono 
ai malati, cotanto ammorba e nuoce ai sani. Raccomando il cambiamento un 
po' pill frequente delle lenzuola e dei cusciiioni di piuma. Manifesto il desiderio 
che ogni infermeria fosse provveduta di una convenieiUe qnantiti di camicie 
da soraministraro ai malati sudanti o impidocchiati. 

11 quadro non poteva essere piu sconfortante. 

Nel 1780 si conipilo uu nuovo regolamento per 1' esercizio pratico della 
chirurgia nell' Ospedale, e per i chirurghi ordinarii e per i giovani studenti. 
Fu sancito che le operazioni di litotoraia, cataratta, ernia e tutto cio che in 
passato era di spettanza del chirurgo litotomo, dovessero essere fatte dai quattro 
chirurghi ordinarii dell'Ospedale e gli ammalati di tali malatiie essere ripartiti 
nelle infermerie di chirurgia. A ciascuno dei quattro chirurghi furono assegnati 
due giovani studenti affinche sotto la loro direzione fossero esercitati per turno 
nelle operazioni chirurgiche. 11 salario dei quattro chirurghi fu determinate in 
L, 500 e il loro irapiego fu dichiarato vitalizio, mentre in passato potevano 
essere licenziati dopo tre anni di servizio nel caso che non avessero corri- 
sposto alia fiducia in loro riposta. Nello stesso anno 1780, fu pubblicato un 
nuovo piano regolamentare per i medici ordinarii, nel quale fu prescritto che 
la loro dimora neli'Ospedale alia mattiua non potesse mai essere minore di 
un'ora e mezza. 

Con decreto governativo 6 aprile 1785 fu prescritto che tutti i medici e 
chirurghi dovessero radunarsi tutti i mesi e coraunicarsi vicendevolraente i casi 
clinici, i metodi di cura, e il numero dei malati e furono istituiti due premi, 
I'uno di due medaglie d'oro del valore di 12 zecchini cadauna, I'altro di una 
simile medaglia da conferirsi ai medici e chirurghi che avessero fatte disser- 
tazioni e relazioni scientifiche. 

Dietro decreto sovrano furono nel 1785 levate le casse esistenti al piede 
dei letti per la custodia degli abiti dei malati, casse che funzionavano fin dalla 
fondazione dell'Ospedale. 

Si e anche pensato alia sistemazione della Farmacia facendo una nuova 
pianta morale nel 1785 coll'assegno di un maestro direttore con L. 1250, un 
maestro operatore con L. 1200, un vice maestro con L. 950, n. 3 aiutanti 
con L. 600, altri 2 aiutanti con L. 500 e 3 con L. 300. 

Nello stesso anno furono esonerati i Farmacisti dai seguire le visite me- 
diche e in questa occasione gli onorari dei medici furono auinentati di L. 100, 
e quelli dei Chirurghi di L. 50 all'anno, in considerazione dell'onere loro ira- 
posto di scrivere le ricette in luogo dei Farmacisti. 

L' incorabenza di maestro operatore fu abolita nel 1789 e nel 1790 si 
sostitui un'altra pianta morale che ando in vigore col 16 novembre 1792 e che 
fu costituita da un maestro con L. 2000, da un vice maestro con L. 1500, da 
4 primi giovani con L. 750, e 4 secondi giovani con L. 500, oltre due gio- 
vani di supplimento nei tre mesi di maggior aftluenza di malati con L. 2 
al giorno. 



— I.IIl — 

II Governo, che col mezzo della Giunta doUo Pie fondazioni potova eser- 
citare una tutela pin attiva e piu vigilante su questa istituzione di benefi- 
cenza, tutela tanto piu necessaria dope che era state abolito il Capitolo Ospi- 
taliero, il quale funzionava dalla fondaziono dell' Ospedale, dopo di avore date 
particolari provvidenze per disciplinare i vari servizii ospitalieri, con avviso 
25 gennaio 1785 , proraulgo un nuovo rcgolamento per 1' accettazione dei 
malati. 

L'ars'iso comincia con queste parole: « L'importanza doU'Istituto dell'Ospo- 
« dale Maggiore destinato al soccorso degli infernii, la necessity di metterlo sopra 
« un piede in cui possa mantenersi senza incontrare il pericolo di annul sbilanci, 
« che coll'andar del tempo consumerebbero tutti i fondi destinati a questa 
« interessante ed utile Istituzione ; I'oggetto di assicurare colle dovute cauzioni 
« il pagaraento dei debiti, che per far fronte ai pesi occorrenti ha dovuto 
« negli anni addietro assuraere il Luogo Pio; la convenienza infine di far 
" sentire ai poveri ammalati in esso accettati tutti i coniodi e soccorsi che 
« possono ripromettersi da tale Istituto, e che la sorverchia moltitudine non 
« permetteva soraministrargli per I'addietro, giacche il nuraero sempre cre- 
« scente degli ammalati fino al segno di collocarli accompagnati a due nello 
« stesso letto con soramo dan no alia reciproca guarigione, doveva per necessita 
« distrarre e diminuire quell'assistenza che poteva esigere il buon servizio di 
" ciascheduno; sono stati i motivi che hanno fatto singolarmente prendere in 
" mira a S. M. 1' Imperatore e Re nostro signore gli importanti oggetti di 
« questo Istituto. » 

Dopo questa premessa I'lraperatore sanci queste massime: 

La fede di poverta per essere accettato nell' Ospedale deve portaro non 
solo la firma del Parroco, ma anche quella del Proraotore dei poveri. 

L'Ospedale deve ricevere ammalati di quattro classi e cioe ammalati col 
pagamento di L. 3 al giorno, ammalati paganti soldi 30 al giorno, ammalati 
paganti soldi 10 al giorno, ammalati gratuiti. 

Nella prima e seconda classe debbono essere accettati tutti i malati, fuor- 
che gli incurabili, i cronici, i maniaci o con mali che non siano accompa- 
gnati da febbre, dovendosi accettare anche senza febbre i casi di cliirurgia o 
malattie celtiche. Nella terza e quarta classe oltre le ora specificate qualita 
di malattie non debbono accettarsi che gli ammalati della citt4 e ducato di 
Milano. 

AU'effetto poi di evitare gli inconvenienti ed i disturbi che in passato 
derivavano dalla soverchia frequenza delle visite che dai parenti e dagli amici 
si facevano ai malati, venne stabilito che le visite stesse ai malati delle classi 
III e IV non potessero aver luogo che per due ore al giorno. 

Sempre alio scopo di assestare il bilancio ospitaliero e di sistemare i ser- 
vizii, nel setterabre 1785 il Governo stabili una nuova pianta morale per il 
servizio sanitario, compilata, come esso disse, dal Regio direttore I). Pietro 
Moscati con molta saviezza. — La nuova pianta morale, attivata ai primi 
del 178C, procuro al Luogo Pio un risparmio di L. 21,G91 in confronto della 
precedente. 

II servizio medico c chirurgico, per rispetto al comparto maschile, abbrac- 



— LIV — 

ciava N. 12 inferraerie, considerato il Crocerone come doppio, con N. 4G1 
letti, cosi distribuiti: 

Lett! N. 44 nella infermeria S. Dionigi 

n jj S. Giuseppe 

» » S. Ambrogio 

» » S. Lazaro 

r> » Maddalena 

» » Ferrata 

» » Colonne 

» » S. Camillo 

» n Crocerone 

» » S. Gaetano 

» » S. Carlo 

Letti N. 461 

Di queste infermerie 9 accoglievano le malattie raediche, e 3 le chirurgiche. 

Per il servizio chirurgico furono assegnati N. 2 raedici astanti con annuo 
L. 1200 cadauno oltre ralloggio, comuni anche alle malattie mediche, 2 vice-chi- 
rurghi con L. 900 per ognuno oltre I'alloggio, 18 caporali con L. 500 per cia- 
scuno, 12 giovani chirurghi con L. 300 per ciascuno, un primo inferraiere con 
L. 1500 e un secondo inferraiere con L. 1000 e in tutto 30 persone. 

Oltre questo personale furono assegnati N. 48 serventi col salario di 
Soldi 27 1[2 al giorno, con facolta di prelevare il vitto in natura, e cioe: 

Once 24 pane ... L. — 2. 8 

Boccale 1 vino ... » — 3. — 

Carne Once 14 , . . » — 6. — 

Minestra „ — 2. — 



» 


» 


47 


» 


» 


45 


r> 


» 


40 


» 


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47 


» 


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47 


V 


» 


36 


» 


» 


35 


» 


» 


04 


» 


» 


37 


» 


» 


19 



L. — 13. 8 
In danaro .... » — 16. 4 



L. 1. 10.— 



e N. 4 capi serventi col salario di Soldi 30 al giorno. Nel dicembre 1785 fu 
tolta la mensa ai serventi. 

II comparto femminilo medico chirurgico occupava 12 inferraerie con 473 
letti cosi assegnati : 

Letti N. 44 nella infermeria Prato 

» n 46 » » 

» V 46 5» » 

» » 4u » n 

V n 49 » » 

» » 4u » » 

N. 277 



rraio 

Scalini 

Fosso 


o 

a 


Madonna 


I ° 


S. Francesco 
S. Antonio 


V C2 
\ ca 

1 PU 



. 39 


nolla 


infermerin 


. Annunciata 


. 31 


ff 


» 


S. Harnaba 


. 42 


» 


» 


Concezione 


30 


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•> 


S. Mauro 


, 30 


n 


y> 


Piaglio 


15 


n 


rt 


Croceretta 



— LV 

Letti N. 39 nolla infermeria Annunciata \ g 

o 
'C 

3 

o 

N. 196 

due di queste infermerie accoglievano le malattie chirurgiche , le altre le 
raediclie. 

Al servizio di tali infermerie furono applicate 12 caporale col salario di 
Soldi 23,0 e annue L 30; 12 cape-serventi col salario di Soldi 23.0 e annue 
L. 20; 56 serventi, una Priora e altre 19 serventi per varii servizii estranei 
alle infermerie. Anche alle serventi fu assegnato il salario di Soldi 23. 6. 

Dietro proposta del Direttore D. Moscati, il Governo approve che 1 ser- 
venti applicati ad ogni infermeria fossero ridotti da quattro a tre coU'aumento 
del loro salario di Soldi cinque per ciascuno. 

Dalle preraesse noi rileviamo cho nell' Ospedale si avevano in esercizio in 
quest'epoca N. 934 letti e che quindi si curavano giornalmente circa N. 934 
malati, non tenuto conto di quelli ricoverati nella casa succursale di S. Anto- 
nino, aperta nel 17S5 per accogliere prima i malati paganti, poi nel 1790 i 
paganti e 1 militari francesi e austriaci, pei quali si dovettero allestire altre 
due case a S. Vittore e a S. Pietro in Gessate, nel 179<S i militari della Repub- 
blica Cisalpina e nel 1800 ancora i malati paganti, nel 1806 gli stessi e i 
militari austriaci prigionieri, nel 1808 i militari francesi, italiani e tedeschi e 
nel 1809 i malati paganti, nel 1810 i venerei, gli scabbiosi e morbillosi, nel 
1827 le malattie coinuni, nel 1830 1 vaiolosi, nel 1850 le croniche, nel 1852 
i tignosi e dementi, nel 1803 anche i cutanei. 

N'ello stesso anno 1785 si e finalmente fatta cessare definitivamente la 
vieta consuetudine di coUocare i malati a due per letto. 

Per I'assistenza di quel 934 ammalati si avevano in servizio N. 171 per- 
sone corrispondenti a circa due persone per ogni undici ammalati. 

Nel novembre 1787 si diede al personale medico e chirurgico una nuova 
sisteraazione, la quale fu resa necessaria anche per il fatto che nel 1780 era 
stato aggregate a quest' Ospedale il Pio Istituto di S. Corona. 

II nuovo piano organico si occupo pure della parte igienica, disponendo 
che nelle epidemie di febbri putride il medico dovesse comandare die i malati 
fossero lavati di frequente coU'acqua ed aceto, nelle febbri maligne coll'aceto 
mescolato coUe decozioni di erbe antiseptiche, aggiungendovi, se fosse occorso, 
anche la canfora, e cosi nell' influenza delle infiammazioni e nel freddo troppo 
asciutto ordinare i vapori d'acqua calda. 

La nuova pianta morale medica fu costituita da 9 medici primarii con 
annue L. 2000 e 10 secondari con annue L. 1000 e coUa contemporanea abo- 
lizione dei medici sopranuraerari, e colla conservazione di tre medici astanti 
coironorario di L. 1000 dei quali uno per S. Antonino. I medici secondarii, 
che si fossero resi meritevoli di promozione, dovevano passare alia classe dei 



— LVI — 

medici di S. Corona, per ritornare poi alia classe dei medici primarii dell'Ospe- 
dale. Per essere aramessi alia categoria dei medici secondarii bisognava dar 
buon conto di capacita e diligenza coU'aver frequentato 1' Ospedale, aver co- 
perto I'Astanteria e aver dati saggi anche pubblici di studi. 

Al servizio chirurgico furono applicati tre chirurghi maggiori primari, 
lino dei quali col titolo di capo chirurgo, tre vice chirurghi maggiori e due 
chirurghi astanti scelti fra i vice chirurghi per turno. Al capo chirurgo fu 
attribuito 1' onorario di L. 1500, ai chirurghi di L. 800, ai vice chirurghi 
astanti L. 900, ai caporali L. 530, e agli aiutanti L. 360. Per rispetto a questi 
ultimi non i'u precisato il loro numero. 

I vice Chirurghi dell'Ospedale e di S. Corona potevano passare per pro- 
mozione alia classe dei Chirurghi maggiori di S. Corona, questi alia classe dei 
Chirurghi primari dell'Ospedale. 

Fu sancito che i malati di I Classe, i paganti, potessero scegliere quel 
medico e chirurgo die avessero desiderato, e che i medici primarii con un 
turno di due per settimana dovessero visitare anche il dopo pranzo. I primarii 
furono poi obbligati a rassegnare mensilmente una relazione sulle malattie 
predominanti. 

Avendo il direttore De Battisti fatto presente al Governo essere troppo 
scarso il vitto che si somministrava agli infermi e ai convalescenti ed essere 
di buon uso e corrispondente all'intenzione dei medici il brodo estratto dalle 
sole ossa che si comperavano a soldi 4 la libbra, il Governo, dopo di avere con- 
siderato che un adattato e sufficiente alimento abilita molto piu presto 1' am- 
malato a riprendere le primiere forze e il vigore, approve questa norma 
dietetica: 





DiETA I 


DiETA II 


DiETA III 


DiETA IV 


Mattina 


Tazza di brodo. 


Zuppa di pane. 


Zuppa di pane. 


Zuppa di pane. 


Pranzo 


Panata. 


Minestra di riso, 


Minestra di riso, 


Minestra di riso, 






verdura accomo- 
data, pane per 
tutto il giorno 
once 3. 


vitello alesso on- 
ce 6, verdura ac- 
comodata, pane 
per tutto il gior- 
no once 6, vino 
per tutto il gior- 
no once 6. 


carne once 9, 
verdura accomo- 
data, pane per 
tutto il giorno 
once 12, vino per 
tutto il giorno 
once 12. 


Sera 


Panata. 


Panata. 


Riso. 


Riso. 



Questa norma dietetica continue a funzionare fino al 1845, nel qual anno 
ne fu sostituita un'altra, che fu ulteriormente modificata nel 1855 e 18G3. 

La sistemazione del 1787 funziono soltanto tre anni, che nel 1790 il diret- 
tore De Battisti ne surrogo un'altra, che prese il nome di Piano De Battisti, 
dal suo compilatore. Su qucsto Piano, che fu dai piu giudicato favorevolmente, 
il medico primario dell' Ospedale, Antonio Pedetti, fece degti apprezzamenti 
ciie crediamo opportune di far conoscere a titolo di curiosita. Egli scrisse che 
il signer De Battisti , quando da Vienna venne in Italia ad organizzare I'Ospe- 



— LVII — 

dale di Milano, non ricordo che il carattere delle nazioni iion e in tutte della 
medesiraa tempra. Se ne accorse col tempo nell'esercizio pratico, ma tardi e 
infruttuosameiite, poiche non ebbe poi il corarrgio virtuoso di semplificare e 
correggere la sua legislazione e prefer! di vederla in raoltissirae parti inosservata 
e negletta. Secondo lui, il De Battisti fu in buona fede, tanto che coi doveri 
del direttore, si era caricato di obbliglii infiniti che egli stesso non ha poi mai 
disimpegnati nella loro totalita. Si direbbe che avessc immaginato ed espresso 
nel suo Piano disciplinare la Repubblica di Platone, o il medico perfetto di 
Morgagni, piu per diraostrare quale dovrebbe essere metafisicamente, che non 
per credere che sotto la umana condizione, potesse verificarsi praticamente. 
Secondo il Pedetti, fu gran ventura dell'Ospedale e gran beneficio di Dio il 
non essersi mai realizzato il barbaro e fatale progetto di dividere le infermerie 
secondo le specie diverse di malattia. Oltre la impossibilita di classificarle al- 
I'atto della accettazione, se questo fosse stato eseguito, non c'era mezzo piu 
efficace e piu pronto per appestare tutta la casa e per espandere delle incal- 
colabili conseguenze. II Pedetti non si manifesto del parere di richiamare in 
vigore il Piano De Battisti, come si sarebbe voluto nel 1812. 

Coll'accennato Piano De Battisti, la pianta morale per il servizio medico- 
chirurgico dell'Ospedale Maggiore e casa sussidiaria di Sant'Antonino e Luogo 
Pio Esposti, fu cosi stabilita: 

N. 8 medici ordinarii con L, 1500; 
» S » sopranumerarii fissi promiscui all' Ospedale e S. Corona 

con L. 1000; 
n 8 assistenti con L. 5G0; 
» 1 capo chirurgo con L. 2500; 
» 2 chirurghi maggiori con L. 1800; 
j» 4 vice chirurghi con L. 1000; 
» 12 chirurghi aiutanti con L. 560; 
» 12 chirurghi praticanti con L. 360. 

I medici ordinarii piu giovani dovevano prestarsi a visitare gli ammalati 
di chirurgia che avessero avuto bisogno di cura interna. Erano obbligati a 
fare una sola visita al giorno, ma in caso di epidemia o di mali di difficile 
diagnosi anche al dopo pranzo. Dovevano istruire gli assistenti che avessero 
desiderate di conoscere le ragioni per le quali una tal medicina fu prescritta. 

I malati di chirurgia, si maschi che femmine, furono ripartiti in tre me- 
dicazioni fra i tre chirurghi maggiori, e cioe due per gli uomini ed una per 
le donne. Nel 1797 ne fu aggiunta una quarta. 

La guardia chirurgica alia porta dell'Ospedale doveva essere sempre coperta 
dal vice chirurgo, dall'aiutante, dal chirurgo fisso e dal praticante fisso 

I medici sopronumerarii scaduti e gli assistenti passavano alia classe dei 
s opranumerarii fissi, oppure a quella di medico ordinario, negli ospedali pro- 
vinciali. 1 medici ordinarii dell'Ospedale venivano promossi alia classe dei medici 
juniori di S. Corona e questi alia classe dei seniori. I vice chirurghi dell'Ospe- 
dale promossi alia classe dei chirurghi maggiori di S. Corona e questi al grado 
di chirurghi maggiori dell'Ospedale. 



— LVIII — 

Per essere ammessi raedici assistenti era necessario aver riportata la laurea 
nella University di Pavia, ottenuta la facolti della libera pratica e fatta la pre- 
cedente militazione nell' Ospedale di detta citti. Per essere amraesso chirurgo 
aiutante occorreva la licenza dall' University suddetta. 

Le promozioni avvenivano per anzianita nel caso di merito eguale. Erano 
da preferirsi i niedici che avessero fatto studii di perfezionamento all'estero. 

I professori medici della Universita, dopo un deccnnio di servizio nella 
cattedra, erano da preferirsi ad ogni altro concorrente, aspirando ad una piazza 
di medico ordinario dell'Ospedale o di medico seniore di S. Corona. 

II Piano disciplinare si estende anche ai doveri dei serventi applicati alle 
inferraerie, ma non ci da il loro numero e la misura dei loro salarii. Si e pero 
determinato che tre o quattro fossero i serventi applicati a ciascuna infermeria 
e cioe due o tre per il servizio di giorno ed uno per I'assistenza di notte. Nel 
comparto femrainile le serventi assegnate a ciascuna infermeria dovevano essere 
cinque, una delle quali col titolo di infermiera e cioe quattro per il giorno 
ed una per la notte. Nel dicembre 1795 le serventi donne furono divise in 
quattro classi con L. 12, L. 10, L. 8, L. 6 al mese oltre il vitto. 

Nessun cadavere poteva essere aperto e seppellito prima delle ore 30 dalla 
morte. In caso di morti improvvise, il cadavere doveva essere lasciato nel letto 
tre ore e seppellito non prima di 48 ore. 

Al posto di infermiere maggiore venne sostituito quelle di ispettore col- 
I'obbligo di risiedere giorno e notte nell'Ospedale, coll' incumbenza di far os- 
servare le interne discipline, e di dare in ogni settiraana delle istruzioni ai 
serventi secondo il metodo prescritto dal direttore. 

Nell'accennato Piano disciplinare non fu compresa la farmacia, la quale 
pero fu sisteraata essa pure nel dicembre 1790, colla costituzione della seguente 
pianta morale: 

1 maestro con L. 2000 ; 

1 vice maestro con L. 1500; 
4 primi giovani con L. 750; 

4 secondi giovani con L. 500; 
4 facchini con soldi 35 al giorno ; 

2 giovani in supplemento nei tre mesi di maggior afflueuza di raa- 

lattia a L. 2 al giorno. 

II Piano De Battisti, che ando in attivita col 1.° novembre 1790, non ci 
d^ alcuna disposizione riguardante le scuole scientifiche. Forse il De Battisti 
non si e occupato di tale istituzione, perche, tornando bensi di grande utilita 
alia scienza, era anche di aggravio al bilancio ospitaliero. Pero appena approvato 
il detto Piano, il governo con decreto 16 ottobre 1790, istitui in quest'Ospedale 
una scuola di clinica medica colla nomina del dottor Giacomo Locatelli a pro- 
fessore coH'onorario di annuo L. 500. Nell'apriie 1791 il governo esterno il 
desiderio che fossero riattivate anche le scuole di anatomia e di chirurgia, le 
quali, come abbiamo visto, erano state soppresse nel 178G. Anche il Capitolo 
Ospitaliero, che era state soppresso nel 1784, per lasciare il posto ad un am- 
ministratore e a un direttore regio, venne ripristinato nel giugno 1791, dietro 



— LIX — 

ordine governativo. la tale occasione fii sancita la massiina generale cho in 
tutti gli ospedali tanto di Milano die provinciali, i Capitoli avessero la libera 
amministrazione dell'econoraia interna, ma che non dovessero mai immischiarsi 
nella parte riguardaute la ispezione e direzione medico-chirurgica, la quale 
doveva dipendere in ogiii ospedale da un medico direttore, confermato per 
Milano il dottor De Battisti, il quale doveva rendere conto direttamente al 
direttore generale medico di Pavia. Con questa disposizione le attribuzioni del 
Capitolo Ospitaliero furono ridotte da quel che erano per rispetto al Capitolo 
che duro dal 1450 al 17S4. 

Nel 1792 fu aggiunto alia pianta morale De Battisti un chirurgo dissettore 
coU'incarico della superiore ispezione su tutto ci6 che riguarda la Cappella 
dei morti e loro custodia, e coU'obbligo di fare a richiesta dei medici ordinarii 
e chirurglii maggiori le dissezioni di quei cadaveri che dai medesimi fossero 
indicati e di dare gy^atis delle istruzioni anatomiche ai giovani chirurghi del- 
r Ospedale. A questo posto fu nominato il distinto chirurgo Giovanni Battista 
Monteggia. 

Nel marzo 1792, il Capitolo Ospitaliero, facendosi forte di un conforme 
desiderio manifestato dal governo, decise di domandare la pronta ripristinazione 
delle scuole di chirurgia e di anatomia, onde riavere nell'Ospedale ed in tutto 
il paese le mani chirurgiche che andavano a perdersi evidentemente. II Ca- 
pitolo avrebbe anche pensato di introdurre nell'Ospedale una scuola di botanica 
e di chiniica. ma poi dimise il pensiero trattandosi che la prima si insegnava 
raolto bene nel R. Ginnasio di Brera e che la seconda non poteva essere isti- 
luita nell'Ospedale per la ristrettezza dei locali. II governo, deliberando su 
questa proposta del Capitolo Ospitaliero, ordino neU'ottobre 1793, che in luogo 
delle quattro cattedre proposte dal Capitolo stesso, tre sole fossero stabilite, una 
di anatomia e fisiologia, coU'onorario al professore di L. 1200, I'altra di pato- 
logia chirurgica ed operazioni, col soldo di L. 1000 e finalraente quella di 
dissettore con L. 500 e che le scuole stesse dovessero servire anche a comodo 
dei giovani che non diraorassero nell' Ospedale, ma che desiderassero di ap- 
profittarne. L' onorario dei professori fu tenuto a carico del fondo di pubblica 
istruzione. 

II Capitolo Ospitaliero, contrariaraente al veto del direttore De Battisti, 
avrebbe voluto ripristinare nell'Ospedale anche il convitto dei giovani chirurghi, 
ma il governo non accolse la proposta del Capitolo, perche secondo lui era 
problematico che il convitto preso siraultanearaente in esame dal lato dello 
studio e della interna disciplina fosse una buona cosa. Una moltitudine di giovani 
congregati in un luogo e quasi tutti di un'eta meno suscettibile di freno, non 
vuol essere disgiunta da parecchie irregolariti, ed un certo discredito in cui 
sono stati nei tempi addietro i giovani dell' Ospedale deve credersi nato da 
qualche reale motive. Ritenne poi anche contraria all'econoraia del Luogo Pio 
tanto sbilanciata la ripristinazione di tale convitto. 

Le nuove scuole furono attivate coll' anno scolastico 170.5-179G colla de- 
stinazione del chirurgo maggiore Giovanni Battista Paletta a professore di ana- 
tomia e del chirurgo maggiore Giovanni Battista Monteggia per le istituzioni 
chirurgiche. 



— LX — 

Nel 1796 venne di nuovo abolito il Capitolo Ospitaliero e si creo una 
Amministrazione collegiale di cinque cittadini prima, poi di sotte, retribuiti con 
annue L. 2500 e nel 1802 si aboli la direzione raedica, aggiungendo un me- 
dico al corpo collegiale. 

1 migliorainenti introdotti nei servizi, I'aver fallo cessare la collocazione 
(lei malati a due per letto, I'aumento progressivo delle popolazioni, hanno 
naturalmente resa maggiorc la doficienza dei locali. La casa di S. Anlonino e 
altre case sussidiarie divennero presto insufficienti e gia nel 1791 si erano 
fatti gli studi per ampliare il fabbricato di qnest'Ospedale su disegno dell' ar- 
chitetto Pietro Castelli e colla proiungazione del fabbricato stesso nella linea 
del Laghetto e del Naviglio, quando il Governo, fortemente preoccupato delle 
finanze sconcertate del Luogo Pio, rimando il progetto. Se non che il 15 giu- 
gno 1797 moriva il notaio dott. Giuseppe Macchi e con testamento 1.° feb- 
braio 1787 e codicillo 1.° glugno 1797 istituiva erede I'Ospedale coU'obbligo di 
convertire le prime annual! rendite del suo patrimonio nel compimento del 
fabbricato dell'Ospedale giusta il succitato disegno del Castelli. 

La Rappresentanza Ospitaliera qualche mese dopo la morte del Macchi si 
permise di domandare al Direttorio esecutivo se le disposizioni del Macchi do- 
vevano essere eseguite non ostante i grandiosi debiti e bisogni del Luogo Pio, 
e il Direttorio rescrisse pochi giorni dopo ordinando I'esatta e scrupolosa osser- 
vanza delle disposizioni testamentarie di quell' insigne benefattore e la imme- 
diata pubblicazione delle cedole per I'appalto di una porzione della fabbrica. 

L'ordine fu cosi esplicito che la Rappresentanza Ospitaliera non credette 
di frapporre indugio, e quindi nel febbraio 1798 iniziava le pratiche per I'ac- 
quisto delle case che sorgevano suU' area destinata per la nuova fabbrica ai 
civici numeri 4813, 4814, 4833, 4834, 4832, 4839, 4848 di ragione Fighetti, 
Fabbrica del Duomo, Castelbarco, Lorini, Solera, Taccioli, Borella e che costa- 
rono L. 319,448,15. 5. Per la fabbrica si spesero L. 493,593. 

Nel 1798 stante Taflluenza dei militari feriti si dovette allestire una nuova 
casa succursale all'Ospedale nei locali dell'ex monastero di S. Lazaro per acco- 
gliere i malati civili. Due anni dopo si dovettero aprire altre due case nella 
Canonica di S. Nazaro e nel locale di S. Filippo per i militari feriti e febbrici- 
tanti. Nel 1805 si aperse un'altra casa nel Convento dei Padri Cappuccini 
per i vajolosi. 

Con rapporto 23 Luglio 1800 il dott. Giovanni Maria Mazzi, ff. di direttore 
per I'assenza del De Battisti, che si era allontanato da Milano al restaurarsi 
della Repubblica Cisalpina, propose al Governo la sospensione della scuola di 
clinica appoggiando la sua proposta a queste considerazioni che riportiamo 
testualmente: 

« Per clinica in genere altro non si intende che il visitare e il curare che 
« fa il medico gli infermi a letto, ed in questo senso, che pure e il vero, 
« tutti i medici, che esercitano, .sono clinici. La clinica intorno a cui mi in- 
« terrogate e che con lode professa adesso il dott. Locatelli significa propria- 
« mente una scuola pratica dedicata all'istruzione della gioventu medica. » 

Secondo il Mazzi essendovi una clinica a Pavia quella di Milano era una 
vera superfetazione od anche una istituzione di lusso. Estern6 poi il parere 



— LXI — 

che la cliiiica neH'OspeJale non fosse ne necessaria, ik' economica, por quanto 
utile. La proposta di sospensione della scuola fu accolta dal Governo, il quale 
si riservo di pronunciarsi a tempo opportune sulla totalo soppressione. La 
scuola fu ripristinata nel 1806. 

Da ua rapporto dell'aprile 1802 dol dott. oculista Pietro Magistretti rilo- 
viarao che i nialati di oftalmia venivano posti confusamente nelle iuferraerie 
cogli altri malati seiiza distinzioue alcuna ed ancho nelle infermerie dei feb- 
bricitanti. Cie), secondo lui, era di grave pregiudizio agli oftalmici perche 
abbisognando di stare alio scuro per impedire I'irritazione prodotta dalla luce, 
invece di migliorare, peggioravano. Osservo poi die i nialati oftalmici collocati 
nelle infermerie dei febbricitanti contraevano non di rado la grave malattia 
nosocomiale. Propose quindi di dostinare una speciale inferraeria per la loro cura. 
II dott. Paletta capo chirurgo, interpellato sulla proposta del dott. Magistretti, 
non esito a dichiarare che meritava d" essere presa in seria considerazione e 
che sarebbe stato opportune di costruire nella occasione della fabbrica Macchio 
stanze capaci per quattro o sei letti. 

Ai materassi di piuma, che funzionavano dal 1472, vennero sostituiti 
nel 1803 materassi di lana. In que.-to stesso anno la pianta organica della Far- 
raacia venne cosi costituita : 

1 maestro con abitazione in luogo con annue L. 2300 ; 

1 vice maestro con L. 1600; 

1 coadjutore computista con L. 900 ; 

altre 3 giovani aiutanti con L. 850; 

altri 6 come sopra con L. 800 ; 

altri 4 con L. 750 ; 

altri 2 con L. 600; 

-1 aluuni gratuiti. 

In tutto 22 persone raentre nella precedente pianta erano soltanto 10. 
Un anno dopo si compilo quest'altra pianta organica : 

1 direttore di spezieria L. 3000; 

1 vice direttore L. 2500 ; 

1 aggiunto maestro L. 2000 ; 

1 prime giovine aiutante con L. 4,10 al giorno; 

4 giovani fissi di I classe con L. 4 al giorno; 

12 giovani fissi di II classe con L. 3 al giorno ; 

4 alunni, ed anche eccorrendo, senza soldo ; 

6 facchini con soldi 40 al giorno. 

11 personale di farmacia venne cosi portato da 22 a 24 persone. 

A questa pianta morale ne fu sostituita un'altra ben piix raodesta nel 1813 
coUa riduzione del personale da 24 persone a sole 11 persone, ridotti inoltre 
gli stipendii. Nel 1848 le persone addette a questa officina furono portate a 22 
costituende la seguente pianta morale : 

1 maestro opera tore con annue L. 2700 ; 
1 aggiunto L. 1800; 



— LXII — 

5 ajutanti di I classe L. 1400; 
o » » II classe » 1250 ; 
5 » » III classe » 1100 ; 
5 alunni con L. 2,50 al giorno. 

II piano De Battisti mentre fu rispettato per la parte attinente alia chi- 
rurgia non lo fu per la parte raedica, per la quale nel 1804 si fece un nuovo 
regolamento che and6 in attivita col 1" giugno detto anno. 

I medici ordinari o primari, che nel piano De Battisti erano S, furono por- 
tati a 13, due con L. 1800, sei con L. 1500 e cinque con L. 1000. 

Agli 8 medici sopranumerarii fissi furono sostituiti lU medici suppleraen- 
tarii, otto di prima classe con L. 400, e 8 di seconda classe con L. 200. 

Nelle visite i medici dovevano essere accompagnati da un aiutante speziale, 
come gia in passato, e da un aiutante chirurgo. II prirao aveva 11 compito 
di scrivere le prescrizioni. 

I medici dell' Os^pedale potevano passare al servizio di S. Corona e questi 
al servizio dell'Ospedale. 

Nel 1805 si ricostrui la lavanderia con una spesa di mil. L. 20,000 circa, 
pagata da una persona che voile rimaiiere incognita e si costruirono locali spe- 
ciali per la Penneria e la guardaroba. 

Nel febbraio 1805 si comincio a far uso dei furai di monsignor di Morveau 
per lo spurgo delle inferraerie, delle latrine e della Brugna. Questi suffumigi 
erano di gas acido muriatico ossigenato e di acido nitrico gia provati capaci a 
distruggere gli effluvii contagiosi. Si facevano col mezzo di una macchina of- 
ferta dal consultore di Stato, dott, Pietro Moscati, 

I vapori d'acido muriatico ossigenato si usavano per lo spurgo delle infer- 
merie e delle stanze infette e dei panni, e quelle di acido nitrico per gli am- 
raalati contagiosi. 

Per lo spurgo degli ammalati si ponevano sotto ai letti dei piccoli bicchieri 
da cui si alzavano continuamente dei vapori di acido nitrico. 

Sopravvenuta nel 1807 la Congregazione di Carita a surrogare i cittadini 
amministratori stipendiati, essa dedico le prime sue cure alia sistemazione del 
servizio medico. E a questo scope incaricava due suoi membri di procedere 
d' accordo coi medici, coi chirurghi e coU' ispettore alia compilazione di un 
nuovo regolamento. In questa occasione si discusse anche se conveniva ritor- 
nare al piano De Battisti, ma 1' ispettore dell'Ospedale fu di parere contrario, 
come lo fu il dott. Pedetti, in base ad argoinenti poc'anzi accennati. 

Intanto che si facevano questi studii fu ripristinata la direzione medica, la 
quale entro in attivita nel settembre 1810. 

Le angustie finanziarie, che da qualche tempo e per il sopravvenire delle 
eredita non furono tanto gravi da impedire che la beneficenza fosse esercitata 
con una tal quale larghezza, cominciano in quest' epoca a farsi vive. Gli 
sbilanci annuali giunsero a cifre cosi enormi da impensierire seriaraente la 
rappresentanza ospitaliera. Nel 1800 la deficenza fu di L. 855,918.13.5!! eifra 
fortunatamente non mai piu raggiunta. Quest'enorrae sbilancio fu specialmente 
prodotto dalla cura dei militari per i quali I'Ospedale non pote avere un cente- 



— Lxni — 

simo. Per rimediare. se nou in tutto, altnono in parte ad una condizione di cose 
tanto anorraale o tanto disastrosa, nel 1811 si abolirono, col parere del raedici 
e dei chirurghi e fra questi del dottor Paletta, i bapni generali die in passato 
si davano neH'Ospedale nclla stagione estiva. I bagni si vollero pero lipristinati 
nel 1S27 per i pellagrosi. 

Fra i rimedi clie allora si escogitarono per far cessare 1' annuo sbilancio, 
che si manteneva fermo sulle L. GOO. 000, e per suppb're ai bisogni dell' Ospe- 
daJe, ai quali non prowedevano, come avrebbero dovuto i Comuni, giusta il 
decreto 21 dicerabre 1807 di istituzione delle Congregazioni di CaritA, fuvvi 
pur quello di domandaro la eseuzione delle tasse di registro per le ereditA e 
le donazioni e la ripristinazione della esenzione dai carichi. Ma, come era da 
aspettarsi. la proposta non fu accolta dal Governo, il quale, non potendo esi- 
mersi dal fare qualche cosa, si dichiarava favorevole all' esclusione totale dei 
cronici e delle meretrici dalla beneficenza ospitaliera gratuita, e alia soppres- 
sione dei bagni pei pellagrosi, alia esclusione dei tignosi o alia limitazione dei 
sifilitici. 

Per I'allontanamento dall' Ospedale dei cronici venno diramata una circo- 
lare in data 27 dicerabre 1810 colla quale la Congregazione di Cariti, dopo di 
avere dichiarato die fu sempre doveroso e conforme all' istituzione ed alia 
costante pratica dell'Ospedale Maggiore di Milano I'escludere dalla accettazione 
le persone croniche ed incurabili, ed il dimettere quelle le cui malattie dege- 
neravano in cronicismo, diffidava i Comuni a non inviare per verun titolo i 
cronici all' Ospedale. con minaccia di rimaudo in case diverso. L' autorita go- 
vernativa corapilava poi un nuovo regolaraento per I'accettazione dei malati, il 
quale fu comunicato ai potestA e parroci colla circolare 5 ottobre 1811 della 
Congregazione di Carita. Ci)n quel regolainento furono esclusi dalla cura gra- 
tuita gli incurabili e quelli aventi indizio di malattia cronica, i pellagrosi e gli 
scabbiosi, e furono ammessi i venerei contro pagaraento della diaria di L. 1,25. 
I tignosi furono limitati al numero di 10. Colla circolare 15 ottobre 1812 del 
prefetto del dipartimento d' Olona i cronici che si trovavano nell' Ospedale fu- 
rono posti a carico dei Comuni. 

II primo direttore, dopo la ripristinazione della direzione medica avvenuta 
nel 1810, fu il dottor Gaetano Strambio, il quale entro in funzione il 1.° gen- 
naio 1811. Le sue prime cure furono naturalmente rivolte al servizio sanitario 
e quindi alia revisione del regolamento medico del 1804. 11 risultato de' suoi 
studii fu quello di proporre >ullo scorcio del 1811 un nuovo regolamento per 
il servizio medico e nel presentarlo egli si credette in dovere di avvertire die 
il numero dei medici ordinarii dell' Ospedale portato dal detto piano del 1804 
era superiore al bisogno,in maniera tale che alcuni di essi rimanevano in ozio 
collo stipendio per molti mesi dell' anno, e che era pure eccessivo il numero 
dei supplementarii. Secondo lui il non e-sservi nel piano del 1804 i medici as- 
sistenti, che esistevano nel piano De Battisti, era dannoso al malato perche il 
medico ordinario che lo vedeva alia mattina non avendo seco I'assistente, cui 
comunicare a voce le necessarie awertenze ed i ragionevoli dubbi sulla dia- 
gnosi era costretto affidare la visita pomeridiana ad un medico supplementario, 
il quale era per turno giornalmente cambiato. 



— LXIV — 

Egli poi scrisse queste considerazioni : 

« L'astanteria e I'accettazione degli ammalati nuovi, che taiito deve inte- 
ressare nelle attuali circostanze dell' Ospedale, va soggetto nel piano attuale 
del 1804 a due disordini. I medici suppleraentari, ai quali incombe l'astanteria 
sono medici per la massima parte gia provetli e giu adoperati per la citta, 
quindi mal soffrono la necessaria subordinazione, e mancano ai doveri del- 
I'astanteria. In secondo luogo non essendo questa delicata incumbenza dell'ac- 
cettazione applicata a medici appositi, ma cambiata per turno, non possono gli 
astanti conoscere le frodi e le simulazioni degli ammalati o i finti aramalati. 
II piano De Battisti assegnava l'astanteria non ai medici sopranumerarii, equi- 
valenti ai supplementarii, ma agli assistenti medici. Ma essendo anche in questo 
piano r ispezione vaiiabile per turno non poteva essere bene ed ugualraente 
sostenuta. II sig. dott. Moscati (piano del servizio medico-chirurgico dello spe- 
dale 1787) ritenne I'antico costume di due giovani medici specialmente addetti 
alia astanteria, detti percio astanti, coUa sola differenza che tolse loro la ta- 
vola, ossia il vitto. » 

Posti questi principii, egli propose che la pianta medica fosse cosi costituita, 
ritenuto che ogni medico ordinario avesse da visitare 100 aramalati al giorno: 

N. 5 medici ordinarii con L. 2000; 

» 5 « n » » 1500, compresi in questi il medico per 

il L. P. Esposti per la Senavra e il professore di clinica, il 
quale disimpegnava esclusivamente due infermerie; 
» 8 medici suppleraentari con L. 700; 
» 2 medici astanti con L. 300 oltre il vitto ; 
» 12 medici assistenti senza stipendio. 

Piu tardi propose che i medici astanti fossero quattro, secondo 11 piano di 
Firenze, dando soltanto il vitto a quelle di guardia e aumentando loro I'onorario. 

La proposta del direttore Strambio fu pienamente accolta. 

I medici di prima classe dell' Ospedale erano da scegliersi tra quelli di 
seconda classe, e questi tra quelli di prima classe gia in ufficio nell'Istituto di 
S. Corona. 

I medici supplementarii erano scelti fra i migliori medici assistenti. 

Per essere amraessi ai posti di medico assistente occorreva la laurea dot- 
torale, gli esami di libera pratica in una delle Universita del Regno e quattro 
anni di pratica. 

La mancanza dei medici al servizio era passibile della puntatura. 

Le visite mediche dovevano essere seguite da un chirurgo aiutante in so- 
stituzione del farmacista. 

Pare che non esistesse il miglior accordo fra la Congregazione di carita 
e il direttore Strambio, se la prima trovo di dover presentare una rimostranza 
su questo regolamento e specialmente suU'eccessivo nuraero dei medici ordinarii 
numero proposto dallo stesso Strambio e gia ridotto da quello portato dal 
Piano 1804. Ad onta di tale rimostranza il regolamento dovette essere attivato 
col giorno 8 dicembre 1812. 

II direttore Strambio provvide anche al miglioramento del servizio degli 



— I.XV — 

intennieri, col retribuire i serventi di giorno con L. 1.30 italiane e quelli di 
notte con L. 1. 25 italiane, fissando a 21 i prinii e a G i secondi. Nel 1817 
essi domaudaroiio on sussidio in causa dell' incarimoato dei generi di prima 
necessity, ma il direltore Strambio non fu di parere cho la doraanda venisse 
esaudita por qneste piustissime osservazioni: 

« Sebbene il soldo depli inferniieri possa essere loalnionte scarso in quosli 
« tempi, non sarei per6 d'opinione n^ di lore aumentarlo, ne di assognar loro 
« uu sussidio. L'aumento di soldo ed il sussidio non li renderebbe ne piii di- 
" ligentt, ni' pit> fedcli. 

« lo sarei del subordinate sentiniento che per incoraggiare questa sorta 
« di gente, si introducesse il costume di qualche gratificazione o annua o 
« mensile, ai piu diligenti e fedeli. Poclii foi'se sarebbero quelli che la me- 
« rilerebbero. ma il premiare appunto questi pochi servirebbe di stimolo 
« agli altri. •» 

Intanto il servizio chirurgico continuo senipre a funzionare in base al 
piano De Batiisti. Si e bensi tentato nel 1811 da una commissione costituita 
dal direttore, dal capo cbirurgo Palletta e dall'ispettore, di studiare una riforma 
ma non furono che progetti. 

Nell'agosto 1814 il direttore Strambio accenno che le disposizioni dell'ar- 
ticolo VIII del piano 1812, malaraente interpretate dai medici, erano la sor- 
gente di infiniti disordini. I medici credevano che per effetto della puntatura 
potessero stare assenti anche senza avvertire il direttore quando loro fosse 
piaciuto. Egli lasci6 scritto che alcuni medici primarii e supplementary, sebbene 
sani e vigorosi, si astenevano dal servizio, lasciando pure che fosse loro fatta 
la puntatura e che qualcuno riesci perfino a stare assente in un anno 4 mesi. 

La cliuica medica aftidata al dottor Rasori funzionava cosi male special - 
mente per le sue frequenti tardanze all'orario e per la sostituzione di un pra- 
ticante, allievo del Rasori, che fini coU'essere pressoche abbandonata. Su questo 
rapporto il direttore Strambio scrisse il 28 gennaio 1815, alia Congregazione 
di carita, quanto segue: 

« Tostoche mi pervenne la notizia delle mancanze del signor Rasori, ho 
« creduto bene io stesso di disimpegnare le sue incumbenze visitando gli am- 
« malati rimasti nelle inferraerie dette di clinica. Era mio desiderio di conti- 
« nuare un tale impegno, si per soddisfare a molti giovani medici che mi 
« eccitavano alia continuazione, come anche per adoperarmi per quanto mi e 
« possibile al servizio del Luogo Pio ed alia pubblica istruzione, ma la soprag- 
« giunta rigida stagione, la mia poca salute e gli impegni della direzione medica 
" divenuti maggiori in quest! giorni, mi hanno con mio dispiaceie obbligato a 
« desistere per era dall' incominciato divisamcnto, mettendo le dette infermerie 
« sul piede di tutte le altre, ed assegnandovi un medico supplementario finche 
« altrimenti venga superiormente stabilito. Da una tale sospensione pero della 
« cosi detta scuola clinica, nessun danno puo nascere alia pubblica istruzione 
« medica: 1.' perch^ la scuola del signor Rasori riducevasi ad una breve visita 
« che spesso lasciava al suo assistente circondato talvolta da pochi e talvolta 
" da nessun praticante; 2.° perche in questa stagione pochissimi sono i giovani 
« medici in Milano, ecc. » Chiudeva il suo rapporto proponendo che, riattivando 



— LXV[ — 

la clinica, questa venisse affidata al dottor Locatelli, proposta che fu amraessa. 
Cosi il 25 settembre 1815, il prelodato dottore, assistito dal dottor Adamini> 
coralncio a prestare la sua opera. L'onorario del professore fu determinato in 
L. 500 mil. annua, delle quali L. 300 a carico del fondo per Fistruzione pub- 
blica. Per la clinica fu scelta la infermeria di S. Gaetano. 

Lo Strambio, interpellato dal Governo sulla opportunity di sostituire alle 
istituzioni chiriirgiche la clinica chirurgica, propugn6 la sostituzione, la quale 
fu approvata dal Governo stesso nel febbraio 181G, colla destinazione a profes- 
sore del dottor Palletta, assistito dal dottor Manzotti e colla concentrazione 
delle scuole di anatomia. La clinica coniincio a funzionare il 15 agosto 1816. 

Le scuole furono fatte cessare per decreto imperiale 19 febbraio 1818, 
coUocati a riposo i professori titolari. 

La Congregazione di Carit^, istituita nel 1807, e costituita da cittadini vo- 
lonterosi, mentre ha funzionato nci primi suoi anni abbastanza regolarmente, 
coniincio nel 1818 a sceraare di buona volonta. Le adunanze periodiche si resero 
quasi impossibili per mancanza di intervenienti. Le diserzioni e le impossibilita 
di surrogare i morti e i dimissionarii divennero normali per modo che il Go- 
verno dovette nel 181G mandare un coraraissario governativo e nel 1819 di- 
chiarare definitivamente sciolta la Congregazione di CaritA colla contemporanea 
nomina di un amrainistratore unico stipendiato e responsabile. II primo ararai- 
nistratore fu il cavaliere Bellani, che proveniva dai tribunali. Uomo euergico, 
e di tempra forte seppe, corapatibilmente colle esigenze dei tempi e colle abi- 
tudini inveterate del sito, introdurre iraportanti raiglioramenti nei servizii. Pieno 
di vita, laborioso, instancabile, non limito il suo compito alia amministrazione 
della sostanza, ma siccome successo alia Congregazione di Carita, che aveva 
larghi poteri, egli estese il suo intervento efficace su tutti i servizii, non esclusi 
i sanitarii, facendo visite iraprovvise nelle infermerie rilevandone i disordini. 

Nel 1821 ordino che anche nelle infermerie delle donne si osservasse il 
silenzio come in quelle degli uomini, proibi i discorsi ad alta voce e per la 
quiete dei poveri ammalati, proibi alle figlie serventi I'uso delle zoccole o scarpe 
sciolte dette zibrette. 

Da un rapporto 23 raaggio 1821 dell'ispettore dell'Ospedale, togliarao questo 
brano meritevole di essere conosciuto anche perche ci d^ un' idea abbastanza 
precisa dei disordini che avvenivano in quest'Ospedale: 

« Per isprimacciare e rassettare il letto agli infermi uomini si uso e ?i 
usa attualmente di far sedere il malato appiedi del letto. Con un tal raetodo, 
oltre che non si puo far la cosa a dovere, giacche parte del letto va ad essere 
occupata, si aggiunge I'inconveniente, a parer mio di qualche rilievo, che il 
malato, il quale d'ordinario non ha camicia, o se pur 1' ha, e assai logora, 
e esposto alia incleraenza del freddo. » 

Aggiunse, poi, che nel comparto femminile, durante I'operazione, venivano 
le degenti collocate nel letto di un'altra, comunicandosi cosi le sporcizie. Pro- 
pose (juindi che fosse allestito un letto portatile composto di una tola forte o 
sostenuto da quattro pezzi di legno che si incrocicchiavano, siraili presso a poco 
agli sgabelli dei ciabattini, provvedendone tutte le infermerie, si maschili che 
feraminili. La proposta fu accolta dairaraministratore Bellani, il quale prescrisse 



— LXVII — 

anche die tiitte le inforraerie fossero provvodiito di camicle da uomo e da 
donna da soiuministrare ai inalati che ne dilettassoro, 

Un' altra innovazione introdotta dal cav. Bellani fii quella di far costruire 
delle fiombe da collocare intorno al letto dei morihondi onde togliere I'aspetto 
triste ai viventi cii'costanti, fioiuba die ora viene collocata soltaiito iiitoruo ai 
letti dei raorti durante il tempo cui vengono lasciati nelle infermerie. 

11 10 diceinbre 1822 il cav. Bellani scrisse alia direzione raedica queste 
testuali parole: 

« Mi ricordo di uu tempo in cui anche il servizio degli uomini ora assai 
« mal fatto e vi erano anche pessimi soggetti. 

« Alcuni se ne andarono, alcuni vennero licenziati e parte in forza dei 
« predetti esempii, parte in forza di buone discipline e di sorveglianza piu attiva, 
« il servizio e migliorato di assai. 

« Ma cattivi ne rimangono ancora, sebbene procurino di lasciarsi cono- 
« scere il meno possibile. 

« La introduzione dei cattivi si deve alia poca cautela con cui si ac- 
" cettavano una volta gli infermieri, portantini e tutte le persone di basso 
« servizio. 

« Certo e che per avere un servizio attento, fedele, caritatevole, bisogne- 
« rebbe ricorrere ad una religiosa vocazione, e cosi 6 nella raassima parte dei 
« grandi Ospedali di Francia, ma il nostro locale ed anche la nostra society 
« per ora non si prestano a tanta opera. » 

Per rimediare pero in qualche niodo ordino die fosse corapilato un elenco 
di tutti gli infermieri con un cenno informativo suUa loro condotta. Anche la 
sua energia e la sua tempra non hanno saputo trovare un provvediraento 
efficace e tale da rassicurarci che il servizio potesse procedere senza incon- 
venienti. 

II cav, Bellani si occup6 anche con vivo interessamento del servizio eccle- 
siastico e nell'atto che egli si fece a proporre un nuovo piano regolamentare, 
noto che da qualche tempo quel servizio era raal fatto e che se una volta si 
poteva ritenere congruo per il servizio che si faceva il nuinero di 8 coadjutori, 
il loro numero poteva essere ridotto a cinque stante la quality di servizio che 
prestavano. — Soggiunse inoltre che una volta i coadjutori estendevano le loro 
cure a procurare il ravvedimento di quegli infermi che abbisognavano di con- 
sigli, a dare istruzioni a quelli che o per trascurata educazione o per costumi 
perversi erano ignari dei principi della Religione, a confortare i moribondi che 
dopo I'ultimo sacramento godevano dei loro sensi, e che nulla o ben poco si 
faceva di tutto ci6. Concluse col dire che il loro servizio aveva assunto le 
forme di un mestzere e che scandali di qualche gravita erano avvenuti nel- 
I'interno deU'Ospedale da parte loro. 

11 servizio notturno dei serventi nelle infermerie introdotto nel 1790, pare 
che non sia sempre state prestato con quella regolarita che sarebbe stata desi- 
derabile, se il Governo nel 1825 dovette prescrivere che ogni inferraeria fosse 
provveduta di notte di una guardia. Siccome poi ad onta di questo provvedi- 
mento i poveri agonizzanti si lasciavano morire senza gli ultimi soccorsi, cosi 
nel 1830 la Direzione medica ordinava che i medici ordinarii dovessero tra- 



— LXVIII — 

smettere giornalmeiite all'Ispettorato la nota din in;ilali afif,M'avati e alio scopo 
che essi fossero sollecitamente soccorsi prescriveva clie al loro letto fosse appeso 
un cartello colla indicazione da bevere. 

Nei comparti reraminili il servizio di infermiera era specialraente disim- 
pegnato da figlie esposte del Luogo Pio. Questo modo di provvedere ad uu tale 
servizio non parve il migliore al cav. Bellani, il quale nel giugno 1822 iiicomin- 
cio a introdurre ia quel servizio una iinportante innovazione, chiamando donne 
della citta e della campagna in luogo delle dette figlie esposte, che difettavano e 
che prestavano un servizio poco buono. Le prime donne ararnesse furono 13 
che surrogarono 10 serventi licenziate o perche incapaci o perche senza cuore. 
Nel 1825 le donne avventizie furono divise in tre classi con cent. GO al giorno 
la prima, cent. 58 la seconda, e cent. 50 la terza, oltre il vitto. Nel dicembre 
dello stesso anno le classi furono ridotte a due, una con cent. G9 e I'altra 
con cent. 58. 

II cav. Bellani si preoccupo inoltre del modo col quale procedeva il servizio 
chirurgico specialraente per rispetto alle medicazioni. Egli nel 1825 fece cono- 
scere alia Delegazione Provinciale la sconvenienza che derivava dal fatto che i 
Chirurghi maggiori medicavano solo alcuni aramalati da loro prescelti e che 
intanto gli aiutanti medicavano gli altri senza scorta ne presenza del chirurgo 
maggiore e cio che era peggio un aiutante medicava oggi i malati ai n. 1, 3, 5, 7 
e domani quelli ai n. 2, 4, 0, 8. Avendo egli inutilmente richiamati all'ordine 
i chirurghi, scrisse alia Delegazione Provinciale che era un farsi giuoco della 
salute dei poveri infermi e che quindi occorreva un provvedimento. La Delega- 
zione Provinciale si limito ad ordinare eke fosssero scrupolosaraente osservate 
le disposizioni del piano rcgolanientare e che quindi le medicazioni avvenissero 
con maggiore regolarita. 

Per dare una prova della energia e del carattere del cav. Bellani riferiamo 
un brano di una ordinanza da lui iudirizzata al direttore deil'Ospedale, D. Mazzi, 
per i"iprovare i disordini che succedevano nella guardia chirurgica. 

« II sig. direttore col citato rapporto ha riconosciuto la necessita di tenere 
« fermo. Tenga dunque ferrao una volta. Invigili e non lasci sempre alia am- 
« ministrazione il peso di reprimere gli abusi. 

« La indolenza, la apatia di tanti oliiciali di sanita mi fanno veramente 
« male al cuore. Fra i tanti motivi per i quali domandai la mia dimissione 
« questo non e TuUimo al certo. Giacche pero si vuole che io resti non mi 
« rimane che di disprezzare le indecent! conturaelie degli apati e di progredire 
« avanti nel mio dovere. » 

A migliorare il sevizio medico, nel 1827 fu dal Governo ordinato che i 
medici ordinari dovessero visitare i malati anche al dopo pranzo. 

La vigilanza e le premure coscienziose del cav. Bellani si rivelano in tutti 
i suoi atti. Nel 1827 scrisse alia direzione medica d'essere inforraato che suc- 
cedeva nell'Ospedale una seria dilapidazione, o meglio una criminosa trafuga- 
zione di pezze, bende e iilaccie. A rendere minore questo grave abuse si prov- 
videro tutte le inferraerie di un armadio chiuso a chiave. 

Nell'agosto 1828 la Direzione medica prescrisse che la guardia chirurgica 
fosse montata ogni 24 ore da tre persone, un dottore provetto in chirurgia, 



— LXIX — 

sia vice-chirurgo, sia aiutante di jirima o seconda clasiso, un dottoro o maestro 
ill chirurpia e un flebotomo. 

In quest' epoca il direttore dott. Duca coiniiicio a introdurre nol servizio 
cspitallero la classe dei medici chirurplii praticanli. 

Nel 1S;50 si fecero gli studii per riscaldare gli spaziosi ambienti dell'Ospe- 
dale, raa anclie dietro parere dei medici si dovette riconoscere che il loro ri- 
scaMamento non era possibile. Pero tre aiiiii dopo si collocarono nolle infer- 
merie parecchie stufe. 

Nel 1831 si' pose in attivita la iiuova pianta morale per il personale am- 
ministrativo con una spesa annuale di L. 28,956, mentre all' epoca della Con- 
gregazione di Carita nel 1808 la spesa era di L. 37,090. Nell' istesso anno fu 
messa in attivita una nuova pianta morale per gli uftici della direzione colla 
(lestinazione di 11 persona compreso il direttore, e compresi alcuni ragionieri, 
i quali avevano I'incarico di attendere alia contabilita speciale della beiieficenza, 
clie per il patrimonio eravi un altro ufficio di contabilitd dipendente dalla ani- 
ministrazione. 

11 personale ecclesiastico dell'Ospedale e del L. P. di S. Caterina, costituito 
da un rettore e da 9 coadjutori, dietro ordine superiore fu posto nel 1831 sotto 
]a iramediata dipendenza del parroco di S. Nazaro, iacendo cos'i cessare la par- 
rocchialitA in luogo. 

Nel 1S35 si fecero tentativi per dotare I'Ospedale di una biblioteca medica, 
ma la superiority non accolse la proposta che era stata fatta di acquistare i 
libri della libreria Rejna del valore di L. 6000 in considerazione dell' enorme 
sbilancio delle finanze ospitaliore. E se 1' Ospedale ora possiede una biblioteca, 
}icca di circa 13,000 volumi e di opere pregevolissime, la deve al dottor Carlo 
DeU'Acqua, il quale nel 1846 legava all'Ospedale tutta la sua biblioteca di quasi 
3000 volumi e L. 50,000 per provvedere colle rendite relative al suo incremento. 
La nuova biblioteca fu attivata nell' istesso anno. 

Per provvedere alia deficienza dei locali, ove coUocare i malati, nel 1837 
si ridusse ad infermeria un locale che serviva per lavorerio e nel 1841 si fece 
innalzare il tetto della infermeria degli Scalini, per costruirvi superiormente 
una nuova infermeria, alia quale fu poi data la denominazione di Sala Imnia- 
colaia. Nel 1849 se ne fece costruire un'altra superiormente a quella del Fosso 
colla denominazione di S. Andrea. 

Nel 1843 venne sistemato anclie 1' ufficio di accettazione dei malati, asse- 
gnando alio stesso n. 4 funzionaiii, rotribuito il capo d' ufficio con L. 1300. 

La gestione interna economica che fin qui fu altra delle principali attri- 
buzioni della direzione medica, vonne nel febbrajo 1844 per sovrana risoluzione 
.'tffidata all'Amrninistnizione e nell'istesso anno vennero create tre separate di- 
rezioni per I'Ospedale Maggiore, il L. P. degli Esposti, e la Senavra. Le mansioni 
maggiori caricate agli ufficii amministrativi in causa della gestione interna eco- 
nomica resero necessaria la revisione della pianta morale del 1831, la quale era 
divenuta insufficiente ai bisogni, e gli studii fatti in proposito condussero ad 
una nuova pianta morale, che fu approvata nel 1845 con una spesa annua di 
L. 58,300, esclusi pero i servizi di guardaroba, dispensa e magazzeni. Altra 
conseguenza dell'aver staccata dalla direzione la gestione interna economica si 



— LXX — 

fu di dover compilare una nuova pianta morale per quegli uffici, la quale fu 
approvata nell'agosto 1815. 

II servizio delle infermiere, sistemato, come abbiamo vedulo, dal cav. Bel- 
lani, col richiarao di donne dalla campagna e coll'abbandono della consuetudine 
di destinare a quel servizio le figlie esposte procedette regolarmente e con sod- 
disfazione nei primi anni, ina poi lasciate quelle donne in abbandono e mal 
sorvegliate e fors'anco mal consigliate dalle figlie esposte che tuttora si trova- 
vano in servizio, finirono col rendere un servizio poco soddisfacente e anche 
col lasciar aperto 1' adito a censure e a rimarchi specialraente dal lato della 
iiioralita. Le cose arrivarono a tal punto che non fu possibile lasciare senza 
uu provvedimento un si importante servizio. E il provvedimento allora adot- 
tato, e che noi non esitiamo a dicliiarare molto giudizioso e salutare, fu di 
introdurre nolle inferraerie delle donne le Sucre della Carita, istituzione tanto 
benemerita della umanita sofferente. Nel marzo 1845 ne entrarono in servi- 
zio 10. Dopo un anno il numero venne portato a 20, anche alio scopo di poter 
accollar loro una doppia guardia notturna. Nel 1847 estesero il loro servizio al 
coniparto vajolosi e nel 1850 alia cucina. La Rappresentanza Ospitaliera fu cosi 
soddisfatta dei loro servizii che nel 1851 ne richiamo altre 6 destinandole alle 
divisioni chirurgiche maschili. Altre 6 assunsero nel 1852 il servizio di sorve- 
glianza anche nolle quattro infermerie terrene del coraparto maschile. Piu tardi 
nel 1857 venne loro affidata la guardaroba, la dispensa ed altri servizii, pre- 
stando sempre e ovunque un'opera intelligente, solerte e caritatevole. E se ora 
il servizio delle infermiere e ben diretto e lascia ben poco o nulla a desiderare 
lo si deve alle Suore, le quali hanno saputo inspirar loro dei sentinienti pietosi 
e religiosi, quali sono indispensabili in chi e chiamato alia nobile missione di 
assistere i malati. Ci auguriamo che possa venir presto il giorno in cui le in- 
fermiere possano essere applicate completaraente anche ai comparti maschili, 
ai quali in parte gia prestano i loro ufficii. 

L' accettazione dei malati regolata da norme staccato e promulgate di 
quando in quando e a seconda delle circostanze dalla Rappresentanza ospita- 
liera fu sistemata con norrae regolamentari nel 1847, norme che furono pub- 
blicate e che contengono fia le altre queste disposizioni : 

" Hanno diritto al ricovero gratuito nello Spedale Maggiore di Milano i 
« malati miserabili e sanabili appartenenti ai Corauni del gia ducato di Milano 
« e determinati dagli atti di istituzione del Pio Luogo. 

« I malati della Citta di Milano, sebbene abbiano diritto alia cura gratuita 
« dei medici e chirurghi ed al godimento dei medicinali a carico del Pio Isti- 
« tuto di S. Corona, sono accolti nello Spedale, se nella loro poverta non ba~ 
« stano le prestazioni di quel Pio Istituto. 

« Sono esclusi dalla cura gratuita con richiarao della deterrainazione 
« 29 luglio 1811 N. 14790 del Ministro dell'Interno: 
« I malati di malattie croniche ed incurabili; 
« i malati di scabbia ; 
« i malati di tigna; 
« i malati di sifilide; 
« i malati di idrofobia. 



— LXXI — 

« L'informo doraiciliato in Milano per essere accettato nell'Ospedale dovra 
produrre mi attestato del medico o chirurgo di S. Corona o di altro medico 
chirurgo della Citta, e un attestato del Parroco comprovante la mise- 
rabilita. 

« L'inferrao domiciliate fuori di Milano dovn\ presentare un attestato del 
« medico o chirurgo condotto espriniente la malattia e un certificato del Par- 
« roco comprovante la miserabilita. » 

Gli amraalati, esclusi dalla beneficenza gratuita, non potevano essere am- 
messi senza la produzione di una obbligazione dell' Autorit;\ coraunale per il 
pagamento della pensione. 

Nel 1S4S, durante le cinque giornate, I'Ospedale accolso i feriti 8 i morti, 
seppellendo questi nei sotterranei della Chiesa dell* Ospedale stesso e precisa- 
mente nei sepolcri che nei secoli scorsi servivano per il seppelliraento dei morti. 
Durante la rivoluzione il popolo demoli il Cascinotto che, come s'h detto, sor- 
geva suU'area di contro alia facciata del fabbricato Sforza. 

Una innovazione da tanti anni reclamata venne introdotta per rispetto ai 
letti dei malati col surrogare lettiere di ferro ai cavalletti di ferro e ai letti 
di legno. 

Alia pianta morale della direzione del 1845 ne venne sostituita un' altra 
nel 1849, comprendendo in questa il personale sanitario e la Farraacia. Furono 
assegnati 12 irapiegati alia Direzione, compresi il Direitore e I'lspettore, 107 
medici e chirurghi, compresi tre raedici assistenti per I'Astanteria medica da 
essere disimpegnata dagli assistenti per turno di anzianita per due anni e 22 
farraacisti. Questa pianta morale fu riformata per la parte riguardante la 
Farmacia e gli Ufficii della Direzione nel 1853, assegnando alia prima 22 far- 
raacisti, e ai secondi 13 funzionarii. Nel 1858 la pianta morale della Farmacia 
fu limitata a 21 parsone. 

Non fu corapreso il servizio ecclesiastico perche nell' istesso anno 1849 il 
Feld-Maresciallo Radesky ordino la sostituzione dei Padri Cappuccini al clero 
secolare che ebbe il torto di essersi troppo favorevolmente pronunciato in fa- 
vore del risorgimento italiano e di essersi adoperato nelle cinque giornate alia 
fabbrica di palle di piorabo. Nel 1854 fu deferita ai Cappuccini la parrocchia- 
litA deir Ospedale, di S. Caterina e S. Antonino togliendoli dalla dipendenza 
del Parroco della Chiesa di S. Nazaro. 

Per rendere piu immediata la tutela superiore e fors'anco in odio all'Am- 
rainistrazione ospitaliera, nel 1850 venne istituito nell'Ospedale un Collegio dei 
Conservatori con facolta un po' piu larghe di quelle attribuite all'Amministra- 
tore e al Direttore. Era un ufficio intermediario fra la Amministrazione e la 
Delegazione Provinciale, la quale continuo ad esercitare la sua autorit^ e sul 
Collegio dei Conservatori e sull' Amministrazione. L'istituzione tutt'affatto spe- 
ciale per I'Ospedale cesso nel 1850. 

I medici dell'Ospedale prima della raet4 del secolo XVIII erano ritenuti 
in servizio prima per un quinquennio, poi per un triennio. Fu soltanto da 
quell'epoca in avanti che essi, come gli altri funzionari del Luogo Pio, furono 
dichiarati stabili. Peru nel 1855 la Delegazione Provinciale sottopose all'esame 
della Direzione medica il quesito se non conveniva sostituire medici biennali ai 



— LXXII — 

medici stabili. Allora la Direzione manifesto il suo parero scrivendo: « Che il 
« sistema dei medici chirurghi biennali pare die debba ofTrire dei vantaggi 
* negli Ospedali provinciali e specialmente in quelli che accolgono uno scarso 
« e determinate numero di malaU, e die lianno al)bondanza e opportunity di 
« locali per fornire alloggio agli stessi medici e cliirurghi, ma die tali van- 
« taggi, dei quail e certamente il primo quello di poter dare al Pio Luogo dei 
« funzionari ben qtialificati e di allontanarne per serapre quelli di minor rae- 
« rito, verrebbero controbilanciati da molti inconvenienti in un nosocomio, 
« quale e questo, il quale e p^r la illiraitata accettazione di malati, e per il 
« numero grande di funzionari die deve aver serapre a sua disposizione occupa 
« un posto affatto distinto; — die i medici e chirurghi secondari biennali non 
« potrebbero quivi trovare comodita di alloggio, mancando perfino lo spazio 
« alia collocazione degli stessi ammalati ai qua'.i e forza ad ogni tratto di pro- 
« curare delle case sussidiarie e facendosi sontire anche per parte di tutti gli 
« uffici gravi lamenti per le angnstie di locali in cui si trovano. E noto che 
« molti impiegati che hanno dovcre e diritto di alloggio nello stabilimento 
« come rispettore ed altri abitano fuori di luogo ; — che la grandezza colossale 
« dello stabilimento e il numero grande e sempre variabile dei malati che vi 
« si accolgono fanno che lo stabilimento stesso abbia bisogno d'una certa scorta 
« di funzionari sia per proporzionarli alia plena dei malati, sia per supplirc 
« alle eventual! mancanze, la quale scorta si ha attualraente per la prospettiva 
" di una carriera e mancherebbe quando i medici e chirurghi secondari dopo 
« un biennio od un quinquennio fossero irremissibilmente licenziati ; — che 
« la stabilita dei medici e chirurghi secondari in questo Ospedale permette di 
« assegnare loro un modico stipendio, il quale, se fossero biennali, dovrebbe 
« essere per lo meno duplicate con aggravio notabile del Pio Luogo, stante il 
« numero grande degli stessi funzionari; — che !a stabilita di tutto il corpo 
« sanitario fa che anche coloro che coprono i posti pin bassi si aflfezionino 
« alio stabilimento e vi si adoperino con tutto lo zelo nella speranza di future 
« proniozioni. 

« Del resto se il sistema. dei funzionari biennali ha per iscopo di prepa- 
« rare dei buoni medici condotti alia campagna, questo e gia raggiunto nel- 
« rOspedale di Milano anche col sistoaia dei secondari permanenti. Perocche 
« (! un fatto che ogni anno piu d'un giovine medico dopo aver qui servito per 
« qualche tempo, massime nelie sale chirurgiche, passa in qualche condotta 
« sia per propria vocazione, sia in forza di speciali circostanze. » 

La proposta non ebbe seguito e nello stesso anno fu approvata una nuova 
pianta morale per il personale sanitario costituita da 16 medici primari, 3 me- 
dici aggiunti per I'Astanteria , 16 medici semplici e IG assistenti gratuiti, 
6 chirurghi, 6 aggiunti, 22 chirurghi aiutanti, 17 assistenti gratuiti. 

Ad onta che si siano di quando in quando aperte delle case succursali per 
accogliervi i malati, la cui aflluenza si faceva maggiore, i locali furono sempre 
imparl ai bisogni. Nel 1850 per far posto si dimezzarono le infermerie terrene 
del comparto maschile per costruirvi superiormente altre quattro infermerie 
che presero la denominazione di S. Nazaro, S. Fedele, S. Stefano e S. Bar- 
naba, e che costarono la spesa di L. 145,664. 



— LXXIII — 

In consiilera/.ione di una grave crisi auaoaaria si dovette nel I80G auinon- 
tare gli stipendi del porsonale di servizio e inoilificarne la pianta morale 
portando a 130 le persone addettovi, conipresi i portantini, i portinai, cuci- 
nieri, ecc. Per I'istessa rapione fu inodillcata la pianta morale per gli uffici 
amniinistrativi. Nel ISoO si conipilo una nuova pianta morale per il personale 
di servizio ferarainile asseguandogli 131 persone. 

Da pai-ecchi anni i medici priraan dell'Ospedale lamentavano rinsalubritjx 
delle emanazioni delle acqiie del Laghetto col quale coulina il fabbricalo del- 
rOspodale. Si tentarono diversi prowediaienti, raa sempre con risultato nega- 
tive. II Laghetto colle sue insalubri emanazioni sussisteva tuttora nel 1857 
quando I'lmperatore d'Austria Francesco Giuseppe 1 venue a visitare I'Ospe- 
dale. Fu in quella occasione clie la Rappresentanza ospitaliera dimostrava al 
Sovrano la insalubrita di quel bacino, e la necessita di sopprimerlo nell' inte- 
resse della salute dei malati (1). Qualclie giorno dopo la visita, I'lmperatore 
ordino I'interraraento, opera che fu tosto eseguita. 



(1) Diamo qui alcune notizie storiche sul Laghetto e specialmente suUa sua origine la 
quale risale fino all'epoca della costruzione del Duomo e crediamo tanto piii opportuno far 
questo in quanto che negli annali della fabbrica di quel grandioso monumento pubblicatisi in 
questi ultimi anni, non si e fatto alcun cenno deirorigine del Laghetto stesso. L' omissione 
non e tutta da attribuire ai compilatori di quegli Annali, ma alia circostanza che gli atti 
relativi furono nel 1805 rilasciati all'Ospedale allorche divenne proprietario del Laghetto. 

Le noiizie stesse le abbiamo tolte da un quinternetto deU'epoca nel quale furono cosi 
registrate : 

MCCCLXXXVIII fu supplicato per il Vicario ct XII de la provixione et per quali erano 
deputati ala fabrica dela giexa mazore de Milano fu supplicato al Duca Giov. Galeazzo li con- 
cedesse in dono per fare il lagheto et tuto el tereno fino ale mure de S. Stephano et tuta la 
strata fina al mercato del Brolio de S. Stephano et la casa de Policreto, hedificata supra le 
rippe del Laghetto che aspectano ala fabrica con questo che lacqua del tosso se mandasse 
fiua al Castello et cossi fu concesso come appare per lettera ducale. 

MCCCLXXXVIII fu supplicato per il Vicario de la provixione et per li XII de la provi- 
sione a nomine dela fabrica de Madona Sancta Maria Mazore de i\Iilano a Joh. Galeaz. Visconte 
Conte di Virtu et Vicario generale imperiale de Milano tuto el tereno per fare el lagheto et 
tuto el tereno fino ale mure de Sancto Stephano et per questo la casa de Protasio Luono se 
domanda hedificata su ie ripe del Lagheto et fu concesso di rompere el muro de la citk per 
intrare le nave dentro el Lagheto caragate de marmoro et sarici et altre robe per la fabrica 
et fu facta ad spexa de la fabrica et el tereno dela corte de Dona de Vico se de la fabrica. 

MCCCLXXXVIII Johanne Galeaz Visconte Conte de Virtu dono ala fabrica de fare el 
Lagheto a sue spese con el pacto che la fabrica mantenexe una ferata de fero de legnamo 
ala intrata del Lagheto che seraxe ala nocte per segure/.a deli datiarii et fu facto la concha 
a la tore de lo Imperatore (al Ponte di S. Croce Molino delle Armi gii di propriety del- 
rOspedale) a posta dp la fabrica per intrare in el fosso per venire in el Lagheto con le nave 
careghate de marmoro et altre robe per uso de la fabrica. 

MCCCLXXXVIII adi 8 d'octobre. Iterum fu supplicato al prefato Duca per li suprascripti 
Deputati volesse liberamente donare tute le acque che pervenivano in el fosso ala fabrica et 
il prefato Duca volse bene intendere se laqua del fosso podesse servire al castello non et 
liberamente il Duca conccsse, servire non, che liberamente fusse de la fabrica. 

MCCCCVII adi .... lohannolo de Vico patre et Donk de Vico se investiti de la fabrica 
de quelo tereno et corte ultra il tereno de lo Arcivescovo de Milano per lire 9, soldi 10 I'anno 



— LXXIV — 

La Direzione ospitaliera, alia quale nel 1845 fu tolta la gestione interna 
economica, tanto insistette e tanto fece presso la Superioriti, finclie nel 1858 
le fu ridonato un tale rarao di servizio, il quale fu staccato dall'Atnministra- 
zione. Ma questa nuova sistemazione richiese naturalmente un maggior nuraero 
di personale senza tener conto delle maggiori spese che ne vennero all' Ospe- 
dale, lasciata libera la Direzione di spendere e spandere senza alcun controllo 
e senza alcun freno. Cosi all'unico ufficio economale si sostituirono due uffici 
econoraali, uno per rAmrainistrazione e I'altro per la Direzione. Divenute mag- 
giori le attribuzioni di quest'ultima si dovette nel 1858 riformare la pianta 
morale degli altri uffici, aumentandone gli stipendi. Tre anni dopo si senti il 
bisogno di compilare un' altra pianta morale per gli uffici della Direzione con 
un ulteriore auraeato degli stipendi e contemporaneamente si formo un'altra 
pianta morale per il personale sanitario, il quale fu costituito da 113 persone 
fra medici chirurghi. 

N^ I'angustia dei locali che si faceva sempre maggiore, ne 1' affluenza dei 
raalati, trattenne la Rappresentanza ospitaliera dall'allestire infermerie e case 
speciali per i militari feriti nel 1859, rendendo cosi, come in ogni occasione, 
importanti e segnalati servizii al paese e alia umanita soflferente. Agli 8 di giugno 
vi si trovavano degenti 347 militari feriti, tra francesi ed austriaci, i quaJi 
aumentarono dopo pochi giorni fino al numero di 54G, essendosi messe a loro 
disposizione altre quattro infermerie. 



fino ad anni VI finiti 1413 et questo fu il principio a fictare il tereno del Lagheto per csscre 
facto et Lagheto per la fabrica. 

MCCCCXXVII die III Octob. et suprascripto dovra fezo una conventione con li agenti 
de la prefata fabrica et se oblige a mantenire il fosso navigabile dal ponte de la Vitabia 
(vicino alia Torre dell' Imperatore) che le nave de la fabrica potessero intrare caregate de 
marmoro et altre robe per uso de la fabrica et tenere palificato et spaciato el fosso et il 
Lagheto a sue proprie spexe et che le altre nave che intravano in el fosso per venire al 
Lagheto et se faxeva pagare tanto per nave senza essere giudicato da nessuno liberamente. 

MCCCCXLVIII la Signoria de la liberta (repubblica ambrosiana) dono la concha ala 
fabrica et non fu usata piia quella concha chera ala Tore de lo Imperatore e bexogno a vol- 
zare la rive di galvagnolo zoso (?) de tereno per havere hauto in dono la concha de porta 
ticinese. 

MCCCCXLVIIII adi 28 de giunio li deputati de la fabrica hano supplicato alia Signoria 
de la libertb, concesseno litere del tenore del Duca Job. Galeaz. Conte de Virtu che li agenti 
dela fabrica possono disporre del Lagheto liberamente senza impedimento del Comune di 
Milano ne de altre persone et posseno removere le cassine suxo le rive del Lagheto et fare 
de le altre de novo. 

MCCCCL adi XVI martii el Duca Francesco Sforza intro in Signoria de Milano et dono 
I'offitio de aprire et serare la ferrata del Lagheto ad Ant. Aluysio de Parma camarero suo 
et cugnato dell'infrascripto Mag Xristoforo et la fabrica prego dicto Mag Xristoforo per essere 
cugnato del dicto Mag Aloysio concedesse dicto affitio de sarare e aprire dicta ferrata a esso 
Mag Kristoforo e concedete havesse il suprascripto offixio Mag Kristoforo Luono patre de 
mi Policreto (sembra questo Policreto Luono I'autore di questa cronaca) la fabrica ordin6 
lib. Ill al mexe per il salario suo la litera sic registrata ai libri de la fabrica per la segu- 
reza de li datiari azio non se portasse robe per il fosso de note ed anche azo che il Lagheto 
fosse libero da la Comunita de Milano perche posso la morte del Duca Filippo tute le ripe 
furono butate tute in comune. 



— LXXV — 

Nell'aprile ISOO, Massimo d'Azeglio, governatoro di Milauo, visito I'Ospedalo, 
dal quale si allon(an6 fortemente scandolezzato del modo col quale i morti 
venivani) coUocati nel depositorio e sepolti I'uuo a ridosso dell'altro e senza 
cassa. — Queste osservazioui portate poi a cogniziono della Rappresentanza 
ospitaliera condussero, coino vedreiuo, ad uq seiisibile migliorameuto di un 
tale servizio. 

II nuovo ordino di cose inauguiato col 1859 fece si clie la presenza dei 
Cappucciui nell'Ospedale non raccogliesse tutta quella simpatia die pur si 
meritavano per i servizii zelauti che avevano prestato. Non si vollero piii. 
Quantunque lo stesso governatore riconoscesse che in fin dei conti il loro in- 
tervento neU'Ospcdale non poteva nuocere ai sentiinenti patriottici dei quali i 
malati potevano essere aniniati, e quantunque trovasse che non era il caso di 
cacciarli dall'Ospedale civile, mentre prestavano i loro servizii all'Ospedale rai- 
litare, pure dovette cedere e decretare il loro licenziamento e la sostituzione 
del clero secolare (31 agosto 1860). 

Un buon vecehierello, Ignazio Resnati, cui stava a cuore il miglioramento 
del servizio degli infermieri, chiam6 erode I'Ospedale coH'obbligo di convertire 
le rendite nel miglioramento dei loro salarii. Cosi nel 18C2 si comincio a met- 
tere in corso a loro favore un soprassoldo col titolo Resnati. 

Per gli effetti della legge suUe opere pie, con decreto 30 agosto 1863, fu 
istituito il Consiglio degli Istituti Ospitalieri per la direzione ed amministra- 
zione dell'Ospedale Maggiore, dell'Ospedale Ciceri detto Fate-bene-sorelle e dei 
Luoghi Pii Esposti, Senavra, Secco Comneno, Macchi, Del Sesto e S. Corona. 
II Consiglio entro in carica il 1." dicerabre 1SC3, sotto la presidenza del nobile 
don Carlo D'Adda. L'araininistratore stipendiato, I'avvocato Vincenzo San Pietro, 
cesso col detto giorno di funzionare, essendo stato precedentemente collocate 
a riposo. La direzione medica continu6 fino al 1.° maggio 1865. Essa approfitto 
della venuta del Consiglio, che aveva facolta larghissime, per raramentare la 
necessita che vi sarebbe stata, anche in relazione ai rilievi fatti da Massimo 
d'Azeglio, di trasportare i morti dell'Ospedale con cassa e per proporre una 
raigliore sistemazione del servizio di lavanderia, 1' introduzione della illumina- 
zione a gaz, la proibizione del passaggio del pubblico attraverso il grande cortile, 
non che altre proposte non di rainore importanza, proposte tutte che furono 
accolte, ma piu tardi, come vedremo. 

II primo atto fatto dal Consiglio fu di repriinere un abuso, coll' ordinare 
al personale sanitario e in ispecial modo al chirurgico, di interveuire all'Ospedale 
anche nel giorno di Natale, nel qual giorno le medicazioni venivano lasciate 
fare dagli infermieri con grave danno dei degenti e discredito del corpo sani- 
tario, — A quest'atto fece seguito, nel dicembre 1863, una sistemazione prov- 
visoria del servizio chirurgico e in ispecial modo della guardia chirurgica, la 
quale venne costituita da sei funzionarii, cio^ un aggiunto chirurgo, tre aiu- 
tanti e due assistenti, rinnovabile ogni quattro giorni in luogo del turno otta- 
vario e colla prescrizione che fosse coperta costantemente di giorno e di notte 
da uu aggiunto e da un aiutante. — E per ottenere un miglior servizio da 
parte del personale sanitario, raramento la applicazione della pimtaiura in 
confronto dei medici e chirurghi, che si tenessero assenti dal servizio senza 



- LXXVl — 

legittimo o giustificato motivo e I'obbligo della visita vespertina. Sia il richiamo 
(l(>lla applicazione della pimtatura, sia I'obbligo della visita vespertina, suscitarono 
dei reclaini da parte del corpo sanitario, reclami che il Consiglio dichiar6 in- 
sussistenti e ingiustificati, dacche non si trattava della introduzione di nuovi 
obblighi e doveri, raa del richiamo di disposizioni che dovevansi ritenere in 
pieno vigore, e che se non lo erano cio dipendeva da un abuso e da una tol- 
leranza inopportuna. 

11 Consiglio, prima di adottare le proposte di miglioramento dei servizii 
fatte dalla direzione e prima di incontrare spese straordinarie, voile conoscere 
le condizioni finanziarie del Luogo Pio. I suoi studii li fece prima di tutto e 
in modo particolare sul preventivo dell' anno 18G4, pubblicandone i risulta- 
menti con alcune considerazioni. Si affretto a dire che le cifre erano una in- 
grata rivelazione di angusiie, e che I'htituto che si era avvezzi a indicare 
ccU'appellativo di grande, era appena grande di niiserie, e che esso si 
(rascinava fra le avversative e gli stentij logorando la sua proverbiale 
for tuna. 

La rendita lorda del patrimonio fu esposta in . L. 2,307,440. 58 

Le passivita e le spese patrimonial! si preventivarono in » 1,722,1GL53 

con una rendita depurata di ...... L. 645,279. 05 

la quale, aumentata dai proventi delle pension! de! ricove- 

rati a pagamento in » 452,846. 77 

veniva a dare un importo di L. 1,098,125.82 

col quale sopperire alia spesa di beneficenza preveduta in » 1,473,614.31 

con una conseguente deficienza di . . . . L. 375,488. 49 

E questa deficienza enorme si verificava ad onta che neli' ultimo decennio 
s! fossero raccolt! de! valor! cospicui per eredita e legati, circa L. 7,500,000. 
11 Consiglio mise poi anche in evidenza gli enormi credit! dell'Ospedale verso 
I'erario per le spese di mantenimento dei pazzi e degli esposti. 

11 Consiglio non tardo a rilevare che la gestione interna economica affidata 
alia direzione non dava a questa altra responsabilita finanziaria che quella dello 
spendere, raentre la amministrazione aveva quella ben piu scabrosa del fornire 
i mezzi, Cessata la amministrazione e inaugurate un nuovo sistema d! gestione 
e di direzione, parve giustamente al Consiglio che anche in pendenza della 
compilazione dei nuovi regolamenti si potesse introdurre in quel servizio una 
modificazione, la quale, mentre apportasse al Luogo Pio una economia di spese, 
gl! lasciasse poi non soltanto il compito di procurare i mezzi, ma anche quello 
di controllare le spese. A quest' intento con deliberazione del 21 febbraio 1864, 
decretava la concentrazione in uno solo dei due econoraati amministrativo e 
direttivo. 

L'ordinamento della farmacia non era impresa tanto facile. Occorrevano 
studii e discussion!. Pero il Consiglio non tralascio di adottare anche per rispetto 
a questa importante officina dei provvedimenti atti a rendere minor! le spese 
dei medicinali. Basto rivedere, in concorso di una speciale commissione, la far- 



— LXXVII — 

niacopea per ottenere nel ISOl, una minor spesa per medicinali di L. 44,512 
per r Ospedale o di L. '22, 1572. 15 per I'lstituto di Santa Corona in confronto 
del 1803. La diminuzione non fu nemmeno in relazione al minor numero di 
malati curati, poiche nel 1863 I'urono 31,550 e nel 18G4 raggiunsero il nu- 
mero di 28,018. 

Intanto che si stavant) adottando questi provvedimenti transitorii, si lavorava 
dal Consiglio alia compilazione dello statuto organico e dei regolamenti ammi- 
nistrativo e sanitario e delle piante niorali. Lo Statuto richiese molto studio in 
quanto che non ne preesisteva alcun altro, e bisognava comprendere nello stesso 
tucte le disposizioni che regolavano I'esercizio della beneficenza e che avevano 
relazione ai raezzi delle varie Cause Pie sottoposte al Consiglio. 

Lo Staluto organico fu approvato con decreto reale del 2 dicembre 18GG 
e i regolamenti amministrativo e sanitario con decreto 14 febbraio 18G5 della 
Deputazione provinciale. 

Fra le importanti disposizioni dello Statuto sonvi queste: che 1' Ospedale 
accogb'e a cura gratuita, nei limiti dei proprii mezzi, / poveri infermi di 
ma/allie acute e sanabili e non croniche, i quali apparlengano alia cilia 
di Milano ed ai Comuni ammessi per consuetudine al benepcio o siano ivi 
dimoranti. Non sono ammessi a cura gratuita, benche poveri e appartenenti 
alia cittd e ai Comuni ammessi al beneticio o ivi dimoranti, quelli provenienti 
da un Comune o un maudaraento provveduti di Ospedale. — L'Ospedale ricovera 
e cura, mediante rimborso delle spese e nei limiti della capacity prestabilita 
negli speciali comparti, i cronici poveri, gli idrofobi e gli infermi di malattie 
contagiose (sifilitici, tignosi, scabbio^^i, vaiolosi, colerosi, petecchiosi, ecc). 

Lo Statuto amraette alia cura anche i non poveri, mediante il pagamento 
della pensione calcolata in base al costo di un malato. 

II Regolamento amministrativo da le norme sul raodo di funzionare del 
Consiglio e degli ufficii e si esteude ad alcune disposizioni speciali per gli ira- 
piegati. La piania morale degli ufdcii amministrativi fu costituita da 65 per- 
sone, con una spesa annuale di L. 131,500. 

Col regolamento sanitario si assegnarono tredici divisioni al servizio delle 
malattie mediche comuni, acute e croniche, compresi i vaiolosi, i pellagrosi, 
gli scabbiosi, i deliranti. Per il servizio chirurgico i'urono assegnate 7 divisioni, 
6 delle quaii per le forme acute ed una per le croniche. 

Si eressero a specialita le malattie sifiliiiche, quelle degli occhi, della pelle, 
dei bambini e delle doune gravide, costituendo quattro distinte divisioni. 

Ogni divisione medica venne affidata ad un primario, ad un aiutante e ad 
assistente. A ciascuna delle 7 divisioni chirurgiche furono assegnate un primario, 
un aggiunto, due aiutanti e due assistenti. 

Fu sancita la raassima che a formare parte del corpo sanitario dell'Ospedale 
non venissero ammessi che individui forniti del doppio diploma di medicina e 
chirurgia e che tutti i posti dovessero venire conferiti dietro pubblico regolare 
concorso, e cioe per titoli o per esame o per I'una e per I'altra forma i posti 
di primario, e per titoli i posti di aggiunto aiutante, di assistente e di prati- 
cante stabile. Fu tolta la reciprocity fra i medici deH'Ospedale e quelli di 
S, Corona, essendosi per quest' ultimo Luogo Pio creati dei medici condotti. 



— LXXVIII — 

Fu istituita unacattedra di anatomia chirurgica, la quale, attivata il 14 no- 
vembre 1805, cesso nel 1871. 

La pianta morale per il personale medico chirurgico fu co?tituita da 111 
persone coiraggiunta di altri 6 funzionarii per I'ufficio di accettazione dei malati. 

CoH'attivazione, avvenuta il 1.° maggio 18G5, dei succitati regolamenti cess6 
di funzionare la direzione medica, venendo assorbite le relative incombenze dal 
Consiglio sussidiato da un consigliere e da un segretario medico. 

Non essendovi piu posto nelle inferraerie, il Consiglio con circolare a 
stampa in data 26 febbraio 1864 invit6 i Comuni a far precedere all'invio dei 
malati la domanda di ammissione e cio alio scopo di evitare possibilmente i 
rimandi. Non fu detto per6 che una simile domanda occorresse anche in caso 
di vera urgenza di ricovero. 

Durante il 1864 il Consiglio fece costruire una Lavanderia a vapore, con 
una spesa di L. 146,452.00 ; fece pratiche presso la Prefettura perche i Comuni 
avessero ad inviare i malati col mezzo di vetture appropriate, — limito a L. 5 
la tassa da pagare per il trasporto dei cadaveri delle persone curate gratuita- 
mente e morte nellOspedale, facendo cosi cessare la pratica di richiedere il 
rimborso della meta delle spese di cura, — provvide all' allontanamento dei 
malati insubordinati ed oziosi e dei malati di professione, — disciplin6 la som- 
ministrazione dei cinti e presidi chirurgici, attivando controlleria atte a fre- 
nare gli abusi e a migliorare il servizio a tutto favore dei bisognosi, — fece 
dichiarare a carico dei Comuni le spese per il rinvio a domicilio dei convale- 
scent!, dichiaro di lasciare plena liberta di coscienza in materia di religione 
ai malati. 

Nel febbraio 1805 venne atlivato un nuovo turno di guardia chirurgica 
costituita in ogni giorno da sette funzionarii, i quali montano la guardia ogni 
8 giorni, E per rendere minore il disturbo, che ne veniva ai rico.verati dalle 
visite quotidiane degli estranei nelle inferraerie, e in relazione a precedenti 
proposte, deliberava nello stesso mese di limitare a due alia settiraana le vi- 
site stesse. 

Finalmente, dopo tante proposte andate a vuoto, dopo tanti reclarai, il Con- 
siglio riesci a mettersi d'accordo col Municipio per far cessare, anche in vista 
di una invasione colerica, il passaggio del pubblico attraverso il grande cortile 
deirOspedale mediante la costruzione di un ponte di legno al Laghetto. 

Lo spazio del Cascinotlo di contro alia facciata del fabbricato Sforza, cesso 
di servire ad uso di raercato dei latticini nel 1800 allorche fu dato in affitto 
al Municipio con facolta di destinarlo ad uso posteggi per vendita di oggetti 
diversi, facendo cosi cessare un grave disordine. 

Fra i miglioramenti di qualche considerazione introdotti dal Consiglio e 
meritevoli d'essere conosciuti non vanno dimenticati: 1' introduzione della illu- 
minazione a gaz, avvenuta nel marzo 1866, I'istituzione di una cattedra di pa- 
tologia e di clinica medica, durata dal settembre 1866 al marzo 1868, la no- 
mina di un dissettore analomico fatta nel 1807, la surrogazione delle coperte 
bianche alle colorate in uso per i letti nelle inferraerie, avvenuta nel feb- 
braio 1807, la attivazione, di un nuovo sistema di protocollazione degli esibiti 
in forma piia semplice e piu razionale e richiedente minore coUaborazione, il 



— LXXIX — 

niiglioramento delle latrine per il quale furono adottate le proposte e i supgori- 
menti di una spociale Corainissione. A tutti quosti miglioramcnti di servizio 
fece seguito una misura vorameute lodevole, quella di avere attivato col 1" gen- 
naio 18G0 un nuovo mezzo di trasporto dei niorti dell'Ospedale al Cimitero, 
facendolo seguire di giorno e raettendo i cadaveii in casse separate, mentre 
tiQO a tutto il ISGS il trasporto avveniva di notte e i cadaveri erano sepolti 
senza cassa e alia rinfusa. E con questo provvedimento si accolsero le pro- 
poste del governatore Massimo D'Azeglio, il quale come abbiamo detto, aveva 
fin dal ISGO rilevata la sconvenienza del modo col quale si provvedeva alia 
sepoltura dei poveri niorti nell'Ospedale. 

Lo stesso giorno 1° gennaio 1869 venne inaugurato un nuovo servizio di 
guardia cbirurgica stabile costituita da ua chirurgo capo, da un aggiunto, no- 
minati stabilmente e clie si alternano per turno, da tre aiutanti e da otto 
assistenti di chirurgia. 

Al regolaraento sanitario del 18G5 ne fu sosiituito un altro nel 1871 colla 
istituzione di un unico ufTicio per le incurabenze relative tanto alia accetta- 
zione dei malati, quanto alia aslanteria raedico-cbirurgica coll' applicazione di 
un Capo nella persona di un chirurgo, di due aggiunti, tre aiutanti e tre assi- 
stenti per le incurabenze di chirurgia, di tre aggiunti per quelle di medicina 
e di quattro impiegati per le registrazioni dichiarando stabile il capo, i due 
aggiunti chirurghi, e i tre aggiunti medici non che gli impiegati di registra- 
zione e subordinando I'opera degli altri a un turno prestabilito. Fu soppresso 
il posto di professore di anatomia cbirurgica, e in surrogazione fu istituito un 
incaricato delle esercitazioni chirui-giche coU'obbbligo di dare un corso di ope- 
razioni chirurgiche e di relativa anatomia topografica sul cadavere. Fu inoltre 
istituito il posto di capo medico, al quale piu tardi fu applicata la qualitica di 
medico direttore. 

Questo regolamento sanitario del 1871 stette in vigore soltanto 3 anni, 
poiche nel 1874 ne fu compilato un altro con poche raodificazioni ia con- 
fronto del precedente. 

Nel 1872 si compile un nuovo regolamento amministrativo in surroga- 
zione di quelle del 1865, regolamento che funziona tuttora, salvo qualche mo- 
dificazione introdotta negli anni successivi. 

Nello stesso anno si diede alle infermiere una uniforme di cotone bleu 
picchettato in bianco, e si introdussero le stesse anche nolle sale dei maschi ; 
si fece cessare lo sconcio che le cantine sottoposte al fabbricato antico dello 
Ospedale, di contro al Cascinotto, fossero affittate a cenciaiuoli, col chiudere 
le botteghe verso strada e coU'affittarle ad uso magazzeao. Un anno dopo si 
pubblicarono nuove norme per la accettazione dei malati, — nel 1874 si prov- 
videro le iafermerie di caloriferi, e nel 1875 si fece costruire una cucina econo- 
mica con una spesa di L. 27,000 e si riformarono le piante morali degli uffici 
amministrativi, del personule sanitario e di quello di farmacia. 

Nel marzo 1879 si introdusse la medicazione Lister e in relazione a 
questo nuovo si^tema di medi<azione gli infermieri delle sale chirurgiche ven- 
nero provveduti di blouses e pantaloni di tela a colori. 

A parziale niodificazione del Regolamento amministrativo del 1872 si adot- 



— LXXX — 

tarono iiol 1880 nuove norme o si sostitu'i una nuova pianta morale, la quale 
funziona tuttora, salvo qualche lieve modificazione. 

II 1° setteinbre si inau{Tur6 nell'aula P;illetta un nuovo coniparto otojatrico 
con una prolusione suiriiiiportauza degli studi otologici del chirurgo primario 
deir Ospedale dottor Restellini, troppo presto tolto alia scienza ed al servizio 
ospitaliero. 

Nel 1881 si sostituirono delle lettighe a ruola alle portantine per il tra- 
sporto del malati all' Ospedale e nel 1882 venne soppresso il posto di Capo 
guardia all' ufficio di Astanteria al quale fu dato una nuova sistemazione col 
costituirla di tre medici chirurglii astanti. di un fuiizionario per le supplenzo, 
di tre medici chirurghi assistenti, dichiarando funzionari stabili gli astanti e 
chiamando ai tre posti di chirurgo aiutante di guardia i chirurghi aiutanti di 
ultima nomina per un servizio duraturo ad un triennio, e dicliiarando che gli 
assistenti applicati alle divisioni chirurgiclie prestano la loro opera annualraente 
in ordine di anzianit^ con emolumenti speciali. 

Nel dicembre 1882 si iniziarono gli studi per utilizzare ad uso ricovero 
di malati alcuni locali nella Canonica di S. Nazaro. Si costrussero con una 
ppesa di circa L. 60,000 nuove infermerie, le quali presero il nome del distinto 
medico Monteggia e del benefattore Pastori e accolsero 1 bambini e le ammalate 
del comparto ginecologico. 

Al regolamento sanitario del 1874 si sostitui nel 1884 un nuovo regola- 
mento igienico-sanitario con annessa pianta moi'ale del personale relativo. In 
questo regolamento si torno al sistema di scindere I'ufficio di accettazione dei 
malati dalla Astanteria medico-chirurgica e cosi si creo di nuovo un ufficio 
speciale di registrazione dei malati coo un capo d'ufficio e si costitu'i 1' Ufficio 
di Astanteria e di guardia da un medico-chirurgo primario residente e due 
aggiunti stabili e aventi alloggio nell'Ospedale, da tre medici chirurghi aiutanti 
e tre medici chirurghi assistenti, con dichiarazione che tranne il capo e i due 
aggiunti, gli altri dovono prestare contemporaneaniente servizio nelle divisioni 
chirurgiche. 

I funzionarii applicati al servizio sanitario, all' ufficio del medico direttore 
e alia farmacia sono 145 con una spesa annuale di L. 59,260. 11 basso servizio 
e disimpegnato da 106 maschi e da 255 femmine, comprese le Suore di caritd 
sorveglianti, con una spesa giornaliera complessiva di L. 746.33 e annue 
di L. 272,410. 45, la quale va aumentata di altre L. 85,829. 75 annue, iraporto 
della spesa dei salarii del personale di servizio addetto agli ufficii e alio ofdcine 
dipendenti dall'economato. II regolamento igienico sanitario, subi con effetto da^ 
1,° gennaio 1887 alcune important! modificazioni e cioe la istituzione di un 
comparto speciale di pediatria, nuove norme per il procedimento di alcuni con- 
corsi alio scope di rendere piu agevole il passaggio da una categoria all' altia 
e piu pronte e rapide le sostituzioni e le nomine, e la determinazione di un 
periodo di prove in case di nomina fatta in seguito a pubblico concorso di 
funzionari estranei al Luogo Pio. In questa occasione il Consiglio sanitario 
espresso la sua soddisfazione al Consiglio Ospitaliero per le utili riforrae che 
va introducendo nei servizii e neirandamonto sanitario. 

Meritano poi d'essere fatii conoscere i niiglioramenti introdotti nei servizii 



— l.XXXI — 

ospitalieri in questi ultinii aiini. Nel febbraio 18St si dotarono, in via di csperi- 
mento, quattro infennerie di letti in ferro con apparecchi a moUe e tele me- 
talliche, non che di ciffoniere in ferro e vetro in sostituzione di qnelle in legno, 
con una spesa di oltre L. 28,000 alle quali sono ad aprgiungersi allre L. 8000 
circa per iin secondo matorasso. Nel sussoguente aprile si acquistarono delle 
carrozzelle (Victorie) speciali, appropriate, coraode e anclie riparate per il tra- 
sporto dei convalescenti a domicilio, facendo cosi cessare 1' iiiconveniente di 
esporre i poveri nialati alle intemperie delle stagioni in veicoli mal riparati ed 
anche sconci. Alio scope di rendere piu spediti i provvedinienti e la trattazione 
degli affari piu sollecita, si aggregarono nel 1885 gli ufficii dell' ispettorato a 
quelle del medico direttore. Si costrussero con una spesa di L. 108,000 circa 
nuove latrine con condotte d' acqua. Con una spesa di circa L. 13,000 si mi- 
gliorarono i locali servient! alle ambulanze di S. Corona. E poi recente la se- 
gregazione che s'e fatta delle quattro infennerie terrene, maschili e femminili, 
median te invetriate in ferro e cio alio scope di ripararle dai freddi eccessivi, 
di rendere maggiormente possibile il lore riscaldaraento, e di poterle isolare in 
case di contagio. Si incontr6 una spesa di circa L. 11,000. Si spesero altre 
L. 5500 per opere eseguite nel fabbricato di Sant'Antonino e specialraente per 
r allestimento di bagni. 

Malgrado le niolte riforme introdotte per migliorare i servizii, non si e 
ancora raggiunto quel grade di perfezionamento che e nei desiderii del Con- 
siglio. Se guardiamo il passato noi troviamo di che rallegrarci, perche la igiene 
ha guadagnato molto. RIa se diarao un'occhiata alle infermerie, specialmente 
nelle case sussidiarie di Sant'Antonino e di S. Michele ai Nuovi Sepolcri al 
Foppone, noi ci sentiamo subito stringere il cuore osservandovi I'ecce^sivo ag- 
glomeramento degli infermi. Le grandi infermerie terrene nell'Ospedale, come 
ambienti, non sarebbero ne difettose, ne malsane, se i letti di ciascuna infer- 
meria venissero diminuiti di numero e se il distacco da un letto all' altro po- 
tesse essere maggiore. 

II Consiglio, mentre si augura di aver presto i mezzi per fabbricare qui 
in Milano un nuovo Ospedale capace di accogliere almeno 500 raalati, non ha 
volute, ne ha potuto rimanere neghittoso. Qualche cosa bisognava pur fare alio 
scope di rendere minori i mali provenienti dagli accennati guai. E quantunque 
le condizioni finanziarie del Luogo Pio non fossero floride, trov6 necessario di 
adottare un provvedimento, il quale diminuisse almeno I'agglomeramento dei 
malati. E fu buona ventura che gli capitasse di poter acquistare la spaziosa e 
bella villa gii Greppi, e in ultimo Tizzoni, in Cernusco sul Naviglio, la quale, 
merc6 alcuue opere di adattamentn, pot6 essere ridotta ad uso di casa di soc- 
corso per il nostro Ospedale. Cominci6 a funzionare il 19 settembre 1886, 
accogliendo le donne croniche. 

II fabbricato si compone di due piani, oltre il terrene. Le infermerie in 
numero di 15 completameute segregate I'una dall'altra a mezzo di largo corri- 
doio, sono capaci di 180 letti. Vi si ascende dal piauo terrene da un atrio 
verameiite signorile e dal primo piano da uno scalene. Gli ambienti sono vasti, 
godoiio di molta aria e luce, e guardano sopra ameni giardiui e fruiscoiio di 
una vista superba. I letti sono in ferro verniciato a fuoco con elastici a giorno 



— LXXXU — 

pure in ferro e muniti di due materassi. Ai comodini in legno si sostituirono 
eleganti ctagers in ferro con piani di cristallo. Le infermerie sono riscaldate 
col mezzo di quattro caloriferi e fu provveduto alia lore ventilazione artificiale. 
Al secondo piano vi sono i dorraitori per le inferrniere e le Sucre sorveglianti, 
non die Tabitazione per il medico astante ed il Sacerdote, mentre i locali per 
il medico dirigente sono al prime piano, I locali di guardaroba, di veronaia, 
di deposito per gli oggetti d'uso continue nelle infermerie sono opportunamente 
collocati; bellissima la cucina a sisteraa economico con serbatoj d'acqua fredda 
e calda ed elevatore delle vivande per i piani superiori. La lavanderia a vapore 
h rimarchevole per la semplicit4 del sisteraa mentre I'igiene dello spurge vi e 
rigorosamente curata. 

Ma anche con questo provvedimento non riusci al Consiglio di far scom- 
parire le carriole nel mezzo delle infermerie; essendovene tuttora in esercizio 
circa 300. Se a questo numero si aggiungono altri 200 letti che dovrebbero 
essere levati, quando si volesse collocarli a maggior distaaza 1' uno dall' altro, 
si avrebbero circa 500 letti aspettanti di essere altrove collocati. Ma sgrazia- 
tamente il Consiglio e sempre trattenuto dalla mancanza dei mezzi, ond'e che 
esse non pu6 che indirizzare un caldo appello alia generosity cittadina perche 
questo monumento della carita milanese sia specialmente favorite e perch^ la 
coorte gi4 numerosa dei benefattori abbia ad essere arricchita di nuovi arri- 
vati. 11 Consiglio saluterei con gioia il giorno in cui gli sara date di introdurre 
nei servizii tutti quel miglioramenti e perfezionamenti che sono reclamati 
dalla scienza e dalle esigenze sociali. Sara quelle il miglior compenso delle 
sue fatiche. 



I 



BENEFATTORI 



PARTE PRIMA 



Abbiati Forerio G-iulio, milanese, figlio di Giovanni Francesco, 
ammogliatosi con Barbara Lampugnani, ebbe 7 figli, tre maschi e quattro 
femmine, le quali si fecero raonache. Lascio all'Ospedale, a carico della sua 
sostanza del valore di circa L. 239,000. un legato per una volta di L. 3000 
e I'usufrutto per anni 12 del capitale di L. 25,925. (Test. 10 settembre 1666). 
Mori il IS agosto 1675. 

Agudio Andreetti uobile Giovanni Battista , oriundo di 
Luino, mor'i il 2S noveml)re 1S32 lasciuudo all'Ospedale, con disposizione 
testamentaria 7 gennaio 1831, una sostanza di 
L. 586,185.37 col vincolo di usufrutto a favore 
della sua sorella Teresa vedova Piaggia. Copr'i 
la carica di doputato aggiunto nella Congrega- 
zione Municipale di Milano. Fu seppellito uel 
cimitero di S. Gregorio fuori di Porta Venezia, 
ove fu collocata la seguente iscrizione.- 

Giovanni Baitista di Agostino Agudio An- 
dreetti, trascorse la sua eld d'anni 68 net ce- 
libato e nelle pratiche di religione. probild e 
beneficenza; lascio della pingue sua sostanza 
erede lo Spedale Maggiore ed usufrutluaria 
la sorella Teresa vedova Piaggia; defunto il 
28 novembre 1832, dalla crisliana pietade 
aspetta suffragio. 

Era di sua proprieta la casa con terra an- 
nessa denominata la Barbola sullo stradone di 
Sant'Angelo, nella nuraerazione vecchia al n. 5471, sulla quale area di pert. 157 
circa sorse la Casa di Pena di Porta Nuova. L'acquisto di quest' area, che fu 
pagata L. 93,100 imp., fu stipulato nel 1758 da una Coraraissione speciale costi- 

b 1 




tuita (ial inarchese don Porapeo Litta, come Presideute, dal coiile don Diego 
Rubini, dal conte don Antonio Besozzi, e dal nob. Pietro Andriani. 
Havvi il ritratto a figura intiera eseguito dal Sogni. 

-A.guggiari Francesco, di Benedetto, ricco negoziante di tessuti, 
con negozio nei locali die servivano ad uso chiesa esterna ed interna del sop- 
presso raonastero di S. Agostino in Porta Nuova e in una casa in via dei Due 
Muri ai nn. 1045 e 1046. Mori I'll febbraio 1806 d'anni 76, istituendo erede 
rOspedale Maggiore con testaraento 24 gennaio 1806. Riservo I'usufrutto alia 
propria moglie Francesca Marconi, che pure benefic6 I'Ospedale. Sulla sostanza 
pervenuta a quest' ultimo, di circa L. 230,000, furono assegnate L. 62,000 ai 
parenti piii prossimi del benefattore, da lui dimenticati. 

Fra gli enti ereditarii eravi la casa in Milano , nella via di Santa Maria 
Segreta al n. 2487, venduta dall'Ospedale erede a Vincenzo Delacchi per 
austr. L. 37,000 nel 1828. 

Lo ricorda nel ciraitero di Porta Vercellina la seguente iscrizione : 

Francisco Aguggiari — e vivis erepto — die 11 februarii 1806 — 
ce talis annorum 76 — requiem. 

Si ha il ritratto a figura intiera, eseguito da Paolo Borroni di Voghera. 

-A-lchieri -A.ntonio, dottore in chirurgia, coperse il posto di infer- 
miere maggiore prima, e poi di ispettore presso quest'Ospedale. Favori I'Ospedale 
stesso con un legato di L. 12,000 mil., che vennero versate il 15 settembre 1826, 
sette anni dopo la sua morte, avvenuta il 19 settembre 1819. Furono eredi i 
figli di una sua sorella. Fu sepolto nel cimitero di Porta Romana dove fu col- 
locata a di lui memoria una lapide con questa iscrizione : 

Antonio Angeli F. Alchierio — medio lanensis nosocomii inspectori — 

— qui — non personis nan teniporibus — serviens — in ccgrotos chari- 
taiem — in sibi subiectos vigilantiam — in omni vita prudentiam justitiam 

— prceiutit — sacerd. Franciscus frat. et Marice sororis /ilii — hered. po- 
suerunt collacrymantes — obiit. XIII kal. oct. MDCCCXIX. 

Alemagna Clara, vedova di Pietro Antonio Marchesonio, figlia di 
Clemente, della parrocchia di S. Stefano in Nosiggia, non avendo figli, con te- 
stamento 28 settembre 1676 norain6 erede il fratello uterine Giacomo Crivelli 
coll'onere di rilasciare a titolo di legato all'Ospedale il capitale di L. 12,000 
dovutole dal Comune di Trumello Lomellina e un altro capitale di L. 3,000 
dovuto dal Comune di Villata, non che i capitali dotali da lei professati verso 
la eredita del predefunto marito, 

Mori il 15 ottobre 1691 e venne sepolta nella Chiesa di San Fedele dei 
PP. Gesuiti, i quali furono da lei favoriti largamente. 

-A-liprandi Bonifacio, di Giovanni Angelo, milanese, spos6 Arcan- 
gela Cuttica. Moi-i il 17 febbraio 1573 e fu sepolto in una cappella di sua pro- 
prieta nella Chiesa di San Marco di Milano. Con testamento 30 gennaio 1573 
lego a favore dell'Ospedale di Milano in perpetuo la meta dei frutti di tutti i 
suoi beni e crediti. Nel 1666 gli eredi si liberarono da quest' obbligo cedendo 
all'Ospedale il capitale di L. 10,775.1.9. 



-A-liprandi nobile Bonifacio, di Silverino, conto Palatino. spos6 
in prime nozze Laura Bossi e in soconde nozze Leonida Mautogazza. Fu altro 
degli amministratori del Monte di Pieta nel 15G4 e deputato dell' Ospedale di 
Miiano. Con testamento 1 aposto 1031 istitui eredi i figli Giacoino Antonio e 
Carlo Marco, non dimenticanuo lOspedale al quale leg6 L. 3000annue in per- 
petuo , onere dal quale gli eredi si svincolarono nel 1074 col pagamento del 
capitale di L. 00,000. 

Aliprandi conte sacerdote Federico, di Romano, jriureconsulto. 
— Canonico della Chiesa di San Stefano, dopo di avere in vita sovvenuto al- 
rOspedale L. 10.000 imp., in morte, nel 1741, gli leg6 L. 12,000. 

Alzati Cristoforo, di Ambrogio e di Antonia Talenti di Fiorenza 
Milanese, spos6 Costanza Alzati. Con testamento G aprile 1505 istitui erede 
rOspedale. — Questa istituzione diede luogo a diverse liti promosse da Isabella 
Alzati, tiglia del testatore, rappresentata da Nicolo Arciraboldi, figlio naturale 
dell'Arcivescovo di Miiano Guidantonio. In seguito a queste liti I'Ospedale do- 
vette addivenire ad una transazione in forza della quale gli furouo rilasciati 
alcuni stabili in Cormanno, in Turate e Cascina de' Piatti dell'estensione com- 
plessiva di pert. 1341. — Mori in causa di febbre continua con materia ma- 
ligna e passione colen'ca I'S aprile 1505 d'anni 30. (Cosi da un certificate di 
morte.) Ebbe sepoltura nella Chiesa di Santa Marta. 

Amati Giacinta, di Gerolamo, ex-religiosa del monastero di S. Apol- 
linare, pensionata da) Gnverno. raori in Miiano il 14 gennaio 1818 chiamando 
erede I'Ospedale Maggiore con testamento febbraio 1817. L'asse ereditario 
consegnato al L. P. dall'esecutore testamentario, I'ex-religioso certosino Toraaso 
Ferrandini, fu di L. 11,449.5. In vita sovvenne qualche somma all' Ospedale. 

Anguissola Tedeschi Secco Comneno conte Carlo , 
nacque nel 1730 dai coniugi conte Francesco e Lucrezia Secchi Comneno. Fu 
Gentiluomo di Camera nel 1771 e dei 12 di Provisione nel 1775. Sposo nel 
1778 la nipote Bianca Busca dalla quale ebbe quattro figlie: Barbara, maritata 
col marchese Benedetto Mosca Passionei di Pesaro, Maria col nobile D. Flaminio 
Ghisalberti di Lodi, Carolina col nobile Luigi Settala, Costanza col cav. Fer- 
dinando d'Adda, Teresa con un Villa capomastro. Con testamento 25 ottobre 
1804 lego a favore dell'Ospedale di Miiano L. 12,000 rail., che furono versate 
il 29 febbraio 1808 essendo la sua morte avvenuta il 4 marzo 1807. 

Annoni conte Alessandro, figlio del conte Giov. Pietro e ma- 
rito della contessa Leopoldina Cicogna, dei conti di Cerro. — Ciambellano di 
S. M. R. A. nel 1792 e di Napoleone nel 1805, commendatore dell'Ordine della 
Corona Ferrea. Mori il 28 luglio 1825 e con testamento 27 luglio 1820 im- 
pose al suo erede ed unico figlio, conte France.sco, di fare all' Ospedale una 
vistosa elemosina. In adempimento di questa disposizione I'erede verso nella 
Cassa del L. P. L. 12,000 il 24 ottobi-e 1825. — Nel 1810 acquist6 dall'Ospe- 
dale la possessione Chiappana e Chiappanella in Abbiategra.s5?o. La memoria di 
lui fu ricordata nel cimitero di Porta Romana con questa iscrizione : 

Alexandra comiti Annonio — aA admissionzbus imp. et regis nostri — 



_ 1 _ 

cqwiti Corovce Ferra' class?s II — generh splendore et magistraiibus gestis 

— pnvclaro — pietate in Deum misen'corclia in pauperes — cequifate fa- 
cilitate et comitate in omnes - spectatissimo — /]' kal. angusti MDCCCXXV 

— e vivis erepto — cujus hie exta — corpus vero opobalsamo conditum 

— Capreani in agro brianthceorum (1). 

A.nnoni Carlo, di Pietro Antonio, marito di Bona Biraga, con testa- 
mento 21 sottenibie 1744 dispose a favore dell'Ospedale alcuni stabili in terri- 
torio di Villapizzone, coll'onere di far adenipire diversi legati di culto. L'Ospe- 
dale rinuncio nel 1707 (|uella propriety all'erede ed iinica figlia Olimpia per 
il prezzo di gigliati 856. Abbandono una discreta sostanza. 

Annoni Silvestro con testamento G maggio 1700 lego a favore 
dell'Ospedale I'interesse per anni 15 di un capitale di L. 40,000. 

Archinti Cardinale G-iuseppe. — Nacque il 17 aprile 1651 dai 
coniugi conte Carlo e contessa Caterina Arese. Fu laureate a Pavia nel 1675. 
Arcivescovo di Milano, eletto il 18 maggio 1609. II 14 dicembre deH'istesso 
anno fu create Cardinale. Governo la diocesi milanese con vera sapienza 
e carita dodici anni, dieci mesi e ventidue giorni. Fu vice-legato in Bologna, 
Arcivescovo di Tessalonica. Nunzio apostolico presso il Granduca di Toscana, 
presso la Repubblica di Venezia e presso il Re di Spagna. 

II Litta nella sua opera scrisse: « Quest' uomo entusiasta di Filippo V e 
nemico della casa d' Austria, non tenendosi alle prudenti regole della Curia, 
fu per parte degli imperiali che conquistarono la Lombardia nel 1706, esposto 
a non poche mortificazioni. Colpa sua, perche 1' Evangelo non ha perraesso ai 
preti di portar coccarda. » 

Mori il 9 aprile 1712 d'anni 61 e fu sepolto in Duomo. 

Con testamento 15 marzo 1712 lego all'Ospedale Maggiore di Milano scudi 
100 da L. 6 in perpetuo, o il relative capitale nella ragione di lire 100 ogni 
lire 3. II legato venne estinto col pagamento del capitale di L. 20,000. Que- 
st' importo non sarebbe stato tale da richiedere che si traraandasse ai posted 
la memoria di questo benefattore col ritratto, ma fu I'opportunita di averne 
trovato uno gia fatto che indusse il Capitolo Ospitaliero ad acquistarlo e ad 
esporlo nella occasione della festa cosi detta del Perdono (Ord. Capitolare 19 
dicembre 1712). 

Archinti Fanigarola conte Carlo Filippo, nacque I'll no- 
vembre 1735 dai coniugi conte Filippo e contessa Giulia Borromeo. Altro dei 
Conti di Tainate. Grande di Spagna, e dei 60 decurioni della citta di Milano, 
marito della marchesa Geiolama Erba Odescalchi. La citta nel 1792 lo nomino 
a far parte dei sei deputati a prestar giuramento di fedelta all'iraperatore Leo- 
poldo. II Litta nella sua opera scrisse: « Fino dai 1751, in cui divento padrone 
delle sue sostanze, si lascio non poco atterrire dagli effetti della generosity che 
distinse la generazione che lo avova preceduto, cosicche fondato sul rispetto 
agli intangibili fedecommessi, si astenne dalla eredita del padre. I creditori della 



(1) Monumento su disegn" deirarchitetto Canonica. 



faniiglia oliltero qualclio inomento di apitaziono, sohhono cio iion fosso die un 
fiilso allanne. piacche tutti i debiti I'lirono spenti. Ma raliitudino conlralla in 
tale occasione dairArchinti ad una stretta economia divento avarizia o in un 
tempo in cui non era permesso di essere avaro irapunemente, perche la nobilta 
in Milano era tutta rinoniata per disinteresse, per grandezza d'animo e per lo 
splendore con vui viveva, I'Archinti , unico con una taccia si riprovevole, era 
notato a dito.... Malgrado la sua parsimonia era uonio probo, e in hii continu6 
ereditario Tamore die gli Archinti hanno sempre avuto verso la patria. » 

Mori il ;U inaggio 1801, e con testainento 22 maggio detto anno lego al- 
I'Ospedale Maggiore per una volta L. 100,000, al L. P. Trivulzio L. 50,000 e ai 
poveri di S. Alessandro L. 12,000. Ebbe un fratello di nome Giovanni, Cardi- 
nale. La sostanza da lui abbandonata fu considerevole essendosi calcolata la ren- 
dita in L. -100,000 circa. Alia sua morte gli si trovarono in cassa, in danaro, 
L. 861,704. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Battista Perab6. 

Arcimboldi conte Giovanni Angelo, figlio di Giovanni e di 
Cassandra del conte Gianobattista Allaitati di Cremona, abate dei SS. Pietro e 
Paolo di Viboldone, abbazia che cedette al fratello Giambattista, cavaliere dei 
SS. Maurizio e Lazzaro. Sposo Livia del marchese Gerolamo Marini di Genova, 
dalla quale ebbe un unico figlio. Giovanni. L'Ospedale fu legatario di scudi 3000 
da L. G che vennero versati il 30 aprile lG2"i, giusta il di lui testamento 2G 
febbraio IGIG. Mori il IT detto raese ed anno. 

Arconati marchese Carlo, dei marches! di Busto Garolfo, figlio del 
raarchese Galeazzo e di Giuseppa Enrichetta Scockart di Tirimont, sposo Teresa 
Trotti che mori nel 1805 e che fu donna di eroica condotta. Fu gentiluomo 
di camera nel 17GG e dei 12 di Provvisione nel 1775. — Mori il 25 maggio 
1816 d'anni 64, di apoplessia, come suo padre. La di lui salma fu trasportata a 
Monza. Dispose con testamento 24 maggio 1814 a Aivore dell'Ospedale il legato 
in danaro di L. 45,000 e di alcuni censi e livelli del valore di circa L. 40,000. 

Divise il tempo della sua vita tra gli uffici piii santi di religione verso Dio 
e la beneficenza piu liberale verso gli uomini. Padrone di molti poderi e capo 
di antica patrizia famiglia, ebbe sempre costume di volgere all'altrui bene le sue 
rendite, i suoi lumi e la sua autoritii. Gli afflitti trovarono in lui conforto , i 
dubbiosi consiglio, gli oppressi difesa e gli indigent! ogni genere di carit^. Noti 
sono i ricoveri da lui aperti alle persone desiderose di miglior vita. Fondo scuole, 
oratorii e congregazioni per I'istruzione cristiana dei fanciulli nei di festivi. I 
suoi meriti furono riconosciuti dall'imperatore Austriaco, il quale lo cre6 cava- 
liere. Vero padre dei poveri e generoso benefattore occupo anche per parecchi 
anni la carica di amministratore dell' Ospedale con amore e con zelo indefesso. 

Si ha il ritratto eseguito da Paolo Borroni. 

* Arconati Giovanni Battista. — Legato di L. 10,7 17 nel 1G52. 



* I benefattori conlraddistinti con questo asterisco furono compresi, 'luantunque non si 
abbiano alti e document!, essendosi il loro nome c limporto delle bencficenze desunti dai Ma- 
stri di contabiiitk dal 1456 ai giorni nostri. 

1* 



— 6 — 

Arconati sacerdote Giovanni Battista, con testamento 2t lii- 
glio 1022, fatto pochi piorni prima di morire, lego a favore dell' Ospedale gli 
stabili da lui acquistati dopo la morte del di lui padre cav. Francesco , oltrc 
scudi 500 dovutigli dal Cardinale Savelli e cio die fosse sopravanzato del prezzo 
della niobiglia, dopo pagati i debiti e le spesc tutte. — Pervcnnero all'Ospedale 
una casa in Milano sotto la parrocchia di San Giorgio , gli scudi 500 e altre 
L. 4041. La casa fu venduta nel 1030 a Ferrando Dossena per L. 10,000 imp. 

FuroDO eredi i fratelli Carlo e Gerolamo. 

Arena Petrolini Francesca, nativa di Messina, figlia di Oae- 
tano, moglie del honefattore del L. P. Petrolini Giuseppe Antonio, poi di Castel- 
franchi Carlo, altro benefattore e segretario generale della R. Direzione gene- 
rale delle Comuni. — Abitava in Milano nella casa di sua propriety al Molino 
delle Armi al N. 4377. Prescrisse nel suo testamento 20 ottobre 1S15 die il 
convoglio funebre fosse seguito dai Vecchioni del L. P. Triulzio. Benefico 
largamente le persone die si trovavano al suo servizio. l''u esecutore testa- 
mentario di lei con facolta larghe il sacerdote Borboni , distinto archivista e 
benefattore dell'Ospedale. 

Mori il 20 novembre 1825 d'anni 08 e fu seppellita nel cimitero del Genti- 
lino, dove fu collocate un monumento disegnato dall'architetto Giulio Aluisetti. 

Fu erede di lei I'Ospedale Maggiore di Milano die raccolse una sostanza 
di austr. L. 220,089.05 oltre L. 83,000 da lei donate in vita nel 1807 coU'ob- 
bligo di un vitalizio a di lei favore e di far figurare nella serie dei ritratti dei 
benefattori del L. P. anche quelle del di lei marito, fatto da lei eseguire. 

E dovuta a questa benefattrice la ricostruzione della facciata della Chiesa 
di Cannobio sul Lago Maggiore. A rammentare questo fatto venne scolpita sulla 
facciata stessa la seguente iscriziono: 

Alia memoria perpetua — clz Francesca Arena vedova ed erede — d/ 
Giuseppe Antonio Petrolini di Cannobio — e moglie poi di Carlo Castel- 
franchi — pia , saggia , benefica — che a questo iempio donb vivenie — 
lire seimila per la costruzione della fronte — e per testamento lascio una 
messa quotidiana — lire duecento annue pei sacri arredi — ed annue 
altrettante per dotare due zitelle del Borgo — I'Ospitale Maggiore di Mi- 
lano erede — Carlo Castelfranchi esecutore testamentario — e gli Ammi- 
nistratori del tempio — pp. iteH'anno MDCCCXXXIII. 

Si ha il ritratto eseguito dal professore deH'Accademia di Brera, Giuseppe 
Mazzola. 

Arese Barbara, figlia di Francesco, sposo il benefattore dell'Ospedale 
Giov. Andrea Caravaggio, al quale sopravvisse. Delia sostanza di lei, costituita da 
alcuni stabili in Bollate e Balsamo del valore di L. 10,000 circa, fu erede I'Ospe- 
dale (testamento 20 luglio 1014). 

Arese conte cav. Bartolomeo, figlio del conte Giulio e di Marga- 
rita Legnani. Altro dei sessanta decurioni della citta di Milano, Presidente del 
Magistrate ordinario, Capitano di giustizia, Presidente del Senate, conte di Castel 
Lambro, signore della Torre d'Arese. Mori il 22 settembre 1074, d'anni 84, 
essendo nato nel 1590. Sposo la Marchesa Lucrezia Omodea, e da questo matri- 



monio naoquero tie ligli, un maschio di nomo Ciiulio e due iemmiuo di noine 
Margarita e Giulia. 11 maschio preniori al padre, mentre gli sopravvissero le 
feraraine, lequali raccolsero I'ingente patrimonio die pass6 nelle faniiglie Yisconti 
e Borromeo, per il matrimonio die le dotte figlie fecero rispettivamente col conte 
I'aliio Yisconti o col conte Kenato Borromeo. 

11 Brambilla nella sua SfO)^m di Milano cosi si esprime a riguardo di questo 
benefattore : « Nella seconda nieta del secolo XVll fu Presidente provvido, insian- 
cabile del Senate 11 conte Bartolomeo Arese, la cui saviezza e la cui perspicacia si 
erauo gia segnalate in Ispagna colla reggenza del Supremo Consiglio d'ltalia. » 

11 conte Gerolanio Cavazzo della Somaglia nella sua opera : Alloggiamento 
cicllo Stato di Milano per le imposte. attribuisce al conte Arese un itnpareggia- 
bile talento. 

In vita dono all'Ospedale nel 10G6 il capitale di L. 30,000 e in morte, con 
testamento 24 settembre 1671, vincolo ad un fedecomesso primogeniale il Pa- 
lazzo ove abitava in Milano in Porta Vercellina proibendo all'erede chiamato e 
sostituiti di affittarlo sotto pena del pagamento di scudi 4000 all'Ospedale. Ve- 
nuto il palazzo in possesso del Duca Litta, questi conchiuse coll'Ospedale una 
transazione o meglio una rinuncia al suo diritto, previo il pagamento del ca- 
pitale di L. 12,000, e cio anclie in ossequio alia legge termidoro anno V, 
abolitiva dei fedecomessi. Ora il palazzo e occupato dalla Direzione delle.Strade 
Ferrate. 

Favori diverse confraternite. Ordino le forme per la conservazione della 
tappezzeria di seta da lui donata alia Chiesa di S. Maria Porta. Prescrisse die 
fosse terminata la costruzione delle Chiese di Cesano Maderno e di Torre d'A- 
rese da lui intrapresa. Voile che la sala del Senato fosse a spese della sua ere- 
dita decorata di due quadri rappresentanti la passione del Signore. da farsi di- 
pingere dai migliori pittori di Milano, 

Si lia il ritratto di lui, eseguito da (liacinto Santagostino per L 100. 

Arese sacerdoto G-iulio, appartiene alia faraiglia del prelodato conte 
Bartolomeo Arese. Nacque il 14 agosto 1737 sotto la parrocchia di S. Babila 
dai coniugi conte Marco e nobile Giulia Lucini Borromeo, die mori d'anni 87 
nel 1800. Fu Gesuita, dalla quale compagnia si distacc6 nel 1764 per la sa- 
lute cagionevole. Fu maestro di eloqucnza in Como. Coperse anche la carica 
onorifica di visitatore dei LL. PP. Finalmente fu nominate da Maria Teresa, 
canonico della Chiesa di S. Maria della Scala, 

Abitava in una casa in Milano, via Soncino Merati al n. 917, di proprieta 
del dottor (iiacomo Locateili, medico distinlo dell'Ospedale. Nel 1805, in consi- 
derazione della precaria sua salute, gli fu perraesso dalla Curia Romana di ce- 
lebrare la raessa in casa. Ebbe un fratello pure prete. 

Mori il 10 gennaio 1800, lasciando la sua sostanza del valore di L. 110,000 
all'Ospedale in forza del di lui testamento 7 agosto 1804. 

Si ha il ritratto eseguito da l>ellati Filippo. 

Arrigoni Carlo Francesco, maritato con Camilla Carcano, la- 
scio all'Ospedale il legato di scudi 8000 con testamento 5 febbraio 1681. Mori 
il 9 febbraio 10s;2 d'anni 00. 



— S — 

Si ha il ritratto, ma non se ne conosce I'autore, essendo stato fatto dietro 
ordinazione degli eredi di lui. 

Arrigoni IDionigi, nacque in Milano il 21 marzo 1795 dai coniugi 
Giuseppe c Lainati Giovaiina. Suo padre teniie aperto negozio da salsaincntario 
in via S. Vito al Carrohbio, nella casa n. 3873, e il figlio da droghiere. — Fu 
anclie fittabile e consigliere comunale di Mediglia. 

Mori celibo il 31 gennaio 1S67 in Milano, nella casa in via S. Sisto, n. 1 
in causa di paralisi, nominando erede universale I'Ospedale IMaggiore che rac- 
colse una sostanza di L. 89,890. 

Ilavvi il ritratto dilui eseguito dal cav. Gerolanio Indunoper L. 800 italianc. 

Arrigoni sacerdote Giovanni Battista, abate del soppresso 
monastero di S. JNIaria Assunta del Borgo di Magenta dell'ordine dei padri Co- 
lestini. Mori in Milano il 29 agosto 1815 d'anni 83 e fu seppellito nel cimitero 
di Cassano Gera d'Adda. 

Con testamento 19 giugno 1815 nomino erede il cugino Antonio Sormani 
e leg6 L. 60,000 all'Ospedale Maggiore, colla condizione di collocare il suo ri- 
tratto in figura naturale e intiera nella serie dei henefattori onde perpetuare 
la rnemoria della Religione Celestina. Dispose che nel caso in cui le L. 00,000 
non fossero state ritenute sufficienti per decretargli il ricordo del ritratto a fi- 
gura intiera, si dovesse impiegare quell' importo per auinentarlo cogli interessi 
in modo da raggiungere la somma necessaria. 

Nel testamento egli accenno che la di lui sostanza, che risullo lorda in 
L. 155,262, provenne principalmente da emolumenti legittimamente percepiti 
dalle cariche le piu lucrose per lo spazio di 18 anni coperte nei principali mo- 
nasteri della soppressa Congregazione Celestina nel regno di Napoli, aumentata 
poi con porzione di eredita di uno zio , e che percio credette di dover fare 
qualche disposizione a favore di stabilimenti di pubblica beneficenza. 

II ritratto fu eseguito dal Bellati. 

Arrigoni Passera G-iuseppe, nacque nel 1672 dai coniugi Gio- 
vanni Atnbrogio c Claudia Sacchi, di Cremeno. Notaio , mori nel 1735 e con 
testamento (i raaggio detto anno istitu'i erede I'Ospedale .Maggiore, riservato 
I'usufrutto a favore della sua servente Caterina Goretta, la quale raorl nel 
novembre 1773, lasciando cosi libero all' Ospedale il godimento della sostanza 
ereditaria, consistente in una casa e fondi in Cremeno della estensione di per- 
tiche 111.10, venduti nel 1770 al sacerdote Giuseppe Annovazzi, 

Arzonico nobile Carlotta, e figlia dei coniugi Ercole e Rossi An- 
giola. Le abitudini di questa donna che, appartenente a famiglia nobile ed anche 
mediocremente agiata, s'era quasi condannata all'indigenza vivendo sola in una 
meschinissima casupola dove v'era dil'etto di ogni cosa , fin di raobiglio, aveva 
date origine e successivamente fatte piii insistenti le supposizioni di tesori accu- 
raulati e nascosti. Ma pero alia sua morte, avvenuta in Abbiateguazzone 1*8 gen- 
naio 1875, si rinvennero nascoste sotto la legna da fuoco e i cereali sole L. 300. Non 
avendo eredi necessari, con testamento 6 gennaio 1875 nomino erede per una meta 
il cugino nobile Costantino Arzonico e per I'altra meta I'Ospedale Maggiore di Mi- 



lano coU'obbligo tli lonere allestiti duo lotti per inalali di Abbiatecjuazzone. L'Ospo- 
dale rinuncio la sua quota orcditaria al coercde nobile Costaiitino Arzonico per 
il corrispettivo di L. TJ.oOO. sulle quali si contegpia I'annualita di L. 230, GG a 
favore dei inalati proveniemi da Abbiateguazzono, essendo insufficiente I'entita 
della somnia per inantenoro i due letti. 

Attendolo Bolognini conte G-iacomo, figlio di Massimiliano c 
della nobile Giulia Visconti, giureconsulto, nacque il 'S3 ottobre 1623. Coperse 
la carica di Vicario di giustizia. Ebbe molte delegazioni in cause tra privati e 
per servizio della R. Camera, cause che egli condusse con zelo e integrity sin- 
golari. Tuttoclio uomo di toga, seppe, a suo tempo, maneggiare anclie la spada. 
II IG febbraio 1G4S fu nominate Podesta di Yarallo Sesia. Nel 1GG8 fu eletto 
Vicario di giustizia di Milano. Sposo Cecilia di Cliovanni Antonio Carcano. 

Con tesUimento 13 aprilo IGSO lego all'Ospedale scudi 2000 da L, G clio 
furono versati il 17 agosto 1G80, essendo egli morto nel detto anno. 

Si ha il ritratto eseguito da Pietro Antonio Scorza. 

Balbiani conte sacerdote Benedetto, dei coniugi Nicolo, bandito 
nel hioO, di Eugenia I'ardelli di Chiavenna, dei conti della pieve d'Agliate, 
canonico della basilica di S. Stefano , pronotaro apostolico. Mori il 22 agosto 
17G0 d'anni 01 in Arosio. Fu sepolto nella Chiesa dei Padri Cappuccini di Ve- 
rano, e coi testaraenti 28 febbraio 1750 e 17 gennaio 1757 lego all'Ospedale il 
capitale di L. 1S.()()G.13.4 che teneva a rautuo presso lo stesso. 

Balconi Luca, di Marco, di Mignete, con atto IG giugno 1G78 dono 
airOspedalo pert. 300 di terra nei Comuni di Mignete, Spino e Villapompeana. 

Bancori G-iuseppe, di liovisio. L'Ospedale ebbe, per disposizione di 
lui, 28 ottobre 1601, un legato di L. 20,500. 

Banfi Marianna nacque sotto la parrocchia di S. Gottardo dai 
coniugi Pietro, prestinaio, e Antonia llamazzotti, possidente. Dimoro per parecchi 
anni a Firenze dove mori il iG novembre 1810. Sposo nel 1801 il negoziante 
Antonio Magni. Aveva una specialo devozione per la B. V. che si venera nella 
Chiesa di San Satiro, alia quale dono nel 1818 un cuore d'oro contornato di 
perle. Voile poi rendere onore alia memoria di suo padre col ricordare nelle sue 
disposizioni testamentarie i poveri della casa alia ripa di Porta Ticiuese al N. GO, 
dove egli abitava, e che pervenne all'Ospedale, il quale la vendette nel 1846 ai 
coniugi dott. fis. Carlo Compagnoni e Carolina Piazza per austr. L. 29,050. Con 
testamento 31 ottobre 1840 chiam6 erode I'Ospedale della sua sostanza lorda 
di circa L. 61,741.08, la quale per le passivita inerenti scerao a L. 9000 circa. 

Barbesta Ercole, di Marco Antonio, di Melzo, negoziante in legnami, 
con atto 15 luglio 10G7 dono all'Ospedale due case della rendita di L. 410 e 
pert. i]G di terra in Melzo, non che diversi crediti per un importo di L. 2746. 16 
coU'obbligo di corrispondere a lui ed alia di lui moglie, Caterina Rossi, annuo 
L. 500 vita durante. Gli stabili succitati furono venduti nel 1732 a Lodovico 
Selvino per L. 14,160 imp. Mori nell'Ospedale il 4 aprile 1671. 

Bareggi sacerdote G-iacomo , figlio unico di r.iovanni (riacomo e 



— 10 — 

(li Francesca Honari, milanese, pronotaro Apostolico, fu priore del L. P. di 
Sant'Antonio eretto nella Cliiesa di S. Maria Beltrade e tesoriere della Scuola 
del SS. Sacramento in delta Chiesa. Mori il 22 dicembre KiOO istiluendo erode 
universale I'Ospedale Maggiore con testamento 11 novembre 1683. 

Colla morte di questo benefattore si verificarono a favore dell'Ospedale le 
soslituzioni disposle da Giovanni Giacomo Bareggi, suo padre, e da Giovanni 
Arabrogio Bareggi del valore di imp. L. 00,000. 

Pervennero inoltre al L. P. alcuni beni nei territorii di Maccherio, Lissone, 
Cascina Sant'Apollinare, Desio, e una casa in Milano, sull'angolo degli Spadari, 
riguardante verso la contrada della Lava (sic). Questa casa fu venduta nel 1777 
a Pietro Barbetta per L. 30,100. Un'altra casa di provenienza di questa eredita 
in Borgo di Cittadella, ove si eserciva I'osteria di S. Pietro Martire, fu venduta 
nel 1739. Voile essere sepolto nella Chiesa della B. V. presso S. Satiro nel se- 
polcro de' suoi antenati. 

Nel 1638 il Bareggi donava alia fabbrica del Duomo una lampada d'argento 
del valore di L. 300, oltre alcune cartelle del Banco di Sant'Ambrogio del va- 
lore di L. 1424, affinche colla rendita fosse quella lampada tenuta perpetua- 
mente accesa nello scurolo di S. Carlo. 

Si ha il ritratto di lui, ma non si conosce I'autore del dipinto. 

Bargiacchino G-iovanni Battista, detto il Lucchese, manga- 
natore, figlio dei coniugi Camillo e Marta Folli , vedovo di Rosa Marina Ra- 
mazzotti, mori improle il 27 settembre 1781 instituendo erede I'Ospedale Mag- 
giore con testamento 3 settembre 1773. — Alia sua morte gli si trovarono in 
cassa L. 60,000, delle quali L. 33,785 costituite da 2330 gigliati da lire 14.10. 
La entita della eredita fu di L. 149,000. 

11 ritratto di lui, eseguito dal Biondi, fa parte della raccolta dei ritratti dei 
benefattori dell' Ospedale. 

Bellusco sacerdote G-iacomo Antonio, figlio di Filippo, ret- 
tore di S. Giacomo della Villa di Fiesco, diocesi di Parma, e beneficiato nella 
Metropolitana di Milano all'altare di Sant'Agnese. — Fu agente deU'Ospedale a 
Burago al quale nel 1708 dono, in concorso del di lui padre, alcuni stabili in 
Ajcurzio. Mori nell'Ospedale il 30 agosto 1741 e con testamento 23 settembre 
1737 , nel quale dichiaro di annullare tutte le disposizioni testamentarie che 
avesse fatte in tempo che non fosse totalmente sano e senza febbre, istitui erede 
I'Ospedale, cui pervenne una sostanza di circa L. 30,000, costituita dal valore 
dei beni in Ajcurzio, che fiirono venduti nel 1815 a Giuseppe Ceriani, per 
L. 31,723. 

* Belucchi sacerdote Giacomo Antonio, Cappellano di San- 
t'Agnese in Duomo, mori il 2 settembre 1741. Fu erede di lui 1' Ospedale, al 
quale pervennero circa L. 12,000. 

Bendoni nobile Carolina, figlia di Antonio e Teresa Visconti, la 
quale mori nel mnnastero della "^'isitazione in cui erasi ritirata dopo che rimase 
vedova. Mori d'anni 71 il 30 dicembre 1849. — Fu erede di lei, in forza del 
testamento 30 gennaio detto anno, I'Ospedale che raccolse una sostanza di circa 



— 11 — 

L. 1,000,000. ProiM cli farlo il ritratto o onlino di esporre liiveco quollo del 
di lei raarito marchese Francesco Oasati. 

A ricordo della memoria di Lei fu collocata nel cirnitero di Casatenuovo 
la seguente iscrizione sepolcrale dettata daH'Araministratore dell 'Ospedale av- 
vocato San Pietro : 

A//a nobi'ic Carolina Bendoni — che del pvemorto marito marchese 
Fra)icesco Casati — raccoUi il pingue censo e i pietosi pensieri — nella 
modestissima vita — verso ira gli infelici le gioie a se negate — la hontii e 
la carifd. — esercitando in Bio e seco)ido Bio — e pcllegrina beata dal ter- 
reno compiulo esiglio di 71 anni — raggiungeva il cielo nel giorno 30 dicem- 
bre i849. — L'eredc O^pitale Maggiore di Milano — riconoscente collocava. 

II Coinunc di Casatenuovo — per il legato di doli alle nubende — e 
di un ecclesiastico benepcio — associa i suoi voti benedicendo. 

Benzi Cristoforo, milanese, desiderando di accrescere rufficiatura 
della Collegiata di S. Maria Podone, sua parrocchia, a mag gior gloria di Bio 
e sxiffragio deU'anima sua e de' suoi parenti, assegno nel 1715 per dotazione 
della nuova ufficiatura annue L. 2000 in danaro, la casa da lui abitata in Porta 
Vercellina. parrocchia di S. Maria Podone, due altre case in Porta Vercellina, 
parrocchia di S. Pietro sul Dosso, altre due case in Porta Ticinosc, parrocchia 
di S. Lorenzo al niolino delle Armi, altra casa in Porta Orientale, in via della 
Spiga, e una bottega in Porta Orientale, parrocchia di S. Tecla, e infine una 
casa in Porta Nuova. Xell'atto di erezione e dotazione dispose che in caso di 
soppressione della Collegiata le attivit^ suddette dovessero pervenire all'Ospe- 
dale. La soppressione avvenne nel 1814 e il Deraanio rilascio all'Ospedale un 
diretto dominio assentato sulla casa in Milano via Monte di PietA al n. 1592 
coll'annuo canone di L. 490, un diretto dominio assentato su una casa in piazza 
del Duomo al n. 40GS, non che altri diretti dominii e prestazioni. 

Mori il 22 luglio 1709. 

Bergomi sacerdote Giuseppe, dei coniugi Francesco, altro benefat- 
tore deirOspedale, e Carolina Bigatti. Fu Presidente della Congregazione di Ca- 
rita di Galbiate, alia quale lego L. 1000 per una volta e dove mori il 9 maggio 
1875. Con testamento 27 aprile 1868, raentre nomino erede il cugino ingegnere 
Carlo Bigatti, lego all'Ospedale la casa da lui posseduta in Milano, via della Vetra 
dei Cittadini n. 3494 e alia casa ecclesiastica di Sant'Arabrogio ad Xemics L. 5000. 

Si ha il ritratto eseguito da lioberto Fontana. 

Berra sacerdote Giovanni, ultimo rettore della Chiesa di S. Gio- 
vanni alle Caserotte, ora chiusa al sacro culto e occupata dall'Archivio Muni- 
cipale, nacque in Milano sotto la parrocchia di Sant'Eufemia il 30 ottobre 1707, 
dai coniugi Giacomo (di profes.sione calzolaio) c Felicita Popelman. Mori il 9 
gennaio 1875 nella casa in Milano, via S. Giovanni alle Caserotte al n. 4. Con 
testamento 17 ottobre 1874 istitui erede I'Ospedale Maggiore di Milano. 11 Berra 
percorse gli studi teologici nel Serainario maggiore di questa cittii. Fu promosso 
al presbiterato il 24 maggio 1823. Nell'istesso giorno dell'anno seguente gli fu 
conferita dal conte Giulio Borromeo una cappellania mercenaria nella Chiesa 
altre volte parrocchiale di S. Maria Podone; cappellania che egli lascio allorche, 



— 12 - 

nol l.'^29, fii nominate coadiutore dell' Ospedale Maggiore. Cesso dair occupare 
questo posto, quando, nel 1849, il clero secolare venne nell'Ospedale Maggiore 
sostituito dai Padri Cappuccini. 

Quale coadiutore anziano dell' Ospedale frui fino alia morte <lelle rendite 
di un beneficio istituito dal benefattore del L. P. Francesco Maria Sorino a 
favore del coadiutore anziano. 

Assistette i petecchiosi ed i vaiolosi nel locale della Simonetta negli anni 
1831, 1832 e 1833 e 1 colerosi nel 1836 e nel 1849. 

Dalla cessazione del servizio ospitaliero, nel 1849, fino a quando, suUo 
scorcio deir anno 1858, ottenne la nomina di reltoro nella Chiesa di S. Gio- 
vanni alle Caserotte, non ebbe a coprire alcuna carica. Negli anni 1840 e 1847 
si faceva inscrivere siccome membro effettivo dell'VIII e IX Congre.sso scienti- 
fico italiano in (lenova e in Venezia nelle sezioni di archeologia e di r-himica. 

Di carattere dolce, di modi affabili e cortesi, sapeva conciliarsi la simpatia 
di chi lo avvicinava. Di costumi illibati, tonne mai sempre una condotta irre- 
prensibile. 

Leg6 alia Biblioteca Ambrosiana tutti i quadri grandi e piccoli e le inci- 
sion! da lui possedute, e alia casa ecclesiastica di Sant'Ambrogio ad Nemus tutta 
la mobiglia del suo appartamento. Favori inoltre con un legato di L. 10,000 gli 
stabilimenti dei ciechi di citta e di campagna, e di L. 10,000 i sordo-muti di 
citta e di campagna. AU'Ospedale toccarono circa L, 50,000 nitide. 

Fu ritrattato assai felicemente e con molta rassomiglianza da Alessandro 
Rinaldi, il quale, in mancanza di un ritratto qualsiasi del sacerdote Berra , lo 
concepi, valendosi di due ritratti di benefattori del L, P., sui quali poteva op- 
portunamente studiarvi il carattere della fisonomia. 

Bersani Luigi appartiene ad una famiglia che da un secolo conduce 
in affitto il fondo Resentera in Locate, di proprieta dell' Ospedale, e che lia 
sempre dato prova di una abilita distinta nella conduzione. — E figlio di Carlo 
Antonio. — Mori in Resentera il 4 gennaio 1858 chiamando eredi, con testa- 
mento 27 maggio 1854, i figli del predefunto suo fratello Pietro e legando al- 
1' Ospedale L. 12,000. 

Bertani Angelo Maria, figlio di Giacomo, ragioniere presso il 
Monte di Pieta, con testamento 19 gennaio 1810 nomino erede il Proposto di 
S. Fedele, coU'obbligo di versare all'Ospedale I'importo della sostanza dopo di 
avere soddisfatti i legati e le spese. 

Mori il 1° febbraio 1847 nella casa in Milano, via Belgiojoso n, 1180, 
d'anni 84 per tabe. — L'Ospedale consegui L. 12,000 il 1° gennaio 1848. Era 
bisbetico e ipocondriaco. Acciaccoso , immaginava mali che non aveva. Negli 
ultimi anni della sua vita era pensionato con annue L. 230.26. 

Besana Francesco, possidente, nacque in Milano dai coniugi Carlo 
ed Angela Frapolli il 12 aprile 1802. Mori celibe il 31 dicembre 180() d'anni 
G4, per ipertrofia di cuore, sotto la parrocchia di S. Francesco da Paola. Con 
testamento 27 febbraio 1866 leg6 all'Ospedale Maggiore L. 49,000 e all'Ospe- 
dale Fate-bene-fratelli L. 40,000 a carico dell'erede Ignazio Prinetti, figlio di 
una sua sorella. 



Ki- 
ll ritratto di lui , die si ospone nelln occasionc del Pcrclono, fu esopuito 
la Giuseppe Landriani per L. GOO. 

Besana Gio. Andrea, dclto il Marwo, figlio di Giuseppe, della 
jarrocchia di S. Tecla nella Metropolitana, con atto 27 maggio 1680 vers6 nella 
rassa deirOspedale la somma di L. 15,885 contro il godimento vitalizio accor- 
kito a lui ed alia moglie Chiara Redaelli di alcuni beui in Seveso. 

Sesozzi sacerdote Alberto, di Francesco e Margarita Biumi, doU 
,ore in anibe le leggi, Proposto di Gallarate , con testamento 8 maggio 1579, 
"atto in Varese dove si trovava per ristabilirsi in salute dopo una grave malattia 
sofferta. istitui erede I'Ospedale per tre quarti della sua sostanza, e per I'altro 
juarto il fratello Cristoforo. — Fu anche Proposto di S. Tomaso in Milano. — 
3i sarebbe voluto ritenerlo figlio illegittimo perche fra il di lui padre Francesco 
3 la Margarita Biumi eravi impediraento di terzo e quarto grado di consangui- 
Qeita. La entita fu di L. 13,000. corrispettivo di una transazione fatta col fra- 
tello coerede. 

Besozzi Alessandro, di Comabbio , figlio del giureconsulto Gio- 
vanni, raarito di Veronica Lovati, alia quale lego 1' usufrutto generale, con 
testamento 26 settembre 1619, istitui erede I'unico figlio Pietro Antonio, con so- 
stituzione a favore dell'Ospedale nel caso che I'erede stesso morisse senza figli. 
316 che e avvenuto I'll agosto 1650, lasciando cosi luogo alia sostituzione a 
favore dell'Ospedale, il quale aumento il suo patrimonio del valore di alcuni 
stabili in Usmate e Cadrezzate, venduti nel 1670 ad Ottavio Canetta, di Gio. Bat- 
tista, per L. 18,000 imp. 

Besozzi Figliodoni nobile Camilla, vedova del marchese An- 
tonio Lunati. Nacque 1' 11 marzo 1778 dai coniugi Antonio c D. Elena Ca- 
stiglioni, che favori I'Ospedale con un legato di L. 700 nel 1818. Mori il 
29 marzo 1854 d' anni 76 sotto la parrocchia di S. Tomaso per pneumo-me- 
nmgite. 

Con testamento 19 giugno 1848 istitui erede 1' egregio cittadino conte 
Paolo Taverna, di lei nipote, con incarico di erogare il patrimonio fino al 
totale suo esaurimento, dapprima nell' esauriraento dei legati, indi in quelle 
opere pie di culto e di beneficenza che avesse trovato di fondare, promuovere 
favorire. 

Con codicillo 25 febbraio 1853 quella nobile dama dichiarava che la so- 
stanza residua, dopo il pagaraento dei legati, dovesse essere devoluta uU'Ospc- 
dale Maggiore di Milano, nella qualita di erede sostituito e legatario particolare. 
II conte Paolo Taverna si a.stenne dall' assumere la qualita di erede, lasciando 
che vi subentrasse I'Ospedale. — Ha istituito diversi oneri di culto ed ha be- 
neficato lo Stabilimento dei discoli, I'lstituto dei ciechi, la Congregazioue degli 
Oblati, I'Ospedale Ciceri con un legato di L. 50,000 per I'aumento di due letti 
anchc a favore d'inferme croniche, I'lstituto religiose delle Fate-bene-sorelle con 
un legato di L. 10,000 che divenne riversibile ali'Ospedale Fate bene-sorelle o 
Ciceri in forza della legge di soppressione delle Corporazioni religiose per dispo- 
sizione della benefattrice. 





- 14 - 

Una parte della sostanza era in Piemonte, per cui, a termine delle leggi 
allora vipenti, si o dovuto fare in via diplomatica una speciale ventilazione in 

concorso di quel Govei-no, il quale nell'auto- 
^<f -ir'^r^i.-s::,,., rizzare I'Ospedale ad accettarla, gli impose di 

/"' . ■ ". ■ '^; ■ V corrispondere al marchese Giorgio Pallavicini 

/ ' ' -<i r.^fe^ Triulzi, parente della testatrice, durante il 

tempo del sequestro politico, annue L. 8000. 

(ili importi, che erano stati soddisfatti in di- 

;•*• ^^ pendenza di quest' assegno, furono dal Mar- 

l;-^ chese assegnatario generosamente restituiti, 

.;{;r>?^ allorche nel dicembre 1855 fu liberato dal 

sequestro politico. La sostanza nitida fu di 

L. 911.000 austr., gia dedotta la tassa eredi- 

taria, che soltanto per i beni in Lombardia 

fu di L. 119,000. 

11 ritratto di lei, eseguito dal Sogni, si 

_ . . ., espone nella ricorrenza della festa del Perdono. 

^ V^l Sulla porta della Chiesa venne collocata. 





nella occasione dei suoi funerali, la seguente 

inscrizione: 

A Bio nata a Dio vmuta — qui de- 

posto il suo frale a Bio irasvolava — il 
29 marzo 1854 — Camilla Besozzi Figliodoni del marchese Antonio — che 
velato d' urailtd il bagliore del patriziato — ira le pure gioie, e i trepidi 
misieri — d' una operositd pia. henefica — raccoglieva riverenze — e la- 
grime riconoscenti accette al Signore — poi le opulenze avite e le redate 
dal marito — marchese Antonio Lunati — di lui nei proprii adempiuti i 
voti — al grande Ospitale di Milano trasmetteva — effondendo nei legati 

— I' affetto ai congiunti la henevolenza agli amid — la provvidenza ai 
famigliari — lo zelo per le sacre, la carita per le soccorrevoli istituzioni 

— perpetuato cost in morte — I' inno santo e pietoso di iutta la vita — 
poveri consolatevi — ricchi imitate — tutti benedite. 

Besozzi Carlo, nacque in Milano sotto la parrocchia di S. RafFaele 
il 12 luglio 1740 dai coniugi Giuseppe e Francesca Longoni. Nel 1768 fu nomi- 
nate maestro di casa di quest' Ospedale, e nel 1769 sotto-guardarobiere e piu 
tardi, nel 1780, guardarobiere. — I suoi servizi si estesero ad un periodo di 
56 anni e soltanto un anno prima di morire, nel 1825, fu collocate a riposo 
con annue L. 1597.97, lasciando buona memoria della sua esattezza, fedelti e 
vigilanza nel disbrigo delle sue incumbenze. — L'Amministrazione ospitaliera 
nell'annunciargli la collocazione a riposo gli espresse « la sua piena soddisfa- 
zione per i zelanti e lunghi servizii prestali alia Causa Pia per i quali ha 
ben meritato I'onore del riposo. » 

Mori celibe nella casa in via Sant'Antonio n. 4750 il 19 aprile 1826 e fu 
sepolto nel cimitero di Porta Romana dove fu posto un raonumento colla se- 
guente iscrizione: 

Pace eterna — all'amma ~di Carlo Besozzi — gia guardarobiere dello 



— 15 — 

^pedu/ Maggtorc — murto net lU aprile del 1826 — neU'ela di anni SO — 
La sorella - questo monumento gli pose. 

Con testaiuento 4 settembre 18 IG impose alia di lui sorella Maria, erede, 
il peso del legato a favore deH'Ospedale di 50 zeccliini die vennero versati il 
20 febbraio 1827, calcolati i zecchini a L. 13.68 cadauno. 

In vita, nel 1826, sovveniva all'Ospedalo, che si trovava in angustie di cassa, 
la sonmia di L. 15.000, ritirando un'obbligazione al portatore intestata Palazzo 
sontuoso. Nell'aprile 1826, e quindi dopo d'essere stato collocato a riposo, diede 
fuoco aH'obbligazioue, dichiarando con ci6 di aver donato la relativa sonima al- 
rOspedale. 

Besozzi Caterina, di Bartolomeo. Era la madre del benefattore del- 
rOspedale Bosisio Giacorao. Con atto 27 aprile 1627 don6 in vita all'Ospedale 
la sostanza da lei posseduta coU' obbligo di corrisponderle annue L. 1200 imp. 

Besozzi dottore Giacomo, nacque a Turate il 7 maggio 1791 da 
Giuseppe e Monaca Corti. Mori in istato celibe in Camisano 1*8 marzo 1865 isti- 
tuendo erede con testamento 9 maggio 1863 I'Ospedale Maggiore con vincolo 
di usufrutto a favore della sua servente, in benemerenza di lunghi ed onesti 
servizi prestatigli. L'asse ereditario fu di L. 54,424.28. 

II di lui ritratto, eseguito da Napoleone Melini, fa parte della raccolta dei 
ritratti che si espongono nella occasione della festa del Perdono. 

Besozzi nobile G-iovanni Agostino, appartiene all' istessa fa- 
niiglia del benefattore dell'Ospedale Besozzi Gerolamo. Era figlio di Giov. Paolo, 
raercante di lana. e di Lavinia Palazzi. Nacque nel 1581. Fu abbate dei mer- 
canti, banchiere nel 1627 e altro dei delegati dell'Ufficio di sanita. Sposo Vit- 
toria Pozzi, dalla quale ebbe un unico figlio maschio e tre feraraine. L'Ospe- 
dale gli deve essere riconoscente per un legato di scudi 13,000 da lui disposto 
con testamento 12 luglio 1030 e pagabile in 13 anni. 

Bevilacqua conte Galeotto, cavaliere e consigliere ducale. Con 
testamento 7 giugno 1484 istitui eredi le figlie Bona e Lucia, legando all'Ospe- 
dale di Milano alcuni beni in S. Pietro Cusico e Marcignano ed una casa sotto 
la parrocchia di S. Babila coUa seguente condizione: « Quae quidem omnia volo 
vendi et alienari debere per praefatos dominos deputatos et de prsetio seu prsetiis 
eorura fieri et construi omnia ilia haedeffitia quae fieri et construi poterunt pro 
habitatione et comodo pauperura infectorura contagione pestis in loco et terri- 
torio Sancti Gregorii ubi raittuntur et habitationem habeant infirmi infecti con- 
tagione ut supra, et haec omnia infra annos duos post meum decessum et hoc 
amore Dei et in remedio et mercede animae meae. » Su questa disposizione 
sorse lite fra le eredi e I'Ospedale, lite che fu tolta di mezzo in via di tran- 
sazione col pagamento da parte delle eredi di ducati 6000 da L. 4.10 cad. da 
convertirsi nella erezione del Lazzaretto fuori di Porta Orientale (1). 

Bianchi Gaetano, nacque in Belgirate il 6 giugno 1777 dai 



(1) Vedi Lazzaretto di Milano, per Fielro Canetta. 



~ U) — 

coniugi Giuseppe e Lucrezia Conelli. Nel 1811 trasferi il suo domicilio in Mi- 
lano collocandosi nelLa qualita di commesso presso un mercante. 

Merce giudiziosi risparini ed una vita tutta di sagrificii , riuni un piccolo 
capitale col quale pote acquistare un negozio di cambio valute, nel quale eser- 
cizio continu6 fino al 1820. Nella vista di fare miglior fortuna, realizz6 ogni suo 
avere e portossi in Olanda, ove aveva parenti. Dope due anni fece ritorno in 
Milano ponendosi a trafficare in liquori, comrnercio che continuo per soli tre 
anni, essendosi poi i^ecato a Modena, dove si fermo tre o quattro anni. Ritor- 
nato in Milano, vi rimase fino al suo decesso. 

Mori il 27 agosto 1852 nella casa in Milano, via San Vito al Carrobio 
n. 3867, in istato celibe, in seguito ad apoplessia, e con testamento 26 aprile 
stesso anno noinino erede I'Ospedale Maggiore colla condizione che gli fosse 
fatto il ritratto. 

In causa del corrispettivo di una transazione che si e dovuta conchiudere 
coi successibili ex lege, I'Ospedale percepi sole L. 25,000. Questa somma non 
era tale perche il ritratto gli fosse eseguito a figura intiera, ma essendo gi4 com- 
piuto allorquando sopravvennero le contestazioni in confronto dei successibili , 
lo si mantenne egualmente nella raccolta. 

II ritratto e del pittore Giovanni Consonni che I'esegui per L. 900. 

* Bianchi G-iovanni Antonio. — Fu erede I'Ospedale al quale 
pervennero nel 1638 un'ortaglia detta la Spargera fuori di Porta Ticinese, af- 
fittata per L. 306 e una casa in Borgo della SS. Trinita venduta per L. 11,600. 

Sianchi Innocente, figlio di Carlo, commerciante in ferro e possi- 
dente. Mori il 16 febbraio 1859 in Borgo di Porta Romana nella casa n. 4440 
d'anni 77 per tabe polmonare e con testamento 20 gennaio 1858 nomino erede 
I'unico suo figlio Carlo. Lego all'Ospedale Maggiore per motivi noti a lui solo 
L. 40,000 austriache, coll'obbligo di corrispondere a sua moglie, Carolina Cor- 
mani, d'anni 73, L. 2000 annue. Questa donna mori il 17 agosto 1862. 

Si ha il ritratto eseguito da Giuseppe Penuti per austr. L. 600. 

Bianchina Maria Elisabetta, figlia del causidico Giov. Bat- 
tista, vedova del benefattore dell'Ospedale Carlo Federico Zerbi, con testamento 
21 febbraio 1727 Istitui erede I'Ospedale della sua sostanza consistente in un 
capitale di L. 10,000. In vita deposit6 I'importo occorrente per i suoi funerali. 
— Leg6 alcune gioie alia B. V. del Rosario che si venera in S. Eustorgio, per 
la quale ebbe tanta venerazione il predefunto di lei marito. 

Biffi cavaliere Francesco, figlio di Innocente, nacque in Solbiate 
Superiore, nel 1794, da genitori onesti e laboriosi. Mori in Milano il 30 dicem* 
bre 1879 e per disposizione di lui il cadavere fu trasportato a Brentana nella 
cappella di famiglia. Con testamento 4 gennaio 1877 nominava eredi universali 
i cugini ing. Giovanni e rag. Francesco fratelli Beretta, coU'onere di un legato 
di L. 100,000 a favore dell'Ospedale Maggiore di Milano. 

Cittadino ben fornito di censo proprio, come ricco d'ingegno, di coltura e 
di spirito, rifuggi da ogni splendore e da ogni onore di cui araa pur abbellirsi 
I'umanita. per circoscrivere le sue opere e I'uso generoso dei doni di natura e 



— i: — 

di fortuna, in un canipo altrettixnto fecoiulo che virtuoso, altrottanto belle quanto 
e nascosto, la carit;\ e I'amore del prossimo. 

Ai suoi coloui di Brentana inigliorC) le sorti tanto riguardo alia vita rna- 
terialo, quanto alia religiosa ed intelloituale, erigendo nuove o salubri ahita- 
/ioni , istituendo premii ai miglioii agricoltori, aprendo scuole per i fanciulli 
d'ambo i sessi, e fondando Cause Pio per nubende ed infermi. 

Gentile nell'aspetto, riservato nei modi, aveva la parola breve come d'uomo 
pressato da molti e gravi pensieri. Non era tanto facile alia espansione degli 
affetti, non era prodigo di amicizia, ma questo severo ritegno velava un cuor 
mite e generoso. La sua carita I'u previdente, delicata ed inosauribile. 

Benefice i poveri rappresentati dalla Congregazione di CaritA, gli Asili di 
infanzia, i ciechi, i sordo-muti, ed altri Istituti di beneScenza (1). 

Si ha il ritratto eseguito da Angelo Trezzini. 

Bigarola Agostino, figlio di Marco Antonio e Clara Pietrasanta, 
non avendo figli , scrisse erede la madre e dopo di lei Cesare e Clemente di 
lui fratelli e i loro discendonti in infinito con sostituzione a favore dell'Ospedale 
nel caso di estinzione della linea chiamata (testamQnto 30 luglio 1608). II caso 
a faTore dell'Ospedale si e verificato nel 1774, per cui gli furono rilasciati una 
casa da massaro ed una da nobile in Cuggiono, un'altra casa in Figino , un 
annuo reddito, e un capitale di L. 15,000. 

Biraghi Lancellotto conte monsignor Gaspare, nacque 11 3 
agosto 1733 dai coniugi Gerolamo e Anna Federici. Era fratello del conte 
Gian Battista Biraghi, altro benefattore dell' Ospedale. — La sua famiglia era 
oriunda di Lazzate. II titolo di conte fu conferito a lui e ai fratelli Giovanni 
Battista ed Alessandro, con diploma 29 gennaio 1777. Percorse la carriera 
ecclesiastica occupando nei prirai anui il posto di canonico nella Chiesa di 
S. Giuliano, poi quelle di professore nel ginnasio di Brera, per sal ire piii tardi 
al posto di monsignore e canonico ordinario nella Metropolitana, dove fu anche 
priraicerio e provicario generale della curia railanese. 

Mori il 31 agosto 1794, e con testamento 28 agosto dello stesso anno chiamo 
erede della sua sostanza il fratello conte Giov. Battista, con obbligo di ammo- 
gliarsi con una dama milanese entro due anni dalla morte del testatore, sotto 
pena di zecchini 1000 pagabili all' Ospedale. E questa disposizione fu da lui 
scritta « non tanto per odio al celibato, ma per fssare un shtema e so^te- 
gno alia famiglia. » L' erede spos6 la nobile Cristina Croce, figlia del cava- 
liere aulico Giuseppe. 

A cura e a spese dell'Ospedale, al quale lego L. 20,000, venne posta una 
lapide nel cimitero di San Grogorio sulla quale vonne scolpita la seguente 
iscrizione dettata da lui nel testamento : 

D. 0. M. — Caspar Lancellotus Biraghus Ilieronymi — I. C Coll. 
Med. Fil. I. C. Coll. j'ltriscivilis Professor. Palaf. — ?n Peg. Gjjinnasio 
Braydensi - Primicerius L'ccl. Metrop. — Provicarius Gener. — Curiic 
Archiep. Medial. — hie quod mortale erat deposidt — ut aliqua sici 



(1) Questi ccnni biografici furono tolli dalle parole lelte sulla tomba da Monsignor Calvi. 

2 



_ 1,^ — 

memorwla cxtaret — orate pro eo — ohiit pridie kal. septembri's — anno 
N. S. MDCCXCIIII — natus ann. LXI die XXV III — prcvfect. Hosp. Mai. 
ieffalarii — et To. Bap. BiragJws Comes — chiliarcha equit in excrcitu. 
cces. — Frater hceres — ex test. p. p. 

Biraghi conte Grio. Battista. Era fratello del precedente benefat- 
tore. Percorse la carriera militare ncirannata austriaca arrivando al grado di 
capitano. Veiine pensionato col grado di maggiore. 

Mori il IG agosto 1822 d'anni 81, e con testamento 10 luglio 1821 lego 
airOspedale i suoi beni in Fara, oltre alcune attivita mobili, ed istitui erede 
la moglie, Cristina Croce. L'Ospedale consegu'i L. 112,013. G5. 

Dispose poi un legato ragguardevole ai Luoghi Pii Elemosinieri di questa 
c\iik coll'onere di convertirne i frutti a beneficio del sacerdoti veramente poveri 
e di buoni cosluiui della Diocesi di Milano, incapaci di celebrare la messa, asse- 
gnando loro congrue pension!. 

Voile essere seppellito nel cimitero di Lazzate, e ordin6che gli fosse eretto 
un monumento in pietra dura e cid non per vanagloria, ma nella speranza 
di ricevere maggiori sufjragi. 

Si ha il ritratto escguito dall' Hayez. 

Biraghi G-iuseppe, figlio di Ambrogio e di Francesca Viltadini, pos- 
sidente, moii in Ronchetto nei CC. SS. di Milano il 5 giiigno 1813, d'anni 60. 
— Chiaraato erede I'amico, aw. Giuseppe Orsi, lego all'Ospedale L. 100,000. 

II ritratto, che si espone nella occasione della festa del Perdono, fu ese- 
guito da Andrea Appiani per L. 800 austriache. 

Birago nobile sacerdote Daniele, figlio dei nobili Antonio Marcello, 
capitano e consigliere ducale, e di Elisabetta Sovico, dei feudatari di Mettone, 
senatore di Milano, nominato a quest' ultimo ufficio da Galeazzo Maria Sforza. 
Pronotaro apostolico, fu da Sisto IV nominato coUettore di S. Chiesa nello Stato 
di Milano, e in pari tempo Arcivescovo di Metelino. Aveva avuto in commenda 
I'abbadia di S. Maria di Castiglione dei marchesi nel Parraigiano, e nel 147G, 
ai 14 luglio, ottenne dal duca Galeazzo Maria la licenza di farvi costruire un 
ponte levatoio per sicurezza del monastero. Ristauro con molto dispendio 1' ab- 
badia e nel 1487 \i chiamo i monaci olivetani. Nel 1482 fu nominato consigliere 
ducale, e nel 1485 fondo in Milano la Chiesa di S. Maria della Passione, dotan- 
dola di molte entrate. 

Con testamento IG novembre 1495 istitui erede I'Ospedale imponendogli 
con codicillo del gionio segiiente I'obbligo di tumularlo nel mezzo dell' altare 
maggiore della Chiesa di S. Maria della Passione mediante la costruzione di 
un sepolcro alto due braccia dalla terra. II turaulo fu eseguito dallo scultore An- 
drea Fusina per L. 1GG5.8.9 e si ammira tuttora nella detta Chiesa all'ingresso 
della Sagrestia. Vi sta scolpita la soguente iscrizione: 

Danielli Birago Archiepiscopo Mytilensi — Prcefecti Ilospi talis ex te- 
stamento posuere. 

Andrece Fusinw opus 1495. 

Biumi dottor G-iuseppe, figlio di Giovanni Battista e di Cornelia 



— 19 — 

liinocenti, nacque I'anno 1740. Di)t(oro in ambo lo lopgi, porcorso la carrlera 
degli impiephi quantiinque ben proweduto di niezzi di fortuna. I'li aliinno presso 
il niapistrato camerale di Milano, poi prefotto di Pavia , indi ispotloro geno- 
rale dello finanzo, vice-dirottore dolla Cainora doi Conti e inembro del Corpo 
Legislative per nomina fatta dal generale r>onaparte. D'ingegno vivace, di col- 
tura legale distinta, vereato nel maneggio degli afTiiri, onestissimo, franco e 
leale, assecondando le idee del suo carattere, viveva solo, sompre assistito da 
un servo, die doveva vegliaro la nolle per rispondere alle sue chiainate od ap- 
prestargli la cioccolata. Era una sua singolaritA la economia nel consume della 
carta, die spingeva fino a scrivere sul rovesoio delle lettere che gli erano in- 
dirizzate. In una istanza presentata da lui alia Munioipalita il 28 pratile anno IV 
repubblicano egli scrisse che per primitiva sua massima « non si glori6 mai 
« del rango e privilegio di sua nascita, non si cur6 mai d'essere ammesso in 
« alcun nobile coUegio, congregazione o corpo aristocratico, ne posto patrizio, 
« e la di lui specifica linea non si procure mai ne titoli, no feudi, ne diritti 
« regali, ne diplomi. ecc. » 

Mori in Biumo Inferiore il 13 aprile 1838, istituendo erede I'Ospedale Mag- 
giore con lestamenle senza data, che e state trasmesse soltanto nel 1840 alia 
amraiuistraziene dell' Ospedale, cella seguente accempagnatoria anonima : 

« Un religioso pentiraento mi fa presentare il testamente Biumi. Se, non 
ostante i guasti pel site eve fu nascesto, potra avere valere, la mia coscienza 
sara tranquilla, poiche, se non he giovato a me, non avro fatto danno ad altri. » 

Sopravvenuto il testamento, gli aspiranti ex-lege e il fisce, che erano giA 
in causa per quella eredita, scesero in giudizio per contostare la validita dello 
stesso. La cessata Amministrazione toglieva di mezzo la conteslaziene transigendo 
coi successibili per il corrispetlivo di austr. L. 1,500,000. La causa venne al- 
lera continuata dal Fisce che rimase soccerabente in ferza di tre conformi sen- 
tenze, che riconobbero la validita del testamento. 

Tenuto cento del corrispetlivo di transazione, dei pesi inerenti alia sostanza, 
delle gravi contestazieni successivamente sopravvenuto , questa ereditA , comu- 
nemente ritenuta una delle migliori dell'Ospedale e della quale la ventilazione 
si apriva sopra un asse di quasi due railioni di lire austriache, scem6 cosi da 
metterne in dubbio la consistenza. 

II ritratto a figura intiera fu eseguite nel 1857 dal pittore Sala per au- 
striache L. 1000. 

Bofli nobile Chiara, figlia di Giacomo, vedova del benefattore del- 
l'Ospedale Filippe Pirogalli, e serella deU'altro benefattore canonice Boffi Giulio 
Cesare, raori il 16 luglio 1G91 sotto la parrocchia di S. Nazaro in Broglio, isti- 
tuendo erede I'Ospedale Maggiere con testamento 13 ageste 1687. Nel 1689 in 
agoste sovvenne all'Ospedale la somma di L. 40,000 la quale giunse in tempo 
per essere impiegata nell'acquisto di una casa verso il Laghetlo, divenuta ne- 
cessaria per I'ingrandimente del fabbricate dell'Ospedale. 

Commerciante in ore , voile che I'esercizio continuasse per un anno dope 
la sua morte, imponende al Luogo Pio I'obblige di fornire a due negozianti, da 
lei designati, un capitale di L. 30,000 per continuare queU'esercizio per un 
trentennio. 



— 20 — 

Ricordo nelle sue disposizioni i padri della Chiesa di S. Antonio , dove 
voile essere seppGllita, il L. P. di Loreto e I'Ospe'lale Fatebeaefratelli. 

Leg6 le gioie, del valore di circa L. 12,000, in parti eguali alia B. V. die 
si venera nelle Chiese di S. Antonio, di S. Giovanni in Conca e delle Grazie. 
Con questa eredita pervennero una casa in via di S. Antonio clie fu tenuta in 
affitto per parecchi anni da Giulio Cesare Pessina, altro benefattore dell' Ospe- 
dale, e die fu venduta nel 1774 ad Ambrogio Cocquio, e la possessione Marche- 
sonia in Robecco, di pert. 350, venduta nel 17o5 a Onorio Restelli per L. 28,450. 

II ritratto fu eseguito da Adler Salomone per L. 144 su ritratto pervenuto 
colla eredila. 

Boffi nobile sac. Giulio Cesare, di Giacomo, conte palatino, ca- 
nonico della Basilica di S. Nazaro. fratello della suddetta BofR nobile Cliiara, 
don6 nel 1695 all'Ospedale il capitale di L. 2000 e una casa in Milano in via 
di Sant'Antonio. — A questa donazione ne tennero dietro altre e cioe nel 1703 
dono un capitale di L. 12,000, in aggiunta ad alcuni stabili donati nel 1700 in 
Barzago e Marconago e nel 1707 alcuni stabili in Vigentino detti la Visconta. 

Celebri) per parecchi anni e per sua devozione e senza alcuna elemosina 
la messa all'altare di una delle infermerie dell'Ospedale. 

Nel 1705 sostenne la spesa per la costruzione dei ponti per la dipintura 
della Cupola della Chiesa di S. Nazaro. 

La nobilta venne conferita alia famiglia di lui daU'iiuperatore Ferdinando III 
con diploma 20 febbraio 1647. 

Nel suo testamento 14 setterabre 1701 espresse desiderio che nell'Ospe- 
dale si facessero recitare agli ammalati, prima che si addormentassero, tre Ave 
Marie in onore della Inimacolata Concezione e in suffragio dell'anima sua. 

Si ha il ritratto attribuito al pittore Carlo Ambrogio Zucchi. 

Boggeri Carlo, nato in Geneva il 4 agosto 1780, dai coniugi Ga- 
spare e Basilio Maria Caterina , di condizione benestante , tenne domicilio in 
Milano per 58 anni e in ultimo abito in via S. Paolo al n. 22. 

Mori in istato celibe il 14 settembre 1870 in Monza, dove si trovava a 
villeggiare. 11 cadavere, trasportato da Monza, fu sepolto nel cimitero mouu- 
mentale di Milano in un giardino rialzato da lui acquistato in vita. A ricor- 
dare la memoria di lui furono poste queste epigrafi : 

A. ■^. 11. — Consumato il corso — di quasi diciasselie lustri — Carlo 
Boggeri — genovese — morl qual visse beneflcando — addl XIV settembre 
— MDCCCLXX. 

A tergo : 

Amo I'ordine come la migliore — sapienza della vita. 

Liberale dell' ones to censo — all' Ospedale Maggiore di Milano — del 
bene fatto senza ostentazione — acra pvemio da Dio. 

Con testamento 20 gennaio 1870 istitui erede universale I'Ospedale Mag- 
giore di Milano coll'onere di diversi legati a favore di parenti e degli Asili in- 
fantili di Milano, del Pio Istituto materno dei bambini lattanti, dell' Ospedale 
grande detto di Pammatone in Genova, e favorendo largamente le persone che 
si trovavano al suo servizio. 



Pervennero all'Ospedale circa L. PS,1 14. II ritratto 6 di Penuti Giuseppe, 
che fu retribuito coa L. 050. 

Bolagnos conte Giuseppe, ammogliato con Isabella Boselli, di 
^ine spagnuolo, fu aramosso I'anno 1715 alia cittadinauza nobile di Milano. 
I .i[>erse molte cariche pubbliche, delle quali la prima fu quella di Senatore in 
M;laao. Servi cinque anni nel Senate e nella Protura di Pavia. 

Nel 1710 venne dall'Imperatore Carl) VI nominate Reggente del Consiglio 
d'ltalia e Luogotenente della regia Camera di Napoli, Capo della regia Giunta 
del comniercio. 

Prese parte al Supremo Consiglio di Spagna in Vienna nel 171 1 e fu in- 
3aricato di affari importanti di Stato. 

Dopo quattordici anni , dacclie fu reggente provinciale, venne , siccome 
decano, onorato dall' iniperatore della carica di consigliere di Stato e suo am- 
basciatore presso la Repubblica di Veuezia , conservando tuttavia la piazza di 
decano nel Consiglio di Spagna e il titolo di consigliere. 

Fu del GO Decurioni della citta di Milano I'anno 1718. 

Ottenne da Sua Maesti Cesarea in boneraerenza dei servizii prestati il feudo 
di Pizzighettone col titolo di marchese. 

Assistette in nome e per inrarico dell' imperatore Carlo VI alia erozione 
deirO.^pedaie della Monarchia in Vienna, a favore del quale lego fiorini 10,000 
con che il Priore e i sacerdoti avessero a recitare una terza parte di rosario. 

Mori in Venezia il 20 gennaio 1732 e con testaraento agosto 1731 istitui 
erede 1' unico suo figlio dottor (;arlo e suoi discendenti in infinito, con sostitu- 
zione a favore deU'Ospedale Maggiore di Milano in caso di estinzione della linea 
chiamata. 

La sostituzione si u verificata I'anno 1757, per la morte senza discendenti 
dell'erede dottor Carlo. 

Con questa eredita pervennero al Luogo Pio una casa da nobile in Milano 
in via Cervetta, venduta nel 1759 al marchese Giuseppe Viani, e due posses- 
sioni nei territori di Muggi6 e Desio di pert, 1300.00 vendute nel 1763 al Luogo 
Pio di Loreto e al march. Gerolamo Cusani per L. 209,720. 4 .1 coraplessive. 
I beni di Muggi6 erano stati venduti al Bolagnos dal L. P. di S. Corona. 

Bolla Giacomo, figlio di Giovanni, nativo di Intragna (Lago Mag- 
giore), paese che egli lascio da giovinetto sprovvisto di beni di fortuna per re- 
carsi a Milano a fare il garzone in un negozio di vino. Coi risparmi e con un po' di 
attiviti pote raggranellare una somma sufficiente per acquistare un negozio di 
vino alia Valla, continuando in questo commercio fino alia sua raorte, avvenuta 
il 25 aprile 1772 sotto la parrocchia di S. Sebastiano, in eti d'anni 81, in causa 
di apoplessia. — Spos6 in prime nozze Catterina Baltana e in seconde nozze An- 
tonia Vidola che favori con logati speciali, ma coll'obbligo assohito di ritirarsi 
a vivere nel convento delle raonache del terzo ordine di S. Domenico vicino a 
S. Eustorgio. Non ebbe figli, per cui nomino erede I' Ospodale Maggiore con 
testamento 1° setterabre 1754, coll'obbligo di distribuire il giorno della sua morte 
ad ognuno degli abitanti d'Intragna due libbre di sale e due quartini di riso. 
Nel testamento scrisse quanto segue : « Dispongo a favore dell'Ospedale perch6 



- 22 — 

« passa ai poverelli di Cristo Signer mio anche in soddisfazione che se fossi stato 
« troppo vantaggioso in qualclie npgozio o avessi pregiudicato il mio prossimo 
« con ansieta per maggiormente cumulare cose terene, con agravare troppo il 
« terzo con parole o in ogni cosa di mio debole pongo tutto alle mani del mio 
« Redentore che per li meriti della Sua SS. Passione agiusta ogni miei man- 
« camenli e difetti del corso della mia vita comes'^i. » Prescrisse che fosse 
restaurata a spese della sua eredita, I'imagine della Vergine che si venera sul- 
I'augolo della via della Palla. 

Abbandono una sostanza di circa L. 50,000. 

'■'' Bolognino conte Giacomo. — Legato di L. 12,000 nel 1680. 

Bonacina nobile Camillo, di Gio. Battista, milanese, abit6 a Renate, 
dove mori e fu seppoUito. Con testamento 17 aprile 1717 nomino erede I'alfiere 
Antonio Bonacina suo nipote, figlio di Antonio suo fratello, e 1 figli e discendenti 
di hii in infinito con vincolo di sostituzione a favore dell'Ospedale in mancanza 
delle linee chiamate. La sostituzione si 6 verificata nel 1759 nel quale anno 
furono rilasciati all'Ospedale alcuni beni in Renate, Cavriano e Bescape, ven- 
duti nel 17G2 a Giuseppe Pensa per L. 18,000. 

Bonfanti sacerdote Carlo Giuseppe, di Carlo Andrea e Antonia 
Maria Magni. Ebbe cinque sorelle monache nel monastero di S. Apollinare e 
due fratelli monaci cisterciensi. 

Mori il 19 gennaio 1794 , destinando la sua sostanza di circa L. 120,000 
all'Ospedale Maggiore di Milano con testamento 27 agosto 1789. Pervennero 
fra gli altri alcuni stabili in Bartesago; die furono venduti, nel 1796 a Natale 
Spreafico, ed altri fondi in Vallicelli venduti nel 1818 a Giuseppe Antonio Sil- 
A'ola per lire 55,000 italiane. 

Giovanni Perabo esegui il ritratto per L. 180. 

Bonfiglio nobile Camillo, figlio di Giovanni Stefano , con testa- 
mento 5 febbraio 1557, rog. Giov. Battista Sovico di Milano, istitui erede I'O- 
spedale riservando I'usufrutto alia moglie di lui Susanna Triulzi. Pervennero 
un credito di L. 20,000, pcrtiche 228 di terra in Ferno, vendute nel 1575 per 
L. 11,857, due livelli uno di L. 120 e I'altro di L. 50, un reddito annuo di 
L. 56 e due case in Milano, una in S. Pietro in Camminadella venduta nel 1576 
al giureconsulto Giovanni Besozzi per L. 7500 e un'altra in via di S. Bernar- 
dino, dove abitava. Mori repentinamente il 28 dicembre 1560. 

Bonomi sacerdote Gio. Battista, di Giuseppe Antonio, proposto 
di Gallarate, fratello del sacerd. don Giuseppe I\laria Bonomi, altro benefattore 
dell'Ospedale, con testamento 6 giugno 1803 lego all'Ospedale stesso L. 15,000 
che vennero versate il 19 agosto 1831 dagli eredi e fratelli di lui sac. Am- 
brogio, Giuseppe e sorella Laura. — Voile che il legato fosse, in tacitazione di 
ogni e qualunque pretesa dell'Ospedale, in dipendenza della compera fatta dal 
testatore di una possessione in Orago. 

Bonti Antonio, di Francesco, con testamento 8 novembre 1808, negli 
atti del notaio Francesco Maria Belloli, lego all'Ospedale la sua casa in Milano 
via Zenzuino al civico n. 548 sull" angolo di S. Martino, venduta nel 1829 a 



Giovanni Chi.ippa por austr. L. 2o, 1S3. Mori il 1 gennaio ISIO. Furono ercdi 
i cuijini Giovanni e Luigi Tordoro col vincolo deirusufrutto alia di lui mogjie 
Margarita Zuccoli m considcrazioyie delta lodcwie e saggia sua condof/a. 
Legro iniltro al L. P. dolla StoUa una sua casa in Borgo delle Grazie al N. 2641, 
dove egli abitava. 

Bonvino Federico, figlio di Giovanni Battista, ebbe due fratelli 
uno fatuo e Taltro di nome Francesco Maria, proposto nel collegio dei PP. So- 
maschi in S. Maria Segreta di Milano. 

Mori il 3 luglio 1753 sotto la parrocchia di S. Protaso ai Monaci e con 
testaniento IS giugno dello stesso anno dispose che la di lui sostanza, depurata 
dal pagamento di alcuni legati, fosse a cura del di lui araministratore e fratello 
M. R. Padre Francesco Maria Bonvino convertita in opero pie. Con atto 22 gen- 
naio 1757 il detto Padre Soinasco dichiaro di cedere I'asse ereditario all'Ospedale, 
al quale pervennero circa L. 64,000 e cioe la meta della sostanza da lui abban- 
donata. perch^ I'altra nieta dovette essere consegnata agli eredi ex-kgc. In vita 
fece mutui a privati sopra pegni. — Lego alia Cliiesa di S. Maria Segreta L. 3000. 

All'Ospedale furono assegnati questi enti: 1' utile dominio della casa in 
Milano sul Piazzale delle Galline al N. 169S , venduta nel 1802 a Giuseppe 
Jacchetti per L. 12.535, e coll'obbligo di pagare I'annuo canone di L. 825 alia 
Nazione, successa aU'abolito Capitolo della Rosa, e la possessione Guzzafame in 
Vigentino, venduta nel 1702 a Pietro Ant. Mojana per L. 76,100 imp. 

Borboni sacerdote Carlo nacque sotto la parrocchia di S. Pietro in 
Cornaredo il 27 gennaio 1755 dai coniugi Paolo, ramiere e oriundo di Varese, 
e Teresa Bianchi. Fattosi sacerdote, il Borboni si prefisse di percorrere la car- 
riera degli impieghi e il 10 marzo 1780 fu ammesso negli uffici del grande Ospe- 
dale a supplire all'Archivista nialato, venendo in seguito nominato coadiutore 
mercenario con L. 600, auraentate poi nel 1789 a L. 1200. Piu tardi venne 
nominato Arcbivista. Dopo 42 anni di servizio fu collocato a riposo nel 1829 
coll'intiero onorario. 

Ottimo e distinto impiegato, indefesso lavoratore e zelantissimo dei suoi do- 
veri. 11 Capitolo Ospitaliero prima, e I'Aniministrazione poi, ebbero a deferirgli 
incarichi delicati e difficili , che egli seppe sempre disimpegnare con aniore e 
plauso dei suoi superiori. Era spesse volte consultato anche nolle questioni ardue 
deH'Amministrazione. E a lui dovuto I'ordinamento deU'Archivio dell'Ospedale ; 
dei LL. PP. Triulzi e della Congregazione di Carita. 

L'ingegno suo, la forza di volonti, e I'attitudine a tali ordinamenti appa- 
riranno tanto maggiori, se si ponga mente che quella compagine enorme di do- 
cumenti e di atti, che costituiscono gli Archivi attuali dei maggiori istituli di 
beneficenza, fu raccolta e classificata da lui in un ordinamento ingegnosissimo 
e semplice ad un tempo, che risponde ad ogni ricerca e che si presta mirabil- 
mente ad ogni modificazione o auraento di patrimonio. 

Mori il 3 luglio 1833 d'anni 78, legando a favore dell'Ospedale tre case 
in Milano ed alcuni beni in Legnano del valore complessivo di L. 90,724 nitide 
(testaraento 14 settembre 1830). 

II ritratto e del Sogni, che I'esegui per L. 810 austriache. 



*>4 

Borella Carlo, nacquc in Milano dai coniugi Gaetano e Teresa Motta, 
il 1)1 otlobro 17!)5 sotto la parrocchia di S. Stefano. Compiiiti gli studi ginna- 
siali liccali e da ragioniere , il Borella, appartenendo a numerosa farniglia, 
dovette, aU'eta di 22 anni, nel 1819, impiegarsi come commesso, poi come con- 
labile e cassiere salariato presso la Ditta Campiglio ed Airoldi, dove rimase fino 
al 1828. Sciolta quella Ditta, rimase presso I'altra die vi succedette fiao al 1831, 
attendendo poi dal 1811 al 1849 aH'Amministrazione della sostanza della con- 
tessa Ottolini. Al cadere del 1831 si diede anche aH'andamento della famiglia, 
attosa I'eta cadente del padre, coU'assumere, alia morte di questi, I'ammini.stra- 
zione della sostanza paterna, anche per I'interesse dei fratelli e delle sorelle. 

Mori il 17 settembre 18G1 d'anni 66, chiamando erede I'Ospedale Maggiore 
con testamento 20 luglio 1861, e facendo diversi legati di beneficenza a favore 
deiristituto dei ciechi, dei sordo-muti, degli Asili d'infanzia e d'alcuni suoi pa- 
reati. All'Ospedale pervennero circa L. 195,000. 

11 ritratto fu eseguito dal pittoro Mazza Giuseppe per ital. L. 800. 

Borella IVlaria, figlia di Francesco e di Yaghi Giovanna, sorella 
di Borella Kosa, altra benefattrice dell'Ospedale, mori nubile d' anni 72 il 21 
settembre 1878 nelia casa in Milano, Canonica di S. Nazaro al n. 25. Fu se- 
polta nel cimitero di P. Vittoria. — Con testamento 6 febbraio 1876 , negli 
atti del Dottor Vismara, istitui erede la nipote Giuseppa Canetta con un legato 
di L. 30,000 a favore dell'Ospedale, coU'onere della corresponsione vitalizia 
giornaliera di L. 2 a favore deH'Archivista dell'Ospedale Pietro Canetta, in be- 
nemerenza dell'opera da lui prostata neH'amrainistrarle il patrimonio. — Leg6 
inoltre L. 20,000 all'lstituto delle Pericolanti. 

Fu donna di buoni costumi, religiosa,raa non bigotta, non colta, ma di gran 
criterio. 

Boretta Giov. Battista nacque a Borgo Ticino di Pavia il 4 
settembre 1807 da Carlo Giuseppe e Maria Cardani. 11 1 ottobre 1833 lasci6 
la patria e si reco a Milano ad esercitare il mestiere del sarto, dal quale cesso 
negli ultimi anni della sua vita. Uimasto vedovo di Angiolina Piazza, sposo in 
seconde nozze Carolina Gandini, alia quale lego cio che le assegnava la legge. 
Colto da sincope sulla pubblica via, fu ricoverato nell'Ospedale Maggiore, dove 
mori il 6 febbraio 1884. Abitava in Milano nella casa in via del Bottonuto 
al n. 10. 

Con testamento 11 febbraio 1869 istitui erede universale Tunica figlia Emilia 
Luigia, nata il 2 aprile 1860 e da lui messa nel torno del L. P. degli Esposti 
in causa delle criticlie sue circostanze finanziarie, con sostituzione a favore del- 
l'Ospedale nel case in cui la figlia gli fosse premorta. II caso si e verificato per- 
che la figlia mori ad Ispra il 2 aprile 1864. Essa era inscritta nei registri dello 
Stato Civile del L. P. Esposti col nome di Emilia Emali. Precedentemente pero 
era stata inscritta nei libri parrocchiali di S. Nazaro siccome Emilia Boretta, 
figlia di Giovanni Battista e di Piazza Angiola Maria. 

Lasci6 la vedova inferma, d'avanzata eik e assolutamente impotente al la- 
voro. Pare che le sue sofl'erenze non siano estranee agli stenti che le erano 
impost! dalle abitudini parsimoniose del marito. 11 legato fattole da quest'ultimo 



fu subito riconosciuto insufficiente dalhx Ilappresentanza Ospitaliera, la quale le 
assegn6 vita durante I'annua reudita dello Stato di L. 530, uuico ente di com- 
pendio della sostanza abbandonata dal di lei raarito , non clie la mobiglia di 
casa e la biancheria, ecc. 

Borgazzi Bartolomeo, di Giovanni Battista, leg6 alia moglie An- 
gioia Frattini la teiv.a parte della sua sostanza m considerazione e in com- 
penso dell'affettuosa e fedele compagnia fallagli e per un degno riguardo 
alia sua giovanile eta. 

Condusse in societi con altri un negozio di vino e una macellaria sul 
Pontevetero. 

Mori il 23 gennaio 1800 e con testaraento 10 novembre 1795, rog. Monza, 
istitui eredi universali i suoi fratelli Antonio e Giuseppe Borgazzi con sostitu- 
zione a favore dell'Ospedale in caso di preinorienza di uno dei suddetti, sosti- 
tuzione che si e verificata con un introito a favore dell' Ospedale stesso di 
circa L. 11,000. 

Borghi Carolina, di Giuseppe, vedova del dottor fisico cav. Luigi 
Sacco, primo inoculatore del vaccino, lego all'Ospedale, con testaraento 20 no- 
vembre 1848, L. 15,000 per una volta, le quali furono pagate il 24 marzo 1851. 
— Lascio una sostanza di L. 350,000 die fu raccolta dalle sue figlie. 

* Borghini Giov. Antonio, ammogliato con Maddalena Francesca 
Calovati, nel 1G07 istitui erede 1' Ospedale, il quale consegui circa L. 11,900, 
prezzo di una casa a S. Pietro Scaldasole e di un'ortaglia chiaraata la Magolfa 
nei CO. SS. di P. Ticiuese. 

* Borromeo Alessandro, mori il 18 luglio 1587, istituendo erede 
rOspedale, il quale consegui circa L. 18,000. 

Borromeo Carlo, cardinale, figlio di Giberto, conte di Arona, e 
Margarita Medici sorella del Papa Pio IV, altro benefattore dell'Ospedale. Nacque 
in Arona il 2 ottobre 153S e mori in Milano il 3 novembre 1584 d'anni 46. 
Fu create Cardinale da Papa Pio IV il 3 gennaio 15G0, ed eletto Arcivescovo 
di Milano I'S febbraio 1561 in eta d'anni 22 circa. Rimase per qualche anno 
in Roma, avendo fatto solenne ingresso in Milano il 23 settembre 1565. Legato 
Pontificio di Bologna e di Ancona , protettore della Corona di Portogallo , dei 
Paesi Bassi, dei Cantoni Cattolici della Svizzera e degli Ordini di S. France- 
sco dei Carmelitani di Malta, fu I'anima del Concilio di Trento , nel quale si 
adopero specialmente a riforniare gli abusi che si erano introdotti nella Cliiesa. 
Face redigere il Catechismo, conosciuto sotto il nome di Catechisrao di Trento. 

Con testaraento 9 setterabre 1576, anno della peste, istitui erede univer- 
sale della sua sostanza I'Ospedale Maggiore coU'obbligo di corrispondere la raeta 
liquida della di lui sostanza ai Monasteri poveri della citta e diocesi. 

Ordin6 che il suo corpo fosse tumulato nella Chiesa Maggiore di Milano 
e che sulla lapide fossero scolpite le seguenti parole: 

Carolus cardi'nalifs tiluli Hanclco Praxedis Archiepiscopus Mediolani fre- 
queiilioribus Cleri populique ac decoti fosmincei sexus prcecibus se comen- 
datum cupiens hoc loco sibi monutnenlum vwens elegit. 



— 26 — 

La sostanza da lui abbandonata non supero le L. 160,000. All 'Ospedale, 
dedotli i pesi e le sppse, loccarono circa L. U0,000. 

La Rappresentaiiza Ospitaliera spontaneamente fece offerte nella occasione 
della annuale ricorrenza della di lui festa, e in ispecial modo e con maggior 
lai'ghezza quando venne boatificato e santificato. 

Un primo ritratto a mozza figura , ordinate dal Capitolo Ospitaliero con 
deliberazione G dicembre 1G02 fu eseguito dal pittore Lavisone Vincenzo per 
L. 28.10. Ma poi con Ordinanza 23 aprile 1G77 il Capitolo stabili che il ritratto 
si facessG in piedi. L'esegui Ottavio Bizzozzero per L. 36. 

Borromeo contessa Isabella, dei conti di Arona, figlia dei coniugi 
Lancellotto e Lucia Adorno, di Agostino, spos6 11 conte Renato Triulzi, signore 
di Formigara. Mori il 2 febbraio 1564 (1), e con testaraento \.° febbraio 1563, 
rogato Gerolamo Caccia Castiglioni, nomino eredi la figlia Margherita Triulzi 
ed Anna Visconti, del conte Luigi e di Lucia Borromeo, coll'onere di un legato 
di L. 2-1,000 a favore dell'Ospedale. Leg6 a Renato Borromeo, figlio di Mar- 
gherita, I'isola di S. Vittore, che dal noma della testatrice, dicesi, prendesse 
quelle di Isola Isabella, e di poi Isola Bella (2). 

Borromeo conte Vitaliano, nacque il 3 marzo 1720, dai coniugi 
conte Giovanni e duchessa Clelia Grillo , famosa nel secolo scorso in Italia e 
fiiori per il suo ingegno. Suo padre era Grande di Spagna, Mastro di campo 
e generale della milizia forense. II conte Vitaliano fu nuncio apostolico in To- 
scana I'anno 1755, arcivescovo di Tebe nel 1756, nuncio a Vienna nel 1760, 
abate di Chiaravalle nel 1764, cardinale di S. Prassede nel 1766. Altro dei 
protettori della Chiesa di S. Carlo dei milanesi in Roma, lego alia stessa una 
sua pianeta bianca preziosissima, ricamata in oro, non che un calice d'oro. 
Mori in Roma il 7 giugno 1793 d' anni 73 (3), e, giusta una conforme di lui 
disposizione, venne seppellito nella Chiesa di S. Prassede in Roma. 

Con testamento 25 maggio 1788, istitui erede universale 1' Istituto delle 
povere figlie delle scuole della divina carita in Roma , sostituendo, in caso di 
inosservanza delle norrae da lui additate, 1' Ospedale Maggicre, al quale leg6 
tutti i danari che alia di lui morte si fossero trovati presso Bernardo Maggi 
di lui depositario e che raggiunsero 1' importo di L. 153,213. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Perabo per L. 190. 

Borroni sacerdote Luigi , di Antonio Maria, Proposto di Bruzzano, 
con atto 5 novembre 1814, rogato Giusej)pe Maria Gianorini, dono in vita al- 
rOspedale L. 23.210. IS coH'obbligo di corrispondere vitaliziarraente Cent. 76.8 
ital. al suo domestico. — Ebbe un fratello di nome Pietro Maria che fu Par- 
roco della chiesa di S. Maria de' Servi. 

Borsa nobile Cesare, possidente, figlio di Giovanni Battista, con 
testaraento 10 aprile 1846 chiamo erede la nioglie Giulia Secco d'Aragona, di- 



(1) Vedi Mastro patrimoniale 1564, fog. 38. 

(2) Vedi Famiglie nolahili milnnesi, per Felice Calvi. 

(3) NeH'opera Faini(jHe nolahili milanesi, per Felice Calvi e incorso un errore di stampa 
nella data della morte in quanto si e scritto 7 giugno 1797. 



spoaendo a favoi*e deH'Ospcdalo Matrpioro di Milano il legato di L. 20,000. Lepo 
altre L. 20,000 per ciascnno agU Ospedali Fate-bene-fratelli, Fate-bene-sorelle 
e d' Inzapo. e L. 15,000 al tempio di S. Carlo. Non dimentico il L. P. della 
Pace e il Patronato pei liberati dal carcere. Assepiio L. 10,000 a ciascuno dei 
LL. PP. della Stella, e orfanotrofio niaschile e L. 5000 al L. P. Triulzio, al- 
r istituto dei ciechi, ai sordo-muti e alle Case d'iiidustria e di ricovero. L'isti- 
tuto teatrale, 1' istituto tipoprafico, le Fiplie della caritd, la Pia unione di be- 
neficenza. furono favoriti con un legato di L. 10,000 per ciascuno. Ricord6 i 
poveri della darsena ecu un legato di L. 3000 e destin6 L. 20,000 per i 
cronici. 

Mori il 29 dicenibre 1S57, in Milano, nella casa in via Sant' Orsola, al 
n. 2820, d'anni 80. per catarro cronico, e dietro prescrizione di lui, nel cartello 
raesso alia porta della Ciiiesa furono scritte le seguenti parole : « A Cesare 
Borsa requie. » 

Boscano Cesare, di Giorgio, di professione calzolaio con bottega 
in casa di sua proprieta sulla punta doUa via di S. Raffaele dalla parte del 
Duomo entrando a mano destra, sposo in prime nozze Ginepria Perego e in 
seconde nozze Clara Dell'Acqua. 

Mori nel raarzo 1G25 e con testamento 19 noverabre 1G24, rogato Fran- 
cesco Clerici di Milano, istitui erede per una meti della sua sostanza 1' unico 
di lui figlio Giov. Battista e per Taltra nieta Giorgio Boscano, figlio di un di 
lui fratello, con vincolo fedecoraraissario e con sostituzione a favore dell'Ospe- 
dale nel caso di estinzione delle linee chiamate. — La sostituzione si e verificata 
prima del 1031, essendo morti i chiamati alia succe^sione senza figli. Perven- 
nero all'Ospedale una casa in Melegnano, la suddetta casa in via di S. Raffaele, 
venduta per L. 18,200, e una casa in via de' Ratti, venduta nel 1G35 a Giov. 
Pietro Piautanida per L. 4500 imp. 

Boschetti Alessandro scrti i natali il 29 luglio 1811 in Milano 
sotto la parrocchia di S. Maria alia Porta da genitori benestanti , i coniugi 
iugegnere Antonio Boschetti e Giuseppa Mariani. Percorse gli studi classici nel 
ginnasio e nel liceo di Sant'Alessandro; studio a Pavia la medicina, meritandosi 
sempre classificazioni distinte e riportandovi la laurea nel settembro 1837. Prov- 
visto di lauto patrimonio visse tranquillo senza dedicarsi all'esercizio della me- 
dicina. Nel 1858 sposo Giuseppina Ciocca che gli port6 in dote austr. L. 5500 
6 che gli premor'i il 25 giupno 18GS lasciandolo alRitto, ma rassegnato, come 
ce lo dimo>traiio questi detti che il desolate marito scrisse sulla copertina delle 
carte riguardanti la eredita della raoglie: 

« 25 giugno 18G8 ore 11 meno minuti 10. 

« Trapasso a vita mipliore delTamatissiraa mia moglie. 

« Dorainus dedit — Domiuus abstulit — Sit nomen domini benedictum in 
sa?cula. » 

Mori in Milano nella rasa di sua proprieta in via Cavenaghi n. 1, il 4 lu- 
glio 1881, d"anni 70, chiamando erede I'Ospedale Maggiore di Milano con testa- 
mento 3 gennaio 1877 nel quale dispose un legato a favore di un fratello e 
proibi che I'erede gli facesse eseguire il ritratto. II divieto fu rispettato, ma, a 



— 28 — 

dimostrare al benefattore la riconoscenza, si suppli con iin quadro allegorico, 
lavoro del pittore Giacomo Mantegazza. 

Boschetti Felice, ragioniere, nacque in Turro il 28 ottobre 1798 
dai coniugi Giovanni e Teresa Ferrini e mori in Milano nella casa in via Ghios- 
setto, n. 13, I'S ottobre 186G. Benestante, celibe. Per parecclii anni partecipo 
ad una fabbrica di bigiotteria d'oro, d'argento, coralli, pietre, ecc. Era altro dei 
componenti la Societa del Giardino. Nomiiio erede I'Ospedale INIaggiore con te- 
stamento 14 febbraio 18GG, lasciandogli una sostanza die si avvicino alle L. 100,000. 
Derogo qualunque altra disposizione testaraentaria che non fosse contrassegnata 
daU'epigrafe — Amen d'ico vobt's. — Leg6 alio stabilimento dei discoli L. 1000, 
ai ciechi L. 1000, ai bambini lattanti L. 1000 e altrettanto agli Asili. 

Prescrisse che sul cartello mortuario fosse posta la seguente epigrafe — Re- 
qw'e alVanima di Felice Bosclietti — e proibl di fargli fare il ritratto. II 
Consiglio Ospitaliero vi ha supplito con un quadro allegorico rappresentante un 
angelo, eseguito da Angelo Pietrasanta per L. 8G4.20. 

Bosisio Gerolamo di Domenico, fratello del Bosisio Giuseppe, altro 
benefattore dell'Ospedale. Negoziante di seta, inarito di Antonia Massara, con 
iestamento 18 settembre 1592, rogato Giov. Enrico Castiglioni di Milano, no- 
mine erede Giov. Antonio Cazolano e i di lui figli e discendenti in infinito ed 
in loro mancanza chiamo erede I'Ospedale I\Iaggiore di Milano. — Abbandono una 
sostanza di L. 41,001.7 che, depurata dalle passivita, residue a L. 27,847.15.3 
in base alle quali 1' Ospedale fece una transazione cogli eredi Cazolano, rice- 
vendo nel 1G07 a titolo corrispettivo L. 20,885. IG. G. 

Bosisio Griacomo di Giovanni Battista e Caterina Besozzi, di Mi- 
lano, notaio. Morto il 15 raarzo 1G2G, venne sepolto per sua disposizione vicino 
al padre nella Chiesa di S. Barnaba, Con testamento 15 marzo 1626, chiamava 
erede I'Ospedale Maggiore di Milano, legando L. 7000 ad una sua figlia naturale 
in caso di collocamento spirituale o temporale, ritenuto a carico dell'erede gli 
alimenti. Questa figlia si e poi fatta monaca nel monastero di S. Bernardino. 

Non lascio una grossa sostanza, che al L. P. pervennero soltanto alcuni sta- 
bili in comune di Porchera, dei quali il Bosisio era in possesso per donazione 
di un sacerdote, Baldassare Del Corno, amico di lui. 

Sua madre dono in vita, nel 1G27, all' Ospedale, tutta la sostanza da lei 
posseduta e in ispecial modo le di lei ragioni dotali. 

Esegui il ritratto il pittore Soldi Baldassare per L. 23. 

Bossi nobile sacerdote Francesco, figlio di Pirro e Angiola Bram- 
billa, nacque il G gennaio 1739. Era fratello del Bossi Benigno, altro benefattore 
dell'Ospedale. Mori il 14 febbraio 1821. Per 25 anni dal 1805 retro amministro 
gratuitamente la sagrestia della Cliiesa di S. Stefano , alia quale era addetto 
nella qualita di canonico. Fu assiduo, zelante e premuroso nel disimpegno dei 
suoi doveri. Con testamento 27 febbraio 1820, istitui erede I'Ospedale Maggiore, 
che raccolse una sostanza di L. 112,090. 40, comprosi in questa i beni perve- 
nutigli colla eredita del fratello sacerdote Benigno, e il valore dei beni da lui 
posseduti nei CO. SS. di Milano fuori di P. Lodovica, detti I'Ortaglia della spar- 



— 20 — 

gera e in Cormanno di pertiche 320. Fu esecutore testaraentario e legatario del 
canonico Michele Carboni, altro beaefattore dell'Ospedale. 

Venne sepolto nel cimitero di P. Orieutale, dove fu posta una lapide colla 
seguente iscrizione , dettala dal prete Zoppi , prima proposto della Chiesa di 
S. Stefano, poi Vescovo di Massa e Carrara : 

Qui c'hinno le osm — del sacerdote Francesco Bossi — canonico di 
S. Stefano in (^uesta citia — uomo tut to di Dio — presto sempre ai dovcri 
suoi — e ad ogni ben fare altrv.i — aniico dci poveri, dispensatore fedele 

— del patrimonio loro — sprezzalore di se, veneratore di iutto — esempio 
illustre — di rirtu operosa e pura — dalla giovinezza fno alia vecchiaia 

— mor\ nel hacio del Signore — // 14 febhraio 1S21 deU'eta sua 82 — 
I'amministratore dell'Ospedale Maggiore erede — pose questo monumento. 

II ritratto e del Palagi. 

Bossi Giovanni Pietro, figlio dei coniugi Giov. Ambrogio e Fio- 
renza l>ossi, causidico niolto accreditato, prestt) i suoi servizii in materia legale 
alia veneranda fabbrica del Duomo, al Collegio Elvetico, al Capitolo di S. Lo- 
renzo e alia Societa di Gesii in Brera. Spos6 Daria Gerenzano delta dei Guttica, 
alia quale lego 1' usutVutto generale della eredita in beneraerenza della sua amo- 
revolezza e delle cure aflettuose e premurose che ebbe a prestargli nell'ultima 
malattia. Non ebbe figli. Ebbe tre fratelli, due preti, canonico in S. Fedele il 
prime, e proposto a Lecco il secondo, e un terzo frate a Castellazzo. 

Mori ad Azzate nel novembre 1580, dove pure tenne domicilio, ma il di 
lui cadavere fu trasportato a Milano e seppellito nella Chiesa di S. Fedele. 

Con testaraento 11 gennaio 15S7, rogato Giacomo Sansoni, istitui erede 
rOspedale, il quale raccolse una sostanza di L. 14,000 circa. 

Bossi Giulio di Giov. Battista, con testaraento 24 setterabre 1607, 
rogato Ruggero Isacchi, istitui erede 1' Ospedale che incasso circa L. 19,000. 
Mori nel 1608. 

Bossi Rosa Maria Carolina, vedova di Lorenzo Golleoni, 
nacque a Calvairate, nei CC. SS. di P. Vittoria, il 26 febbraio 1814, dai coniugi 
Ambrogio e Lattuada Cristina. Mori in Milano nella Casa di salute il 10 giu- 
gno 1877. Nel 1866 cedette all' Ospedale Maggiore, contro il corrispettivo di 
un vitalizio, il capitale di L. 18,b00, che venne aumentato di altre L. 32,000 
nel 1874. Con testaraento 4 gennaio 1877 chiamo erede I'Ospedale stesso che 
aggiunse cosi altre L. 7638. 17 alle preaccennate sorarae. Benefice gli scrofolosi 
di Milano con un legato di L. 500. 

Tenne aperto negozio di privativa nella via S. Margherita, n. 7, dal quale 
si ritrasse pochi anni priraa di morire. Era ascritta alia confraternita del SS. Sa- 
cramento nella chiesa di S. Maria della Passione. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Colombo. 

* Bozzi Giuseppe. Per erediti di lui pervenne all'Ospedale una casa 
in Milano sotto la parrocchia di Sant'Alessandro nel 1034. 

Branchinetti Michele, di Angelo Maria, fornaio, con negozio aperto 
in casa di sua proprieta in via della Lupa al n. WliS'), di contro alia Chiesa di 



— 30 — 

S. Maria Beltrade, ora via Torino, con testamento 22 febbraio 1785, rogato 
Francesco Antonio Triulzi di Milano, istitui erede I'Ospedale, riservato 1' usu- 
frutto penerale alia nioglie di lui, Maria Zametti. — Mori senza figli il 5 giu- 
gno 1797. — Era ascritto al terzo oidine di S. Francesco. 

Pervennero aU'erede Ospedale, una casa con terreno annesso nei CC. SS. 
di P. Comasina alia Fontana, denominata il Massazzo di pertiche 23, la sud- 
detta casa in via della Lupa , e un capitale di L. 12,000 impiegato presso 
I'Ospedale, oltre la mobilia, ecc. — La casa in Milano fu nel 1798 venduta ad 
Ambrogio Ponzone per L. 12,000 e i 1)eni alia Fontana a Giovanni Zametti per 
L. 8500, nel 1819. 

Brebbia baronessa Giuditta, contessa di Corvier, figlia di Gerolamo 
Marc'Antonio, altro dei sessanta decurioni della cittA di Milano, vedova in prime 
nozze di Francesco Della Torre, e moglie in seconde nozze del barone Pietro 
De Battevil. 

Mori il 25 maggio 1682, chiaraando erede, con testamento 20 aprile detto 
anno il di lui figlio abate Giovanni De Battevil, sostituendo I'Ospedale Maggiore 
nel caso che egli non avesse voluto adire I'eredita. Essendo stata ripudiala dal- 
I'erede, venne raccolta dal L. P., il quale ebbe a conseguire L. 9925 nitide. 

Voile essere seppellita nella chiesa dei padri di S. Maria della Pace, nel 
sepolcro de' suoi maggiori. In vita aveva donata all'Ospedale la sua sostanza 
mobile ed immobile. 

Donna eminentemente cattolica e religiosa, era ascritta all'ordine dei ter- 
ziarii di S. Francesco, e faceva celebrare in ogni anno, di sua propria volontcl, 
circa 700 messe. Faceva elargizioni abbondanti per acquisto di arredi sacri a 
favore di chiese. 

Havvi il ritratto eseguito da Ottavio Bizzozero per L. 40. 

Bregonza Ottavia, vedova di Gerolamo Pieni, benefattore dell'Ospe- 
dale, figlia di Bernardo, chiamo erede I'Ospedale Maggiore con testamento 31 
gennaio 1714 e codicillo 27 aprile successive. Mori il 24 febbraio 171G. — Or- 
dino di far mettere sopra lo stemma dipinto nella funzione delle sue esequie 
le parole: « Pregate Dio benedetto per I'anima di Ottavia Pieni peccatrice. » 
Prescrisse inoltre che ai di lei funerali dovessero intervenire gli stendardi del 
Carmine, di S. Giovanni in Conca, del SS. Rosario, della Rosa, del Riscatto di 
Sant'Alessandro, della cintura di S. Marco, del cordone di S. Francesco e della 
compagnia di S. Lorenzo. Fece inoltre la seguente disposizione: 

« E perche tra i miei quadri vi e il ritratto del quondam signer Gerolamo 
Pieno mio marito dilettissimo che gode il cielo, e il raio ancora, e quello della 
signora Giulia Pieno Borgaza mia dilettissima figlia, di cui io sono erede, voglio 
che questi tre ritratti si conservino appresso quelli degli altri benefattori del 
venerando Ospedale. » 

Brentano Cimaroli nobile Gaetano, figlio di Giovanni e di 
Felicita Buzzi, marito di Luigia Brasca, gia sua governante. Era cugino del 
cav. Ambrogio Uboldi da Villareggio, altro benefattore dell' Ospedale e parente 
dell'altra benefattrice Uboldi Valtorta Carolina. Percorse la carriera degh ira- 
pieghi negli ufficii della regia delegazione. Ottenne di essere coUocato a riposo 



— Ol — 

I'anno ISoG. dopo ventidiie anni di siM'vizio. Mori in Milano nolla casa in via 
del Lauro, n. IS 10, il IG maggio 1^50, in seguito a gravi e reiterate malattio 
polmonari. 

Con testamento 1." aprile 1S51, die e preceduto dal detto: « Dio mi salvi » 
istitui erede I'Ospedale Maggiore che consegui una sostanza di circa L. 45,900. 

Havvi il ritratto di lui e^eguito da Felice De Maurizio per L. COO. 

Brentano Grianta nobile G-iuseppe di Andrea e Maria Luigia 
Galera, nacquo in Milano sotto la parrocchia di S. Frotaso ai monaci il 10 iio- 
vembre 17o3. Mori il 4 ottobre 1819 d'anni 60. Nel ciraitero di P. Ticinese fu 
posta qiiesta iscrizione a ricordo di lui .- 

II ncbile Giuseppe Brentano Grianta — intcgerrinxo senza ostentazione 

— amante dei buoni stucln — srgnalo la religio&a sua cariia — donando 

— // ricco suo patrimonio — ai poveri infermi del suo paese — pago il 
tributo alia umana natura — il giorno 4 di ottobre 1819 — I'amministra- 
tore — dell'Ospedale Maggiore di Milano erede — pose questo monwnento. 

La benefica disposizione di lui fu scritta nel testamento 1." luglio 1817 e 
nei codicilli 29 maggio 1818 e 1." marzo 1819. Compenso i servizii premurosi 
della sua cameriera con un legato di L. 50,000 milanesi. La sostanza conseguita 
dal L. P. fu di circa L. 482,183, a costituire il qual importo entrano fra gli altri 
enti, due case in Milano, una in via della Sala, n. 954, venduta nel 1821 a 
Camillo Galimberti per L. 15,000, I'altra in via Rugabella, n. 4214, venduta 
nel 1821 a Giovanni \'alentini per L. 40,100 italiane. 

Con questa eredita pervennero al L. P. diversi quadri e disegni del pittore 
Franc. Londonio; ceduti poi all'Accaderaia delle belle arti di Brera I'anno 1822 
per L. 54 0. Dispose a favore di individui della cascina Colombarolo il legato 
di mil. L. 50,000 in preraio della esemplare rassegnazione con cui sopportarono 
disgrazie dovute alia eccessiva buona fede di un loro parente. 

Bretin Luigi nacque a Parigi il 13 maggio 1810 da Giovanni e Maria 
Tocherau. Ebbe per moglie Flora Fabbri nativa di Genova, figlia dei coniugi 
Giovanni e Maria Mercante. 

Mentie il Bretin e membro e protettore di una societii d'artisti di Parigi 
e di parecchie altre associazioni, si di Milano clie d'altii luoglii d'ltalia; la sua 
consorte era socia e protettrice della societa reale di Filantropia in Bruxelles, 
di quella per il riscatto dei piccoli Chinesi e delle dame di S. Vincenzo da Paola. 

Interprete fedele e coscienzioso anclie dei sentimenti della predefuuta di 
lui moglie, il Bretin, con atto 24 agosto 1882, cedette all'Ospedale Maggiore la 
casa di sua proprieta situata in Milano via Torino, n. 15 di auagrafe, coU'estimo 
di scudi 1947.4.3, del valore di circa L. 300,000, riservando a se 1' usufrutto 
vitalizio e coll'obbligo al L. P. donatario di soddisfare alia di lui morte alciini 
legal! a favore di parenti e di attinenti. 

La Rappresentanza ospitaliera, a dimostrazione della riconoscenza dovuta 
al generoso benefattore, fece eseguire dal pittore Guglielrao P'ernbach, vivente 
il benefattore, un dipinto rappresentante lui e la moglie nell'atto di uscire dalla 
cbiesa dell'Ospedale, e nello sfondo una suora ospitaliera ed un'altra di S. Vin- 
cenzo da Paola a ricordo delle speciali beneficenze fatte dalla moglie. 



— 32 - 

Auguriamo al bcnofico donatoro die la vita gli scorra felice e lieta, com- 
penso ben meritato a tauta filantropia e a tanta beneficenza. 

Brioschi ingegnere Giovanni* figlio dei coniugi Giuseppe, che fu 
cassiere dell'Ospedale e che favori 11 L. P. con un legato di L. COO, e di Giu- 
seppa Redaelli, mori in Milano il 4 febbraio 1855 d'anni 77, e con testamento 
in data di Galbiate 21 giugno 1852, istitui ereJo una sua sorella colla condi- 
zione assoluta che alia di lei morte avesse a lasciare all'Ospedale Maggiore 
L. 80,000 austr. per il mantenimento di quattro malati cronici dei comuni di 
Galbiate e di Sala. Ha inoltre favorito 1' Istituto dei sordo-muti e dei ciechi, 
nonche gli asili infantili. La sorella mori il 25 noverabre ISGG e il legato fu 
pagato nel 1867. 

Brioschi sacerdote Giuseppe, canonico ordinario della Metropolitana 
di Milano, mori il 9 giugno 182G in Villa Riparia, ove possedeva. Istitui erede 
la sua domestica coll'onere di un legato di tutti gli stabili da lui posseduti al- 
l'Ospedale Maggiore (testamento 20 maggio 1820), e di altri legati a favore 
de'suoi parenti. Pervennero all'Ospedale alcuni stabili neH'accennato comune, i 
quali furono venduti nel 1827 a Gaetano Brioschi. 

L' importo del legato non raggiunse la cifra stabilita per fargli il piccolo 
ritratto, ma la domestica ed un parente del testatore, interpreti anclie della 
volonta di lui, che il ritratto fosse fatto, acquistarono 1 fondi legati per il va- 
lore di L. 38,000 austr. esenti di ogni peso. 

11 ritratto e del Palagi. 

Brivio nobile Annibale , dottore collegiato, figlio di Cesare e di 
Caterina Moroni, nacque il 23 dicembre 1G2G. Alunno del collegio Borromeo 
di Pavia, fu laureate in legge nel 1G48 (1). Pose a carico del di lui erede, 
Ippolito Brivio, I'obbligo di pagare all'Ospedale Maggiore il legato di scudi 5000 
per una volta pagabili in cinque rate annuali, giusta il di lui testamento 5 set- 
tembre 1699. Mori il 25 maggio 1700. 

Si ha il ritratto, lavoro di Ambrogio Bellotti, che fu retribuito con L. 60. 

Broglio o Erolio Domenico, musico della Metropolitana, figlio 
di Vincenzo, della parrocchia di Sant'Andrea alia Pusterla nuova , con testa- 
mento 13 febbraio 1G71, rogato Giov. Batt. Lampugnani, istitui erede il fratello 
Andrea e i figli maschi legittimi dello stesso, con ordine fedecommissario, e in 
caso di mancanza di chiamati, istitui erede I'Ospedale, caso che si e verificato 
nel 1705 per la morte senza figli di Carlo Francesco Brolio. L' Ospedale in- 
cass6 la somma di L. 12,668. 

Brusati Camillo di Valeriano, della parrocchia di S. Lorenzo, con 
testamento 4 ottobre 1718, rogato Giov. Battista Besozzi di Milano, lego al- 
l'Ospedale L. 12,000 per una volta. 

Bussero Bernardo, figlio di Giov. Ambrogio, marito di Caterina 
Pusterla, con testamento 31 luglio 1629, rogato Giov. Ambrogio Castagnola di 
Milano, lego all'Ospedale una casa e teireno di pertiche 70 in territorio di 



(1^ Calvi: Famiglie notabili milanesi. 



— SA - 
S. Croce vicino a Pavia e due capital!, uno di L. 5000 e raltio di L. 6000, e 
una casa in Milano, in P. Nuova parrocchia di S. Pietro colia rete, la quale 
nel 1630 fu venduta a Giov. Battista Porlasca per L. 5000 imp. In vita fece 
un vitalizio coliOspedale per un iniporto capitale di L, 30,000. 

Buttintrocchi raarchese G-iovanrii Maria, fi-lio di Paolo, 
Svizzero. Fu egli impr.^sario dei presiJi militari o nel 1057 fu dichiarato feu- 
datario di Colo-no. Spos6 Teodora P mceri, dilla quale ebbe due figli , Giulio 
Che fu canonico di Sanf Ambrogio, e Giovanni, giudice nel pretorio.'^Co'n testa- 
ment.) IS niaggio 1G70, rogato Carl'Antonio Bossetto di Milano, lego all'Ospe- 
dale L. 300 per -10 anni. 

Buttirone sacerdote C3-iuseppe di Giovanni Maria, di Castello sopra 
Lecco, mori d 16 febbraio 18u2. d'anni 80, legando all'Ospedale L. 60,000 con 
testamento 12 settembre 1801. 

Si ha il ritratto eseguito dal pittore Sala Giosue, al quale vennero corri- 
sposte L. 1080 per questo e pei ritratti dei benei^ittori Galbesi e Pedroni. 

Cabiati Carlo Giuseppe, figlio di Federico e di Lucia Cabiati 
sposo la Maria Winkler, che nel 1819 leg6 all'Ospedale L. 12,000 Suo padre 
era soprastante agli assaggi della R. Zecca e mercante d'oro, d'argento e di 
seta, negozio quest' ultimo che venne esercitato anche dal figlio fino al 1770 
Venne a morte il 20 giugno 1799. Con testamento 20 febbraio 1795 istitui* 
erede TOspedale Maggiore , col vincolo dell' usufrutto generale a favore della 
rnoglie. ma coll'obbligo di non passare ad altre nozze. 

La sostanza conseguita dal L. P. fu di L. 127,000, compreso il valore di 
alcuni caseggiati e pezzi di terra in Caronno, di pertiche 378, vendute nel 1826 
a Giuseppe Antonio Maggioni per L. 47,051, e una casa in Milano via Pescheria 

HaTL"'57 2"oO^*^'^' ' ^""^"^' ""'^ ^^^^ "" ^"'"'^ ^'"''^''*' '''^°^^ ^°°*^ P'" 
II ritratto di lui, che si espone nella occasione della festa del Perdono e 
lavoro di Francesco Antonio Biondi, che I'esegui per L. 180. 

Cabiati Fermo di Alessandro, notaio e causidico di Seregno con te- 
stamento 2 agosto 1028, rogato Antonio Fasoli, istitui erede rOspedale,'il quale 
consegui circa L. 50,000. 

Cabiati sacerdote Giacomo Antonio, di Seregno, figlio dei 
conmgi Carlo e Cecilia Fedeli, mori in Albiate, dove fu sepollo, il 3 ottobre 1700 
d anni 79 istituendo erede con testamento 20 giugno 1705, rogato Giuseppe 
l-erraresi, 1 Ospedale Maggiore, al quale pervenne una sostanza di circa L 48 000 
compreso .1 valore di alcuni stabili in Albiate, stati poi venduti dall' Ospedale 
nel I. II a Carlo. Giovanni ed Antonio padre e figli Oggioni , per L 11549 
e di una casa in Milano a S. Michele sul Dosso, venduta nel 1776 al capitano 
Caradlo B.anchi d'Adda, per L. 6100. - Soltanto quattro anni prima di morire 
ed essendo aggravato d'etk, domando ed ottenne dall'autorita ecclesiastica di 
assumere al suo servizio una donna di 40 anni di l^uona voce e fama. 

Caccia nobile Dominione , dei feudatarii di Sillavengo, figlio dei 
coD.ugi Giovanni Battista e Catterina Corti, sposo in prime nozze Laura Moroni, 

3 



. - 34 — 
in secondc nozze Maddalena Carisio, e in terze nozze Angiola Berciocchi. Lascio 
cinque figU, Francesco, Giov. Battista, Deodato, Giuseppe abate, Federico. 

Mori nel 171G, legando, con testainento 25 gennaio ITOG, rogato Giovanni 
Andrea Mozziniga, L. 25,000 aU'Ospedale Maggiore di Milano e altrettanto a 
quello di Novara. 

* Cacciavalle Oiovanni A.mbrogio. L'Ospedale eredito da lui 
alcuni stabili iu Ozero, venduti per L. 9,072, oltre L. 2000 in danaro (1G38). 

Cagarana Gerolamo, figlio dei coniugi dottor Pietro Paolo e Ce- 
cilia Riva, mori nel 1585. L'Ospedale fu erode in forza del testaniento 22 giugno 
detto anno. Pervennero alcuni beni in Trucazzano dove qualche volta il Caga- 
rana tenne domicilio. Questi stabili furono venduti nel 1597 per L. 16,000, al 
qual importo sono da aggiungere altre L. 12,000, valore di una casa venduta 
e L. 200 per danaro rinvenuto nascosto negli abiti della domestica e sotto una 
botte d'aceto. — Fu sepolto nella chiesa del monastero di S. Maria degli Angioli. 

Caimi Antonio, figlio di Giovanni Battista e di Rosa Sala, aramo- 
gliato con Annunciata Vismara, raori il 21 settembre 1850, d'anni 74, in Milano 
nel vicolo dei Tignoni. Con testamento 19 settembre 1850, istitui erede I'Ospe- 
dale Maggiore coll' incarico di fare, a sua memoria, il ritratto a mezza figura, 
come di pratica. Voile che nella lapide al camposanto di S. Gregorio fosse ag- 
giunto al suo norae quello di Sans-faQon, e do alio scopo di esserc dislinto 
dalle altre famiglie Caimi. 

L'attivita nitida pervenuta al L. P. fu di L. 48,073 austriache. 

Nel cimitero fu collocata la seguente epigrafe dettata dall'amrainistratore 
deirOspedale aw. San Pietro: 

Benefacit animce sua; via misericors ~ Cost raccolga la messe del cento 
per uno — in Cielo — I'anima di Antonio Caimi Sans-faQon — morto a 
74 anni il 21 settembre 1850 — scritti eredi — seminando nella pieta — 
i poveri infermi dell' Ospedale Maggiore — che interprele dei voti e bene- 
dicente — pone quesia memore pietra. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Vismara, che percepi austr. L. 500. 

Caimi nobile Bianca, figlia dei coniugi Eusebio ed Elisabetta Reina, 
con testamento 18 aprile 1457, istitui erede della meta dei beni da lei posseduti 
in Fagnano e in Milano. la fabbrica del nuovo Ospedale. Nel 1458 si e fatta 
monaca nel monastero di S. Chiara in Milano, col nome di Catterina. 

Con codicillo 20 aprile 1458, lego alia duchessa Bianca Maria una parte 
dei beni a lei pervenuti coUa eredita del padre, al quale furono donati dal duca 
Francesco Sforza. Pervenne una possessione dettu Fagiana e una casa in Milano 
sotto la parrocchia di S. Giorgio al pozzo bianco. 

Caimi Lucrezia , figlia del senatore Marco Antonio , vedova in 
prime nozze di Camillo Salerno e in seconde nozze di Giovanni Battista De Ca- 
pitani d'Arsago di Rivolta, dispose della sua sostanza con testamento G feb- 
braio IGIO, rogato Francesco Bernardino Ruginello di Milano, a favore deirunico 
di lei figlio Pirro Salerno con un legato all'Ospedale di L. 18,000. 

Caimi marchesa Marianna, nacque in Milano sotto la parrocchia 



— oo — 

di S. Stefano in Nosiogia I'S luglio 17G1, dai coniugi Antonio e nobile Maria 
Cleofe Redaelii. Mori in Napoli, vedova di Carlo Giovanni Crivelli, il 14 di- 
cembre 1853, in casa propria, in via Gnantari nuovi al n. -13, nominando eredi 
con testaniento 28 gennaio detto anno, i nipoti nobili Gerolarao ed Angelo Cairai, 
figli del nobile Erasmo, con un legato a favore dell'Ospedale di ducati 3000^ 
i^ quali furono versati il 12 ottobre 1851. Fece altre disposizioni favorevoli al- 
I'Ospedale ; ma per queste si addivenne in concorso degli eredi ad una transa- 
zione in forza della quale I'Ospedale consegui nel 1861 altre L. 21,300. 

La sostanza da lei abbandonala in Milano e in Napoli, fu di circa L. 040,000. 

Calcaterra aw. Giuseppe, nacque sotto la parrocchia di S. Satire 
il 6 gennaio 1707, dai coniugi Francesco e Giovanna Caprotti. Mori in Milano 
il 12 dicembre 1850, d'anni 89. Gesso daU'esorcizio della professione I'anno 1836, 

L'anno 1835, avendo la Congregazione municipale riscontrati in lui i mag. 
giori requisiti di probita, di cognizioni e di pubblica estiraazione, lo nominava 
direttore del Pio Albergo Triulzio, carica che egli non accettava perche cagic- 
nevole di salute e settuagenario. I suoi meriti e la sua condotta gli valsero 
anche d'essere preferito nelle disposizioni testamentarie del padre. Con testa- 
mento 5 raaggio 1853, istitui erede I'Ospedale Maggiore, coll'onere di mante- 
nere in perpetuo nell'Ospedale di Cassano due letti; lego L. 50,000 all'Ospedale 
Ciceri Fate-bene-sorelle, L. 80,000 ai LL. PP. EE. e L. 2400 al Santuario 
di S. Celso. L'entita nitida della sostanza fu di L. 162,914. 

Havvi il ritratto eseguito dai Bertini per L. 1000 austriache. 

Calderara nobile Carlo, nacque in Milano sotto la parrocchia di 
S. Nazaro, il 9 aprile 1784, dai coniugi conte Leonardo e contessa Aliprandi 
Giuseppa. Percorse la carriera degli irapieghi, 
coprendo il posto di referendario di prima classe 
presso la regia Corte dei conti, di segretario 
presso la Congregazione centrale e di direttore 
presso gli ufRci d'ordine della stessa Congre- 
gazione. Nel 1810 fu mandato in missione di- 
plomatica in qualita di commissario iraperiale 
alia corte di Modena. Fu membro dell'associa- 
zione della Pia unione negli anni 1836 e 1837. 
Fu anche assistente al Consiglio di Slato. 

Era di sua proprieta la casa ove ora sorge 
il fabbricato ad uso scuole in angolo della via 
Rugabella. 

Fornito di molto buon senso e fine crite- 
rio, si compiaceva di spingere con giudiziose 
osservazioni il sindacato della propria arami- 
nistrazione fino sul modo di impianto e di clas- 
sificazione delle partite sui libri di contabilita. 
Mori il 27 giugno 1860, d'anni 76, e con te- 
stamento 8 agosto 1854, chiamo erede 1' Ospedale Maggiore, clie raccolse una 
sostanza di circa L. 2,000,000 e provvide convenientemente ai famigliari da lui 




— 36 — 
dimenticati. Leg6 L. 1000 aUa Chiesa di S, Nazaro pei ristauri da farsi alia 
Chiesa di S. Cawrma. e L. 60,000 aUo stabiliineuio ecclesiastico di Sant Am- 

brosrio ad yermis. 

" Voile che i fanerali fossero celebrati senra pompa e con esclusione degli 
stemmi di nobilxa, del catafelco e deUe iscrizioni. Sepolto nel cimitero di P. Vit- 
toria. veane. lanno 1S70. a cura e spese deirOspedale erede. fatu? disumare e 
tra^rtato nel eimitero monumeuiale in un colombaro. 

II ritratto Tenne eseguito dal pittore Raffaele Casnedi, per L. S64. 20 iial. 

Calderone Ajoibrogio di Giovanni Paolo, spos6 in prime nozze 
Francesca Yajlati e in seconde nozze Annunciaui Rallariui. Con testaraento 10 
settembre 1722, rebate Giuseppe Quattrocase di MUano, istitui erede lOspedale. 
ii quale conseeui circa L. 20.000. 

Calvi Carlo detto il Riccfno, di Agostino, deUa soppressa parrocchia 
di S. Stefano in Borsoffna di MUano. marito di Maddalena Capra. uegoziante 
in panno e lane e foniitore dell'Ospedale. mori il 13 agosto 1669. nominando 
errir un-versale, con testamenio 17 giugno detto anno, la moglie di lui finche 
::>se r^iiiis^a in istato vedovile, e dopo di lei e per tutto quello che fosse ri- 
masto alia sua morte, 1' Ospedale Maggiore di MQano. non avendo ne ascen- 
denti. ne discendenti, ne agnati. 

La Tedova ripudio I'eredita, che venne raccolta dall'Ospedale nell' import 
di L. 12.000 circa. Pare che il ritratto, che si espone nelloccasione della fest 
del Pei-dono, sia pervennto coUa eredita, sia perche non si ebbe a riscontrar 
alcuna regisirazione ai mastri . sia perche 1' importo deUa sostanza lasciata - 
insnfficiente per aveme decisa I'esecnzione. 

Calvi sacerdoie Carlo, figlio di Tomaso, milanese, abito nel palazzo 
Sormani Andreani. Mori il 27 febbraio 1816, d'anni 76 e fu seppellito nel ei- 
mitero di P. Romana, dove venne aeeonipagnato. giusta una conforme di lui 
disposizione. da sessanta dglie del Luogo Pio degli esposti. e dove lo ricorda la 
s^Tiente iscrizione: 

Da Dio Tnisericordioso — pregaie pel sacerdote Carlo Calvi — santo 
riposo in Crisio e pace eiema. 

Con testamento 13 febbraio 1816, istitui erede I'Ospedale Maggiore di Mi- 
lano, col vincolo dell" usufrutto generate a farore del di lui fratello sac. San^o 
e coll'onere di un le^to vitalizio di annue L. 3000 a favore di una sua co- 
gnata e di L. 10,000 a favore dell'Ospedale Fate-bene-fratelli. Contemporanea- 
mente alia data del tesiamenio dona alia Chiesa di Sant'Eufemia. sua parrocchia, 
un'annua rendita da erogarsi nella assistenza spirituale delle anime e nel sus- 
sidiare le funzioni del parroco. — Proibi ogni e qualunque apparato. tanto 
interiore quanio e^teriore della Chiesa durante i funerali. 

Fra gli enti ereditarii eravi il caseggiato in Milano, via del Crocifisso ai 
nn. 4326, 4327, 4334 e 4364, che costituiva il monastero del Crocifisso. La 
sostanza da lui abbandonata fu di L. 121,519 mil. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Havez. 

Camisano Framcesco, figli" 'lei negoziante di seta Alessandro e di 



— 37 — 

Caterina Ceruti, inilanese. Con testnmento 8 agosto 1G17, istitni erede I'Ospedale, 
al quale perveniiero circa L. oO.OOO compreso il valore di una casa in P. Ti- 
cinese, parroccliia di S. Maria Beltrade, venduta nel 1633 per L. 8300 imp. 
Mori nel novenibre 1630. 
Si ha il ritratto. 

Campagnani Francesco, di Giovanni, della parrocchia di S. Ste- 
fano, tenne aperto uegozio da droghiere giii del ponte di P. Tosa, ora Vittoria. 
Mori nel raarzo 1736, e con testaniento 4 aprile 1733, rogato Francesco Isola, 
lego r usufrutto geuerale della sua sostanza, alia moglie Angela Gerosa, alia 
quale lascio 1" incaiico di destinare 1' opera pia clie doveva essere 1' erede alia 
morte di lei. La vedova. con atto 13 agosto 1744, dichiar6 erede I'Ospedale 
Maggiore di Milano, coU'obbligo di erigere nella crocera delle Colonne un altare. 

Abbandon6 una sostanza di L. 58,000, ma all'Ospedale pervennero soltanto 
L. 13,500, in causa di una transazione che si dovette fare cogli eredi della 
moglie. 

Campana Francesco di Giovanni Stefano , della parrocchia di 
S. Maria Porta, con testaraento 31 maggio 1685, istitui erede il nipote materno 
Carlo Francesco Lomazzo, con vincolo fedecomraissario a favore del figlio ma- 
schio legittimo e suoi successori in infinite e con riserva dell' usufrutto a favore 
della moglie Gerolama Lomazzi. Dispose che, nel case di morte del secondo suo 
erede e dei detti primogeniti senza figli maschi, succedessero per meta e a titolo 
di sostituzione I'Ospedale Maggiore di Milano e il L. P. di S. Corona, col carico 
a quest' ultimo di distribuire I'annua rendita in perpetuo a beneficio dei poveri 
inferini che si trovano nei CC. SS. di Milano, salvo una parte che fu dal te- 
statore riservata ai suoi parenti. II Campana mori I'auno 1695 — la moglie di 
lui Tanno 1705 ed il nipote ed erede Carlo Francesco Lomazzo I'anno 1710, 
lasciando un' unica figlia di nome Francesca. — Verificatasi quindi la sostitu- 
zione, si addivenne nel 1714 ad una transazione coUa figlia del Lomazzo, nel 
senso che la sostanza venisse divisa in tre parti eguali fra la stessa e i due 
LL. PP., Ospedale e S. Coiona, ai quali toccarono L. 137,939 per ciascuno. 
In quanto alia erogazione delle rendite a favore dei poveri dei CC. SS. di Mi- 
lano, fu, d'accordo con diversi teologi, stabilito che fosse fatta mediante la sora- 
ministrazione di medicinali, come avviene anche attualmente. 

Campofregoso nobile Giovanni Battista, nacque in Milano 
il 17 noverabre 1575, sotto la parrocchia di S. Bartolomeo, da Spinetta e Cecilia 
R'jtta. Con testamento 10 luglio 1630, rogato Trinchera Baldassare fatto a Col- 
turano, lego all'Ospedale L. 36,000 da pagarsi nel caso di cessazione della fa- 
miglia Scotti da lui istituita erede, caso che si e verificato e che procuro 
all'Ospedale 1' incasso della detta somma. 

Canavesi Ottorino, figlio naturale legittimato del benefattore del- 
r Ospedale Giovanni Antonio e di Violante Scaccabarozzi, occupo per parecchi 
anui il posto di portiere del magistrate dei redditi dello State di Milano. Ri- 
mjisto vedovo di Margarita Pessiua, spos6 Pasquala Bianchi. Con testamento 
19 aprile 1657, rogato Cristoforo Daverio di Milano, istitui erede I'Ospedale 



— 38 - . 

Maggiore di Milano coll'obbligo di far celebrare subito dopo la sua raorte, av- 
venuta nell'agosto 1057, n. 1200 messe e con un legato speciale alia di lui mo- 
glie, solto condizione pero che dovesse rimanere vedova. Questa condizione parve 
a quella signora troppo gravosa e tale che potesse essere tolta di mezzo con 
qualche sacrificio da parte di lei, ma il Capitolo ospitaliero rinuncio alle offerte 
che gli furono fatte con qualche larghezza, piuttosto che permettere che si con- 
travvenisse alia volont^ del testatore. 

Pervennero pertiche 150 di terra in Garbatola, vendutc nel 1692 a Ge- 
rolamo Sormani per L. 14,160 imp. 

* Canetta Biumi Anna. Dispose a favore dell'Ospedale in via di 
sostituzione , la quale si verifico nel 1787, procurando al L. P. la somraa di 
L. 16,100. 

Canetta Ottavio , figlio di Giovanni Battista, della parrocchia di 
S. Stefano, marito di Margarita Carminati, nel 1066 dono all'Ospedale per ele- 
mosina L. 450, un anno dopo dono alcuni stabili in Dairago, del valore di 
L. 1700 e con atto 10 maggio 1068, rogato Mantegazza, dono tanti crediti per 
un importo di L. 10,000, colla condizione di pagargli la meta ad esazione com- 
piuta. Nell'istesso anno I'Ospedale compero da lui, con denari provenienti dalla 
donazione Arese , una casa al Laghetto per 1' ampliamento del fabbricato del- 
l'Ospedale. Fu affittuario dell'Ospedale dei beni pervenutigli coU'eredita di Ales- 
sandro Besozzi, beni che furono poi da lui acquistati per L. 1800. 

Ebbe sei figli, Francesco, Camillo, Giuseppe, Gerolamo, Battista e Carlo 
Francesco. 

Canobbio Faolo, figlio di Francesco e di Anastasia N., nacque il 
3 ottobre 1478. Mori il 4 febbraio 1557. Con testamento 20 febbraio 1553, 
rogato Fossano, istitu'i erede I'Ospedale Maggiore di Milano, coll'obbligo di ero- 
gare la disponibilita delle sue rendite nell' istituire e raantenere alcune scuole. 
Col successivo codicillo 13 marzo 1554, dispose che fossero istituite due pub- 
bliche scuole, una di filosofia morale, I'altra di logica, dettando lui le norme 
relative. 

Destino la casa di sua proprieta per I'abitazione di due uomini di vita c 
di dottrina nolahile, di eta inatura, professori di logica e filosofia naturale 
e morale, i quali, eruditi nella lingua latina e greca, leggessero e spiegassero 
pubblicamente i lihri deU'eiica e della politica di Arisfotele. Fisso lo slipendio 
del 1.° professore in scudi 250 d'oro ogni anno e del 2." professore in scudi 60 
oltre la detta abitazione, e prescrisse che le persone da scegliere fossero secolari 
di specchiata probita, cssendoche i lihri morali si devono leggere non per saper 
cid che dicono o disputare. ma per operare quel che dicono. — In un secondo 
codicillo ordino che nella scelta dei professori si dovesse dare la precedenza al 
professore e direttore di filosofia Ottavio Ferrario, nel caso in cui egli fosse 
disposto di assumere un tale incarico. Cio che e avvenuto (I). 



(1) Scrisse le seguenti opere: De sermonibns exotericis. Ad Bartholomcvum Capram lo. 
Francisci F. Juris cons\dtum. — De Disciplina Encyclio. — Be Originc Romanorum, etc.. 
Mori il 1." ottobre 1586. 



— 39 — 

Le scuolo cominciarono a funzionare il 1." novembro 1557. La casa ab- 
bandonata dal Cauobbio, sulla piazza di Sant'Ambrogio , fu subito ritenuta in- 




Cortile 
dell" Ospedale 



Casa livellata dall" Ospedale 
a Gaspare Raggi 



Oratorio 
di 

S. Marta de' Disciplini 




Casa della lettura 

per la 

Caiiobiana 



Ingresso 
Contra'}" dcUe Ore per a,ulare in quella ihl Pesce 



sufficiente alio scopo, per cui il Capitolo ospitaliero, nel 1504, delegava I'archi- 
tetto Galeazzo . . . (e taciuto il cognorae), di redigere il disegno per una nuova 



— 40 — 

fabbrica siill'area dell'Ospedale di Donnabuona che, com'6 noto, sorpeva fra la 
via delle Ore o il teatro della Canobbiana vicino all'Arcivescovado ed alia de- 
molita Chiesa di S. Marta, attualmente cavallerizza e scuderia di corte, e su 
area di ragione di certi Varesi. Nel 15G8 il Capitolo autorizzo la decorazione 
in istucco della mjova casa, nella quale furono poi nel 1579 compenetrate le 
scuole Palatine ordinate da Tomaso Piatti, altro benefattore dell'Ospedale. Per 
questi adattaraenti furono spese circa L. 23,000. In questo nuovo edificio furono 
tenute per sei mesi, nel 1580, le scuole comunali in causa di un incendio av- 
venuto nel Broletto nuovo, dove trovavausi le dette scuole. Diamo un tipo del 
fabbricato. 

Nel 1671 i deputati dell'Ospedale fecero constare che per queste lezioni si 
spendevano da qualche tempo annue L. 3252 al di la delle rendite della erediti 
Canobbio, peso che I'Ospedale non poteva piu sostenere anche per i gravi suoi 
dissesti finanziarii. — In causa di questo fatto le scuole furono soppresse qualche 
anno dopo Pervennero beni in Cornaredo e in Rosate di complessive pert. 1696 
e la succitata casa. 

Cantoni Ercole, figlio di Gerolamo e Bianca De Monti, ebbe quattro 
fratelli, dei quail uno, Giulio Cesare, padre della Bianca Cantoni che spos6 il 
famoso dottor Francesco Alessandro Tadino, Diffidente e sospettoso, teneva na- 
scosti i valori e il denaro in luoghi a lui solo noti e rivelati soltanto al confes- 
sore poco prima di morire. 

Lasci6 un'unica figlia di nome Bianca, che favori largaraente con legati 
speciali, che, rimasta vedova di Tomaso Dralli, sposo Giovanni Visconti feuda- 
tario. Mori nel luglio 1644, disponendo della sua sostanza a favore dell'Ospe- 
dale, con testameuto 16 luglio 1639, sostanza che risulto costituita da beni in 
Paderno, venduti per L. 34,000 , in Breme Lomellina e in Corazzana di per- 
tiche 300 e in Vedano di pertiche 1100, venduti nel 1649 a Gerolamo Fran- 
cesco Cravenna per L. 65 la pertica. In vita dono alia nipote Bianca, che spos6 
il Tadino, i beni da lui posseduti in Albajrate. 

Cantoni sacerdote G-iacomo, ex-certosino della soppressa Certosa 
di Garegnano, mori in Milano sotto la parrocchia di Sant' Alessandro, il 23 set- 
tembre 1790, legando all'Ospedale L. 12,000 per una volta. 11 governo nell'au- 
torizzare 1' accettazione di questo legato, ordino che ne fosse data partecipa- 
zione al pubblico nella Gazzetta per stimolare altri henestanti a favorire le 
Cause Pie. 

Cantii dott. fisico Paolo, nacque in Milano il 23 ottobre 1803, da 
coniugi Ignazio e Anna Maria Bonacina. Fu laureate a Pavia in medicina e 
chirurgia, il 31 raaggio e 1." giugno 1828. Si e fatto inscrivei-e fra i raedici 
praticanti dell'Ospedale Maggiore di Milano, il 24 febbraio 1829 e quattro anni 
dopo, nel 1833, fu nominate vice-chirurgo di S. Corona, impiego che egli lascid 
il 10 settembre 1839 per rientrare piia tardi, nel 1846, al servizio dell'Ospedale 
nella quality di medico assistente, ritornando poi al servizio di S. Corona nella 
qualita di medico ordinario. — I servizii da lui prestati in tale quality non 
furono scevri da censura, specialmente per i suoi contegni verso i poveri, rao- 
tivo per cui gli fu anche contrastata una promozione alia quale poteva aspirare. 



— 11 — 

Aveva inoltre il malvezzo di pretendere die i poveri di S. Corona, che doveva 
salassare, tenessero in inano la tazza. Secoudo la Direzione ospitalicn-a uii lual 
fondato orpoglio pli inspirava una soverchia fidiicia di se stesso, sconvenieiite 
per I'esercizio di una protessiono che richiede tanto studio e tanto perfezio- 
uameuto. 

Nel ISou sostouuG lo I'liuziuni di ispettore di anatouiia e fisiologia presso 
ristituto veterinario. N'ello stesso anno fu al servizio doi colerosi, 

Tarchiato della persona, corto di collo, largo di spalle, vivace di colorito, 
suonatore di corno, di chitarra e di fisarmonica e cacciatore appassionato, il 
Cantu aveva spiriti ardenti , operosissimi. — Nel 1848 emerse uno degli eroi 
delle cinque gioriiate. 

Nel 1800 ebbe un prirao sbocco di sangue, e il 1.° settembre 1862 spiro 
consunto in Masate. Con testaniento 9 aprile 1862, istitui eredi in parti eguali, 
la societA di mutuo soccorso dei raedici e chirurghi e I'Ospedale Maggiore di 
Milano, al quale pervennero circa L. 22,873. 07. La sostanza fu vincolata ad 
usufrutto a favore del di lui fratello Antonio e di una sorella. Cessato 1' usu- 
frutto, rOs:pedale deve in perpetuo far coniare due medaglie d'argento del valore 
di L. 20 e distribuirle nel giorno anniversario della sua morte, a quell' infer- 
miere e a quell' infermiera che si saranno piu distinti per zelo e cariti, nel- 
I'assistenza dei poveri malati e da aggiudicarsi da una coramissione composta 
da un medico e da uu chirurgo priraario delio Stabiliraento, presieduta dal di- 
rettore e dal segretario. — Le medaglie devono portare da una parte I'impronta 
della facciata dell'Ospedale , e nel rovescio I'anno, il mese e il giorno della 
fondazione del premio. La prima distribuzione di queste medaglie avvenne nel 
gran salone d'archivio, il di dello Statuto del 1885. 

In ultimo teneva domicilio in Milano, via del Zeuzuino nella casa n. 538. 

Caponago Ambrogio, figlio di Giovanni Paolo, medico chirurgo 
di S. Coi'oua, mori I'S aprile 1703, chiaraando erede il L. P. di S. Corona con 
testamento 18 raarzo 1703. 11 patriraonio lasciato fu di L. 122,140. 

Si ha il ritratto del quale non si conosce I'autore. 

Caprara cardinale Griovanni Battista, nacque in Bologna il 
29 maggio 1733. Era figlio del senatore bolognese Francesco e della con- 
tessa Maria Vittoria Caprara, figlia di Nicolo. Senatore del. regno d' Italia, 
Grande ufficiale della legion d' onore. Gran dignitario dell' ordine della corona 
ferrea, Grande ufficiale del regno d' Italia. Fu grande elemosiniere delle ar- 
mate del regno d' Italia, e legato a lafere della S. Sede presso I'imperatore dei 
Francesi. 

L' anno 1780 venne nominato da Pio VII nuncio apostolico in Vienna. 
Nuncio straordinario presso i Comizii elettorali in Francoforte nel 1790. Creato 
irdinale da Pio VI I'anno 1792. Eletto protettore deH'ordine dei frati di Maria 
^antissima del Monte Carraelo I'anno 1795. Arcivescovo di Josi nel 1800 e 
Arcivescovo di Milano due anni dopo. Nel maggio 1805 consacro re d' Italia, 
nel nostro Duomo, Timperatore Napoleone I. 

Mori in Parigi il 21 giugno 1810, d'anni 77, dove gli vennero fritte solenni 
esequie, con una spesa di L. 28.000. 



42 — 



Mentre bcnefico un iiipole, istitui erede rOspedale Mapgiore di Milano, 
con testamcnto 4 novembre 1805, di una sostanza die non fu lontana dal mi- 

lione. Lego ai poveri di Milano scudi 1000. 
La benefica disposizione fu resa nota alia 
rappresentanza ospitaliora dallo stesso cardi- 
nale in vita. 

II suo corpo rimase a Parigi, ma ne fu 
tolto il cuore, che venne trasportato a Mi- 
lano. Con atto 25 luglio 1811, rogato Giu- 
dici, gli esecutori testamentarii consegnarono 
quella spoglia alia Metropolitana, conservata 
in una teca, ossia cassetta di piombo in forma 
di cuore, chiusa e suggellata e ricoperta di 
un'altra cassetta, ossia lastra d' argento, che 
venne deposta con decente accompagnamento 
nella cappella di S. Giovanni Evangelista in 
Duomo. 

Con questa eredita pervenne fra gli altri 
enti la tenuta detta dei Ronchi, nel territorio 
di Crevalcore, provincia di Bologna, la quale 
fu venduta nel 1829 ai fratelli Sassoli per 
milanesi L. 238,000. 
Si espone il di lui ritratto nell' occasione della festa del Perdono, lavoro 
del pittore Gerolamo Stambucchi. 




Caravaggio G-iovanni Andrea, figlio di Giovanni Ambrogio 
e di Laura Orsoni, ebbe per nioglie Barbara Aresi di i\lilano, della parrocchia 
di Sant' Eusebio, figlia di Francesco, alia quale a titolo dote, gioie ed altro, 
lego alcuni beni in Bollate e Balsamo. 

Con testamento 7 giugno 1644, istitui erede I'Ospedale Maggiore di Milano, 
dopo di aver largamente provveduto alia di lui raoglie che dichiaro donna, ma- 
donna, pairona e usufruttuarm di tutti i suoi beni. Mori il 3 ottobre 1644 
e fu sepolto, giusta una conforme disposizione di lui, nella Chiesa di S. Maria 
del Giardino, ove trovavansi di gia le spoglie dell' unico suo figlio Paolo An- 
tonio. Quest' ultimo nel 1627 stabiliva i patti nuziali con Giustina Riva, la quale 
soltanto dodicenne, dovette rimanere per qualche tempo presso i genitori. La 
Riva, rimasta vedova, si rimarito con un Filippo Elej'ralde colonnello, che per 
gelosia la aramazzo. 11 fatto produsse un gran chiasso, tanto piii che I'uccisore 
consumo una buona parte della sostanza della moglie e condusse una vita li- 
bertina fin contraendo mali pestiferi. 

Paolo Antonio Caravaggio fu deputato dell'Ospedale negli anni 1626 e 1644. 
La vedova rinunciava all'usufrutto coatro un vitalizio di L. 15,000 annue. 

L'asse ereditario fu di circa L. 1,000,000, ma all'O.^pedale , in causa dei 
molti legati, toccarono soltanto L. 172,000. Erano di sua proprieta le posses- 
sioni Pratomarzo e Cassinetta in Lucino, vendute nel 1055 alia contessa Bar- 
bara Barbiano Belgiojoso Simonetta, nonche ic case in Milano sul Verziere, ora 



— i;5 — 

piazza Fontana, in S. Simpliciano di contro alia domolita Chiesa di Sant'Anna 
e in S. Mattia alia Moneta prospiciente sul piazzalc di S. Sepolcro. 

Ebbe un' iinica ^p\\^^ di uome Calerina. la quale spos6 il senatore Marco 
Antonio Monti. Lcpo alia stessa soli scudi 50 perclif^ p;'v\ onorevoliiiente o con- 
gruaraente dotata. Come era da prevedorsi il legato fu rifiutato. Favori con un 
lepato rOspedale dei Mendicanti in P. Vercellina. Lascio, fra pli <iltri enti, tanti 
oggetti d'argento per il valore di scudi 2102. 

Si ha il ritratto eseguito da Ferrari Bernardo per L. GO. 

Carboni sar. Luigi, canonico di S. Nazaro, Carboni Michele 
canonico di S. Stefano ed Antonio, fratelli, figli di Giuseppe, con testaraento 
7 maggio 1771, rogato Pietro Francesco Canipagnani, istituirono erode dopo 
la raorte di tutti e tre, I'Ospedale. 1/ ultimo a morire fu il Michele e la sua 
morte avvenne il 31 gennaio 1791. La sostanza pervenuta all'Ospedale fu di 
circa L. 88,000, nel qual importo e compreso il valore di alcuni stabili in Cas- 
sano d'Adda di pertiche 31G, venduti nel 1798 ad Anastasio Zappatoni, altro 
benefattoro dell' Ospedale, per L. GO, 050. Proibirono, con coraminatoria dolla 
perdita della eredita, il ritratto. 

La Chiesa di S. Stefano fu favorita di un legato di L. 4000. 

Carcano Alessandro, dei marchesi di Anzano, nacque il 19 lu- 
glio 17G3. dai coniugi inarchese Carlo Camillo e Cristina Sormani. Sposo nel 
1782 Beatrice Ponzoni, figlia del conte Pietro Martire di Cremona. INIori il IG 
raarzo 1802 e con testamento 2G dicembre 1801, lego all'Ospedale L. GOOO an- 
nue vita natural durante del di lui figlio ed erede, il marchese Camillo, rimasto 
unico dopo la morto del fratello Luigi avvenuta nel 1791. 11 L. P. legatario 
rinuncio al legato contro la cessione del capitale di L. 6G,500 mil. 

Si ha il ritratto eseguito da Sala Giosue. 

Carcano Cristoforo, dei nobili di Cantu, nacque in Milano il 2 lu- 
glio 1575, dai coniugi Marco ed Eleonora Turconi. Sposo Daria Moneta di Ce- 
sare, dalla quale ebbe due figli, Bonaventura e Cesare. Fu sargente raaggiore 
di fanteria italiana nelle guerre di Valtellina per sollievo degli oppressi cattolici. 
Scrisse la storia della famiglia Carcano. Mor'i nel 1G39, legando all' Ospedale 
Maggiore di Milano, la porzione che gli spettava nella eredita di Marco Car- 
cano. Negli ultimi anni della sua vita si era ritirato a Vertemate. 

Carcano nobile Gerolamo, di Giov. Battista, cancelliere del sale nel 
magistrato dei redditi ordinarii dello Stato, mori il 20 giugno 1710 in INIilano, 
sotto la parrocchia di S. Calimero. Con testaraento 22 novenibre 1707, istitui 
crede I'Ospedale Maggiore, che ebbe a conseguire un patriraonio di L. 160,000, 
delle quali L. 99,385.7.6 pervennero in danaro sonante rinvenuto in casa alia 
sua morte. Possedeva.- due possessioni nel territorio di Cusico e in S. Novo; 
due case unite in Milano in via Passarella, una casa dietro il Terraggio di 
P. Ticinese e un'altra in P. Roraana, parrocchia di S. Calimero; quest' ultima 
venduta nel 1721, al conte Carlo Pertusati, 

Si ha il ritratto eseguito dai pittore Fabbrica Francesco. 

Carcano nobile Giacomo Antonio, figlio del capitano di ca- 



— 44 — 

valleria ducale Donato e di Beatrice Visconti ; fu altro dei 60 decurioni della citta 
nel 1535. Mori in istato celibe il 31 luplio 1544 e con testamento 7 agosto 1543, 
istitui erede Elena Carcano, vedova del nob. Giovanni Gaspare Arconati e sorella 
di lui, coUa condizione che ritornando in grazia del principe, Giovanni Battista 
Arconati, banchiere e scudiero regio, figUo della suddetta Elena, questa dovesse 
rilasciargli tutta la di lui ereditA, con sostituzione a favore dell'Ospedale , nel 



caso in cui egli non avesse lasciati discendenti raaschi. 



La sostituzione si 



verified nel 1772 e nel 1779 fu dagli Arconati rilasciata all'Ospedale la so- 
stanza del valore di circa L. 200,000. 



Carcano nobile Griov. Pietro, figlio di Giulio e di Elisabetta 
Porro, detto il Ricco, marito di Anna Crivelli, appartiene alia famiglia Carcano 

di Cantu. Commer- 
ciante di lana e 
banchiere. Fu que- 
sti il fondatore del- 
le monache celesti 
dette turchine, in 
Milano. Mori il 4 
luglio 1624, d'anni 
65. Con testamento 
8 maggio 1021, no- 
minava erede il di 
lui figlio Marco , 
deir eta di 2 anni 
e mesi 9, ordinan- 
do che questi e i 
suoi successori in 
infinite avessero 
sempre da portare 
il nome di Giovan- 
ni Pietro applican- 
do un numero d'or- 
dine. Prescrisse che 
ogniindividuochia- 

mato al fedecommesso dovesse far compilare un inventario dei beni da corauni- 
care all'Ospedale, al quale dovevasi pagare ogni volta per elemosina scudi 500. 
Voile che i suoi servi vestissero il lutto a carico della ereditA e che il suo 
corpo fosse seppellito nella Chiesa di S. Tomaso in una tomba da costruirsi 
davanti all'altare della cappella delle Sante Reliquie, la quale, dietro speciale 
disposizione di lui, fu riformata ed ornata e provveduta di una ancona rappre- 
sentante il Signore nell'atto di consegnare le chiavi a S. Pietro, dipinta da Carlo 
Biffi per L. 900, prezzo cosi deterrainato dietro collaudo dei pittori Pamfilo 
Nivolone e Gerolamo Chignolo. 

A quest'insigne benefattore I'Ospedale deve il prirao suo ampliamento dopo 
I'erezione del fabbricato Sforza. Non e duiique esagerazione il chiamarlo secondo 




— 45 — 

fondatore. Leg6 all'Ospedale rupufrutto della aieta della sua sostanza per sedici 
auni, coUobblipo di ingraiidire il I'abbricato cosi da potervisi raccogliere i nialati 
degli altri piccoli ospedali della citti. Dispose che suUa porta raapgiore dell'Ospe- 
dale fosse posto lo steinnia della sua fainiiilia scolpito in marmo con una iscri- 
zione che ricordasse la parte del fabbricato eseguita con danari suoi. 

Le rendite della ineta sostanza toccate all'Ospedale durante i sedici anni 
d' usufrutto ponno valutarsi a L. 1,102,000. La sostanza da lui abbandonata 
consistette in cinque case in Milano e in quattro possessioni in S. Pietro Be- 
stazzo, Fagnano, Vermezzo e Mulazzano (1). 

11 di lui ritratto, lavoro del pittore Giacinto Santagostino, si espone neUa 
occasione della festa del Perdono. 

Carcano G-iov. Pietro di Giovanni Battista, della parrocchia di 
S. Carpoforo. niori il 1 agosto 1019 o nello stesso giorno istitui erede I'Ospedale, 
riservato 1' usufrutto a favore della raoglie Giulia Terzaga. L'Ospedale consegui 
la corapropriet4 di due case in Milano ed alcuni diretti dominii. 

Caretti Gabriele, nacque in Milano il 31 dicembre 1824 , dai 
coniugi Ferdinando, vinaio e oriundo di Esio, lago Maggiore, e Perelli Maria. 
Suo padre fu dichiarato cittadino austriaco nel 1849. Mori il 15 ottobre 1878 
dopo aver sofferto con cristiana rassegnazione una lunga e dolorosa malattia. 
Pio, religiose, caritatevole, mentre beneficava largamente i parenti, legava, 
con testainento 29 marzo 1878, all'Ospedale, la casa in Milano sul corso di 
P. Ticinese al civico n. 31; coll'onere di un legato di beneficenza da erogarsi 
dal suo esecutore testamentario sotto determinate condizioni. 
Si ha il ritratto di lui eseguito da Ribossi Angelo. 

Carnaghi G-iov. Paolo di Lodovico, della parrocchia di S. Babila 
con testainento 18 aprile 1034, istitui eredi Carlo Angelo e Antonio suoi fra- 
telli, con sostituzione a favore dell'Ospedale, nel caso in cui morissero senza 
figli maschi, caso che si e verificato nel maggio 1721, nel qual anno furono 
rilasciati all'Ospedale alcuni beni in territorio di Carnage del valore di circa 
L. 13,000. 

Caraevali Antonio, figlio di Marco Antonio, vedovo di Luigia 
Cattaneo, mor'i il 23 ottobre 18.j9 e con testaraento 9 ottobre 1856, leg6 al- 
l'Ospedale un diretto dominio coll'annuo canone di austr. L. 3822. 34 assentato 
suUa casa in Milano, via S. Sisto, n. 3388. Abbandono una sostanza di circa 
L. 400,000 austr. Ordin6 elemosine ai poveri vergognosi, senz'obbligo per questi 
di intervenire ai suoi funerali. Nel 1855 don6 all'Ospedale Maggiore L. 45,000 
a titolo di elemosina. 

Si ha il ritratto, lavoro di Domenico Induno. 

Carrettone nobile Claudio, di Pietro, native della Borgogna, ve- 
dovo di Caterina Castellina, che in prime nozze aveva sposato Mascheroni Pietro 
Martire, benefattore dell'Ospedale. 

Fu questi, come I'avo e il padre di lui, un buon soldato. La sua carriera 

(1) Per maggiori notizic veggasi l* opera: Calvi, Famiglie nolabili milanesi. 



— iC) — 

militare, incominciata I'anno 1595, ebbe termine I'anno 1G13 col grado di ca- 
pitano. Abbandonato il servizio militare, cbiese ed ottenne nel 1015 di essere 
ammesso al servizio deU'Ospedale nella qualita di coadiutore nell' ufTicio degli 
esposti. Nel 1G16 venne nominato siscalco deU'Ospedale o maggiordomo, disirn- 
pegnando quest'ardua e delicata mansione per ben 21 anni con plaiiso de'suoi 
superiori. II Capitolo ospitaliero nel congedarlo dal servizio gli assegnava annue 
L. 300. Riraasto pochi anni disoccupato, spinto dall'araore che egli portava agli 
interessi del L. P., chiese di essere riamraesso al posto di siscalco quantunque 
I'avesse surrogate un altro individuo. La di lui riammissione avvenne per or- 
dinazione capitolare 23 febbraio 164G e in cons/derazwne delle sue buone 
qualita, della diligenza e carila verso i poveri. II Capitolo in questa occa- 
sione gli assegnava, dietro di lui richiesta, il vitlo in natura e una abitazione 
neirOspedale dove rimase fino alia morte. 

AU'epoca della peste del 1630, egli ottenne dal Capitolo di pernottare in 
una sua casa di campagna fuori di P. Coraasina, dalla quale tutti i giorni di 
buon mattino si recava all'Ospedale, E il Capitolo nell'acconsentir cio, lo qua- 
lifico minhtro henemeriio. 

Come il Rosate Giovanni Ambrogio, altro benefattore deU'Ospedale, questo 
funzionario donava in vita tutto il suo avere all'Ospedale, die percepi circa 
L. 95,000 e raccolse inoltre la di lui eredita in forza del testaraento 4 set- 
tembro 1642. L' importo della eredita non ebbe a superare le L. 14,000, ma 
aggiungendo queste alle L. 95,000 donate in vita, la sostanza pervenuta al L. P. 
si puo ritenere di L. 109,000. 

La nobilta. venne conferita al suo avo e discendente da Carlo V, in con- 
siderazione dei segnalati servizii prestati alio Stato. Mori I'anno 1652 e fu se- 
polto nella Chiesa di S. Maria della Pace, di conformita ai suoi desiderii. 

Si ha il ritratto che si espone nell'occasione della festa del Perdono. 

Casati sacerdote Andrea, canonico, con testaraento 22 aprile 1670, 
rogato Giov. Battista Biumi, lego all' Ospedale una casa da nobile in Milano, 
sotto la parrocchia di S. Stefano in Nosiggia dove egli abitava , colla condi- 
zione che, avvenendo che i Padri Gesuiti di S. Fedele avessero bisogno di detta 
casa per 1' arapliamento del loro monastero, fosse tenuto I'Ospedale a cederla, 
cio che e avvenuto nel 1671. Fu erede di lui la scuola della B. V. di Loreto. 

Casati A.nd.rea, di Antonio, pronotaro apostolico, raori il 6 set- 
tembre 1695 e con testaraento 16 .setterabre 1690, istitui erede Galeazzo Casati 
figlio di Gerolamo, con sostituzione a favore deU'Ospedale in caso di mancanza 
de' discendenti. Nel 1720, Arabrogio Casati, uno dei sostituiti, ebbe a rilasciare 
all'Ospedale in via di transazione alcuni capitali per il valore di circa L. 80,000. 

In un antecedente testaraento aveva istituito erede il di lui figlio naturale 
Antonio Francesco, supponendo che potesse fare una buona riuscita, ma sgra- 
ziataraente egli non seppe corrispondere alle preraure del padre, per cattiva 
inclinazione e per essersi dato ai vizii ed alle crapule. Le di lui cattive ten- 
denze giunsero a tanto, che il padre dovette farlo incarcerare per sicurezza 
della sua persona. Dopo tre mesi di carcere lo fece liberare, avutane proraessa 
che si sarebbe messo a far bene ; raa furono promesse da raarinaio, che egli 




— 17 — 
torno alia vita scioperata e non lascio mai tranquillo il povero genitore. Ad 
onta di cio, I'u benolicato con un legato vitalizio di L. 800. 

Ad una tiglia naturale, monaca nel monastero di S. Cristina in Milano, 
lego annua vitalizie L. SO. 

Casati marchese Francesco, figUo di Apollonio e di Maria Delfi- 
noni, dot tore in aml.e le legpi, sposo nel 1700 la nobilo donna Carolina Ben- 
doni! benefattrico deirOspedale. U titolo di marchese venne conferito a questa 
faraiglia Casati dal duca di Parma Ranucio II 
Farnese, nel 1091. Mori il 3 marzo 1837, d'an- 
ni 73 e fu seppellito nel ciraitero di Casate. 

Non ha lasciata alcana sostanza all'Ospe- 
dale, ma per disposizione di sua moglie, ere- 
dito un patrimonio di circa L. 1,900,000, con 
proibizione di osporre il suo ritratto, e coU'or- 
dine di far eseguire quello di suo marito. 

II Casati ha coperto, nel 1790, la catte- 
dra di istituzioni civili nel ginnasio di Brera 
coH'onorario di L. 2000. Nel 1797, durante il 
Governo Repubblicano, fu nominato protettore 
dei carcerati, dando prove di saviezza, di 
zelo e di civisrno. Nel 1808 fu nominato membro della commissione governa- 
tiva del dipartimento d'Olona, per la liquidazione delle rendite beneHciarie onde 
formare il fondo di sussidio per le parrocchie povere. Nello stesso anno ebbe 
la noraina di aggiunto presso la prefettura del dipartimento d'Olona. Nel 1816 
fu scelto a membro del Consiglio comunale di Milano. Fu anche protettore delle 

Salesiane. 

« Fu il Casati fregiato di non corauni onori nella letteraria palestra, co- 
« ronato neirUniversita di Pavia col lauro dei trionfanti, ascritto con pienezza 
« di applausi al collegio dei nobili Giurisperiti Milanesi. » 

Sopravvenuti i giorni della Repubblica, venivano i nostri piu cospicui pa- 
trizi allontanati dalle loro case, e fra i designati nel numero degli ostaggi era 
il di lui padre marchese Apollonio, al quale I'eta avanzata rendeva piii cala- 
mitosa quella deportazione. Ma il nostro Casati voile dare uno splendidissimo 
esempio di amor figliale col sacrificarsi per il proprio padre , ottenendo il dif- 
ficile carabio. Tomato dall'esiUo, si dedico alle difese criminali, conseguendo poi 
una delle migliori dignita che potessero venire accordate ai privati dal Governo. 

II ritratto fu eseguito da Cesare Pezzi. 

* Casati G-erolamo. Fu erede I'Ospedale nel 1557. Abbandono una 
sostanza di circa L. 30,000, costituita da una casa in Milano in Borgo nuovo, 
da beni in Abbiategrasso e Robecco, e da denaro in cassa. 
Fu sepolto nella Chiesa di S. Marco. 

Casati contessa Teresa principessa Albani, morl il 1." novem- 
bre 1821 e nel suo testamento 20 luglio detto anno, rogato dottor Giorgio da 
Castiglia, lasci6 scritto a favore dell'Ospedale un legato per una volta di au- 



— 48 — 

striache L. 20,000; il quale venne soddisfatto il 10 aprile 1829 dal duca Pompeo 
Litta, qual padre e legittimo ainminislratore della sua figlia nobile Antonia, 
erede della testatrice. 

Caspani G-aspare, figlio di Giuseppe, spos6 in Ronco presso Vi- 
mercate, Marianiia Bonalumi, 1*8 gennaio 1807. — Priore della dottrina cristiana 
nella Chiesa di S. Marco, dispose a favore di questa il legato di L. 1151. 18 ital,, 
per la costruzione dell'altare maggiore da pagarsi alia morte della usufruttuaria. 
— La vedova anticip6 il pagamento di detto legato nel 1815, essendosi in detto 
anno dato principio ai lavori di costruzione del nuovo altare. - Mori in Monza 
il 25 agosto 1814 e con testamento olografo 4 raaggio 1811, istitui erede per 
una meta I'Ospedale e per 1' altra metk i LL. PP. EE. , riservato 1' usufrutto 
generale alia moglie, la quale inori il 31 gennaio 1840. Non lascio figli , ne 
discendenti. Ricordo i parent! con parecchi legati. — La sostanza da lui abban- 
donata e tutta proveniente da guadagui fatti da lui, e non da ereditA paterna e 
materna; risulto di L. 32,660, ma I'Ospedale consegui sole L. 19,698. 19. Era di 
sua proprieta la casa in Milano in via Borgo Spesso al n. 1334, venduta nel 1816 
a Zappa Alessandro per L. 12,000 italiane. 

* Cassina Francesco Bernardino. Legato di L. 32,500 nel 1G20. 

* Cassina G-erolamo. Legato di 1801 ducatoni, valutati in ragione 
di soldi 113 cadauno e cosi L. 10,175.19.6 nel 1595. 

Castano Maurizio, figlio di Giovanni Antonio, della parrocchia di 
S. Maurilio, mori nel novembre 1597 , senza figli legittimi , lasciando pero un 
figlio naturale. Negozi6 in German ia con Ercole Arconati ed altri. Con testa- 
mento 30 agosto 1585, istitui eredi i suoi fratelli sacerdote Gerolarao. Paolo, 
Camillo, Giovanni, con sostituzione a favore dell'Ospedale, nel caso di estinzione 
della linea dei chiaraati in via fedecoramissaria. — La sostituzione a favore 
dell'Ospedale si e verificata I'anno 1609, mediante il riiascio di pertiche 500 
di terra in Albajrate. 

Castelfranchi Carlo, di Giacomo, secondo marito della benefattrice 
dell'Ospedale, Arena Petrolini, fu segretario generale della direzione delle Co- 
muni. Con atto 30 ottobre 1829, dono in vita all'Ospedale Maggiore alcuni ca- 
pitali del valore complessivo di L. 100,000, coll'obbligo di far eseguire dopo la 
di lui morte, da buon pennello, il suo ritratto in grande , in piedi come di 
pratica. Nel 1836 dono altre L. 10,000 coUa condizione di tener segreto il suo 
nome. Mori il 1.° dicembre 1842, d'anni 77, essendo nato in Melegnano il 26 
aprile 1765, ed il ritratto I'u eseguito da Pietro Narducci. 

Castelletti Fermo di Giuseppe, di Precotto, arrivato all'eta d'anni 60, 
senza moglie e senza figli raaschi, con atto 22 aprile 1664, rogato Carlo Maria 
Mantegazza di Milano, don6 all'Ospedale tutta la di lui sostanza dell'importo di 
L. 14,731.7, coll'obbligo di aliraentarlo vita durante e di pagare L. 900 ad 
Angiola Castelletti sua figlia in causa di dote e L. 350 ad un suo fratello per 
coadequazione di divisione, e col patto di occuparlo in servizio dell' Ospedale 
« onde schivar ozio e partecipare dei tesori delle indulgenze concesse a chi 



— 10 - 

sci-rc ffrn/is. » Fiiina di fare quosta donaziono era ilomiciliato in Cernusco 
Lombanlonc, dove fii osattore comuiialo. Mori portiiiaio dell'Ospedale di S. Vin- 
ceiizo, altro dcpli ospeJali apgregati all'Ospedalo Maggiore. 

Castelli Cotta Catterina, figlia di Giuseppe o Barbara Coppa, 
vedova in priino nozzo di Marc'-Vntonio Castolli , die fii podosta di Novara, e 
in seconde nozze del dottor collegiato Rainerio Cotta, seguendo 1' esompio del 
padre, che aveva beneficato i poveri del venerando Ospedale, sostituendoli nella 
di Jui eredita, quando essa fosse morta senza figli, con testamento \'^ aprile 1737, 
i:«tituiva erede fOspedalo stesso. 

La consistenza ereditaria fu di sole L. 1G21 iiitide. Ma per gli effelti della 
sostituzione disposta a favore dell' Ospedale dal di lei padre Caslelli, resosi de- 
funto 11 24 aprile 1009, questa benefattrice non avendo discendenti, rilasciava 
nel 1730, all'Ospedale, la sostanza fedecommissaria, che si piio calcolaro di circa 
L. 200.000, coU'obbligo di corrisponderle I'annuo vitalizio di L. 5400. Perven- 
nero stabili in Rovagnasco, venduti nel 1739 per L. 84,000, e due case in 
Milano, una in via dei duo Muii, venduta nel 1781 a Giuseppe Riva, per 
L. 16,715 imp.. I'altra sul piazzale delle Galline al n. 1095, detta il Transilo. 
ora negozio della Fallona. Quest' ultima casa fu data a livello nel 1792 a Do- 
raenico Tranzini per I'annuo canone di L. 1787. 12 rail., livello die fu afTran- 
cato nel 1833 da !Marianna Franzini versando 11 capitale di L. 52,600. 

Mori il 27 luglio 1738 e fu sepolta nella Chiesa delle monache di S. Sofia. 

11 Castelli Giuseppe, oriundo di Menaggio, fu dichiarato cittadino milanese 
I'anno 1GG9 da Carlo II. 

Egli fece erigere una cappella nella Chiesa di S. Stefano di Menaggio e, a 
ricordare questo fatto, venne scolpita la seguente inscrizione: 

Pm qx'.ondam Josephi Casfelii Jvssw — m con^tructo hoc hcvdifido — el 
ariificu et arlis decus habet — artificii fecisse cum fruciu, — quotidiancc 
misscv msfihifcv — a?V?'>5 vcro oh Catlarinm eJKS fih'cv — et J. CC. Mlani. 
liatnerii Cotte Jugalixun — cvecuttonis obscquhim. Anno 1690. 

Si ha il ritratto esoguito da Andrea Porta. 

Castelli Giov. Battista, giureconsulto, figlio del dottor fisico Ar- 
cangelo, maiiio di Angiola Negroni di Ello, mori il 3 febbraio 1616, istituendo 
erede I'unico di lui figlio Arcangelo con un fedecomraesso ptimogeniale e con 
sostituzione a favore dell'Ospedale, in caso di estinzione della linea chiamata ; 
sostituzione che si e verificata nel 1074. Furono rilasciati uU' Ospedale alcuni 
stabili in S. Fiorano c in Lavagna, oltre alcuni capital! in luogo delle case dal 
testatore possedute in Milano, in via Poslaghetto e nel vicolo di S. Giovanni 
Laterano, state vendute dai possessor! che si succedettero nella eredita. La 
entita puo essere ritenuta di L. 118,000. 

Castelli nobile ing. arch. Fietro, figlio del nobile Giuseppe, vedovo 
della nobile donna Teresa Scaccabarozzi, da non confondersi colla benefattrice 
dell'Ospedale, mori il 29 aprile 1822, sotto la parrocchia di S. Babila, d'anni 84. 
II di lui cadavere fu tra«portato a Monza. — 11 Castelli fu il 10 luglio 1775, 
nominato dal Capitolo ospitaliero ingegnere dell'Ospedale in sostituzione dell'in- 
gegnerc Giovanni Antonio Richiuo. .\'el 1796 si 6 volonterosaraente obbligato 

4 



— 50 — 

di servire anche il Pio Istituto di S. Corona, che, come e note, fu aggregate 
airOspedalo nel 178G, senza un assegno speciale in aggiunta a quollo che per- 
copiva dairOspedale. Fu egli I'autore del disegno del fabbricato Macchi, che fa 
parte del grande Ospedale. I suoi servizii furono buoni e come tali furono en- 
comiati dall'amministratore Bellani. 

Fu erode di lui un signor Mantegazza di Monza suo cugino. L' Ospedale 
fu ricordato con un legato di L. iiO.OOO che fu soddisfatto il 31 dicembre 1823. 

Castelnuovo sacerdote Giovanni -A-mbrogio, oratore presso 
S. M. Cattolica, nacque sotto la parrocchia di S. Marcellino, il 17 gennaio 1635, 
dai coniugi Vincenzo e Violante Beretta. Con atto 14 dicembre 1695, rogato 
Pietro Bonenzio, dono all'Ospedale L. 10,500, coH'obbligo di corrispondergli vita 
durante, annul scudi 70, oltre il godimento di una casa con giardino, in Bor- 
ghetto di S. Simpliciano. Quando fece la donazione aveva 60 anni ed abitava 
sotto la parrocchia della SS. Trinita fuori di P. Comasina. Le suddette L. 10,500 
erano impiegate presso Pietro Antonio Pessina Bottegaro del Sforzieri sul 
cantone dei Penacchiari di coniro alia botlega del ire Cardinali. 

Castiglioni conte Alessand.ro, figlio di Alfonso, che fu capitano 
della guardia di Gregorio XIV, e di Catterina Visconti, figlia di Manfrino, dei 
feudatarii di Garlasco e Marano, dei sessanta decurioni, marito di una Pagnoni, 
con testamento 1.° agosto 1636, rogato Antonio Bestetti di j\Iilano, chiamo erede 
r unico di lui figlio Alfonso, ammogliato con Claudia Senaga, col peso di un 
legato all'Ospedale di L. 12,000 imp. 

Castiglioni nobile Alessandro, nacque in Milano sotto la par- 
rocchia di S. Pietro con la rete, il 12 novembre 1515, dai coniugi nobile giu- 
reconsulto Giovanni Giacomo e Lodovica Aguggiari. Nel 1542 prese parte alia 
guerra contro i Turchi. Sei anni dopo, e cioe il 1.° gennaio 1548 , si trasferi 
a Piacenza ad assuraere il governo e il regolamento del dazio della mercauzia. 
Intanto la citta fu data da alcuni cittadini a Carlo V. II 16 aprile 1552 sposo 
in detta citta, Celia Paveri di casa Fontanella, piacentina, figlia di Caraillo 
e di Maddalena Scotti. Nel 1553 fu creato cittadino di Piacenza, citta che 
egli lascio colla famiglia I' 8 aprile 1559, per ritornare a Milano dove ebbe 
in appalto in societa con altri il dazio della mercanzia. Dalla Paveri ebbe due 
figlie; la prima nacque in Milano, il 9 ottobre 1564 e mori I'S luglio 1565, la 
seconda nacque a Varedo il 2 agosto 1566 e mori il giorno seguente. 

Nel 1567, fece eseguire nella Chiesa delle raonache dell'Annunciata un 
sepolcro per lui e per la sua famiglia, colla seguente iscrizione dettata da lui: 

D. 0. M. — Alex. Castilioneus et Celia de Paveris de Fontana — Pia- 
centina uxor. Ludovicce et Annce Elisabeth. — Filiahus infanlibus jam 
vtortuis, sibi et suis — V. P. — MLXVII. 

La di lui moglie mori il 19 settembre 1572, nel qual anno a poca distanza 
I'uno dall'altro, morirono anche i genitori di lei. Fece diversi testament!, 
ma in tutti ricordando I'Ospedale. Nel 1569 fu inscritto fra i terziari deU'ordine 
dei Cappuccini o di S. Francesco. 

Coir ultimo testamento, 4 settembre 1576, fatto in Varedo, chiamo erede 
I'Ospedale, al quale pervennero una casa in Milano, parrocchia di S. Donnino 



— r.i — 

alia Mazza, del valore di L. 12,500, una casa o i'oiuW in Varodo, vincolaii ad 
usufiutto a favore di alcuni suoi nipoti. 

Lepo ai Padri Gesuiti di S. Fedele L. 3000 per la fabbrica della loro 
I'hiesa. — Mori nell'agosto 1577. 

Castiglioni Antonia, fijilia di Paolo e di Catterina Ponzoni, ve- 
dova di Carlo ScuUzniorlin, della parrocchia della Metropolitana, esorcente ne- 
gozio di orefice, mori il 23 gennaio ISOG e con testaraento 1 maggio 1802, 
rogato Gerolauio Lombardi di Milano, istitui erede I'Oiipedale, il quale consegui 
una sostanza di circa L. 38,000, col vincolo di usufrutto a favore della di lei 
sorella Teresa, ex-monaca delle Vettere, che niori il 15 ottobre 1813. Favori il 
L. P. Triulzio con un legato di L. 700 per una volta. 

Castiglioni Giovanni, fiplio di Branda e di Alda d'Adda, marito 
di Bianca Vivaiila, che lascio erede I'Ospedale, fu creato cavaliere dell' online 
di S. Slefano nel 1589. La sua niorte avvenne il 24 aprile 1017 e cioe tre 
giorni dopo di avere istituito erede I'Ospedale. Voile es ere sepolto nello scurolo 
della Chiesa di Castiglione, mediante la costruzione di un sepolcro, col mezzo 
deir ingegnere Mancini di Varese. L'entita della eredita fu di circa L. 200,000, 
a costituire la qual sonima entra il valore di pertiche 481 di terra in Lozza e 
Caronno, vendute nel 1650 a Nicolo e Carlo fratelli Odescalchi, e pertiche 814 
di terra in Venegoao inferiore, vendute nel 1650 a Francesco e fratelli Orri- 
goni, per L. 49,300. 

Giuliano Pozzobonelli lo ritratto, ma la tela non esiste piu (1). 

Cattaneo suor G-iovanna Isabella, figlia di Giovanni, religiosa 
nel coUegio dei santi Apostoli Giacorao e Filippo, sotto la invocazione di San- 
t'Orsola in Monza, del quale fu suporiora, lego al detto coUegio L. 1500 per 
le spese della santificazione della Beata Angela Merici, fondatrice delle Orso- 
line, fatto che si e verificato nel 1807. 

Con testamento 19 febbraio 1781, scrisse erede I'Ospedale Maggiore , che 
raccolse una sostanza di mil. L. 530,000, la quale, dopo la deduzione delle 
passivita e dei legati, si ridusse a L. 197,685. Fu erede del fratello Carlo Cat- 
taneo che commercio fine al 1751 in drappi di lana. Mori il 16 raarzo 1782. 

II ritratto che si espone nella occasione della festa del Perclono, ^ lavoro 
di Antonio Chiavelli. 

Cattaneo Giovanni Faolo, con testamento 4 settembre 1588, 
rogato Achille Premenugo di Milano, pose a carico dei di lui figli ed eredi 
Giulio Cesare e Giov. Antonio, un legato di L. 22,000 a favore dell' Ospedale. 

Cattaneo Paolo Francesco, figlio di Giulio Cesare, della par- 
rocchia di S. Giovanni Laterano, con atto 24 settembre 1629, rogato Antonio 
Francesco Crivelli di Milano, don6 all'Ospedale il credito di L. 26,000 imp. 

Cattaneo Veronica Vittoria , figlia di Giuseppe, della par- 
rocchia di S. Michele alia Chiusa, moglie di Gerolamo Crippa, dopo di avere 



(1) Maatro carichi 1614, 1G19, fog. 485. 



donate all'Ospedale nel 1G28, una casa in Milano in via depli Spadari, coll'ob- 
bligo di corrisponderle annul scudi GO, lo chianio erede in niorte nel 1031. La 
casa fu venduta nel 1G32 a Giuseppe Modorati, per L. 5800 imp. 

Cattenacci sacerdote Griuseppe, figlio di Nicola e Anna Uboldi, 
nacque 1' 8 noveml)re 1707, sotto la parrocchia di S. :M. della Passarella di 
Milano. II sue bisavo era mercante di lana, 1' avo impresario del sale. Feuda- 
tario di Bisentrate e di S. Pietro Donate. 

Aveva una speciale predilozlone per le monete cosi dotte Sovrani, delle 
quali faceva incetta sborsando a titolo agio soldi 1 al pezzo. Teneva nascosta 
in casa, a cognizione soltanto della servente , la somma di L. 30,000. Lascio 
il sue avere all'Ospedale Maggiore di Milano, che aveva beneficato anche in vita 
facendogli del vistosi imprestiti in effeliivi sovrani (testamento 27 marzo 1781). 
La sostanza da lui abbandonata raggiunso 1' importo di L. 251,000. 

Ebbe sepoltura nel cimitero di P. Orientale, dove fu collocata questa 

iscrizione: 

Sub auspicm — dolenlissimoi matris — requieyn expectat — Joseph 
abbas Catenacci — obvt. die XVIII septembris - MDCCLXXXXVI — cetaiis 
annormn — nonaginta. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Perabo. 

Cavallotti Francesco, figlio di Giovanni Domenico, mor'i il 29 
dicembre 1853, d'anni 79. Con testamento 28 settembre 1849, logo all'Ospedale 
L. 100,000 e benefico i poveri di Borsano. A'olle essere seppellito nel campo- 
santo di Gaggiano. Furono eredi di lui i minorenni Giovanni, Luigi, Angelo, 
Guglielmo ed Antonio Cavallotti, figU di altro Francesco Cavallotti. Era zio 
dell'ingegnere dell'Ospedale, Carlo Biraghi, che favori con un legato di L. 30,000. 
Lego alio stabilimento dei discoli L. 30,000, e alia Chiesa di Gaggiano L. 12,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Cesare Poggi. 

Cavenaghi Carlo G-erolamo, di Giovanni Battista, marito di 
Gerolama Andreotti, railanese, mori il 21 marzo 1692, d'anni 81, chiamando 
erede universale, con testamento in data del giorno prima, I'Ospedale Maggiore 
di Milano, dopo di aver fatto diversi testament!. Nel 1691 venne in soccorso 
delle miserie dell' Ospedale versando la somma di L. 51,800, colla condizionc 
di corrispondergli il 3 per cento vita durante. Aveva due figli monaci. 

La consistenza del patrimonio da lui abbandonato fu di circa L. 50,000. 
Pervenne una casa in Milano nella via di S. Vittore e 40 martiri, ceduta in 
cambio di un'altra in via Laghetto alle monache dell'Annunciata. 

Si ha il di lui ritratto, eseguito da Andrea Porta. 

Celidonio nobile Carlo, figlio di Sebastiano, che fu cassiere dell'lra- 
presa del dazio della mercatura dello State di Milano, uflUcio che esercito anche 
il figlio, il quale fu inoltre cerimoniere di S. M. Cattolica nella corte di Milano. 
Mor'i il 3 gennaio 177G e con testamento 7 gennaio 1772, rogato Domenico 
Besozzi, istitui erede I'Ospedale di due capitali costituiti dal valore della mobi- 
glia e di una cartella di zecchini 1,200. Nel suo testamento leggesi quanto segue: 

« M' e avvenuto di intendere da varie persone che trovandosi con febbri 



— :.3 — 

gap;liar(le abbiano passate le notti iutiere con ardentissima sete, seiiza aver iiiai 
chi porgesso loro un sorso d"acqua, o poiche con tale niancanza pericola as.sai 
la salute degli infenni, e ne patisce assai recononiia del L. P., perch^ se non 
soccoiiibono, almeno piii a liingo diirano le febbri , percio intendo die con li 
frutti di detti capitali . si abbiano a salariare alcuni inservienti die di notte 
tempo, quaiido gli int'erniiori sono in riposo, con scarpe scnza tacdii per non 
faro rumore molesto ad altri malati, vadano attorno a somministrar bibite alii 
febbricitanti e ben volontieri contribuirebbe a provvederne uno per ogni crocora 
se le forze corrispondessero alia volonta. » 

Lego i suoi libri al dottor Pietro Krentl/.lin colla raccolta di erudizioni in 
materia di ceremoniale, esclusi pero i libri manoscritti e segiiati esterionnente 
del celebre conte segretario Gorrani, a lui porvoniiti dal conte Porro suo pa- 
I'ente, die fu capitano delle giiardie presso il principe di ^'audenlont goveruatore. 

restin6 il vino cbe si sarebbe trovato nella sua cantina, ai monasteri di 
S. Maria Maddalona al Cerchio, di S. Prassede e di S. Maria della Consola- 
zione in P. Tosa, colla condizione di ripartirlo subito a ciascuna monaca, affincho 
a bocca dolce piu efficacemente pregassero per I'anima sua. 

Cera dottor fisico Sebastiano, figlio di un benemerito chirurgo 
deirOspedale, fu laureato in inedicina nel 1759 e riconosciuto idoneo nel 17G3, 
a coprire la cattedra di raedicina pratica nella Universita di Pavia. Nel 176G 
comincio a prestar servizio al L. P. di S. Corona nella qualita di medico inte- 
rinale col pagamento di soldi 10 per ogni visita. Nel 1769, venne norainato 
medico sopranumerario fisso dell' Ospedale Maggiore di Milano con L. GOO. 
Nel 1775, ritenuti i raeriti particolari di lui, fu incaricato della assistenza della 
infermeria dei giovani alunni di chirurgia, con un soprassoldo di L. 100. — 
Quattro aiini dopo ritorno al servizio del L. P. di S. Corona, nella qualit;\ di 
medico juniore con L. 2200. Nel 1791 fu proraosso al posto di medico seniore 
con L. 2500, posto die egli lascio nel 1800, allorche fu coUocato a riposo colla 
pensione di L. IGOO, acconsentita dal governo in considerazione dcgli assidui 
e zelanti servigi da lui prcstati. 

Prest6 servizio anche all' Ospedale dei vecclii. — Fu capo dell'Accademia 
di medicina. 

Sagacissimo era il Cera nell'osservarc e indefesso nel lavoro, e ben presto 
di tali sue quality si fecero manifesto le prove. Da molti anni dominava ende- 
micamente nell'Ospedale una febbre colle apparenze gastrico-catarrali, con pe- 
tecchie, e il dottor Cera, dietro invito del duca Gian Galeazzo Serbelloni, die 
fu altro dei deputati del Capitolo ospitaliero, diede alia luce un trattato col 
titolo della febbre d'O^^pilale, die il grande Tissot addito ai suoi scolari come 
la migliore monografia. In qual pregio egli fosse tenuto in Milano da' suoi col- 
legbi, lo attesio il dottor ViiicGnzo Cerri nel suo opuscolo still' inef/icacia del 
latle umano, dichiarando clie Sebastiano Cera swut eo quo mavimo prestat 
irtgenio, thcorctica pollct studio et scicntia; ita et in clinicis rebus homo 
virtutc cognita est, inque urbe nostra probato experinicnto amplissimus {}). 



(1) Vedi il pregevole opuscolo dell" illustre prof. Vcrga, col titolo: Tntorno nil' Ospilale 
tlrtggiore di Miliino nel xecolo XVllf. pO';. ;':'. 



— 54 — 

Delicato, gracile e debole di costituzione fisica originaria, ando sempre 
sottoposto a mali nervosi. Una lunga lombaggine lo tenne per lungo tempo 
immobile sotto aciitissimi dolori. Mori in Milano il 18 marzo 1820, in eta di 
anni 82, ricordando I'Ospedale, il L. P. di S. Corona e il L. P. Triulzio, ai 
quali era affezionatissimo, con un legato per ciascuno di L. 10,000. — Lego 
i suoi libri al dottor fisico Hogeri Giuliano. — Fu erode di lui la nipote Giu- 
seppa Carcano. 

Fu sepolto nel cimitero di P. Orientale dove fu collocata questa iscrizione 
mortuaria: 

Sebaslianus Cera — nobilissimus et prcestantiss/'mus — hvjus cBtatis me- 
dicus — qui egenorum morboa — charitate et religione actus — consilio 
stipe levavit — vixit a. 82 m. I. d. 28 — obiit XV Kalen. april 1820 — 
Josepha Legnana sot^oris /ilia — hccres ex asse m. p. 

Cesati -A-ntonio di Giovanni Battista e Anna Fioroni , mori il 17 
aprile 174G, d' anni 88, i.stituendo erode 1' Ospedale Maggiore di Milano, con 
testamento 14 settembre 1743. Con questa eredit^i pervennero al L. P. novo 
case in Milano, alcuni stabili fuori di P. Tosa alia Cazzunla, un prato detto il 
Molino Pisano in S. Pietro in sala, venduto nel 1753 a Gaspare Crespi , per 
L. 9000, una possessione detta Cassinazza in Civesio di pertiche 800, venduta 
nel 1746 per L. 35,000 e una casa con orto in Locate, venduta nel 1751, per 
L. 450. Abito in Milano in via Torchio dell'Olio, ora Lanzone, in casa di sua 
proprieta dirimpetto all'oratorio di Sant'Agostino. 

Si ha il ritratto eseguito da Gaetano Dardanone. 

Chiappetta sacerdote Luigi , canonico e sagrista nella Chiesa di 

S. Giorgio in Palazzo, mori il 25 aprile 1828, d'anni 07, legando all'Ospedale 
Maggiore delle attivita mobili ed immobili, per il valore di L. 42,000 austr. 
Pervenne, fragli altri enti, la casa in Milano in via Vetraschi al n. 3795, ceduta 
a livello nel 1831, per I'annuo canone di L. 3797. 

Fu sepolto nel cimitero di P. Ticinese dove, a memoria di lui , fu posta 
questa iscrizione: 

Qui stanno le ossa — di Luigi Chiappetta — canonico di S. Giorgio 
in Palazzo — zelante promotore del culto divino — fu I'amico dci poveri 
— cui parse in vita ed in morte — generoso soccorso — specchio di religione 
e di carita — dormi nel bacio di -^ — il XXV aprile MDCCCXXVIII 
d'anni LXVII. 

Si ha il ritratto eseguito dal Sogni. 

Chiari G-aetano , figlio di Giuseppe, marito di Caterina Frasca, 
commercio fino al 1808 in telerie e mussoline sulk piazzd del Duomo. Nel 1806 
si trovo con altri negozianti coin vol to in un giudizio criminale, promosso dalla 
finanza per falsi bolli e sfrosi, giudizio che fu tolto di mezzo mediante una 
transazione e per il corrispettivo del capitale di L. 287,819 ital., pagato pro- 
porzionalraente da tutti i negozianti in causa. 

Ando soggetto ad una gangrena secca al piede sinistro, nel 1820, per la quale 
gli si dovette amputare il dito mignolo. Piu tardi si sviluppo in lui una malattia 
in ambedue Je estremita inferiori e in ultimo fu attaccato da fierissiraa malattia 



— oo 



ili petto die lo trasso alia morto il 7 gennaio 1822, d'anni 67. Con testaraento 
13 piugno 1S20, iiomiii6 erede di metu della sua sostanza I'Ospedale Maggiore, 
(luando non vi fossero stati tigli di un suo fratello diinorante a Lisbona, col- 
I'ordine per6 di fargli fare il ritratto in piedi, in ligura intieia , noU' alto di 
tenere nelle mani una trina. II fratello raori senza figli, per cui I'O.spedale 
consegui Teredita nell" importo di austr. L. Gl,i)G2. 64. Pervenne la casa nella 
via del Rebecchino, altre volte detta dc' Pagani, al n. 1062, venduta nel 1827 
a Carlo Giudici, per L. 50,200. 

Fu sepolto nel cimitero di P. Orientale dove fu posta una lapide con questa 
iscrizione: 

Gactcoio Chiari d'anni 61 — rnorto il giorno 7 gennaio 1822 — implora 
il mffragio dei buoni. 

Si ha il ritratto, lavoro del Comerio. 

Chiesa G-iustiniano di Giovanni Ambrogio, della parrocchia di 
S. Tomaso, sposo Cornelia Porro, dalla quale non ebbe figli. Mori il 4 giugno 1504, 
istituendo erede I'Ospedale, con testamento 9 novembre 1591, rogato Giulio 
Cesare Confalonieri di Milano, coll'obbligo di corrispondere alia superstite rao- 
glie L. 600 all" anno vitaliziarmente. La consistenza della erediti fu di circa 
L. 52,000. 

Ciceri dottor fisico Francesco, figlio di Carlo Giuseppe e Marianna 
Tagliabue, che fu nioglie in prime nozze di Pietro Piazza, mori il 4 ottobre 1834, 
nella casa in Milano, via Brera al n. 1574, di proprieta Biella. Non avendo 
parenti, con testaraento 10 maggio 1834, istitui erede I'Ospedale Maggiore, die 
consegui una sostanza di L. 170,118. 12. 

Fino al 1805 comraercio, in societa con uno zio, in vini forastieri, olii ed 
altri generi, nella casa sulla corsia del Ponte Vetro al n. 1620. Dopo la morte 
dello zio, il dottor Ciceri as.<5unse e continue) tale commercio senza attendervi 
personalmente, ma alio scopo di procurare i mezzi di sussistenza ad una fa- 
raiglia che vi era addetta, ed alia quale cedette poi I'esercizio stesso, facendo 
cosi cessare una fonte di distrazione dallo studio e dalla propria professione. 
Era in rapporto d'araicizia e di affari con molte persona d' Inghilterra. 

Favori con un legato di L. 20,000 il Bollettinaro del teatro della Scala, 
Tomaso Gallarati. 

L'anno 1827 venne ascritto fra i socii esteri della societa raedica di Londra, 
dove tenne lunga diraora. Non consta che abbia fatto qualche pubblicazione. 

Si ha il ritratto eseguito dal Sogni. 

Ciceri conte Vincenzo, figlio di Alessandro, marito della contessa 
Maria Cutica, altra benefattrice dell'Ospedale, con testamento in data di Bellagio, 
27 maggio 1700, rogato Cosmo Gerolarao Buzzi, lego all' 0.spedale di Milano 
filippi 4000, ritenuti pari a L. 28,000 e a quello di Corao filippi 1000. Alia 
vedova lego scudi 2000 all'anno, finch^ fosse vissuta in istato vedovile. 

Cicogna Clerici conte sacerdote Giov. Pietro, figlio del conte 
Giuseppe e di Maddalena Cittadini, dei conti di Peitrengo, famiglia ora estinta. 
Era fratello del benefattore deH'Ospedale conte Alessandro. Mori canonico della 



— 5G — 

Chiesadi S. Nazaro il 27 novembre ISlo. CliianK^ eredi i figli'"de]Ie tre sue so- 
relle, Camilla maritata Gallis, di Casale Monferrato, Mnrianna, maritata col 
conte Sacclii, pure di Casale Woiiferrato, e Teresa, inarilala col inarchese 
Paolo Gerolamo Rescalli. Lego all' Ospedale Maggiore, con testamento 11 gen- 
naio 1S05, la possessioiie Bergamasca con BofTalora di perticlie 124G e un ca- 
sino nella canonica di S. Nazaro al civico n. 4G12, die apparteneva alia di lui 
prebenda o che, appreso dal demanio, fu riacquistato da lui. 11 casino fu poi 
dair Ospedale venduto nel 1S14 al maggiore Pietro Lattuada per L. 24,000. 

Alia Biblioteca Ambrosiana Ieg6 un busto in rnarmo di Carrara, rappre- 
sentante il bibliotecario dottor Oiovanni Battista Branca e due gruppi pure in 
marmo, rappresentanti 1' uno la Piela, cioe il Salvatore deposto dalla Crocc, 
I'altro S. Fielro nei vincoli. 

Si lia il I'itratto eseguito da Abbondio l);igutti. 

Cinquevie nobile Griacomo Antonio, di Oiovanni Pietro, mor'i 
senza figli il 26 dicembre 174G. Con testamento 18 maggio 1744, rogato Gia- 
cinto Carminati di Milano, nomino erede la contessa Margarita Cinquevie sua 
sorella maritata col conte Filippo Stampa e quandogli fosse premorta, sostitui il 
conte Giovanni Stefano Stampa in via fedecommissaria e con sostituzione a favore 
deirOspedale nel case di mancanza di chiamati. La sostituzione si e verificata, 
ma rOspedale, in seguito a contestazioni sorte, dovette venire ad una transa- 
zione, in forza della quale consegui L. 22,000. 

Lego alia moglie, Camilla Beretta, L. 3000 annue vita durante eunacasa 
da lui posseduta in Milano, coll'obbligo di rimanere vedova e di ritirarsi ad 
abitare nella sua casa da nobile ad Agrate. 

Ciocca Marianna di Giov. Ambrogio, della parrocchia di S. Babila, 
moglie di Sessa Cesare benefattore dell'Ospedale, rimasta vedova e senza figli, 
con atto 17 dicembre 1701, rogato Giovanni Battista Delia Porta, dono all'Ospe- 
dale tutti i beni mobili ed imraobili da lei posseduti, col vincolo dell'usufrutto 
a di lei favore. Pervennero beni in Daverio, che furono venduti nel 1771 a 
Felice Sessa per L. iOiO^O, e una casa in Milano in via Durini. 

Cioja Felice, dispose il legato di L. 10,000 a favore dell' Cspedale, 
con testamento 21 giugno 1793 e codicillo 28 aprile 1794. 

Cittadini Lodovico, di Giovanni Battista, non avendo figli, ne 
parenti, e rolendo salvar I' anima sua con atto 10 tnarzo IGIC, rogato Gio- 
vanni Maria Besozzi di Milano, don6 all'Ospedale alcuni crediti per un importo 
di L. 48,519. 9. 3, coll' obbligo di corrisponderne la quarta parte al Proposto 
della Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia, per la perfezione della cappella 
dell'Assunzione della B. V., fatta incominciare da lui e dal di lui fratello Ge- 
rolamo, e un'altra quarta parte alio stesso Proposto per opere di fabbrica, da 
eseguire nella sua Chiesa. I crediti non furono esatti che per 1' importo di 
L. 30,000. 

Citterio marchese Pietro, mori il 30 giugno 1748, ricordando I'Ospe- 
dale con nn legato di L. 25,000, con testamento 18 giugno 1748, rogato Andrea 
Castiglioni di Milano. 



Clerici sacerdote Bernardo, del fu altro Bernardo e di Cecilia 
Questii, con tostamento 2 gennaio 174G, istitui erede fiduciario monsignor Ve- 
scovo di Ele^a (piccola isola del mar di Sicilia), sacerdote Loiiovico Benzone, 
con preghiera di eseiruire lo intenzioni a lui raanifestate. Mori il 12 aprile ITol, 
e in qiiesto stosso anno il prelodato Vescovo ebbe a dichiarare erode I'Ospedale 
Maggiore di Milano, che consepui una sostanza nitida di circa L. 20 ),000 
conipresa quolla che era vincolata a sostituzione a favore del L. P., per dispo- 
sizione del di lui iVatello Giuseppe Cleiici. Fra gli altri enii oreditarii pervenne 
■la casa in via del Durino di contro ai Crociferi, venduta nel 1773 a Castoldi 
Giuseppe, per L. 30,000. 

Distinto per carita e dottrina, compose varie opere, e mori boneficando 
altresi la basilica di S. Nazaro di Milano, dove copriva il posto di canonico e 
dove venne seppellito secondo la sua intenzione. 

Si Iia il ritratto eseguito da Paolo Castelli. 

Clerici Celestina, sorclla del dottor Giovanni Clerici, altro bene- 
fattore deU'Ospodale, nacque in Milano il 15 novembre 1794. Mori in istato 
nubile il 20 marzo 1S70. Con testamento 11 giugno 1868, istitui erede I'Ospedale 
Maggiore interpretando i sentiraenti del fratello dottor Giovanni. 

Dispose il legato di L. 500 a favore di ciascuno de'suoi cugini fino al sesto 
grado, quanlunque da lei non conosciuti. Era donna caritatevole e pia. La so- 
stanza pervenuta al L. P. fu di circa L. 300,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Giuliani Bartolomeo. 

Clerici ni.'bile Francesco , doi marchesi di Cavenago , figlio di 
Giorgio, mercante di seta e altro dei benefattori dell' Ospedale, e di Angela 
Porroj marito in prime nozze di Anna Imbonati ed in seconde nozze di Anna 
Arbore, feudatario di Cuggiono, capitano dei corazzieri, mori il 10 luglio 1G84, 
d'anui G2, senza figli, beneficando I'Ospedale Maggiore di Milano, con un legato 
di L. 02,000 che, disposto col di lui testamento 24 febbraio IGSl, venne pa- 
gato dal testatore stesso. 

Ilavvi il ritratto, opera del pittore Ottavio Bizzozero. 

Clerici marchese Griorgio, di Cristoforo, marito di Angela Porro, 
della parrocchia, ora soppressa, di S. Protaso ad Monacos di Milano. Da sarto 
che era, si fece mercante di seta, poi complimentario nel negozio del banchiere 
Giovanni Pietro Carcano benefattore del L. P.) e infine banchiere nel IGll. 
Gli affari gli furono cosi fuvorevoli che divenne ricchissimo. Ottenne poi la 
Eobilta col titolo dei marchesi di Cavenago. 

Con testamento 10 luglio IGGO, istitui eredi tre figli che copersero cariclie 
di qualche considerazione si militari che civili, con un legato all'Ospedale Mag- 
giore di Milano di L. 52,988 imp. in aggiunta a pertiche 54 di terreno, e a 
L. 7800 donate nel 1G2G e a L. 24,300 donate nel 1G4S. 

E dovuta a lui la costruzione della cappella dedicata a S. Carlo nolla 
Chiesa di Sanf Alessandro in Copreno. 

Nessuna noiizia si e potuto avere a riguardo del ritratto, che mancano 
atti e registrazioni. 



- 58 — 

Clerici raarchese G-iorgio, dei marchesi di Cavenago, nacque nel 1C48, 
figlio dal marcliese Carlo e d;i Eufemia Bonetti, altro dei discendenti del Clerici 
Giorgio di Cristoforo, benefattore dell'Ospedale. Sposo in prime nozze la mar- 
chesa Caterina Pallavicini, di Giorgio, ed in seconde nozze Barbara Barbavara, ', 
di Giuseppe. Ebbe tre figli, dei quali due maschi ed una feramina, e dei maschi, 
uno naturale legittiniato. Fu presidente del Senato e consigliere di Stato, gran 
cancelliere interinale dello Stato di Milano, decurione della citta di Corao. Mori 
il 1-1 dicembre 1736. 

Non ha lasciato alcun legato airOspedale, ma avea disposto in via di so- 
stituzione, nel caso che la di lui discendenza fosse mancata. La sostituzione non 
si e verificata, stante che all'epoca della legge 6 termidoro anno V, esistevano 
molti chiamali. E pero beneraerito del L. P., perche negli anni 1727, 1729 
e 1730 dono L. 72,000, e nel 1734, versando .rOspedale in critiche circostanze 
economiche, gli sovveniva in una volta L. 200.000 all'interesse del solo 2 per 
cento, mentre I'interesse norraale era del 3 e 1[2 per cento. 

Con ordinazione capitolare 17 dicembre 1730, fu ordinato il ritratto, che 
venne eseguito da Giuseppe Rivolta per L. 130. 

Clerici dottor fisico G-iovanni, figlio di Giovanni Paolo, che fu 
cassiere del duca Antonio Litta, e di Gerenzani Rosa. Amante dello studio," 
fin da giovinetto si applico alle scienze filosofiche. Divenuto medico condotto, 
seppe accaparrarsi in poco tempo stima e fiducia. In seguito a regolare esame, 
sostenuto con successo brillante , fu nomiuato medico assistente dell' Ospedale 
di Milano. Negli anni 1831 e 1832 fu direttore dell' Ospedale dei petecchiosi 
alia Siracnetta. Nel 183G fu applicato alia cura dei colerosi. Dopo di avere 
prestato servizio in qualita di medico primario di Santa Corona, rientrava 
nella stessa qualita presso I'Ospedale, venendo applicato alia cura dei venerei, 
intorno alia qual malattia fece studii profondi e importanti. Scrisse anche sul 
colera. Tratto con maestria il teraa della pellagra. Insomma fu un medico 
distinto, tenuto in alia considerazione dai colleghi, i quali vollero perpetuarne 
la meraoria con una lapide posta sotto I'atrio d' ingresso dell'Ospedale e por- 
tante la seguente iscrizione: 

A — Giovanni Clerici di Milano — che — compiula appena lunga 
onorata carriera — in questo Ospedale — cadeva apoplelico il 26 maggio 1868 

— a 67 anni — i colleghi posero questa lapide — per consacrare la me- 
moria — di un uomo di semplici costumi — che citladino scrittore curante 

— mostro di intendere — la vita e la medicina da filoso/b — la filoso/ia 
da medico. 

Istitui erede la sorella Celestina, la quale, interprete dei sentimenti di lui, 
istitu'i alia sua volta erede I'Ospedale, col desiderio che fosse fatto il ritratto 
del fratello. Mori il 26 maggio 18G8. 

Si ha il ritratto, lavoro di Michelangelo Furaagalli. 

Clerici Giuseppe, di Bernardo, fratello del sacerdote Bernardo Cle- 
rici, altro benefattore dell'Ospedale, prese parte in societa con altri, alle som- 
ministrazioni militari in Alessandria e Yalenza di Po, dal 1706 in avanti. Mori 
il 1.° gennaio 1745 e con testamento 25 agosto 1744, vogato Carlo Francesco 



— 50 — 

Do Cristoforis, chiamo credo il fratello sacorJolo l>ernartlo, poi i di liii nipoti ; 
indi por sostituzione TOspodale, il quale ando al possesso dolla oro(lit;\ nel 1758, 
conseguendo L. 31,577. e alcuui l»cni in Marcallo dol valore di L. 71,500, una 
casa da nobile sul Durino, altra casa con bottega in via dol Haggio, di contro 
all'osteria del Baggio, o diversi capitali dol Hanco di Sant'Ainbrogio e presso 
piivati. E pero da avvertiro che in questa sostanza 6 conipresa quella pervenuta 
colla ereditd del sacerdote Bernardo Clerici. 

Clerici marchess !Pietro Antonio, figlio di Giorgio, che benefico 
rOspodale, e di Angola Porro, luilanoso, niarito della nobile Vittoria D'Adda, 
dei raarchesi di Cavenago, coperse la carica di deputato del L. P. di S. Maria 
della Neve e di S. Giovanni alle Fonli. 

Mori senza figli il 7 novombre 1G71 (1), istituendo eredi, con testamento 
27 ottobre 1G70, i fratelli di lui capitano Francesco e senatore Carlo, favorendo 
largaraente la moglie e legaudo all'Ospedale Maggiore di Milano L. 4000 all'anno, 
per venticiuque auni, ai padri Fate-bene-fratelli per il loro Ospedale L. ;>00 e 
al L. P. di Loreto L. 300. Prescrisse di essere seppellito nella Chiesa doi Padri 
del Giardino e che venissero fatte celebrare seiinila messe. Dispose una primo- 
genitura a favore dei figli e discendenti degli istituiti eredi suoi fratelli, ordi- 
nando che quando gli eredi primogeniti non avessero preso moglie prima di 
compire I'eta di anni 30 o 35, TOspedale usufruisse dei beni ereditarii. Nel 1069 
dono all'Ospedale L. 2000. 

Santagostino Agostino fece il ritratto. 

* Clerici Fietro Francesco. Legato di L. 12,000 (mastro 1709-1720). 

Clerici marchesa Ptosa, figlia del marchese Giorgio, altro benefattore 
deirOspedale, e di Barbara Barbavara, vedova del marchese Federico Fagnani, 
con atto 2 aprile 1800, rogato Carrozzi, cedette all'Ospedale il locale del gia 
convento dei Cappuccini in Cerro, colla riserva del relativo uso ed usufrutto a 
favoro dei PP. Cappuccini. Soppressi gli stessi nel 1810 , successe il fondo di 
araministrazione dello Stato , il quale lascio in godiraento il detto locale ai 
RR. ('appuccini, I'ultimo dei quali raori il 1.° raarzo 1856, rimanendo cosi libero 
11 caseggiato a favore dell'Ospedale, che ebbe a venderlo nel 1859 al pio legato 
Mellerio per il prezzo di L. 21,000, 

Questa benefattrice mori il 29 luglio 1807. 

* Codeleoncini Giovanni Maria. Dono nel 1785 L. 15,300. 

Codognola -A.ntonio , figlio di Giovanni Angelo , coraincio la 
sua carriera medica presso 1' Ospedale nel 1636 . Dopo sette anni fu 
destinato a disimpegnare le funzioni di harhiere nella crocera degli Scalini 
col salario di sculi 25. Xel 1052 il Cupitolo ospitaliero , apprezzati gli 
anni di servizio da lui prestati con diligenza e sollecitudine , venne nella 
determinazione di destinarlo a supplire un posto di chirurgo primario, al qual 
posto fu conferraato nel 1661. Nel 1073 per anzianita, passo nella stcssa qualiti 



n) Nell'opera Calvi : Le famiglie notabili milanf.si, la morte k indicata come avvenuta 
nel !C75. Noi ia base agli atti d'ufficio teniamo fcrnaa quella del 7 novembre 1671. 



— (iO — 

nel comparto donne. — Gli atti die lo riguarduno depongono in favore della 
diligeiiza, del buon volore e del coraggio da liii spiegato nol prestare 1' opera 
sua, ad onta che varie volte avesse contralto in servlzio malattie contagiose 
con peiicolo della vita. Con testaraento 31 ottobre 1G84, istitui erede un di 
lui fiplio naturale da legittiinarsi, legando all'Ospedale L. 10,000 coUa espressa 
condizione di tenere esposto il suo ritratto fra quelli del benofattori deU'OspeJale. 
Benefico incjltro il L. P. di Loreto, ora aggregato alia Congregazione di caritii. I 

Con una speciale disposizione privo I'erede , per il caso die fosse entrato 
in qualche convento, sostituendogli un amico di lui con un ulteriore legato di 
L. 12,000 a favore dell'Ospedale e di L. 3000 a favore del L. P. di S. Corona. 
La sostituzione si verifico perclie I'erede entr6 neH'ordine del n\onaci Agosti- j 
iiiani nel 1G88. j 

In vita sovvenne varie somme all'Ospedale. Mori nel novembre 1684 nel- 1 
I'Ospedale, dove negli anni della sua vita era doraiciliato e mantenuto. 

11 ritratto pervenne dalla casa del testatore. 

Cogliati Giovanni Battista, di Giacomo e Francesca Magni, j 
nacque in Caccivio il 1 inarzo 1774. Coperse il posto di istitore del prestino j 
dell'Ospedale dal 1809 al 1840, nel qual anno conseguiva il ben meritato ri- j 
poso. Prest6 un servizio distinto, incensurato. G'lh esercente negozio di prestinaio | 
al Mulino delle Armi al n. 3726, esercizio che egli cedette ad Angelo Dorai- i 
nioni, alti-o benefattore dell'Ospedale, seppe dirigere quella officina con tale 
abilita e niaestria da procurare sensibili vuntaggi al L. P. Eminenteraente cat- 
tolico, dedico la sua vita a favore delle chiese, disimpegnandovi con araore , 
con disinteresse e con sacrificii pecuniarii cariclie oiiorarie. 

Mori celibe, il 26 agosto 1847, d'anni 73, e con testamento 12 novembre 1845, 
istitui erede I'Ospedale Maggiore coU'onere di diversi legati pii di culto, fra i 
quali uno a favore della Chiesa di S. Stefano sua parrocchia, coUa speciale 
destinazione di abbellirvi il baldacchino sovrapposto all'altare maggiore. — Era 
ascritto alia compagnia della B. V. Addolorata in S. Stefano disimpegnandovi 
la carica di delegato. Lego al suo figlioccio, dottor Angelo Dubini, medico di- 
stinto dell'Ospedale, una coperta di lilugello rosso nuova. 

La sostanza da lui abbandonata fu di L. 59,820 conipreso il valore di 
alcuni stabili in Bellusco. 

Si ha il ritratto eseguito dal Focosi. 

Colla Ottavio, ragioniere dell'Ospedale, con testamento 13 febbraio 
1627, rogato ^'alerio, lego L. 10,000 clie teneva a mutuo prcsso lo stesso Ospe- 
dale e altre L. 8000 da esscre convortite nel pagamento delle nutrici nella 
occasione della paga di S. Croce e coll' obbligo di corrispondere annualinente 
e vitaliziarmente L. 200 al di lui figlio barnabita Giuseppe Colla. Fu erede 
la fabbrica della Chiesa dei Chierici regolari di Sant'Alessandro. Mori in una 
casa in via Bergamini di ragione dell' Ospedale lo stesso giorno in cui fece il 
testamento. 

Colli barone Giuseppe, nacque il 2 giugno 1800 in Milano dai 
coniugi dottor Antonio e nohiie Giuseppa Castiglioni. lOra fratello del generale 
austriaco Michel'Angelo Colli. 



(11 - 



Nelle scuole si o senipre distinlo, e nel 1S17 si meritava nol licoo il priino 
preniio in algebra e goornotria. Ottoniie la laurea di dottore in aniho lo loggi 
I'anno 1824. Erudito, scriveva con niolta proprieta o con vivacita. Attondeva 
personalmento alia gestione dci 
suoi fondi ed aH'andamonto della 'i3*^f»M-.fi:i.»j - r, <;.:.. u,^:-%^<^^> 

sua aniministraziono. Negli ultimi 
anni viveva ritirato. 

Nel ventisettesimo anno di 
sua vita , prima d' intraprendero 
un viaggio per 1' Italia, fece iin 
testamonto. nel quale accenno 
d' essere sempre stato dominato 
da una specie di fatalismo, e clie 
quindi non gli ripugnava raccin- 
gersi ad un atto si serio e si so- 
lenne. Fisso con quell' atto la 
somraa di L. 100,000 in opera 
di beneficenza a favore di ospe- 
dali, di orfanotroSi, ecc, con 
esclusione delle corporazioni re- 
ligiose, dei preti e delle chiese. 

Mori il 19 giugno 1861, nella 
casa in via di S. Eufemia, n. 4337, 
dove morirono. 1* anno 1847, la 
benefa'trice Marozzi Irene, e piu 
tardi 1' ingegnere Gianella altro 
benefattore. Con testaraento 13 

giugno 1801, chiam6 erede 1' Ospedale Mnggiore, con ingiunzione di pensare, 
qual buon padre di famiglia e corae saviamente aveva praticato in altri casi 
(eredita Calderari) ai suoi parenti e con quella gratificazione die avesse cre- 
duto del caso, provvedendo di un congruo trattamento le persono clie si tro- 
vavano al di lui servizio. La sostaiiza fu di circa L. 594,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Angelo Ingaiu'i. 

Colombo Radegonda, figlia esposta, nioglie, in seconde nozze di 
Filippo Chiesa, con testaraento 25 giugno 1779, rogato Francesco Garbagnati, 
istitu'i erede I'Ospedale del capitale di L. 8200 esistente a rautuo presso lo stesso 
aumentato di altre L. 4000. Mori nel febbraio 1783. 

Colonna Giovanni Antonio, figlio di Tomaso, causidico, con 
testaraento 24 luglio 1015, rogato Lodovico Pusterla, istitui erede I'Ospedale, 
al quale pervennero tre case in Milano, e cioe due in P. Ticinese in Cittadella 
e una nel sobborgo, vendute la prima per L. GGOO, la soconda per L. 15,500 
e la terza vicino alia piazza Ca.'-tello. 

Comero Giovanni Battista, figlio di Pompeo, indoratore nella 
via di S. Maria Segre.ta dirimpetto alia Chiesa, sposo in prime nozzo Francesca 
Yiraercati, che mori di peste nel lO.'JO, e in seconde nozze Beatrice Calvaglio. 




- ()2 — 

L'anno 1GG4, il Comero trovandosi aggravate d'eta (settant'anni) soggetto 
alia gotta e ad altri mali, e non avendo no figli m& nipoti, fece donazione al- 
rOspedale Maggiore di una casa nella detta via e di alcune carte pubbliche 
del valore complessivo di circa L. 40,000, colla condizione clie fosse curato e 
manteniito convenientemente neH'Ospedale fino alia morte e riservata al donante 
la mobiglia di casa, con facolta di disporne liheramente in morte. 

Mori il 30 ottobre 16G7 a 74 anni nel detto Ospedale, in un appartaraento 
a sinistra, enirando dalla porta maggiore. Ordino che il suo cadavere fosse 
collocato in una sepoltura dell'Ospedale, che istitui erede con testamento 28 ot- 
tobre 1667, e al quale pervennero per danari rinvenuti in cassa L. 18,146 e 
per altre rendite L. 22,690; in tutto L. 40,836. 

II ritratto venne eseguito da Cesare Fiori per L. 90. 

Concorezzi Giustina , figlia di Alessio, spos6 in prime nozze 
Tiberio Cantia, in seconde nozze Giovanni Angelo Bossi, negoziante in drapperie, 
e in terze nozze Paolo Camillo Calvenzano, altro benefattore dell'Ospedale. Con 
testamento 25 luglio 1599, rogato Giuseppe Porro, istitui erede 1' Ospedale, al 
quale pervennero due case in Milano in borgo della Fontana, vendute nel 1612 
per L. 19,500. Mori nel febbraio 1611. 

Confalonieri Antonio , nacque in Milano il 22 aprile 1816 da 
Paolo e Maria Colombo. Mori celibe in Milano, nella casa sul corso di P. Ti- 
cinese al n. 57 il 24 marzo 1882. Con testamento 24 maggio 1880, chiam6 
erede il fratello Giuseppe coll' onere di un legato di L. 24,000 all' Ospedale, 
vincolato al vitalizio di L. 1000 annuo a favore della sua servente, e di L. 2000 
agli Asili di Sant' Eustorgio. — Voile che il trasporto al cimitero del Gentilino 
del suo cadavere, fosse seguito da 50 SteUine, da 50 poveri e da un rappre- 
sentante di tutti gli inquilini della sua casa. 

Fu uomo di cuore e, specialrnente negli ultimi anni della sua vita, fu largo 
verso gli Istituti di beneficenza. — Non si applico ad alcuna industria e a 
nessun commercio, che prefer! di accontentarsi delle rendite del patrimonio 
avito, piuttosto che turbare il suo quieto vivere con imprese die eventualmente 
avrebbero potuto procurargli un da fare non confacente al suo carattere. 

Corbellini ragioniere Giacomo , figlio di Carlo Maria , mori il 
30 novembre 1824 e con testamento dello stesso giorno , lego all'Ospedale 
L. 15,000 milanesi, a carico delle figlie ed eredi Antonia e Francesca Cor- 
bellini. — Fu sepolto nel cimitero di P. Ticinese, dove fu collocata una lapide 
con questa iscrizione: 

Jacobus Kar. M. FU. Corbellinus — ratiocinator — magna periiia 
soleriia prohiiate — in pauperes libcralh — oplime de re familiari 7neritus 
— heic cubat in pace -xP — Francisca Guidonia coniugi amaniissimo — 
Antonia et Francisca sedulo patri — hora novissima fiincto — Prid. hal. 
decemb. a MDCCCXXIV cat. LVI — memorialem — celerno dolore affiictce 
posuerunt. 

Corio Francesco, figlio di Ambrogio, della parrocchia di S. Gal- 
dino, mori il 14 dicembre 1555, favorendo con un largo legato un figlio na- 



— o:> — 

turale cho egli disse di aver avuto da Laura DoU'Acqua e clie riconobbe per 
stto perc/ie tutti lo dicecano ! ! 

Con tostainonto 11 marzo 1554, rogato ^lichele Sacchi, istitui erede il 
(loitor fisico Pirro De Capitani. Con altro testamento posteriore, in data 11 di- 
cerabre 1555, rogato Giussani, istitui erede Bonifacio Gorio di lui parente, con 
I vincolo fedecomissario e con sostituzione a favore dell'Ospedale, la quale si ve- 
rific6 nel 155S , per la rinuncia doH'orode prime cbiainalo. Insorta lite col 
De Capitani, specialniente sul fatto, clie egli riteneva il testatore debole di mente, 
si dovette da parte dell'Ospedale fare a lui un compenso. 

Possedeva beni in Ornate di poca consistenza e un diretto dominie su casa 
in Milano in P. Orientale, col canone di L. 2U0. 

Corio nobile Francesco, figlio del nob. Pietro, con atto 29 niarzo 1567, 
rogato in Venezia, dono all'Ospedale una pezza di terra in Abbiategrasso, una 
casa in Milano nella via di S. Michele al muro rotto, nella quale erano ospitati 
gli alabardieri del principe di Milano, e due crediti, uno di scudi 300 e I'altro 
di scudi 800 a scan'co di sua cosctenza e per resliluire e in qualche parte 
resarcire i danni recati da hd mentre militava sotto Carlo V, alle persons 
e ai beni loro in Ungheria e Germania, e in considerazione delle gravi spese che 
rOspedale sosteneva nell'alimentare i poveri infermi. 

Corio Pietro Luigi. di Alfonso, nell'atto di entrare nella religione 
dei Cappuccini col nome di Pietro Martire, dispose coUa scrittura 20 aprile 1016, 
il legato di L. 4000 a favore dell'Ospedale ; legato che fu soddisfatto il 31 maggio 
detto anno. — Dono inoltre all'Ospedale nel IGl 1 , alcuni stabili con diversi 
vincoli. 

Corrobioni Francesco Maria , figlio di Melchiorre, orefice, 
fisso alia raogiie di lui, Chiara Agnelli, I'annuo vitalizio di L. 700 a carico del 
legato di L. 18,000, fatto da lui a favore dell'Ospedale, col testamento 30 set- 
tembre 1770, rogato Antonio Maria Frigerio. — Mori nel settembre 1772 e la 
di lui sostanza fu raccolta prima dal fratello Gian Doraenico, e alia di lui morte, 
avvenuta senza figli, il 22 febbraio 1776 nell'Ospedale dei Pazzi in S. Vincenzo, 
daU'Ospedale Maggiore, il quale venne a percepire L. 70,000, valore di due 
case in via degli Orefici, e cio di con form ita alle disposizioni del testatore, 
portanti la sostituzione a favore dell' Ospedale nel caso in cui 1' erede fosse 
morto senza figli. 

* Corti Baldassare. Mori il 31 agosto 1055. L'Ospedale eredito da 
lui circa L. 47,000. 

Corti G-iovanni Battista, figlio dei coniugi Gian Giacomo e 
Claudia Salici. Come il padre, commercio in gioie fino al 1646, nel qual anno 
si ritiro a fare vita quieta. — Mori in Milano in una casa fuori di P. Nuova 
dietro la Chiesa di S. Bartolomeo vicino alia casa Melzi, il 2 luglio 1667. — 
Non avendo figli, n^ parenti ai quali fosse obbligato di lasciare la sua sostanza 
e accogliendo i consigli del padre cappuccino Carlo da Cremona, di P. Orientale, 
con testamento 21 marzo 1664. istitui erede I'Ospedale Maggiore di Milano. 

La sostanza da lui abbandonata fu di L. 258,023, ma , in causa di una 



0; 



transaziono che si dovette fare cogli eredi ex-kge del Corli , Aspesi Corbetta 
Angelica, Aspesi Giovanna e Tcntori Angela, discendenti da una Giovannina 
Aspesi che fii moglie dell'avo del tcstatore, I'Ospedale consegui soltanto la meta. 
Fra gli enti di questa eredita eranvi i beni della Rarnpina in Vimodrone e del 
Mattalino in Cologne Monzeso. Questi beni del Mattalino erano originariamente 
di proprieta dell'arcivescovo Biraghi Daniele, altro benefattore del L. P. I beni 
della Rampina venduti nel 1669 ad Orazio Rancati, ritornarono per eredita di 
lui aU'Ospedale, il quale li vendette di nuovo nel 1713 al L. P. di Loreto. Eravi 
inoltre una preziosa cassa di cristallo rilegata in argento che fu venduta nel 1673 
al Duca di Parma per L. 32,000. 

Mentre si hanno i ritratti delle sorelle Aspesi, non si ha piii quello del 
Corti che pur fu eseguito. 

Cossoni marchese Antonio, nacque il 26 febbraio 1756 dai coniugi 
marchese Gaspare e Maria Rami. Cavaliere di terza classe della corona ferrea, 

membro onorario del Veneto Ateneo, socio 
onorario dell'Accademia Virgiliana di scienze 
e lettere in Mantova. Sposo Caterina Carozzi, 
dalla quale ebbe un unico figlio, di norae Ni- 
cola, che mori nel 1836. 

La sua famiglia, antica ed originaria di 
Dongo, si e immischiata al principio del se- 
colo XVllI, nelle vicende politiche di quel 
tempi. Nicol6 suo bisavo ed i figli di lui An- 
tonio e Giuseppe, parteggiando per la casa 
d'Austria, si proposero di secondare le ope- 
razioni deli'esercito, che, guidato dal principe 
Eugenio di Savoja, apparecchiavasi a calare 
dal Tirolo in Italia, per ricuperare gli Stati devoluti alia casa d'Austria per 
la morte di Carlo II. 

II titolo di marchese venue conferito nel 1705 alia di lui famiglia dall'ira- 
peratore Giuseppe I d'Austria, in ricompensa dei segnalati servigi resi aH'irapero. 
In una memozMa lasciata scritta dal Cossoni, egli lamenta che dopo la fan- 
ciullezza non ebbe quel principii e quegli insegnamenti di buoua educazione che 
avrebbero corrisposto alia sua iiicliiiazione per istruirsi. Secondo lui, era difetto 
delle assurde pratiche di quel tempo piuttosto che mancanza di premura del 
genitore. Apprese la lingua latina e la parlava con facilita , ma era digiuno 
dcgli elementi di ogni altra scienza. Spinto pero da naturale curiosita, andaya 
cercando nei libri quelle nozioni che non pote avere nell' istruzione. Fece gli 
studii legali conseguendo il grado di dottore in ambe le leggi. Percorse la car- 
riera criminale. Prima auditore presso il capitano di giustizia I'anno 1782, poi 
pretore in Laveno, in Brivio, in Casalmaggiore, in Pavia , direttore generale 
delle acque e strade, e in ultimo Consigliere di governo a Venezia dal 1819 
al 1825, nel qual anno venue coUocato a riposo con annue L. 12,000. 

Fu egli nel numero di coloro che, assieme al Vescovo, all'amministrazione 
comunale e ad altri funzionarii, si recarono a qualche distanza della citta di 




Pavia a coinpliinontaro il inaresciallo Sowaroll', coiuaiulaiite le triippo austro- 
russe, die scendevano in Italia per cacciarne i Frances!. II Cossoni lascio scritto 
che: « il niaresciallo cavalcava iin ronzino fra I'avanguardia e il corpo del- 
€ I'esercito, con un elnietto di cuoio in testa, in camicia, percho cominciava a 
« farsi sentire il caldo, e con una quantita di ordini, coUane, nastri, croci sul 
€ petto e che il saluto del maresciallo fu viva Gesu resuscitato. » 

Nel 1S17 provvide largainente ai liisognosi di Dongo, somministrando loro 
lavoro. — II Cossoni, quantunque affezionato alia casa d'Austria, rimase nelle 
sue funzioni anche durante la dominazione francese. Mori vedovo in Milano, il 
28 febbraio 1849, d'anni 93, sotto la parrocchia di S. Tommaso. Con testamento 
14 aprile 1845, istitui erede I'Ospedale Magpiore, che raccolse una sostanza di 
L. 587,000. Lascio parent! poveri che, dimenticat! da lui, furono provveduti 
dal L. P. erede di assegn! vitalizi! e di soccorsi. 

II ritratto venne eseguito da Giuseppe Sogni. 

Crassi o Grassi Alessandro, figlio di Pietro Antonio, leg6 nel 
1568 airOspedale L. 1280 annue, pagabili dalla Comune di Mortara in Lomel- 
lina, coll'onere di alcuni pesi perpetui e fra gli altri di venire in soccorso della 
istituzione fatta dal suo cognato Paolo Canobbio, altro benefattore dell'Ospedale, 
per le due letture di logica e di filosofia morale. 

Crippa sacerdote Carlo Gerolamo, figlio di Gerolarao, che fii 
notaio e tesoriere del magistrato camerale, e di Catterina Bozzi, di professione 
soUecitatore , mori il 25 novcmbre 1701. I/Ospedale fu erode di lui in forza 
del testamento 4 maggio 1G99, nel quale dispose che fossero fatte celebrare 
n. 122 raesse per le anime de' suoi clienti che si servirono di lui nella qualita 
di soUecitatore e cio a scarico di sua coscienza e per il caso in cui li avesse 
danneggiati. — Prescrisse che fossero distribuite L. 300 imp. ai poveri carcerati 
infermi. vecchi, abbandonati e mendichi, raccolti nelle carceri della Malastalla, 
del Capitano di giustizia, del Pretorio e torretta di P. Romana. 

Leg6 alia Chiesa di S. Celso L. 2000 per una volta e ad alcuni suoi nipoti 
I'usufrutto generale della sua sostanza. A proposito di questi ultirai, scrisse nel 
suo testamento quanto segue: 

« E pill protesto che li miei signori nipoti non si devono laraentare che 
« io habbi fatto il raio testamento nelli modi in esso contenuti , perch^ 1' ho 
« fatto cos'i sforzato da giuste cause e degni rispetti a me noti , del resto io 
« non r ho fatto per mancanza di affetto, ecc. » 

Pervennero all'Ospedale diversi stabili in territorio di Robecco e una casa 
in Milano in via della Maddalena di contro al Pasquirolo, venduta dall'Ospedale 
a certo Rescalli per L. 7000. 

Crivelli nobile Giovanni Ambrogio Giuseppe, figlio del 
nobile Giovanni Angelo, quantunque avesse due figlie, una di nome Bianca 
Lucia, che sposo un Marco Antonio Aliprandi, e I'altra Giuditta, moglie di Ge- 
rolamo Sacco, con testamento 7 luglio 1588, rogato Agosto Crivelli, chiamo 
erede il figlio nascituro della sua cameriera Elisabetta Missaglia, se maschio, 
legate L. 18,000 da pagarsi all'epoca del collocamento se femmina, oltre un 

5 



- G6 — 

assegno annuo di L. 800 per gli alimenti. Ordino di legittiraare come suo il 
nascituro; e dispose die nel caso in cui non fosse un maschio, I'Ospedale rac- 
cogliesse la ereditu. — Nacque una fenimina e quindi I'Ospedale fu I'erede al 
quale pervennero una possessione in Masciago, venduta nel 1G02 per L. 65,769, 
e il capitale di L. 2460. 

Crivelli Cavalli Carlo IVIaria, dei raarchesi di Parabiago, 
figlio del marchese Francesco e di Teresa Cavalli, marito di Marianna Ottolini, 
la quale inorl il 5 dicembre 1805, d' anni 80. Dottore collegiate di Milano e 
regio feudatario di Cella Nuova in campo pavese, dei 12 di provisione, giudice 
al segno del cavallo e dei vicarii generall dello Stato. 

Venne adottato dal marchese reggente e seiiatore di Milano, dottor Carlo 
Maria Cavalli di lui zio materno, del quale fu erede essendo egli il prime ma- 
schio nato tra tutti i nipoti maschi delle quattro sue sorelie. II titolo di mar- 
chese venne traslerito in quest' ultimo nel 1750 per diploma dell'imperatrice 
Maria Teresa. Un fratello del detto senatore, il sacerdote don Domenico Cavalli, 
canonico ordinario della Metropolitana ed economo regio imperiale apostolico 
dello Stato' di Milano, fece rifabbricare dalle fondamenta la Chiesa di S. Maria 
Fulcorina, mentre vi era Proposto. 

Lo colse la morte il 25 novembre 1795 in Parabiago, dove venne sepolto. 
Fu erede di lui I'Ospedale Maggiore di Milano, in forza del testamento 29 lu- 
glio 1794, col qualp lego alia moglie I'usufrutto della intiera sostanza, e favori 
largamente il persdnale di servizio. 

Possedeva una casa da nobile in Belgirate, che egli metteva annualmente 
a disposizione dei Padi'i cappuccini o zoccolanti, destinati per il quaresimale in 
quella Chiesa. La detta casa coH'aanesso pezzo di terra, furono venduti nel 1807, 
a Carl'Ambrogio Maggi, per L. 07,550 e coll'obbligo di coiitinuare a dare I'al- 
loggio ai detti predicatori. La sostanza lorda pervenuta al L. P. fu di L. 172,000, 
compreso il valore di una casa in Milano in via Sant'Orsola ai n. 2828 e 2823. 

II ritratto e lavorodel Gazetta. 

Crivelli Gaspare detto Tritisano, e figlio di Giovanni Antonio, e 
marito di Angela Tabarino, la quale, riraasta vedova, sposo, quantunque d'anni 60, 
Francesco Scaccabarozzi, dispensiere dell'Ospedale. — Mori nel 1648 e con te- 
stamento 13 giugno 1630, istitu'i erede I'Ospedale di Milano con un legato a 
favore dell'Ospedale del Borgo di Sant'Antonio in Bergamo, dove egli prefeii- 
bilraente dimorava. Lego L. 100 a ciascun figlio che avesse tenuto a battesimo. 
Pervennero fra gli altri enti una bottega in via dei Pattari, venduta per L. 8070 
imp. .e una casa a Bergamo, venduta per L. 4091. In totale sono pervenute al 
L. P. circa L. 16,000. 

Crivelli Gerolamo, figlio dei coniugi Cesare, notaio, e di Faustina 
Guaschi, marito di Giovanna Rainoldi. mori il 4 novembre 1G25, disponendo 
della sua sostanza, con testamento 5 maggio 1621, rogato Giovanni Battista Ba- 
gatti, a favore dell'Ospedale, al quale pero fece I'obbligo di trasmettere tre parti 
delle quattro al di lui fratello Toraaso Francesco. — Lascio una sostanza di circa 
L. 84,000, la quale in causa di passiviti e .di sigurta fatte dal Crivelli, si ri- 



— 07 — 

dusse a non piii di L. 23,000. Pervennoro alcune piccole case e beni situati 
alia Cascina dolli Kart", Pieve di Appiano, vondute nel 1035 per L. C41, e al- 
ciini stabili in Gerenzano di pertiche 450, venduti a Francesco Crivelli per 
L. 10 imp. la pertica, due case in Milano, una in via di Brisa verso S. Piotro 
la vigna, venduta nel 1033 a Giovanni Stefano Campari, per L. 5200 imp., e 
I'altra in via dei due Muri, venduta pure nel 1033 a Giocondo Cattaneo e Fa- 
brizio Giussano. per L. 20,000. 

Si aveva il ritratto di lui, eseguito da Giuliano Pozzobonelli, ma non esiste piu. 

''' Crivelli Giovanni Ambrogio. Erediti verificatasi nel 1589. 
Pervennero airOspeJale una casa in Htirgonuovo vonduta nel 1502, per L. 8350, 
stabili in Biassonno, e circa L. 8920, valore della mobiglia. In totale circa 
L. 20,000, gia dedotte le spese in L. 7,000. 

Crivelli Giovanni Tomaso, figlio di Cristoforo e Bianca Crivelli 
della Somaglia, patiizio milanese, e qualificato in un atto pubblico ex prima- 
U'bus ^mjus c/cilafis, abitava in Milano nella via di S. Sinione in una casa di 
sua proprietiV. Mori senza figli I'll seltembre 1015, d'anni 07, chiamando erede, 
con testamento 4 giugno 1000 I'Ospedale, e disponendo di un legato a favore 
della moglie contessa Ippolita Cicogna, che ebbe a sposarla nel 1582. Di con- 
formitd alia di lui intenzione , fu seppellito nella Chiesa dei Cappuccini fuori 
di P. Tosa ora Vittoria. 

Nel 1570 infierendo la peste a Boffalora, i conservatori della sanity di 
Milano gli affidarono la cura e la custodia del detto paese , sapendo di poter 
fare assegnamento suUa sua diligenza ed integrity. Nell'atto di noraina e espli- 
citamente dichiarato che non vi era alcun altro in paese cui conferire un si 
arduo compito in tempi tristi e difficili. 

La sostanza pervenuta al L. P. con questa eredita, fu di circa L. 127,000, 
valore di stabili in Milano, in Magenta e Marcallo. 

Si lia il ritratto eseguito da Alfonso Pozzobonelli. 

Crivelli Giuseppe Antonio, figlio di Silvestro e di Radaelli 
Marianna, sposo in prime nozze Gattoni Maria Antonia, e in seconde nozze 
Maddalena Nova, che alia sua volta chiamo erede I'Ospedale lasciandogli una 
sostanza di circa L. 23,000. Fu uomo intraprendente, onoslo o laborioso. Negli 
ultimi anni di sua vita si era ritirato dagli affari ed abitava in via Poslaghetto 
nella casa al n. 4078 di propriety del conte Giuseppe Triulzi. 

Nel 1702 assunse la carica di cassiere della Ferma del sale e tabacco nella 
cittA di Lodi, e nel 177 1 fu eletto ricettore per il sale alia gabella di P. Tosa 
di Milano, coH'onorario di L. 1200. Dal 1788 al 1793 fu esattore del Coraune 
di Melegnano e di altre diciotto comunita della Pieve di S. Giuliano. 

Mor'i il 19 aprile 1810 e con testamento 18 settembre 1790, istitul eredi 
della propria sostanza, i suoi parenti in diverse proporzioni , e per due sesti 
della raeti sostanza, I'Ospedale Maggiore di Milano, che egli aveva gi^ beneficalo 
in vita colla donazione di un capitale di italiane L. 9200. II L. P. consegui 
L. 52,.505. 04. Era di sua proprieta la ca.sa in via di Sant'Antonio al n. 4710 di 
contro al Cascinotlo ora demolito. — Si ha il ritratto eseguito dal Narducci. 



— 68 — 

Cucchino Ambrogio, oriundo di Arona, figlio di Carlo, negozlanio 
in panno come suo padre, coniniercio in Alessandi'ia in societa con altri negli 
anni dal 1660 al 1663. Fu dichiarato cittadino niilanese nel 1682. Fu anche 
capitano. 

Mori il 1.° settembre 1696, chiamando erede I'Ospedale Maggiore di Milano, 
con testaraento 15 gennaio 1093, nel quale scrisse un legato di L. 12 imp. a 
favore di un suo figlio naturale avuto da donna libera. Lo tratt6 cosi meschi- 
naraente per i suoi cattivi diporti e perche non seppe corrispondere alle pre- 
mure del genitore. 

La eredita fu di circa L. 50,000 a costituire la qual somma entra il valore 
di una casa civile in Arona, di alcuni stabili in Dromello e Mercurago del 
valore di circa L. 6400 e di due pezzetti di terra a Solcio, Lago Maggiore. La 
sostanza da lui abbandonata avrebbe potuto essere maggiore se non avesse con- 
sumato molto nel fare e sostenere litigi, e se non avesse anche dovuto subire 
una prigionia in causa di obbligazioni dipendenti dal suo commercio. 

II ritratto fu eseguito da Giuseppe Mariano. 

Curati Antonio, di Giuseppe e Ponti Cristina, fratello del Carlo 
Curati, altro benefattore dell' Ospedale, mori celibe e interdetto in causa di 
replicate apoplessie che lo resero semi imbecille, 11 20 novembre 1836, nella 
casa in Milano, Borgo di Cittadella al n. 3612. 

Nel 1827, volendo dare esecuzione a quanto la sua pieti e religione I'ave- 
vano consigliato gia da tempo, dono all'Ospedale gli stabili da lui posseduti in 
Linate ed uniti di pertiche 2430 dietro correspettivo di una prestazione vita- 
lizia. 11 valore dei beni si pu6 ritenere di austr. L. 113,121.97. 

Havvi il ritratto eseguito da Pietro Narducci. 

Ciirati Carlo, fratello del suddetto, mori celibe il 1.° settembre 1822, 
d'anni 65, legando all'Ospedale Maggiore di Milano tanti crediti capital! per il 
valore di mil. L. 178,000 (testamento 15 agosto 1822). 

Fu sepolto nel cimitero di Porta Ticinese e a ricordo fu posta questa 
iscrizione : 

A Carlo Curati — che passo alia vita eferna — 7iel giorno 1° set- 
tembre 1822 — d'anni 55 — pregate la pace dei giusti. 

Si ba il ritratto eseguito dal Palagi. 

Curioni nobile Felice, figlio di Carlo Giuseppe, presidente del tribu- 
nale mercantile, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, mori celibe il 28 aprile 1862, 
d'anni 69, di febbre purulenta, lasciando scritto nel suo testamento 24 aprile 
stesso anno, un legato a favore dell'Ospedale Maggiore di L. 100,000 ital. a 
carico del di lui erede e fratello ragioniere Giuseppe Curioni. 

Havvi il ritratto eseguito da Giuseppe Landriani. 

Cusani marchese Agostino, figlio del marchese Luigi e di Costanza 
D'Adda; dottore in ambe le leggi, auditore della Curia Romana, cardinale dia- 
cono del titolo di Sant'Adriano, creato dal Pontefice Sisto V nel 1588. 

Mori in Milano sotto la parrocchia di S. Giovanni in Conca, il 22 ot- 
tobre 1598, d'anni 59, di febbre acuta, continua e maligna, durata 24 giorni. 



— GO — 

e giusta lo di lui intonzioni venno seppollito nella Chiesa di S. Barnaba di 
questa citt;\. Con testaraento S ottobre 159S, istitui erede TOspedale di Milano, 
riservando la sostanza pervonutapfli coll' eredit;\ di un fratello ad un altro di 
lui fratello, e doinandando 1' incarioa di esecutori testamontarii ai cardinali Sal- 
viati, Giiistiniani, Dol Monte o Raronio. 

Ordin6 la costruzione di una oappolla nella Chiesa di S. Maria della Val- 
licella di Roma sotto la invocazione di Sant'Agostino o CGiTassegno di uno speciale 
legato di culto. L'Ospedalo erede soddisfece all' uno e all'altro onere sborsando 
il capitale di scudi 0000. Abbandon6 beni in Gaggianello e Casenuove, Otto- 
biano e Garlasco, Lanzano o Latnbrate, pertiche 2010 di terra in Segrate, die 
furono vendute nel 1G03 al Conto di S. Secondo per L. 100 alia pertica , e 
pertiche 24 nei CC. SS. di P. Nuova vendute nel IGOG a Giovanni Battista 
Ricci per L. 310 alia pertica. La sostaiiza si pu6 ritenere dol valore di L. 300,000. 

Assiste con Clemente VIII alle famose congregazioni fra doraenicani e 
gesuiti a motivo del libro De Anxiliis del celebre gesuita Molina. Fu largo 
eleniosiniere al tempo di S. Carlo. Pare die egli abbia istituito erede I'Ospedale 
dopoch^ lo fu di S. Carlo. 

Quale erede di questo benefattore I'Ospedale esercita tuttora il diritto di 
nomina del parroco della Chiesa di Sant'Agata nella Pieve di Gorgonzola, 

Si ha il ritratto, lavoro di Giuliano Pozzobonello. 

* Cusani Camillo. Legato di L. 11,800 nel 1570. 

* Cusani conte Giovanni Paolo. Legato di L. 15,000 nel 1586. 

Cusani marchese Luigi, nacque sotto la parrocchia di S. Giovanni 
in Conca il 12 setterabre 1592, dal marchese Federico e dalla nobile Giulia 
Bartolomea De Vecchi; dottore in arabe le leggi, avvocato generale del Regio 
Fisco, senatore reggente in Madrid, consigliere nel supremo consiglio d' Italia, 
presidente del Senate. Sposo nel 1610 la marchesa Isabella Del Majno, del mar- 
chese Ippolito, raatriraonio che fu combinato mentre lo sposo era ancora in 
tenera etA. Mori non lasciando figli, il 7 ottobre 1659, d'anni 67 e scrivendo 
erede I'Ospedale Maggiore di Milano, con testaraento 3 raarzo 1659. Elesse se- 
poltura nella Chiesa di S. Marco nel sepolcro de' suoi maggiori. Lego i libri 
legali da lui posseduti al Senate di Milano. La sostanza da lui abbandonata era 
di qualche considerazione, ma, per effetto di parecchi fedecommessi, che il L. P. 
ha doYuto retrocedere agli aventi diritto marchese Pompeo Litta Visconti e 
duca Galeazzo Serbelloni, chiamati siccome discendenti da Livia e Lucia sorelle 
Cusani, figlie del marchese Guide ; scemo co.-<i da riraanere assai poco all'Ospe- 
dale erede. Uomo di sommo ingegno, dedico tutta la sua vita al lavoro (1). 

Havvi il ritratto, opera di Carlo Francesco Nuvolone detto il PamSlo. 

Cuttica contessa Maria, di Lorenzo e della marchesa Teresa Stampa, 
vedovadel conte Vincenzo Ciceri, il quale nel 1709 lego all' Ospedale filippi 5000, 
mor'i il 17 dicembre 1738, chiamando erede I'Ospedale Maggiore con testaraento 
27 agosto 1720. Dispose di essere seppellita nella Chiesa di S. Fedele, nel se- 



(1) Calvi: Famiglic notahili milaj^rsi. 



— 70 - 

polcro (lella Congregazione dolla buona morte, in cassa copcrta di bnjetta senza 
alciin laV'Oro di sorfa. 

La sostanza ereditaria fu di circa L. 120,000. 

Si lia il ritratto, eseguito da (liuseppe Mariano. 

ID 'Adda Agostino Giovanni. Apparteneva alia famiglia dei 
conti di Sale ostinta nel 1808. Era figlio dei coniugi Francesco e Antonia Balbi. 
Negozio in societa con Agostino Foppa, seguendo in questo il padre di lui , il 
quale tratto affari commerciali in Ispagna. Sposo Zenobia Tolentini che non 
ebbe figli. Dopo di avere donate in vita, nel 1542, all' Ospedale, alcuni diretti 
dominii per un importo annuo di L. 500, gli lego in morte, con testaraento 
10 settembre 1550, diverse annualit^ di censo per un importo annuo di circa 
L. 4330 oltre la porzione che gli fosse dovuta sopra il dazio del vino fino alia 
concorrenza della somma di L. 2800 da lui sovvenuta per le fortificazioni di 
Milano. Fu altro dei deputati del Capitolo ospitaliero negli anni 1543-1544 e 
dei 60 decurioni della citta di Milano. 

D' Adda Ambrogio , marchese di Pandino e Gera d'Adda, sic- 
come successo al cugino Rinaldo, e feudatario di Oggionno e Garlate, figlio del 
marchese Francesco e di Beatrice Ghisolfi, ebbe per moglie prima la contessa 
Maria Borromeo, poi la marchesa Dorotea Arnolfi. Mori I'S gennaio 1652, 
d'anni 60, chiamando erede universale il L. P. di S. Corona, con testamento 
del giorno prima. L' importo della eredita fu di circa L. 270,000. 

Voile essere sepolto, vestito di Padre cappuccino, nel sepolcro di famiglia 
nella Chiesa di Sant'Ambrogio in Milano. 

Si ha il ritratto , opera del pittore Giovanni Battista Costa, che 1' esegui 
per L. 72. 

D'Adda Ambrogio era altro dei discendenti dei feudatarii e mar- 
chesi di Pandino. Sue avo, il marchese Rinaldo, era banchiere. — Seguendo 
I'esempio di suo padre, il marchese Pagano, che benefice I'Ospedale, fece un'e- 
guale disposizione scrivendo nel testamento 28 marzo 1600, a favore dell' Ospedale 
stesso, un legato di scudi 2000. Inoltre lo sostitui nel case che non vi fossero 
discendenti legittirai e naturali dell'erede di lui, il nobile Teodoro D'Adda, figlio 
del nobile Giovanni, il quale mori senza figli il 22 marzo 1612, lasciando cosi 
luogo alia sostituzione a favore dell'Ospedale, che consegui, anche in via di tran- 
sazione, tre censi dell'annuo importo di L. 475 e alcuni stabili in Magenta, i quali 
furono venduti nel 1616 a Bernardo Fava per L. 8444. 14. — Favori la moglie, 
Francesca Dolietti, con un legato vitalizio di L. 6000. Nel 1575 partecip6 con 
altri cittadini milanesi alia distribuzione di elemosine a favore delle famiglie dei 
colpiti dalla peste (1). 

La sua morte avvenne il 22 aprile 1600, sotto la parrocchia di S. Bar- 
toloraeo. 

D'Adda Barbiano di Belgiojoso contessa Barbara. La 
sua famiglia, provenionte dai conti di Sale, ora e estinta. Sorti i natali dai coniugi 



(1) Calvi, l'\i,ni;iJi': nolahili milyncsi. 



conte Costanzo o Antonia Visconti Scaramuzza. — Sposi nel 1722 il conte An- 
tonio Barbiani di Beliriojoso, che mori il 26 ottobre 1779 e clui era figlio del 
conto Giovanni e di Isabella di ^\'o!ghensteiu. — Mori il 27 gennaio 1700, 
lasciando tre figli, due maschi ed una feminina, a carico dei quali pose il legatoi 
di 1000 Filippi da pagarsi all'Ospedale per disposiziono d'uUima volontA 20 gen-, 
naio 1709. Fu donna di graii sonno e caritA (1\ In vita don6 all' Ospedalo 
circa L. 27,000. 

* D'Adda contessa Costanza. Legato di L. 12,000 nel 1005. 

ID'Adda conte Costanzo. Como la D'Adda Barbiano Barbara, di- 
scende dai conti di Sale, la cui famiglia ora e estinta. Era figlio del conte Fran- 
cesco e di Beatrice D'Adda. Altro dei 12 di provvisione di Milano nel 10-10 e 
capitano della railizia iirbana nel 10 12. Fu ascritto alia Congregazione di S. Gio- 
vanni decollate alle Case rotte detta de' Bianchi che aveva fra gli scopi prin- 
cipali quelle di alleviare e confortare i giustiziandi. Sposo Anna, del marcheso 
Agostino Cusani. — Furono eredi di lui i figli Ferdinando o Francesco, cardi- 
nale il prime e dei 00 decurioni della cittt^ di Milano il secondo, col peso di 
pagare all' Ospedale di Milano, a titolo di legato, scudi 2000, i quali furono 
versati nella cassa del L. P. il 3 febbraio 1062. 

* D'Adda G-iovanni. Fu erede I'Ospedale nel 1585. Pervennero una 
casa da nobile in S. Martino in Xosiggia, venduta nel 1588 a Benedetto ed 
Erasmo fratelli D'Adda, per L. 40,100, alcuni stabili in Pessano, venduti nel 1593 
per L. 30,304 e pertiche 20 di terra ad Albajrate, 

* D'Adda Giovanni Agostino, cassiere dell'Ospedale. Con atto 
18 dicembre 1512 dono alcuni stabili in Albignola, affittati per L. 275, un 
livello di L. 118, su casa in Milano in S. Giovanni in Conca, due livelli di 
coraplessive L. 178 su stabili in Premenugo. 

* Daria Cesarina. Fu erede I'Ospedale della sua sostanza consistente 
in pertiche 100 di terra in Mulazzano di diretto dorninio, col canone annuo di 
L. 75, in due case in Milano, una sotto la parrocchia di S. Vito al Pasquirolo, 
venduta nel 1004 per L. 8050, e I'altra al Malcantone. Mori nel gennaio 1002 
e fu sepolta nella Chiesa di S. Pietro in Gessate. 

De Alberti Lucia, nacque in Milano il 1.° noverabre 1811, dai 
coniugi Giovanni Batti^ta e Anna Maria Cremona. Fu donna schiettamente pia 
e religiosa. Riconoscente a chi le faceva del bene voleva sempre trovar modo 
di dare un ricambio. Di carattere franco e sincere accoglieva di buon animo 
i consigli che le venivano fatti. Conosceva discretamente le lingue francese, 
tedesca e inglese ed era molto intelligente. Visse fine al nuiggio 1881 col 
fratello Vincenzo, veterinario ed impiegato quiescente del Municipio di Milano. 

Mori in Milano in istato nubile nella casa di sua proprieta in via S. Mar- 
gherita al n. 2, i! 25 marzo 1884, disponendo della sua sostanza a favore 
dell'Ospedale Maggiore di Milano, ad eccezione dei beni da lei posseduti in 



(1^ Calvi, Fntniglie uolabili milanesi. 



— 72 — 

Mendrisio ed Olivone, che lascio ai rispettivi Comuni. La sua disposizione te- 
stamentaria cotiiincia cosi : 

« Nel migUore dei libri e prescritto : quanto avanza date ai poveri, e sic- 
come gli inferiiii sono incontrastabilmente i piii poveri, cosi anche come inter- 
prete del desideiio serapre ripetutomi dal caiissimo defunto mio fratello Vincenzo 
iioraino erede I'Ospedale Maggiore di Milano. » 

La sostanza pervenuta all'Ospedale fu di L. 100,000 circa. 

Si ha il ritratto a figura intiera, lavoro di Francesco Didioni, che I'esegui 
per L. 1000. 

TDe Albertis Fiorenzo, figlio di Domenico e Francesca Maria 
De Jacobis, nacque 1'8 febbraio 1691, sotto la soppressa parrocchia di S. Protaso 
ai monaci. Riporto la laurea negli stiidii legali a Pavia 1' anno 1718. Fu am- 
raesso al posto di segretario del Senate, ma come sostituito di certo Carlo Galli, 
coU'obbligo di corrispondere a quest' ultimo tutti gli emolumenti annessi , che 
importavano annualmente L. 2486, ad eccezione di L. 500 annue che dove- 
vano essere trattenute dal De Albertis, il quale si procure un tale impiego 
soltanto per stare occupato, che, ricco, non aveva bisogno di una retribuzione. 
Mori repentinamente il 27 febbraio 1763 in istato celibe, d'anni 72. 

Prescrisse che i suoi funerali fossero fatti con niediocrita, senza parti- 
colare apparato e strepito. Fu erede di lui I'Ospedale, che raccolse in forza 
del di lui testamento 18 febbraio 1757, una sostanza di circa L. 320,000. Fra 
gli enti pervenuti con questa credits eranvi: la possessione Bertazzino in Ab- 
biategrasso, che fu venduta dall' erede Ospedale nel 1766 a Gaspare Mariani 
e una casa in detto Comune, venduta nel 1763, una casa con ortaglia in Borgo 
della Trinita nei CC. SS. di P. Ticinese al civico n. 144, venduta nel 1799 a 
Paolo Minola per L. 4800, alcuni stabili in Costa d'Agliate, venduti nel 1763 
a Felice Clerici per L. 13,800, e stabili denominati la Villette nei CC. SS. di 
P. Ticinese, venduti nel 1765 a Pasquale Cattaneo per L. 28,105; stabili in 
Galbiate, venduti nel 1763 a Francesco Monticelli per L. 42,005, e sei case in 
Milano, sulla piazza di S. Protaso ad monacos, venduta a Giovanni Battista 
Ravizza nel 1704 per L. 19,700, in P. Nuova, venduta nel 1772 a Chaniac 
Lodovico per L. 6000, in P. Comasina vicino al monaster© di S. Febronia, 
venduta al chirurgo Luigi Baronzino per L. 17,200 imp., in via dei Pennac- 
chiari, venduta nel 1774 a Pietro Fossano per L. 3900, in via Profumieri, ven- 
duta nel 17^0 a Paolo Bottini per L. 2800 e in via S. Pietro all'Orto, venduta 
nel 1773 ad Antonio Bonacina per L. 7400 imp. 

Havvi il ritratto di lui a figura intiera, eseguito da Zaccaria Rossi per 
L. 100. 

De Bonis Francesco Bernardino, figlio di Augusto, di 
Canonica Gera d'Adda, ammogliato con Giulia De Cordi, la quale, rimasta ve- 
dova, sposo Alessandro Gambarelii, mori I'anno 1623, d'anni 60, chiamando 
erede I'Ospedale con testamento 19 giugno 1623, e legando 1' usufrutto del- 
1' intera sostanza, del valore di circa L. 24,700, consistente in beni nei terri- 
torii di Fara e di Canonica, a favore della di lui moglie, che ebbe a rinunciare 
air usufrutto stesso contro il pagamento fattole dall' Ospedale di L. 3000, oltre 



lO 



il rilascio di pertiche 3 di terra in Vaprio. Gli stubili in Canonica fiirono ven- 
duti nel IGoo al nionsipnor Giovanni Melzi per L. 9000. 
Si ha il ritratto. 

IDe Capitani da Vimercate Benedetto, figlio di Francesco, 
della parrocchia di S. !)artoloinoo, niariio di Lucia Do Capitani da Vimercate, con 
testamento 22 agosto 1505, istitui un fedecommesso primogeniale sopra i beni 
che avrebbero lasciato dopo nuute i figli di lui. Pietro Francesco e Pietro Leone, 
con sostituzione a favore dell'Ospedale nel caso di estinzione delle linee chia- 
mate. Con un successivo codicillo dichiaro che la sostituzione a favore del- 
l'Ospedale, dovesse sortire il suo effetto dopo la morte dei detti suoi figli. II 
caso si e verificato nel 1093, nel qual anno furono rilasciati all'Ospedale alcuni 
stabili in Brivio, Ajruno, ecc. 

De Capitani d'-A.rsago Caterina, figlia di Sigismondo, vedova 
in seconde nozze di Giulio Cesare Porro, col testamento l.°aprile 1011, rogato 
Giovanni Meroni di Milano , istitui erede 1' Ospedale coll'onere di un legato a 
favore dell'Ospedale di Rivolta, dove abitava e dove venne sepolta nella cappella 
di S. Bernardo nella Chiesa di detto Comune. Mori nel dicerabre 1041. 

Impose r obbligo di corrispondere un vitalizio ad alcune sue figlie avute 
col Porro, monache nel inonastero di Sant'Agostino. 

Pervennero stabili in territorio di Trucazzano e Rivolta del valore di circa 
L. 11,500. 

De Capitani da Vimercate Cesare, figlio di Gaspare, della 
parrocchia di S. Paolo in Compito, con atto 11 agosto 1021, rogato Giovanni 
Maria Besozzi di Milano, don6 all' Ospedale, onde sollevarlo dalle angustie in 
cui versava, una casa in Milano in P. Roinana Borgo di P. Vigentina, ritenendo 
con tale donazione estinto I'obbligo che egli aveva di corrispondere all'Ospedale 
un legato annuo di L. 17. imp. 

IZ>e Ello Benedetto, figlio di Francesco, di Renate, con testamento 
10 aprile 1021, i^^tilu'l erede I'Ospedale di Milano, al quale pervenne una pos- 
sessione detta Ciserana in Zuccorino. Lego alia confraternita del Sacramento 
di Renate i beni da lui cold posseduti. 

De Ello G-erolamo, di Antonio, con testamento 28 febbraio 1504, 
fatto raentre si trovava ricoverato nell'Ospedale di S. Dionigi , chiamo erede 
I'Ospedale Maggiore di Milano, al quale pervennero alcuni beni in Melzo ed 
una casa in Milano sotto la parrocchia di S. Babila. 

De Franchi Baldassare, figlio unico di Giuseppe e Rosa Bossi, 
possidente, fu deputato del L. P. di Loreto. Mori in Milano il 4 luglio 1770, n6lla 
casa in via Sant'Orsola al n. 2S27. Con testamento 25 aprile 1774, istitui eredi 
i poveri vergognosi di Milano e per essi il L. P. di Loreto, con sostituzione a 
favore dell'Ospedale nel caso che il detto L. P., non avesse entro un anno 
ottenuto la deroga dalla Regia Prammatica, 5 settembre 1770, e con proibi- 
zione assoluta di fargli il ritratto. La sostituzione a favore dell'Ospedale si 6 
verificata perche la Giunta economale non credette di accordarc al L. P. di 



— 74 - 

Loreto la deroga alia succitata Prammatica. Fuvvi causa fra il L. P. di Lorelo 
e rOspedalo, raa il giudizio riusci favorevoie a quest' ultimo, il quale and6 al 
possesso della ereditA dell' importo di L. 250,820, col vincolo dell'usufrutto ge- 
nerale a favore della di lui moglie Colomba liedaelli e con un legato per una 
volta di L. COOO a favore del detto L. P. di Loreto. Fra gli enti pervenuti 
furonvi alcuni stabili in Cormanno di pertiche 180, che furono venduti dal- 
rOspedale nel 1793, per L. 39,100 a Giovanni Maria Crotta, e la casa in Mi- 
lano in via Sant'Orsola al n. 2827, venduta nel 1792 a Giuseppe Simonetta 
per L. 20,750 iinperiali. 

Leg6 L. 6000 alia Chiesa di Cormanno, dove possedeva una villeggiatura, 
alio scopo che venissero impiegate per 1' ingrandimento della Chiesa stessa e da 
pagarsi a lavoro compiuto, cio che avvenne nel 1792. 

Destino la sorama di L. 4000 a favore della sua parrocchia, la Chiesa di 
S. Maria Podone, da pagarsi dopo che la Chiesa stessa fosse stata ridotta pin 
comoda e che fossero stati levati due piloni che occupavano 1' interne della 
Chiesa. Questo legato fu pagato nel 1792 dopo di avers fatti collaudare i lavori 
dall'ing. Castelli in concorso dell'ing. Bernardino Ferrari, altro benefattore del- 
rOspodale. Dalla relazione di collaudo, rilevasi che nel 1774 si era pensato dal 
Capitolo di quella Collegiata di ridurre I'accennata Chiesa a convenevole forma, 
essendo di costruzione affatto irregolare. Fra le altre stravaganze, a formare le 
tre navi in cui era divisa la Chiesa, facevasi servire un doppio rozzo pilastrone, 
da cui sostenevasi pure un arco dalla parte del coro ed un altro eccessivamente 
piu grande e basso verso la porta, trovandosi in uno di essi un'immagine della 
B. V. circondata da un cancello. 11 suolo della Chiesa era a due piani, divisi 
mediante gradino, il quale lo rendeva deforme ed irregolare. 11 coro era ottan- 
golare e colla volta molto piu bassa di quella della Chiesa e questa nella nave 
di mezzo fatta a botte, e delle laterali e variate forme gotiche. Per la luce 
poi della Chiesa non vi era che una finestra sopra la porta ed un' altra ovale 
piccolissima nel coro. Nel 1774 e successivamente fino al 1778, si diede alia 
Chiesa una piu decente e regolare forma. Non essendo stato possibile di levare 
il grande pilastrone e formare tutta la Chiesa in una sola nave, senza rifarla 
quasi del tutto, si rese lo stesso pilone piu svelto ed ornato ed ivi vicino se ne 
fabbrico dai fondamenti un altro simile, con cui si venne a formare tutto il 
fianco simetricamente in due campi eguali, dandosi fra li pilastri opportune 
luogo ai pulpiti, si orno di cornice in giro tutta la Chiesa, si rese il suolo 
piano e ad un solo livello. II coro si rifabbrico in iigura circolare. La volta 
della Chiesa si fece quasi tutta di nuovo. Sopra la cornice si sono aperte sei 
nuove finestre, quattro nella Chiesa e due nel coro. Finalmente si trasloco la 
B. V. dal detto pilastrone in una cappella fabbricata appositamente con muri, 
volta, lanternino, altare e balaustra di marmo. 

Lego inoltre alia detta Chiesa di S. Maria Podone un quadro dipinto sulla 
tavola rappresentante un Ecce homo di antico autore insigne. 

Del Bene G-iovanni Battista, di Gabriele, della parrocchia di 

S. Giovanni sul Muro, notaio di Milano, marito di Cornelia Perego, con testa- 
mento 19 luglio 1634, rogato Giovanni Battista Rossi di Milano , istitui erede 



— ,o — 



il sacordote doii AiHonio De Capitani , coll' onero di un legato all' Ospedale di 
una casa in Mdano in P. Vercelliua vicino alia piazza del Castello di P. Giovia. 
Impose all'erede lobbligo di far erigere una Chiesa in Carate sotto la invoca- 
zione di Maria dopli Angeli. 

Del Conte Orazio, di Paolo Antonio o Angola fiariboldi, aniino- 
gliato con Catorina Scoiti, bergamasca, raori il IG ottobro 1703 in Milano, sotto 
la parrocchia di S. Donuino alia Mazza, disponendo della sua sostanza a favore 
dell Ospedale Maggiore, con testaraento 25 aprile detto anno e provvedondo 
largamente alia superstite moglie. 

Voile essere seiipeilito nella Chiesa dei Padri di Sant'Angelo di Milano e 
posto nella cassa vestito da frate zoccolante. 

La sostanza pervenuta al L. P. fu di circa L. 235,724 essendo compresi 
i beni di Orazio Del Conte, seniore, e di Ascanio Del Conte, die erano vincolati 
a fedeconimesso con sostituzione a favore dell'Ospedale. Pervennero sei case in 
Milano, una in via degli Andegari, venduta nel 1713 al dottor fisico Gerolamo 
Dell'Acquaporro per L. 13,710, quattro in via Bigli, e una in via Medici, ven- 
duta nel 1713 a Paglia Cristoforo per L. 7000 e i beni della Rampina in Vi- 
modrone. 

Si ha il ritratto eseguito da Antonio Lucini. 

Delfinoni Clara, figlia di Scipione, sposo in prime nozze Giovanni 
Pietro Gallarati, cd in seconde nozze Ferrando Vertua. Mori il 2G agosto 1626 
e con testamento 23 luglio 1624, rogato Giovanni Andrea Lonati, istitui erede 
particolare I'Ospedale , per rispetto ad una possessione detta di S. Giuliano e 
di una casa in Milano, parrocchia di S. Giovanni alia Conca. Questi beni le 
pervennero colla eredita del prime marito, il Gallarati, e nel disporli a favore 
dell'Ospedale, si valse della facolta datale da lui, 

Favori con legati alcuni suoi parenti e destino la sorania di L. 6000 a 
favore della Chiesa di S. Giovanni in Conca per la fabbrica di una cappella. 

DeU'Acqua dottor fisico Carlo, figlio di Antonio e di Maddalena 
Belloni , marito di Marina Germani, avvisando alia necessita che I'Ospedale 
Maggiore possedesse una raccolta di opere mediche e chirurgiche, ad istruzione 
della gioventii che vi esercita la pratica medica, legava all'Ospedale medesimo 
con testamento 5 ottobre 1842, la sua piccola biblioteca medica e la somma 
di mil. L. 50,000, coU'obbligo che gli interessi annuali dovessero essere con- 
vertiti nell'acquisto di nuove opere mediche riputate, nell'associaziono ai giornali 
di medicina pubblicati in Italia, Francia, Alemagna e Inghilterra, e in un premio 
annuo di L. 600 mil. da conferirsi in seguito a giudizio di apposita commis- 
sione, a quel medico e chirurgo praticante dell'Ospedale, d'eta non superiore 
agli anni trentacinque, il quale avesse compilato una raemoria medica e chi- 
rurgica. 

Lego alia Biblioteca Arabrosiana il busto in marmo di suo fratello, avvo- 
cato Giuseppe, opera del distinto artista Gaetano Monti di Ravenna. 

Nate in Milano il 1.° aprile 1776, sotto la parrocchia di S. Maria alia 
Porta; niori il 31 oltobrc 1816 in Yarcse. Ebbc i>cr liingo tempo il priniato 



— 76 — 

fra i medici piu reputati di Milano. La sua clientela era tutta costituita da 
persone agiate e ricclie. Fu discepolo ed araico di Rasori, ammiratore e pru- 
dente seguace della dottrina italiana. Formo parte della societa di incoraggia- 
raento per le scienze, ecc. 

Appartenne alio stuolo dei medici dell'Ospedale fino al febbraio 1828, nella 
quality di medico supplementario , nella quale classe rimase fino alia sua di- 
raissione, perche non voile mai passare al servizio di S. Corona , requisite ne- 
cessario per entrare poi nella classe superiore dei medici dell'Ospedale. 

La integrita del carattere, la somma delicatezza e la generosity non sono 
fra le minori doti che fanno venerata la sua memoria. 

Si ha 11 ritratto eseguito da Antonio Gualdo. 

Delia Croce sacerdote nobile Ippolito Ferdinando, mori 
il 28 marzo 1853, d'anni 81, nella casa in Milano via della Biblioteca al n. 2831. 
Istituita erede la nipote Paolina Valerio Torelli , lego all' Ospedale Maggiore 
L. 100,000 (testamento 14 marzo 1853). 

Leg6 inoltre L. 24,000 alia Chiesa di Sant'Alessandro, L. 2500 alia Chiesa 
di S. Sepolcro, e ai LL. PP. di S, Marco e S. Vincenzo L. 10,000, oltre diversi 
legati a favori di parenti. 

La sostanza nitida da lui abbandonata fu di L. 362,000. 

Fu degli ultimi a conservare la zazzera incipriata in uso fra gli ecclesia- 
stici nello scorso secolo. 

Si ha il ritratto eseguito da Carlo De Notaris. 

IDella Croce Tomaso Giovanni, figlio dei coniugi Marsilio e 
Drusiana Dugnani, sposo Francesca Cariigo, dalla quale non ebbe figli. Mentre 
nel suo testamento 26 agosto 1547, rogato Giovanni Battista Marliani di Milano, 
riservo alia vedova I'usufrutto generale della sostanza, lascio questa all'Ospedale 
nell'iraporto di L. 10,000 circa. Favori diverse Chiese di Milano e della pro- 
vincia. Voile che il di lui erede facesse dipingere I'ancona dell'altare di S. To- 
maso d'Aquino nella Chiesa di S. Maria Porta. 

IDella Madonna IVTargherita, nacque nel 1628 dai coniugi 
Carlo e Apollonia Medici. Rimasta vedova in prime nozze di Baldassare Taliana 
detto Alherii, sposo il colonnello Silvestro De Mattanza, altro bencfattore del- 
l'Ospedale. Cesso di vivere il 20 dicembre 1710, d'anni 82. Fu erede di lei 
r Ospedale Maggiore di Milano in forza del testamento 12 ottobre 1705. 

Ordino di essere seppellita nella Chiesa parrocchiale di S. Simpliciano nel 
sepolcro fatto da lei costruire in occasione della morte del colonnello suo raarito. 
Yolle inoltre che, in occasione de' suoi funerali, fosse esposto lo sterama della 
sua famiglia e quello del marito predefunto, e fossero distribuiti coraraestibili 
e vino ai poveri di S. Simpliciano. 

Lego le gioie alia B. Yergine della cintura nella Chiesa dell'Incoronata di 
Milano. Coperse la carica di tesoriera della scuola della detta B. Vergine. 

11 L. P. consegui circa L. 100,000 compreso il valore della casa in via 
S. Prassede al n, 112, venduta nel 1798 al sacerdote Pietro Martignoni per 
L. 13,110. 



II Capitolo Ospitaliero prese, inolto opportunamente, il 28 maggio 1700, la 
seguente deliberazione : 

« Propostosi dal signer Conte prioro qualinente il voneramlo Capitolo por 
« tenere benevole la signora .Margherita Mattanza vidua usufruttuaria di una 
« casa in P. Comasina di contro alia Chiesa della Santissima Incoronata, ha 
« fatto allargare anclie la porta del giardiao corrispondente alia detta porta 
« della casa. 

« Et consideratosi che detta vidua puo beneficare raolto il venerando Ospitale, 
« ^ stato detto che il signor Priore sia servito dar gli orJiiii che gli pareri 
« per allargare detta porta. » 

Si ha il ritratto di lei pervenuto coll'eredita. 

Delia Sala conte Emilio, nacque in Milano il G gennaio 1 800. 
Mori il 14 agosto 1868. Fu seppellito nel ciraitero di Ternate. Con testamento 
21 gennaio 1851, leg6 all'Ospedale Maggiore ital. L. 100,000 da soddisfarsi alia 
morte di sua inoglie. che gli fu erede. Fu di carattere affettuosissimo, manie- 
roso co' suoi dipendenti, caritatevole e religioso. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Yalaperta. 

Delia Torre sacerdote -A.iitonio, curato di S. Michele alia Chiusa, 
figlio di Pietro Simone, mori il 9 marzo 1727, lasciando il testamento 27 no- 
vembre 1720, colla istituzione di erede a favore dell'Ospedale Maggiore, al quale 
pervennero una casa in via Sozinamora (cosi nel testamento), venduta nel 17G8 
al dottor Carlo Lamberto Rusca per L. 1387. 10, e alcuni stabili in territorio 
di Ceserano e Boltero su quel di Bergamo, in iMorivione e ad Arona. I beni 
di Ciserano, Stato Veneto, furono vcnduti nel 1730 per L. 11,605, quel di Mo- 
rivione nel 1741 per L. 13,750. Nel 1700 dono alio stesso Ospedale una casa 
in Milano in via del Pesce al n. 4970 e alcuni stabili in Lonate Pozzolo, 
contro il vitalizio di L. 1900, cosi calcolato suU'entita della donazione valutata 
dell'iraporto di L. 48,200. Questi ultimi stabili furono venduti nel 1758 per 
L. 26,000. Lego alia suddetta Chiesa la tappezzeria fatta da lui eseguire a 
proprie spese. Nel testamento leggesi quanto segue: 

« E perche in breve coU'intervento di Sua Eccellenza devesi benedire la 
« santa croce da me fatta erigere presso alia detta Chiesa di S. Michele, per- 
« tanto ordino, voglio e coniando che dall' infrascritto raio erede si somministri 
« al signor Giuseppe Bergamasco, il danaro ed ogni altra cosa potra occorrere 
« in occasione di tale funzione. » 

La detta croce fu fatta erigere da questo benefattore in concorso della 
confraternita di S. Croce, sotto il patrocinio di S. Nazaro e Celso nella par- 
rocchia di S. Michele alia Chiusa, nel mezzo delle quattro vie, conducenti una 
verso la Chiesa di Sant'Arabrogio rainore a oriente, la seconda verso il Carrobio 
appellata di S. Vito a occidente, la terza verso le Pobbiette a mezzogiorno e la 
quarta verso I'OImo in Palazzo a settentrione. — II di di S. Michele del 1713, 
con festivita e letizia fu posta la prima pietra in un cavo fatto nel mezzo delle 
dette quattro vie per il fondamento, nel quale furono collocati, chiusi in una 
cassa lunga braccia 1.7, alta once 12 e larga once 9, tre vasi o pesiom di 9 
boccali ciascuno, fatti riempire dallo speziale di S. Corona di vino rosso vecchio 



— 7S — 

del migliore, d' olio oliva del piu perfetto, e di olio di noco fatto fabbricare 
appositaincnte. 

Neiratto cereraoniale e detto che nel caso in cui si fosse voluto levare la 
suddetta cassa si sarebbe dovuto star distante dal piede della croce dalla parte 
riguardanto la contrada di Sant'Arabrogio per la lunghezza di braccia 2. 

Sul piede della croce fu scolpita la seguente iscrizione: 

Hoc signum cruets erit in ckIo cum dominus ad judicandum venerit 
Michccl Archangelo. deprecare pro nobis plium Dei dexlera tua defendat 
nos ah hoste maligno. Ad gloriam Dei, Antonius Torre parochus hirj'us 
ecclesioe funditus erexit anno MDCCXVIII. 

La statua fu eseguita da Carlo Giuseppe Manara per L. 1200 imp. 

Delia Torre Cristoforo di Paolo, marito di Giulia Delia Croce, 
con testameuto 30 maggio 1583, rogato Lodovico Pusterla, leg6 all'Ospedale 
I'annualita di L. 1200, da esigere dalla ferma del sale nel terzo anno dopo la 
sua morte. Possedeva beni in Rho. 

* Delia Torre Stefano, giureconsulto. Fu erede I'Ospedale, il quale 
consegui L. 10,082 nel 1038. 

Della Torre Susanna, di Giorgio, novarese, con testamento 28 giu- 
gno 1524, rogato Giovanni Maria Portal uppi di Milano, istitui erede I'Ospedale 
Maggiore al quale pervenne una casa in Milano in P. Nuova. Mori nel succes- 
sivo mese di luglio, probabilmente di peste. 

* DeirOro sacerdote Benedetto. Testamento 13 gennaio 1792. Legato 
di L. 12,000 mil. 

Del Maine G-erolamo, figlio di Lodovico, sposo Lodovica Gal- 
larati che era vedova di Giacomo Brusati e del conte Alessandro Triulzio. Non 
ebbe figli. Era parsimonioso e tutte le sue cure erano intente a limitare le 
spese all'importo delle rendite della sua sostanza. Con testamento 21 gen- 
naio 1559, rogato Lodovico Varesi, istitui erede I'Ospedale, il quale per- 
cepi di netto L. 111,935. Aveva anche disposto in via di sostituzione a favore 
dello stesso Ospedale per rispetto ad una sostanza da lui destinata ad un suo 
consanguineo, ma questa disposizione fu abbandoiiata dalla Rappresentanza ospi- 
taliera nel 1699, mediante la donazione fatta da Gaspare Del Maino di alcune 
attivita. 

Fisso la somma di L. 300 per la costruzione di un cancello da porre in 
opera alia cappella Del Maino in Sant'Ambrogio, dove fu sepolto e la somma 
di scudi 100 per la dipintura della cappella e dell* ancona. — Questi ultimi 
lavori furono eseguiti dal pittore Giuseppe De Meda. 

Del Majo Cesare, di Napoli, capitano generale dell' artiglieria di 
Sua Maesta cattolica Filippo re di Spagna, figlio di Luigi, con atto 4 dicem- 
bre 1559, dono aH'Ospedale un'annualita di L. 500. 

De !Papis Cornelio, figlio di Guglielrao, native di Anversa, nego- 
ziante ed anche aflittuario dell'Ospedale di tre botteghe sotto il fabbricato ospi- 
taliero. Mori il 21 ottobre 1022, e venne sepolto nella Chiesa della Rosa in 



— 70 - 

Milano, uel liu^go die era stato da Iiii coinperato dai Padri deH'ordiiie dei pre- 
dicatori. Con testamento 17 ottobre dello stesso anno, instituiva erede il nipote 
Tomaso Papis di Palermo, il quale alia sua volt.i, con testamento 17 fjiugno 1627, 
chiamava a succedergli I'Ospedale e il L. P. di S. Corona, ai quali pervennero 
complessivamente circa L. 103,000. 

Si ha il litratto, che deve essere pervenuto colla ereditS, sia perch6 non 
si rinvennero annotazioni ai mastri, sia perclio il ritratto del Cornelio e do- 
scritto nell'inventario deU'ercditi del Tomaso Papis. 

De Pedrinis Giuseppe, figlio di Domenico e di Catterina Fon- 
tana, nacque il IS agosto 17S2, sotto la soi>pressa parrocchia di S. Sebastiano. 
Spos6 nel 1S19 Antonia Valli, che gli premori nel febbraio 1852. II di lui 
padre leane aperto negozio da caffe in Milano nella via della Palla, nella casa 
n. 3310, negozio che fu continuato alia di lui morte, prima dagli ^redi, poi dal 
solo Giuseppe. 

Mori vedovo, d'anni 70, il 25 agosto 1852. Uorao probo, mite e religiose, 
lenefic6 1' Ospedale ^Maggiore di Milano, chiamandolo erede con testamento 
14 agosto 1841 e imponendogli diversi oneri. — Pervenne una sostanza di 
circa L. 200,000. 

Con tutti i paronti successibili ex lege, che egli dimentico, 1' Ospedale 
erede addivenne ad un'equa transazione. 

Si ha il ritratto eseguito da Cesare Pezzi. 

De Fortis G-iovanni Antonio, di Bartolomeo, oriundo di Chi- 
vasso, dottore in leggo, coramendatario dei beni della prepositura della Chiesa 
di S. Marco fuori delle mura di Chivasso , fu dichiarato cittadino milanese 
nel 15G5 dopo una permanenza in Milano di circa trent'anni. Con testamento 
5 febbraio 1583, rogato Luigi Oldoni di Milano, istitui erede I'Ospedale colla 
condizione che sopravvenendo figli raaschi a Camillo De Portis, dovessero suc- 
cedere nella eredita per meta. Essendo nato, il 16 luglio 1589, un figlio maschio 
al Camillo, I'Ospedale doA'ette rilasciare la meta della sostanza , consistente in 
una casa in Milano in P. Orientale, parrocchia di S. Stefanino in Borgogna, 
una sciostra. alcuni beni in Roserio, in Merate, in Cornate, un livello di L. 100 
su stabili in Roserio e un reddito sulla ferma del sale di aanue L. 107. 

Lego i beni da lui posseduti in Chivasso per una metd alia di lui moglie 
contessa Isabella Valperga e per I'altra meti al figlio maschio che fosse nato 
al detto Camillo. 

Dominioni Angelo, figlio dei coniugi Giuseppe e Magni Giuseppa, 
native di Lurate Abate, mori in Milano nella casa sul corso di P. Ticinese 
al n. 4, il 6 giugno 1875, lasciando il testamento 28 agosto 1873, col quale 
istitui erede il nipote ragioniere Luigi Dominioni , impiegato municipale , col- 
r onere di un legato di L. 30,000 a favore dell' Ospedale, da essere pagato 
mediante compensazione delle somme che si trovavano a rautuo presso I'Ospe- 
dale stesso. 

Era amicissimo del benefattore dell'Ospedale, il Cogliati Giovanni Battista, 
e come lui coperse diverse cariche onorarie presso le Chiese. Prima di ritirarsi 



— ,^0 — 

a far vita agiata, tenrie aperto negozio da prestinaio al Mulino dello Armi al 
n. 372G, negozio cedulogli dallo stesso Cogliati. 

Con un carattere franco e sincero, un' onesti e laboriositi esemplare a 
tutta prova, egli seppe farsi amare e bon volere. 

IDossena Ferrando, figlio di Francesco, regie fiscale come ii padre, 
animogliato con Margarita Del Conte , con testamento 5 giugno 1638, rogato 
Francesco Clerici di Milano, fatto nell' oratorio del Pio Istituto di S, Corona, 
chiarao erede 1' unico figlio Francesco e dopo di hii i suoi discendenti in infi- 
nite, con sostituzione a favore dell' Ospedale in caso di estinzione della linea 
chiamata. La sostituzione si e verificata, per cui il L. P, ando al possesso della 
eredita dell' importo approssimativo di L. 12,000. 

Dugnani sacerdote Carlo, di Giovanni Luigi e Giovanna Nava, morl 
in Carate dove era proposto parroco, il 13 aprile 1852, scrivendo nel suo testa- 
mento 1 agosto 1848 erede 1' Ospedale, al quale pervenne una sostanza nitida 
di L. 19,40G. 40 austr. — Favori con un legato vitalizio la servente, anche in 
benemerenza dei servizii amorevoli prestati alia di lui madre. 

Di provenienza di questa eredita fu affidato alia Chiesa di Carate un cap- 
pello die apparteneva a S. Carlo. Coperse la carica di ispettore scolastico del 
distretto di Carate, 

IDugnani nobile Griulio, figlio dei coniugi Giuseppe e Chiara Citta- 
dini, dei feudatarii di Dugnano e Terrazzano, padre dell'abate Bernardino Du- 
gnani, altro benefattore dell'Ospedale, mori il 28 giugno 1753, lasciando eredi 
i figli Carlo, vicario di provisione, sacerdote Giuseppe, canonico ordinario della 
Metropolitana , sacerdote Bernardino e Antonio, avuti dalla nobile Maddalena 
Pallavicini. — L' Ospedale fu legatario della somma di L. 15,000, pagata il 
10 luglio 1753 (testamento 7 giugno 1753, rogato Carlo Lucido Tagliabue). 

Dugnani cavaliere Giulio, figlio di Carlo e di Giuseppe Dati della 
Somaglia, dei conti e feudatarii di Terrazzano, altro dei sessanta decurioni della 
citta nel 1780. Fu uno degli inviati della citta di Milano per complimentare 
la infante granduchessa di Toscana e regina, nel passare da Mantova a Vienna 
nel 1790. Gentiluomo di camera nel 1791. Sposo la nobile Maria Teresa Viani, 
dama della croce stellata, figlia di Giuseppe e Margarita Salazar. 

Mori senza figli, il 4 dicerabre 1832, disponendo della sua sostanza con 
testamento 16 agosto 1829, nel quale leggesi quanto segue: 

« Confermo il legato lasciatomi nella di lui eredita da monsignor Giuseppe 
« Dugnani mio zio, di mil. L. 100,000 all'Ospedale Maggiore, che avra luogo 
« alia raorte della niia moglie ed erede; non amo ritratti, anzi gli escludo, ed 
« invece dodici messe all'anno nella Chiesa medesima dell'Ospedale a L. 3 ca- 
« dauna, cioe sei per I'anima di mio zio e sei per la mia. » 

E nipote del sacerdote Bernardino Dugnani che benefice 1' Ospedale con 
un legato di L. 6000. 

Leg6 all'Ospedale Fate-bene-sorelle L. 800 mil. — Destin6 mil. L. 4000 
a favore del Comune di Robecco, da pagarsi quaiulo si fosse fatto il ponte di 
comunicazione coUa strada che va a Castellazzo e cio per un piii comodo e 



— SI — 

libero mezzo di portaro il SS. Viatico apli infermi. Fii osecutoro testamentario 
di lui il coute Francesco Casati, altro benefaltore doll' Ospedalo. 

Stante il divieto assoluto del ritratto, si 6 supplito con un quadro allego- 
rico, che venue esoguito da Anibrogio Casanova. 

Fantelli Cesare di Domonico o Torosa Pozzi , vedovo di Antonia 
Rolfini, mori no\ circoudario csterno di Milano, alia ripa di P. Ticinese nella 
casa propria al n. 32. il 1 liiglio 1S75, d'anni 57. Altro degli ascritti alia 
corapagnia del nome di Maria nella Cliiesa di S. Maria del Naviglio. Con te- 
stamento IS niaggio 1ST5, scrisse erede I'Ospedale Maggiore, ordinando che il 
suo funerale civile e rcligioso fosse di prima classe con tutti gli onori inerenti, 
e che il trasporto fosse seguito « da raille poveri della sua parrocchia, ai quali 
assegn6 la somininistrazione di un cero, noncli^ due lire cadauno all'uscire dal 
ciraitero », da cinquanta stelline colla retribuzione di L. 1000 e dalla intera 
banda rausicale del Borgo di S. Gottardo. 

Dispose inoltre che il suo corpo venisse deposto nel cimitero monumentale, 
e che lo ricordasse un' urna portata da quattro colonne con leoni, sorraontata 
dalla sua figura , della spesa di L. 10,000. Questa disposizione fa fedelmente 
eseguita col mezzo dello scultore Barcaglia. 

Fece legati special! a favore dei poveri e del cronici della sua parrocchia. 
Istitui doti e favori i bambini lattanti alia darsena di P. Ticinese e gli Asili 
infantili della ripa di detta porta. 

II patrimonio abbandonato, stato da lui intieramente raccolto con un'attiviti 
indefessa e con una parsimonia spinta al punto di rifiutarsi ogni agiatezza, nel 
commercio dei vini , dal quale si ritrasse negli ultirai anni di sua vita, fu di 
L. 507,704, il quale, colla deduzione delle passivity e dei legati nell' importo 
to'.ale di L. 313,505, venne a residuare a L. 194,259. 

Si ha il ritratto eseguito dal Pagliano. 

Fantoni nobile Anna, figlia di Domenico e della nobile Giulia Bossi, 
vedova del nobile Ercole Daverio, giu affittuario degli stabili di Oriano di ra- 
gione del L. P. di S. Corona, morl il 4 ottobre 1848, d'anni 70, in Vergiate, 
dove fu sepolta e ricordata colla seguente epigrafe dettata dall'amministratore 
deir Ospedale avvocato San Pietro. 

Vedova di don Ercole Daverw — e mspirata at pielof^i pensieri di lui 
— la nobile donna Anna Fantoni — morta il 4 ottohre 1848 — ai congiunii, 
ai famiyliari — alia Chiesa, a qiieslo suo predilelto Vergiate — largheggiava 
legati — erede scriceva il grande Osp/lale di Milano — Pregatc afj'rettato 
a quell'anima piissima — in premio il pat^adiso. 

Pervenne all'Ospedale una sostanza di circa L. 116,000 austr. (testamento 
24 aprile 1838). 

Si ha il ritratto eseguito da Carlo Do Notaris. 

Fava Giulio Cesare, di Giovanni Paolo, con testamento 7 giu- 
gno 16G2, rogato Vincenzo Domenico Cernuschi di Milano, dispose che la sua 
sostanza fosse divisa in due parti, delle quali, una a favore del causidico col- 
logiato Cesare Mazza e I'altra a favore dell'Ospedalo Mapgioro di Milano. 





— «2 — 

La sostanza consistello in proprietu stal)ili in iMilano, in Asli e in Medina. 
Lego L. G per una volta a ciascuno dei suoi agnail. 

Fe Griuseppe, mon il 17 maggio 1807, lasciando all'Ospedale il legato 
di mil. L. 24,000 pagabilo nel tormine di sei anni. 

Fedeli conte G-iulio, unico figlio del conte Giovanni Antonio e di 
Maria Giuseppa Ferrari, nacque in Milano .sotto la parrocchia di S. Bartolomeo, 
il 27 maggio 1717. Sposo in pi'ime nozze Giulia Salazar, figlia del conte Lo- 
renzo, la quale men nell' otlobre 1782, e in 
seconde nozze Gabriella Ajazzi, vedova del 
marchese Griraaldi di Nizza. Altro dei dodici 
del tribunale di provvisione e dei sessanta 
decurioni della citta, gentiluomo di camera, 
ciambellano. Confratello della scuola di San 
Giovanni Decollato di Milano. La sua fami- 
glia, oriunda di Monza, si e estinta con lui. 
Abitava in Milano nella via della Spiga al 
n. 1395. — 11 padre di lui, divenuto sordo e 
acciaccoso, rilascio ncl 1761 tutta la sostanza 
al figlio, sotto diversi obblighi. — Dopo pochi 
mesi di matrimonio si separo dalla Ajazzi per 
incompatibilitu di carattere. Era cugino del 
barone Giorgio Cattaneo, altro benefattore 
deir Ospedale. 
Mori il 22 febbraio 1780, d' anni 72 e con testamento 23 marzo 1783, 
istitui erede universale I'Ospedale Maggioro di Milano, legando agli invalidi di 
Cremona zecchini 1000, al principe Hevenkiiller tutti i quadri, e al primogenito 
del senatore consigliere aulico dottor Pietro Morosini L. 50,000 con vincolo di 
primogenitura maschile. Dono in vita al L. P. Triulzio L. 00,000. 

L'asse ereditario fu di L. 1,112,000, die, depurato dalle passivita , venne 
a residuare a mil. L. 602,462. Pervennero fra gli altri enti due case in Milano, 
una sul corso di P. Tosa al n. 401, venduta nel 1798 per L. 40,500 e un'altra 
con bottega ad uso farmacia sulla piazza del Duoino al n. 4078, venduta nel 1798 
per L. 15,500. 

Fu sepolto nella Chiesa di San Giovanni alia Castagna, nel territorio 
di Lecco. 

11 ritratto venne eseguito da Francesco Antonio Biondi. 

* Ferrari Giovanni Angelo. Per eredita di lui pervennero al- 
l'Ospedale nel 1523, alcuni stabili ftiori di P. Comasina, del valore di L. 3100, 
cinque diretti dominii coU' annuo canone complessivo di scudi 303 e L. 4000 
prezzo di affrancazione di un altro livello. In tutto una sostanza di circa L. 10,000 
gia dedotte le spose ereditarie. 

Ferrari Bianchi G-iovanni Battista, figlio di Francesco 
Bernardino e di Virginia Melzi , della parrocchia di S. Stefano in Nosiggia di 
Milano, sposo in prime nozze Francesca Bellabocca , e in seconde nozze Lucia 





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Bonsignori. N'ato il 15 noveiubro 1003, si rese dofunto il 5 novembre 1675 in 
etA li'anni 72. l"u sepolto, giusta la di lui intenziono, nella Cliiosa di S. Fedele. 

Con testamento '21 setteinbro 107 I, istitui erode universale I'Ospedale Mag- 
giore di Milano, eselusa una sostanza fedeconunessaria, clie riservo a chi aveva 
diritto di conseguirla. 

La sosUinza pervenuta al L. P. non oltrepass6 lo L. 00,000, ma in vita 
nel 1050, ebbe a donare all' Ospedalo un niolino a cinque ruole e un prato di 
pertiche 2-1 nel Comune ili Moncucco coU\)bbligo di alcuni pesi. 

Fu deputato dell'Ospedale negli anni 1037, 1638, 1611, 1045, 1648, 1649, 
1654, 1655, 1058, 1059, 1002, 1003, 1060, 1007, 1070, 1071, 1074 e 1075. 

Sono ben pochi quelli die, come il Ferrari, furono chiaraati all' onore di 
tante rielezioni. Nel 1615 ottenae la noinina di giudice della legna da fuoco, 
venale, carbone, carbonella, ecc. 

11 cognome Bianchi lo aggiunse al proprio allorche and6 al possesso di 
un fedecoraraesso di istituzione Bianchi. 

II ritratto fu eseguito da Cesare Fiori. 

Ferrario Luigi -A.bbondio, nacque in Milano il 2 aprile 1776, 
da Felice Naborre e Volpi Giuseppa. Benestante. Mori il 24 novembre 1859, 
d'anni S3, in istato celibe, sotto la parrocchia della Metropolitana nella casa 
in via S. Radegonda al n. 989. La sua famiglia da Mariano si era trasferita a 
Biumo Superiore presso Varese. Suo padre visse fino ai 90 anni , la madre 
niori a 87 anni , una sorella a 82 ed un fratello a 74 anni. II Ferrario era 
impiegato come amrainistratore e cassiere nella banca Ballabio e Besana di 
Milano. Uomo di specchiata probiti e di irreprensibili costumi, tenne mai sempre 
una condotta esemplare e superiore ad ogni elogio. Benefico e generoso coi 
poveri, donava in vita nel 1859, all' Ospedale Maggiore austr. L. 40,000 e lo 
chiamo poi erede in morte, con testamento 4 novembre detto anno, lasciandogli 
altre L. 31,600. 

N'el 1801 la Rappresentanza ospitaliera si obbligo di corrispondere un largo 
interesse sulle L. 40,000, ad una sorella ottuagenaria del testatore che convisse 
sempre con lui. 

Si ha il ritratto eseguito da Andrea Appiani. 

Ferrario sacerdote Bartolomeo Luigi, figlio dei coniugi Dio- 
nigi Maria e Anna Maria Castiglioni, ex barnabita, mori d'anni 73, il 19 mag- 
gio 1820. Con testamento 2 marzo 1815, noraino erede I'Ospedale, aggiungendo 
quanto segue: 

« Se dovessi aver riguardo all'araor reciproco che sempre e passato tra i 
miei fratelli e me, dovrei tutto quel poco che potro avanzare del mio, alia raia 
morte lasciare a loro. Ma avendo fin dalla mia prima gioventu consacrato, e 
me e tutto il mio, a nostro Signore Iddio, percio costituisco erede universale 
di tutto quelle che sara mio alia mia morte, il venerando Ospedale Maggiore 
di Milano e costituisco i miei fratelli esecutori testamentarii. » 

Lascio due fratelli, ingegnere Bernardino e canonico Giuseppe, i quali, an- 
ziche reclamare contro la disposizione del testatore, applaudirouo alia medesiraa 
e si prestarono con facile accondiscendenza verso il L. P., e con tanta buona 



— .^'1 — 

volonta nol disimpcgno dello loro mansioni di esecutori testamentarii, lasciando 
pienamente soddisfatla la Rappresentanza ospitaliera. 

Fu professore nel liceo di Sant'Alessaiidro e come tale fu coUocato a riposo 
con annue L. 614. 01, 

Benemerito della repubblica letteraria perclie si e distinto con pubbliche 
opera nella materia religiosa e fra le altre « introduzione alio studio della re- 
ligione cattolica e la missione di Mose. » Noto per gli estesi suoi lumi nelle 
scienze teologiche e matematiche. Pubblico in tre tonii: « Dissertazioni idrau- 
liche, nel 1793, 1797, 1811 e dissertazioni sul Pentateuco. » 

La sostanza da lui abbandonata fu di L. 11,051.38, gia depurata dalle 
passivity. 

Fu scpolto nel cimitero di P. Ticinese dove, a memoria di lui, fu posta 
questa iscrizione : 

Bartholomeo Dionysi f. Ferrario — ex clericis regularihus a Sanclo 
Faullo — annum ieriium et sepiuagesimum naio — ingenio edilis libris — 
moribiis religione — speclando — qui m nobtlioribus longohardice archi- 
gymnasm — studioscc juvenhdi — gravissimis dhciplinis ct f,dci doclrina 
— imbuendcc — vitam omnem devovit — Mediolanensis Nosocomn modera- 
iores — munz/Ico indigorum palrono — hoc grati animi monumentum — 
P. C. — ohiit XIV Kal. jumi MDCCCXX. 

Ferrario Carlo Vincenzo e sacerdote Giovanni fratelli, 
figli di Cristoforo. 11 primo, mercante d' oro e di seta, mori nell'aprile 1703, 
raentre il sacerdote Giovanni lo preeedette. Con testamento 25 febbraio 1G89, 
rogato Giovanni Battista Ferrario e codicillo 27 febbraio 1700, disposero a fa- 
vore deir Ospedale il legato di scudi GOOO in tanli crediti verso diversi , non 
escluso quelle di L. 12,000 dai testatori professato verso il duca d'Ossona. 

Ferrario Federico, di Bartolomeo, marito di Chiara Gariboldi, della 
parrocchia di S. Calimero, con testamento 31 maggio 1697, chiam6 erede il figlio 
Antonio, ragioniere della R. Ducale Camera, con vincolo di sostituzione a favore 
deU'Ospedale, in case di mancanza della linea chiamata in via di fedecoraraesso. 
La sostituzione si e verificata nel 1757 e quindi I'Ospedale ando al possesso della 
eredita consistente in proprieta stabili a Lodi, a Gera e a Pizzighettone. 

Lego a Clara Ferrario sua figlia L. 40,000 a titolo di dote e alia scuola 
di S. Rocco al Gentilino, dove egli era deputato, una rendita di L. 365 annue. 

Ferrario Francesco, ragioniere, benefic6 I'Ospedale con un legato 
di L. 12,000, con testamento 15 dicembre 1785, rogato Felice Antonio Casti- 
glioni, a carico dell'erede fiduciario Giuseppe Mauri, fratello della di lui moglie 
Catterina Mauri. 

Ferrario G-iulia , figlia di Francesco e di Maddalena Bernasconi ^ 
vedova del gioielliere Antonio Dassi o Dazio , di condizione agiata , mori in 
Milano il 14 novembre 1879, nella casa in via S. Simone, n. 16. 

Con testamento 20 settembre dello stesso anno, cliiamo erede I'Ospedale 
Maggiore col peso di un legato di L. 2000 a favore di ciascuno degli Istituti 
dei sordo-muti poveri di campagna, del ciechi e dei rachitici. 



So — 



Fii seppellita, piusta le sue intenzioni, no\ ciinitoro di \\ Vcrcolliiia. La 
sosti\nza porvenuta fu Ji circa L. 05,000. 

Si ha il ritratto, lavoro ili Pietro Micliis. 

Ferri Felice, nacque il 7 marzo 1771 alia Casa di ripa, frazione 
della parrocohia di S. Maurizio (Lago Mapgiore) , dai coniugi Giiilio od Anna 
Maria Ambrosini. Sposo Maria Borella, dalla quale ebbe 13 figli. Mori in Milano 
nella casa in via di S. Antonio, n, 4700, il o gennaio 1850, lasciando superstiti 
solo due figlie, Angela e Il^sa. — Con atto 15 marzo 1852, rogato Chiodi di 
Milano, doiio aU'Ospedale 1' utile dominio di due case in Milano, nella via dei 
Medici ai n.:M10 e ;M17. la prima, soggetta al canone livellario di mil. L. 1200 
verso un beneficio istituito da una ex raonaca Feni e Taltra al canone di austr. 
L. 3531 ver?o I'Ospedale, coU'obbligo di pagare annualmento mil. L. 1130 abu- 
sive, alia Chiesa di S. Maurizio della Costa, frazione del Comune di Ghifla, Lago 
Maggiore, dove egli possedeva e villeggiava. 

Uomo eminentemente religioso, condusse una vita tutta inspirata a senti- 
menti di pieta e di religione. E a lui dovuta la pavimentazione in pietra della 
delta Chiesa parrocchiale e Tampliamento della sagrestia e del coro. Con una 
attivita e una parsimonia esemplari, seppe dal coramercio in vino ritrarre il 
bastevole per educare convenientemente la numerosa figliuolanza, inspirando 
nella stessa quei principii di onesta e di morality che erano un pregio distinto 
in lui , e per flnire gli ultimi anui della sua vita nella quiete e nel riposo 
degli affari. 

Fiazza Marianna vedova Caglio, nel 1835, fondo una cappellania 
ecclesiastica nella Chiesa di S. Maria delle Grazie delta volgarmente di S. Teresa 
nei CC. SS. di Pavia, assegnando per dotazione L. 1500 di Milano annuo da 
esigersi sugli stabili di sua proprieta in Carnate, di provenienza della eredita 
del predefunto di lei raarito Antonio Caglio, con sostituzione a favore dell'Ospe- 
dale nel caso di soppressione della cappellania, cio che e avvenuto per effetto 
della legge suU'asse ecclesiastico, 15 agosto 1807, in forza della quale I'Ospedale 
acquisto il diritto di esigere le dette annue L. 1500. 

Figini Alessandro e Faustina, fratello e sorella, di Tullio, 
testarono a favore del lo;o cugino Carlo Como, cancelliere del magistrato straor- 
dinario, con atto 7 marzo 1047, rogato Giovanni Battista Aliprandi di Milano. 
Legarono all'Ospedale L. 820 per una volta e una scwstra in Milano, nel vicolo 
di P. Orientale, venduta nel 1055 a Carlo Gaffuri per L. 9800. 

Fiorenza Miassimiliano, di Francesco, della parrocchia di S. Lo- 
renzo, di prof.'ssione nuicellaio o conciatore di pelli in societa con un altro, 
sul ponte di P. Ticinese, marito di Lucia Ilamponi, non avendo figli, istitui 
erede un di hii cugino con un legato a favore dell'Ospedale di L. 10,000, che 
fu soddisfatto nel lOCO , mediante la cessione di alcuni crediti e di locali in 
una casa in via dei Due muri (testamento 17 marzo 1003, rogato Giovanni 
Battista Piantanida di Milano). 

Foglia G-iacomo Antonio Giuseppe, figlio di Gaspare An- 
tonio e di Lucrezia Moneta, ex religioso cappuccino laico, appartenente al sop- 



— 86 — 

presso monastero dei cappuccini di Merate, e come tale pensionato dal governo, 
si diede alia professione di pignoratario con residenza sul corso di P. Ticinese 
nella casa n. 3472. Mori il 20 setteinbre 1837, d'anni G2, lasciando la sua so- 
stanza all'Ospedale, al quale pervennero una casa con annessi pezzi di terra 
in Cairate e diversi crediti del coraplessivo valore di L. 15,567. 96. — Intanto 
che si stava provvedendo alia realizzazione della sostanza e ultimando la ven- 
tilaziono oreditaria, ignoti ladri derubarono nella casa mortuaria alcuni oggetti 
d'oro e d'argento del valore di circa L. 3000. — I beni di Cairate, che per- 
vennero al Foglia, per vendita fattagli dal conte Giuseppe Archinti, furono 
venduti dall'Ospedale, nel 1841, a Pietro Fontana per L. 10,780. 

Foglieni Maddalena Margarita, detta Faustma. nacque in 
Solza, mandamento Ponte S. Pietro, il 17 aprile 1818, dai coniugi Pietro ed 
Antonia Locatelli. Figlia adottiva di Guglielrao Spandri, farmacista e ricco signore, 
del quale fu erede, sposo dopo la di lui raorte Fortunate Brocca che le premori. 
Questa donna, soltanto per isi)irito di carita e con nobile disinteresse, cura con 
uno specifico segreto e con felice successo, la sciattica. 

Donna pia, benefica e caritatevole , non pote tollerare che 11 suo paese 
nativo soffrisse una eccessiva penuria d'acqua potabile e quindi si propose di 
riraediarvi, non trattenuta nemmeno dalla spesa forte che occorreva. Corapero 
un corpo d'acqua, lo fece incanalare per un lungo tratto, conducendolo a Solza 
e diramandolo anche ai paesi circonvicini di Calusco, Castelletto Suisio su quel 
di Bergamo. Sostenne la non indifferente spesa di circa L. 40,000, lieta di aver 
procurato al suo paese un si grande beneficio. S'ebbe percio una medaglia di 
benemerenza della salute pubblica. 

Nel 1874 verso nella cassa dell'Ospedale L. 50,123. 45, contro il corrispettivo 
del vitalizio di L. 3007.41; nel 1882 vi aggiunse altre L. 14,000 contro I'annuo 
vitalizio di L. 840 e coll'obbligo di conferire in ogni anno, nel giorno anniver- 
sario della sua morte, che le auguriamo lontana, 14 premi a 14 serventi donne 
che si siano distinte nel disirapegno delle loro funzioni e cioe N. 4 da L. 50 e 
N. 10 da L. 10. 

Nella scrittura 31 gennaio 1874 di versaraento della suddetta soraraa di 
L. 50,123.45, leggesi fra le altre cose quanto segue: 

« Oltre il detto corrispettivo annuale, il L. P. cessionario dovr^ far ese- 
guire da valente pittore, il ritratto su tela a mezza figura della cedente si- 
gnora Foglieni, per la esposizione biennale, come si pratica per i ritratti degli 
altri suoi benefattori, II ritratto sara di proprieta del L. P. o verra consegnato 
alia cedente per la conservazione e la custodia nella sua casa, vita sua durante 
e con facolta alia stessa di permetterne I'esposizione anche in vita. » 

II ritratto fu eseguito dalla pittrice Paolina IMartini. 

FoUi sacerdote Giuseppe , figlio di Egidio e di Antonia Picozzi , 
nacque a Pioltello il 2 dicembre 1793. Giovanissimo , entrava nel seminario 
diocesano, ove si distinse per ingegno e per pieta, terminando gli studii teolo- 
gici nel giugno 1816. 

Appena uscito del seminario , doraando di essore ammesso fra i sacerdoti 
raissionarii nel collegio di Uho , e quivi passo tutta la sua vita adoperandosi 



— S7 — 

con zelo indefesso alia salute delle animo. Pubblico diversi lavori, fra i qualL 
le spiegazioni dei vangeli delle domenicho, per comodo dei parroci. 

Avendo udito parecchie volto da un prozio, Paolo Majoeclii, che fu eco- 
norao deirOspedale per circa 50 anni, come 1' Ospedale versasse in condizioni 
finanziarie diHicili e fosse da gran tempo dimenticato dalla pnbblica beneficenza, 
il FoUi, per soccorrervi in quaiito poteva, e massime nella spcranza die il suo 
esempio verrebbe seguito da altri, gli lasciava la rendita annua di L. 2GU0 mil., 
che 6 quanto dire la massima parte del suo non lauto patrimonio (testamento 
11 aprile 1840). Mori d'apoplessia il 29 raarzo 1817, d'anni 54. 

Si ha il ritratto eseguito da Giuseppe Penuti. 

* Fontana Alberto. Legato di L 10,000 nel 1753. 

Fontana Giovanni Pietro, figlio di altro Giovanni Pietro, prima 
di moriro chiamo a se il fratello Alberto, e in presenza di lui e del curato 
sacerdote Giovanni Angelo Repossi, dichiaro di lasciare erede il fratello Alberto, 
incaricandolo per6 di disporre prima della sua raorte, a favore dell' Ospedale, 
di quella soraraa che egli aves^;e reputata conveniente. 

Con atto di ultima volonta 5 giugno 1751, il detto Alberto Fontana dispose 
che fossero pagati alia sua morte L. 10,000 all'Ospedale. L'Alberto mori nel 175o 
a gli eredi aderapirono religiosaraente la di lui volonta, 

Fossani nobile Giuseppe, di Pietro e della nobile donna Adelaide 
Torelli, mori il 1-1 marzo IS 11, d'anni 54. Con testamento 27 ottobre 1834, 
nomino erede la fabbrica del Duomo di iMilano, coU'obbligo di pagare annual- 
mente in perpetuo austr. L. 3000 all'Ospedale e di far eseguire coi redditi della 
sua eredita un baldacchino per le processioni, ed il rifacimento in bronzo al- 
I'altare maggiore, di tutto quanto I'occhio vi scorgeva in legno. 

Si ha il ritratto eseguito da Carlo Do Notaris. 

Fossati Giacomo Francesco, di Gerardo o Giovanna Mapelli, 
della parrocchia di Sant' Eufemia , nomino erede 1' Ospedale con testamento 
8 giugno 1551, rogato Galeazzo Visconti di Milano. Pervennero beni in Monza, 
venduti per L. 11,058, e una casa in Sant' Eufemia venduta alle monache di 
S. Paolo per L. 10,000. Mori nell'agosto 1551. 

Franzini Angiola di Giuseppe, vedova di Giovanni Battista Maz- 
zoleni, mori il IG marzo 1830, sotto la parrocchia di S. Carlo, nella casa in 
via della Passarella , n. 498, d'anni 75 e sepolta nel cimitero di P. Orientale. 
La sua .«;ostanza di L. 38G,84C. 93 pervenne all'Ospedale Maggiore erede di lei, 
in forza del testamento 2G giugno 181G. Donna di religiosi costurai, nel 180G 
dono alia Chiesa di Gaggiano una campana per la quale spese L. 2200, e N. 4 
busti per I'altare maggiore. 

Avendo proibito assolutamente il ritratto, si sostitui un dipinto allegorico, 
donato all'Ospedale dal conte Ambrogio Nava. 

Sul dipinto sta scritta la seguente iscrizione : 

Ad Anffiola Fi^anzini. vedova Mazzoleni — morla — il XYI marzo 
MDCCCXXX — die pia, bcnefica — ebbc le lar/rimc dcgli infelici — il 



— 8S — 

Grande O^pedale di Milano — falto erede di pmgue censo — con ytarca 
vita preparato — non potendo collocare pel divielo la effigie — pone dci 
poveri mfermi — la gratiludine ed i voti. 

FrapoUi cavaliere Carlo Francesco, di Antonio Maria, mori in 
Milano sotto la parrocchia di Sant'Alessandro, il 31 dicerabre 1827. Le figlie 
ed eredi di lui , Felicita maritata Tealdi , Angiola raaritata Besana, Giovanna 
maritata Venini, Carolina maritata Berra e Lucia maritata Fontanelli, pagarono 
airOspedale, quindici giorni dopo la morte del loro padre e giusta le prescri- 
zioni scritte nel testamento 14 marzo 1817, la somraa di L. 20,000 italiane. 

Fu sepolto nel cimitero di P. Romana, dove fu collocato un monuraento, 
lavoro di Ferdinando Albertalli, colla seguente iscrizione : 

A Carlo Frapolli — cavaliere della corona ferrea — che per virlh 
cristiane — per integrila avveduiezza — prestantissimo — fu ascrilto — 
al collegia elettorale ~ dci negozianti — ed ai pubblici consigli — di am- 
ministrazione — giunto al LXXIX anno — passo ai gaudii eterni — // 
XXXI dicemhre MDCCCXXVII — questa erma — cara imagine di lui — 
e di amore — iyHbuto estremo — le figlie posero. 

Frascona Dorotea , figlia di Gerolamo e Margarita Coria, quan- 
tunque sia sempre stata ritenuta povera, e come tale fosse stata ammessa alia 
beneficenza pubblica, pure con testamento 29 maggio 1710, fatto nell'Ospedale. 
mentre si trovava in fin di vita, lego all' Ospedale stesso la casa da lei posse- 
duta in Milano sulla piazza di Sant' Ambrogio, dimostrando cosi la sua ricono- 
scenza per le cure prodigatele. 

Fratres Giovanni Battista, di Giuseppe, rigattiere, marito di 
Angela Maria Corbetta , mori il 28 marzo 1805, d'anni 65, e con testamento 
17 marzo detio anno, istitui erede 1' Ospedale Maggiore, che ebbe a conseguire 
una sostanza nitida di L. 150,232. Fra gli enti ereditarii eranvi due case in 
Milano, una in via del Marino al n. 1135, che fu venduta dall' Ospedale erede 
nel 1807 per L. 90,000 mil., al demanio per gli uffici della direzione generale 
delle dogane, e un'altra alle Case rotte di fianco alia Chiesa omonima, venduta 
nel 1820 al conte Carlo Maria Melzi per L. 10,362. 50 ital. L'Ospedale si ser- 
viva preferibilmente di lui per la perizia di mobili, in occasione della compila- 
zione degli inventarii delle ereditu. Suo padre compero varie volte dall'Ospedale 
gli abiti dei morti. 

Si ha il ritratto eseguito da Antonio De Togni. 

Frigerio Griuseppa, figlia del fiscale Antonio e di Eva De Sprenk, 
vedova nobile Crotta Oltrocchi, con testamento 22 setterabre 1836, istitui eredi 
i nipoti nobile Carlo, Ignazio, Antonia Luigia ed Anna Frigerio figli del di lei 
fratello nobile Giovanni Nepomuceno, e le nipoti Giuditta, Luigia, Giuseppa ed 
Antonia, figlie dell'altro di lei fratello nobile Nicola Frigerio. 

Destino la soiuma di L. 4000 mil. per le missioni da tenersi in ogni set- 
tennio nelle Chiese di Vaprio e Marcallo, con sostituzione a favore dell'Ospe- 
dale nel caso in cui le missioni stesse non potessero aver luogo. 

Lego il capitale di L. 6000 mil. alia Chiesa di S. Maria Beltrade, per una 



— so - 

benediziono da darsi in ogni venerdi della settiraana, in perpetuo, con sostitu- 
ziono a favoro dell'Ospedale nol caso in cui venisse sospesa. 

Sostitui poi rOspedale nel legato di L. 20,000 che dispose a favore del- 
r Istituto delle figlio della carita, nel caso in cui 1' Istitufo stesso vonisse sop- 
presso, cio che o avvonuto per offetto delle leggi sulTasse ecclesiastico. 

Mori il 10 noverabre 183(3, sotto la parrocchia di Sant'Alossandro, d'anni 60, 
e il di lei cadavero fu trasportato e seppellito a Marcallo. 

Frosconi G-iovanni, di Marco Antonio, di Varese, vedovo di 
Lucrezia Oriigoni, mori in detta citta il 12 gennaio 1577, la-^ciando erede con 
testaraento 2-1 gennaio 1555, rogato Filippo Castiglioni di Milano, 1' Ospedale 
Maggiore, al quale pervennero pertiche 2900 di terra in Biumo, Cazzono e Li- 
gurno, ecc, una casa in Varese con botteghe, venduta nel 1583 a Benedetto 
e Fabrizio fratelli Bizzozero, per L. 2030 imp., e un'altra casa grande pure in 
Varese venduta per L. 35,000, 

Frova ragioniere Giuseppe, di Giovanni, marito della nobile Teresa 
Bughi, niori il 1.'^ dicembre 1870, in Milano nella casa in via Cusani al n. 18, 
d'anni 08, per gangrena, legando all' Ospedale Maggiore di Milano, con testa- 
mento 12 marzo detto anno L. 25,000. 

Fulgineo Filippo, di Seb:istiano e Drosolina N., lascio la mobiglia 
ai poveri, e i beni da lui posseduti nel doniinio di Milano all' Ospedale (testa- 
raento G raarzo 1531, rogato Giovanni Battista Del Corno). Mori il G marzo 1531. 
Pervennero una casa in Milano presso il Broletto vecchio e pertiche 50 di 
terra in Vignate, pertiche 17 in Ornago, una casa in via Bagutta e alcuni 
stabili a S. Colombano. 

Fusi Venanzio, di Carlo, cieco, raori il 29 agosto 1771, lasciando 
una sostanza di N. 2G51 gigliati e L. 14,103 che, giusta il di lui testaraento 
27 agosto detto anno, fu raccolta dall' Ospedale con vincolo dell' usufrutto a 
favore della sua sorella Caterina. — In vita fece sovvenzioni di danaro al- 
rOspedale stesso, 

Galbesi Bernardo G-iuseppe Gaspare, nacque il 3 aprile 
1724, da Alessandro e Vittoria Ceruti. Mori, vedovo di Francesca Pozzoli, il 
31 dicembre 1802, d'auni 79, nella casa di sua proprieta in Milano, Corsia dei 
Servi al n. 595. 

Con testaraento 7 aprile 1801, Bernardo Giuseppe Gaspare e Giacorao Fi- 
lippo, fratelli Galbesi, si nominarono reciprocaraente eredi, sostituendo entrarabi, 
in caso di premoriehza dell'uno all'altro, I'Ospedale. 

L' ultimo a niorire fu il Bernardo Giuseppe Gaspare, il quale aveva I'abi- 
tudine di nascondere il danaro sotto i travotti e sotto i gradini delle scale, che 
alia sua morte si trovarono nascosti appunto sotto un travotto L. 7457 e L. 3000 
sotto i gradini della scala. Per parecchi anni tenne aperto negozio da droghiere. 

In un codiclllo il Galbesi Bernardo Giuseppe racconiand6 che fosse ara- 
messo in caso di qualche disponibilit^ nella qualita di agente dell'Ospedale, Ga- 
spare Taglioretti, suo buon amico. Questa raccomandazione procuro al Tagliorelti 



— 90 — 

la noiniiia ad agente a Fallavecchia, posto cho ora 6 occupalo dal di lui figlio 
Toniaso. 

I due fratelli furono sopolti nel cimitero di P. Orientale, dove fu collocata 
una lapide con questa iscrizione sepolcrale: 

Qui riposano in pace — Giuseppe e Giacomo Galbesi — fralelli di un 
cuore e voler solo — operai della dottrina cristiana — di vera pieta con 
Die — parchi con se lihevali coi poveri — di tuttu il conixme avere — 
daU'industria e frugalila cresciuti — per unanime testamenlo — islituirono 
erede — il Grande Ospedale di questa citld — morirono nel 1802 d'anni 
■— Giacomo 77 — Giuseppe 70. 

La sostanza pervenuta al L. P. fu di L. 150,000. 

Fece il ritratto Sala Giosu^, su maschera di cera levata dallo scultore 
Angelo Pizzi. 

G-albiati sacerdote Luigi e in religione barnabita padre Luca, 
figlio di Carlo, fatti i voti solenni il 19 agosto 1811, fu destinato alia casa dei 
barnabiti in Monza. Con atto 29 maggio 1843, rogato Francesco Sormani, ce- 
dette a titolo di donazione all'Istituto delle figlie della carita di Milano, per la 
prima casa del loro ordine che fosse stata aperta in Alonza, 1' annuo censo di 
L. 2000 di Milano, coU'onere di diverse pensioni vitalizie e con sostituzione a 
favore dell'Ospedale, nel case di soppressione delle figlie della carita, case che 
si e verificato per effetto delle leggi suU'asse ecclesiastico e che ha reso pos- 
sibile airOspedale di conseguire la rendita dello Stato di L. 1335, stata surro- 
gata all'accennato censo. 

G-allarati Giovanni Antonio, nacque in J^Iilano sotto la par- 
roccliia di S. Pietro all'Orto il 31 luglio 1543. Figlio postumo di altro Giovanni 
Antonio, mercante di lana, e di Caterina Nidasio, mori il 10 settembre 1G18, 
lasciando il tesiamento 2 giugno 1G07, rogato Giacomo Filippo Cajmi di Milano, 
col quale istitui erede I'Ospedale, che ando al possesso di una casa da nobile e 
da massaro in Lavagna e alcuui pezzi di terra pure in Lavagna di pert. 273, 
una casa in Milano in P. Orientale, parrocchia di S. Pietro all'Orto, venduta 
nel 1C49 al conte Marcellino Ajroldi per L. 7100 imp., e pertiche 37 di ter- 
rene in Corneliano. 

II 24 luglio 1583, per necessaria difesa della sua vita a in seguito a pro- 
vocazioni vivaci suscitato da dissidii per godiraento di acque, fu costretto ad 
uccidere in Lavagna, Lodovico Nidasio suo cugino. — Per questo fatto gli fu- 
rono confiscati tutti i beni e condannato a morte in contumacia. Dopo una 
emigrazione di 9 anni, fu graziato dal Senate e quindi gli furono rilasciati i beni. 

* Gallarati Giovanni Fietro. Fu erede 1' Ospedale nel 1629. 
La sostanza consistelte in pertiche 750 di terra in S. Giuliano e pertiche 100 
in S. Giulianino, vendute per L. 52 la pertica, al sacerdote Giuseppe Ripamonti, 
storiografo, e ia una casa di contro a S. Giovanni in Conca, venduta nel lG37,j 
per L. 21050. 

Gallia contessa Ersilia, sorella della contessa Partemia Gallia, altra 
bcncfattricc dell'Ospedale, e figlia del duca Francesco c della contessa Giu- 



— 01 — 

stina Borromeo di Renato, sposo in prime nozze Giovanni Battista Omodeo 
e in seconde nozzo nel 1656 , il conte Pietro Dal Vermo. Con testaraento 
IS maggio 1004, rogato Antonio Tavernario di Milano, chiam6 orede I'Ospedale, 
raa in causa dei molti legati disposti in un iraporto pressoch^ superiore alia 
entitd della sostanza, si dovette fare una tiansazione col conte Dal Vermo nel 
sense che I'Ospedale vi rinunziasse per il capitale di L. 26,000. 

Fra i legati da lei disposti havvene uno di L. 8000 a favore dollo scurolo 
di S. Carlo per abbellirlo, e ua altro di scudi 200 a favore della cappcUa di 
Sant'Anna in S. Stefano. 

Gallizia sacerdote Luigi. Mori il 1." ottobre 1608, d'anni 60, di 
febbre acuta, in giorni sei, sotto la parrocchia di S. Babila. L'Ospedale fu erede 
di lui col vincolo dell' usufrutto a favore dei coniugi Giovanni Battista Taegia 
e Angela Gallizia, i quali vi rinunciarono per il corrispettivo di L. 4954. 10. 
— L'erediti consistette in una casa in via Borgo Spesso affittata per scudi 55 
e venduta nel 1620 a Paolo Camillo Calvenzano per L. 8100 imp., un censo 
annuo di L. 225, un altro di L. 15, due pertiche e raezza di terra, un credito 
di L. 421 ed un capitale di L. 1400. 

G-ambotta G-erolamo, figlio di Giov. Battista e Amabilia Legnani, 
sposo Caterina Elisabetta AUegrini, dalla quale non ebbe figli, e che favor'i 
largamente nelle sue disposizioni testaraentarie, 30 luglio 1703, rogato Giovanni 
Pietro Alioli di Milano. — Della di lui sostanza consistente in quattro case in 
via dei Rastrelli, compresa quella detta del Ghiaccio, furono eredi Giuseppe 
dottor fisico e Teodoro fratelli Garnbotta, figli di Carlo Francesco, suo cugino 
germane, con successione fedecommissaria e con sostituzione a favore dell'Ospe- 
dale, nel caso di estinzione della linea chiamata. — La sostituzione si k veri- 
ficata nel 1749 e quindi 1' Ospedale consegui una sostanza di circa L. 88,000, 
alle quali vanno aggiunte altre L. 7000 imp., importo di un legato disposto dal 
testatore. — Leg6 inoltre L. 30,000 al L. P. di Loreto. 

Garavaglia Giovanni Pietro, di Andrea, milanese, della par- 
rocchia di S. Lorenzo, soprannominato il Boffalora, perche oriundo del Comune 
omonimo, marito di Maddalena Salari, nacque I'anno 1596 e mori nell' otto- 
bre 1664, d'anni 68. 

Con testaraento 15 aprile 1663, chiamo erede I'Ospedale Maggiore di Milano, 
riservata la legittiraa al figlio primogenito, che a diciannove anni aveva abban- 
donato il tetto paterno senza dare piu notizia di se, e demandato 1' incarico di 
esecutore testamentario alia di lui figlia monaca nol monastero di S. Caterina 
alia Chiusa col nome di Angela Caterina. 

Si vorrebbe che il Giovanni Garavaglia fosse un facchino del Laghetto e 
che in vita avesse donate all'Ospedale 1' ingente somma di scudi d'oro 440,000, 
raa r un fatto e I'altro non sono accertati, no da registrazioni, n6 da atti di 
sorta, per cui ponno, senza pericolo di errare, ritenersi mere invenzioni. 

11 Garavaglia fece, vivente, una donazione, ma il relative importo e ben 
lungi dal raggiungere quella ingente somma, onstando dal mastro entrate del- 
rOspedale, dall'anno 1650 al 1002 a foglio 548, che egli ebbe a donare L, 806. 5. 



— 02 — 

La (li lui oredita poi non supero lo 20,000. Si ha d'altronde niotivo per cre- 
dere, principalmente in base alio registrazioni a mastro, che il Garavaglia tenesse 
ncgozio di ferramenta fino agli ultimi anni della sua vita. Difatti nella ordina- 
zione del Capitolo ospitaliero 20 ottohre 1GG4, si legge: dovevsi esilare labot- 
tegha di ferrarecia lasciala dal Garavaglia. Anclie nel testamento accenno 
alia merce del negozio, 

Francesco Prato feco il ritratto, che si espone nella occasione della festa 
del Perdono. 

G-argantini Antonio, cavaliere e banchiere. II nipote ed erede 
di lui, interprete delle sue intenzioni, con atto 15 inarzo 1844, donava all'Ospe- 
dale L. 20,000 colla condizione che fosse osposto il ritratto dello zio Cin'aliere 
Antonio. Nella lettera del nipote leggesi quanto segue: « Mernore quanto in 
« vita I'or defunto niio zio cavaliere Antonio Gargantini, applaudisse alia savia 
« pratica usata da cotesto venerando Ospitale di tramandare alia posterity il 
« nome e I'effigie di chi elargiva soccorsi a cotesto caritatevole ospizio onde 
« colla emulazione fosse animata la caritci cittadina e il Pio Luogo non raai 
« mancasse dei necessari sussidii, ecc. » 

La donazione fu accettata e il ritratto fu esegiiito da Antonio Gualdo. 

Mori rs marzo 1844, d'anni 70. Fu di carattere mite, ma nello stesso 
tempo intraprendente e solerte nei trafRci. 

Fu tra i primi a ricostruire le abitazioni coloniche dei suoi fondi secondo 
i dettati dell' igiene e delle buone norme agricole. Dispose del largo censo a 
favore dei suoi parenti, attinenti e famigliari. 

Garzino Giovanni Giacomo, di Pietro Paolo. Mori celibe il 
15 ottobre 1637. — Furono eredi di lui, per disposizione testaraentaria 25 set- 
tembre 1634, per meta 1' Ospedale e per I'altra meta il L. P. di S. Corona. 
Ordino di essere sepolto nella Chie-a di S. Nazaro nella sepoltura dei deputati 
della compagnia del SS. Sacramento, rinunciando cosi al diritto della sepoltura 
di famiglia in S. Giovanni Laterano. 

Nel 1826 si scoperse nei sotterranei delle case dei coadjutor! della Chiesa 
di S. Nazaro, una lapide colla soguente iscrizione: 

7. Jacobus Garzinius — P. Pauli F. — qui legata parte fortunarum 
pluribus — templis coenobiis copjunclis — amicis el domeslicis — Hospitale 
maximwn — et — Piiim L. Sanclcc Coronce — heredes fecil — Ea lege 
ui ad hanc aram sodalium — S. corporis Chrisli Sacrum missce — quo- 
tidie peragendum perpetuo curent — annua stepe in cam rem adsignala — 
heredes — arbilrala sodalium S. S. — ea; testam. mem poss. — prid. id. 
decemb. — MDCXXXVII. 

Lego una sua spada a pugnale lavorato a rebesco di gem,ina d'oro e du- 
catoni 25 a Giacinto Papis di Palermo, fratello del Tomaso Papis che benefico 
I'Ospedale, e accompagno la disposizione con questa dichiarazione: « per fargli 
« conoscere che gli sono sempre state buon amico, ancorche mi habbi mole- 
« stato in lite nella causa del quondam Tomaso suo fratello, il che era con 
« puoco fondamento, come e seguito dall'esito della causa. » 

La sostanza pervenuta a ciascun Luogo Pio fu di circa L. 67,000. 



— 03 - 

Con ordinazione capitolare 5 maiv.o \(V3S, hi ordinato il ritrallo, il quilo 
fu eseiiuito da Paiitilo Nuvolone, ma ora non esiste piu. 

Gaslino Francesco, figlio unico di Giovanni Ambrogio. Montre il 
padre era fornajo, lui divenno notajo di Milano, o fu osaltore generalo dell'Ospo- 
dale. — Appena adulto spos6 Caterina lleina, senza licenza del padre, il quale 
ne ebbe a male. In vita, con atto 12 febbraio 1500, rogato Gorolamo Rossi, 
dono air Ospedale I'utilo dominio di una casa in Milano sotto la parrocchia di 
S. Stefano, nulla via Bergaraini, coll'obbligo dell'usufi'utto a di lui favore. Non 
contento di ci6, lo favori anche in morte, lasciandolo erede, con testaraento 
2 marzo 1601, Negli ultimi anni della sua vita era gottoso. 

Le case in via Bergamini furono vendute nel 1711 a Domenico Pino, per 
L. 31,850. 

Mori il 15 marzo 1601, e all'Ospodale pervenno una casa con giardino in 
P. Comasina, parrocchia di S. Simpliciano nel borgo dei Melegazzo, aflittata 
per L. 204. 

Gatti Francesco, di Giovanni Abbondio, fattore dell' Ospedale di 
S. Ambrogio, altro degli Ospedali aggregati all' Ospedale Maggiore, nel 1613, 
mentre era maestro di scuola nell' Ospedale di S. Dionigi , dove si curavano i 
figli tignosi, venne in soccorso delle miserie dell'Ospedale, col donare 02 doppie 
di Spagna, due doppie d' Italia e zeccliini 1444. Un anno dopo dono il credito 
di L. 5000 imp. da lui professato verso I'Ospedale coll'obbligo di corrispondergli 
vita durante L. 250 e alia di lui morte alia figlia Angela sordo-muta gli ali- 
menti. Quest' ultima gli premori. Fece una terza donazione nel 1624 nell' ira- 
porto di L. 1400. — Nella qualitii di fattore egli fu anche addetto agli Ospe- 
dali di S. Vincenzo e di S. Celso. 

Nel 1617, credendo di poter condune una vita tranquilla, si ritiro nel 
monaster© di S. Simpliciano, dell'ordine di S. Benedetto, in seguito alia dona- 
zione fatta da lui di L. 4000, ma vi rimase poco tempo, che le regole mona- 
stiche non erano per lui. 

Mori nell'aprile 162s. 

G-atti Isabella, di Gerolamo, vedova dello spagnuolo Giov. Francesco 
Butierez, di Cassano d'Adda, con testamento 2 novembre 1677, rogato Pietro 
Antonio Fagnano, istitui erede I'Ospedale, riservato I'usufrutto generale a Fa- 
brizio e Gerolamo fratelli Gatti, di Innocenzo, fratello della testatrice. La so- 
stanza da lei abbandonata fu di L. 14,000, valore di alcuni stabili a Cassano, 
i quali furono venduti nel 1710 a Giov. Battista Marchetli per quell' importo. 

G-avazzi Antonio, nacque a Valmadrera nel novembre 1815, dai 
coniugi Giuseppe Antonio e Luigia Verzi. Nelle scuole fu sempre o il primo 
tra i primi. Apprese I'arte serica negli opificii del padre che lo lasciu erede 
di hiuto censo. Fond6 col fratello Egidio la ditta fratelli Gavazzi, che doveva 
poi estendere i suoi rapporti commerciali colle principali piazze di Europa e 
d'America. E questo risultato e specialmente dovuto all'Antonio, ch6 ali'eta di 
soli 10 anni si reco in Inghilterra iniziando una nuova era commerciale c 
procurando uno sviluppo non indifferente alia sua azienda. Con previdente sa- 



— 04 — ' 

I 
gacia euro il commercio e la confezione del seme bachi. Tenne sempre lo redini j 

deirirainensa azienda in cui trovavansi occupate da 2000 a 2500 persona. L'in- ] 

dustria serica cesso di essere rimuneratrice, poi si fece perdente, ma ad onta 

di cio gli stabilimenti Gavazzi furono sempre tenuti aperti, impedendo che gli 

operai rimanessero senza lavoro. 

Affabile, cortese, generoso, non invano ricorrevano a lui i bisognosi, e nel 
dare, egli dissimulava sempre I'importanza dei favori per non creare nei benc- 
ficati un debito di gratitudine. E dovuta a lui ed al fratello Egidio I'istituzion*! 
della societA agricola. Fond6 un asilo a Valmadrera dotandolo di un capitale 
di circa L. 100.000. La musica ebbc in lui un cultore distinto. 

Mori celibe a Valmadrera, il 22 agosto 1885, lasciando il testamento 
l." agosto 1880, nel quale ricordo c benefico largamente tutte le persone ad- 
dette ai suoi stabilimenti e al suo servizio, assegn6 un ricordo a tutti gli operai 
e ai contadini da lui dipendenti, e fisso la intiera pensione a quanti si trova- 
vano addetti agli stabilimenti da oltre 20 anni. — Dcstino la somma di L. 100,000 
da distribuirsi fra i suoi parent! poveri. Anche in morte voile dare una testi- 
monianza del suo buon cuore e della sua beneficenza, destinando la cospicua 
somma di circa L. 400,000 a favore di opere pie e dei poveri, e cioe L. 2000 
annuo ai poveri di Valmadrera ; annuo L. 400 ai poveri di Bellano ; annua 
L. 300 ai poveri di S. Giovanni in Croce; L. 50,000 alia Congregazione di carita 
diMilano; L. 40,000 agli Asili di carita per I'infanzia; L. 60,000 all'Ospedale 
Maggiore; L. 40,000 agli Ospizii marini; L. 30,000 ai Riformatori pei giovani 
della Provincia di Milano; L. 10,000 al Buon Pastore; L. 10,000 alia casa di 
S. Giuseppe; L. 20,000 al Patrocinio dei pazzi poveri; L. 20,000 all'Ospedale 
Fate-bene-fratelli ; L. 40,000 ai Ciechi; L. 30,000 ai Sordo-muti della campagna. 

Nella occasione dei suoi funerali fu posta suUa porta della Chiesa questa 
epigrafe: 

Suffragi e preci — a Bio s'elemno per I'anima pia — di — Antonio 
Gavazzi — a setlant'anni rapito subitamente a sicoi cari — da tutti rim- 
pianto come fa da tutti amato — splendido esempio dell'onesto operare — 
dedicb I'eletto ingegno a commerciali imprcse — e n'ottenne onori e ric- 
chezze — da cui ebbero cospicuo vantaggio — le patr/e industrie nei difficili 
tempi — i poveri sempre. 

Gavazzi nobile Gaetana, nacque in Milano sotto la parrocchia di 
S. Nazaro, il 22 febbraio 1782, da Giuseppe e Maria Berti. Mori pure in Milano 
nella casa in Borgo di P. Romana al n. 4588, il 23 marzo 1843, d'anni CI, 
prescrivendo che sulla croce da collocarsi nel cimitero fossero scolpite queste 
parole: Qui giace Gaetana Gavazzi che dal nascere al morire fa xm solo 
soffrire. Donna eminentemente religiosa, condusse una vita tutta dedicata alle 
opere di pieta. — La sua sostanza di circa L. 15,000 fu raccolta dall'Ospedale 
erede di lei in forza del testamento 28 gennaio 1842. Ebbe uno zio, sacerdote 
Francesco Gavazzi, che fu rettore della soppressa Chiesa di S. Romano in Mon- 
forte e che mori il 18 dicembre 1821. 

Geranzani Pasquale, figlio di Giuseppe e di Maria Guerrina Ge- 
ranzani, mori il 3 dicembre 1709, nella casa in Milano via dalla Passarella 



J 



— 05 - 

al n. 101. disponondo doUa sua sostanza di circa L. 10,220 a favoro dell'Ospo- 
dale, con testamento 10 settenibre detto anno. Lego I'lisufrutto gonerale a t'a- 
vore della di lui madre. 

Pochi mesi prima di moriro riusci doliberatario in societA con nltii del- 
r appalto dei t^iti e spazii della citti di ragione del IJanco di Sanl'Ambrogio, 
come pure di quelli della R. direzione di finanza esistenti di contro la Chiesa 
del Carmine in P. Coraasina e della pesa e verdura sul Carrcbbio di P. Ticinese. 

'" Gerenzano G-iovanni Battista detto T'e??cr?. Fu ercde I'Ospe- 
dale nel 1501. L'ontitA della sostanza t'u di circa L. 15,000 compreso il valore 
di due scioslre a P. Tosa. 

Ghilio Carlo Antonio, di Francesco e l.aviiiia Novati, di Carza- 
niga, istitui erede rOspodale al quale pervennero alcunc case coloniche ed una 
casa da nobile in Carzaniga, nonche pertiche 275 di terra in Cernusco Lora- 
bardone. Sabbioncello e Cicognola, col vincolo di usufrutto a favore di Giulio 
Rairaondi, il quale mor'i nel giugno IGOO. Gli accennati stabili di Carzaniga fu- 
rono venduti dall'Ospedale nel 1600 a Giacomo Filippo Bellini per L. 70,000 
e quelli di Cicognola al prete Giuseppe e Gerolamo fratelli Perego per L. 5170 
(testamento 1." novembre 108-1, rogato Giovanni Gaspare Ghisono di IMilano). 
Mori nel 1680. 

Ghiziani Floderico, di Michele, milanese, marito di Giulia Bona- 
cina, della parrocchia di S. Nazaro in Broglio, niori il 20 raarzo 1667 e fu 
sepolto nella Chiesa di S. Fernio in P. Ticineso. Con testamento 26 febbraio 1667, 
chiamo erede 1' Ospedale Maggiore di Milano, legando alia moglie L. 300 per 
una volta in segno di araore, oltre quanto poteva spettargli in forza degli Statuti 
di Milano. 

L'importo della sostanza pervenuta al L. P. fa di circa mil. L. 27,077, 
nelle quali e compreso il valore di alcuni beni in Magenta, che furono venduti 
nel 1668 a Francesco Baletta per L. 23,441. 

Nessuna notizia si e potuto avere a riguardo del ritratto che si espone 
nella occasione della festa del Perdono. 

G-ianella iugegnere Carlo, nacque in Milano sotto la parrocchia di 
Sant" Eufemia, il 20 settembre 1778, dal dottor fisico Giacomo, medico di 
S. Corona, e da Anna Locatelli. — I primi suoi studii li fece nel collegio Ma- 
riani di Bergamo. Studio matematica prima a Milano, a Brera, poi all 'University 
di Pavia, dove, fu laureato ingegnere nel 1707. — 11 26 luglio 1802, comincio 
a prestar servizio provvisorio come ingegnere governativo, divenendo impiegato 
stabile nel 1803. nel qual anno ebbe dal governo I'incarico della direzione dei 
lavori del Sempione col titolo di ingegnere commissario direttoro delle strade 
militari del Sempione, incarico che egli disimpegno con plauso del governo. — 
Tre anni dopo fu nominato ingegnere capo della provincia di Milano, dove ri- 
mase fino al 1835, nel qual anno fu nominato aggiunto presso la direzione 
generale delle pubbliche costruzioni. Nel 1834 fu nominato dal governo Sardo 
cavaliere di S. Maurizio e Lazzaro, per I'opera da lui prestata in rappresentanza 
del governo austriaco nella costruzione del ponto sul Ticino a Boflalora. 



— 96 — 

Mori celibe , d' anni 85, in Milauo , il 5 ottobre 1803, nella casa di sua 
proprieta in via Sant'Eufemia al n. 4337, dove morirono altri due benefattori 
deirOspedale, la Marozzi Quadri Irene e il barone Colli Giuseppe. 

Fu erode di lui, in forza del testamento 23 ottobre 1859, I'Osped^e Mag- 
giore di Milano, il quale consegui una sostanza nitida di L. 325,810 colla proi- 
bizione assoluta del rilratlo. 

Leg6 L. 80,000 alia fabbrica del Duomo da convertirsi in opere di deco- 
razione e specialraente di statuaria, e L. 50,000 da distribuirsi ad alcuni suoi 
parenti. 

Lascio al nipote ingegnere Francesco Colombani i libri, gli stromenti di 
fisica e quelli ad uso di ingegnere, modelli, ecc. 

Fu il Gianella esecutore testaraentario del famoso astronomo Barnaba 
Oriani, che, com' e nolo, mor'i il G noverabre 1832. 

Ebbe tre fratelli, uno avvocato, un altro medico e un terzo impiegato, e 
tre sorelle. 

Griovio Griovanni G-erolamo, di Orazio, impiegato della tesoreria 
generale, dove presto servizio per 30 anni. Nel suo testamento 1.° agosto 1078, 
rogato Carlo Piantanida, leggesi quanto segue: 

« Essendomi poi state rappresentato dal M. R. don Carlo Ghioldi theologo 
dell'insigne collegiata di S. Nazaro in Broglio di Milano e da te notaro che 
fra le opere maggiormente care presso nostro Signore e piu meritorie sii quella 
di ricordarsi delli poveri, ne esercitandosi maggior carita a beneficio dei poveri 
quanto quella che giornalmente si fa a poveri nell'Ospedale, cosi consigliato ho 
istituito e instituisco mio herede I'Ospedale stesso. » 

Mori il 29 maggio 1679 e all'erede pervennero circa L. 25,500. 

Griudice nobile Alessandro Scipione, di Giovanni, di Tabiago, 
dove mori il 14 luglio 1710 e dove fu sepolto. — Senza figli e senza ascen- 
denti dispose della sua sostanza, del valore di circa L. 41,000, costituita da una 
casa da nobile e da pertiche 300 di terra in Tabiago, a favore dell' Ospedale 
Maggiore di Milano, riservato 1' usufrutto generale alia moglie Margarita Cu- 
rioni, la quale mori 1' anno 1753. — Gli stabili preaccennati furono nel 1803 
dati a livello al sacerdote Giuseppe Curioni per L. 1000 annue. 

Passo gli ultimi anni di sua vita a Milano. 

G-iudici nobile Antonio, figlio del dottor fisico Carlo, esercito dap- ; 
principio I'avvocatura, poi , abbracciata la carriera degli impieghi, disimpegn6 
contemporaneamente sotto il governo italico le due cariche di segretario di 
pubblica beneficenza e del ministero del tesoro. Cessato il governo italico, con- 
tinue nella carriera amministrativa, e fu nominato dapprima vice-segretario, 
poi segretario, indi consigliere di governo e flnalmente prefetto del Regio Monte 
Lombardo Yeiieto. Dopo avere disimpegnato per tanti anni tali cariche da ma- 
gistrate integerrimo, unendo alle molte cognizioni legali una noii comune at- 
tivita di lavoro portato fine alio scrupolo, ottenne la collocazione a riposo o si 
ritir6 nella sua villeggialura a Villalbese, a terminarvi in pace i suoi giorni. 
Nella calma della vita privata pote mostrare vieppiii le belle qualita deiranimo 
suo, soccorrendo in ogni modo i poverelli che a lui ricorrevano. 



— '^7 — 

Mori in Villalbese il 7 aprile lsr)S. d'anni 7f^, istitiiondo erode la nioglio, 
Marianna PoUiiii. e legaiulo aU'Ospedale Maggiore alcuni beni in delto Comune, 
non clie tutti i libri da lui posseduti, lascito del valore complessivo di L. 38,12'i 
austr. circa (testamento 28 niaggio 1S57). 

Si ha il ritratto eseguito da Antonio Cajmi. 

* Giussani marcho.-=e Federico. Nel 1G75 dono L. 10,200. 

* Giussani Giovanni, regie fiscale, niori nel 1550 o con testamento 
10 novembre 1553 i^-titui erede diuseppe Giussani di lui nipote, ex frate, e i 
suoi discendenti in via fedecommissaria e con sostituzione a favore dell' Ospc- 
dale per una terza parte della sua sostanza, in niancanza di chiamati. II Giu- 
seppe mori senza discendenti, per cui si e verilicato il caso a fiivore dell'Ospe- 
dale, il quale consegui una sostanza di circa L. 197,000, costituita dal valore 
di alcuni stabili in Sforzano e di una casa in S. Maria Podone (istromento 
1 marzo 1580, rog. Premenugo). 

Giussani Michele, nacque il 15 dicombre 1708 da Carlo Antonio 
e Piorsani Ant nia. Rimasto vcdovo in prime nozze di INIargherita Cattaneo, 
spos6 in seconde nozze Luigia Manzotti. 

Cesso di vivere in Milano il 18 aprile 1873, d' anni 75, nella casa in via 
Cornacchie N. 4. Per molti anni tenne, in comunione colla moglie, negozio di 
mercerie sulT angolo della piazza di S. Giovanni Laterano. 1/ anno 1871 dono 
airOspedale Waggiore qualtro case d'affitto in Milano del valore di L. 171,260.02, 
le quali per le passivita afticienti scesero a sole L. 00,200 circa. 

Si ha il ritratto eseguito dal De Albertis, ritratto clie fu esposto per la 
prima volta vivente il Giussani. 

Giussani sac. Pietro Francesco, figlio di Giovanni Battista, 
che fu negoziante d'oro e d'argento, e di Clara Maggi, mori d'anni 72 il 28 set- 
tembre 1750, e con testamento 3 febbraio 1752, rog. Carlo Giuseppe Lomeno, 
che porta in testa queste parole — Miserere met Deus — e al quale assistette 
nella qualita di testimonio il celebre chirurgo Bernardino Moscati, istitui erede 
r Ospedale colla proibizione di fargli il ritratto. 

La sostanza da lui abbandonata fu di L. 79,000 circa, costituita da case 
in Milano, da una pezza di terra e casa in Arona e in Angera, da pert. 30 di 
terra in Corbetta, vendute nel 1700 a Rosate Lodovico per L. 3650, dalla mo- 
biglia di casa e dal danaro giacente in cassa. Gli stabili in Arona furono ven- 
duti dair Ospedale erede a Stefano Contino nel 1700. 

Grancini sacerdote Giovanni Miaria, figlio di Giovanni Andrea, 
fu tesoriere del Luogo Pio della Imraacolata in S. Francesco, la cui sostanza 
venne concentrata nel Luogo Pio degli Esposti nel 1781. Non aveva cura 
d' anirae, che si liraitava aila sola celebrazione della Messa. Negli ultimi anni 
della sua vita, per forte indebolimento della vista, aveva ottenuto la facolta 
di dire nei giorni festivi la Messa votiva della >Lidonna, e nei giorni feriali 
quelia dei defunti. 

Mori il 30 giugno 1800, e con testamento 10 dicembrc 1790, istitui erede 
r Ospedale Maggiore. 

7 



— 9« — 

La sostanza venno divisa in via di transazione e indipendentemente da 
una speciale disposizione per due terze parti all' Ospodale e per I' altro terzo 
ai parenti piii ])rossiini del testatore, fra i quali un fratello di lui, cameriere. 
L'Ospedale percepi lire 132,210. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Battista Perabo. 

Grasselli sacordole Carlo, nacque ad Arosio nel 1831, da Giacomo 
e da Pozzoli Maddalena. Studio tcologia nel Seminario di Milano. Fu promosso 
al presbiterato nel 1855. Presto servizio per tre aniii nella qualita di coadiutore 
nella Chiesa di Parabiago, e per sette anni airOrfanotrofio maschile di Milano 
nella qualita di vice rettore. Nella occasione della invasione colerica del 18G5 
fu nominate assistente spirituale nella casa succursale dell' Ospedale Maggiore 
detta dei Nuovi Sepolcr? ; dove riraase al servizio dei malati contagiosi fino 
al 1871, nel quale anno fu norainato coadiutore dell'Ospedale, pur continuando 
a prestar servizio nel coinparto contagiosi. Nel novembre 1880 fu promosso al 
posto di rettore, posto die egli occupa tuttora con plauso generale. 

Ben provveduto di censo, generoso, araante del bello e di tutto quelle 
che tende al miglior decoro della Chiesa, egli intervenne varie volte con elar- 
gizioni di arredi sacri e di danaro a favore della Chiesa dei Nuovi Sepolcri al 
Foppone, dell'Ospedale Maggiore e dell'Ospedale Ciceri. — Sarebbe troppo lunga 
la numerazione che se ne volesse fare. Intanto le invetriate dipinte della Chiesa 
dell'Ospedale Maggiore sono state fatte eseguire da lui con una spesa a totale 
suo carico non inferiore alle L. 12,000. Provvidde alia doratura generale del- 
rOratorio dell'Ospedale Ciceri, e somministro alio stesso a sue spese un pallio 
di marmo. Nel 1883 dono una carrozzella a tre ruote ad uso dei bambini in- 
fermi, ecc, ecc. Ci auguriamo che una fonte tanto benefica non si esaurisca. j 

Grrasselli Francesco, era flglio di Giovanni Andrea ed Elisabetta ■ 
Cardani, alia quale lego 1' usufrutto generale della sua sostanza. Furono eredi 
di lui per un quarto la moglie Enrichetta Susani De Platis e per tre quarti 
rOspedale Maggiore di Milano, in forza del testamento 14 luglio 1513, rogato 
Giulio Rovida di Milano. — Lego ad una figlia naturale, d' anni 8, una pezza 
di terra da lui posseduta al di la del Redefosso di P. Romana. La sostanza da 
lui abbandonata si avvicino alle L. 14,000. 

G-rassi Francesco, di Pietro Antonio e Laura Balsami, altro dei 
discendenti dei feudatarii di Pogliano, dottore in ambo le leggi, cardinale create 
da Pio IV, fu governatore di Bologna, presidente del magistrate delle entrate, 
senatore, e capitano di giustizia in Siena. Si distinse nel Concilio di Trento e 
fece I'orazione in onore di Carlo V imperatore. Mori applaudito giureconsulto 
nel 1564. 

Leg6, con testamento 3 settembre 1564, all' Ospedale scudi 200 d' oro ej 
sostitui quest' ultimo ai di lui eredi Pietro Antonio e Ippolito fratelli GrassiJ 
suoi figli naturali legittimati, nel caso in cui fossero morti senza discendenti. 
La sostituzione si e verificata 1' anno 1592, perche I'unico figlio che lasci6, il| 
Pietro Antonio, niori senza discendenti nel 1591. 

L'Ospedale consegui pertiche 3376 di terreno del valore di circa L. 452,431, 
compresa una possessione denominata Resentera, in Locate, die piii tardi fuj 



— 09 — 

venduta alia contossa Lasso De Castiglia, clio alia sua volia istilui credo TOspo- 
dale, ritornandogli la suddetta possessione. 

Havvi il ritratto, lavoro di Cainillo Serbelloni. 

Gravenaghi Antonio Maria, di Angelo Maria, ragioniere del 
Municipio di Milaiio, inori il 2S aprile 1775. Gli eredi di lui rilasciarono nol- 
ottobre detto anno 11 capitale di L. 170,000. 

II Capitolo ospitaliero, prese il IS dicembre 1775, la seguente deliberazione: 

« Rappresentatosi dal sig. conte Giulini delegate come ritonuto il vitalizio 
« sopra il capitale di circa L. 170,000 nello scorso mese di ottobi-e fatto a 
« favore di questo Ospedale dagli eredi del sig. rag. Gravenago, stimerebbe 
« che ad effetto di aniraare anclie altri benefattori si potesse ordinare venisse 
« fatto al detto sig. Gravenago il ritratto in piccolo, ecc. » 

Non si hanno notizie deH'autore del ritratto. 

G-ravenaglii sacerJote Grerolamo, canonico della Collegiata di 
S. Tomaso, figlio di Angelo Maria, per dimostrare la sua particolare pieta ed 
attaccamento all'Ospedale e giovare ai poveri infermi e assecondando anche la 
pia intenzione del suddetto di lui fratello Antonio Maria, verso nella cassa di 
quest' ultimo, nel 1775, la somma di L. 260,000 contro 1' annuo vitalizio del- 
I'interesse del 4 1(2 per cento a favore di lui, e delle sorelle Maria Teresa e 
Maria Domenica e col peso di varii legati dopo la cessazione del vitalizio. 

Mori d'anni 93, I'S gennaio 1803 e fu sepolto nel cimitero di P. (^omasina, 
dove lo ricorda questa iscrizione: 

Requiem ceternam — per il fu Gerolamo Gravenaghi — morio li 8 gen- 
naio 1S03 d'anni 93 — canonico — delfa Collegiata di S. Tomaso — In 
tet^a amara — Giamhattista Pirovano — e — Giuseppa nata Zoina — 
consorti ed eredi — in segno d'animo gralo. 

G-remigna G-erolamo, sergente maggiore, figlio di Giovanni Bat- 
tista, railanese, morl celibe, I'S ottobre 1676, istituendo erode, con testamento 
7 settembre 1G75, I'Ospedale Maggiore di Milano, per i poveri che in esso si 
curano dai morbi, e non per la fahbrica. 

Dispose di un legato a favore di due figli naturali avuti da donna libera. 
Di questi, uno si fece religioso regolare del minori osservanti di S. Francesco, 
I'altro di nome Carlo Francesco fu, dietro una conforme disposizione del bene- 
fattore, amraesso negli uffici dell'Ospedale nella qualita di ricevitore dei poveri, 
ma dovette nel 1712 essere licenziato , perclie faceva arbitrariamente pagare 
ai poveri una tassa per le fedi raortuarie che loro rilasciava. 

L'importo della eredita si puo ritenere di L. 20,000, somma che va au- 
mentata di altre L. 9000 dal testatore versate nella cassa del L. P. a titolo 
di vitalizio. 

Si ha il ritratto che deve essere pervenuto colla erediti, non trovandosi 
registrata .sui mastri la spesa. 

Greppi conte cavaliere Giacomo, mori a Casatenuovo il 17 no- 
vembro 1820, d'anni 72. Delia sua sostanza istitui eredi i nipoti e uu fratello. 
All'Ospedale lego, con testamento 4 maggio 1810, L, 100,000, all'Ospedale 



— 100 - 

Fate-benc-fratelli L. 20,000, ai poveri della parroccliia di S. Fraiicosco di Paola 
L. 6000, ai LL. PP. Elemosiniori e L. P. della Stella e L. P. Triulzio L. 5000 
per cadauno, airOrfanotrofio di Amburgo L. 3000 milanesi. 

In vita (lono all'Ospedale alcuiio cartelle del Monte Napoleone per il valore 
nominale di L. 5SG1. 

Mantenne a sue spese dei chierici riel Seminario maggiore. 

Havvi il ritratto eseguito dal Serangeli. 

Grioni ragioniere Carlo, abitava in una casa civile di sua propriety 
annessa alia cascina Casotto, frazione di Correzzana. Mori il 4 novembre 1851, 
e fu erede il fratello, ingegnere Paolo Grioni. Lascio una sostanza lorda di 
L. 140,679 e un passive di L. 53,506 e quindi un'attivita nitida di L. 87.173. 10. 
Lego all'Ospedale L. 10,000 sempreche fosse morto senza moglie e figli, cio 
che avvenne (codicillo 10 marzo 1851). 

Grualini G-iovanni Battista, di Giuseppe. Mori nell'Ospedale 
dove fu curato nell' ultima sua malattia, il 13 settembre 1715. — Non lascio 
figli e viveva separato da parecchi anni dalla moglie Maddalena Belloni. — 
L'Ospedale fu largamente compensato delle cure prodigategli col legato da lui 
disposto di una casa in Milano, parrocchia di S. AHto di P. Ticinese, che fu 
venduta nel 1757 a Baldassare Cattaneo per L. 8010 imp. e della meta. pro- 
prieta di alcuni stabili in Orta. (Testamento 4 settembre 1715, rogato Giovanni 
Battista Della Porta di Milano). 

Guerrini Enoch. Gaetano, negoziante, nacque sotto la parroc- 
chia di S. Stefano, il 4 agosto 1763, dai coniugi Pietro e Maria Bussola. Mori 
il 24 settembre 1816 in Milano nella casa di sua propriety in via Stampa al 
n. 3868. — Con testamento 31 ottobre 1806, chiamo erede I'Ospedale dell'utile 
dominio della suddetta casa in via degli Stampa al n. 3868 che era di diretto 
dominio dell' Ospedale e della casa detta la Saponera in via Quadronno al 
n. 4472, 4473, 4474, ora ai n. 16, 18, 20 coU'obbligo di pagare L. 8700 a 
jMarianna . . . . (E taciuta la parentela nel testamento). Quest'ultima casa fu 
venduta nel 1824 a Giuseppe Villa. L'Ospedale dovette fare una transazione 
coi parenti pagando loro L. 2978. 95, per modo che consegui non piu di 
L. 20,692 italiane. 

Egli lascio scritto in un libro di memorie queste notizie storiche: 

« 1814, 20 aprile. — II di 20 aprile Francesco Prina, ministro di tutte le 
finanze del Regno d' Italia, che aveva fatto tanto male all' Italia per secondare 
i voleri di Nicolo Buonaparte (sic) che si faceva chiamare Napoleone Bonaparte 
il Grande, che Iddio mando per castigo degli uomini, e che si faceva chiamare 
il re dei re, ed imperatore dei francesi, che fu vinto, scontitto e ridotto in 
ischiavitu. II Prina suddetto fu strascinato per Milano nudo ed ammazzato a 
pugni e calci e porcosse ed il di lui cadavere sepolto come un cane. » 

« 1814, 28 aprile. — Vennero li tedeschi in Milano e ci liberarono dai 
perfidi francesi, di quella maledetta nazione che tanto ha oppresso tutti li popoli 
della terra, e ci portarono I'abbondanza, la liberta (!?) e la religione ed il buon 
ordine e ci levarono tante imposizioni. Si partirono quel maledetti francesi ! 
che Iddio li perdoni tutte le sue ribalderie, disonesta, scandali, sovversioni dai 



— lol — 

biioiii costunii dolle raga/ze e dello iloiiue altrui o d\ tutU li loro ladrocinii o 
del loio nefando governo. » 

Inzaghi IDaria detta Ccsarinaj vedova del cominerciante in filati, 
Giovanni Aiuiroa Lisoati, mori il 1." dicenibiv IGOl, solto la parroccliia di S. Vito 
al Pasquirolo, lasciando ere'io rOspedalo ^lajrgiore, il quale consegui una casa 
in Milano e diversi croditi.. ^'en^e nella tleterininaziono di favorire I'Ospedale 
dopo che le premori Tunica figlia Clara. (^Testaniento 20 febbraio 1501, rogato 
Filippo Pcrogo). 

Jacchini sacerdote Carlo , professore nel collegio di Gorla Minore, 
figlio di IJattista, con atto 10 settenibre 1845, rogato Borsani, don6 all'Ospedale 
austr. L. 10,000, coli'obbligo di accogliere nella Senavra una di lui i>orclIa che 
trovavasi ricoverata nello stabiliniento Rossi in via Fontana. 

■ Jamotti Griuditta, nacque sotto la- parroccliia di S. Maria Segreta, 
il 25 sottombrc ITGl, dai coniugi Giacomo Antonio e Angiola De Giovanni, o 
mori nubile il 5 novenibre 1841, in Milano nella casa in via del Cordusio al 
n. 2434, veuduta a livello dalla testatrice ad un signor Siraonetta. Istitui erede 
I'Ospedale, che consegui una sostanza di austr. L. 37,GG4, non tenuto conto di 
L. SOOO da lei donaio. 

In vita consegno alia sagrestia della sua parrocchia 1' iraporto per i di lei 
funeral i. 

Sia il padre che la raadre di lei morirono d'anni 57. Quantunque il suo 
patrimonio, che le pervenne da un fratello fabbricatore di cioccolatta, e da due 
sorelle, fosse modesto, ella non si tratteneva dal convertirne i redditi in con- 
tinue beneficenze. 

Si ha il ritratto. eseguito da Cesare Poggi. 

Jani Teresa, figlia di Gioachimo, tesoriere dell'Ospedale, e di Antonia 
D'Adda, sorella del Gaetano Jani, altro benefattore dell'Ospedale, raori nubile, 
d'anni G3, in Milano, nella casa in liorgo di P. Orientale al n, GG2 e con te- 
stamento 15 febbraio 1814 e codicillo 24 maggio 1815, istitui erede il fratello 
Gaetano e i figli di lui, con sostituzione a favore dell'Ospedale nel caso in 
cui r erede fosse niorto senza figli. Cio che avvenue e che lascio luogo alia 
sostituzione a favore dell' Ospedale stesso, il quale consegui una sostanza di 
L. 34,73G. 

Lambertenglii Faustina, di Giovanni Stefano, vedova di Giu- 
seppe San Giuliani, che fu tesoriere del monastero delle raonache convertite, 
ebbe un unico figlio, il quale, assentatosi dalla famiglia, non diede piu contezza 
di se. — La povera donna, colta da una grave e lunga malattia, che pur troppo 
pronostic6 essere rultima, fece il testamento 14 marzo 1G14, rogato Giovanni 
Baitista Marliani, nel quale istitu'i erede I'Ospedale, col patto che se fosse com- 
parso il detto suo figlio, fosse a lui rinunciata la eredita. — Dopo 8 anni dalla 
morte della testatrice, avvenuta nell'ottobre 1G14, 1' Ospedale ando al possesso 
della eredita non essendo comparso I'assente. 

La sostanza lorda risulto di L. 55,000, ma scemo di inolto per i legati 
che I'aggravarono. 



— 102 — 

Lambot G-iovanni Francesco, dottore in legge e maestro di 
scuola, figlio di Giovanni Battista, francese , vcnne a Milano nel 1792, dove 
fermo la sua dimora rendendosi cos'i emigrato e come tale dichiarato dal go- 
verno francese. — Negli ultimi anni della sua vita al)itava in via Brisa, nella 
casa Arconati, ora Delmati , dove risiedette il maresciallo Radetski. Mori il 
25 aprile 1813 e con testanionto, fatto sette giorni pi;ima, istitui erede I'Ospedale 
al quale pervenne una sostanza nitida di L. 10,514 italiane. 

Lampugnani -A.ntonia , figlia del capitano Giuseppe , con atto 
9 settembre 1775, rogato Giovanni Battista Bazetta, cedette all'Ospedale la 
somma di L. 30,456, contro I'assegno vitalizio dell'interesse del 4 3[4 per cento. 

Lampugnani Visconti nobile Attilio, figlio del capitano Tran- 
quillo e di Anna Maria Bossi, fu altro dei sessanta decurioni della citta di Milano 
e decano, giudice delle strade e delle vettovaglie, e altro dei governatori del 
Banco di Sant'Arabrogio. Fu deputato dell'Ospedale negli anni 1720, 1721, 1724, 
1725, 1728, 1729, 1734 e 1735. Sposo in prime nozze Livia Arconati, vedova 
del marchese Cai^lo Lonati, cd in seconde nozze Paola Odescalchi, vedova di 
Pietro Paolo Raimondi, figlia del nobile Giovanni Battista e di Celidonia Corti. 
Ebbe tre figlie cbe gli premorirono. 

Mori d'anni 86, il 2 aprile 1757, pressoche cieco, lasciando con testamento 
23 maggio 1756, il suo avere all'Ospedale Maggiore che raccolse una sostanza 
di circa L. 250 000, compreso il valore di una possessione a Cassano Magnago, 
venduta insieme ad alcuni pezzi di terra in Orago nel 1783, al sacerdote An- 
tonio Bonomi per L. 269,100 e pertiche 80 di terra in Legnano, vendute 
nel 1768 a Beltrami Francesco per L. 5710 imp. 

Con un testamento di data anteriore aveva istituito erede I'anima sua, e 
per essa la Causa Pia per I'erezione di una casa di correzione. E fu solo dopo 
di avere conosciute le angustie dell' Ospedale, e dopo di avere interpellato 
I'Arcivescovo di Milano Cardinale Pozzobonelli, che si indusse a istituire suo 
erede 1' Ospedale. II testatore accenna poi anche ad una inspirazione interna 
avuta da Dio. 

Voile essere sepolto in un oratorio a Legnarello dedicate alia Beata Ver- 
gine, al quale lego il suo abito di velluto da convertirsi in una pianeta o in 
un pallio. 

Lego L. 150 annue in perpetuo al L. P. di S. Corona. Fu suo esecutore 
testamentario il Cardinale Pozzobonelli, al quale legava annualmente due brente 
di vino bianco o rosso del migliore de' suoi possedimenti, vita natural durante. 

Nessuna registrazione ai mastri di contabilita a riguardo del ritratto che 
si espone nella occasione della festa del Perdono. Pero da una memoria por- 
tante la data 25 aprile 1757, risulterebbe che venne autorizzato il conte 
Aliprandi, altro dei deputati del Luogo Pio, a pagare al pittore Cerutti la 
mercede per il ritratto. 

Lampugnani Carlo Martino, figlio di Carlo Francesco, altro 
benefattore dell'Ospedale, e dottore in legge, mori a Golasecca in causa di un 
improvviso sbocco di sangue il 20 giugno 1779, lasciando erede I'Ospedale , il 
quale consegul L. 109,80.6.6, (Testamento 19 giugno 1779). 



— 103 — 

Lampugnani Fortunate, fidio di Antonio e di Antonia Marti- 
nazza, tenne (ioniicilio in Milano nolla casa in via S. Protaso ai monaci al n. 1718. 

Mori alle Cascinette di Lnpagnano il 21 settembro 1834, lasciando all'Ospe- 
dale un legato di L. 63,894. 85 valore dei beni di Lngagnano, della estensiono 
di pertiche 304. 23. Furono eredi il nobile Pietro Mojana figlio di nna di lui 
sorella, la nobilo Luigia Lampugnani, vedova Isimhardi, o la nobilo Maria Lam- 
pugnani vedova Ivosnati , Teresa Caccianiga, Antonio Lampugnani figli di un 
di lui fratello, Maria o Giuseppa Kenzi, figli di una sorella, Carolina e Rosa 
sorelle Delfino, figlie di una nipoto (testamento 21 gennaio 182G). 

Si ha il ritratto. lavoro di Pietro Narducci. 

Lampugnani Francesco Maria , dei conti e feudatarii di 
Trecate, nacque a Legiiano nel settembre 1053 da Oldrado e Lucrezia Cam- 
biaghi. Fece gli studii superior! a Pavia, nel collegio Borromeo. Nel 1077 spos6 
Maddalena Figini, figlia del capitano Paolo e di Gerolama Capra portando in 
dote scudi 9000. L'anno 1090 venne nominate capitano della milizia urbana di 
Milano, poi giudice delle vettovaglie della cittti e ducato di Milano, indi altro 
dei quaranta del tribunale della inquisizione. Coperse la carica di assistente 
regio del Capitolo della fabbrica di S. Magno in Legnano , di giudice delle 
strade di Milano e del ducato. Fu altro dei sessanta decurioni della cittu di 
Milano. Deputato dell'Ospedale negli anni 1094, 1719 e 1720, protettore laico 
del monastero di Sant'Agostino di Milano e di S. Clara in Legnano, altro dei 
governatori del Banco di Sant'Ambrogio. Nel 1715 la citta di Novara gli confer! 
la cittadinanza novarese. 

L'origine di questa famiglia nobile si fa risalire fino ad Andrea Lampu- 
gnani, arcivescovo di Milano nel 905. 

Mori il 21 giugno 1729, d'anni 70, lasciando il suo avere di circa L. 300,000 
aU'Ospedale Maggiore di Milano, con testamento 30 settembre 1717 e codicillo 
23 raaggio 1729. Pervennero con questa erediti pertiche 729. 12. 10 di terra 
in Legnano, le quali furono vendute nel 1800 al marchese Carlo Cristoforo 
Cornaggia per L. 124,050 e coU'obbligo di corrispondere annualraente brentc 
due di vino bianco ai PP. Cappuccini di Cerro; e una grossa possessione in 
Trecate, acquistata dagli avi di questo benefattore nel 1437, per vendita loro 
fatta dal duca Filippo Maria. Questi ultimi beni e un'osteria in Abbiategrasso, 
donata nel 1412 ai Lampugnani dallo stesso duca Filippo Maria, furono vendute 
nel 1732 al marchese Giorgio Clerici per L. 160.000. 

Dispose di essere seppellito nello stesso luogo dei poveri che muoiono nel- 
rOspedale e non gia nel sepolcro della sua famiglia in S. Maria del Carmine. 
Di conformita a questa sua disposizione venne deposto con cassa di piombo e 
sopracassa di rovere sotto I'altare della Chiesa del detto Ospedale. 

Fece il ritratto Arcangelo Bellotti. 

Lampugnani nobile Giacomo Francesco Bartolomeo, 

figlio di Gerolarao e di Aurelia Fossati, sposo in prime nozze donna Teresa 
Landriani e in seconde nozze, il 13 aprile 1720, donna Barbara Pionni vedova 
Confalonieri, colla quale era stretto da vincoli di parentela in terzo grado. Pare 
che quest' ultima dama, all'eta di anni 27, si sia indotta a sposare il Lampu- 



— 101 — 

gnaiii, d'anni 76, in considerazione delle larghe promesse clie le erano state fatte 
dallo sposo specialmente per aiutare una famiglia nobile in decadenza e i figli 
della sposa in numero di nove, promesse clie il Lampugnani aveva bensi man- 
tenute in un suo primo testamento, ma alle quali nianco, dimenticandola affatto 
in un testamento posteriore. Vi suppli TOspedale, erede di lui, con un vitalizio. 

Mori a S. Vittore di Legnano, il 11 gennaio 1732, d'anni 88, scrivendo 
erode il dctlo Ospedale, che raccolse una so.stanza di L. 200,000, compreso il 
valore di due case in Milano in Borgo della Slolla, contigua al L. P. omonimo 
e un'altra sul corso di P. Orientale, dirimpetto alia Chiesa di S. Babila. Fu 
sepolto nella Chiesa dei Padri Cappuccini di Cerro. 

Leg6 alle Comunita di Cerro, Cantalupo e S. Vittore, L. 100 per ciascuna, 
in reintegrazione dei danni che puo aver lore cagionati nel cacciare. Lego 
inoltre scudi 100 alia fabbrica della nuova Chiesa di S. Francesco da Paola. 

Si ha il ritratto pervenuto colla eredita. 

Lampugnani Oiulio Cesare, di Francesco Bernardino, pos- 
sessore di una sostanza di circa L. 250,000, e non avendo irapegni di famiglia, 
dispose della soraraa di L. 60,000 a favore deU'Ospedale, da pagarsi mediante 
rilascio di effetti della sua eredita, cio che avvenne il 23 febbraio 1632. 

Mori rS higlio 1030, lasciando erede il L. P. di S. Giuseppe di P. Nuova, 
con testamento fatlo due giorni prima. 

Lego L. 30,000 al L. P. della Pieta in S. Barnaba, al quale successe il 
L. P. degli Esposti nel 1781. 

Xjampugnani G-iuseppe, di Giovanni Battista e Margherita Ca- 

stiglioni, raor'i seaza figli il 4 ottobre 1094, chiamando erede universale I'Ospe- 
dale Maggiore di Milano, col vincolo dell' usufrutto generale a favore della di 
lui moglie Angelica Ferrari, la quale, rimasta vedova, sposo il marchess Sforza 
Pallavicino. — La sostanza pervenuta al L. P. consistette in una casa civile 
in Figino con annesse pertiche 100 di terreno, in tre case in Milano in S. Vito 
al Carrobbio, vendute nel 1712 a Gerosa Giuseppe per L. 10,050, S. Pietro 
in Camminadella, venduta nel 1704 per L. 10,025 a Giacomo Filippo Fortunate, 
dal quale riiorno di nuovo all'Ospedale per dato in paga e a Sant'Euferaia, ven- 
duta nel 1699 per L. 6000 imp., e in pochi beni in Casarile. 

Fu deputato della confraternita del SS. Sacramento nella Chiesa di San- 
t' Eufemia. 

Voile essere seppollito nella Chiesa di S. Maria delle Grazie, nel sepolcro 
della sua famiglia. 

Havvi il ritratto, lavoro di Giacomo Santagostino. 

Lampugnani Ippolito, figlio di Giovanni Ambrogio, mori sotto la 
parrocchia di Sant'Alessandro, il 4 maggio 1001, lasciando il testamento 16 ot- 
tobre 1600, col quale lego all'Ospedale un diretto dominio coU'annuo canone 
di L. 1800 che gli si pagava dall'Ospedale stesso assentato sopra pertiche 929 
.di terra in Coruegliano. 

Lampugnani nobile Vitale, di Giovanni Battista, milanese, marito 
della nobile Margherita Triulzi, figlia di Pompeo, mori senza figli il 18 aprile 1689, 



— 105 - 

d'anni GO e fii sopolto nella Cliiesa dello monaclie dol nionastoro di Sani'Aii- 
tonio da Padova di Milano. 

Fu eredo di lui, in forza del testamento 2S pennaio IGSS, I'Ospedalo Mag- 
giore, die consopui aiiclie in via di transazioiie L. 37,000 col peso di alcuni Icgati. 

Francesco Bellotti lo iitratt6. 

Lanti Luigi, gioielliere, e iiegli ultimi aiuii di sua vita reddittuario, 
nacque il o settonibre ISOl, a Husto Arsizio, dai coniugi Francesco Antonio, 
caffettiere, e Anna Bonsignori. Ebbo un solo iVatello di nome Giacomo, che gli 
preraor'i e al rpiale fece larghe sovvenzioni. Refrattario alia leva, dovette pa- 
gare nel 1S;5S l:i niulta di L. 344. 83. 

Mori in Milano il 5 niarzo 1879. 

Fu erede di lui I'Ospedale Miggiore in forza del testamento 19 raarzo 1805. 

Ai suoi tempi godeva fania distinta nel suo mestiere ed era tenuto in alta 
considerazione. 

Lasostanzada lui abbandcnata fu di L. 30,930 nelle quali entrano L. 10,890, 
ricavo di gioie die egli ebbe a conservare fino alia morte. 

Si ha il ritratto eseguito da Giuseppe Parera. 

Lasso De Castiglia Trivuizi contessa Margherita, era 

figlia di Pietro e donna Polissena Unganada, vedova del conte Carlo Trivuizi, 
cavallerizzo raaggiore dell'imperatore Rodolfo. 

Mori d'anni 75, il 24 luglio 1G17, chiamando erede con testamento 8 lu- 
glio 1615, coU'onere di diversi legati di culto, I'Ospedale, al quale pervennero 
circa pertiche 3300 di terra, che erano state da lei comperate dall' Ospedale 
stesso colla intenzione di ridonarle p:)i in eredita. 

Prescrir,se che il suo cadavere fosse seppellito nella Chiesa interna di clau- 
sura delle monache di S. Lazzaro di ililano dell'ordine di S. Domenico, di con- 
formita alia licenza datale dal generale di detto ordine e dal Card. Arcivescovo. 

Dispose poi che le sue persone di servizio dovessero vestire 11 lutto, secondo 
le prescrizioni fatte da lei. 

Con diploma, datato dall'Escuriale in Ispagna, il 12 aprile 1571, il re Filippo 
fece a questa dama un assegno vitalizio annuo di scudi 2000 sulle entrate 
dello Stato, in conteraplazione del matrimonio cho ebbe a contrarre col conte 
Claudio Trivuizi, e in benemerenza dell'aflFetto professato fino dalla tenera eta 
alia regina Anna sua consorte. 

Fu ritrattato da Alfonso Pozzobonello. 

T_.attuada nobile JPietro. Suo avo Pietro Antonio o il padre Fede- 
rico, furono banchieri. Uorao bizzarro, ma onesto e generoso. Servi cinquant'anni 
nell'armata austriaca, dalla quale si ritir6 col grade di capitano con autorizza- 
zione di indossare 1' uniforme di maggiore. 

Mori il 21 giugno 1819, d'anni 83, nella casa di sua proprieta sul piazzale 
della Chiesa di S. Nazaro al n. 4G42. Voile che il feretro fosse accompagnato 
da un battaglione di soldati da retribuire con doppia paga a carico della sua 
eredita. 11 di lui cadavere fu trasportato e sepolto nel ciinitero di Canonica. 

Le disposizioni testamentarie di que.sto benefattore, in data '^0 febbraio 181G 
10 giugno 1819, suscitarono del chias.so in Milano, perche, mentre con due 



— lOG — 

testament! aveva istituito erede I'Ospedale Mapgiore , con un' ultima carta lo 
privo della eroditci legandogli sole L. 100,000. La sorpresa e le dicerie per tale 
cambiamento, furono assai vive in Milano , anche perche il cambiamento av- 
venne in causa di raggiri di un tale, resosi padrone dell'anima e della volenti 
del testatore. La Kappresentanza ospitaliera promosse causa per nullita del te- 
stamento avanti il tribunale nulitare, trattandosi di un militare, ma sgraziata- 
mente il giudizio fu sfavorevole al L. P. 

Favori anche il L. P. Triulzio con un legato di L. 20,000 e rOrfanotrofio 
raaschile con un legato di L. 10,000. 

Lascio un patrimonio di circa L. 1,300,000 che fu raccolto dai figli del 
conte Luigi Settala, gran maestro delle cerimonie nel R. Lombardo Veneto. 

Si ha il ritratto, eseguito dal Palagi. 

* Lavezzari Ferrante. Legato di L. 18,000 nel 1G02. 

Lecchi nobile Griacomo. Era questi il padre della nobile Luigia 
Lecchi che sposo il nobile Paolo Greppi, altro benefattore dell'Ospedale, e che 
fu erede di lui coU' onere di un legato di L. 20,000 ital., all'Ospedale stesso, 
giusta il testamento 2 aprile 1816. 

Fu sepolto nel cimitero di P. Orientale, dove fu posta una lapide con 
questa iscrizione: 

Jacobo fil. Karoli — Tribuni viilitum M. Theresice Augusta; — Leiico 
■ — qui — justitia comitate — cams omnibus — xix. ann. LXXVII M. IX 
D. XXVII — decessit MDCCCXVI — Aloysia filia — patri indulgentissimo 
— cum lacrimis posuit. 

Lecco Giovanni, di Fabrizio , istitui eredi i nipoti Antonio e Gio- 
vanni Fabrizio fratelli Baradelli, con un legato di scudi 2000 all'Ospedale, con 
testamento 8 settembre 1G30, rogato Giovanni Battista Riva. 

Legnani !Pietro Francesco, figlio di altro Francesco, fu de- 
putato della compagnia del SS. Sacramento nella Chiesa di S. Vittore al Teatro. 
Mori nel 1743, legando all'Ospedale i beni da lui posseduti in Cesano Boscone, 
riservato I'usufrutto alia di lui moglie Laura Antonia Toracchina. — Lego 
L. 700 al L. P. di Loreto. (Testamento 5 ottobre 1736), Gli accennati stabili 
furono venduti dal legatario a Francesco Tassani per L. 12,120 nel 1751. 

Furono eredi Margarita Legnani maritata con Domenico Bramante, e Ca- 
terina Legnani maritata con Francesco Maria Tassano, sue sorelle. 

Leinati Biagio, figlio di Baldassare, mor'i il 10 gennaio 1868, la- 
sciando scritto nel suo testamento 15 gennaio 1857 un legato di austr. L. 20,000 
a favore dell'Ospedale a carico dei nipoti ed eredi di lui , Luigi Bonsignori e 
Ignazio, Carlo, Biagio ed Angelo, figli maschi del suo fratello Giulio. — Negli 
ultirai anni della sua vita era interdetto. 

Litta conte Francesco , dei conti di Appiano, figlio di Giovanni 
Stefano, altro dei 60 decurioni della citta di Milano, sposo in prime nozze la 
nobile Barbara Fagnani, ed in seconde nozze Ippolita Muzzi. Ebbe tre figli 
maschi. Carlo Gerolamo, maritato con Genevra Dugnani, Carlo Stefano con 
Maria Castiglioni, Giovanni Battista con Caterina Fossani, — i quali furono 



— 107 — 

eredi. Siccorao poi ogli risiedette nol Capitolo ospitaliero, aucliG come priore, 
negli anni 1607, 1G08, 1610, 1611. 1617, 161S, cosi voile boneficare 1' Ospe- 
dale anche in inorte, disponendo a di liii favore il legato di L. 1000 all' anno 
per 10 anni, altro L. 300 pagabili subito dopo la sua niorto (testainento IS gen- 
naio 1625, rogato Ottaviano Belingeri di Milano). 

Nel 1612 iraprest6 all'Ospedale gratis e per parecchi raesi, L. 8000. 

Litta conte G-iovanni Battista, figlio di Francesco e Isabella 
Litta, di Giovanni Giacomo, ammogliato con Ippolita Simonetta, islitui erode 
rOspedale, con testamento 3 agosto 1569, rogato Giovanni Giacorao Sormani , 
dopo di avere beneficato i poveri di Arluno , dove egli possedeva e di avere 
fatto un legato speciale per vestire 25 poveri di detto Coraune. La sostanza da 
lui abbandonata consistette in alcuni stabili in detto Coniune di Arluno, in una 
casa in Milano al Malcantone, venduta nel 1654 ad Antonio Malvicino per 
L. 3,150 irap., in una casa a Sant'Ambrogio in Solariolo, venduta per L. 22,000, 
in beni in Arosio, venduti nel 1570 per L. 13,480, e nel reddito di L. 1000 
sul dazio d' imbottato in Corbetta. Mori nell'agosto 1569. 

Loayssa IMonti De Melzi contessa Maria, nata dal conte 
Diego e dalla nobiie Melchiorra Abarca, sposo in prime nozze Giovanni Battista 
Buttintrocchi, e in seconde nozze il conte Cesare Monti Melzi. 

Era altra dei discendenti dei Loayssa conti di Lambrate, di origine spagnuola, 
famiglia ora estinta. 

Mori il 30 dicembre 1781, istituendo erede universale, con testamento di 
ire giorni prima, il marchese Viani Giuseppe, regio feudatario del borgo di 
Besozzo e signore di Suna, al quale impose I'onere diun legato di alcuni beni 
in Trecella e di un capitale di L. 50,000 a favore dell' Ospedale Maggiore di 
Milano, e in tutto circa L. 100,000. 

Si ha il ritratto, lavoro di Antonio Francesco Biondi. 

Lodi G-iovanni Giacomo, di Giovanni Pietro, mercante al Bot- 
tonuto ed anche gabelliere dtl sale bergamino, lascio all'Ospedale con testa- 
mento 9 febbraio 1540, rogato Galeazzo Visconti, la meta del canone livellario 
di L. 416.7.9 assentato sopra beni in Bellusco, canone che fu venduto nel 1673 
ad un sacerdote Francesco Antonio Trincadino, beneficiato della Prebenda 
Diaconale della Metropolitana, o un livello attivo di L. 600 su beni in Vidigulfo. 

XjOmeni nobiie Ignazio, nacque il 20 settembre 1779 dall'avvocato 
Antonio e dalla nobiie Laura Viauova. Era il marito della nobiie Sirtori Lomeni, 
altra benefattrice dell' Ospedale. 

Studio medicina all'universita di Padova, e nel 1805 comincio la carriera 
medica nell' Ospedale di Milano, nella qualita di medico supplementario di se- 
conda classe, posto che gli fu conferito per essersi distinto nell' esarae. Cess6 
dall'appartenere all'Ospedale nel 1809 per titoli di salute. 

Fu uno dei piu colti investigatori per il migliorainento di tutto ci6 che 
riguarda I'agricoltura. 

Nel 1836 Carlo Alberto gli confer! una medaglia d'oro per opere scienti- 
fiche. Nel medesimo anno la duchessa di Parma gli donava per lo stesso titolo 



— 108 — 

un' opera di edizione bodoniana intitolata : Piliure del Correggio esi^tend in 
Parma net monastero di S. Paolo. Ebbe dallo Czar un ricco anoUo di bril- 
lanti per il lavoro scientifico: « Nolizie storichc ish'udive inlorno il gelso delle 
isole Filippine. » 

Fu niembro attivissimo della Commissione per gli affari piu importanti re- 
lativi al coiinnercio, imiuslria ed economia agraria. — Fu aggropato all'Istituto 
di scienze ed arti in Milano il 1.° agosto 1828. Nel 1824 e 182G gli fu confe- 
rita dal detto Istituto una raednglia d'argento per un nuovo pigiatore delle uve 
e per una macchina atta airammostamento delle uve nei tini chiusi. 

Lascio diversi scritti scientifici, principal mente sui bachi da seta e sul gelso. 

]\lori in Magenta il 10 novembre 1838, istituendo erode la moglie della sua 
sostanza non inferiore a L, 000,000, con testamento 11 marzo 1837, che co- 
mincia con queste due sentenze : In die consuma/ionis dierum vilcc iva; et 
in tempore esilus tui distribiie hcereditaiem tuam. Ecclesiasfes Cap. XXXVIII. 
QuodcKnqiie facer e poles manvs hta insfanfer operare : Ecclesiasfes. 

Lego airOspedale L. 130,000, con che fos.^e provveduto alia cura balnearia 
dei pellagrosi di Magenta. 

Benefic6 I'Orfanotrofio fernminile con un legato di L. 15,000 e gli asili di 
carita di L. 3000, il Pio Istituto Tipografico di L. 30U0, o 1' Istituto Teatrale 
di L. 2000. 

Questi legati vennero pagati subito dalla vedova di lui, ad onta die il te- 
statore ne avesse rimandato il pagamento alia morle di lei. 

Istitui un premio biennale di L. 2000 sotto il suo nomc, da aggiudicarsi 
dall'Accademia agraria di Pesaro e da conferirsi all' inventore di un migliora- 
mento agrario od industriale piu segnalato dal lato della pubblica utilita. Escluse 
da questo incarico onorifico I'lstituto di scienze, lettere ed arti, perche secondo 
lui era composto di persone ignoranii della scienza agraria ed industriale. 

In un codicillo prescrisse che dall'apparato funebre fosse escluso Tuso del- 
r oro, deir argento e delle armi gentilizie, e che alia porta della Chiesa fosse 
posta la seguente epigrafe: All'anima di Ignazio Lomeni, dottore in medicina. 

Fu sepolto nel cimitero di Magenta, dove venne coUocata la seguente in- 
scrizione sepolcrale: 

Alia onorata memoria — del nob. Ignazio Lomeni — clinico espertissimo 
— sagace agronomo — per nuove sperienze — per opere divulgate — chiaro 
in pairia e fuori — socio di varie accademie - aggregaio — all'I. R. Istituto 
di scienze ed arti — fautore degli utili studii — caritatevole — e nei voleri 
estremi — mxmifico — benefice — queslo monumento consacra — la vedova 
— Margherita Sirtori — inconsolabile. 

Popolo di Magenta — prega pel tuo benefatlorc - qui morto il giorno 
10 novembre — anno MDCCCXXXVIII. 

Si ha il ritratto eseguito da Filippo IJellati. 

Longhi Carlo Ambrogio, di Giovanni Uattista, meicante e ban- 
chiere, railanese, sposo nel 1G30 Caterina Appiani. Con testamento 15aprile 1683, 
fatto quindici giorni prima di morire e che principia col detto : Felice e for- 
iunato appieno chi sa tra scogli della varia sorte viver la vita e ben morir 
la mo)'te, leg6 all'Ospedale ^laggiore di Milano la somma di L. 100,000, impic- 



— 100 — 

pata sul banco di S. Carlo, eJ istitui credo due suoi figli e loro disooiidenli 
in iiifinito, con sostituzione a I'avoro d^ll' Ospedale iiel caso di ostiiizioiK^ della 
liiiea chiamata. La sostituzione si 6 verificata 1' anno 17S5, per la morto di 
Giuseppe Lonphi senza discendenti. 

II Lonplii tenne aperto neirozio di mercerio in una delle bavacche di legno 
sulla piazza del Duomo nelle vicinanze dell' ora distrutto Coperto dei Figini. 
Queste haracclie. di rapione direttaria della fahbrica del Duomo, furono nel IGOG, 
per ordine del governaiore D. Pietro Enriquez di Azcvedo, conte di l-uentos, 
trasportate suUa piazza del Verziere, detta piu tardi piazza Fontana. Nel IGlo 
lo baracche furono di nuovo riattivate sulla piazza del Duomo, per scomparire 
poi definitivaniente nel 1682. In quest' ultima occasione la fabbrica del Duomo 
dovette assegnare al Longhi, per 1' esercizio del suo nogozio, uno spazio sulla 
detla piazza del Verziere, \iciiio alia strada Nuova a mano sinistra andando 
dalla Metropolitana all'ufficio del Capitano di Giustizio, coerente a levante, verso 
le carceri, la strada ohe restava fra la casa die faceva punta verso la strada 
yuova e verso lo spazio sudiletto e dove sulla medesima casa eravi I'iscrizione 
sul rauro del conte di Fuentes (in ricordo dell' aprimento della via Nuova), a 
mezzodi la strada che passava dalla Metropolitana alle carceri, a ponente lo 
spazio della fabbrica del Duomo e a tramoiitana la stretta che restava fra lo 
spazio e la casa che faceva punta verso la stretta (istrom. 23 settembre 1682, 
rogato Bernago). 

La sostanza pervenuta al Luogo Pio in forza della sostituzione fu di circa 
L. 2G0,000, compreso il valore dell'osteria detta Briosca, con casa ed ortaglia 
nei CO. SS. di P. Ticinese al civico n. 10, sulla strada pavese, venduti nel 1799 
a Lorenzo Migliavacca e Cristoforo Petracchi per L. 9175, di una possossiono 
detta Malpaghctla in Vignate di pertiche 214, venduta nel 1797 a Giovanni 
Antonio e nipoti Polli per L. 3G,26i. 10, di una casa in Milano in via Chiara- 
valle al n. 4759 ora n. 1, con risvolto verso via Larga data a livello nel 1795 
a Domenico Bellardi per I'annuo canone di L. 7500, di beni in Novate, venduti 
nel 1797 a Giuseppe Fassi per L. G4,700 (pertiche 514. 4). 

Voile essere seppellito nella Chiesa di S. M. del Carmine, nella cappella della 
B. v., in uno dei sepolcri di quel capitolo, essendone egli altro dei deputati. 

Si ha il ritratto rifatto dal Rasnesi nel 1810. 

Longhi avvocato Vitaliano, consigliere della R. Corte di Giustizia 
di Milano, dopo di avere beneficati i nipoti sacerdoti Giovanni e Andrea fra- 
telli Longhi di Cantu, e Baldassare Longhi di JMilano coU'istituirli eredi, lego 
airOspedalo cinque cartelle del Monte di S. Teresa, del valore complessivo di 
L. 18,900. Fu sepcdto nel cimitoro di P. Coraasina, dove fu collocata una lapide 
colla seguente iscrizione : 

H. S. E. — Vilaliayius Lonr/ld — iudecc tribunalis Mediolani — carus 
omnibus — obiil VII hal. febv. MDCCCXVI — fralres el nepos hccredes — 
cum lao'i/mis m. p. 

Longoni Giovanni Carlo, figlio di Eustacchio e di Beatrice 
Porro, nntaio, coperse la carica di cassiere della scossa degli estimi per la 
camera dei mercanti d'oio, d'argento e di seta dal 1071 al 1083. 



— no — 

Mori il 24 dicembre 1725, chiamando erede il Luogo Pio di S. Corona in 
Milano, con testainento 29 luglio 1717. 

Aveva una figlia naturale di nome Daria Beatrice, alia quale lasci6 i mo- 
bili di casa e i denari clie si fossero trovati alia sua raorte, oltre un vitalizio. 

La sostanza ereditaria fu di circa L. 43,G50. 

Si ha il ritratto eseguito dal pittore Francesco Crespi. 

Lorenzini Catterina, figlia di Andrea, artista di canto, fu scrit- 
turata in diversi teatri dal 1774 al 1790. Nativa di Gorgonzola, mori a Torino 
il 18 fe))braio 1831, vedova di Gaetano Colomeda napoletano. Pare che I'arte 
non le abbia recato tanta fortuna, se alia sua morte lascio una sostanza lorda 
di sole L. 33,900, — la quale fu raccolta dall'Ospedale di Milano, erede di lei 
in forza del testamento in data di Torino, 5 gennaio 1831. — Leg6 all'Ospedale 
della carita di Toi'ino L. 500. 

Lotterio Gaspare, di Ignazio, mori nella casa in Milano in Borgo 
della Fontana al n. 142, il 20 giugno 1805. Destino la sua sostanza di circa 
L. 36,554. 15. 8 lorda, e L. 24,303 nitida all'Ospedale di Milano che !o istitui 
erede con testamento 20 marzo 1803, col vincolo dell' usufrutto a favore del 
di lui fratello Carlo. Fu esecutore testamentario il nobile Gerolanio Freganeschi, 
altro benefattore dell'Ospedale. 

Macchi dottore Giuseppe, nacque in Milano sotto la parrocchia 
di S. Maria Porta, il 18 setterabre 1713, dai coniugi dottor Francesco Giuseppe 
e Paola Alberti. Riportata la laurea in legge nel 1730, percorse la carriera 

notarile, rogando dal 1738 al 1796. Nel 
1748 venne nominato dal conto Antonio 
Barbiano di Belgiqjoso, podesta e giudice 
ordinario delle terre di Belgiojoso e sue 
pertinenze. 

Mori il 15 giugno 1797, d'anni 83, 
nominando erede universale 1' Ospedale 
Alaggiore, che ebbe a chiamarlo il piu 
degno e meritevole di soccorso per I'e- 
stensione dei sussidii che presta agli in- 
fermi. Prescrisse che le rendite della 
sua eredita, dovessero essere convertite 
nella continuazione e perfezione del fab- 
bricato dell' Ospedale in base al disegno 
che era gia stato fatto dall' ingegnere 
Castelli nel 1791, e che estendeva I'ingrandimento del fabbricato Carcano fine 
alia via del Laghetto. La disposizione di un tanto insigne benefattore , che si 
puo ritenere, senza tema di esagerare, il terzo dei fondatori dell'Ospedale, venne 
fedelmente adempita, 

Egli ebbe sempre fissa nella raente la propostasi beiieficenza, ed a tale 
intento accumulava danaro a danaro con indicibile parsiraonia. 

In un reclamo che fece nel 1796 per una contribuzione militare applicata 
a carico della sua sostanza, accennava : « che questa non era proveniente da 




— Ill - 

usura, n^ da usurpazioni, n^ da altra qualsiasi via indiretta, ma sibbene dalla 
« parsimouia di una lunga serie d' anni o dalle di lui laboriose operazioni, e 
« che in fin de' conti la sostanza stessa era stata da lui destinata a beneficio 
€ dell' Ospedale. » 

La nobiltA e I'altezza dell'intento, raggiunto con una vita di lavoro inde- 
fesso e di sacrificii, non permettono che di pensare con rispetto anche a quelle 
abitudini , talvolta troppo parsimoniose, alio quali si accompagna i! ricordo di 
una grande beneficenza. 

Leg6 L. 4000 annue vitalizie a favore delle sue sorelle Francesca e Mad- 
dalena, raonache Benedettine nel monastero di S. Micliele di Gallarate, che pose 
sotto I'alta protezione di S. E. il marchese don Pompeo Litta Visconti Arese. 

Fu seppellito nel ciraitero di P. Vercellina, dove venne posta questa lapide : 

J. C. et G. C. Joseph Macchms — Vir probus — qui vixit ut pauper 
patiperi'bus et xenodochio — Med.ni opulenfes benef/cah's nt dives usque — 
a die prima feb. 17S7 testamento indcque. — Codicillo junii 1707 per 
Carolum Joseph — Consoni receptis recogilando disposuit. — Requiem. 

L'entitA della sostanza fu di circa L. 2,265,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Antonio Biondi. 

Macrini Pietro Paolo , con codicillo 22 aprile 1798, lego al- 
rOspedale la casa da lui posseduta ed abitata in Milano, di contro alia Chiesa 
di S. Protaso ai iNIonaci al n. ITIG, che fu venduta dall'Ospedale nel 1799 per 
L. 30,060 a Nicola Colombi. — La detta casa ora porta il n. 1 ed 6 ad uso 
dell'albergo degli Angioli. Fu esecutore testamentario I'ingegnere Pietro Castelli, 
altro benefattore dell'Ospedale. 

Alajocclli Angelo , gia oriuolaio, nacque sotto la parrocchia di 
S. Stefano, dai coniugi Carlo Antonio e Barbara Rottini, il 24 giugno 1775. 
Sue padre era negoziante d'olii, sapone e legumi. Ebbe un unico figlio raaschio, 
di norae Carlo, che morl il 26 luglio 1832, di vaiuolo e che era alunno del 
magistrate caraerale. 

Mori, vedovo di Gotta Giuseppa, il 18 ottobre 1843, d'anni Q'^, nell'Ospedale, 
che chiamo erede coi testaraenti 24 setterabre e 16 ottobre 1843, coll' obbligo 
di far costruire nella Chiesa interna dell'O.spedale stesso, e dietro I'altare mag- 
giore, un core decente coi relativi sedili. 

L'entita nitida della sostanza fu di austr. L. 44,854. Pervennero due case 
in Borgo di Viarenna ai n. 3590 e 3591, vendute a Daniele Videiaari nel 1860 
per L. 5111. 11 italiane. 

Nella occasione del funerali venne posta sulla porta della Chiesa la seguente 
epigrafe: 

Ad Angela Majocchi — che nella semplicita dei cosiumi — e in una 
vita di privazioni — spenta, a 68 anni, il 18 ottobre 1843 — un'anima 
religiosissima — educarji — fervida di carita — I'Ospedale Maggiore di 
Milano — istituendo erede — coll'incarico di provcidi tniglioramenti — a 
questa Chiesa — da quel pio frequentata prediletta - invoca la pace dei giusti. 

11 coro fu costruito negli anni 1853 e 1854, con una spesa di austriache 
L. 30,164.69. 



- 112 - 

Majocchi sacerdote Carlo G-erolamo, pnrroco di Cantu, mori 
a Melognano il IS aprilo 1827, L'Ospedale fii genoiosamente da lui beneficato 
con un legato di L. 15,000 per una volta, che egli scrisse nel suo testaraento 
19 marzo 1827, col quale istitui eiedi, Eugenic" Majocchi di Corno, Giovanni 
Majocchi e Paolo Biraghi, suoi cugini. 

IVTajocchi G-aetano, figlio di Antonio e di Giuseppa Stabilini, vg- 
dovo di Teresa Cavadini, benefattrice dell'Ospedale, non avendo eredi necessarii 
istitui erode Luigi Buzzi, col peso di varii legati per un importo di L. 130,714, 
e fra questi uno di L. 30.000 a favore dell'Ospedale. (Testamento 30 agosto 1841). 

Abitava in Milano nella casa di sua propriety in via S. Sofia al n. 4414. 

Benefice largamente due figli che ebbe a tenere al sacro fonte, apparte- 
nenti ad una sola famiglia, favorendo anclie la loro madre. 

Possedeva un casino di villeggiatura a Varese e un palco in quel teatro. 
Mori I'll agosto 1843. 

Malgavazzi G-iovanni Battista, di Coriolano, con testamento 
24 marzo 1030, rogato Giovanni Giacomo Vitali, istitui eredi i suoi figli le- 
gittimi e naturali e loro discondenti maschi in infinito, con sostituzione a favore 
dell'Ospedale nel caso di estinzione della linea chiamata. La sostituzione si e 
verificata e quindi I'Ospedale ando al possesso di alcuni stabili in Fenegro di 
pertiche 260, i quali furono venduti con istromento 17 settembre 1032, rogato 
Giulio Padulli, a Francesca Maria Ferrario per L. 50 la pcrtica e in tutto 
L. 13,000. 

Mandelli nobile Bianca Lucia, figlia del conte Antonio, vedova 
del cavaliere e cittadino cremonese Gaspare Stanga, con atto 14 giugno 1533, 
dono al monastero del Lentasio una possessione nella Loraellina, sotto condi- 
zione che in caso di soppressione del monastero, la possessione passasse all'Ospe- 
dale. La soppressione avvenne nel 1810 e i relativi beni furono appresi dal 
Demanio il quale, ignaro della reversibilita disposta dalla nobile dama, li ven- 
dette. - Pero il prezzo ricavato di L. 19,648.40 fu dal Demanio ceduto r.l- 
rOspedale. 

Mandelli contessa Francesca, vedova del conte Giuseppe Antonio 
Arconati Visconti, e figlia del conte Galeazzo e di Aurelia Maria Caccia, mori 
il 27 novembre 1775, senza figli, essendole premorto 1' unico che aveva, e con 
testamento 15 dicembre 1772, istitui erede I'Ospedale Maggiore di una sostanza 
di circa L. 106,000. Destino L. 800 a favore dei poveri della sua parrocchia 
di S. Pietro sul Dosso, e favori con un largo legato un fratello. 

Si ha il ritratto eseguito da Pietro Paolo Pessina. 

IMangiagalli Antonietta, figlia di Giovanni e Corbetta Giulia, 
nacque I'anno 1808 e mori in istato nubile, il 23 marzo 1872, nella casa in 
Milano via Orso, n. 14. Nomino erede, con testamento 17 marzo 1871, il mi- 
norenne Ignazio Maganza, figlioccio del predefunto di lei fratello Ignazio con- 
sigliere, coll'obbligo di varii legati, fra i quali quelle di L. 30.U00 ital., a favore 
del sacerdote Francesco Rota di Milano. Questo legato per accordi verbalmente 
seguiti fra la testatrice e il legatario, doveva, al verificarsi di speciali condizioni, 



— 11:! — 

passare all'Ospedale Mncrpiore di Milaiio. Essendosi vorificate lo dette condizioni, 
il Kev. sacenlote Rota espgui, con una sollecitudinc dopna d'enconiio, il soddi- 
staciniento del lo^aio aH'Ospedale nel 1SS2. 

Manzoni Marianna , tlglia di Aurelio o Renedotta Rossipnani, 
ex. raonaca, niori nella casa in Milano al Ponte Vetro, n. 222(), il 29 aprile 1825. 
Fu erede il IVatello Pio Manzoni, domiciliato alle Fornaci di Gorgonzola, col 
peso del leprato di L. 25,000 mil. aH'Ospedale, giusta il di lei testaiiiento IG no- 
veinbre 1824. negli atti del notaio Giudici Giovanni Battista. — Era di sua 
proprieta la casa in Milano sull' angolo del Ponte Vetro e via dell' Orso, ai 
n. 1619 e 1(>20. 

Fu sepolta nel cimitero di P. Yercollina. dove a sua nienioria fu posta una 
lapide con questa iscrizione: 

.1 Maria Manzoni — ex monaca — donna caritato'ole pia — chc lascio 
di sua bene/tcenza — grata memoria — ai poreri ed ai congiunti — pregate 
la pace dei giusH — 7nor) nel giorno 20 aprile 1825 — visse anni 72. 

Marches! Francesco Bernardino, commerciante in panno, 
con testamenio 11 settembre 1G29, cliiamo erede Pietro Maria, suo figlio o il 
figlio nascituro dalla moglic Clara Cantoni, quando fosse nato un maschio , e 
in caso che fosse nata una fenimina, erede il solo Pietro Maria e morendo 
questi senza figli, sostitul Bianca, Teresa e Ottavia e la figlia nascitura, oppure 
i figli e discendenti dei medesimi in infinito, e in niancanza di questi, sostitui 
la fabbrica del Duorao per una raeta e I'Ospedale per 1' altra meta, con di- 
vers! oneri. 

Abbandono un botteghino con due luoghi terreni, di contro alia Chiesa di 
S. Pietro in Gessate, una casa in P. Tosa del valore di L. 9925, altra casa 
nello strecchiolo di S. Stefano, una casa sulla Cantarana di P. Tosa, del valore 
di L. 6515, una porzione di casa in via della Passarella, del valore di L. 118G, 
una possessione in Inzago di pertiche 212, il tutto del valore di scudi 20,000. 

La sostituzioue a favore dell'Ospedale e della fabbrica del Duorao, si e ve- 
rificata nel 1GS2 per cui I'Ospedale, per la sua parte, consegui circa L G0,000. 

Marchesonio G-iovanni Antonio, dl Francesco e di Livia 
Alenianni, milanese, segretario del Senato di Milano, con testamento 9 ago- 
sto 1628, nomino eredi due nipoti e i loro discendenti maschi, con sostituzione 
a favore dell' Ospedale Maggiore di Milano, nel caso che fossero raancati di- 
scendenti agli eredi. La sostituzione si e verificata 1' anno 1G76, e il L. P. 
consegui pert. 1200 di terra in Nova, con altri beni in Corbetta e un reddito 
sulla ferraa del sale di L. 18,750. 

Si ha il ritratto pervenuto colla eredita. 

Margaillan Giuseppe, figlio di Matteo e Marianna Orelli , mori 
in Milano, il ajirile 1872, iu istato celibe, nella casa in via Lanzone, n. 5 
per tabe senile, d'anni 76, lasciando erede, con testamento 26 febbrajo 1872, 
il nipote Pietro Oldraii e beneficando I'Ospedale con un legato di L. 12,000 ital. 
col peso di un vitalizio a favore della di lui servente. Prescrisse che il trasporto 
funebre fosse accorapagnato da 50 stelline, con L. 10 cadauna oltre la candela. 

8 



— 11 1 — 

Mariani Maria Gaetana, iiiiWa d\ Giovanni Battista e Giuseppa 
Vigano, sorella del sacerdiHe Luigi Mariani, parroco di Sant'Agata, altro bene- 
fattore dell'Ospedale, consorelia della confraternita di Sant'Andrea Avellino, 
nella Chiesa di S. Maria del Castello, moii il 2G gennaio 1843, d'anni 78, nella 
casa in Milano, via Rugabella al n. 4214 e con testaraento 24 iuglio 1835, chiamo 
erede I'Ospedale Maggiore, al quale pervenne una sostanza di circa L. !il,493. 

Si ha il rilratto eseguito da Cesare Poggi. 

IMarietti G-iovanni Battista, figlio di Michelangelo e di Teresa 
Franzini, commercio in nastri e sete nella via dei Due muri al n. 1033 fino 
al 1800. Fu per una lunga serie d'anni amministratore giudiziale della inassa 
concorsuale del barone generate maggiore Carlo Balabio. Mori d'anni 80, 
I'll gennaio 1826, nel Comune di Bolzano, riviera d'Orta, dove fece erigere 
un oratorio dotandolo di una messa quotidiana. Con testaraento lOottobre 1822, 
istitui erede I'Ospedale, che consegui una soi^tanza di L. 141,241.37, a costituire 
la quale entrarono due case in via delle Cornacchie ai n. 3918 e 4132, una 
casa in via S. Giovanni in Conca al n. 4100 e un'altra in via dei Meravigli 
al n. 2381, quest' ultima venduta al municipio nel 1829 per L. 20,325 austr. 

Suo padre ebbe sedici figli e si trovava in posizione assai ristretla, ma la 
fortuna gli arrise, e gli aflari prosperarono cosi, da potere aprire varii negozii, 
ai quali prepose i figli. — Fu ritrattato dal Comerio. 

]Marini Cesare , cavaliere, capitano e cancelliere reale, figlio di 
Giovanni Battista, istitui erede I'Ospedale coU'onere di una dote a due meretrici 
di L. 150 e cioe L. 100 in danaro e L. 50 per una sottana e colla condizione 
che il matrimonio dovesse seguire il giorno dei S. Naborre e Basilic, che si ve- 
neravano all'altare della cappella da lui fatta fabbricare nella Chie.sa di S. Celso 
vecchio, coU'ancona stata eseguita da Giulio Cesare Procaccino per ducatoni 14. 

La disposizione per le doti fu cosi da lui espressa: 

« Item lascio che ogni anno si maritano due meretrici da esser elette dalli 
suddetti ed infrascritti esecutori del presente mio testaraento .... confido che. 
procureranno di eleggere persone che con questo puoco aggiutto mediante la 
gratia divina si levino dalla raala strada e si riduchino alia vera e buona di 
vivere christianamente che altro non e il mio desiderio, che questo. » 

II peso di queste doti fu accollato nel 1785 ai LL. PP. Eleraosinieri. Per- 
venne air Ospedale una casa in Milano nella via di S. Slefano in Borgogna, 
venduta nel 1620 alia fabbrica della Chiesa di S. M. di S. Celso. (Testaraento 
3 ottobre 1608, rogato Castelli). Mori nel settembre 1615. 

Marini Giuseppe , di Giacorao , per disposizione testaraentaria 
1." aprile 1008, pervenne all'Ospedale, erede di lui, una casa in Milano sotto 
la parrocchia di S. Bartoloraeo, vincolata all'usufrutto generale a favore della 
di lui raoglie Paola De Berta. 

Miarinoni cavaliere Gerolamo, figlio del dottor fisico Francesco, 
giureconsulto, presidente del magistrate ordinario, raori senza figli in Gaggiano, 
dove abitava, lasciando il testaraento 2 agosto 1535, col quale lego all'Ospedale 
alcuni stabili in Sale e Bassignana di pert. 3930 in aggiunta all'assegno fatto 



— ur. — 

da lui in vita alio stesso Ospedalo di L. 500 nol \i)\^2. — Nello stesso anno 
dono pert. oOlT di terra alia famiplia Marinoni. colla condiziono die gli eletti 
si norainassero cavaliere prime, secondo e cosl via o die fossero decorati di 
una collana d'orci. deferendo la nomina dei chiamati al Capitolo ospitaliero. 

IVIarliani Bianca Pietrasanta, principessa di S. Pietro, ma- 
ritata col conto I'rancosco Pietrasanta, pure priiicipe di S. Pietro, nel regno 
di Sicilia. colounello degli eserciti di Sua jNIaesta, siciliana, era figlia del conte 
Carlo, che fa altro dei GO decurioni della citta di Milano. Mori il 1.° marzo 1805. 
Con testamonto 21 fobbraio detto anno, istitui eredc il figlio principe Carlo 
Pietrasanta. colla espressa condizione die nel termine di tre anni, decorribili 
dalla sua morte, dovesse ammogliarsi m faccia alia Madre Chiesa, con una 
persona di sua condizione e di pieno consenso del di lei marito, e colla dichia- 
razione che non adempiendo il figlio a tale condizione, si ritenesse privato della 
ereditd e chiaiuato alia sola legittinia e sostituito nel rimanente I'Ospedale. 

Insorse contro tale disposizione il figlio erede. Intanto che si stava instruendo 
la causa, I'erede sposo, I'll febbraio 1815, la nobile dama Fulvia Verri, figlia 
del conte Pietro. Ad onta di cio I'Ospedale non desistette dal giudizio, anche 
perche I'erede aveva fatte proposte di transazione. Se non che I'erede mori e 
la vedova di lui, addivenne nel 1818, coU'Ospedale, ad una transazione nel 
sense di versare nella cassa del L. P. L. 20,500 italiane. 

Abbandono una sostanza lorda di L. 262,315. 

Marliani o Mariani sacerdote Grerolamo, figiio di Giovanni 
Arabrogio e di Francesca Gravedona, coperse il pesto di Rettore parrocchiale 
della Chiesa di S. Michele al Gallo di Milano. Sue padre e i suoi fratelli eserci- 
tarono il inestiere di calzolaio in una bottega di contro all'Arcivescovado (Cara- 
posanto). Cesso di vivere il 18 febbraio 1051, istituendo erede, con testamento 
10 dicembre 1644, 1' Ospedale Maggiore, che consegui una sostanza di circa 
L. 14,000, gia depurata dalle spese e dai legati. 

Si ha il ritratto die deve essere pervenuto colla eredita, perche non si 
rinvennero registrazioni. 

Marliani Griovanni Griacomo, di Giovanni Antonio, era ascritto 
alia confrateriiila o scuola della B. V. Concezione nella Chiesa di S. France- 
sco, era caserma. Istitui erede la nipete Lodovica De Testa, con sostituzione 
a favore dell'Ospedale nel case in cui fosse morta senza figli. Ad onta che il 
case si sia verificato nel 1014, si e addivenuto cogli eredi ex-lege ad una tran- 
sazione, in forza della quale I'Ospedale consegui nel 1617, diverse case in Mi- 
lano. (Testamento 30 gennaio 1585). Favori con legati diverse Chiese. 

Marliani Luigi, di Corradino, ammogliato con Bianca Del Maine, 
istitui erede il nipete Gaspare Aliprandi e lego all'Ospedale due annul redditi 
di L. 69 e cent. 15 e L. 20 e cent. 15; la somma di L. 3000 e una casa in 
Milano sotto la parrocchia di S. Stefano col peso di diverse annualita perpetue 
(testamento 21 luglio 1584). 

M!arozzi Irene, figlia del dettor fisico Domenico, che fu medico pri- 
raario dell'Ospedale, e di Francesca Canna, sorella di Giuseppe Marozzi e moglie 



— IKi — 

(li Quadri Domenico, anibedue benefattori dell' Ospedale, nacque sotto la par- 
rocchia di Sant'Eufemia il 27 febbraio 17G9. Mori il 29 novembre 1847, di 
anni 78, nella casa in via Sant'l']ufemia al n. 4337, dove morirono piii tardi 
i due benefattori dell' Ospedale, inj^egnere Gianella e barone Colli. 

Disposti alcuni legati a favore dei suoi parenti, e non avendo eredi necessa- 
rii, con testam. 21 dicembre 1813, istitui erede I'Ospedale, clie ando al possesso 
di una sostanza di circa L. 100,000. Nella occasione dei fimerali fu posta sulla 
porta della Chiesa, la seguente epigrafe dettata daU'araministratorG San Pietro: 

AU'anima pmszma di Irene Marozzi vedova Quadri — che inorta nel- 
I'eia di quasi 78 anni — lascia di sc lutto c desiderio — nei congiunli. 
nei poverelli, in iulli i huoni — e i suoi benefizii perpelui — facendo erede 
ad esempio del marilo — il grande Ospitale — benedile e pregate — la 
corona dei beati. 

Martignoni Bartolomeo , figlio di Nicol6 , ammogliatosi con 
Angela Brebbia, ebbe due ligli, i quali gli premorirono, lasciandogli cosi aperto 
I'adito a favorire I'Ospedale, coir istituirlo erede con testaraento 14 marzo 1G16, 
La consistenza della eredita fu di L. 157,000 imp. 

Martignoni Marco A.Titonio, dottore in ambe le leggi, figlio 
di Giacomo Antonio, fu auditore dell'esercito d' Italia in Savoja e in Piemonte, 
contro gli infedeli. Ebbe per moglie Lodovica Martignoni, dalla quale nacque 
un'unica figlia. Lascio pero due figlie natural!, avute da Antonia Bossi, e che 
favori con legati special!. 

Con testamento 1." luglio 1504, rogato Giovanni Ambrogio Porraneo di 
Milano, istitui erede il prinio figlio raaschio nascituro dalla sua figlia Leonora, 
coU'obbligo di nominarlo: Marco Antonio, con vincolo fedecoinmissario e con 
sostituziono a favore dell'Ospedalo nel caso di estiiizione della linea ciiiamata. 
— La sostituzione si 6 veriticata I'anno 1702, per la inorte seguita il 20 agosto 
detto anno, di Ambrogio Gilelta, ultimo chiamato, per cui I'Ospedale ando al 
possesso di circa pertiche 642 di terra in Bolladello, che pare sia la patria degli 
avi di questo benefattore. 

IVCartorino sacerdote Carlo Antonio, figlio unico di Ercole, ca- 
nonico della Collegiata di S. Stefano di Milano, alia quale fu addetto per 40 e 
pill anni essendo stato coUocato a riposo nel 17 7G, istitui erede I'Ospedale, che 
consegui circa L. 40,000. Ordino che ai suoi funeral! intcrvenissero le croci 
del Laghetto, del Corso di P. Tosa e quella giii del ponte. Mori nell'aprile 1781, 
proibendo la esposizione del suo cadavere, come si praticava. 

!Marzio Pollissena, di Cassano d'Adda, figlia di Francesco, vedova 
di Cristoforo Rotula, che fu regolatore del maglio del Castello di Milano, con 
testamento 15 aprile 1G30, istitui erede I'Ospedale, al quale pervennerb: una 
casa da nobile in Milano via di S. Bartolomeo presso i portoni, con una sciosh^a 
ed un'altra casetta,- e alcuni stabili in Cassano d'Adda, del valore complessivo 
di circa L. 56,000. 

11 di lei marito era fratello dell' ingegnere architetto Giovanni Antonio 
Rotula della R. Camera, il quale nel 1572 ottenne dal governo il permesso di 



- 117 — 

riparare i portoni cli V. Nuova e di appoggiarvi il tetto di una casa di sua 
proprieta. 

M^ascheroni Fietro IMartire , fiplio di Alessandro, di Milano, 
negoziaiite, sposo in prime nozzo Fiaiicesca Scazzosi. o in secondo nozze Ca- 
terina Casiellini, die era vodova di Giovanni Pietro Medici, e clie dopo il Ma- 
schenmi, sposo Claudio Carrettone, altro benefattore dell'Ospedale. 

Con testamento 8 niagpio 1622, istitui erode I'Ospedale facendo legati a 
favore dei padri regolari di Sant'Antonio, della fabbrica del Diionio, di un nipote 
e di sua moglie. Porvennero beni in Oorbetta, i quali fiirono venduti nel 1G22 
ad un nipote del testatore per L. 30.000 e una casa in JMilano alia Passione, 
vendiita nel 1036 per L. -1000 imp. La sostanza complessiva risult6 di circa 
L. 98,000. Iilori il 13 settembre 1022, e fu seppellito neila Chiesa dei detti 
padri regolari di Sant'Antonio di Milano, nel sepolcro di sua propriety e dove 
si trovava la prima sua moglie. 

Si ha il ritratto a mezza figura eseguito dalla pittrice Fede Gallizia. 

* Mattia Stefano, lilatore, marito di Maria Bianchi Delia Chiesa. Fu 
erede TOspedale. al quale pervennero circa L. 10,000 nel 1546. 

IVIedici marchesa Barbara, di Marignano, nacque nel 1591 da 
Giovanni Giacomo marchese di Melegnano e dalla marchesa Livia Castaldi di 
Napoli. Fu oducata nel coUegio della Guastalla. Spos6 in prime nozze, il 12 lu- 
glio 1611, Annibale Delia Tela, giureoonsulto, figlio di Ercole e in secondi 
voti, nel 1034, i! nobile dottor Gerolamo Monti, milanese. Rimasta vedova del 
secondo marito il 5 gennaio 1050 e arrivata all'eta d'anni 62, fece il testa- 
mento 25 settembre 1656. e non avendo discendenti, istitui erede 1' Ospedale, 
al quale pervennero alcuui stabili a Ornago di circa pertiche 600, coH'obbligo 
che non fosse mai permesso di ballare o di esercitare altri atti profani nella 
sua casa da nobile. 

Lego una casa con ronco a Ornago a favore dei Padri Cappuccini per 
fabbricarvi un raonastero. Mori il 24 febbraio 1657. 

IVIedici Giovanni -A.ngelo, figlio del marchese Bernardino o di 
Cecilia Serbelloni, fratello del celebre capitano di ventura Gian Giacomo Me- 
dichino, nacque in Milano il 31 marzo 1490. Venne creato cardinale prete del 
titolo di S. Pudenziana 1' anno 1518, ed elevato all'alta e suprema dignity di 
Papa il 21 dicembre 1559. Mori a Roma il 10 dicerabre 1565, di febbre ca- 
tarrale, assistito spiritualmente da S. Filippo Neri e da S. Carlo suo nipote 
materno. Assistette alia fine del Concilio di Trento, di cui confermo i canoni. 
Questo pontefice era cosi animato dal sentimento di beneficare I'Ospedale Mag- 
giore, che con bolla 15 ottobre 1561, gli aggregava o meglio gli assegnava i 
vasti possedimenti di Fallavecchia g\k spettanti all'Abbazia di Morimondo. Pol 
con bolla 1.° marzo 1559, accordava 1' indulgenza plenaria, o Perdono. come 
volgarmente si chiama, da lucrarsi in ogni anno dispari nella occasione che 
nella Chiesa dell'Ospedale si celebra la festa titolare dell'Annunciazione di 
Maria Vergine. Contribui all' erezione del collegio romano e del collegio Bor- 
romeo a Pavia. Fece edificare il Borgo Pio, e restaurare diverse Chiese , au- 



lis — 



mento grandemente la magnificenza del palazzo Yaticano. Istitui le stamperie 

vaticane, arricchi Roma di monuinenti splendid! e di memorie importantissime. 

Con atto 11 mar/.o 155G, douo all'Ospedale iin reddito di L. 5000 sopra i 

dazii della raercanzia e sulla ferma del sale, reddito che fu poi ridotlo dallo 

Stato a L. 1870 coH'obbligo 
di convertire la detta annua- 
Hta in sollievo, finche ve ne 
fossero stati, di quelli che 
vennero dannepgiati dai fra- 
telli del donante Giovanni 
Giacomo, Giovanni Battista 
e Gabriele in occasione della 
loro alleaiiza col duca di Mi- 
lano Francesco II Sforza. 
Un' altra elargizione fu la 
donazione fatta all'Ospedale 
del beni della Abbazia di 
Ganna ridotta in comraenda 
e della quale era investito 
nionsignor Ascanio Cesarini. 
— II card. Giovanni Angelo 
Medici sollecito la rinuncia 
dell'Abbazia dal Cesarini, il 
quale la cedette riservandosi 
700 scudi d'oro, assegno che fu dal card. Medici redento nel 1548. La donazione 
all'Ospedale fu sancita con bolla pontificia di Paolo IV, in data 22 agosto 1556. 
Anche in morte non dimentico I'Ospedale chiamandolo erede in via di 
sostituzione ai di lui parenti, sostituzione che finora non si e verificata. 

II Pontiflcato di Pio IV fu meraorabile e benemerito della cristianiU per 
aver riconvocato il Concilio di Trento e per averlo chiuso nel 1563, con ri- 
sultati che superarono in importanza tntti i precedenti concilii. — Roma poi 
sperimento in altissimo grado la munificenza del Pontefice milanese nei grandiosi 
monumenti di cui, coadjuvato dal sommo Michelangelo Buonarotti, I'arricchi. 

Pio IV visse 66 anni di eta, e di essi fu Pontefice quasi sei anni, durante 
i quali, in quattro concistori, elesse 46 cardinali, e di essi otto milanesi (Ser- 
belloni, Eorromeo, Sirnonetta, Visconti, Castiglioni, Crivelli, Alciato e Grassi), 
oltre a due lombardi, Gambara di Brescia e Tolomeo Gallio di Como. 

Un primo ritratto a mezza figura, ordinato nel 1602, venne eseguito da 
Camillo Serbelloni. A questo ne fu sostituito uno a figura intiera nel 1677, 
eseguito da Ottavio Bizzozero. 

Medici di Seregno nobile Giuseppe, figlio di Antonio e di 
Marianna Bellini, vedovo di Marglierita Confalonieri, mori il 1." luglio 1838 in 
Milano, sotto la parrocchia di S. Babila, d'anni 58. La di lui salma fu tra- 
sportata a Copreno. 

Lego all'Ospedale una possessione nel Comune di Quartiano di pert. 2300, 




— 110 — 

del valore di L. 410.000, coll'obblifio di tenere allestili in perpetuo, sei letti 
pei poveri cronici doi Comiiui di C'apriano, Seregiio, Villa Raverio o Meda, 
oltre la cura balnearia a favore dei pellagrosi dei detti Comiini. 

Proibi di fargli il ritratto, nia raiuiuiQistrazione, per non contravveniro 
alia volonta del testatore e ricordare nello stosso tempo la sua beneficenza, 
fece eseguire un dipinto allegorico, siii quale leggonsi le iseguenti parole: « Alia 
modesta pietA del nobile Giuseppe Medici di Seregno , raorto il 1." luglio 
MDCCCXXXV^II, I'Ospedale Maggiore di iMilano legatario. » 

Plavvi il ritratto eseguito da Ainbrogio Casanova. 

!Medici sacerdote nobile Fietro, nacque in Milano sotto la parrocchia 
di S. Stetaiio il 18 ottobre 1800, dai coniugi dottor fisico Gaetano e nobile 
Francesca Mozzoni. Appartiene alia faniiglia dei Medici di Novate, ramo laterale 
dei Medici di Lombardia e di Toscana, coi quali aveva comune lo stemma gen- 
tilizio. — Avviatosi alia carriera eccle.^iastica, fu per parecclii anni in cura 
d'aniine nella Chiesa di Sant'Eustorgio, spiegando in tale rainistero tutta I'energia 
del sue carattere e dedicandovisi colla piii insigne carita. In causa della salute 
cagionevole dovette cessare dall'esercizio di tale rainistero; ad onta di ci6 noi 
lo troviamo ad assisiere i colerosi nel 1836. Si dedico all'istruzione nella 
qualita di professore ginnasiale ed alia predicazione, nella quale sail in fama 
fra i migliori, clie alio sue prediche, ai suoi panegirici era sempre affollato 
r uditorio. — Fu anche ottimo patriotta, e come tale prese parte ai moti del 1848 
nella qualita di cappellano dello squadrone di guardia nazionale a cavallo, per 
il qual fatto dovette sofTrire inquietudini dal Governo Austriaco. Tradusse di- 
verse opere francesi ed inglesi di letteratura ecclesiastica, fra le quali il poema 
di Racine suUa Grazia celeste e i Discorst del Cardmale Wiseman, compiendo 
anche una traduzione poetica e felicissima dei Salmi. 

Servi per il lungo periodo di 27 anni il Pio Istituto di S. Corona nella 
quality di Sacerdote Visitatore con plauso dei suoi superiori e con soddisfazione 
dei poveri, coi quali -si comporto mai sempre con modi cortesi ed affabili. Fu 
collocate a riposo nel 1858 con anuue L. 2G4,S3 corrispondenti all'intiero sa- 
lario e colla dichiaraziono da parte della Direzione Ospitaliera che egli fu sempre 
dislinto per esemplare atlivila, diligenza, fedella ed onoratezza. 

Nel 1871 fu nominate cavaliere Gerosolimitano. — Mori in Milano il 7 giu- 
gno 1883, d'anni 83 e con testaraento 27 dicembre 1880, nomin6 erede I'Ospe- 
dale Maggiore di Milano, il quale raccolse una sostanza di circa L. 105,000 %\k 
ridotta della somma di L. 7.^,000 occorsa per le spese ed i legati. 

Lego airO.-^pedale Fate-bene-fratelli L. 12,000 per la istituzione e raanu- 
tenzione di un letto per un malato sotto il titolo di legato Medici nella sala 
dell'Ordhie dei Cavalieri di Malla con dichiarazione che se la somma da lui 
disposta non fosse sufficiente, dovesse essere aumentata dall' erede, cio che av- 
venne coU'essere stata elevata a L. 14,000. 

Lascio alia Biblioteca Ambrosiana di Milano i libri, le stampe e gli oggetti 
d'arte, non che il legato di L. 10,000 per una volta coH'obbligo di impiegare 
il reddito nell'acquisto di opere. 

Si ha il ritratto, a figura intiera, eseguito dal cav. Luigi Bianchi. 



— 120 — 

Mellerio conte Giacomo, figlio dei coniugi conte Carlo e Rosa 
Sbaraghiiii, vedovo della contessa Elisabetta Gastelbarco. fu consigliere intimo 
deU'imperatore d'Austria, cavaliere di prima classe dell'ordine iinperiale della co- 
rona ferrea e commendalore di quello di Leopoldo, gran croce dell'ordine pon- 
tificio di S. Gregorio Magno e dell' ordine sardo dei SS. Maurizio e Lazzaro. 
Dal 1831 al 1847 appartenne al consiglio di amministrazione del coUegio della 
Guastalla. Era oriundo di Domodossola, dove fece erigere iin fabbricato per le 
scuole pubbliche. Notissimo per pieta, cittadino beneinerito, protettore dei poveri 
e degli orfanelli, disimpegno cariche important!. Gli istituti di beneficenza e di 
caritd ebbero in lui chi un integerrimo amministratore, chi un protettore zelan- 
tissimo, chi un fondatore. La religione e la Chiesa un devotissimo figlio. 

Mori in Milano, il 10 dicembre 1847, e con testamento 13 ottobre detto anno, 
nomino erede 11 nipote conte Giacorao Della Somaglia. All'Ospedale Maggiore 
lego L. 110,000 austr. Benefico con legati le figlie di Maria in Mantova, il 
Parroco per tempo di Ronchetto, gli oratorii di S. Carlo e di S. Luigi in Mi- 
lano, i Luoghi Pii elemosinieri per i poveri vergognosi, gli oblati di S. Sepolcro, 
la fabbrica del Duomo, lo Stabilimento dei discoli, il tempio di S. Carlo, I'Ospe- 
dale Fate-bene-sorelle o gli Orfanotrofii maschile e femminile. L' importo dei 
soli legati da lui disposti, raggiunse la ragguardevole cifra di L. 1,962,000 circa. 

Si ha il ritratto, eseguito dal cavaliere Giuseppe Molteni. 

Mellerio conte Griuseppe Battista, di Giovanni Giacorao, mori 
il 22 dicembre 1809, d'anni 84. 11 di lui cadavere fu seppellito nel cimitero di 
Garegnano. Dono in vita all'Ospedale italiane L. 123,000. La di lui famiglia 
proveniente dalla valle Vegezzo si e fatta ricca coUa ferma generale in Milano 
sotto Maria Teresa. II padre di questo benefattore era coramesso presso lo 
studio di un banchiere. 

Si ha il ritratto, lavoro di Gerolamo Stambucchi. 

Meloni Carlo, di Pictro, con atto 7 giugno 1873, cedette all'Ospe- 
dale Maggiore di Milano, il capitale di italiane L. 20,000, coU'obbligo di cor- 
rispondergli vitaliziarmente e annualmente L. 1200. II Consiglio degli Istituti 
Ospitalieri, applaudendo ai benevoli sentiraenti del cedente, e avuto riguardo 
alia tenuita del vitalizio in relazione alia sua eta piu che settuagenaria, ed alia 
cagionevole di lui salute, si e assunto 1' impegno di fare eseguire , lui vivente, 
il ritratto da esporre nel giorno della festa del Perdono. 

Nato il 12 maggio 1798, e dal 1852 colpito da paralisi all'arto inferiore 
destro, mori, celibe, il 5 settembre 1875, in Gudo Yisconti, dove possedeva e 
dove si era trasferito nel 1873. 

Con testamento 21 marzo 1874, aveva istituito erede I'Ospedale Maggiore, 
ma in causa dell' importo grave dei legati vitalizii e per una volta da lui di- 
sposti, la eredita non fu accettata, e quindi raccolta dai successibili ex-lege. 
Dispose che nel cimitero gli fosse posta una croce di ferro colla seguente iscri- 
zione: Chi, nasce muore! Cost Carlo Meloni, nato il giorno 12 maggio 17 OS 
mori il giorno — — Per trentasei anni tenne aperto negozio da droghiere in 
Milano, nella via Vigentina, n. 25. 

Si ha il ritratto, eseguito da Carlo De Notaris. 



— 121 — 

M'elzi Fioravante, con atto It niafrc:io 1591, Giovanni dono al- 
r Ospedale L. 10,000 du pagarsi dopo la di lui iiiorlo, la quale avvenne il 
17 ottobre 1502. 

IMelzi conte Giacomo, nacque il 22 agosto 1721, dal conto Fran- 
cesco e Anna Molzi, cavaliore di Malta, zio del conte Francesco Melzi, vice 
presidento della Repubblica italiana, poi gran cancelliere e guardasigilli della 
corona (1S05), diica di Lodi. A dieci anni rArcivescovo di Milano , cardinale 
Benedetto OLJescalchi gli confer! la clericale tonsura e lo ascrisse al servizio 
della Chiesa di S. Sepolcrc). Ma poi lascio ogni idea di seguire la carriera ec- 
clesiastica per entrare nella realo Accadeniia di Torino, liidi prese servizio 
nell'esercito pieinontese arrivando al grado di capitano (1). Si dice clie egli 
avesse la mania di dare alle fiamme tutte le carte die gli capitavano alle mani. 

Sue padre, riraasto vedovo, si fece sacerdote. 

Mori il 19 gennaio 1802, d'anni 82, legando con testamento 12 gennaio 
detto anno all'Ospedale Mnggiore, clie viene da Ini cliiamato: Casa di Dio. 
L. o0,000 per il proseguimento del fabbricato Macchi, da dedursi pero quanto 
egli avesse pagato in vita per mano incognita. La persona che fece i versamenti 
fu il barnabita Quadrupani, il quale dichiaro che erano state versate L. 30,6G7. 
Ha pure prestati in vita soccorsi aU'Ospedale per la fabbrica e per I'acquisto 
di mobilia. Furono eredi i nipoti Francesco e Luigi, fratelli Melzi. 

Havvi il ritratto eseguito da Aatonio Schieppati. 

Melzi conte Giovanni Antonio, dei conti di Trenno, nacque 
il IG settembre 1060, dal conte Caraillo e da Francesca Frisiani. Grande iinio- 
siniere e priore del Monte di Pieta. Si vuole che sia raorto in concetto di 
santit^. Leg6 all'Ospedale Maggiore di Milano L. 100,000, pagate da lui prima 
della sua morte avvenuta il 2 noverabre 1735. Lego inoltre L. 12,000 al L. P. 
dei Melzi (testamento 3 gennaio 1735). Fu deputato dell'Ospedale dal 1685 
al 1729. Fu erede il nipote conte Cesare Monti, coU'obbligo di assumere il co- 
gnome dei Melzi. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Angelo Porrone. 

Messerati conte r^ficolo, figlio dei coniugi Giuseppe Maurizio e 
Maddalena Visconti, giureconsulto, dei 12 di provisione, dei conti e feudatarii 
di Lodi vecchio, raori, celibe, il 9 ottobre 1783, dopo di avere quattro giorni 
prima fatto il testamento col quale istitui erede I'Ospedale, con proibizione di 
fargli il ritratto. 

Voile che il suo corpo, fatto cadavere, fosse portato senza alcuna pompa 
anzi more patiper-um. nella Chiesa di Sant' Antonio in P. Romana e sepolto 
nel sepolcro di sua faraiglia. 

Lego un suo abito intiero di stoffa d'oro, alia B. Vergiiie A-Molorata che 
si venerava nell'oratorio di S. Romano in P. Orientale. 

L' Ospedale in causa di sopravvenute passivita , eredit6 sole L. 47,262, 
mentre la sostanza da lui abbandonata risulto di L. 228,426. 



(I) Calvi : Fnmiglic notahili nx'danesi. 



— 122 — 




M^icconi sacerdote Alessandro, figlio di Nicola Maria, mori nella 
casa di sua proprieta in Milaiio, sul piazzale dei Resti al n. 3376, il 16 mag- 

gio 1798, d'anni 75, abljandonando una sostanza di 
circa L. 540,000, costituita per la raapgior parte 
da stabili, sostanza chc venne raccolta dall' Ospe- 
dale Maggiore in forza del di lui testamento 25 
marzo 1798, nol quale riservo 1' iisufrutto a favore 
del fratello Ambrogio, padre barnabita e della so- 
rella Maria Giuseppa ex monaca. 

Ordin6 che fossero fatte celebraro subito dopo 
la sua morte, dai Padri Cappuccini e Mendicant! 
di Milano, compresi i Riforinati di S. Ambrogio ad 
Xemus messe cento in ciascun convento. Abban- 
dono sette possessioni, sei case in Milano e due pal- 
chi, uno nel teatro grande in prima fila a sinistra 
al n. 12, e I'altro nel teatro della Canobbiana pure 
a sinistra in terza fila al n. 12, i quali palchi fu- 
rono valutati L. 25.000 mil. 
Gli si trovarono giacenti in cassa L. -10,000. — Si ha il ritratto eseguito 
dal Bellati. 

Micheli Carlo Bernardo, figlio di Giovanni Battista e di Maria 
Maddalena Gaimi, fu laureato dottore in medicina a Pavia, il 13 giugno 1760. 
Era fratello della Genueff'a Micheli , altra benefattrice dell' Ospedale e che fu 
erede di lui, con un legato all'Ospedale di alcuni stabili in Ajcurzio vincolati 
ad usufrutto a favore di lei (testamento 5 agosto 1795). Questi stabili lurono 
venduti dall'Ospedale alia ditta Gaetano Tacioli nel 1801 per L. 50,970. 

Micheli Genueffa, sorella del suddetto, stretta in parentela con 
un sacerdote curato dell' Ospedale Maggiore, disponeva, dietro consiglio di lui, 
con testamento 8 agosto 1800, a favore dell' Ospedale stesso, che consegui una 
sostanza di mil. L. 80.100. Mori il 3 febbraio 1801. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Antonio Biondi. 

Migliavacca Giuseppe , con testamento 4 luglio 1649, istitui 
erede il figlio nascituro della sua moglie Margarita Pellegrini, se maschio, col- 
I'obbligo di dotare convenientemente le due figlie Anna Gerolama e Marta. Nel 
caso invece in cui nascesse una figlia, nomin6 eredi questa e le altre due figlie 
colla sostituzione a favore dell' Ospedale, quando raorissero senza discendonti. 
Sopravvisse soltanto la Marta, la quale sposo nel 1GG3, il conte Francesco 
Matteo Taverna, e che mori nel 1733 senza lasciar figli, per cui si verified 
il caso a favore dell' Ospedale, che anche in via di transazione consegui, il 
23 aprile 1733, tante cartelle per il valore di L. 50,326. — 11 conte France- 
sco Matteo Taverna, figlio del conte Carlo e di Laura Trotti, mori il 17 no- 
vembre 1717. 

Miglio Domenico , figlio di Giovanni Maria, arrivato all' eta di 
60 anni, senza figli e rimasto vedovo di Anna Maria Picozzi. con atto 13 feb- 



braio lGO-1, rogato Giuseppe Maria Pionni, dono aH'Ospedale peiticho 180 di 
terra in Vermezzo e una casu da pigionante in Vigano, col vincolo dell' usu- 
frutto a di lui favore. 

* Milano. Citti. Donazione di L. 21,80-1,19.9 nol 1040. 

Millesio G-iuseppe, figlio di l-'rancesco, esercente negozio da fer- 
rarezza nolla ca^a di sua propricta in Milano, giu del ponte di P. Romana al 
civico n. 4410, non avendo tigli, con testamento 27 agosto 1784, rogato Carlo 
Ottavio Magnetti di Milano, leg6 all'Ospedale L. (30,000, da pagare dopo la 
morte deH'usulVuttuaria sua moglie Paola Penaglia, la quale mori il 7 mag- 
gio 1817. Nel settembre 1818 furono versate nella cassa del L. P. L. 49,000 
milanesi. ch6 le altre L. 11,000 lo erano g\k state prima. 

Fu esecutore testamentario di lui il celebre chirurgo Domenico Mainardi. 
La somnia legata sarebbe stata tale da richiedere il ricordo del ritratto a raezza 
figura, ma non lo si e fatto per i pesi posti a carico del legato. 

La casa succitata fu venduta dall'Ospedale a Carlo Bianchi. 

Miramonti Teresa, figlia dei coniugi Giuseppe, di condizione ira- 
piegato e Giuseppe Caccia, oriunda di Cuggiono, visse esercitando atti di carita 
e di pieta che le erano acconsentiti dalla sua posizione agiata. Divenuta cieca 
ventotto anni prima di niorire, sopporto con calma e cristiana rassegnazione 
la sua disgrazia, Di carattere dolce e arrendevole, seppe farsi amare da chi 
I'avvicinava. Scossa dalla raorte, avvenuta il 20 marzo 1883, del fratello Fer- 
dinand©, segretario di prima classe presso la Direzione del Tesoro di Milano, 
che conviveva con lei e al quale professava tanta affezione, non tard6 a rag- 
giungerlo, che essa mori il 22 aprile 1883, d'anni 76, nella casa in Milano, 
via di S. Nicolao, n. 2, in istato nubile. Cugina di S. E. il Patriarca Ballerini, 
gli lego L. 10,000 con testamento pubblico 19 aprile 1883, nel quale leggonsi 
fra le altre disposizioni la seguente : 

« Memore del desiderio espresso dal fu amatissimo padre e per soddisfare 
alia mia inclinazione di concorrere a sollievo dei poveri sofferenti, nomino ed 
instituisco quale mio erede universale I'Ospedale Maggiore di Milano. » 

Favori i suoi compagni di sventure, i ciechi, con un legato di L. 1000, 
e lego altrettanto alia Pia Casa del Rifugio. Benefico largamente la sua donna 
di compagnia che le era affezionatissima e non diraentico la sua domestica. La 
sostanza nitida da lei abbandonata e raccolta dall'Ospedale fu di circa L. 80,000. 

Si ha il ritratto a figura intiera, eseguito dal pittore Enrico Crespi per L. 1000. 

Missaglia Giovanni Pietro, di Giovanni Paolo, negoziante in 
pannine, raorl VS settembre 1580, dopo di avere sette giorni prima fatto il suo 
testamento. Non avendo impegni di famiglia, istitui erede I'Ospedale Maggiore 
di Milano, coH'obbligo di erigere e fondare nella sua casa in Rho, un collegio 
sotto la invocazione di S. Caterina vergine, ed ivi accogliere 12 fanciulle po- 
vere che avessero fatto voto di castitii, con preferenza alle figlie della sua 
agnazione, da eleggersi perpetuamente dal Capitolo ospitaliero. A questa disposi- 
zione fu subito dato esecuzione col far erigere in Rho il detto collegio, ma non 
si tardo molto a riconoscere che la casa abbandonata dal testatore e adattata a 



— 124 — 

queir u5;o era angusta e incomoda o percio il Capitolo ospilaliero, ricorse a 
S. Sautita per ottenere la facoltii di veudere la delta casa, iiripiegando il prezzo 
neir acquisto di un' altra in Milano. Avuta la licenza ponlificia si 6 fatta la 
vendita della casa in Rho per L. 18,000. Intanto le figlie fiirono raccolte nel 
locale deirOspedale di S. Catterina al ponte dei Fabhri, dove rimasero per pa- 
recchi anni. Nel 1002, si acquistarono per la erezione di un nuovo coliegio, 
pertiche 13 di ortaglia presso la strada di S. Biirnal)a, da Giacoino Del Conte 
per L. 17,(_i00. — Pare che il trasporto delle figlie dall'Ospedale di S. Catterina 
al ponte dei Fabbri, nel nuovo locale a S. Barnaba, detto di S. Catterina alia 
Ruota, sia avvenuto nel 1007. — Per la costruzione del nuovo locale si sono 
spese L. 55,152. 10 9. — Nel 1014 furono pagate a Vitruvio-Giussano detto il 
Belono piccapieire L. 73, per una lastra di inarmo bianco con una iscrizione 
di N. 212 lettere, collocata alia porta del pio coliegio delle dodici putle vergini 
di S. Catlerinn addielro il fosso di P. Romana per andare alia Pace. La 
lastra portava questa iscrizione: 

Collegium duodecim virginum — kub numine — D. Calherincc Virg. 
et Mart. — a lo. Petro Missalia Op. el religios. civ. Mediolan. — omnibus 
bonis agri Baud, testamento assignatis — inslilulum — ex nutu Prccfecto- 
rum Max Xenodochii Mediol. — quos hceredes dixit — perp. adrninistran. 

Avvenuta la soppressione del coliegio, il locale di S. Catterina alia Ruota 
fu appreso dal demanio, dal quale, per disposizione di Maria Teresa, passo al- 
r Ospedale nel 1780, per la iiuova residenza del L. P. degli esposti. II Missa- 
glia nel 1570 venne in soccorso delle miserie dell' Ospedale acquistando alcuni 
stabili in Molinazzo che I'Ospedale stesso fu costretto di vendere per far denaro. 

Missf^glia Lavinia, di Gerolamo, con testamento 1.° febbraio 1070, 
rogato Giovanni Battista Lampugnani, lego all'Ospedale L. 12,000 per una volta. 
Quest' importo fu dal Capitolo ospitaliero destinato per il pagamento delle carni 
e delle balie, saldando cosi un debito che si era dovuto contrarre in causa 
delle miserevoli condizioni finanziarie del L. P. 

IMitta Baldassare, figlio di Giovanni Pietro e Cleraenzia Pioltello, 
di Milano, sposo, nel 1075, Teresa Piantanida. Mori il 23 agosto 1087 e non 
avendo figli, ne agnati, chiamo erede universale I'Ospedale Maggiore, con 
testamento 6 settembre 1084. — L' eredita consistette in beni stabili situati 
nei territorii di Corsico, Inveruno, Cornegliano e in Buscate, dove qualche volta 
tenne domicilio. Gli stabili in Corsico furono venduti nel 1097 ad Antonio 
Migliavacca per L. 3500, coU'obbligo in perpetuo di pagare annue L. 440 per 
la celebrazione di una raessa quotidiana disposta dal Mitta. Suo avo, di norae 
Baldassare, era mercante di seta. 

Si ha il ritratto eseguito da Andrea Porta. 

HVIolgula Mlatteo, di Giorgio, mercante d'oro e d'argento, sposo in 
prime nozze Angelica Rajnoni e in seconde nozze Clara Bugatti, che gli soprav- 
visse. Con testamento 20 luglio 1529 e codicillo 8 agosto 1540, chiamo erede 
I'Ospedale, proibendo quahmque contratto dei suoi beni di Cernusco Lorabardone, 
cogli abitanti e possessori entro il circondario di 12 miglia dal detto Comune, 
dove mori nell'agosto 1540. La consistenza della eredita fu di circa L. 15,000. 



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Molo marclioso G-iovanni Paolo, liglio del banclnoro Paolo An- 
tonio e di Teresa Dallii. La ili liii famiglia, dei marohesi di Azzate,, provieno 
da Corao. Copri diverse cariclie o disimpefjn^ diverse imprese: sogretario del 
Senato. impresario della iiiercanzia e del rimplazzo, fermiere del sale, tesoriere 
generale niilitare. — Lascio cinque figli avuti dalla nioglio Teresa Ter/.i, figlia 
di un mercante di ferreria di Bergamo, e cioe due maschi, doi quali uno s' 6 
fatto prete e divenne canonico di S. Maria della Scala, e tre feminine. Mori 
in Milano nella casa nel Borgo di P. Orientale al n. 6G4, il 20 maggio 1760, 
quattro giorni dopo di avere disposto per atto di ultima volonta della sua so- 
stanza di circa L. 000,000. Furono eredi i due maschi con un legato a favore 
deirOspedale di L. 100.000 mil., sotto diverse condizioni e fra lo altre, che il 
legato non fosse pagabile che nel caso in cui I'oberato di lui figlio Giuseppe 
Antonio, fosse morto senza figli. Questa disposizione lascio aperto I'adito ad una 
causa, la quale i'li assopita con un amichevole componimento nel 1810, mediante 
il pagamento all'Ospedale legatario della somma di L. 58,843. 08. 

IVIondolfo conte Sebastiano, figlio di Adamo, mori il 5 maggio 1873, 
d'anni 77. in Milano nella casa Corso Venezia, n. 41, per mal di cuore, le- 
gando all'Ospedale L. 20,000, col testamento 21 ottobre e codicillo 10 marzo 1873, 
Con istroniento 28 marzo 1872, fondo un asilo per 1 ciechi in locali eretti sopra 
una parte dell'area giii occupata dal collegio delle nobili vedove. Sborso a tale 
intento L. 207,375. Egli per6 mori prima di vederlo a funzionare, che le prime 
accettazioni avvennero nel novembre 187G. 

Altamente benemerito per altre opere di splendida ed illuminata benefi- 
cenza, col codicillo 10 marzo 1873, istituiva presso la Congregazione di carit^ 
di Milano, una beneficenza speciale, avente lo scopo di sussidiare mediante 
borse di collegio od assegni di educazione, se maschi, e mediante dot!, se fem- 
raine, tigli di impiegati dello Stato, della Provincia, del Comune e delle Opere 
pie, i quali per la morte del padre o per particolari circostanze, pur conser- 
vando il carattere di condizione civile, trovansi in istato di bisogno. Gli assegni 
per le borse variano dalle L. 400 alle L. 1200. La dotazione della instituzione 
e costituita da un capitale di L. 400,000. 

Moneta nobile Giovanni Antonio Lodovico, giureconsulto, 
figlio di Luigi, pure giureconsulto e lettore nella Palatina, e di Dorotea D'-\dda, 
mori il 17febbraio 1677, d'anni 52, essendo nato nel 1625. Con testamento 13 feb- 
braio detto anno, istitui eredi in parti eguali i padri della compagnia di Gesu 
del collegio di Brera, I'Ospedale Maggiore e Gerolamo Vitali, suo nipote e figlio 
della di lui sorella Francesca. 

Voile essere seppellito nella Chiesa di S. Barbara delle Madri cappuccino 
di P. Nuova. Dispose, fra gli altri legati, il seguente: 

« Al venerando deposito, ossia scurolo di S. Carlo in Duomo, il scrittoio 
« di S. Carlo con I'officio miniato, I'officiolo piccolino del Santo Crocefisso .scol- 
« pito con Crocefisso piccolo di corallo, quale si crede probabilmente fosse de^ 
« Santo, ei due Crocefi>si di avorio mezzani, che erano li piii famigliari del 
« Santo, e inoltre il Crocefisso di deposito di nostro Signore al sepolcro che 
« ebbe il Santo avanti gli occhi nel tempo della morte, e voglio che si faccia 



— ]2G — 

« iin vestarino per meltervi dontro le suddette cose, mettendo sul vestarino la 
« soguonte iscriziono: » 

« lias rea glorioaissimus Antistes Carolus Rcverendo Prcesbziero Ludovico 
Moneta, legavit et donavit ejusdem sancthsimis cineribus el monumenth 
alter Ludoviciis Moneta J. CC. ad rnojorem Sancti Antistitis gloriam donat. 
sacrat. — Questi oggetti clie il gloriosissimo Arcivescovo Carlo lego e dono al 
reverendo sacerdote Lodovico Moneta alle sue santissime ceneri e monumenti, 
un altro Ludovico Moneta, giureconsulto, a maggior gloria di lui, dona e 
consacra. » 

AU'Ospedale toccarono circa L. 73,000. 

Si ha il ritratto, eseguito da Salomone Adler. 

M!onicelli GJ-iulio, con testamento 13 febbraio 1G77, rogato Giovanni 
Pietro Delia Porta, istitui erede la figlia Anna ^laria maritata con Carlo Maria 
Maggi, segretario del Senato e lego all'Ospedale due capitali doU'annua comples- 
siva rendita di L. 50G, da rilasciarsi alia morte della di lui moglie Agnese 
Bertolazzi. II rilascio avvenno il 19 settembre 1682. 

MIonti nobile Anna Secco ID'Arragona, di Francesco Ber- 
nardino, rimasta vedova. del nobile Giovanni Foppa, sposo il capitano Giulio 
Cesare Secco. Questa donna, che mori il 7 novembre 16G1, d'anni GO, non fece 
alcuna diretta disposizione a favore del L. P., ma fu interprete dei suoi desi- 
derii che il marito di lei chiamava erede 1' Ospedale. 

Si ha il ritratto pervenuto coU'eredita. 

!Monti card. Cesare, figlio del conte Piincivalle, vicario di provvisione 
e senatore, e di Anna Landriani, fu n'.incio pontificio in Ispagna, patriarca d'An- 
tiochia, Arcivescovo di Milano, I'anno 1632, essendo successo al Cardinale Fe- 
derico Borromeo, indi Cardinale col titolo di S. Maria Transpontina e della 
Santa Chiesa milanese. Tenne questa carica per quasi vent'anni, facendosi ben 
volere per le sue rare qualita. Istituj ed avvantaggio congregazioni. Riform6 
I'ufficiatura ambrosiana, pubblicando una bella edizione del Breviario. Con atto 
3 febbraio 1650, fece dono agli arcivescovi pro tempore di Milano, di una bella 
e pregevole raccolta di dipinti di autori distinti, da lui acquistati per scudi 8000, 
somma ricavata dalla vendita degli argenti che egli possedeva al suo arrivo 
in Milano. I quadri vennero allora stimati dai pittori Filippo Berta, Plaminio 
Pasqualini, Carlo Nivolone detto Pamfllo e Antonio Scaletta. Fece fabbricare 
la Chiesa della Madonna in Concesa. 

Con testamento 12 giugno 1650, istitui erede I'Ospodale Maggiore di Mi- 
lano. Merita di essere qui riportato il seguente brano delle di lui disposizioni 
testamentarie : 

« In prime luogo pieno di confusione e di pentimento confesso di avere 
piu che raolto offeso la maesta e bonta di Dio, di non aver ben usato dei ta- 
lenti, e mal corrisposto alle grazie ricevute, e di essere stato in effetto uno 
dei piu beneficati ed insieme uno dei piu ingrati uomini del mondo. Ma non- 
dimeno io confido nella clenionza di Dio. » 

Voile essere seppellito in Duonio nella cappella della Madonna dell'Albero 
ai piedi del suo antecessore Cardinale Federico Borromeo, prescrivendo la se- 



- 1-J7 — 

guente iscri/ione: Ossa Cdsaria Monti card/nai/s et Archi'cpiscopt Mcdiolam. 
Vixit av)ws.... Riwit ecclosinjn.... obiit anno.... 

Mori il 10 nc;ost(i lOaO. La consistenza della di liii oi-oilita fu di L. 2(1,900 circa. 

MIonti Giovanni, ragioniere, inori in Milano il 23 novombre 1824. 
Cogli atti d'ultima voloiiu'i, lo, 23 e 28 ninggio, 11 e 30 giugiio e 29 settem- 
bre 1824. istitui eredi i tVatelli di lui, Luigi o Giuseppe, abitaiUi a Veuezia, e la 
sorella Marietta niaritata Caprotti di Milano, coU'obbligo di rilnsciare a tilolo di 
legato a favore dell'Ospedale di Milano, il capitale di L. 14,582. So ital., dovuto da 
Marta Azzanello. Prescrisse clie i frutti del detto capitale dovessero essere ero- 
gati per una metfi per I'acquisto dei generi di farniacia in servizio dell'Ospedale. 

Monti Luca, nacqne a Milano dai coniugi Pictro e Racliele Grassi. 
Mori celibe a OS anni. il 21 marzo 18SC, in causa di apoplessia. Furono eredi, 
in forza del testaraento ologratb 19 febbraio 1886, i nipoti sacerdote Edoardo 
Pirovano. residente a Besana e tanto favorevolinente conosciuto, Irene Pirovano 
maritata coiringt-gnere Tarantola. e Antonietta Pirovano niaritata col dottor 
Ceruti Luigi. Lego all'Ospedale L. 00,000 e il suo ritrattd ad olio eseguito dal 
cavaliere Bertini, da esporsi nella occasione della festa del Perdono. all'lstituto 
dei ciechi L. 30,000, ai Sordo muti di campagna L. 10,000, ai Sordo-muti della 
cittA L. GOOO, all'lstituto Kramer L. 15,000, all'Associazione generale degli 
operai L. 10.000, alia Casa ecclesiastica pei sacerdoti infermi L. 10,000, agli 
Asili L. 5000 , alia P. C. di S. Giuseppe L. 6000, all' Orfanotrofio maschile 
L. 10,000, air Orfanotrofio femrainile L. 10,000, al Pio Istituto della inater- 
nita L. 5000, al Rifugio L. 20,000. L'importo complessivo di queste benefi- 
cenze e di L. 203,000. 

Dal suo florido e gioviale aspetto traspariva in uno alia pacata serenity 
della mente la bontji inesauribile del cuore. Nelle amiclievoli discussion! la sua 
parola, sempre franca e aniraata, talvolta quasi burbera, ma seinpre schietta e 
persuasiva e sem[ire corroborata da un giusto raziocinio, era apprezzata e i 
suoi sani consigli facilmente accolti. Dalla raercatura, a cui dedico instancabil- 
niente ed abilraente gran parte della sua vita, ricavo hicri non meno copiosi 
che one.-ii. Sensibile e benefico, egli abhorriva dalle inanifestazioni di gratitudine 
dei beneficati, bastandogli la coscienza di avere elargito il proprio obolo laddove 
giudicava che il bisogno era reale e imperioso. Le disposizioni suaccennate a 
favore dei LL. PP. sono una testimonianza della sua gentile e squisita pietA. I 
suoi prediletti erano i ciechi raccolti nell'Istituto Mondolfo. Fra i molti segni 
di deferenza di cui egli fu largo verso di loro, raerita di essere ricordato I'atto 
di patriottismo, di filantropia e insieme di religiosa pieta, per cui egli alia 
morte del re Vittorio Emanuele, voile che anche quell' istituto si associasse 
degnamente alle affettuose dimostrazioni della nazione intera, col fornir loro 
i inezzi occorrenti per onorare di solenni esequie la morte del re. — Un maestro 
cieco, riconoscente verso tanto benefattore, lesse parole affettuose e com movent! 
sulia di lui tomba, chiudendo il suo dire con queste nobili espressioni: « Fi- 
nalmente il cuore nobilissimo di Luca Monti, anche negli uliimi i.^tanti , ebbe 
ancora un palpito pei ciechi, e tutto fa presentire che, con insolito slancio di 
caritA, egli abbia voluto lasciarci dopo d! s6 una splendida testimonianza del- 



~ 12S — 

I'amor suo, tale da farcelo ricordare in perpetuo col dolce nomn di benefattore. 
Se I'll mai questo il tuo voto, gi-azie, spirito cortese! Grazie! Sii pur certo che 
noi lo appaghereiiio, come noi siamo certi che dalle regioni sempre serene ove 
t'aggiri, tu penserai spesso a noi come facesti in vita; tu che merce un'esistenza 
tntta utile, tutta onesta, hai saputo coUocarti fra questa eletta schiera: 

« Che lascia di se brama 
Dopo rultimo di. » 

'* Morosino sacerdote monsignor Gerolamo. Fii erede di lui I'Ospe- 
dale nel 1G38. L'importo della sostaiiza conseguita fu di circa L. 12,000. 

IVToscati conte Pietro, nacque sul finire di giugno del 1739, dai 
coniugi dottor Bernardino, chiriirgo distintissimo, e da Beretta Elisabetta. Spos6 
Claudia Lambertengo, che lo precedette nel sepolcro. 

Istrutto nelle scienze fisiche e mediche alle migliori scuole di Bologna e 
di Firenze, il Moscati fu a ventidue anni nominato professore di medicina 
neirUniversita di Pavia, dichiarandosi nell'atto di nomina, toflo di mezzo 
Vosiacolo della di lui giovinezza per I' ingegno c pel merito di lui. Con 
lettera 14 novembre 1772, del conte di Firniian fu destinato presso I'Ospedale 
Maggiore di Milano, col titolo di regio professore di medicina chirurgica. Con 
dispaccio 6 aprile 1786, il governo, avuto riguardo ai dislinii talenli ed al 
merito fatiosi nelle diverse incombenze nffldategli, lo ha conferm,aio diretlore 
dell' O^pedale Maggiore di Milano, coU'onorario di L. 7000. Due anni dopo 
fu chiamato a far parte della delegazione medico chirurgica e farmaceutica, 
dipendente dal direttorio medico di Pavia, in concorso dei celebri medici e chi- 
rurghi Palletta e Patrini, e nello stesso anno dalla carica di direttore medico 
che occupava, venne per le sue tendenze repubblicane, traslocato nel L. P. di 
Santa Caterina col titolo di medico ostetrico e con diminuzione dell'onorario. Dal 
Governo Repubblicano fu ripristinato nel posto di direttore dell'Ospedale nel 1796. 

Fece parte della giunta istituita per i provvedimenti a riguardo dell' epi- 
demia dei bovini. Nel 1797 venne dal generate Bonaparte nominato membro 
del direttorio, appena proclamata la Repubblica. Conservo questa carica fino 
all'aprile del 1798, nel qual anno riassunse le incumbenze di direttore o medico 
capo dell'Ospedale. Fu chiamato dal sovrano a Vienna a vedervi i regolamenti 
degli Ospedali sistemati. 

Nel 1806 venne nominato gran dignitario della corona ferrea e grand'A- 
quila della legion d'onore, gran ciambellano e senatore. Fu ascritto fra i dotti 
di varie societa e tenuto in moltissimo conto anche fuori d' Italia. 

Mori il 19 gennaio 1824, sotto la parrocchia di S. Nazaro, d' anni 85, 
dopo lunga malattia, e con testamento 18 settembre 1823, istitui erede il L. P. 
di Santa Caterina, che consegui una sostanza di L. 48,720. Leg6 la sua col- 
lezione di macchine fisiche al conte Alessandro Annone, e la libreria al regie 
istituto delle arti e scienze. Favori i nipoti ed una sorella. 

In vita donava al regio liceo di Sant' Alessandro la torre del soppresso 
locale Chiesa di S. Giovanni alia Conca, da lui fatta adattare I'anno 1808 
ad uso specola, con una spesa di L. 14.941, ed ora demolita. 

Si ha il ritratto eseguito dal Sogni Giuseppe. 



Muttoni sacerdoto F*ietro f aolo, liplio doiringopnere Giacomo, 
clio rei^e i suoi servizii alia congregaziono dol L. V. di Loreto, di Rosa Vajlati, 
notaio apostolico, ottenno la laurea dottoralo in toologia nel 1715 e nel giu- 
gno 1718, celebio la prima messa i\e\lo satfolo di S. Carlo ia Duomo. Nel 1731 
gli venne coui'erito dalla Curia Arcivescovile di Milano, un canonicato nella 
Chiesa di S. Maria rulcorina. 

Mori il 25 gennaio 1781, d'anni 87, cssendo nato il 25 novombro 1094. 
Con tesUimento 15 luglio 1700, istitui erede universale I'Ospedale Maggiore 
dopo di avere donato in vita nel 1705 alio stesso L. P. due case, con riserva 
di vitalizio a suo favore. La sostanza pervenuta al L. P., raggiunse 1' iniporto 
di L. 133,000, gii\ depurato della somnia di L. 80,031 che si e dovuta pagare 
ad un nipote a titolo di correspettivo di una transazione fatta con lui. Alia 
sua morte gli si trovarono in cassa circa L. 24,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Biondi. 

Muzio Francesco , figlio di Gerolamo e Margarita Guarasia, con 
testaniento 15 ottobro 1051, rogato Cai'lo Maria Ciseri, fatto nell' Ospedalo 
Fate-bene-fratelli. dove si trovava ricoverato, istitui erede I'Ospedale Maggiore 
di Milano, con un legato di L. 1200 ai Padri Fate-bene-fratelli. Pervennero 
diversi capitali sul banco di Sant'Auibrogio per il valore di circa L. 00,000. 
Mori I'll gennaio 1056, in casa di sua proprieta suUa piazza di S. Carpoforo. 

Naggi Gerolamo, di Francesco, sostraro di legna, come il padre, 
beneficati i parenti piu prossimi, istitui erede 1' Ospedale di Milano, con te- 
staniento 13 luglio 1030, coU'ordine di far costruire una cappella sotto la in- 
vocazione di S. Gerolamo nella Chiesa di Buscate, dove possedeva alcuni stabili, 
i quali furono venduti nel 1032 per L. 11,987. La sostanza nitida pervenuta 
aU'Ospedale risulto di L. 35.048. 

Natta d' Alfiano contessa Lavinia, del marchese Giacomo, sposo 
in prime nozzo il conte Scipione Tosi, cd in seconde nozze il conte Carlo Mar- 
liano, dei conti di Busto Grande. Mori il 20 marzo 1738, d'anni 70, sotto la 
soppressa parrocchia di S. Bartolomeo, e con testamento 1.* agosto 1737, mentre 
istitui erede I'Ospedale Maggiore di Milano, dispose che il corpo fatto cadavere, 
fosse lasciato sopra terra tre giorni vestito dell'abito del terzo ordino di S. Fran- 
cesco, e che fosse sepolto nella Chiesa di Sant'Angelo presso il primo marito. 

Proibi che si facesse il catafalco in Chiesa e un accompagnamento pom- 
poso. Voile soltanto I'intervento di cento poveri e cento figlie della Stella, do- 
dici delle quali dovevano assistere il cadavere prima della sepoltura. Ordino 
che fossero celebrate entro tre mesi dalla sua morte GOOO messe. Fece varii 
legati a favore di Chiese e di parenti. Destin6 la somma di L. 750 per la co- 
struzione di una balaustra e di due quadri laterali alia cappella di S. Pasquale 
nella Chiesa di Sant'Angelo di Milano, di patronato di casa Tosi, erogando cio 
cho fosse sopravvanzato in altri oggetti. Siccome i quadri erano gia fatti e la 
spesa della balaustra fu di sole L. 550, cosi le rimanenti L, 200 furono pa- 
gate al pittore Giovanni Battista Cucchi, che aveva eseguito I'ancona di detta 
cappella. — AU'Ospedale pervennero circa L. 120,000. 

Si ha il ritratto eseguito dal pittore Giovanni .Angelo Borroni. 

"J 



— 130 — 

Nava Landriano conie Giovanni Battista, figlio del conie 
Pietro Paolo e tli Clara Porro, mor'i I'll gennaio 1718, d'anni 77, e giusta le 
intenzioni di lui, vcnne sepolto nella Chiesa del Padri Cappuccini di P. Orientale, 
vestito coU'abito dell'ordine di S. Francesco. Scrisse erede I'Ospedale Maggiore 
di Milano, con testamento 3 dicembre 1705, imponendogli varii oneri per legati 
e beneficenze. Favorl in ispecial modo il L. P. di S. Corona per L. GOOO, il 
L. P. di Loreto per L. 12,000, il Monte di Pieta per L. 12,000. II cognorae 
Landy^iano venne assunto da qiiesta famiglia, di nobilta antica, per disposizione 
29 gennaio 1605, di Pietro Paolo Laridriani, colla quale, nel caso in ciii fosse 
morto senza figli (il che avvenne), nomino erede universale Pietro Paolo Nava, 
padre del datore del L. P., coll'obbligo di aggiungere al suo il cognome Lan- 
driani. Nel 1685 fece parte dei sessanta decurioni della citta. Fu deputato 
deirOspedale. 

La sostanza ereditaria si puo ritenere di L. 300,000. Pervennero fra gli 
altri enti alcuni stabili alia Cascina de' Bracchi di pertiche 311, venduti nel 1718 
al dottor collegiato Tomaso Nava; una casa in Monza, venduta nel 1721 a 
Giovanni Battista Mantegazza; una casa in Milano, nel borgo di P. Romana detta 
osteria del Bissoucello, venduta nel 1724 a Nava Giuseppe; una casa in Milano 
in via Durini al n. 427, venduta nel 1770 a Giovanni Battista Mazzuccone per 
L. 25,100; pertiche 198 di terra in Robbiano, venduta nel 1800 a Gaspare 
Bersani per L, 24,510; beni in Novedrate, venduti nel 1801 ad Ignazio Maj- 
none per L. 99,500 (pertiche 1705. 19). 

Si ha il ritratto eseguito dal pittore Francesco Fabbrica. 

''' N"eg"ri Carlo .A.ntonio. Mori nel raaggio 1657, norninando erede 
I'Ospedale. Abbandono tre case in Milano, una a S. Caliraero, venduta nel 1657 
per L. 5100, I'altra di contro a S. Sebastiano e la terza a S. Giorgio al Pa- 
lazzo del valore coniplessivo di circa L. 16,000. 

Noe Giacomo Filippo , lego all'Ospedale L. 15,000, con testa- 
mento 25 setterabre 1806. 

Nova Maddalena, figlia del dottor in legge Giuseppe, sposo Giu- 
seppe Antonio Crivelli, altro benefattore dell'Ospedale. Abitava in Milano in via 
di Sant' Antonio al n. 4740, dove mori il 18 febbraio 1828, istituendo erede 
con testamento 18 maggio 1824, I'Ospedale Maggiore di Milano, al quale toc- 
carono L. 23,000. Non aveva parenti necessarii. Aveva soltanto un fratello, ot- 
tuagenario, prete, e ben provveduto. Lego alia sua cameriera L. lOOJ all'anno 
vitaliziarmente. Possedeva una casa di campagna a Bescape. 

Fu sepolta nel cimitero di P. Tosa, ove la ricorda questa iscrizione: 
A. ■^. Q. — Maddalena Nova Crivelli — donna di esimia carila — 
in Vila ha sempre assistiti i poveri — in marie lascio eredi i bisognosi 
infermi — morta li 18 febbraio 1828 — I'amministratore dell'Ospedale — 
rende il giusto iributo — all'anima pia benemerita. 

Cldrati Achille Gaspare, figlio dei coniugi Carlo Gerolamo e 
Peregalli Rachele, sorella del Peregalli Ignazio, altro benefattore dell' Ospe- 
dale, gia comraerciante in manifatture di lana, dal quale commercio si ritrasse 



— i;5i — 

neH'aprile 18-17, mori celilte in Milaiio d'anni CiO, nelhi casa di sua propriota 
in \ia Filodrainiuatici. ii. o, il 'J8 giu^MU) 1883. Lasci6 il testamento 1." feb- 
braio 1881. iiel qiiaK> scrisse erede rOrlaiiotrolio maschile coll'oiiere di un le- 
gato di L. 50,000 aU'Ospedale Magj^iore di Milano, di L. 20.000 allOrranotrofio 
feraminile, di L. 20.000 ai Sordo-imiti di cainpagna, e altrettanto ai Ciechi, ai 
Rachitici e al Pio Tiivulzio. Favori largamente le persone di servizio. Uomo 
di ottiini principii e di sano criterio lasci6 huoiia menioria di se. 

Si ha il ritratto, a mezza figura, esegiiito da Cesare Spagliardi per L. 000. 

Omacini nobile Giulio Cesare, figlio del segretario del Senato, 
Giovanui Antonio, mori nell'aprile 1G28, disponendo della sua sostanza a favore 
della sorella Ortensia, con sostituzione a favore dell'Ospedale nel case in cui 
fosse morto senza figli. II caso si e verificato e quindi lOspedale and6 al pos- 
sesso della sostanza dal testatore abbandonata di circa L. 17,000 e nella quale 
era compresa una casa in P. Roraana, parrocchia di Sant' Eufemia vicino alia 
Madonna di S. Celso, venduta nel 1632 alia fabbrica di dotta Cliiesa per L. 9800 
(testamento 25 giiigno 1021, rogato Lodovico Castellini di Milano). 

* Omodeo Alessandro. Legato di L. 20,000. Mori il 2 gennaio 1629. 

Omodeo Emilio, dei marchesi di Castel Rodrigo, figlio di Giovanni 
Giacomo e Caterina Alemagna, banchiere, detto il Ricco, e abate dei mercanti 
di Milano. La di liii famiglia, ora estinta, ebbe origine da un postaro abitante 
al Carrobbio di P. Ticinese, come rilevavasi da una lapide sepolcrale in S. Vito 
al Carrobbio. Cesso di vivere I'll settembre 1626 e con testamento 8 settembre 
dello stesso anno, lego all' Ospedale Maggiore di Milano L. 10,000 per venti- 
cinque anni a carico dell'erede marcliese Agostino Omodei. Nel 1613 I'Ospedale 
si trovava sprovvisto di danaro per provvedere la tela che gli occorreva ed egli 
allora sovvenne la somma di L. 6000 senza interessi. — Altra simile sovven- 
zione fece nel 1620. 

Dispose di L. 1000 imperiali per la costruzione del coro della Chiesa di 
S. Maria del Giardino, ora distrutta. 

Si ha il ritratto, lavoro di Ferrari Bernardo. 

Omodeo Griovanni Ambrogio, figlio di Giovanni Tomaso, co- 
perse il posio di ragioniere e tesoriere della R. Camera nelle cose straordinarie 
nominatovi nel 1541, nel qual anno fu anche incaricato di fare la visita al 
naviglio grande, per far otturare le bocche che fossero state aperte abusiva- 
mente. Era fratello della Susanna Omodeo, altra benefattrice dell'Ospedale. Non 
avendo figli, con testamento 3 aprile 1552, istitui erede I'Ospedale Maggiore 
di Milano, per onorare la meraoria del di lui padre che siedette nel Capitolo 
ospitaliero nel 1500. Riservo I'usufrutto generale della sostanza, risultata in 
L. 30,000, compreso il ralore di una casa a S. Nazaro, di stabili a Siziano e 
di un prato a Yigentino , alia moglie nobile Francesca Cremona, clio ebbe a 
sposarla nel 1537. Lascio un figlio naturale. Mori neU'aprilo 1552. 

Omodeo Paolo Antonio, di Giacomo, mori di peste il 15 ago- 
sto 1630, lasciando vedova Cecilia Bitli, la quale si e rimaritata col causidico 
Conrado Spica. — Fu erode di lui, coll'obbligo di-H'usufrutto generale alia mo- 



— i:)2 — 
glie, rOspedale Maggiore di Milano che consegui perticho 70 di terra in Inzago, 
e L. 3200 sul banco di Sant'Ambrogio (testamento 23 piugno 1630). 

Assegno scudi 100 a favore del flglio nascituro da Anna.... se maschio, 
e .soli scudi 50, se femmina. Nacque una femmina dopo tre giorni dalla inorte 
del testatore. La nascita fu cosi registrata : 

« Ad] 20 agosto 1030, Martha nata di fornicatione il 18 detto, e stata 
battezzata da me frate Giuseppe Ciccolio dell'ordine dei predicatori. »' 

Onani Michele, di Francesco, marito di Rosa Sperati, morl I'll 
marzo 1800, d'anni 76, sotto la parrocchia di S. Fedele, legando all' Ospedale 
una casa in Milano, nella via dell'Agnello al 'n. 958, del valore di L. 26,966, 
coll'obbligo di corrispondero scudi 30 al giorno alia di lui moglie. — Testaraento 
marzo 1800, rogato Giorgio De Castiglia. 

Ongania Simone, figlio di Giovanni e di Conca Maria, nativo di 
Regolo, comune di Perledo sopra Varenna, negoziante e possidente, abitava in 
Milano nella casa di sua proprieta in via Broletto al n. 1747. Mori il 17 ot- 
tobre 1848, d'anni 42, per apoplessia, lasciando erede, con testamento 24 di- 
cembro 1844, la rainore Anna Maria Casati, figlia della di lui raoglie Angela 
Casati, con sostituzione a favore dell'Ospedale nel caso che I'erede raorisse in 
istato nubile o morisse senza figli. L'erede Anna Maria Casati nacque il 20 no- 
verabre 1836 e fu battezzata sotto la parrocchia di S. Babila, siccome figlia dei 
consorti Simone Ongania e Casati Angela, raentre il loro matrimonJo avvenne 
posteriorraente il 5 novembre 1845, sotto la parrocchia di S. Stefano e quindi 
quasi un anno dopo Ja data del testamento. La Casati era al servizio dell'On- 
gania nella qualita di domestica. - L' Ospedale rinunci.) alia sostituzione per 
il correspettivo di austr. L. 15,000, mentre I'Ongania abbandono una sostanza 
di circa austr. L. 110,445, comprese L. 12,000 da lui tenute nascoste in cantina. 

Origgi G-iuseppe, figlio di Filippo e Teresa Canetta, con testamento 
1." ottobre 1772, rogato Luigi Ghiringhello, istitui erede 1' Ospedale, dopo di 
avere provveduto alia moglie Marianna Castelli con un trattaraento largo. Mori 
il 1." maggio 1779, abbandonando una sostanza lorda di L. 85,973, della quale 
toccarono all'Ospedale circa L. 30,000. - Alia di lui morte si rinvenne sotto 
il guanciale del letto, una copia del testamento col cenno che I'aveva deposto 
negli atti del succitato notaio. — Furono ritrovate in un segreto della cassa 
forte L. 10,065 il 10 marzo 1780 e quindi parecchio tempo dopo la di lui morte. 

Orleri avvocato Giovanni, di Gerolamo, nacque in Lodi il 29 set- 
tembre 1767 da onestissima famiglia ivi domiciliata fin dal 1500. Con alacrit4 
d'animo attese alle lettere ed alia filosofia in Milano, passando poi a Pavia a 
studiarvi la giurisprudenza. Ancor giovine si merit6 la superiore confidenza 
coiressere stato preposto alia direzione dell'Orfanotrofio femminile. Durante il 
regno italico venne destinato al distinto impiego di assessore della direzione 
generale del deraanio. Nel 1816 fu nominate delegate speciale per la esazione 
del crediti arretrati dell'Ospedale Maggiore di Milano, o in seguito gli fu dalo 
il titolo di commissario governativo presso 1' Ospedale stosso, caiica che e'-li 
disimpegn6 fine al 1826, ritornando in quest'anno al suo impioiro presso il do- 



— lo.) 

raanio. Lo zelo tli lui per I'ogra uinauit:\, le g;va\\ fatiche sostenute, la sagacQ 
destrezza iu tanto incarico raanifestato ed i segnalati vantaggi procurati all'Ospo- 
dale, furono aiiche riconosciiiti dal g()verno, clio lo noraino cavaliero della co- 
rona di I'orro. Mori in Milano, il 10 diceinbro 1845 e cou testaniento 29 novembro 
detto anno, rogato Francesco Sormani, istitui eredi i nipoti Ercole ed Antonio 
fratoUi Pulzoni di Piacenza, ligli di sua sorella Maria. Lego all'Ospedale L. 9000 
inilanesi. all' Osppdale Fate-bene-fratelli L. 10,000, alle PP. CC. d' industria 
L. 10,000. ai Ciechi L. 1000, all' Orfanotrofio feinmiuile L. 14,000 e L. 1500 
al Proposto di S. Carlo per il nuovo tempio. — Fu sepolto nel ciniitero di 
P. Orientale, diive fu collocata una lapide con questa iscrizione: 

Ad onorevolc memoria — dcll'accocato Giovanni Battisia Orleri — per 
profondo sapet'e fermo cd iniemerato carattere — veneratissimo — dell'Or- 
fanolrofio femminile — e del Maggiore Ospedale di Milano — per lui alia 
disciplina ed alia economia cresciuti — insigyicmente henemerito — ed a 
premio di siio nohile zelo e rara prudenza — in gravi piihbliclie incumhenze 
— fregiaio da S. M. I. R. A. dell' I. li. ordine — della corona ferrea di 
III classe — i nipoli Ercole ed Antonio Piclzoni di Piacenza — riconoscen- 
(issimi Q. M. P. 

Venne ritrattato dal Bellati. 

Orsi Michele, di Antonio, marito di Caterina Lonati, negoziante di 
cristalli, mori il 3 setterabre 1802, d'anni 72. Con testaraento 19 maggio 1801, 
chiara6 eredi in parti eguali la figlia di lui Barbara, maritata Vassalli, e I'Ospe- 
dale Maggiore di Milano, riservato pero I'usufrutto sulla quota di quest'ultimo 
a favore della prima. La sostanza pervenuta al L, P. fu di circa L. 79,000. 
Era di sua propiieta la casa in Milano sul piazzale di S. Sepolcro al n. 3173, 
venduta nel 1819 a Giovanni Maria Castelnuovo per L. 59,000 italiane. 

Fu sepolto nel ciinitero di P. Orientale, dove fu collocata una lapide con 
questa iscrizione: 

Qui giacciono le s^poglie di Michele Orsi — morlo li 3 setlembre in eta 
d'anni 73 — piangono i poveri tulli di cui era veramente padre — pregate 
eterno riposo. 

Venne ritrattato dal Bellati. 

Orsoni Griovanni Andrea, di Protaso, fu sindaco e procuratore 
dei frati di Saul'Angelo, nel 1553, allorcho si stava rifabbricando la loro Chiesa. 
Con testamento 11 gennaio 1556, rogato Gerolarao Cisero, istitui erede I'Ospe- 
dale di Milano, con un legato di L. 4000 per una volta alia moglie Maddalena 
Ferrari. Mori due giorni dopo di aver fatto testamento, abbandonando una so- 
stanza nitida di circa L. 20,000. 

Ottobelli sacerdote Giovanni Filippo, patrizio di Alessandria, 
figlio di Giovanni Dattista , dottore in ambe le leggi , pronotaro apostolico 
e vicario generale di Alessandria. Fu anche arciprete della Chiesa di S. Maria 
della Neve in Alessandria. Era titolare di un beneficio in Borsano Pieve di 
Dajrago. Fu procuratore di una causa pia per i poveri di Alessandria, ove era 
stiraato e tenuto in grande considerazione, tanto che ai funerali di lui inter- 
venne tutta la nobilta e molto popolo. 

* 



— KM — 

IMori in eta avanzata in Alessandria, il 3 aprile 1G90 e con testamento 
4 gennaio stesso anno, fatto dopo di avere conferito con un funzionario del- 
rOspedale da lui richiesto, istitui eredo 1' Ospedale stesso, non avendo potuto 
in vita mettere in esecuzione 11 pensiero di erigere una collegiata nella Chiesa 
di S. Maria dell'Olmo in Alessandria, da lui fatta ricostruire. La sostanza, con- 
sistente in circa 3000 pertiche di terreno nei dintorni di Alessandria e in alcune 
attivitd mobili, venne da lui ceduta prima di morire alio scopo di far ^entire 
ai poi:cri gli effe.iti della sica buona volonia. Quando veniva a Milano risie- 
deva in locali dell' Ospedale. 

L'anno 1684 fond6 in Alessandria nella Chiesa di S. Maria della Neve due 
canonicati , dei quali, uno sotto il titolo di S. Giovanni, 1' altro di S. Filippo 
dotandoli convenientemente. Era di sua proprieta la cappella di Sant'Agostino 
nella Chiesa di S. Martino in Alessandria, il ristauro della quale, incominciato 
da lui, venne condotto a termine dall'erede Ospedale Maggiore. 

Esegui il ritratto Giovanni Santo Pietro. 

Pagani nobile Daria, di Bernardo, vedova del nobile Leone Pirro, 
sorella della Pagani Bianca, altra benefattrice, con at to 29 marzo 1580, rogato 
Giovanni Francesco Luino, dono all'Ospedale alcuni stabili in Casorate, aflittati 
per L. 1181, coU'obbligo di corrisponderle vita durante L. 630 imp. all' anno. 

Fagani Giovanni , mercante di mobili e materassaio , nacque a 
Dergano, il 22 marzo 1806, da Antonio e Figini Lucia. Mori in istato celibe in 
Milano, nella casa di sua proprieta in via Pantano al n. 16, il 21 maggio 1870, 
d'anni 64. Ebbe sepoltura, giusta una conforme disposizione del testatore, nel 
cimitero di Dergano. Con testamento 19 ottobre 1868, chiamo erede universale 
rOspedale Maggiore, non dimenticando i parent! e i poveri di Dergano. Abban- 
dono una sostanza di circa L. 147,000. 

Si ha il ritratto eseguito dall'llgolini. 

Fagani G-iuseppe, mori il 31 marzo 1793 e la sostanza di lui fu 
divisa in quattro parti, delle quali una fu assegnata all'Ospedale Maggiore di 
Milano, al quale toccarono L. 12.000. Testamento 20 ottobre 1789. 

Pagnani Lazzaro, di Ambrogio, con testamento 16 agosto 1499, 
fatto nella sala capitolare della scuola delle quattro Marie di Milano, leg6 al- 
l'Ospedale di Milano L. 100 imp. e ducati 4000 d'oro da L. 4. lo cad. — Fa- 
vor! con legati il L. P. della Pieta e delle quattro Marie. 

Fairana Carlo, giureconsulto, figlio di Ercole, che fu causidico della 
Curia Arcivescovile di Milano, e di Angelica Battaglia, nacque nel 1598. Con 
testamento 1." maggio 1654, istitui erede il fratello Aurelio con vincolo di so- 
stituzione a favore dell'Ospedale, nel caso in cui fosse morto senza figli. II case 
si e verificato nel setterabre 1666, ma essendo insorta contestazione cogli eredi 
ex-lege dell' Aurelio, I'Ospedale vi rinuncio per il correspettivo di L. 16,700. 

* Fairana Carlo. L' Ospedale fu erede di lui in via di sostituzione, 
verificatasi nel 1720, conseguendo L. 11,430, prezzo di una casa in P. Orientale. 

Falazzi Antonio, di Ercole, con alto 23 aprile 1746, don6 all'Ospe- 



— loo — 

lie pertiche ooO di terra in Saronno, coU'obbligo ili corrispoiulere vitaliziar- 
ineute L. 400 airanno a quattro sue lii^lio inonache. 

* Fallavicini marcheso Antonio Maria. Legato di L. 13,314 ital. 
nel ISil. 

Pallavicini o Parravicini nobile Bernardo, di Giorgio, 
sposo uel K)o7 Paola Perego. Con teslamento 5 ottobre loTl, istitui erede 
rOspedale, al quale perveunero pertiche 800 di terra in Ponierio e Buccinigo, 
vendute uel lOTG a Lelio Parravicino per L. 49,000. Mori il 4 giugno 157C, 
dopo di essere andato soggetto per 20 anni alia podagra. 

Fallavicini Oerolamo, marchese di Busseto, nacque nel 1508 
da Cristolbro e Bona di Giuliauo della Pusterla. II 30 gennaio 1534 pag6 alia 
Camera ducale di Milano. 800 scudi d'oro per il feudo di Castiglione Lodigiano, 
pervenutogli in eredita dai Fieschi. Nello stesso anno fece costruire nella rocca 
di Busseto, un oratorio dedicato al martire S. Giorgio. Per secondare lo spirito 
guerriero die si sentiva vivo nell'animo, assoldo del proprio una schiera d'uo- 
mini d'arme e la condusse a Carlo V in Esais, da dove partito pel quartiere 
generale di Ferrante Gonzaga, dava prova di perizia e di coraggio, combattendo 
contro la Francia, nella contrastata campagna delle Fiandre. Quando gli mori 
il padre, riparo egli presso la corte di Spagna, onde potersi assicurare dalle 
trame di Francia. e ci'la si trattenne fiuo al 1532, nel qual anno ritorno in patria, 

Mentre stava guerreggiando nelle Fiandre per I'imperatore Carlo V nel 1551, 
con Alessandro Pallavicini e un altro Pallavicini, venne nelle vicinanze di An- 
versa assalito da otto uomini mascherati, che montavano arabi giumenti e che 
pare fossero al soldo di casa Farnese. Essi ben fecero capire di volersi solo 
vendicare dei due Pallavicini, che avevano congiurato in Piacenza contro Pier 
Luigi, ma tuttavia il Gerolamo, da valoroso cavaliere, come egli era, si caccio 
innanzi nella difesa dei parenti, i quali pero caddero trafitti , riportando egli 
pure nella lotta imparl, cinque ferite. Tre anni dopo il marchese Gerolamo 
ritornava in Italia qual condottiero di cavalli per la guerra che in Piemonte 
si combatteva contro i francesi e qui si guadagno il titolo di strenuo capitano. 

Conchiusa la pace di Cambrai (3 aprile 1559) e finite le guerre della Spagna 
colla Fiancia, il marchese Gerolamo si ritiro dai campi di battaglia a vivere 
giorni tranquilli nella sua citta di Busseto. Rimasto vedovo di Ortensia Colonna, 
figlia di Marc'Antonio, voile per un bizzarro pensiero prendere in seconda moglie 
la donna che prima in un dato gioruo sarebbe venuta alia porta del suo palazzo 
in cerca di pane; la fortunata fu certa Eleonora Viritelli, montanara dei colli 
piacentini , ma nella stranezza della scelta vuolsi che ancora tornasse bene al 
marchese, poiche alia bonta dell'animo si accompagnava in quella donna una 
saggezza di mente piu clie ordinaria. E tradizione che questa gentildonna me- 
nasse una vita da santa, votata alia carita ed alia preghiera, e che, morto il 
marchese Gerolamo, si ritirasse in Castiglione Lodigiano, ove visse fino al 17 set- 
tembre 1017, istituendo in quel borgo tre cappellanie nella Chiesa dell'Inco- 
ronata in aggiunta ad altre istituite dai predefunto marito. — Fu seppellita 
vicino al marito e per suo volere in abito da monlanara. quale vestiva nel 
giorno, clie dai Pallavicini era stata conosciuta. 



— 13G — 

II marchese Gerolamo fece riedificare del proprio la Chiesa parrocchiale 
di Castiglione. Mori il 23 magpio 1579, d'anni 73 e fu lumulato nella Chiesa 
deirincoronata, dove la vedova gli fece innalzare un maestoso monuinento colla 
seguente iscrizione : 

D. 0. M. — Ilieromino Pallavicino — march, riro egregio ac — 
rei belliccc laude qua — se pi^eci'pue Carlo V — imp. probabit et eximia 
pietate qua opulenta — Magno Mediolani Hospitalis et huic acedi — legata 
reliquit insigni — Leonora Yireiella uxor, mcer. et liceres grata — P. — 
oh. an. MDLXXIX. X Kal. Maii — eclat ma; LXXIII. 

Lodato pel suo vaiore in guerra, per la sua sapienza di governare in pace, 
pio e caritatevole coi poveri e colla Chiesa, generoso e munificente qual principe 
di illustre casato si conveniva, vide con lui spegnersi il rarao legittimo dei 
marchesi di Busseto (1). 

Con testaraento 15 raaggio 1579, rogato Ghisalberti, leg6 all'Ospedale al- 
cuni stabili coH'obbligo deH'iisufrutto generale a favore della rnoglie, la quale 
vi rinuncio dietro il vitalizio annuo di ducatoni 800. 

Palletta Livio , di Giovanni Francesco, oriundo cremonese. Con 
testamento 3 agosto IGIO, istitul erede Giovanni Francesco Palletta suo nipote, 
con vincolo fedecommissario e con sostituzione a favore dell'Ospedale di Milano, 
in caso di estinzione della linea chiamata. II caso si e verificato nel 1G48 per 
la morte dell'erede senza figli maschi, per cui furono rilasciate all'Ospedale due 
case in Milano, delle quali una in P. Ticinese, parrocchia di Sant'Ambrogio in 
Solariolo, vicino alia Chiesa omonima, venduta nel 1G49 a Giovanni Carminati 
per L. 18,100, una possessione in Cornaredo e tre capitali del complessivo 
vaiore di L. G2,000. Benefico anche I'Ospedale di Cremona con un legato di 
ducatoni 60. Lascio vedova Barbara Bancori, la quale si rimarito col capitano 
Giacomo Crivelli. 

Panceri Griovanni Battista, di Giovanni, mori a EUo il 27 no- 

vembre 187G, lasciando erede, con testamento 9 maggio 1872, la nipote Amalia 
Molteni maritata Zerboni, con un legato di L. 10,000 ital. a favore dell'Ospe- 
dale. Benefico i bambini lattanti e i sordo-muti. 

Fanigarola G-iovanni Faolo, di Giovanni Enrico, marito'di 
Bona Gallerano, mori il 17 agosto 1592, d'anni 30, di febbre acuta, in Milano 
sotto la parrocchia di S. Bartolomeo, nella casa del segretario del Senato Ge- 
rolamo Gallerano suo cognate. Con testamento 12 agosto detto anno, istitui 
erede I'Ospedale, al quale pervennero circa L. 95.580, vaiore di due case in 
P. Vercellina, parrocchia di S. Pietro in Camminadella , di stabili in Buscate 
e in S. Brera, Pieve di S. Giuliano e g\k dedotto il quarto dovuto alia vedova. 

Panizzoli Arighini Gabriele, bresciano, con atto 20 dicem- 
bre 165G, donu in vita all' Ospedale, alcuni crediti da lui professati verso la 
eredita di Alessandro Figino, per un iraporto di L. 50,000, colla condizione die 
in caso della loro esazione gli fosse corrisposta una piccola porzione. 



(1) Per magglori notizie veggasi I'interessante pubblicazione dell'avvocato ICmilio Saletti, 
SuUa cittk di Busseto. Milano, tipografia Bortolotii, 1883. 



— 137 — 




Papis couto Carlo, fiplio di Giu^^eppe o di Caterina Lauro, marito di 
Isabella Ottoliiii. mori il 30 aprile 17GS, d'anni 74, in Milano in una casa in 
via di S. Maurilio di sua proprieta. La di lui fa- 
luiglia trae origine da Coino e il titolo di coute 
ebbe a consepuirlo nel 1748. per essere successo 
al conte Nicolo siio fi-atello. 

I suoi avi si trasterirono a Milano nel 1570 
per esercitarvi la nieroatura. Divonnoro citladini 
milanesi nel loSo. 

Nel 1727, il Nicolo preaccennato fu ammesso 
apli onori, posti, dipnita e prerogative die so- 
gliono godere le faiuiglio iiobili di Milano. 

Con testaniento 1.° aprile 17GS, istitui erede 
rOspedale. col vincolo di usufrutto a favore della 
moglie, alia quale lego inoltre tut to il denaro die 
si fosse trovato in cassa. L'asse ereditario fu di 
L. 900,000. 

Pervennoro stabili in Albese, Saruggio, Mon- 
torfano, Tavernerio, Cassano. Urago e Carugo. . _i__ 

Lego al conte Arabrogio Nava alcuni stabili 
in Vigano, perche in lui pervenuti in causa dotale della fa Margarita Nava, 
gia raoglie dell'avo di lui Nicolo. 

Fajcazozzero Oiovanni Pietro, di Enrico, negoziante d'oro e 
d'argento, inori il 22 maggio 1G25, in causa di tish d'anni 75, sotto la par- 
rocchia di S. Pietro in Carapo Lodigiano. Con testamento 27 raarzo detto anno, 
istitui erede I'Ospedale, con un legato alia moglie Caterina Marenzia, in bene- 
nifirenza della buoua corapagnia fattagli per circa 24 anni. 

Pervenne la casa detta dell' Imperatore al Molino delle Arrai, che era 
stata a lui venduta dall' O.'jpedale stesso, e che fu rivenduta per L. 15,500 a 
Matteo Gravellone. A quest'ultiino iraporto vanno aggiunte altre L. 3750, valore 
di una casa sotto la parrocchia di S. Tecla , e L. 1200 per mobili ed effetti 
venduti e cosi in tutto L. 20,460. 

'■' F*arina IVIarco. La di lui sostanza, dell'importo di circa L. 12,000, 
pervenne aH'Ospedale, erede di lui, nel 1542. 

Parravicini marchese A.lessand.ro, figlio del marchese Gerolarao 
di Anna Verri, dei marchesi di Maclierio, altro dei 12 di provvisione e dei GO 
decurioni della citta di Milano, deputato della congregazione della B. V. dei 
Miracoli in Rancate, prefetto della scuola di S. Giovanni alle Case rotte, de- 
putato del Capitolo dell' Ospedale dal 1743 al 17G5, mori il 28 marzo 17G8, 
d'anni 49, nella casa di sua proprieta sul piazzale di S. Giovanni in Era, e il 
suo corpo fu sepolto nella Chiesa dei Padri di Sant'Angelo. 

Si vorrebbe che la di lui famiglia originaria di Conio, ed ora estinta, traesse 
origine da un Parravicino che fece parte dei 1".^ consiglieri che Carlo Magno 
ebbe a nominare nella occasione della .sua venuta in Italia. 

Con testamento 25 marzo 1768 istitui erede il ff/lio maschio che I'AlliS' 



— 138 — 

^imo si fosse degnaio di concedere alii nohili coniugi conip- Gaetano AUprandi 
e conlcssa donna Ottavia Parravicino di lui sorella, istituendo una primo- 
genitura a favore dei discendenti di detto figlio maschio, col vincolo dell' usu- 
fruito generale a favore della di lui sorella, e con sostituzlone a favore del- 
rOspedale Maggiore, nel caso che detti coniugi non avessero avuto un figlio 
maschio. La sostituzlone si e verificata I'anno 1795, per I'avvenuta morto della 
sorella senza figli. Lego ai parroci di S. Babila 100 zecchini giliati per le spese 
del nuovo altare che si stava costruendo e L. 1600 per I'innalzaraento del cam- 
panile della Chiesa parrocchiale di Alacherio. La sostanza riusci di circa mila- 
nesi L. 400,000, gia calcolato il valore di alcuni stabili in Sovico, della estensione 
di pertiche 871, venduti nel 1797 a Giovanni Battista ed Antonio Maria fratelli 
Legnani per L. 115,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Perabo. 

Farravicini nobile Antonio G-iovanni, figlio di Francesco e 
di Giulia Ricci, sposo in prime nozze nel 1680, la contessa Francesca Casti- 

glioni, figlia del conte Ottavio, e in 
seconde nozze la nobile Giustina Vi- 
mercati. Tanto il padre che 1' avo, 
erano banchieri. Era nipote e fu coe- 
rede del Parravicini Lelio, altro be- 
nefattore dell' Ospedale. Mori il 12 
aprile 1721, d'anni 77, e con testa- 
mento 26 gennaio 1717, istitui erede 
il nipote conte Giovanni Porta, figlio 
di sua sorell-a contessa Maria e suoi 
legittimi discendenti, e in caso di 
estinzione della linea, chiam6 erede 
r Ospedale in via di sostituzlone, le- 
gandogli scudi 10,000 per una volta. 
Benefice i poveri e I'Ospedale di Co- 
mo, il L. P. della Stella di Milano, 
la Chiesa di S. Celso, I'Ospedale Fate- 
bene-fratelli, e altri LL. PP. e cor- 
porazioni. 

La sostituzlone a favore dell'Ospe- 
dale si h verificata I'anno 1764, per 
la morte del conte Porta senza discendenti, e la sostanza di L. 670,000 circa 
venne rilasciata nel 1771. Pervennero: la possessione Cascinetta in borgo di 
P. Orientale al n. 709, dove si eserciva 1' osteria della Stadora (1), venduta 
nel 1799 ad Antonio Bianchi per L. 64,500, pertiche 13 di terra nei CC. SS. 
di Milano presso la Bicocca, stabili in Cassano Albese, venduti nel 1772 a Gia- 
conio e fratelli Carove per L. 97,000, una casa da nobile e due casini in Como, 
venduti nel 1766 per L. 14,700, una casa in Milano in via Moroni, venduta 




(1) Cosl delta perche in questo caseggiato cravi il dazio della Stadcra del fieno. 



— 139 — 

a fiioTanni Diotti por L. 11,700, ire case in via del Giardino, delle quali, una 
vicina alia Cliiesa di S. Pietro colla Kete, vendvita nel 1785 al nobile Giuseppe 
Pezzoli por L. 10.000, una casa in Roma nol vicolo doi ^larroniti ai civici 
n. 47 e 48, venduta nel 1830 per L. 741.52 ausir., alcuni stabili in Torno, 
la possessione Parravicina in Montorfano venduta nel 1773 a Giuseppe Antonio 
Guaita per L. 01.443. In vita dono all'Ospedale scudi 50.000, e nel 1090 
mil. L. 12.000 a litolo di eleraosina per provvista di tele e dal 1709 al 1720 
dono L. 04,000. 

Alia sua inorte si trovarono giacenti in cassa L. 335,870 in daiiaro, oltro 
gli oggetti d' argento del peso di oncie 14,756. Fra i inobili appartenenti a 
questo benefattore eravi il letto clie fu sempre adoperato dal papa lunocenzo XI 
Benedetto Odescalchi, e sul quale questo Papa spiro. Era toccato collo spoglio 
a monsignor Giuseppe Parravicini, fratello del testatore, chierico di camera del 
detto Papa. Fu deputato dell'Ospedale negli anni 1701, 1709 e 1710. 

Parravicini Camillo , figlio di Francesco e di Anna Cavaleri, 
fu al servizio dell' Ospedale nella qualita di ragioniere. Nominato nel 1G45 
ragioniere coadiutore, coU'onorario annuo di L. 500, oltre alcune onoranze, 
venne nel 1G51 promosso al posto di ragioniere con L. 1000, in sostituzione 
di Melchiorre Tradati, passato ragioniere della citta di Milano, e nella occasione 
di questa promozione il Capitolo ospitaliero fcce constare di esservi stato in- 
dotto in riguardo alia nota di lui probita, al suo ingegno e alia sua attitudine. 

Con testamento 30 giugno 1G78, istitui eredi i suoi fratelli Carlo e Giu- 
seppe, con vincolo fedecommissario e con sostituzione a favore dell'Ospedale 
per 2[4, dell'Ospedale di S. Giacomo dei Pellegrini per 1[4 e il L. P. della 
Stella per I'ahro quarto. La sostituzione si e verificata nel 1749, conseguendo 
rOspedale per i 2[4 L. 18.081. 16. 1 in aggiunta al legato annuo perpetuo da 
lui disposto in L. 150. Lego ai LL. PP., dei quali era ragioniere, I'importo di 
un anno di salario, Mori il 7 dicembre 1678. 

Parravicini marchese Francesco, figlio del marchese Gerolarao 
e di Teresa Carcano, con testamento 29 novembre 1858, istitui erede il fratello 
Giuseppe, con un legato all'Ospedale di L. 10,000 austr. 

Parravicini Lelio, di Giovanni Antonio, banchiere, zio dell'Antonio 
Parravicini, altro benefattore dell'Ospedale, raori nel gennaio 1691, legando 
al detto Ospedale un credito dell'importo di L. 12,700, con testamento 3 gen- 
naio 1691. Nel 1672 sovvenne gratis L. 9000. 

Si ha il ritratto eseguito da Andrea Porta. 

Pasquali sacerdote Griovanni Maria, figlio di Giovanni Paolo 
e di Clara Massari, di Milano, canonico della Chiosa di S. Maria Fulcorina, con 
testamento febbraio 1676, interprete anche delle intenzioni del di lui padre, 
chiamo erede I'Ospedale legando i libri che possedeva alia Biblioteca Ambrosiana, 
e ai suoi parenti e congiunti di sangue, fino al quarto grado, L. 3 per cadauno! 

Pervennero al L. P. circa L. 12,000, nelle quali e compreso il valore di una 
casa in via dei Due Muri, venduta nel 1676 al tipografo Giov. Batt. Malatesta, 

Si ha il ritratto eseguito da Nicolo Plaza. 



— no — 

* Pasques Francesco. Lascio all'Ospedale nel 1638 L. 20,360. 

Passera sacerdote Carlo Francesco, figlio di Antonio, curato 
della Chiesa di S. Stefano in Borgogna, ora soppressa, pronotaro apostolico, fu 
tesoriere della Congregazione dei Capitoli e sindaci delle porte di Milano e fu 
sindaco della causa pia dei parroci di F. Orientale nel 1710. Mori il 12aprile 1742, 
d'anni 79 e fu sepolto nella suddetta Chiesa vestito da sacerdote, parato per la 
messa, senza cassa. 

Istitui erede I'Ospedale, con testainento 30 marzo 1736, con dichiarazione 
che poteva essere oinesso il ritratto. Dacche non si trattava di un'assoluta proi- 
bizione, il Capitolo fece fare il ritratto dal pittore Antonio Mariani. 

Pervennero all' Ospedale L. 58,000, nelle quali e compreso il valore di 
alcuni stabili in Cerro, venduti nel 1743 a Carlo Rossetti per L. 9600. Las^cio 
alia Chiesa da lui diretta diversi sacri arredi che erano di sua propriety. 

Fassera Francesco, di Giorgio, marito di Giulia Secco, vedova 
del dottor fisico Gerolamo Testa, coperse la carica di commissario generale per 
la scossa dei carichi ordinarii del ducato di Milano, negli anni 1650, 1051, 1052, 
Ebbe I'appalto degli alloggi e foraggi militari dal 1651 al 1655, appalto che fu 
continuato alia sua raorte dagli eredi. Non avendo prole, ed essendosi procurato 
un discreto patrimonio colla sua attivita e laboriosita, come egli lascio scritto, 
dispose della sua sosianza, con testamento 12 agosto 1651 a favore del L. P. 
di S. Corona per una meta, e a favore di Giorgio Paganini e Veronica Vietti, 
figli di una sorella, per I'altra meta, imponendo I'obbligo di erigere in fi\ccia 
alia casa di residenza del L. P. erede, un tempio nel quale si fosse potuto ce- 
lebrare la messa che si celebrava privatamente nello stesso L. P. Adi un tale 
intento veniva comperata una casa in vicinanza a quella di residenza del detto 
L. P. per L. 13,500 e sopra disegno dell'ingegnere Gerolamo Quadri si stava 
per fabbricare la Chiesa, quando la gravezza della spesa consiglio la sospensione 
di ognl e qualunque pratica. 

Si rese defunto il 29 aprile 1652. Al L. P. di S. Corona toccarono circa 
L. 245,000. 

Questo benefattore non avrebbe dovuto figurare in questa serie, avendo 
favorito S. Corona e non I'Ospedale, ma fu compreso perche il di lui ritratto, 
lavoro di Carlo Francesco Pamfilo, viene esposto nella occasione della festa 
cosi detta del Perdono. 

Fastori dottor cavaliere Griuseppe, nacque ad Orziuuovi, nel set- 
tembre 1814, da Giovanni Maria e da Oliva Terzi. Studi6 il diritto a Pavia 
dove si distinse per I'amore alio studio, per la intelligenza svegliatissima e per 
la onesta del carattere. — • Emigrato all'estero per cause politiche, riparo a 
Parigi, ove conobbe la principessa Belgiojoso di Milano, generosa soccorritrice 
di tutti gli italiani, perseguitati dai governi che tiranneggiavano la patria 
nostra prima del 1859. Nel 1849 ando a Roma, pure colla detta principessa, 
indi caduta la citta nelle mani dei francesi, ricalco la via dell'esilio, riducendosi 
a Malta, ove dalla principessa ebbe procura generale per I'amministrazione dei 
suoi beni. Onestissirao, intelligente, laborioso, pote restaurare il patrimonio di 
quella illustre patrizia a mezzo rovinato dalle vicende politiche e n'ebbe in 



i 



— Ml - 

guiderdone il iminifico lascito di una pensione vitalizia di L. 10,000 annuo. 
Ainministrc) puro la sostanza ingente dei principi di Gonzaga e doU'esiinio ar- 
teflce Calamatta, e pari alia sua solerzia fu la lode die n'ebbe. 

Tornato ad Orzinuovi si diede all'agricoltura, mostrandosi uno dei piu arditi 
e convinti iniziatori della razionale trasformazione agricola. Fu sindaco di Or- 
zinuovi ed anche in talo carica diede prova della sua sagacia e dello zelo del 
quale fu senipre a dovizia fornito. 

Mori celibe ad Orzinuovi, il 7 aprile 1885, in seguito ad una idro-anemia 
die da parecchi mesi lo travagliava. — Con testaniento 8 marzo 1885, istitu- 
erede il cugino e figiioccio Longlii Giuseppe, coU'obbligo di assumere per se e 
suoi discendenti il cognome Pastori in aggiunta a quello della sua famiglia. — 
Leg6 circa un inilione tra stabili e danaro per la foudazione di una scuola 
agraria in Brescia, sul raodello delle migliori d'Europa, con una apposita se- 
zione ad Orzinuovi. — Lego L. 100,000 all'Ospedale Maggiore di Milano, per 
la istituzione di una sala denominata dal suo nome, e altrettanto lego alia Con- 
gregazione di carita di Orzinuovi, per erigere un ricovero di 12 letti per i 
poveri e per sussidiare le povere partorienti. 

Nel codicilio 20 marzo 1885, prescrisse che all'erede minorenne fosse ira- 
partita una educazione seria e strettaraente morale, da fame un perfetto ga- 
lantuomo, utile a se e alia patria, facendolo viaggiare all'estero per apprendere 
le principali lingue parlate in Europa. 

La Rappresentanza Ospitaliera diede ad una sala di recente costruzione 
nella cosi detta canonica di S. Nazaro, il nome del Pastori. 

Fecchietto Griovanni Battista, di Giacomo Antonio, vedovo 
di Ginevra Perego, reddittuario, con testamento 8 giugno 1G08, istitui erede 
rOspedale con riserva della legittiraa ad una sua figlia. Si rese defunto il 7 feb- 
braio 1G22 e fu tuinulato nella Chiesa di S. Fedele vestilo di sacco, giusta le 
di lui prescrizioni. Era aggregato alia societa di Gesu. Coi danari di questa 
eredita I'Ospedale fece costruire, con una spesa di L. 1000 circa, la cappella 
di Sant' Ignazio nella Chiesa di S. Fedele a cura di Bernardo Palanchino e 
Giovanni Domenico Vigna. L'importo di questa eredita si puo ritenere di circa 
L. 105,000, compreso il valore di stabili a Castellazzo De Barzi, a Ravagnasco 
e di una casa a S. Babila. 

Non si ha alcuna notizia a riguardo del ritratto che si espone nella occa- 
sione della festa del Perdono. 

Fecchio conte Francesco, llglio di Cesare, morl il marzo 1733, 
d'anni 85, legando, con testamento 2 ottobre 1730, all'Ospedale 1' utile dominio 
della possessione deita. dell'Archeiio in Villapizzone, venduta nel 1737 a Carlo 
Annoni per L. 47,000 e un diritto di decima. Fu erede di lui la Congrega- 
zione del L. P. di Loreto. 

Si ha il ritratto, eseguilo da Gaetano Dardanone. 

Fecchio conte Giovanni Battista, dei 60 decurioni della citta 
di Milano, tiglio di Luigi e di Maddalena Crivelli, spo.s6 Laura Calderari, dalla 
quale ebbo due figli maschi: Ambrogio, che morl I'll marzo 1780 e Luigi che 
mori il 5 novembre 1782. Con testamento 20 gennaio 1737, leg6 all' Ospedale 



— M2 — 

una possessione denominata Varia in Lodlvecchio e S. Damiano, del valore 
di L. 81,300. Riservo I'usufrutto della di lui sostanza a favore della nobile 
Catterina Porro Confalonieri, in considerazione del fatto che egli fu donatario 
di una sorella della Confalonieri. 

Pecchio conte Luigi, figlio dei coniugi conte Giovanni Battista, altro 
benefattore dell'Ospedale, e donna Laura Calderari, marito di Anna Secco 13o- 
rella. Rogio Feudatario di Monte nella pieve di Agliate, altro dei GO decurioni 
della citta di Milano e giudice delle strade, eletto I'anno 1746, nacque in Milano 
sotto la parrocchia di S. Martino in Nosiggia, il 6 ottobre 1706. Mori il 5 no- 
vembre 1782, d'anni 76. Con testamento 24 raarzo 1781, istitui erede la nobile 
Paola Calderari, figlia dc4 marchese don Antonio, e il marchese don Egidio 
Gregorio Orsini di Roma di lei marito, e ad esempio di quanto fece il di lui 
padre, lego all'Ospedale una possessione in comune di Fradisesto, del valore di 
circa L. 81,300. Questa possessione pervenuta all'Ospedale nel 1647 colla do- 
nazione di Claudio Carrettone, era stata veniuta nel 1717 al conte Pecchio, dal 
quale ritorno all'Ospedale per essere poi rivenduta nel 1807 al canonico Carlo 
Giuseppe e Giacinto fratelli Taveggia per L. 122,000 rail. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Antonio Biondi. 

Pedroni Giovanni, di Giacomo, morl il 22 febbraio 1802, legando 
il 31 gennaio stesso anno, all'Ospedale due case nel Borgo di P. Vigentina ai 
n. 4402 e 4463, altre volte costituenti il soppresso circondario del Paradise e 
in mappa ai n. 124 li2, 125, 126, oltre un capitale di L. 15,000 che teneva 
a mutuo presso I'Ospedale (testamento 31 gennaio 1802). 

II ritratto che si espone nella occasione della festa del Ferdono, e lavoro 
di Sala Giosue. 

Fedroni Luigi, figlio di Gaetano, e di Vergani Carolina, nacque in 
Milano il 24 giugno 1806. Sposo in prime nozze Virginia Castelli e in seconde 
nozze Giuseppa Donzelli. Si e arricchito nel commercio del vino, Mori il 
14 aprile 1870, d'anni 64. Con testamento 17 febbraio 1866, istitui erede uni- 
versale una nipote da lui tenuta al sacro fonte, con un legato a favore del- 
l'Ospedale di L. 60 000. Destino la cospicua somma di L. 30,000, aumentabile 
a L. 40,000 per i funerali e per la erezione di un monumento nel cimitero mo- 
nuraentale a plena volonta e capriccio di sua moglie per il disegno architettonico. 

Si ha il ritratto, eseguito da Luigi Bianchi, amico del Pedroni. 

Pellizzone G-iovanni Battista, di Gerolamo, con testamento 
10 gennaio 1029, istitui erede I'Ospedale al quale pervennero una casa in Mi- 
lano, nella via di Pescheria Vecchia, venduta per L. 17,500, e L. 8000 sul 
banco di Sant'Ambrogio ed altri crediti di tenue importo. La detta casa era 
cosi determinata: Camera unius siia snbtus vollam porlcc b)'oleti Mediolani 
deversus piscariam Mediolani a manic sinistra cxeundo dictam portam 
broleti in qua camera solet teneri gabella salis. 

* Fennati Giovanni Battista. Legato di L. 11,543 ital. nell808. 

'■''■ Peregalli Bartolomeo. Legato di L. 10,000 nel 1493. 



— 143 — 

Feregalli Ignazio, possidento, celibe. fiprlio di Costantino, mon in 
Milano il 21 piugno 18o9, d'anni 71. disponendo nol suo tcstamento IG aprile 1858 
quanto segue: 

« Voplio die se dopo la morte doi mioi due oredi univorsali si trover;\ die 
il coerede Achille Gaspare Oldrati (suo nipote) non ha lasciato prole nata da 
legittimo raatrimonio, la sorama costituente I'asse cui dall' I. R. Ulficio di Coin- 
misurazione in questa cittA saru stata applicata la tassa voluta dalle voglianti 
leggi sia trasniessa e pagata a questo Ospitalo Magpiore civile di Milano. » 

La disposizione si e verificata a favore dell'Ospedale per la morte avvenuta 
il 28 giugno 18S:') deH'Oldrati Achille Gaspare sonza figli, o quindi il L. P. 
consegui I'importo della eredita in L. 84,270.85 ital., gia depurato di altro 
legato ai LL. PP. Elemosinieri per i poveri della parrocchia di S. Maria alia 
Scala in S. Fedele di L. 9000 austriache. 

Esegui il ritratto, a figura intiera, il pittore Vespasiano Bignarai per L. 1000. 

Perego ragioniere Costantino , di Ottaviano , mori il 28 no- 
verabre 1S2G, d'anni 72, assegnando all'Ospedale a titolo di legato, due capitali 
del valore di L. 50,300, con testamento 23 agosto 1823. Nomino erede il suo 
domestico in premto dell'atlenta e fedele servitic prestatagli da molti anni. 
II domestico mon prima del testatore e in luogo di lui fu erede Giovanna No- 
vati Moscatelli, cugina del Perego, il quale pare che abbia prestato i suoi servizii 
alia nobile faraiglia Greppi nella qualita di ragioniere. 

Pernice Antonio, figlio di Carlo, continuo il commercio del padre 
negoziando in rame ed altri metalli, con raagli per la lavorazione del rame a 
Castello sopra Lecco. Fu egli stesso il fattore della propria fortuna, che alia 
sua morte, avvenuta in Milano il 31 gennaio 1841, senza figli, d'anni 45, lasciando 
vedova Giovanna Bellotti, abbandono una sostanza considerevole. Era distinto 
per capacita ed integrita di carattere, e come negoziante e nelle relazioni della 
vita privata. Con testamento 14 settembre 1840, istitui erede i nipoti Antonio 
e Angelo fratelli Villa, figli di Giuseppe Villa, ragioniere in capo della delega- 
zione provinciale di Milano, e raarito di Rachele Pernice, sorella del testatore. 
— L' Antonio premor'i. raccogliendo cosi tutta la sostanza il di lui fratello An. 
gelo, il quale per sovrano rescritto ottenne di aggregare alia sua la parentela 
Pernice. — La erediti non poteva capitare in mani migliori, clin il commen- 
datore Angelo Villa Pernice, di distinto ingegno e valente amministratore, rese 
e rende importanii servizii al suo paese nelle amministrazioni pubbliche. 

11 testatore pur riconoscendo che alia proprieta degli affari abbiano con- 
tribuito le persone addette al suo commercio, prescrisse che gli eredi avessero 
a continuarlo nella casa di sua propriety in via del Bollo alio scopo di procurare 
il sostentamento alle persone stesse. 

II Pernice fu anche benefico, avendo legato all'Ospedale di Milano L. 20,000 
milanesi. agli Asili di carita L. 1000 mil., all'Ospedale Fate-bene-fratelli L. 5000 
e altrettante al L. P. Triulzio e L. 8000 alia Chiesa di Concorrezzo. Istitui 
doti a favore di povere zitelle di Milano e di Concorrezzo. Destin6 L. 1000 a 
favore del poveri della sua parrocchia del Carmine, e altrettanto a favore dei 
poveri della parrocchia di Sant'Alessandro dove aveva lo studio e il magazzino. 



— 114 — 

Era di sua propriet{\ la casa in Milano in via Cusani al n. 2201, dove ora abita 

Teredo commendatore D. Angelo Villa Pernico. 

Si ripoitano le due lapidi che lo ricordano nel cimitern di P. Garibaldi: 
Anlonio Pernice — fu inlegcrrimo negoziante — amico pronto effuso 

leale — u^b la prosperila — con crisliana modeslia — henefico ai poveri 

— e con larghi soccorsi e lasciti — pas&o troppo prcs/o d'anni 4o — il 
31 gennaio 1841 — compianto benedetlo desideralo — la sconsolala Gio- 
vannina BellotU — e gli eredi Antonio ed Angelo Villa — ricordet^anno 
sempre le virtu — del tenero ed nmanime marito — dell'amoroso e pro- 
vido zio. 

Alia cara memoria — di Antonio Pernice — inlegerrimo negoziante 

— morto il HI gennaio 1841 in eta d'anni 45 — sico cugino Carlo Ponti 

— in attestato di sua riconoscenza — per I'amore professatogli questo sasso 
pose ~ ed in ricordanza anche della propria moglie — Maria Ponti nata 
Gerli e — ftglia di Paola Pernice — morta il 23 dicembre 1836 — per 
entranxbi prega eterna pace. 

F*erret-Montalt Alessandro , nacque a Montalto da Fabio 
Damascene), gentiluomo di Roma, che assunse il cognome Peretti dopo la morte 
del Cognato Francesco e da Maria Felice Damascene. Fu cletto Cardinale il 
13 maggio 1585, dal Pontefice Sisto V. 

Nel 1614 assegno all'Ospedale 50 scudi al mese e durante il periodo dal 1614 
al 1622 dono all'Ospedale stesso circa L. 20,700. 

Si ha e si espone nella occasione della festa del Perdono il ritratto che 
venne consegnato all' Ospedale da un agente di lui. II L. P. vi fece adattare 
a sue spese la cornice. 

Perrocchio dottore in legge Agostino, di Vincenzo, oriundo di 
Incisa, notaio di Milano. Abitava nella casa di sua proprieta in via della Ma- 
donnina al n. 1879, che fu venduta dall'erede di lui al conte dottor Alessandro 
Bolognoni. Mori il 20 gennaio 1799, beneficando 1' Ospedale che egli qualifico 
siccorae il piu degno e meritevole di ogni soccorso (sono presso a poco le parole 
lasciate scritte dal benefattore Macchi, del quale probabilmente era amico) : testa- 
mento 27 settembre 1797. La sostanza pervenuta al L. P. fu di circa L. 188,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Anlonio Biondi. 

Pesenti G-erolamo, figlio di Flaminio e di Daria Lodovica Belloni, 
oriundo di Treviglio, ebbe una vita agitatissima, alia quale pare abbiano molto 
contribuito le sue condizioni fisiche e il suo carattere irroquieto. Nel 1022, 
mentre era ancor giovine, fu condannato e bandito dal dominio milanese, per- 
che fuggito dalle prigioni di Treviglio dove doveva scontare una pena. Durante 
I'esilio fu al servizio dei veneziani come soldato corazza. Nel 1625, dietro arani- 
stia pubblicata dal duca di Feria, ritorno mettendosi al servizio del governo e 
prendendo parte alia guerra di Valtellina. Nel 1626 fu ferito da un suo fra- 
tello con una archibugiata. In ultimo era soldato di cavalleria del marchese 
Acerbi. Fu dalla madre privato della sua eredita. Mori I'anno 1062, istituendo 
erede 1' Ospedale Maggiore di Milano. Privo della eredita i suoi fratelli perche 
avevano tentato di ucciderlo e perche indegni. Ebbe un fratello prete, pazzo, e 



— 145 - 

corae tale privato dal tostatore di op\[ e qualunqne legato. Lo chiam6 pero 
erede sostituito all' Ospedale nel caso in cni fosse guai-ito dalla pazzia e fosse 
animesso alia celebrazione della niessa. La sostanza pervenuta all" Ospedale fu 
di L. 13,6(53 (testamento 17 aprile 1029). 

iPesenti Laura, figlia di Nicolao o di Angela Taverna, vedova del 
causidico Marco Rovilacqua, iiku-i neU'Ospodale il 10 febbraio 1590 e con te- 
stanoento 9 fobhraio 1589, istitul erede 1' Ospedale stesso al quale pervennero 
circa L. 31.290. Voile essere sepolta nella Chiesa di S. Celso, in una cassa di 
piombo e in un'altra di legno. Suo padre era povero, ma la madre possedeva 
una discreta sostanza e fra gli altri cnti una possessiono delta della Colombetta 
nel Borgo della Trinita. Stette in lite 33 anni per questione di interessi col 
patrigno Francesco Pirovano. Lego alia figlia Livia scudi 25 e all'altra figlia 
Ippolita uno scudo. Come era da aspettarsi le figlie non furono soddisfatte di 
questo trattamento e quindi mossero causa all'erede Ospedale,- il quale addivenne 
in lore confronto ad una transazione mediante il rilascio di una parte della 
eredita. Lego al L. P. di S. Corona L. 2000, 

Fessina G-iulio Cesare, figlio di Giovanni Batlista, portiere del 
Senato, e di Giuseppa Vi^couii, occupo il posto di cancelliere del Senate di 
Milano. Nei parecchi suoi testamenti ebbe sempre ad istituire erede universale 
rOspedale Maggiore, adempiendo cosi ad una promessa ed alle dichiarazioni 
che aveva fatte in vita nel 1091, ed alle intenzioni del di lui padre, il quale 
testando a favore del figlio gli proibi di fare obbligazioni solidali o di fideius- 
sioni. Suo padre dichiaro nelle disposizioni testamentarie che egli consume la 
metA della sua sostanza per ottenere dal re Filippo IV la cancelleria del Senato 
a favore del suo figlio. 

L'ultima .'^ua disposizione in data 23 seltembre 1713, si estende a centotre 
lasciti a corporazioni religiose, al L. P. di Loreto, ad amici, compresi tra questi 
I'archivista e il cassiere dell'Ospedale, coi quali era legato da vincoli di^ ami- 
cizia. Nel suo testamento proibi di esporre alia sua casa e nella Chiesa, in oc- 
casione dei funerali, lo stemraa della sua famiglia e proibi parimenti I'accom- 
pagnamento dei servi. 

Professava una speciale devozione all' imagine della B. Vergine Maria detta 
della Rosa, che si venera nella Chiesa Metropolitana vicino alia sagrestia delle 
messe. Fu deputato delle scuole del SS. Sacramento nella Chiesa di S. Stefano 
in Brolio, e delle Croci delle diverse porte. 

Voile essere seppellito nella Chiesa dei PI\ Minori Osservanti di S. Fran- 
cesco in S. Maria della Pace di Milano e prescrisse che, subito dopo la sua 
raorte, fossero scritte sulla facciata della sua casa da nobile le parole: Ospedale 
Maggiore di Milano. 

Pervennero alcuni stabiJi in Villanova, del valore di L. 70,000 dal testatore 
rilasciati in vita e dei capitali per il valore di L. 174,000, delle quali L. 159,000 
trovavansi impiegate a mutuo presso 1' Ospedale. Mori il 20 ottobre 1715. 

Si ha il ritratto eseguito da Antonio Lucino. 

Pestagalli nobile G-iuseppe, nacque il 30 ottobre 1727 a Cremona, 
dai coniugi Paolo Antonio e Lucrezia De Albertoni, dama cremonese. mentre 

10 



140 — 



il di Itii padre disimpegnava in detta citt^l'ufficio di f,f'nulice del podest^. Sposo 
in prime nozze Giuseppa Cravenna e in seconde nozze Camilla Calderari. Co- 
perse le cariche onorillche di giudice delle vettovaglie, di prefetto della fab- 
brica del Duomo, di deputato e priore del Capitolo dell'Ospedale Maggiore, di 

conservatore del patrimonio della citta 
di Milano, di deputato della Malastalla, 
di giudice della legna. Fu altro dei 12 
di provvisione. La di lui faraiglia eser- 
cito, per diritto perpetuo trasmissibile 
da padre in figlio, I'ufficio di conta- 
A '-'M J*E A tore della mezz'annata. 

Suo padre teneva nota dei fatti 

. ,, pill important! della famiglia. Sotto la 

r .4 mKfPtfa^. ''*Tf data del 30 ottobre 1727, registrava 

la nascita di questo suo figlio Giu- 
seppe. In margine a questa registra- 
zione, un fratello scrisse le seguenti 
parole: Uomo nato con buona testa, 
ma piic gran cavicchio di fortund. 
Mori il 4 febbraio 1807, d'anni 80, 
nella casa in Milano, via della Pas- 
sione al n. 244, istituendo erede I'O- 
spedale con vincolo di usufrutto generale a favore di sua moglie (testaraento 
31 gennaio 1807). Voile che il suo cadavere fosse trasferito a Brugherio, dove 
possedeva la cascina Pobbia, che fin dal 1200 apparteneva alia sua famiglia, e 
che i suoi funerali fossero di seconda classe, elargendo ai poveri il conse- 
ffuente risparmio di spese. 

L'entita della sostanza fu di circa mezzo milione di lire italiane. Perven- 
nero fra gli altri enti alcuni stabili in Carugate, Moncucco, Cologne e cascina 
Baraggia di pertiche 1332, vendute nel 1816 al conte Carlo Delia Somaglia per 
L. 140,100 e altri stabili in Carugate, Cernusco e Pioltello di pertiche 1579, 
venduti nel 181G a Carlo Besana per L. 215,000 ital., la casa suddetta in via 
della Passione al n. 244, ora Conservatorio, n. 26, venduta nel 1810 al conte 
Sangiuliani per L. 76,800. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Battista Perab6. 




Piantanida sacerdote Francesco, figlio di Giacomo Antonio, 
dottore in sacra teologia, canonico dell'antica basilica Naborriana nella Chiesa 
coUegiata di S. Maria Fulcorina, mon il 10 aprile 1835, nella casa di sua pro- 
prieta in Milano via S. Mattia alia Moneta al n. 3135. — Con testamento 
23 settembre 1834, istitui erede 1' Ospedale, con preghiera all' araministratore 
del L. P. di gradire la sua spontaneaj precisa e deferm/nala volontd in sol- 
lievo e con for to della languente umanitd. La sostanza da lui abbandonata e 
raccolta dal L. P. erede, risultd di L. 158,826.09 circa, non tenuto conto 
della donazione da lui fatta in vita di L. 20,237. 

Pervenne, fra gli altri enti, Ja casa in Milano in via S. Mattia alia 



— 147 — 

Moneta al ii. 3135, venduta nel 1S3G al consigliero Bernardino Righetti p6i* 
L. 17.G01 austr. 

Esterno il desiderio die il di lui ritratto da esporre nella occasione della 
festa del Perdono, fosse eseguito da ottimo pennello in tutto simile, sia per la 
dimensione, come per I'atteggiamento della persona, a quello del benefattore 
Muttoni. non senza avvertire die tale desider/o non era dettato da spirito di 
vanitd ed ostentazione, ma bensl dal solo pensiero di richiamare vieppiu 
rattenzione e quindi inculcare con cid in altri la beneficenza verso il L. P.. 
tanfo giovevole qxtando sia bene dire/to ed amminislrato con accuratezza, 
rettitudine e carita. 

II ritratto venne eseguito dal professore cavaliere Luigi Sabatelli. II dipinto 
non corrispose forse alia faraa dell'autore, e pare die cio sia dovuto alia cir- 
costanza die lo ebbe ad eseguire dopo una raalattia grave sofferta a Firenze. 

P*iatti Giovanni Battista, di Giuseppe, mori il 17 febbraio 1838, 
d'anni 65, nella casa in Milano via S. Maria Fulcorina al n. 2564. Con testa- 
mento 3 agosto 1836, istitui erede I'Orfanotrofio maschile, con un legato al- 
rOspedale di austr. L. 150,000, e di altrettanto al L. P. Trivulzio. Destin6 la 
somma di L. 50,000 per la ricostruzione della Chiesa di Maresso. Didiiar6 di 
non aver istituito erede 1' unico suo fratello, perche dovizioso e senza figli. 
Dispose pero a di lui favore un legato, dicliiarando anche die fra lui e il fra- 
tello esistevano i piu cordiali rapporti. 

Si ha il ritratto eseguito da Giuseppe Sogni. 

Piatti Flatti nobile Tomaso, figlio di Antonio, spos6 Barto- 
lomea Landriani. Cittadino milanese, gli fii conferita nel 1459 la cittadi- 
nanza comasca. Fu consigliere del duca Lodovico Sforza. II duca Francesco 
Sforza accordo a lui ed al fratello Giorgio, dottor in legge, la immunity di 
ogni tassa. Con testamento 17 gennaio 1499, istitui erede I'Ospedale, coll' ob- 
bligo di mantenere nella sua casa in Milano in P. Orientale, parrocchia di 
S. Pietro all'Orto coerente coUa Chiesa di S. Vittore 40 martiri, i libri ivi esi- 
stenti di diverse facolta, tenendoli incatenati per impedirne I'esportazione, e che 
in detta casa precettori idonei dovessero insegnare in lettere greche, dialettica, 
aritmetica, georaetria e astrologia, senza alcuna retribuzione da parte degli in- 
tervenienti. Questa scuola cesso nel 1603, per difetto di mezzi. — Fra gli altri 
enti pervennero all' Ospedale alcuni molini al Gentilino, stabili in Lissone e 
Cisano, Nerviano, Garbatola, Pogliano, Desio, affittati per complessive annue 
L. 1339. Mori il 18 giugno 1502 e le lezioni incorainciarono I'anno successivo 
coH'incarico delle letture a Negri Stefano per il greco, a Calvi Fabio per 
r aritmetica, a Mucagalli Filippo dell'ordine de' Servi per la dialettica, a Car- 
dano dott. fisico Facio, padre del famoso Gerolamo Cardano, per la georaetria. 

* Pieni Battista, istitui erede I'Ospedale, con testamento 6 maggio 1518, 
riservato I'usufrutto alia raoglie Lucia De Zunico. La sostanza da lui abbando- 
nata risulto costituita da quattro diretti dorainii col canone annuo complessivo 
di L. 1229, assentati su stabili in Gaggiano, Seguro, Locate, Corneliano e Ma- 
cherio, da una casa in Milano in via S. Vittore affittata per L. 112 e cosi un 
importo capitale di circa L. 26,000. Mori il 3 novembre 1519. 



— M8 — 

Pieni G-erolanio, figlio di Benedetto, istitui erede I'Ospedale Mag- 
giore col vincolo dell' usufrutto pieno ed ampio a favore della raoglie Ottavia 
Bregonzi, altra benefattrice, sempre che pero fosse rimasta vedova. Abbandon6 
fra gli altri enti la possossione Benzo, in teiritorio di Cassignanica di pert. 539, 
venduta nel 1770 al conte Giovanni Serbelloni. 

Si ha il ritratto pervenuto coUa erediti della di lui moglie, ritratto che 
si espone nella occasione della festa del Perdono, dietro disposizione della stessa. 

Mori il 2 raaggio 1676. 

!Pierd'houy nobile dottor cavaliere Augusto, figura fra i bene- 
fattori insigni dell'Ospedale Maggiore, non perche abbia lasciato una speciale 
disposizione testameataria, ma perche il padre di lui, non ancora riavutosi dal 
dolore di aver perduto 1' unico figlio, cui lo legavano taiiti nobili sentimenti, 
voile onorare la sua memoria, compiendo un atto veramente generoso e degno 
d'encomio col donare all' Ospedale , con atto 23 ottobre 1886, la somraa di 
L. 100,000 pagabile dopo la sua raorte. La Rappresentanza ospitaliera, mentre 
gliene e riconoscente, augura al desolato genitore una vita lunga e allietata 
dal conforto che la memoria del figlio rivive in questa beneficenza tanto giu- 
diziosa e tanto proficua alia umanita sofferente. Possano poi i seguenti cenni 
biografici intorno al dottor Augusto tornare graditi al padre di lui. 

II dottor Augusto Pierd'houy nacque in Milano il 16 agosto 1851 dai 
coniugi Leopoldo e Felicita Merini. Fece i primi suoi studii all' Istituto Boselli 
e al liceo Parini e fu sempre tra i primi. Studio medicina a Pavia nel collegio 
Gbislieri e fu laureato il 26 luglio 1875. Risoluto di dedicarsi all'esercizio della 
oculistica si reco a Vienna dove pote frequentare la sala faraosa di Bilroth, 
Da Vienna si rec6 a visitare Pesth, Berlino, e fece escursioni nell'Austria, in 
Germania, in Baviera. Ai primi mesi del .1876 chiese ed otteiine di essere 
aramesso nell' Ospedale Maggiore nella qualita di medico praticante assumibile 
al bisogno. Segui con molta diligenza le visite del dottor Levis per la parte 
medica, e del dottor Gritti per la parte chirurgica. Dietro regolare concorso e 
per esame, nel quale emerse specialmente nelle prove cliniche e nell'autopsia, 
fu nominato medico assistente gratuito, il 9 maggio 1876, passando poi col 
1." ottobre detto anno a medico assistente stipendiato. Nel gennaio 1879, do- 
vette abbandonare il servizio ospitaliero per un viaggio d' istruzione e di per- 
fezionamento nella cura della raalattia degli occhi, speciality che egli coltivo 
con amore, incorainciando i primi suoi studii in qualita di assistente del dottor 
Quaglino, che lo amava come figlio. Nello stesso mese di gennaio 1879, ottenne 
la nomina di medico di bastimento per la via di Bombay. 

Una delle piu difficili operazioni, che egli ebbe a fare con mano sicura, 
fu quella di estrarre un occhio e riraettere al posto, non 1' immobile occhio di 
cristallo, ma un occhio di coniglio, il quale, facendo presa sui tessuti dell'orbita 
vuota, dava I'illusione di un occhio vero, mobile, vivo. — Alia pratica della 
sua scienza egli congiunse gli studii teorici, e collaboro in molte riviste; fu 
uno del principali redattori dell'autorevolissirao giornale scientifico YOculistica, 
ed ebbe lodi anche all'estero il suo dotto e stupendo rendiconto del Congresso 
oftalmico del 1881. Scrisse una memoria suH'acctato di piombo nella cura 



— MO — 

della congiiintivite granulosa, o suH' umore acqueo e siilla paracentesi corneale. 
L'ultimo suo lavoro porta il titolo: Cause dclla cecHa e modi di prevenirla. 

Buono e gentile d' indole, egli si dodic6 inolto enicacemente anclie al bene 
dei poveri, ed i foudatori della Foliambnlanza, istituzione ora fiorente e tanto 
bonefica, lo ebboro compagno laborioso. 

L'afiFetto degli amici, i voti sincerissimi dei boneficati, le preghiere delle 
niadri , alle quali egli aveva guarito i bambini con quella pazienza soave, affet- 
tuosa, che era uu pregio disiinto del suo carattere, non valsero a scougiurare 
la irainatura di lui inorte. Gli strapazzi che egli sostenne nel recarsi affretta- 
tamente a Mantova e a Sondrio, dove era reclaraata d' urgenza 1' opera sua, 
lo fecero aramalare di ileotifo, e dopo un mese di malattia, la sua vita laboriosa 
e preziosa si spense il 31 raaggio 1S8G. La imrnatura morte fu compianta da 
tutti. e la stampa fu unauiine nel prodigare alia memoria di lui e de' suoi 
meriti scientifici affettuose parole di dolore, le qunli devono essere state di con- 
forto potente ai superstiti ed afflitti genitori. 

Pinciroli Annunciata, figlia di Nicola e di Gerolaraa Mari, nac- 
que il K) ottobre 1720 a Gallarate. Mori in Milano il 30 gennaio 1801. Con 
testamento IG giugno 1800 istitui erede 1' Ospedale, il quale raccolse una so- 
stanza di L. 20.360. IG. 4, che fu poi ridotta di L. 7000, iraporto pagato ad al 
cuni parenti poveri della testatrice. 

Fiola Daverio nobile Teresa, figlia del nobile Giuseppe Maria e 
di Angiola Casati, rimasta vedova del conte Celestino Caleppio di Bergamo il 
15 febbraio lS5t, fece il giorno seguente il suo testamento, istituendo erede 
universale il nipote Giuseppe Piola Daverio, figlio del suo fratello Gabrio, con 
un legato di L. 10,000 a ciascuno degli istituti : Ospedale Maggiore di Milano, 
Ospedale Ciceri detto Fate-bene-sorelle e Ospedale di Bergamo. Mori il 28 ot- 
tobre 1855. 

Pirogalli Bartolomeo, di Ambrogio, raarito di Maddalena Pozzi, 
con testamento 13 setterabre 1186, istitui erede la moglie se incinta, con un 
legato di L. 10,000 all'Ospedale. 

Firogalli Filippo, di Giovanni Ambrogio, milanese, marito di Clara 
Botti, benefattrice dell'Ospedale, commerciante d'oro e d'argento, fu deputato 
delle scuole o confraternite delle Chiese di S. Lorenzo, Sant' Eufemia e S. Na- 
zaro, e assistente regio delle scuole delle Chiese di S. Giovanni detta la Trinita 
e di S. Giovannino in Guggirolo. Mori il 14 aprile 1677. Con testamento 21 di- 
cembre 1667, istitui erede per cinque parti della raet4 della sua sostanza, 
rOspedale Maggiore di Milano e per I'altra sesta parte il L. P. di Loreto, 
dell'aitra meta la di lui moglie. All'Ospedale toccarono circa L. 204,132. Erano 
di sua proprieta le possessioni Gravellona, il Cerro, la Chiappana e la Galliana 
in Abbiategrasso di circa pertiche 1000. Furono vendute nel 1678 ai Padri 
di S. Giovanni in Conca e a Luigi Pionni. 

Si ha il ritratto eseguito dal pittore Abbiate Filippo. 

Pizzagalli Teresa, di Francesco, mori il 27 aprile 1831, nella casa 
in Milano, canonica di .S. Stefano al n. 61. Con testamento 22 gonnaio detto 



— 150 — 

anno, istitui erede 1' Istituto delle figlie della cariti di Milano e in caso di sop- 
pressione I'Ospedale Maggiore coU'obbligo di conseguire ci6 che fosse esistito 
al verificai'si del caso. Sopravvenuta la soppressione in forza delle leggi sul- 
r asse ecclesiastico del 18G6-18G7, venne rilasciata all' Ospedale la relativa 
sostanza dell' importo di circa L. 80,000 coll' onere di alcuni pesi e pensioni 
alle suore. 

Fizzi nobile avvocato G-iovanni, figlio dell'avvocato Giulio Cesare 
e di Marianna Zucchella, mori il 31 maggio 1795, d' anni 74 , nella casa in 
Milano via S. Spirito al n. 1307. Non avendo parenti ed essendogli noti gli 
esiremi bisogni dell' Ospedale Maggiore di Milano, con testaraento 10 mag- 
gio 1795, lo istitui erede universale con che fossero stabiliti quattro posti per 
I tignosi poveri forensi, con preferenza dei comuni di Brianzola e Cassina Co- 
logna. In vita sovvenne capitali all' Ospedale. La sostanza pervenuta al L. P. 
fu di circa mil. L. 203,000, compreso il valore di alcuni stabili in Cologne, i 
quali, venduti a Giuseppe Pestagalli, pervennero di nuovo all'Ospedale coUa di 
lui eredita, e la casa suddetta in via S. Spirito che fu venduta nel 1795 a 
Giuseppe Balestrerio per L. 29,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Benedetto Orta. 

Polastri Bartolomeo, di Silvestro. Era questi I'autore degli al- 
manacchi: Galleria delle stelle, il Girasole, il Giraluna, che gli rendevano 
piu di 100 scudi netti aH'anno. Era autore di altri libri, i quali venivano anche 
stampati da lui. Mori il 23 gennaio 1748, e con testaraento 20 aprile 174G, 
istitui erede I'aniraa sua coll'onere di erogare la sostanza nella celebrazione di 
messe e in soccorsi ai bisognosi. All'Ospedale lego diversi capitali coU'obbligo 
di corrispondere vitaliziarmente e giornalmente soldi 20 alia sua governante. 

iPolastri Griuseppa, di Giovanni e di Teresa Tassi, vedova di Giu- 
seppe Ravasi, che fu raagazziniere provinciale del tabacco, mori di tubercolosi, 
d'anni 51, il 30 agosto 1811. Con testaraento 7 luglio detto anno, istitui erede 
I'Ospedale al quale pervennero circa L. 25,000, valore della mobiglia, dei crediti 
e di pertiche 235 di terra in Ozero. 

Pomino Carlo, di Giovanni Battista, arrivato a tarda eta senza di- 
scendenti, anche d'accordo colla moglie, Febronia Apostolo, pure di eta avanzata, 
delibero di provvedere alia salute dell' anima sua e al soccorso dei poveri 
dell' Ospedale col donargli, con atto 16 marzo 1672, una casa da nobile alia 
Boscarola dell'Ortiga, fuori di P. Tosa in territorio di Lambrate e una casa 
da massaro contigua, con annessi alcuni pezzi di terra, una casa in Milano in 
P. Nuova parrocchia di S. Stefano ad Nuxiggiam e L. 9000, riservato I'usu- 
frutto al donante, il quale mori I'S gennaio 1688. Riraasto vedovo della Febro- 
nia Apostolo, sposo in seconde nozze nel 1081, Ippolita Maruti. 

Poncino G-iovanni Pietro, di Giovanni Battista, con testaraento 
11 aprile 1688, lego L. 30,000 coll'onere di alcuni legati di culto. 

Ponzoni Gaspare, raori in Milano, il 20 febbraio 1815 e con te- 
staraento 7 dicerabre 1814, lego L. 20,000 da pagarsi alia morte della erede 



— 151 - 

Teresa Silvestri Meazza. 11 pagamento avvenne I'S maggio lS-10, essendo moita 
I'erede il 9 febbraio lSo9. 

Forta nobilo jMaria Costanza, tli Isidoi-o, ex-monaca del con- 
vento di S. Margherita di Milaiio, benefico I'Ospedale col legato di mil. L. 11,000 
(testamento 2G novombre 1818). Mori il 3 febbraio 1830 e fu sepolta nel cimi- 
tero di P. Coniasina. 

F*ozzi Cristoforo, di Andrea, spuntatore dei confessi dei redditi 
caraerali dello State di Milano, noniiuato a tale ufficio da Carlo II di Spagna, 
mori il 23 settembre 1691, d' anni 06, lasciando in erediti, con testainento 
1.* settembre 1688, airOspedale circa L. 30,000 dopo di avergli donato in vita 
altre L. 6000. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Battista Todeschino. 

Pozzobonello Giovanni Battista, di Arabrogio, con testamento 
6 settembre 1560, istitui erede I'Ospedale, dopo di avere provveduto convenien- 
teraente alia raoglie Daria Perego. Pervennero beni in Vermezzo e una casa da 
nobile in Milano. 

Pozzobonello sacerdote G-iuseppe, altro dei discendenti dei Poz- 
zobonello, marches! di Arluno, famiglia ora estinta, giureconsulto, figlio del 
marchese Francesco e di Camilla Dardanoni, coperse le cariche di canonico 
ordinario del Diiomo, di arciprete e vicario capitolare. II 15 luglio 1743, venne 
eletto arcivescovo di Milano. e il 19 settembre detto anno eletto cardinale del 
titolo di S. Maria in Via, poi di S. Maria sopra Minerva. L'anno 1771 gli venne 
conferita la croce dell'ordine di S. Stefano re d' Unglieria. Diresse la diocesi 
milanese per 40 anni. Fu deputato dell'Ospedale Maggiore nel biennio 1723, 1724. 
Mori il 27 aprile 1783, d'anni 86, legando al detto Ospedale zecchini 6000 e 
agli arcivescovi di Milano, un appartaraento da lui fatto fabbricare nel collegio 
di Rho (testamento 17 raarzo 1783). 

Nella occasione della festa del Ferdono si espone il ritratto di lui, eseguito 
da Giacomo Antonio Bergomi. 



'O^ 



I-*rato sacerdote Giosue, di Antonio, curato di Galbiate, mori il 
26 raarzo 1820 e con testamento 23 maggio 1815, chiam6 eredi il fratello ca- 
valiere Carlo e la sorella Angiola Maria. Lego all'Ospedale tre masserie in ter- 
ritorio di Ceroldo, coll'obbligo perpetuo di fare tenere ogni sei anni dagli oblati 
di Rho lo missioni nelle parrocchiali di Galbiate, Sormano e Garbagnate Rota. 
L' importo del legato fu di L. 55,428. 

Fravettoni Teresa, nacque in Pogliano, il 17 giugno 1785, da 
Giuseppe Antonio e da Rarapini Maria. Era altra delle pensionate deU'Ospedale, 
quale vedova del dottor Giovanni Maria Mazzi, medico ordinario e S. di direttore. 
II 4 giugno 1848, fu ricoverata neU'Ospcdale per ferita da taglio, fattasi da s^ 
a scopo di suicidio, alia parte anteriore media del collo, di tre pollici circa in 
direzione trasversale interessante tutta la muscolatura e parte della laringe. 
Mori lo stesso giorno, d'anni 63. Essendole premorto il 24 maggio 1848, per 
tubercolosi e d'anni 24 1' unico figlio, Giuseppe Mazzi, con testamento fatto lo 



— 152 - 

stesso giorno della morte, istitui eredi in parti eguali I'Ospedale Maggiore e 
Giovanni Grasselli, dirigente I' ufTicio di pubblica vigilanza e sua moglie Kosa 
Bonavia. AU'Ospedale toccarono L. 10,444. 40 austriache. 

iPredabissi nobile Francesco, ammogliato con Rosa Bellinzaghi, 
consigliere della corte di cassazione, morl il 27 aprile 1834, d'anni 04, e il di 
lui cadavere fu trasportato a Calvenzano dove fu seppellito. Con testamento 
10 ottobre 1831, dispose il legato di L. 100,000 a favore dell'Ospedale, da pa- 
garsi dair unica figlia ed erede di lui, nobile Sofia, sotto diverse condizioni 
eventuali. La figlia nel 1866 tolse di mezzo le condizioni apposte, per cui la 
cessata amministrazione fece fare il ritratto dal Lodigiani. — II legato fu pa- 
gato alia morte della donna nobile Sofia dall'erede di lei, monsignor Arcivescovo 
di Milano. 

Fondo tre premii annuali, uno di L. 750, un altro di L. 600 ed un terzo 
di L. 450 di Milano a favore delle persone di servizio, aventi i requisiti ri- 
chiesti da uno speciale statute organico. Assegno per la dotazione di tale isti- 
tuzione il capitale di L. 40,000. 

Lego L. 5000 di Milano a favore delle Ghiesa parrocchiale di Pizzighettone 
e altrettante a quella di Melegnano. 

Prestino Cesare, di Tullio, milanese, orefice, raarito di Francesca 
Villa che gli premori, benefico in vita e chiamo erede in morte il Pio Istituto 
di Santa Corona con testamento 7 aprile 1665. 

Vi e fra le disposizioni di lui che il suo cadavere fosse vestito di sacco 
e posto in una cassa di legno serrata con chiodi e seppellito nella Chiesa di 
S. Marco in Milano. Mori il 16 apriie 1005. La eredita fu di L. 52,599.11.3, 
ma va aumentata di L. 21,000 per la donazione che fece in vita di un capitale 
di L. 12,000 e di una casa in Milano. 

Si ha il ritratto eseguito dal pittore Felice Trompei. 

Puricelli G-uerra G-iovanni Battista, di Giuseppe Gero- 
lamo e di Teresa Torri, altra benefattrice dell'Ospedale, mori il 10 aprile 1850, 
e con testamento 27 marzo detto anno, lego all'Ospedale L. 100,000 da pa^arsi 
da un fratello di lui erede. Destino L. 2000 per la costruzione della nuova 
Chiesa di Gallarate e L, 20,000 per la ricostruzione della Chiesa in Sesto 
S. Giovanni, da impiegarsi la somma a frutto per aumentarla cogli interessi. 
Lego inoltre L. 30,000 al Comune di Sesto S. Giovanni, coU'obbligo di arami- 
nistrare tale somma separatamente dal patrimonio coraunale, onde coi frutti 
pagare i maestri di una scuola elementare maggiore mascliile di tre classi da 
essere istituita col diritto di nomina dei maestri al di lui erede e successori. 

Si ha il ritratto eseguito da Mauro Conconi. 

Pusterla Francesco, di Giovanni Battista, di Magenta, con atto 
22 giugno 1071, dono L. 11,717 importo di capitali e valore di stabili in Mede. 

Fusterla nobile G-abriele, figlio del dottor fisico Benedetto, che fu 
medico dell'Ospedale, prefer'i nell' ultima sua malattia di farsi curare nell'Ospe- 
dale Fate-bene-fratelli, dove fece il testamento 30 novombre 1803 e dove mori 
il 21 dicembre detto anno, lasciando erede I'Ospedale Maggiore di Milano, col 



— \o3 — 

vincolo deir intioro usulVutto alia di lui iuoj,'lie nobile Maria Fontana. La con- 
sisteuza della sostauza da lui abbandonata risult6 di L. o5,0U0. 

Quadri Domenico, di Antonio, marito della benefattrice dell'Ospe- 
dale, Marozzi Irene, dottore di cliirurpia, nativo di Liip:ano, fii dichiarato sud- 
dito austriaco I'anno 177S. La sua carriera chirurgica ebbe piincipio neH'Ospedalo 
Majrjriore di Milano nel 1752. Nel 1772 venne nominato vice chirurgo. Pass6 
poi nella qualita di chirurgo niaggiore al servizio del L, P. di S. Corona. 
Nel 1779 lu eletio chirurgo raaggiore dell'aula aggregata alia facoltA raedica 
di Milano. Presto inoltre servizio di chirurgo aU'Orfanotrofio per circa 31 anni. 
Si applict) preferibilmonte alia Litotoraia. Mori repentinaraente il 29 marzo 1809, 
e con testameuto 30 marzo ISOG, scrisse erede della di lui sostanza nello Stato 
milanese I'Ospedale, coU'onere di un legato vitalizio di annue L. 400 alia moglie 
e I'Ospedale di Lugano della sostanza esistente nel Luganese. L' Ospedale di 
Milano erede, riconoscendo 1' insufRcienza dell'assegno fatto alia moglie, le ac- 
cordava tutii i raobili da lei richiesti, oltre una somma per una volta tanto, 
aumentando I'assegno vitalizio da L. 400 a L. 1151. La larghezza usatale valse 
al L. P. di conseguire anche I'eredita di lei. Pervennero all'Ospedale fra gli 
altri euti la casa nel vicolo di S. Giovanni Laterano ai n. 4947 e 4948, la 
quale fu venluta nel 1810 a Carlo Giuseppe Campi per L. 12,200 e la casa 
in via del!a Maddalena al n. 419G, venduta nel 1818 a Gaetano Bianchi per 
L. 13,000. — Si ha il ritratto di lui, eseguito da Amos Grancini. 

Qoiadrupani Giovanni Paolo, figlio del dottor fisico Felice, di 
Induno, giureconsulto, notaio di Milano, aramogliato con Giulia Pallavicini, 
mori il 10 dicerabre 1804, lasciando erede, con testaniento 3 maggio detto anno, 
I'Ospedale, riservati i mobili, le gioie, il danaro e i credit! a favore del di lui 

1 fratello Francesco. La sostanza da lui abbandonata fu di L. 36,323. 05 con una 
passivita di L. 22,938, e quindi con un attivo nitido di L. 13,385. 05, il quale 
aumento a L. 17,853 per la dote ed auraento dotale spettante alia vedova, la 

' quale pure istitui erede I'Ospedale. 

Giuaglia sacerdote Giuseppe, di Giovanni detto il Trombetta, e 
di Caterina Marzorati, curato quiescente della soppressa parrocchia di S. Seba- 
stiano, oblato, mor'i il G novembre 1801, d'anni 81, e con testamento 21 giu- 
gno 1800, istitui erede universale I'Ospedale, coU'onere di un legato di L. 1500 
a favore de' suoi nipoti. L'asse ereditario fu di L. 103,490. Abbandono la casa 
in Milano sul piazzale di S. Giorgio al Palazzo al n. 3353, la quale fu dal- 
rOspedale erede venduta a Carlo Pietrasanta e pertiche 170 di terra in Ro- 
becco, vendute nel 1808 a Giovanni Battista Legnani per L. 29,088.94, oltre 
diversi obblighi perpetui. 

Si ha il ritratto eseguito da Filippo Bellati. 

Q.uattrocchi sacerdote Davide, figlio di altro Davide, mori il 21 lu 
glio 17ul, d'anni 85 e per disposizione lestamentaria di lui 5 giugno detto 
anno, r Ospedale ando al possesso a titolo di legato della casa da nobile in 
Milano, nella via Borgo Nuovo vicino alia casa del conte Dal Verme e del 
capitano P^Uavicino, venduta nel 1711 a Domenico Pino per L. 12,100. 



— 154 — 

Q,uintana conte Fietro, figlio di Roderico, questore del magistrato 
onlinario di Milano, come il padre, mori il IG giugno 1742, chiaraando erede 
r Ospedale , con testamento 10 aprile 173G. Pervennero all' Ospedale circa 
L. 25,006 compreso il valore di alcuni beni in Inzago. 

Racca Gerolamo, di Vincenzo, marito di Angiola Parma, nego- 
ziante in formaggi, istitui erede I'Ospedale con testamento 17 setterabre 1557, 
fatto due giorni prima di raorire. Pervennero stabili in Cavenago, una casa in 
Milano sulla piazza del Verziere, ora Fontana, alcuni crediti e la merce della 
azienda commerciale, in tutto una sostanza di circa L. 40,000. 

Radice Ottaviano, di Francesco, con testamento 29 dicembre 1572 
e codicillo 1.° gennaio 1573, lego L. 10,000. 

Raimondi sacerdote G-aspare , di Giuseppe Antonio , mori il 
24 raarzo 1821, legando L. 100,000 mil, con testamento 9 agosto 1820. 
Si ha il ritratto eseguito da Bianca Milesi. 

Plainoldi conte Giovanni Battista, figlio di Alfonso e di Diana 
Biraghi, proviene dalla famiglia dei conti Rainoldi di Caronno. II di lui tritavo 
era mercante d'oro e seta, il bisavo banchiere e mercante di friserie con bot- 
tega aperta. Dottore in ambe le leggi, coperse la carica di lettore primario 
delle leggi nella University di Pavia, dal 1631 interporlatamente al 1668 (1). Mori 
nel marzo 1669, instituendo erede I'Ospedale Maggiore di Milano, con testamento 
in data di Pavia 31 gennaio 1669. L'eredita si puo valutare di circa L. 70,000. 
Lascio una possessione in Trenno, venduta nel 1669 al questore Leonardo Cal- 
derari per L. 20,550, e alcuni stabili in Ottabiano, venduti nel 1692 al cardi- 
nale Federico Visconti, arcivescovo di Milano, per L. 15,000 imp. 

Si ha il ritratto, lavoro di Ottavio Bizzozero. 

Rainoldi avvocato Luigi, di Carlo, assessore municipale, mori il 
3 settembre 1826, d' anni 53, e fu sepolto nel cimitero di P. Vercellina. Con 
testamento 1." settembre 1826, istitui erede un fratello col peso di un legato 
di L. 100,000 airOspedale in sollievo de'suoi concittadini infermi. 

Si ha il ritratto eseguito dal Palagi. 

Ramazzotti Ausano , di Giuseppe e Branca Laura, possidente, 
nacque a Saronno il 24 agosto 1791. Sposo in prime nozze Giuseppa De Micheli, 
in seconde nozze Angiola Tronconi, e in terze nozze Tavazza Cristina. Mori in 
Milano il 16 marzo 1866, d'anni 75; come e noto, divenne ricco nel commercio 
dei liquori. Con testamento 15 marzo 1856, lego austr. L. 30,000, coll'obbligo 
di fargli il ritratto a figura intiera e di applicare il legato alia fondazione Bel- 
tramoli Vergobbio per la cura della malattia degli occhi. Benefico inoltre I'lstituto 
materno dei presepii, I'lstituto dei ciechi e la Casa d'industria. Prescrisse che 
il suo trasporto funebre fosse accompagnato dalle persone di servizio e dai 
giovani del suo negozio, ai quali voile che fossoro corrisposte tre lire e i ceri. 

Si ha il ritratto, eseguito da Giovanni Dariff. 



(1) Opera Corradi sulla Universita di Pavia. 



— 155 — 



Rancati Bartolomeo. figlio naturale di Orazio. raori il IG aprile 1083 
e con testainento di duo gionii prima, istitui credo la niofj^lio iMaria Coviiii e 
dope di lei I'Ospedale. Colla morte di questo testatore senza figli, si verifico 
anche a lavore doU'Ospedale la sostituzione disposta dal di lui padre. 

Rancati Francesco, di Giovanni Antonio, niori il 25 giugno 1629, 
alia cascina Icono in territorio di Cerro, lasciando erede con testamento 
24 giugno 1629, I'Ospedale, al quale pervennero alcuni pezzi di terra in detto 
Comune di Cerro venduti per L. 14,688, altri in Comune di Pidriano venduti 
per L. 1500. 

Aggiungendo a questi due iniporti L. 3000, valore dei mobili e dei cre- 
diti, si ha I'iinporto totale della sostanza da lui abbandonata in L. 19,188. 

Rancati Orazio, di Baldassare, railanese, mori il 23]dicembre 1679, 
d'anni 81, chiamando erede, con testamento 26 settembre 1676, il di lui figlio 
naturale Bartolomeo, e in via fe- 
decommissaria i figli nascituri di 
lui, sostituito r Ospedale nel caso 
in cui fosse morto senza discen- A 

denti. II caso si e verificato il 16 
aprile 1683 e cosi fu rilasciata al- 
rOspedale la erediti dell' importo 
di L. 500,000 da aggiungere al le- 
gato di scudi 4000 dal testatore di- 
?posto e alia donazione di L. 50,000 
fatta nel 1664. Pervennero fra gli 
altri enti : alcuni stabili in Annone, 
Sirone e Dolzano, che furono ven- 
duti dall'Ospedale nel 1709 a Carlo 
Francesco Carena per L. 54,000, 
beni in Muggio e Meda da lui ac- 
quistati nel 1676 dall'Ospedale, al 
quale erano pervenuti colla sosti- 
tuzione Marchesonio, e una casa in Milano in via Speronari, venduta nel 1778 
a Bartolomeo Zanolla per L. 5492. 

Nel 1669 compero dall'Ospedale alcuni stabili in Vimodrone costituenti la 
possessione Rampina , che era pervenuta all' Ospedale stesso colla eredita di 
Giovanni Battista Corti. Questa possessione fu venduta nel 1713 al L. P. di 
Loreto per L. 67,100. 

Si ha il ritratto eseguito da Salomons Adler. 

Rapazzini Giuseppe, nativo di Luino, figlio di Francesco, lego 
110.000 mil., colla condizioiie espressa di fargli fare il ritratto grande in 
piedi, dal pittore Protaso Gerolamo Stambucchi suo amico, disponendo che a 
titolo di mercede gli fossero dall'Ospedale stesso retribuito L. 1500 di Milano 
raccomandandogli di usare la piu esatta accuratezza e diligenza e di impie- 
jare tutta la conosciuta sua perizia ed. abilitd nel fare detto ritratto. Lascio 
una sostanza di circa L. 430,000 che tocco in eredita al suo nipote dottor 




— 15G - 

fisico Carlo Rapazzini (testamento 12 agosto 1818). Mori il 25 agosto detto 
anno nella casa in Milano via Olmetto al n. 4008, d'anni 70. 

Si lia il ritralto, eseguito dal pittore designate dal testatore. 

Rasini Clerici nobile Carlo, di Gerolamo, regio coadiutore del 
magistrato straordinario di Milano, mori il 18 maggio 1779; con testamento 
10 maggio detto anno, istitui erede 1' unico di lui figlio Francesco, con sosti- 
tuzione a favore dell'Ospedale nel caso in cui fosse morto senza figli. II caso 
si e verificato il 14 dicembre 1787, raa ad onta di cio la sostanza contiiiuo ad 
essere goduta dall' usufruttuaria mnglie del testatore, Teresa Porta, fino al 
18 novembre 1831, in cui mori. L'Ospedale per conseguire la sostanza del Rasini 
dovette sostenere una lite cogli eredi della usufruttuaria, lite che fini col ri-_ 
lascio aU'Ospedale stesso della somma di L. 26,977. 12 austr. ■[ 

Ratazzi Filippo, oriundo di Oggebbio, Lago Maggiore, anche in 
omaggio alia disposizione testamentaria del predefunto di lui padre Giuseppe 
Ratazzi, la quale portava I'istituzione di erede a favore del figlio Filippo e della 
sua prole nascitura, con sostituzione a favore dell'Ospedale per rispetto ad una 
casa in Milano in via del Monte Napoleone, nel caso in cui I'erede fosse morto 
senza figli, con atto 7 novembre 1868, don6 aU'Ospedale la casa stessa in mappa 
di S. Babila al n. 10, coU'estimo di scudi 972. 1.2, contro I'annua prestazione 
vitalizia di L. 3000 ital., tuttora in corso di pagaraento. 

Ravizza Giovanni Battista, di Carlo Maria, mori il 17 gen- 
naio 1838, legando mil. L. 10,000 pagabili alia morte della di lui moglie ed 
erede Giovanna Balestrini, la quale mori il 17 agosto 1838 (test. 20 maggio 1836). 

Recalcati marchese Carlo, dei marchesi e feudatarii di Basiano, 
figlio naturale di Francesco, abate, mori il 6 aprile 1716 e fu seppellito nella 
Chiesa di Sant'Angelo. 11 suo testamento, in data 9 luglio 1714, comincia cosi: 
« Svegliati, o Carlo, svegliati. Ed al tuono di quelle sacre voci, che forse a te 
in particolare furono indirizzate per ultimo avviso, pensa e pensa bene ai 
casi tuoi. » 

Ad ogni disposizione il testatore riferisce un detto in latino, fra i quali il 
seguente: 

Fac testamentum tuum, dum sapiens es. In infirmitate. blanditiis et 
minis duceris quo iu renuis. (Ricordo di Sant'Agostino). 

Lego aU'Ospedale come padre deipoveri, L. 50,000 ed al L. P. di Loreto 
L. 9000. Ordino che alia B. Vergine di S. Celso, s\ca singolarissima protet- 
trice, fosse offer la una lampada d'argento del peso di once 700, da lui 
f'atla eseguire del valor e di L. 7000, consistente in ire facciale, rappresen- 
ianti un'aquila grande imperiale con due teste, corona, scettro e spada, nel 
petto della quale vi e collocata altra aquiletla con sopra altr a corona quale 
era I' insegna di sua casa cosi decorata dalla felicissima memoria di Leo- 
poldo Cesare sempre Augusto. Su questa lampada voile che fossero scritte 
queste parole: Carolus Marchio et Abbas Recalcatus lampadam hanc arg en- 
team valoris librarum septcm tnille — dcipanv Maricv semper Virgini apud 
Divum Celsum ejus validcv pi^otectrici cum corde suo obtulit. 



— loi 

Un'altra lampada d'arf?ento, del peso di once 430, voile che fosse offerta a 
S. Carlo Borroinoo nella Metropolitana. 

Istitui erede il cugino marchese dottor Antonio Recalcati e suoi discendenti 
in infinite, con sostituzione a favore dell'Ospodale in caso di estinzionc della 
linea dei chiamati, e coll' obbligo all'erede di recitare ogni giomo in compa- 
gnia della sua famiglia, prima di sedere a tavola tanto al pranzo chc alia 
cena. in ginocchio e avanti ad un crocifisso il Salmo — De profundis — in 
suff'ragio dell'anima sica. 

La sostituzione a favore dell'Ospedale non si e verificata per eifetto della 
nota legge 6 Termidoro anno V abolitiva dei fedecommessi. Alia sua inorte si 
trov6 in casa 1' ingente somraa in denaro di L. 280,000. 

Si ha 11 ritratto che si espone nella ricorrenza della festa del Perdono, e 
che fu eseguito da Carlo Zucca. 

Recalcati marchese G-abriele, di Giovanni Pietro, commissario del 
ducato, e di Anna Camilla Clerici, dei feudatarii di Basiano, prima di entrare 
nel convento dei Padri Cappuccini del borgo di Varese, con testamento 20 set- 
tembre 1636, fatto nol giardino del detto convento, istitui erede I'Ospedale, al 
quale nell'anno 1637 pervennero in foiza di quella disposizione alcuni stabili in 
Comune di Sale, venduti per L. 72,420 nel 1640 e L. 112,000 in contanti. 
L'attivita nitida venne a risultare di L. 196,524. Nel convento prese il nonie 
di Giovanni Pietro da Milano. Mori il 30 raarzo 1681 in concetto di santita. 

Si ha il ritratto, eseguito da Giuliano Pozzobonello. 

Recalcati Cernuschi marchese Paolo, figlio del senatore mar- 
chese Antonio e di Eleonora Cernuschi, altro dei feudatarii di Basiano, senatore, 
fu uno dei dodici di provisione, e deputato dell'Ospedale Maggiore interpolata- 
mente dal 1732 al 1773. Mori il 26 febbraio 1774, d'anni 69, scrivendo a favore 
dell'Ospedale un legato di L. 36,000 da lui sovvenute in vita senza interesse. 
Aveva disposto un altro legato condizionato di lire 50,000, ma non si e veri- 
ficato (testamento 22 febbraio 1774). 

II Capitolo dell'Ospedale prese a riguardo di questo legato la seguente de- 
liberazione in data 28 febbraio 1774: 

« Ila il venerando Capitolo con sommo sentimento di dolore sentita la per- 
« dita di uq si deguo cavaliere e benemerito deputato, ed avendo creduto ben 
« giusto il doversene conservare perpetua memoria quantunque dal signer sin- 
t daco siasi fatta presente I'istanza in contrario del prelodato testatore 

« ifc stato pregato il marchese priore farci fare coUa raaggior sollecitudine 
€ il ritratto. » Biondi I'esegui. 

Reina Cornelio, carmelitano scalzo, al secolo Carlo Amatore, e in 
religione Giuseppe, vescovo di Ispahan in Persia, mori in Milano nel convento 
di S. Carlo, il 24 maggio 1797, d'anni 88. Con testamento 2 ottobre 1788, 
istitui erede I'Ospedale, coU'obbligo di non immischiarsi nella liquiiazione della 
sua eredita, dovendo questa essere eseguita dal Padre Cesareo di Sant'Antonio, 
carmelitano scalzo e dal canonico Giovanni Vassalli, suoi esecutori testamentarii. 
Meritano di essere qui riportati alcuni brani del suo testamento: 
« Lciscio ai poveri cattolici di Persia li quali formano I'avanzo delle di- 



— 158 — 

sperse mie pecorelle, zecchini 400 quali sul piede di lire di Milano formanfi 
L. GOOU. 

« Restorai per ultimo di qui dichiarare qualmente tutto quanto vengo 
disporre riguardar devesi come beni quasi estranei di mia ragione, parte eaj 
sendomi pervenuti dal risparraio, e parte da doni e legati fattimi da person^ 
amiche e benefattrici, non essendo ia mia raano entrata cosa alcuna, ancorch^ 
minima, spettante alia Chiesa vescovile di Ispaban o proveniente dallo spoglio 
dei vescovi miei predecessori, per averle tutte seco portate e consumate al- 
r Indie, chi ne' cinque anni di sede vacante faceva le veci di superiore delle 
raissioni di Persia, non ostante li reiterati reclarai da me fattigli anco per espresso 
comando della Sacra Congregazione di Propaganda. Cosi ch^ fui necessitato di 
procurarmi e di provvedermi a spese proprie di tutto il bisognevole, si in ri- 
guardo all'esercizio ed al convenevole decoro del proprio ministero, come altresi 
in ordine a formarmi una decente abitazione e cappella. Cio non ostante in 
tutto il tempo di mia dimora non mancai in tutte le occasion! giusta la pos- 
sibility mia di aiutare le poche famiglie cattolicbe. Oltre tutto cic) in occasione 
del ritorno e ritiro mio in Europa benignamente dopo 35 anni di missione, 
concessomi da N. S. Papa Clemeute XIV lasciai depositate in Bassora presso 
quel Vicario e Padri del mio ordine fra moltissimi altri effetti I'intiera mia 
cappella, che meco portato aveva da Europa consistente in due ordini di can- 
dellieri e reliquiarii con la corrispondente croce, ecc, » 

L'Ospedale eredito circa L. 30,922, ma la sostanza lorda da lui abbando- 
nata fu di L. 65,000. 

Plesnati Ignazio, figlio del ragioniere Giovanni e di Marianna Galli, 
nacque in Milano il 30 agosto 1770, da progenie popolana. Applicossi al com- 
mercio, nel quale onesta e rettitudine acquistarongli onorevole fama. Era cari- 
tatevole ed ogni grettezza era bandita da lui, che rispose sempre e largamente 
all'appello sia per la patria nel 1848 e 1849, sia per le Chiese, contribuendo 
L. 12,000 per la erezione del tempio di S. Carlo, L. 24,000, per la facciata di 
S. Maria Porta, e L. 2000 per la riedificazione del lato esteriore della Chiesa 
di S. Nazaro Pietra Santa. Favori I'lstituto dei ciechi con L. 18,000, I'lstituto 
di S. Maria della Pace con L. 12,000 e 1' Istituto del buon Pastore con ripetute 
e larghe elargizioni. Si avra un' idea del come egli fosse sempre pronto a por- 
gere soccorsi, ove si sappia che dal 1852 al 1860 sbors6 all'Ospedale L. 94,850, 
al quale, ancora vivente, donava altri tre capitali del valore di L. 145,656. Mori 
il 31 dicembre 1861 e fu deposto nel cimitero di P. Magenta dove fu collocate 
un monumento colla seguente iscrizione: 

Pietosi e riconoscenti — propiziate colle preci il Signore all' anima di 
Ignazio Resnati — che la^^gito in vita cospicue somme — di rendita e di 
pairimonio — alle Pie cause, al sacro culto. agli infelici — si addorml in 
Dio a 90 anni il 31 dicembre 1861 — chiamato erede con speciale intento 
— al miglior servizio personale dei poveri infermi — I'Ospedale Maggiore. 

Con teslamento 26 dicembre 1853, istitui erede I'Ospedale colla condizione 
che i redditi della sua sostanza fossero erogati neU'aumeiitare i salarii degli in- 
fermieri e serventi, onde oitenere da lore una assidua e caritalevole assistenza 



— 159 — 

ai malaii. Dietro proposta del direttoi\^ coinm. dott. Verpa, oltre il trattamento 
straordinario a t'avoro degli infermieri, veunero suUe rendite di questo patri- 
monio, istituiti preiuii annuali agli infermieri piu distiuti. 

Si ha il ritratto eseguito dal pittore Penuti mentre ancor vivova il be- 
nefattore. 

Plesta conte cavaliere Aurelio, figlio postumo uato I'anno 1561 da 
altro Auielio e da Bianca di Giulio Leguani. Mori il 23 marzo 1C15. Con te- 
staraento 8 maggio 1643 leg6 L. 1200 imp. ogni anno per anni 10. 

Plesta conte Giuseppe, ebbe i suoi natali in Milano I'll gennaio 1808 
dai coniugi conte Carlo e contessa Maria Olevano. Mori in istato celibo il IG feb- 
braio 1872 e fu sepolto nel ciraitero di Vittuone. Fu consigliere coniunale nel 
triennio 1840, 41 e 42, merabro della comniissione di beneficenza e fabbriciere 
della chiesa di S. Maria della Passione nel 1840. Furono eredi di lui la sorella 
donna Giulia vedova Moroni e i nobili don Adalberto, ingegnere Lodovico, altro 
dei coraponenti il Consiglio Ospitaliero, e don Carlo e Fanny maritata Orombelli 
fratelli e sorella Barb6, figli della fu donna Camilla RestA, altra sorella del 
testatore. 

Uomo quant' altri niai benefico, di modi eletti e di squisiti sentimenti, seppe 
guadagnarsi la stima ed il rispetto di quanti lo conobbero. Coronando poi una 
vita tutta spesa negli affetti di famiglia e nell'esercizio della beneficenza, con 
testaraento 24 gennaio 1845 e codicillo 1.° febbraio stesso anno, dispose due le- 
gati di milan. L. 100,000 ciascuno a favore dell'Ospedale Maggiore di Milano, 
uno per I'increraento dell'Istituto delle suore della cariti addette al servizio ospi- 
taliero, I'altro a pro dei convalescent!. Dispose inoltre L. 15,000 a favore dell'Ospe- 
dale Fate-bene-sorelle. Benefico il Patronato per i liberati dal carcere e i ciechi. 

Si ha il ritratto eseguito dal Bouvier. 

Fiesta nobile Michele, di Giovanni Antonio, mori in Milano d'anni 80, 
di febbre acuta, il 10 marzo 1601. Libero da impegni di famiglia, ed essendo- 
gli noti i bisogni del grande Ospedale, fece il testamento 27 Luglio 1587 isti- 
tuendo erede lo stesso Ospedale al quale pervennero alcuni stabili in Malgrate 
affittati per L. 570, non che due case in Milano una sotto la parrocchia di 
S. Alessandro in Zebedia dove abitava e 1' altra in Borgo Rancate. 

Restelli contessa Caterina, di Onorio e N. Gerenzani, vedova del 
conte Leopoldo Schiaffinati, benefattore dell'Ospedale, mori a Miradolo il 23 set- 
terabre 1833 dopo una malattia di 7 giorni. — Con testamento 20 agosto 1833 
istitui erede il L. P. Trivulzi coll'onere dei seguenti legati : L. 20,000 all'Ospe- 
dale, L. 1500 al L. P. della Stella, L. 6000 alio figlie della Carita, L. 20,000 
all'Ospedale Ciceri o Fate-bene-sorelle, L. 20,000 all'Orfanotrofio Maschile, L. 3000 
al ritiro delle povere figlie in Borgo della Fontana. Abbandono una sostanza di 
circa L. 400,000. 

Restelli Giulio Cesare, di Francesco Bernardino, cadde malato 
mentre si trovava in casa del preposlo di Gorgonzola. Aggravandosi il male fece 
il testamento 8 aprile 1663 col quale istitu'i erede la sorella Angelica e nel 
caso in cui morisse senza figli I'Ospedale. II caso si e verificato nel 1701 e 



— 100 — 

quindi furono rilasciati aH'Ospedale alcuni stabili in Aicurzio, pieve (Vi Vimer- 
cate, di pertiche 155 e una casa in Milano in Via della Spig'a vendiita nel 17S0 
a De-Novis Lorenzo per L. 12,000 imp. oltre diversi crediti e la mobiglia 
di casa. 

Reverta Francesco, di Camillo e della marchesa Bianca Piola, di 
Oviglio, con testamento 27 Agosto 1655 istitui erede il figlio Fabrizio con or- 
dine di primogenitura e con sostituzione a favore doH'Ospedale in caso di estiii- 
zione della linea chiamata. — Ritenendosi un po' lontana la verificazione do! 
caso, si conchiusa coi parenti chiamati alia successione una Iransazione, in 
forza della quale I'Ospedale rinun(-i6 al suo diritto per il corrispettivo del ri- 
lascio di una casa da nobile, e case coloniche e pezzi di terra in Mediglia di 
pertiche 890. 

Rezzonico Delia Torre !Marco A.ntonio, figlio di \'incenzo, 
coraasco, cominci6 a negoziare in lana e filati a Venezia con 8000 scudi, com- 
mercio die egli abbandono nel 1575 per scegliere la sua dimora in Milano, 
dove fu anche cassiere del collegio della Guastalla. Visse meschinamente e im- 
ponendosi privazioni e disagi. Ci teneva a scrivere conciso e a non lasciar spazio 
alcuno fra lo scritto e la firma. Mori in Milano il 23 niaggio 1584. Nel 1575 
fu deputato del Capitolo dell'Ospedale, al quale voile dimostrare il suo amore ■ 
col chiamarlo erede nel testamento 20 Maggio 1584, Favori raolti suoi parenti 
con legati, ma lascio scritto che se fosse morto di veleno si dichiarassero nulli' 
i legati fatti a loro favore, essendoche alcuni dei parenti lo fecero inqiiietare; 
in vita con liti ingiuste. Assegno la somrna di L. 10,000 ai Padri di Gesu in 
S. Fedele per la costruzione di una cappella nella detta Chiesa al nome di lui 
e nella quale dovessero essere seppolliti i defunti della sua farniglia, e L. 0000 
alia Chiesa di S. Celso coll'obbligo di convertirne 1' importo nella fabbrica del 
nuovo altare. Benefico il L. P. della Carita e diversi monasteri. Lego scudi 10,000 
a Giovanni Paolo Odescalchi, figlio di una di lui sorella, con dichiarazione che 
morendo egli senza discendenti la somma dovesse venire ripartita per una met^ 
a favore del L. P. della Misericordia, del Monte di Pieta, dell'Ospedale e 
della fabbrica della nuova Chiesa raaggiore di Corao, e I'altra meta a favore 
dei Padri di Gesii della detta citta coll'onere a questi ultimi di tenere nella 
detta Citta due pubblici lettori di filosofia e di teologia a comodo del pubblico 
di Como. 

Coll'eredit^, che si puo ritenere di circa L. 320,000 pervenne anche il di 
lui ritratto indicato nell'inventario dell'epoca siccome opera di Tiziano. 

Rho Bianca, figlia di Cesare, vedova di Giovanni Barbo, niori il 20 
setterabre 1027 d'anni 40 e con testamento 23 detto mese istitui erede I'Ospe- 
dale, coll'onere fra gli altri di pagare L. 2000 ai Frati dell'ordine di S. Fran- 
cesco di Paola del Monastero della Fontana fuori di P. Comasina per la fab- 
brica della nuova Chiesa. Giusta le prescrizioni della testatrice, venne sepolta 
vestita da cappuccina nella Chiesa di S. Barbara delle Cappuccine in P. Nuova 
di Milano, dove era state pure tumulato suo marito. L'entita della sostanza 
fu di circa L, 90,000. Non si hanno notizie del ritratto che si espone nella 
occasione della festa del Perdono. 



I 



Rigamonti Francesco, liorista, ficrlio di altro Francesco, il -I set- 
toiubro hi2i fece il U'siaineiilo e mori, lasciando vedova Bianca Batlaglia, e 
istituendo erode TOspedale, al quale pervennero una casa in P. Orientale, un 
credito di I.. 1250 presso il Banco di Sant' Arabrogio e L. 1100 in danaro. 

Riganionti G-iovanni Battista, droghiere, mori il 13 settem- 
bre 1770 d'anni 70, legando all'Ospedale L. ;50,000. 

Si ha il ritratto, onlinato colla deliberazione capitolare 10 febbraio 1777, 
eil eseguito da Pietro Mariani. 

Riva Carlo, di Giuseppe, araraogliato con Marta Migliori, fattore del- 
rOspedale di S. Celso, mori il 2 maggio 1609, disponendo nel suo testamento 
agosto 1050, che la sua sostanza si devolvesse all'Ospedale non avendo ne figli 
ne parenti. Pervennero due piccole case in Milano sotto la parrocchia di 
S. Giorgio al Palazzo del valore di L. 12,000. In vita fece diverse sovvenzioni 
a'l'Ospedale stesso. 

Riva Francesco, figlio di Gerolamo e di jNIaddalena Galimberti, di 
Monte, con testamento 30 settembre 1009, istitui erede I'Ospedale della sua so- 
stanza dell'importo di circa L. 10,000. 

Riva nobile Giacinta, figlia del dottor Antonio, e vedova di Pietro 
Ratti, che fu raembro della Giunta delle Pie fondazioni e medico di S. Corona, 
mori il 30 gennaio 1801, d'anni 84, e con testamento 2 aprile 1855, contra- 
distinto col detto « Deus salcicm fac me » lego all' Ospedale, giusta le pro- 
raesse da lei latte al predefunto marito, alcuni capitali del valore coraplessivo 
di L. 103,000 circa, con proibizione di farle il ritratto. Fu donna eminenteraente 
religiosa e caritatevole. 

In luogo del ritratto si e fatto eseguire dal pittore Tencalla un quadro al- 
legorico sul quale fu posta la seguente iscrizione: 

Sciogliendo la pki promessa — data al comigliere protomedico Pietro 
Ratti — La nobile Giacinta Rica vedova di lui. morta d'anni 84 il 30 gen- 
naio 1861, fece con ispeciali incarichi — e vietato il ritratto — legatario 
di cospicua somma I'Ospedale yiaggiore. — Siano ad essa benedizioni. 

Riva Luca, figlio di Bartolomeo e di Barbara Palferi, aramogliato 
con Laura Facina, sordo-muto dalla nascita, pittore, scolaro di Caraillo Pro- 
caccino il Grosso, dal quale imparo fin da fanciullo, arrivato all'eta. di 33 
anni, chiese al Senato la facolti di poter testare, stante la gravezza del male 
che lo travagliava, con segni da esplicarsi dalle persone che lo avvicinavano 
e che sapevano comprenderlo. Accordatagli la chiesta facolta, espresse, con 
atto 9 settembre 1024, eretto in concorso degli interpreti e del Giudice Pre- 
tore all'insegna del cavallo, le sue disposizioni d'ultima volonta con segni e con 
figure da lui delineate su di un libretto, die raostrava ad ogni disposizione al 
Giudice ed agli interpreti, e colla apposizione della sua firraa e della cifra 
del legato. 

II testamento risulto costituito da 10 quadri. 

Per espriraere che legava L. 400 a Carlo Riva suo nipote, ed alia di lui 
sorella bambina di circa 7 anni e che privava il loro padre, deline6 quest' ultimo 

11 



— 1G2 — 

con uno stile in mano, volendo con cio accennare clie fu condannalo per omi- 
cidio, e i due figli spaventati al veder il padre arraato. Per dimostrare che ad 








un altro nipote non voleva lasciare di piu di L. 150, deline6 il quadro che si 
presenta. 



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— 103 - 

1/ ultimo quadro b riservato la istituzione di eredo dell'Ospedale, e la re- 
lativa disposizione fu da lui espressa col quadro seguente: 




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Fra gli altri lavori da lui esoguiti liavvi 11 ritratto del Re Filippo III, ri- 
tratto che fu dicliiarato eseguito con regola di maestro piu che mezzano. 



AirOspecIale pervennero circa L. 11,000 cos'i ridotte daH'importo diilla so- 
stanza da lui abbandonata in L. 25,G0S, per le spese e per i legali. Era di sua 
propriety il Molino delle 'i'orrette a Lambrale. 

Riviera frate Andrea, da Vigevano, al secolo nobile Gabriele, figlio 
di Andrea, cappuccino nel monastero di P. Vercellina, prima di farsi frate fu 
prefetto del castello di Vigevano nel 1581. Con testainento 4 fehbraio 1587, 
istitui erede I'Ospedale, al quale pervenne una sostanza lorda di circa L. 30,000 
e nitida di circa L. 10,0U0, che L. 20,000 occorsero per soddisfare i legati da 
lui disposti a favore di molte societa religiose di Vigevano c persona della 
stessa citta. 

Robecco Giovanni Battista , di Alessandro, negoziante di 
panno e anche fittabile, ammogliato con Lucrezia Burati, istitui erede I'Ospe- 
dale, con testamento 2 marzo 1560. L'entita complessiva della eredita si pu6 
ritenere di circa L. 12,500. Mori il 21 settembre 1567. 

Rodriguez Velasca De Arevallo G-amberini nobile 
Isabella, monaca, mor'i il 30 giugno 1084, d' anni 93, legando il reddito 
capitale di L. 13,450 sulfa ferma del sale con testamento 21 aprile detto anno, 
nel quale ordin6 che il di lei ritratto fosse esposto fra quelli dei benefattori del 
L. P., ritratto che fu eseguito da Cesare Fiori. 

Rosate Giovanni Ambrogio, di Baldassare, marito in prime 
nozze di una esposta di nome Stefanina, in seconde nozze di Celidonia Cucchi, 

vedova di Vigo Francesco, altro benefat- 
tore dell' Ospedale, e in terze nozze di 
Anna Bossa, nativo di Milano, negozio 
in seta nella via Borsinari, commercio 
che egli abbandono nel 1602, cedendolo 
a Giovanni Battista e Ottavio Gallarati. 
Piu tardi, nel 1604, rientro in commer- 
cio in societa col Gallarati, per ritirarsi 
di nuovo nel 1605 e per divenire agente 
deir Ospedale di S. Dionigi , altro degU 
ospedali aggregati all'Ospedale Maggiore. 
Egli sentiva cosi vivamente il bisogno di 
beneficare i poveri che in vita e in va- 
rie riprese dono tutta la sua sostanza 
air Ospedale Maggiore di Milano. II Ca- 
pitolo ospitaliero trovava in lui un'ancora di salvezza ogni qualvolta versava in 
ristrettezze, tanto che in una sua ordinazione e detto che il Rosate era I'unico 
rifugio nolle necessita del L. P. 

La prima donazione da lui fatta e dell'ottobre 1601. Nel 1634, avendo 
raggiunto gli anni 72, dichiarava al Capitolo che non poteva piii resistere alle 
fatiche e al carico di fattore dell'Ospedale di S. Dionigi e domandava che gli 
fosse assegnata una casa ove abitare ed il vitto in natura secondo le prescri- 
zioni date da lui, e compreso il mantonimento di un cavallo, contro la rinuncia 





— iti:. - 

(l^llc annualitu as-^egnategli per le suddetto donazioni. II Capitulo, riconosciuti 
i meriti distiiiti del Rosate e gli ottimi servizii da lui piestati, e dopo di avere 
dichiarato clie non conveiiiva negargli alcuna cosa, accousentiva ai di lui de- 
sidorii. Semnrc animato dal sontimento di beneficare il L. P., nello stesso anno 
assunse di mantonore a sue speso, e finche fosse vissuto, rOspedale di S. Dio- 
nigi, provvedeudolo di tutto I'cccorrcnte e pagando perfino i salariati. 

Nel lOo,") il Capitolo Ospitaliero trovandosi sprovvisto di letti e di bian- 
clieria e non avendo il danaro occorrente per fame I'aequisto, si rivolso non 
inutilmente al Kosate. Durante la peste del 1G30 disimpegno lodevolmente e 
con corapgio I'arduo incarico di fattore nel locale del Lazzaretto. 

II ritratto eseguito da Francesco Pagano e che si espono nella occasione 
della festa del Pevdono, porta la seguente iscrizione: Jo. Amh. Fosatus qui 
jubilai 1600, nad^s annos 43 facta suarum opum, etiam ftUurarum Ilospitali 
Major/ ampf/ssj'ma donaiione anno 1650, nummos aureos 40,000 contulisse 
nxi.merabat. 

In coraplesso il L. P., in dipendenzii di donazione e di altri titoli, ebbe a 
conseguire circa L. 500,000. Mori il 9 settembre 1G51, d'anni 94. II Capitolo 
nella occasione della di lui morte fece la seguente ordinazione: 

10.~)1. 'J septembns. Facto verho, quod decesserit Jo. Ambrosius Rosatus 
decensqxie sit tan to viro tit illhts corpus associetiir cum aliqua pompa, 
dictum fuit injunyendum archivistoi ut inmtet, nomine V. Capituli, Capi- 
iulum S. Nazarii. 

Nel dicembre 1S77, il Consiglio degli Istituti Ospitalieri, dietro proposta 
deU'archivista, diode il norae di sala Rosate ad una infenneria. 

Flossi Griovanni Antonio, men il 14 agosto 180G e con testa- 
mento 30 raarzo stesso anno, lego tutte lo cartelle del Monte Napoleone da lui 
possedute, con vincolo di usufrutto a favore della moglie Catterina Sittoni da 
Scozia. la quale mori il 4 ottobre 1814. — II capitale pervenuto all'Ospedale 
fu di L. 131,390. 

Si ha il ritratto eseguito da liagutti Abbondio. 

Rossi Griovanni Battista, di Cristoforo, presto i suoi servizii 
air Ospedale nella qualitd di guardarobiere, disirapegnando le relative incum- 
benze con amore e con probita. Mori il 7 febbraio 1695. Lascio il testaraento 
22 agosto 1091 nel quale leggesi fra le altre cose quanto segue: 

<i. All'Ospedale L. 100 all'anno per 100 anni, per I'amore che porto alii 
poveri di dett j Ospitale, che pero sia vergogna che un ministro di tanta servitii 
di tanti anni, che mora senza successione di figliuoli non lascia una niemoria 
del suo affetto, come anche per dar bon esempio a altre persone che sia nel 
mio stato, e mi spiace il non haveie e essere in miglior state che faria anche 
d'avvantaggio e questo anche in resarcimento della mia trascuragine e de'raici 
mancamenti, benche mi dichiaro d'havere fatto quanto ho saputo e potuto per 
servizio dei poveri del venerando Ilospitale, non so se appresso sua divina Maesta 
havero veramente compito al mio debito ed obbligazione, quale me ne dolgo e 
ne dimando perdono a sua divina Maestd e alii signori Priore e Deputati. » 

Lego inoltre aU'Ospedalo tutta la mobiglia di casa. coll'obbligo di venderla 



— 166 — 

erogando il ricavo nell' elargire soldi 20 a tutti gli infermi dimessi dall' Ospe- 
dale. Leg6 I'usufrutto generale alia moglie Francesca Maggia, colla condizione 
per6 che rimanesse vedova e si rinchiudesse in un monastero. 

Rossi Sanvitale Giuditta, figlia di Andrea e di Candida Ben- 
zoni, con testaraento 15 luglio 1G99, lego tre parti della casa in P. Romana, 
parrocchia di S. Caliraero detta la casa della scioslra della luna, fuori del 
ponle di P. Romana al n. 4622, venduta nel 1799, ad Antonio Novara per 
L. 21,400 (1), oltre diversi crediti. Mori il 9 agosto 1G99. 

Rossi sacerdote Griuseppe, di Alessandro, mori il 19 agosto 1784, 
d'anni 7o, disponendo a titolo universale a favore dell'Ospedale, che consegui 
una sostanza di circa L. 93,000, la quale va aumentata di altie L. 60,000, 
valore di tre case in Milano e di alcuni stabili in Lissone da lui donati in vita 
(testaraento 7 agosto 1781). I beni di Lissone furono venduti nel 1802 al con- 
sigliere d'appello Giuseppe Baldironi, altro benefattore del L. P. e a Carlo Ciani. 

L' istituzione di erode e cosi scritta- 

« In tutti gli miei beni, mobili, immobili, ecc, che lascero e si trovera 
dopo mia morte ho di vivo cuore insiiluito e costituisco mio erede universale 
il venerando Ospedale Maggiore, padre dei poveri. » 

Si ha il ritratto di lui eseguito da Paolo Pagani. 

Rossi Ignazio, milanese, figlio di Carlo, comraerciante in panno, 
coperse I'ufficio di cassiere deU'estirao mercimoniale dal 1715 al 1767, dietro 
elezione fatta dalla congregazione del Banco di Sant'Ambrogio. Fu tesoriere e 
procuratore del consorzio del SS. Sacramento e della B. V. in S. Tomaso in 
terra amara di Milano dal 1731 al 1735. Mori il 20 gennaio 1773, d'anni 80, 
lasciando all'Ospedale una sostanza di circa L. 160,000 (testaraento 16 gen- 
naio 1773). Alia sua morte si rinvennero in cassa L. 63,000. Possedeva stabili 
con casa civile in Concorrezzo, a carico dei quali beni, pose 1' onere di conti- 
nuare anche dopo la sua raorte la collocazione di un altare fuori della detta 
casa nella occasione della processione del Corpus Domini. Possedeva inoltre 
quattro case in Milano e cioe una nella stretta detta delle Farine, vicino al- 
I'osteria del Popolo, venduta nel 1777 a Giovanni Battista Bonola per L. 7600 
imp., due nella via S. Dalmazio ai n. 1815 e 1816, vendute nel 1783 a Ignazio 
Dones per L. 38,636, e una quarta in via del Garabero, venduta nel 1778 a 
Giovanni Teodoro Mojana per L. 16,500. 

Si ha il ritratto eseguito da Rossi Zaccaria. 

Rossi Vittore, mori il 3 marzo 1832, legando con testaraento in 
data di Monza 28 agosto 1827, L. 30,000 rail., col vincolo dell'usufrutto a fa- 
vore della di lui moglie Maria Osnaghi, la quale mori il 7 dicembre 1838. 

Fu sepolto nel cimitero di P. Ticinese dove fu posta a meraoria di lui la 
seguente iscrizione: 

Alia felice metnoria — di — Vittore Rossi — negoziante in granaglie 
— per religione prudenza iniegrild — magni/icenza di cuore — specchia- 



(1) Diritto di^dazio che aveva I'Ospedale suUe mercanzie provenienti da Genova e che 
dovevano venir riposte _ia questo caseggiato. 



— 107 — 

i/ssi'mo — da vtolento malore rapilo — il giorno 3 marzo 1832 — ioccando 
I'anno LXI di vita sua — la moglie e le nipoti credi — dolentissime — 
questo moniunento posero — di riconoscenza e d'amorc. 

Rotondi Francesco, di Giovanni Ambrogio, mercanto d' oro e 
d'argento, animogliato con Elena Settala, chiara6 a raccogliere la sua sostanza 
di circa L. 12,000 TOspedale. Mori il 22 novembre 1G73. 

* Rotula Marsia. CoUa erediti di lei pervennero nel 1634, pert. 230 
di terra in Cassano, vendute per L. 19,578. 

Rougier sacerdote G-iovanni, nacque in Milano il 21 giugno 1813, 
dai coniugi Daniele, capitano, e Francesca Spagnoli. Provveduto di largo censo, 
spese la sua vita in opera pie e di caritd. Dal 1837 al 1871 diresse I'oratorio 
di S. Francesco da Paola, da lui fondato a tutte sue spese, per diffondere nella 
gioventu i principii della religione cristiana. Sommamente caritatevole in vita, 
voile essere benefico in niorte col destinare parte del suo patrimonio a favore 
di diversi istituti di beueficenza. Dio, la puerizia, gli araici si pu6 dire che fos- 
sero gli affetti che vibravano neH'anima eletta di lui (1). 

Seppe rairabilraente associare alia scrupolosa osservanza dei doveri del suo 
stato, I'amore alia patria, che in lui era vivissimo, e la sua vita fu tutta spesa 
nello studio e nel giovare agli altri. Egli fu di quel ristretto stuolo di uomini 
che nei momenti di disinganno ci riconciliano quasi colla societa, e ci fanno 
dire: Oh! ce ne sono ancora degli uomini buoni! (2j. 

Mori il IG luglio 1878 a Selva, frazione del Comune di Carciago presso In- 
tra, e il 19 la di lui salma fu trasportata a Milano nel ciraitero monuraentale. 

Institui erede, con testaraento 19 dicembre 1874, la sorella Carolina, che, 
degna di lui, fu sempre oggetto supremo delle sue cure piu delicate ed affettuose. 
Lego airOspedale un diretto dominio del valore di circa ital. L. 79,000 e fees 
fra le altre la seguente disposizione: « Ad opera completa lascio L. 100 per il 
monumento ad Alessandro Manzoni, L. 100 per il monumento a Napoleone III 
imperatore dei francesi, e liberatore di parte d' Italia nostra, a cut confido sara, 
eterna la memoria e gratitudine degli ttaliani che hanno cuore. » 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Pallavera. 

Rovida Carlo Griuseppe, di Giovanni, tenne aperto dal 1758 
al 1764, in society con Giulio Carnevali, un negozio per la vendita del fila- 
ticcio di seta, e prese parte all'impresa dell'alloggiamento militare detta Rim- 
plazzo. Mori il G novembre 1790, lasciando all'Ospedale una sostanza di circa 
L. 110,000, in forza del di lui testamento 21 setterabre 1772. Abbandon6 la 
casa in Milano in via Visconti al n. 4921, venduta nel 1791 a Giovanni Va- 
lerio per L. 22,000. II Rovida era abituato a vivere da solo nella sua casa ed 
avea I'abitudine di imitare la formica, in quauto ch^ dall'ottobre sino a tutto 
maggio, si rinchiudeva nelle sue stanze per non sortire piu, nemmeno per sentir 
messa nei di festivi, quantunque fosse pio e religioso. 

Si ha il ritratto eseguito da Francesco Antonio Biondi. 



(1) Discoreo funebre del proposto di S. Fedele, sacerdote D. Adalberto Catena. 

(2) Discoreo funebre del Dott. Carlo Stefano Branca. 



— ICS — 

Plusca sacerdote Francesco, di Ercolo, di Beregazzo, con testa- 
mento 8 giugno 1704, istitu'i erede per una meta I'Ospedale e per I'altra meta 
certi fratelli Bonioli. AU'Ospedale porvennero alcuni fondi in Beregazzo, del va- 
lore di circa L. 12,000. Mori ncl settembre 1709. 

Rusca Griovanni Andrea, figlio del dottor in ambo lo leggi 
Giacomo, sposo iu prime nozze Bertoliaa detta Catterina di Conterio, e in se- 
conde nozze Catterina Mendrisio detta di Mandello. Tenne aperto negozio da 
farmacista alle cinque vie. Mori dopo una lunga malattia, ii 24 giugno 1549 
e con testamento 29 agosto 1548, istitui erede I'unico figlio Giacomo Maria, 
avuto dalla prima sua moglio con ordine feder-onimissario, e con sostituzione a 
favoro deirOspedale nel caso clie I'erede fosse niorto senza figli. 11 caso si e 
verificato nel 1562, per cui furono rilasciate all'Ospedale quattro case in Milano 
e cioe tre in P. Vercellina, parrocchia di S. Maria Podone e una in P. Ticinese 
detta la Torre dell' Imperalo^^e, quest' ultima venduta nel 1608 a Giovanni 
Pietro Parazozzero, altro benefattore del L. P. e dal quale ritorno airOspedale, 
che ebbe poi a rivenderla il 5 giugno 1028 a Matteo Gravellona. Le altre due 
case furono vendute per L. 29,300, stante i pesi a loro carico. 

Rusca Griovanni Antonio , di Giovanni Gabriele , con atto 
22 aprile 1569, dono alcuni stabili in territorio di Vorano di pert. 418. 

Rusca Pietro F*aolo, di Giovanni Antonio, originario della terra 
di Ponte, pieve di Capriasca, Val di Lugano, commercio in Milano in vino. Suo 
padre condusse I'osteria dell' ufRcio del podesta di Milano, esercizio che fu con- 
tinuato dal figlio, il quale divenne aache il conduttore dell'osteria del Rebec- 
chino affittatagli nel 1038 dalla R. Camera. Nel 1660, avendo 68 anni d' eta, 
domando d'essere impiegato negli uffficii deil'Ospedale di Milano, ma la sua do- 
manda non fu esaudita. — Pare pero che il diniego non I'abbia indispettito se 
con testamento 30 aprile 1665 ebbe ad istituire erede I'Ospedale stesso. Ad onta 
di tanti traftici non fece molti guadagni anche perche ando soggetto a varie 
sottrazioni da parte di un suo fratello. — La consistenza della sostanza da lui 
abbandonata fu di L. 15,000. 

Rusconi Agostino, sorti i natali dai coniugi Pietro e Peracchi 
Marianna. Sposo in prime nozze Angela Baratti o in seconde nozze la nobile 
Giuseppina Guaita. Con un lavoro indefesso nel commercio di chincagliere, e con 
una ben intesa economia si e procurato un discreto patrimonio. 

Nel 1878 cedeva all'Ospedale il capitale di L. 50,000, coll'obbligo di cor- 
rispondergli, vita naturale durante, I'annuo interesse del per 0[0 e di fargli 
fare il ritratto a figura intiera da eseguirsi subito, ma da conservare per essere 
esposto soltanto dopo la sua morte. — Mori il 14 novembre 1879, istituendo 
erede la moglie e favorendo 1' Istituto dci ciechi. 

II ritratto fu eseguito da Giuseppe Modorati. 

Ruspini sacerdote Griovanni, nacque a Como nel 1807. Era figlio 
del negoziante Francesco Ruspini e di Giuseppa Masnago. Fu ordinato sacer- 
dote nel 1831, con destinazione pres.so la Chiesa di Locate Triulzi come coa- 
djutore, esercitando il suo miuistero con zelo e con carita. Presto opera solerte 



— IGO - 

nella occasione dell' invasiono colorica del 183G. Nel 1837 fii olelto parroco di 
Qiiintosole. posto cho cgli lascio in causa dell' ot;\ c dell' essere stato sorpreso 
da sordita per ritirarsi a Novorasco, dove pass6 nella quiete gli ultlmi anni della 
sua vita, e dove inori il 1" novembre 1880, lasciando eredo, con testainento 
5 giugno 1884, la cugina Margherita Ruspini coU'onere di un legato di L, 10,000 
a fovore deU'Ospedale. 

Sacchi Giacomo Filippo, giureconsulto, figlio di Lucchino, pre- 
sidente del Senaio, con testaniento 15 dicembre 15-19, leg6 una casa in Milano 
in P. Orientale. parrocchia di S. Maria Passarella, riservato I'usufrutto alia di 
lui moglie Faustina Magiolina. La casa fu venduta per L. 48,000. 

Salice Giovanni Antonio, di Giovanni Battista , con atto 
10 niaggio 1618. dono L. 20.000 col vincolo dell'annua pensione vitalizia di 
L. 200a Mori I'S febbraio 1C20. 

Salvaterra nobile Giovanni', figlio di Melchiorre, questoro del 
magistrato dei redditi ordinari di Milano, ammogliato* con Brigida Tatti, mori 
il 20 aprile 1649, disponendo della sua sostanza, con testamento 6 aprile detto 
anno, a favore del questore don Gerolarao Salvaterra, marito di donna Barbara 
Visconti, con ordine di primogenitura e con sostituzione in caso di estinzione 
della linea chiamata, a favore deU'Ospedale di Milano e della causa pia del- 
rOspedale di Anduxar in .\ndalusia. — Lego L. 6000 ad una figlia naturale di 
un suo figlio nato nel Belgio. La sostituzione a favore delle dette due cause 
pie si e verificata nel 1744 per Tavvenuta morte del nobile Giovanni Salvaterra, 
senza discendenti, e del quale fu erede il raarchese don Giuseppe D'Adda. Im- 
possibilitato a succedere I'Ospedale d'Anduxar per legge , si addivenne nel 1746 
fra rOspedale stesso e quello di Milano, ad una convenzione in forza della quale 
fu pattuito che di quanto si sarebbe conseguito in dipendenza di questa sosti- 
tuzione, 3[4 sarebbero assegnati all'Ospedale di Milano ed 1[4 a quello di An- 
duxar. Un anno dopo si fece una convenzione anche con alcuni pretendenti 
Salvaterra, stabilendo che la sostanza ricavabile fosse ripartita in 12 parti delle 
quali 3 parti e mezza alii Salvaterra, e le altre 8 parti e raezza da dividersi 
fra i due Ospedali. — La sostanza realizzata risulto di L. 257,816, per cui toc- 
carono L. 75, 196 ai Salvaterra, L. 136,065 all'Ospedale di Milano e L. 45.655 
air Ospedale di Anduxar. 

Sambruni F*ietro, di Antonio, marito di Antonia Bossi, nativo di 
Costa Masnaga, abito nei CC. SS. di P. Ticinese, prima a S. Cristoforo, poi nel 
Borgo di S. Gottardo, dove raori vedovo, il 16 agosto 1856, d'anni 87, per vizio 
precordiale. Con testamento 17 agosto 1855, istitui nella Chiesa di S. !Maria alia 
Cascina Rossa, sussidiaria alia parrocchia di S. Gottardo, una cappellania eccle- 
siastica perpetua colla dotazione di mil. abusive L. 16,000 e con sostituzione a 
favore deU'Ospedale in caso di soppressione, caso che si e verificato per effetto 
della legge 15 agosto 1867 suU'asse ecclesiastico, e che rese possibile all'Ospe- 
dale di conseguire dal Demanio la somma di L. 10,092.39. 

Sanchez De Guevara don Emanuele, spagnuolo, governa- 
tore della ciita e castello di Tortona, con testamento 10 giugno 1070 , lego 



170 - 



quanto gli doveva S. M. Cattolica per i servizii da lui prestati, dal 27 gen* 
naio 1G59 retro, neli'importo di scudi 5219, coU'obbligo di far celebrare n. 1000 
messe in suffragio dell'aniraa sua. 

* Sangiorgio Nicolao, di Piacenza. Istitul erede I'Ospedale nel 1530. 
La sostanza da lui abbandonata fu doH'iraporto di circa L. 16,000, compreso 
il valore di una scwstra sulla piazza di Sant'Ambrogio verso la fossa della citt4. 
Lascio un unico figlio, al quale si pagarono L. 1425. 

San Giuliani conte Giovanni Stefano, figlio del conte Giu- 
seppe, mori il 1." febbraio 1801, beneficando i poveri della sua parrocchia e 
delle parrocchie ove possedeva, coUa destinazione a loro favore del ricavo della 
vendita degli argenti, orologi, scattole d'oro ed altre cose preziose. Con testa- 
inento 29 dicembre 1800, istitui erede il conte Giuseppe Sangiuliani, figlio del 
suo cugino Francesco, ponendo a di lui carico il seguente legato: 

« Lascio ai PP. Oblati I'annuo perpetuo legato di mil. L. 1500 con che 
abbiano a continuare nel. dare annualmente gli esercizii spirituali giusta il loro 
istituto, anzi sotto la espressa condizione che nel caso di inabilitazione in qual- 
sivoglia tempo e per qualunque causa o titolo a dare gli esercizii spirituali si 
debba corrispondere il detto legato all'Ospedale Maggiore di Milano. » 

L'Ospedale ebbe a fruire di questo legato nel 1810, per la avvenuta sop- 
pressione degli oblati, i quali, ripristinati nel 1856 furono riammessi al godi- 
mento. Verificatasi di nuovo la loro soppressione, per efi"etto della legge 7 lu- 
glio 1866, il legato divenne riversibile all'Ospedale, al quale fu rilasciato mediante 
la consegna di un certificato della relidita dello Stato di L. 670. 

Sannazari Della Rippa nobile Giacomo, figlio dei coniugi 
Pietro Francesco e Trevani contessa Maddalena, marito di Maddalena Imbonati, 

morta a Blevio il 24 luglio 1821, cavaliere del- 
I'ordine di S. Stefano di Toscana, patrizio pa- 
vese, oriundo di Riva di Nazano, provincia di 
Voghera, abitava in un palazzo di contro alia 
Chiesa di S, Fedele, che venne dall' Ospedale, 
erede di lui, venduto al Demanio per uso del 
ministero delle finanze per L. 180,620. L' ap- 
partamento del Sannazari fu occupato dal mi- 
nistro Prina fino al 1814, quando fu tratto a 
morte dal popolo, ed il palazzo venne demolito. 
Era il Sannazari un elegante e bellissimo 
uomo, cultore delle arti e delle lettere, protet- 
tore degli artisti. Ereditava da un Poldi un 
patrimonio cospicuo. Amantissimo delle arti, im- 
piegava somme ingenti in continui acquisti di 
quadri. Era di compendio della eredit^ di lui il dipinto su tavola di Rafi"aele 
d' Urbino, rappresentante lo sposalizio di Maria Vergine con S. Giuseppe, che 
esisteva gia nella Chiesa di S. Francesco nella Citta di Castello in Romagna e 
che venne da quella municipalita e a nome del popolo sovrano offerto in dono 
al generale Lecchi, quale attestato di riconoscenza per la liberty che il mede- 




— 171 - 

simo gli procuro. e siccome bonemerito padre dclla patria. — Merita di essere 
qui riportato il memoriale col quale il popolo propose la donazioue: 

Vv-lii — Liberia — Ugxiaglianza — Cittadino presidenle. 

11 popolo sovrano di CittA di Castello, grato al generale Lecchi per la li- 
berty, che il medesirao gli ha protetta, e sapendo che esso e molto intendente 
di quadri, e che quello situate nella Chiesa dei Francescani, opera di Rafaele, 
e inutile aff;Uto in quel luogo e che un tal done potrebbe solo corapensare in 
qualche parte il merito, che questo valoroso cittadino, amico dell' umanita, si 
e fatto con il medesirao, desidera e vuole assolutamente che il quadro nominate 
sia alio stesso date in done come a bencmcrito padre della patria; altrimenti 
si uniranno i sottoscritti per rapirlo a tutti i conti. 

Pensate, voi, presidente, aU'eflfettuazione di questo desiderio, se non volete 
essere responsabile di qualche funesta novitd e vi auguriamo salute e fratellanza. 

(Seguoao quattro pagine di sottoscrizioni). 

II Lecchi lo vendette poi al Sannazari, nell'anno 1802, per L. 50,000. 
L'Ospedale Maggiore, erede di lui, lo cedette nel 1807, al Demanio per essere 
collocate nella Galleria di Brera. Con questa eredita pervennero inoltre al L. P. 
altri quattro dipinti, e cioe : il Guerriero di Figini Ambrogio, I'Assunta di Marco 
d' Oggiono, la Madonna di Gian Bellini, lo stendardo di Procaccino, i quali 
\ennero del pari ceduti al Demanio. II Sannazari mori d'apoplessia 1' 8 giu- 
gno 1804, d' anni 48, istituendo erede 1' Ospedale Maggiore, con testaraento 
28 giugno 1797, Fu sepolto nel cimitero di P. Orientale. La sostanza da lui 
abbandonata fu di L. 2,872,000. Alia moglie lego L. 6000 all' anno, oltre 
L. 200.000 a titolo di contradote. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Perabo. 

* Santagostino Pietro Paolo, orefice.Fu erede 1' Ospedale nel 1631. 
La entity della sostanza fu di L. 11,000 circa. 

Sant'-A-mbrogio G-iuseppa, di Antonio, vedova di Gaspare Ca- 
stiglioni, non avendo figli e arrivata all'eti di 64 anui, con atto 29 agosto 1804, 
dono tre partite sul Monte di S. Teresa, dell'importo capitale di L. 13,714.8.9, 
e una partita sul Banco di San t' Ambrogio di L. 5200, coU'obbligo di corrispon- 
derle vita durante il terzo dei frutti, oltre il vitalizio da lei costituito suUa 
somma di L. 9000 versata nella cassa del L. P. nel 1803. 

Savoja Griiilio, di Rolando, marito di Ginepra Gallarate, con testa- 
mento IS aprile 15G5, istitui erede universale il figlio nascituro da sua moglie, 
se maschio, e se femmina erede per la sola meti, riservando I'altra met4 a 
Giovanni Maria Castiglioni , di lui zio, col vincolo dell' usufrutto generale a 
Manfredo Gattico, il quale, usando della facoltd attribuitagli dal testatore di 
convertire in opere pie la meta di sua ereditd pervenuta in lui, nel case in 
cui fosse morto senza discendenti, applic6 la detta met4 sostanza a favore del- 
rOspedale Maggiore, e questo in aumento ad alcuni stabili nel Novarese a 
Bogogno, di pertiche 139, dal testatore legati all'Ospedale stesso e venduti 
nel 1587 a Giovanni Luca Meda per L. 9000. 

Scaccabarozzi nobile Teresa, figlia unica del consigliere vice 



— 172 — 

delegate presso la cessata delegaziono provinciale dott. Giuseppe e della nobile 
Rachele Parrocchetti, vedova del distinto e laborioso amininistratore dell'O.spe- 
dale, avvocato Vincenzo San Pietro, nacque in IMilano nel 1805 e mbri il 
10 aprile 1879. Fu priora della dottrina cristiana nella Chiesa di S. Pietro 
Celestino. Con testaraento di qualche giorno prima istitui erode 1' Ospedale 
Maggiore, disponendo congrui legati a favore dei pronipoti del marito, dei cu- 
gini di lei in secondo e terzo grado, e degli attinenti, e beneficando TOspedale 
Uboldi in Cernusco sul Naviglo, dove essa possedeva. 

I siioi natali furono di nobile stirpe, ma di questa ventura non ne foce 
mai pompa. Eminentemente cattolica, fu rigidissima nell'o'sservanza dei doveri 
cristiani fino a detriraento della sua malferma salute. Bella di lineamenti, as- 
sociava alia sodezza del criterio, la dignita e la soavita dei modi. Gioviale, 
senipre cortese, sapeva conciliarsi I'affetto e la venerazione di chi ravvicinava. 
Umile, remissiva sempre. Caritatevole e pia, si compiaceva nel porgere la mano 
ai poverelli cbe a lei ricorrevano. Lu sostanza pervenuta al L. P., depurata 
dalle passivity e dai legati, si pu6 ritenere di circa L. 80,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Amerino Cagnoni, figlio del cassiere del- 
rOspedale. 

Scagliosi abate Siro -A.ntonio, figlio di Giovanni Luca, mori il 
15 ottobre 1699 e con testaraento del giorno prima, istitu'i erode il figlio di un 
fratello e i suoi discendenti, con sostituzione a favore dell' Ospedale, nel caso 
di estinzione della linea chiamata. 

L'Ospedale rinuncio al diritto di sostituzione per il correspettivo del capi- 
tale di L. 16,000, che venne dagli eredi Scagliosi aumentato di altre L. 14,000, 
siccome interpret! delle intenzioni del loro datore. 

Si ha il ritratto eseguito da Andrea Porta. 

Scarampo conte Griacomo Teodoro, figlio di altro Teodoro, 
cittadino milanese, conte e feudatario del castello di Redebo o Re da Bo d'Ales- 
sandria, marito della contessa Giulia Pavesi di Savona, dalla quale visse separate 
per parecchi anni, non per colpa della moglie, ma perche egli preferiva di vivere 
con altra donna, mori di morte improvvisa nel settembre 1608 senza figli. Fu 
1' ultimo feudatario del detto castello, il quale fu dato ai Scarampo dal duca 
Francesco Sforza nel 1458. Con testaraento 7 febbraio 1596, istitui erode I'O- 
spedale, al quale pervenne una sostanza di L. 40,000 gia depurata dalla dote 
della moglie e da altre spese. 

Schiaffinati conte Leopoldo, era figlio del capitano e conte Ber- 
nardo e della contessa Antonia Tosi e marito di donna Caterina Restelli , la 
quale lego all'Ospedale L. 20,000. Fu altro dei probiviri della citta di Milano 
e dei dodici di provisione, capitano della milizia urbana, deputato dell'Ospedale 
Maggiore nel bionnio 1779 e 1780. Mori il 27 luglio 1813, d'anni 72, lasciando 
la sua sostanza, di circa L. 359,000 mil., all'Ospedale, col vincolo dell'usufrutto 
generale a favore della moglie in conlemplazwne deU'oUima compagnia fatiagli 
e atlesi i suoi pariicolari meriti, come cosi si espresso nel testament© 15 lu- 
glio 1813. Lego al L. P. Trivulzio la casa in Milano al n. 125, in via della 
Fontana, e alia Chiesa di Mercallo L. 0000 per la costruzione della facciata. 



I-a sua fami;xlia r di (irij^iiie ledesca, proveneiiilo da iiu Aldiroiio SclafTano, 
cavaliere todesco di Esclafan, castello posto iion liingi dalla riviera del Danubio. 
Si ha il ritratto eseguito da Cattaneo Felice. 

Schiani Giacomo, di Giovanni, altro degli ascritti al consorzio doi 
falegnami nella Chiesa del Bambino Gesu, nel Borgo degli Ortolani, e a quello 
di S. Giovanni Battista e Carlo oretto nella Chiesa del Foppone fuori di P. Ver- 
cellina, mori il 19 raaggio ITGD, lasciando tutta la sua sostanza di circa L. 19,000 
airOspedale, col vincolo di un annuo vitalizio di L. COO a favore della di lui 
moglie Arcangela Macchi (testamento 22 giugno 1758). 

Scotti cardinale Bernardino, dei conti di Colturano, nacque il 
6 ottobre lOol). dai coniugi A'incenzo e Teodora Cusani Borromeo. Nel 1715 fu 
creato cardinale. Mori a Roma il 16 novembre 1726, d'anni 70. Con testamento 
10 maggio 1723, chiamo erede il fratello conte Giovanni Battista Scotti, sosti- 
tuendo, nel case in cui fosse morto senza figli legittimi, I'Ospedale Maggiore 
di Milano. con facolta all'erede di sciogliersi da questo vincolo di sostituzione 
col cedere al L. P. la meta della sostanza entro quattro mesi. L'erede ne ap- 
profitto pagando all'Ospedale L. 72.000. Dispose di essere seppellito nella Chiesa 
di S. Carlo dei Milanesi al Corso di Roma, in froiite ed al primo ingresso di 
una delle due porte laterali, ponendo una seraplice lapide colla seguente iscri- 
zione da lui dettata: Ossa BernarcUni S. R. E. iituli S. Petri in Monte 
aureo prcrsbiferis cardinalis Scotti Medio lanensis hie expectant resurrectio- 
ne7n (vternam. Orate pro eo. 

Obblig6 l'erede di provvedere a favore della detta Chiesa di S. Carlo 
I'apparato di quattro pilastroni sotto la cupola di damasco cremisi trinato d'oro 
e che avesse ai piedi il suo stemma gentilizio. Parrebbe questo suo ordine in- 
spirato a sentiraenti di arabizione, raa egli stesso avverti che cosl ordino non 
per vanita ma per eccitare altri benefattori a fare altretfanto per rispetto 
alle altre colonne e pilastri. 

Si ha il ritratto eseguito dal pittore Durante. 

Scotti Del Conte Caterina, di Giovanni Maria, vedova del be- 
nefattore dell'O.'^pedale Del Conte Orazio, mori il 30 setterabre 1710, lasciando 
^irOspedale L. 24,000 imp., con testamento 22 dicembre 1709 a sgravio del- 
robbligo impostole dal predefunto di lei marito. 

Si ha il di lei ritratto. 

Scotti G-iovanni G-iaconio, dei conti di Colturano, figlio di Vit- 
toria Omodei e di Ottaviano, cavaliere e commendatore di Santo Stefano e 
altro dei se.?santa decurioni della citta di Milano, con testamento 12 settem- 
bre 1669, istitui erede il fratello Yincenzo, amraogliato colla nobile Teodora 
Cusani Borromeo, coH'onere di un legato al L. P. di Santa Corona di due ca- 
pitali: di L. 97,000 il primo e di L. 10,000 il secondo, in tutto L. 107,000. 
Di>pose un annuo legato vitalizio a favore delle sorelle Ottavia, Vittoria e Lucia 
Beatrice, monache nel monastero di Santa Maria della Vittoria in P. Ticinese, 
e Raimonda Lodovica, raonaca nel monastero di Santa Clara in P. Nuova. Mori 
Tanno 1679. — Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Trompeo. 



— 171 — 

Scotti dottore fisico Giuseppe, nacque a Cernusco sul Naviglio, il 
24 dicembre 1787, dai coniugi Andrea o Giuseppa Rossini. Suo padre, ricevitore 
del lotto in quel comune, non avrebbe potuto, coi guadagni deU'esercizio, avviare 
agli studii il figlio Giuseppe, se il reverendo sacerdote don Domenico Rossi, non 
si fosse assunto di provvedere a sue spese alia educazione di lui. Corapiuti gli 
studii universitarii e laureate dottore in medicina e chirurgia I'anno 1813, in- 
traprese lo Scotti un viaggio scientifico di perfezionamento a Vienna, a Parigi 
ed a Londra. La sua carriera nell'Ospedale comincio I'anno 1815, colla qualifica 
di chirurgo praticante e poi di chirurgo aiutante. Due anni dopo fu nominate 
vice chirurgo presso I'Ospizio degli esposti in S. Caterina. Nel 1821 ritorno al 
servizio ospitaliero nella quality di vice chirurgo. Dal 1840 fino alia collocazione 
a riposo, avvenuta I'anno 1863, copei'se il posto di chirurgo primario. Nel 1859 
presto assistenza ai militari feriti. Mori celibe, in Milano, il 17 agosto 1871. Con 
testamento 15 ottobre 1867, istitui erede 1' Ospedale, legando i libri e i suoi 
manoscritti alia Biblioteca Ambrosiana. In un suo libro di meniorie colla data 
dell'aprile 1866, lasci6 scritto: 

« La nostra Madre (Maria Santissiraa) ed il nostro Redentore Gesu Cristo 
mi inspireranno a chi ho da lasciare la mia roba per testamento al punto di 
morte, » 

Eminentemente cattolico, era ascritto a diverse congregazioni religiose. 
Burbero, austero, non si curava ne degli agi della vita, ne del lusso; la sua 
abitazione era modestissima, il vestire dimesso, ma caratteristico. Lascio al- 
rOspedale una sostanza di circa L. 31,000. 

SI ha il ritratto eseguito da Eliseo Sala. 

Scuri Davide, di Gaspare, milanese, con testamento 1." gennaio 1662, 
istitui erede 1' Ospedale, non dimenticando pero la moglie Lavinia Missaglia. La 
sostanza da lui abbandonata non oltrepasso le L. 70,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Leva Gerolamo. 

Secco nobile Barnaba, di Ottavio, fece parte deH'ufficio d'inquisi- 
zione della citta e Stato di Milano e dei 40 crocesignati privilegiati del Capitolo 
di S. Pietro Martire nella Chiesa di Sant' Eustorgio, — Non avendo figli, con 
testamento 29 agosto 1677, istitui erede il nipote Giovanni Secco di Giacorao 
Antonio, coU'onere di un legato di Filippi 2,000 pari a L. 14,000 imp., all'Ospe- 
dale e di Bonze due di vino del migliore, proveniente dagli stabili della Santa i 
da lui posseduti a favore della di lui moglie Teresa Monti, alia quale riserv6j 
anche I'usufrutto generale. 

Possedeva due case in Milano in via Borgonuovo e alcuni stabili in Rovate 
e alia Santa. Lego al nipote Ottavio Secco una parte dei beni da lui posseduti 
in Rovate colla condizione che avesse a tralasciare la pompa dei fiocchi ai 
cavallij delle livy^ee e dei vestiti di vellnto della sua moglie. 

Secco d'Arragona G-iulio Gresare, di Giuseppe e diAlfierij 
Eleonora, capitano, deputato dell'Ospedale nel 1669, mori a Trecella I'll set- 
tembre 1691 e con testamento 24 agosto 1681, istitui erede I'Ospedale, inter- 
pretando le intenzioni della predefunta di lui moglie Anna Monti vedova Foppa. 
La sostanza da lui abbandonata supero le L. 300,000. Pervenne una casa in, 



— 175 - 

via Durini, vicina alia Chiesa dei Crociferi, la quale iiel 1821 fu venduta al 
coiii-igliero Francesco Predabissi, altro benefattore dell'Ospedalo, per L. 17,050 
e coll'obbligo di corrispondere L. 382 ital. per una messa, legato questo che fu 
affrancato da S. E. Mons. Arcivescovo. erede della figlia del Predabissi, cedendo 
non solo una corrispondente rendita dello Stato, ma a<jgiungendo altre L. 118 
di rendita, onde rendere niinore il danno al L. P. proveniento dalla legge di 
affrancazione coattiva del 18Gi. 

Dispose un legato a favore di una donna cho gli aveva salvato la vita e 
la roba dai ladri, che, introdottosi in casa sua, si erano spinti fino alia sua 
camera per assassinarlo. 

Si ha il ritratto pervenuto colla eredit^. 

Secco Comneno marcheso Fermo, nacque 1' anno 1764, dai 
coniiigi raarchese Pietro Francesco e donna Laura Menriquez de Mendozza. 
La sua famiglia proveniente da Brescia 
tenne domicilio fino al 1758 a Carav^g- 
gio. Mori a Napoli, nella via Toledo al 
n. 3. il 3 ottobre 1841. Con testaraento 
25 settembre 1830, che porta in testa le 
seguenti parole : Sic vos non vobi's mel- 
lifieaii apes, istitui erede I'Ospedale col- 
l'obbligo di volgere i frutti della eredita 
a vantaggio dei convalescenti , in quella 
mauiera, senso e raisura che fosse stato 
determinato dai di lui esecutore testamen- 
tario Marchese Beccaria. 

Fondo un premio quinquennale di 
austr. L. 700 da devolversi a chi bene 
ed esattamente avesse esaurito un argo- 
mento di nazionale utilita, proposto dai regio istituto. Nella Chiesa di Sant'Anna 
di Palazzo in Napoli, che favori colla istituzione di doti fu posta questa epigrafe: 

Al marchese Fermo di Secco Comneno — che lo splendore della pro- 
sapia — sotto la modesta vila nascose — con sc parco per crescer modo a 
liberalita — verso pieiosi e nobili istituU — anche nella dileita Napoli — 
ove mor'i il 3 ottobre 1841 — il grande Ospedale della patria Milano — 
con nuoro provvedimento a lung hi desiderii — a pro dei poveri convale- 
scenti — scriito erede — questa memore pietra con grato animo — collo- 
cava .... gennaio MDCCCXLJII. 

Si ha il ritratto eseguito dai Sogni. 

Secco Suardi Comneno conto Antonio, figlio del conte Marco, 
marito della contessa Gerolaraa Barbo, mori nell'ottobre 1G97, istituendo erede 
universale, con testamento 19 settembre 1696, il nipote Antonio Secco, figlio 
di una sorella, coU'onere di un legato di 200 Filippi in ogni anno e in perpetuo 
air Ospedale Maggiore di Milano, da aumentare di altri Filippi 300 dopo la 
morte dell'usufruttuaria di lui moglie, morte che o avvenuta il IG gennaio 1722. 

Nel 1806 la prestazione annua di hOO Filippi dovette, per la insufficienza 




— 17() — 



della sostaiiza erecUlaria, essere ridotta a L. 1050 annue. Tale iusufllcienza non 
derive gia dairammontare del palrimoiiio die fu valutato L. 477,000, ma dai 
molti pesi e legati imposti dal benefattoro. 

Si lia il ritratto eseguito da Carlo Antonio Zucca. 

Serbelloni -A.ndrea, figlio di Filippo, cancelliere presso il Senate 
di Milano, con testamento 7 novembre 1077, istitui erede I'Ospedale, al quale 
pervennero L. 4000 e una casa a S. Babila. 

Seregno padre Stefano, domenicano. Mori il 13 giugno 1502, giorno 
di Sant'Antonio da Padova, e fu tumulato nella Cliiesa di Santa Maria delle 
Grazie nella sepoltura destinata ai Padri della Confraternita di Santa Corona 
da lui fatta costruire. 

Fu questi il fondatore del L. P. di Santa Corona e primo direttore spiri- 
tuale della Confraternita per i soccorsi di medici e medicine a domicilio, de- 

nominata di Santa Corona, dalle 

spine del Salvatore, che e 1' em- 
blema dell'Islituto. 
... ^ Sono interessanti i cenni che, 

f; a riguardo di questo insigne be- 

nefattore dell' umanita sofferento, 
leggonsi in un registro autografo 
di memorie dal 1497 al 1591, che 
si conserva nell'archivio di Santa 
Corona, e che sono cosi espressi: 
« Fra Stefano desideroso della j 
« salute delle anime fece una re- 
« gula et modo de vivere a secu- 
« lari cattolicaraente per fare gran 
« profitto observando quello che in 
« essa si contene. Et per dare prin- 
« cipio alia executione di tal cosa 
« si tolse, a filto per gli infrascripti una habitazione presso la giesa di San Se- 
« pulchro ed altri lochi, li quali tutti habitava porci et male donne con granj 
« vergogna. Et per lo suprascripto padre Stefano se dispose alia observantia di 
« tale regula domino Francesco Mantegazza di eta maturo, domino Roberto de! 
« Guarteri di eta giovanile alias cortesano, et domino Cristophoro delli Remo- 
« nolfi di eta virile, et tutti di nobile sangue. Li quali tolsero loro al livello Uj 
« locchi et principiarono la observantia di tale regula come fratelli; et se no-j 
« mino il locho Confraternita di Santa Corona. 

« Fra Stefano fu quello che dete la regula alia Confraternita di tantaj 
« perfectione che poche se li poteria aggiungere perche su il principio si| 
« astento a metere la compagnia alia observantia di quella per essere doi o 
« tre volte roto la compagnia, lui disse che questa regula a ogni modo arial 
« la observantia sua si bene se dese observare in capo del raondo ed al fine 
« del mondo; ma non e stato tanto perche in pocho spazio di tempo la se 
« principio mediante il suo niezo. Cosi se perseverato, lui fu quelo fece dare 




— 177 — 

« alia compapnia lire 300 quando so comenzo a tore lo case del locho. Era 
« homo (loto. (li gran carita e santiiuonia e a mi me dito da una dona reli- 
« giosa che da poi la sua morto lei haverlo visto acanlo a lei a I'ofilio tuto 
« glorioso, un altra d dito quando lui mori H parsi vedere lui che andava in 
« Paradiso et fu gran cauxa del principio del monastero di San Lazaro. Et il 
« giorno avante morise tutti li compagni andarno a visitarlo per essero in 
« grande e oribile infermitA, in la quale sempre stato molto paziente o mori 
« non richiedeva salvo se pregasse per la salute dell'anima sua e non per lo 
« corpo, e disse alii compagni questi formali parole con gran faticha — 
« Gaudeo videte vos et obsea^o ut per?7ianeah's in dilectione Jhesic Chrisii 
« — et la nota seguente respire. — Tutti li compagni andarono alii exequie 
« e lo vistono mettere in la fossa. Lui fu quelle in cauxa di fare fare la se- 
poltura nostra et per dite molte cosso a diversi de li compagni, le quali 
« sono venute vere et a una per una e cosi di altri e per la cita molto era 
« famoxo. » 

La istituzione, da lui con tanta insistenza e pertinacia fondata, trovo imi- 
tatori altrove, e in molte citta di provincia noi vediarao esistere un L. P. de- 
nominate appunto di Santa Corona, tanto ebbe ad incontrare favore questa 
benemerita istituzione e tanto ne e piaciuto il concetto. 

Si ha il di lui ritratto, il quale pervenne all'Ospedale nella occasione che 
gli fu aggregate il L. P. di Santa Corona nel 1786. 

Serono Cesare, sopranominato Saviolo. sopranome dato a tutti quelli 
della sua faraiglia, figlio di Giulio, spos6 nel 1599 Bianca Pelizzoni, dalla quale 
ebbe un unico figlio, Giovanni Battista, che preraori al padre nell'agosto 1630 
vittiraa della peste. — Rimasto cosi senza figli, con atto 10 settembre detto 
anno, dono tutta la di lui sostanza all' Ospedale coll' obbligo di corrispondergli 
vita durante scudi 100 d'oro all'anno e col peso di alcuni legati da pagarsi alia 
di lui morte. 

La sostanza donata fu dell'importo di L. 115,978, la quale per le passivity 
inerenti discese a L. 79,553. 

Si aveva il ritratto di lui, ma ora non esiste piu. 

Settala G-iovanni Battista, figlio di Enrico e di Maddalena 
Sironi, sargente niaggiore, tre giorui prima di morire, fece il testaraento 6 gen- 
naio 1660, istituendo erede Carlo Maggi, di lui cugino, figlio di Giovanni Bat- 
tista, con vincolo fedecommissario e con sostituzione dell'Ospedale per una terza 
parte, dell'Ospedale dei Mendicanti della Stella di Milano per un' altra terza 
parte, e della fabbrica del monastero delle Cappuccino in P. Tosa per I'ultima 
terza parte. — 11 Carlo Maggi rinuncio 1' erediti a favore del secondo chia- 
mato Settimo Settala, dal quale passo nel canonico Francesco Settala, resosi 
defunto il 13 agosto 1711. Colla di lui morte si e verificato il case della so- 
stituzione succitata, ma in seguito a contestazione cogli eredi del canonico si 
dovette addivenire ad una transazione in forza della quale furono rilasciati ai 
LL. PP. chiamati tre parti delle quattro degli stabili di Trucazzano di pert. 450, 
e tre parti delle quattro di una casa grande da nobile in P. Tosa> venduta 
nel 1723 per L. 20,000. 

12 




— 178 — 

Sforza Francesco, figlio naturale di Giacomuzzo Altendolo, diica 
di Milano, marito di P.ianca Maria, figlia questa di Filippo Maria Visconti, fii, 

come e iioto, il fondatore del grande 
Ospedale. Principe liberalis.simo, pieno 
di umanitii, teneva ia pregio gli uo- 
inini dotti e virtuosi, amava la giusti- 
zia, era religiose. Diede prova di essere 
grande soldato, e colle sue maniere 
ebbe ad acquistare il nome di Padre 
/j della patria. Combatte in Lombardia 
,' il conte di Carmagnola, tolse al Papa 
Kugenio IV la Marca di Ancona fa- 
cendone uno State indipendente. Fu ri- 
conosciuto duca di Milano nel 1450. 
Nato in S. Miniato il 25 luglio 1404, 
mori rS inarzo 14GG, giorno di sabbato. 
La di lui morte fu cosi registrata: 

MCCCCLXVI indicttone XIV die sabbali octavo mensis marlii hora XVII et hora XVIII. 

Notandum est quod Illustrissimus et excellentissimus Princeps Dominus Dominus Fran- 
cischus Sfortia Vicecomes dux Mediolani et Papie Anglerieque Comes ac; Janue et Cremone 
Dominus decessit die sabati VIII mensis martii anni suprascripti millesimi quadringentesimi 
sexagesimi sexti inter horam XVII et horam XVIII. Qui manutenuit ejus potentia desiderio 
et opera ac industria totani Italiam in pace annis XII continuis lUustrissimo Comite Galeaz 
ejus primogenito existente in partibus Franzie in subsidium Serenissimi Regis F'ranzie contra 
certos barones emulos ipsius regis Franzie quos barones prefatus. DD. Francischus Sfortia 
ejus sanctissimo et sempre comendali proposito deliberaverat ad paeem rcducere. Cum prelibato 
Ser. Rege Franzie et ultra suprascripta Sanctissimus propositus habebat omnes christianos 
principes et dominos ac populos ad contrahendum pacem advicem et erat in praticha etiam 
componendum ad pacem Janueses cum catellanis et Rege Ragcnum. Itaque nedum condolendum 
tt lacrimandum est de morte hujus tam excellentissimi Principis amatoris pacis et concor- 
diarum ut supra per ejus subditos omnes sed etiam per quoslibet alios Principes et dominos 
ac populos Cristianos. Ex prelibato principe geniti sunt infrascripti ejus filii et filire quos 
relinquit in hoc secuUo cum 111. et Excell. Domina Domina nostra Ducissa Blanca Maria Vice- 
comite olim filia nunquam delende memorie Filippi Mariae geniti sunt isti videlicet prelibatum 
Comitem Galeaz, 111. D. Filippum Mariam Sfortiam, Ludovichum, Ascanium et Octavianum, 
genitr'' sunt iste videlicet Ipolitam Mariam nuram Serenissimo Regis Neapolis, Ferdinandi et 
Elisabet eorum jugallium fllios et filias legiptimas et legiptimos ultra alios quam plures filioa 
et filias naturales. Cujus anima requiescant in pace amen. 

Magnificentipe factse in Mediolano per prelibatum Principem seu ejus opere et impositione 
qui regnavit in presenti Civilate Mediolani annis XVI et diebus XI et sunt videlicet et ut infra. 

I. Castrum portaj Jovis quod erat ruinatum. 

II. Curia Arenghi quae erat valde ruinata 

III. Platea ecclesia) mayoris ubi erat Sancta Tegla 

IV. Civitas tola relFormata partibus omnibus 

V. Indulgentia plenaria pro annis viginti. 



I. Cursus portarum qui erant multum suffocati luto, 

II. Hospitalle Majus de I'anuntiata in P. Romana. 
in. Navigium Martesanoe. 



— no - 

IV. Organum Ecclesi;u Majoris Mediolani. 

V. Artes velutorum, brochatorum auri ct argenti ot taperariorum. 

Datum Mediolani die XVII mensis martii. 

Sub. Ego Julianus de Terzago filius domini Gabrioli portrfi 
Romann^ Parrocchia Santi Johannis Itolani Mediolani 
hrec suprascripta meo capite ad banchum notarie com- 
posui, scripsi et me subscripsi, etc. 

Si ha il ritratto di lui e della moglie, eseguiti da Francesco De Vico. 

Silva Francesco, sopranominato Cidago. figlio di Giovanni Battista, 
amraogliato con Nida Castiglioni, istitui eredi, con testaraento 15 settembre 1592, 
i figli Cristoforo. giureconsulto, e Giovanni Battista, ai quali proibi di fare 
fideiussioni. L'Ospedale ebbe un legato di L. 10,000. 

Simonetta monsignore Alessandro, di Alessandro e di Antonia 
Castifflioni, pronotaro apostolico, abate commendatario di S. Barnaba in Grata- 
soglio, raori il 6 raarzo 1G06. Nel 1583 venne inscritto fra i figli spirituali dei 
frati cappuccini dell'Ordine di S. Francesco, in benemercnza dello grandi carita 
ed amorevolezze usate al detto Ordine. 

Istitui eredi due nipoti coU'onere di un legato di Scudi 150 d'oro a tutti i 
parenti. AU'Ospedale lego due annui redditi di complessive L. 39G0 sulla ferma 
del sale, col peso di un assegno annuo a favore di una sorella monaca nel mo- 
nastero di S. Maria di Gesu in P. Nuova e di una nipote professa nel mona- 
stero delle Vettere (testaraento 22 maggio 1593). Era di sua propriety, I'oratorio 
tuttora aperto al sacro culto a Castellazzo nelle vicinanze di Rho, dove il Si- 
monetta possedeva una magnifica villa nella quale alloggi6 S. Carlo Borroraeo. 
Fra gli enti ereditarii trovavansi oggetti d'argento del peso di once 992. 

Si ha il ritratto eseguito da Donato Picinardi. 

Simonetta Sanseverino conte Carlo Maria, figlio del 
conte Giacorao e di Anna ]\Ionti, dei conti di Limido e di Toricella, mor'i celibe 
il 5 giugno IGSl, d'anni 27. disponendo della sua sostanza a favore del fratello 
conte Giacorao Giuseppe, con un legato di L. 24,000 a favore dell' Ospedale 
coll'obbligo di impiegarlo nell'acquisto di tanta tela per i letti dei malati della 
quale si difettava (testaraento 2 giugno 1681). 

Si ha il ritratto eseguito da Ottavio Bizzozero. 

Sironi Giuseppe, di Agostino, con testaraento 21 marzo 1601, lego 
una casa in Milano. sotto la parrocchia di S. Bartolomeo, venduta nel 1605 per 
L. 7650 e gli stabili da lui posseduti in Brugherio e in Cernusco Asinario. — 
Mori celibe lasciando due figli naturali avuti da Elena Redaraonti, donna li- 
bera. Uno dei detti figli, Flavio Silvestro, fu erede di lui coll'ordine di legitti- 
marlo e coll'assogno della casa di sua abitazione e dei suoi beni di Peregallo e 
Lesrao. AU'altro lego soltanto L. 400 imp. coll'ingiunzione che dovesse ritencrsi 
contento stante le grandissime insolenze faitegli e le minaccie di abbruciargli 
la casa, motivo per cui dovette farlo imprigionare. — Divenuto libero si rcco 
in Fiandra dove prese parte alia guerra. Ritornato in patria fu riaramesso in 
casa del padre, ma corrispose assai male alle di lui preraure. 



— 180 — 

Sirtori nobile Margherita, fif?lia di Carlo Antonio, clia coperse la 
carica di commissario distrettuale, e di Felicita Belloni, nacque in I\Ionza il 
21 marzo 1775. Sposo in prime nozze Ambrogio Sangiorgio nel 1795, in seconde 
nozze Id speziale Ferdinando Verdebrasca nel 1799, e in terze nozze il dottor 
Ignazio Loraeni nel 1822, altro benefattore del L. P. Con testamento 31 di- 
cerabre 1852 e codicilli 27 febbraio e 25 aprile 1853, istitu'i erede I'Ospedale 
coll'obbligo di niantenere tre posti pei cronici poveri del Comune di Magenta. 

Scrisse legati a favore del Santuario di Santa Crescenza in Magenta, della 
Chiesa di Santa Maria Beltrade, dell' Istituto agrario di Pesaro, dell' Istituto 
tipografico di Milano, e dei parenti. All' Ospedale di Monza , sua patria, leg6 
L. 50,000 per una sol volta. L'entita nitida della sostanza pervenuta al L. P. 
fu di L. 242,000. 

Si ha il ritratto eseguito dal Pagliano. 

Soresina Lucrezia, vedova di Giovanni Pietro Viglezzi o Vegezzi, 
altro benefattore dell'Ospedale, mori il 20 gennaio 1666, istituendo erede I'O- 
spedale della di lei-sostanza del valore di L. 25,100 (testamento 2 ottobre 1664). 

Sorino nobile Francesco Miaria, figlio del giureconsulto Toraaso 
ed Elena Campazzi, dottore in legge, marito di Maria Visconti, nacque il 4 gen- 
naio 1688. Coperse la carica di cancelliere del magistrate straordinario, fu 
cancelliere delle biade e regio controscrittore delle biade di Intra e Pallanza. 
Dal 1723 al 1725 partecipo all'impresa del lotto, ossia giuoco simile a quello 
di Geneva, detto del Seminario, e che consisteva in estrazioni che si facevano 
a Venezia, a Genova, a Napoli e a Milano. Nel 1739 contrasse societa con certo 
Carlo Filippo Valte per I'esereizio di un negozio d'oro, d'argento e seta, suUa 
piazza del Duomo all'insegna della Beata Yergine Annunciaia, col patto pero 
che al negozio dovesse attendere il Valte. Dopo la morte del Sorino, 1' Ospedale 
cedette la quota d'interessenza al Valte stesso per L. 16,758. Mori il 27 dicem- 
bre 1745, d'anni 57, chiamando erede I'Ospedale con testamento 31 marzo 1744. 
Pervennero due case in Milano del valore complessivo di L. 50,000 e alcuni sta- 
bili in Novara e in Concorezzo. Nel 1723 gli fu donate da Carlo Antonio Mandelli 
una delle accennate case in Milano ed un'altra in Concorezzo con due possessioni. 
Istitui un beneficio a favore del coadiutore decano dell'Ospedale Maggiore. 

Si ha il ritratto eseguito da Gaetano Dardanone. 

Sormani conte Antonio, figlio di Paolo Giuseppe e di Margarita 
Porta, generale e governatore di Pavia e maresciallo di S. M. Cattolica, dei 
conti di Missaglia, mori I'll settembre 1730, istituendo erede il fratelle conte 
abate Lorenzo Sormani e beneficando 1' Ospedale con un legate di L. 20,000 
che venne soddisfatto un mese dopo la morte (testamento 26 aprile 1726). 

Si ha il ritratto ordinatQ dal Capitolo Ospitaliero con deliberazione 15 set- 
tembre 1730 cosi espressa: 

« Rappresentatosi dal signor marchese Fagnano priore, come I'ora fu signer 
maresciallo Sormani, ha lasciato un legato di L. 20,000 a questo Ospedale, come 
dalla hotizia data con nodilio del signor abate Sormani sue fratelle ed erede. 

« E state pregato detto signor marchese priore, rendere le grazie al detto 
signor abate della notizia data, ed k state detto che attese le circestanze del 



— ISI — 

caso presento se gli I'acci I'are rimapiuo come praticasi cogli altri beiiefaltori, 
non oslaiite che non arrivi detto legato alle somme f^i Ij. 21,000, lestando pre" 
gato detto signer inarchese priore farci fare detto ritratto. » 
Fu eseguito dal pittore Mariano. 

Sormani nobilo Oarlo, figlio di Lorenzo e della contessa Elisabetta 
Nava, fratello del Sormani Antonio, altro benefattore deU'Ospcdale, nacque sotto 
la parrocchia di S. Simpliciano il 5 maggio 1751 e raori il 5 gennaio 181G, 
d'anni 05. Con testamento 27 dicembre 1815, istitui erode I'Ospedale, che con- 
segui una sostanza di L. 491,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Giuseppe Legnani. 

Sormani Carlo Andrea, figlio di Carlo e di Catterina Mazza, 
nativo di Sormano, morl ad Asso il 3 febbraio 1829, lasciando il testamento 
26 ottobre 1828, nel quale, istituiti eredi i nipoti sacerdote Carlo Giuseppe, 
Filippo e Giovanni fratelli Prato, lego all'Ospedale L. 12,000 milan. pagabili in 
12 anui. — Ad onta della determinazione di questo termine, il saldo del legato 
si e protratto fino al giugno 1865. Lego alia moglie Maria Teresa Sormani, la 
proprieta di una casa e di una pezza di terra in Sormano, non che I'usufrutto 
generale della intiera sostanza. 

Sormani sacerdote Luigi, con testamento 20 settembre 1847, istitui 
neirOspedale a beneficio del terrieri di Bernago, Montevecchio, Cereda, Perego 
e Cologne, tre piazze per malati cronici, complessivamente per tutti i detti Co- 
muni, mediante I'assegno del capitale di austr. L. 27,500. 

Soroldone o Seroldone Giuseppe, figlio del dottor fisico Fran- 
cesco Bartolomeo, distinto fra i medici milanesi nella prima meta del secolo XVII, 
e di Clara Bona, nacque sotto la parrocchia di S. Stefano il 14 aprile 1633 e 
mori il 22 aprile 1690. Chiamo erede, con testamento 29 giugno 1683, I'Ospe- 
dale, il quale raccolse soltanto L. 14,000 in causa dell'aver dovuto conchiudere 
una transazione coi parenti, 

L'anno 1664 donava alia congregazione di S. Giovanni di Dio, denominata 
Fate-bene-fratelli, o Monastero e Ospedale di Santa Maria Araceli dei conva- 
lescenti, la soraraa di L. 1000 alio scopo che potessero essere terminate due 
celle per infermeria. 

Si ha il ritratto eseguito da Ottavio Bizzozero. 

Sovico Antonia Mlaria, figlia di Carlo e di Apollonia N., vedova 
di Antonio Besia, mori in causa di emoftoe prodotta da antico vizio polmonare, 
il 17 febbraio 1817, d'anni 76, nella casa in Milano, via Sant' Antonio, n. 4740. 
Con testamento 18 raarzo 1815, istitui erede Carolina Grancini Beltramini, con 
un legato all'Ospedale di L. 11,512.77. 

Spinola contessa Delia, di Leonardo, maritata col conte Giovanni 
Anguissola, con testamento 10 febbraio 1611, lego Scudi 12,000 d'oro. 

Stabilini nobile Oiovanna vedova IDelfinoni, mori in Milano 
il 14 maggio 1824. Con testamento 22 marzo 1819 istitui eredi Antonio Scotti 
e donna Elena Fumagalli, con un legato all'Ospedale di L. 15,000 mil. 



— 182 — 

Staurenghi dottore in legge Stefano, morl a Proserpio, il 1." no- 
vembre 1847. Sposo Emilia Londonio dalla quale ebbe un unico figlio, di nome 
Carlo. A di liii riguardo il testatore fece la seguente disposizione con codicillo 
1.° luglio 1811. 

« E altresi mio vivo desiderio che prima degli anni 32 mio figlio non abbia 
a condurre raoglie, e possibilmente anche prima di essere nominate giudice in 
qualche pretura o tribunale collegiale o per lo meno protocollista di consiglio, 
dovendo esso assolutamente abbracciaro la carriera degli impieghi ed essere 
utile alia patria ed alio state dai quali ripetiarao tanti vantaggi non avuto ri- 
guardo ai comodi della vita ed ai beni di fortuna che per eredita gli fossero 
pervenuti. Quando detto mio figlio non volesse abbracciare la carriera degli 
impieghi giudiziarii e sortirne con onore , come non dubito, lascio in via di 
legato austr. L. 60,000, sulla parte disponibile della mia eredita al primo figlio 
raaschio nascituro dal di lui matrimonio, colla condizione che esso pure abbracci 
la carriera degli impieghi giudiziarii e la prosegua con onore, e che prima 
degli anni 32 abbia esso pure dagli avanzi sugli interessi annul del legato a 
suo favore disposto ad intraprendere il viaggio di America o quello della Siria, 
percorrendo i luoghi piii rinomati della storia e facendo sempre una esatta 
relazione. Quando poi il detto mio flgUo Carlo non conducesse moglie oppure 
morisse senza prole maschia, ordino e coraando che le suddette L. 60,000 ven- 
gano consegnate all'Ospedale Maggiore. » 

II figlio Carlo mori, senza prole, nel 1852 lasciando la moglie Baroggi Giulia 
di lui cugina. Verificatosi cosi il caso a favore dell'Ospedale, si e dovuto da 
parte di quest'ultimo promuovere una causa contro gli eredi ex-lege del detto 
Carlo, causa che fu tolta di mezzo con una transazione che procuro all'Ospedale 
la somma di austr. L. 52,000 nel 1868. 

Strazerio Domenico, mori il 18 settembre 1667 nell' Ospedale, 
dove dovette essere ricoverato in causa di alienazione mentale. Con testamento 
27 aprile 1607, istitui erode 1' Ospedale stesso, al quale pervennero L. 16,866> 
gia depurate dalle passivita e dai pesi ereditarii. Fra gli enti attivi eravi una 
casa in Milano sotto la parrocchia di S. Mattia alia Moneta, dove il testatore 
teneva aperto il negozio da prestinaio di pane bianco all'insegna della Cicogna. 
negozio che fu acquistato da Carlo Ambrogio Longhi, altro benefattore del- 
l'Ospedale. 

=^ Taccioli G-iovanni Battista. Legato di L. 30,000 ital. nel 1816. 

Taccioli Luigi , fratello della benefattrice Taccioli Angela vedova 
Mariani, marito di Giulia Clerichetti, alia quale lego il trattamento e mauteni- 
mento con tutti e singoli i comodi che furono da lui praticati senza distinzione 
senza restrizione di sorta, lascio due figli, Enrico e Gaetano, che furono eredi 
di lui in forza del testamento 10 settembre 184-1, nel quale dispose il legato 
di L. 25,000 a favore dell'Ospedale. — Ad una figlia lascio la legittima costi- 
tuita da L. 400,000 datale in dote, da L. 100,000 di IMilano ed una possessione 
in Inveruno di pertiche 2000 e da altre due possessioni fuori di P. Ticinese, 
una a Corsico e I'altra alia Cascinetta. 

Lego L. 1000 agli Asili di carita, L. 500 ai discoli, L. 2000 ai poveri di 



— 183 — 

S. Nazaro. Destine L. 2000 per la rifabbrica della Cliiesa di Affori e L. 30,000 
per la costruzione in Ossona di un raonumento sepolcrale. Lego a dote del- 
I'oratorio di GhifTa sal Lago I\Iaggiore gli stabili di sua propriety in quel cir- 
condario del valore di circa L. 0000 coH'onere di far celebrare annualraente g 
in perpetuo Messo 00 in suo suffragio. Mori il 4 agosto 1847, e nel susseguente 
giorno 5, fu inserito nella (razzelUi Privilegiaia di Milano, questo cenno ne- 
crologico : 

« Invincibile raorbo ha posto terraino nel giorno di ieri alia vita del ban- 
chiere di Milano Luigi Taccioli : col piu vivo dolore annunciamo questo luttuoso 
avveniniento che desta generale cordoglio nell'animo dei congiunti clie lo avevano 
benevolo, affettuoso e caro, negli amici che lo avevano sincero o di arapia cor- 
dialita; ne'commercianti che lo avevano specchio di probity e di solerzia, nei 
poveri che lo avevano largo e modesto nella beneflcenza e nei sussidii. Abbiasi 
in questi brevi cenui un oniaggio alia venerata meraoria di si pio e distinto 
cittadino. » 

Tagliana Marianna, figlia del causidico Carlo Francesco e di 
Maddalena Brini, vedova dell'ingegnere Leopoldo Carrara, nacque in Milano il 
15 aprile 1731 e raori il 20 agosto 1808 pure in Milano nella casa in via 
Molino delle Armi, n. 4385. Con testamento 9 marzo 1801 e codicilli 11 giugno 
e 21 luglio 1808, istitui erede 1' Ospedale, riservato 1' usufrutto generale alia 
sorella ex-monaca Teresa Agostina, la quale premori alia testatrice. La sostanza 
raccolta dall' Ospedale fu di circa L. 24,000, gia dedotti i legati e le spese 
funebri e coinpreso il valore della suddetta casa in Milano in via Molino delle 
Armi al n. 4385, venduta nel 1810 a Saverio Saporiti per ital. L. 10,100. 

Tauro Gerolamo, figlio del negoziante di seta Giovanni Giacomo 
e di Lucia Oinati, niori il 27 marzo 1625. Istitui erede I'Ospedale, con testa- 
mento 4 .settembre 1G03, non dimenticando pero le sorelle. Fu benefico verso 
i padri gesuiti. Una parte della di lui sostanza, cioe quella che gli era pervenuta 
per eredita dei fratelli, tocco all' Orfanotrofio maschile. L' Ospedale consegui 
circa L. 200,000. Pervennero: la possessione Cazzola in Vimodrone, venduta 
nel 1G30 a Claudio Carrettone e Catterina Castellini coniugi per L, 43,500 imp. 
la casa in Milano in via del Falcone, sede dell'osteria omoniraa, posseduta dai 
Tauro fino dal 1570, una casa pure in Milano in via Pescheria vecchia, venduta 
nel 1633 a Davide Scuri, altro benefattore dell'Ospedale, per L. 9000 imp., una 
casa in P. Comasina di contro a S. Simpliciano, la possessione Boscajola nei 
CC. SS. di P. Comasina, affittata per L. 3515, due case in Borgo della Fontana, 
vendute nel 1626 per L. 13,000, stabili in Zinasco, affittati per L. 2512, casa 
in S. Giovanni alle Case rotte, venduta per L. 27.300. 

Si lia il ritratto eseguito da Giuliano Pozzobonello, 

Taverna Cesare, di Stefano, con testamento 1." marzo 1025, leg6 
ducatoni 4000. 

Tettamanzi Gaspare , resosi defunto il 13 settembre 1808, con 
testamento 20 dicembre 1801, fece a favore dell'Ospedale Maggiore di Milano, 
la seguente disposizione: 

« Alio Spedale Maggiore di questa citta lascio per una volta tanto L. 12,000 



— 181 — 

incaricandolo pero di farmi eseguire entro un anno dalla mia morte il ritratto 
intero socondo cho in esso Spedale viene praticato. » 

Dacch^ il testatore, nell'imporre I'esecuzione del ritratto, si e rimesso alia 
pratica in uso presso I'Ospedale, la Congregazione di Carita non si e creduta 
in dovere di fargli fare il ritratto intiero, perclie, giusta la consuetudine, biso- 
gnava che il legato fosse di L. 100,000, e in via di transazione e per soddisfare 
agli insistent! voleri degli eredi, face eseguire il ritratto a mezza figura dal Bellati. 

Torre sacerdole Francesco, figlio di Giovanni Battista e di Marta 
Cattaneo, ciirato di Orosso, pieve di Caiiobbio, con testamento 29 gennaio 1724 
istitui erede 1' Ospedale, il quale ando al possesso di pertiche 144 di terra in 
Caronno. 

Torres sacerdote G-iuseppe, figlio di Francesco e di Giulia Bossi, 
mori neirOspedale dei Fate-bene-fratelli il G ottobre 1803, abbandonando una 
sostanza di circa L. 23,000, che tocco all'Ospedale di Milano in forza del di lui 
testamento 12 ottobre 1802. Pervennero beni in Vigentino, venduti nel 1808 
per L. 19,149. 65 ital. 

Toscani nobile Francesco , figlio di Paolo, sotto un accesso di 
podagra, che lo travagliava da parecchi anni, fece il testamento 10 aprile 1G73, 
col quale istitui erede i figli Lorenzo, Filippo e Carlo Maria, avuti dalla di lui 
raoglie Giacoma Fumagalli, con ordine fedecomraissario e di primogenitura e 
con sostituzione a favore dell'Ospedale nel case di estinzione della linea chia- 
mata. — L'Ospedale rinuncio nel 1761 al diritto di sostituzione per il corre- 
spettivo di gigliati 1900. Lego a Giovanni Toscano suo figlio naturale avuto 
da Catterina Ponte, donna libera, sm che fosse o non fosse suo fglio, Scudi 50 
annul nel caso che si facesse religioso claustrale, non che tutto quello che fosse 
occorso per la professione, ecc. 

Fra gli stabili da lui abbandonati, eravi la possessione Cararainella nei 
CO. SS. di Milano, che nel secolo decimosesto fu venduta dall'Ospedale a Ga- 
stellano Maggi. 

Tosiachi o Togiasco G-iovanni Fietro, detto il Franzosino, 
figlio di altro Giovanni Pietro, marito di Eva Nogara, oriundo di Guascogna, 
venne a Milano fin dall'infanzia presso un negoziante di pelliccie. Fattosi adulto 
e imparato il mestiere, aperse negozio di pellicceria all'insegna della Morte in 
via di S. Margarita. Ottenne la cittadinanza milanese nel 1009. — Nel 1603 fu 
condotto in prigione dietro querela del presidente del Senato sotto I'accusa di 
avergli levato da una pelliccia diversi pezzi di zibellino surrogandovi altre pelli 
di minor valore. 11 Tosiachi confesso di aver levato tanto zibellino quanto ne 
occorse per confezionare un raanicotto onde riraborsarsi dell'importo di un conto 
che gli doveva lo stesso presidente. II Tosiachi se la cavo quindi senza condanna. 

Fu erede di lui I'Ospedale in forza del testamento 7 aprile 1623. L'entita 
complessiva lorda risulto di L. 32,000, dalle quali vanno dedotte L. 18,000 per 
altrettante pagate ad una figlia del testatore per dote. 

Trezzi sacerdote Carlo Antonio, nacque il 21 giugno 1671, da 
Giovanni e da Margarita Mojana. Fu promosso al sacerdozio nel 1701. Qualche 



— 185 — 

anno dopo fu dostinato alia Chiesa di Garnapfo nella quulitu di coadiutore, posto 
che egli lasci6 nel 171G, per assistere in Mihino la vocchia sua niadre. Mori 
nel Borgo delle Oche il 9 novembre 1740 e fu sepolto nella Chiesa di S. Mar- 
tino al Corpo. Con testamento 25 ottobro 1735, istitui erede I'Ospcdalo lascian- 
dogli una sostanza di circa L. 23,000. 

Triulzi nobile abate Giovanni Antonio, giureconsulto, figlio del 
nobile Sforza e di Teresa Canzi, altro dei 12 di Provisione della citti di Mi- 
lano, con atto 21 raaggio 1750, don6 all'Ospedale perticho 1000 di terra alia 
Cascina deU'Olnio in Locate e alcuni diretti dominii o un credito di L. 4000, 
da lui profesi>ato verso I'Ospedale e un altro di L. 2115, coU'obbligo di corri- 
spondergli vita durante annue L. 3G00 imp. Mori il 17 gennaio 1767. 

Trogher capitano G-iovanni Giacomo, cancelliere e notaio di 
Mendrisio, vedovo di Peregrina Perini, mori I'll gennaio 16G7. Interprete delle 
intenzioni della predefunta moglie, lego, con testamento IG giugno IGGG, al- 
l'Ospedale una casa con orto in Mendrisio, venduta nel 1668 a Stefano Morosino 
per L. 9G0O e un capitale di Scudi 8000, dovuto dalla comunita di Bellinzona. 
Destino I'argento di due spade e alcuni speroni pure d'argento per far tanti 
calici per la Chiesa dei Cappuccini di Mendrisio. 

Tuano !Martino, figlio di altro Martino, marito di Elena Vimercati, 
farmacista, con testamento 1." giugno 1570, istitui erede I'Ospedale per una meta 
e due di lui cognati per 1' altra meta. All'Ospedale toccarono circa L. 24,000. 
Ordino che fossero condonati ai poveri i debiti che avessero avuto verso la sua 
bottega per medicinali somministrati. 

Turati ingegnere Ercole, di Lazzaro, pose a carico della eredita il 
legato di L. 12,000 imp. a favore dell' Ospedale. Fu erede il fratello Ippolito 
il quale alia sua volta lego all'Ospedale L. 6000 imp. (testamento 13 luglio 1645). 

Uboldi Ambrogio, nobile di Villareggio, cavaliere di piii ordini, 
socio di diverse accademie, banchiere, figlio dei coniugi Giuseppe e di Angiola 
Maria Teresa Brentano de' Cimaroli, era fratello della benefattrice dell'Ospedale, 
Uboldi Valtorta Carolina. Mori in Milano il 21 febbraio 1865, d'anni 80, essendo 
nato il 2 gennaio 1785. Colle disposizioni testamentarie 15 agosto 1857 e 
30 aprile 1859, lego L. 100,000 mil. a favore di ciascuno dei due Ospedali di 
Milano, Maggiore e Fate-bene-sorelle ; imponendo I'obbligo al primo di far 
eseguire il suo ritratto in uniforme di cavaliere dell'ordine militare gerosoli- 
mitano. In causa della insufficienza dell'asse ereditario, i due legati dovettero 
essere ridotti a L. 23,842. 80 per ciascun Ospedale. 

Nel 1816 procuro pane ai terrieri di Cernusco sul Naviglio coll'impiegarli 
nella sistemazione del giardino annesso alia sua casa civile in detto Comune, 
che ora per disposizione di lui, o ridotto ad Ospedale, mantenuto coi mezzi 
della sua eredita. Possedeva una pregevole raccolta di armature. 

Si ha il ritratto oseguito nel 1870 dal De Notaris su altro del Sogni. 

Uboldi Carolina , sorella del suddetto e moglie del benefattore 
Valtorta Giovanni Antonio, nacque il 19 aprile 1794, dai coniugi Giuseppe e 
Teresa Brentano Cimaroli. Mori il 25 marzo 1848, d'anni 54 e con testamento 



- 186 — 

28 dicembre 1817, istitui erede per due terzi 1' Ospedale Maf^giore e per un 
terzo rOspedale Fute-bene-sorelle, die conseguirono complessivamente una so- 
stanza di L. 261,000. Benefic6 i poveri della parrocchia di Sant'Alessandro con 
un legato di L. 3000. Destin6 per la fabbrica del Tempio di S. Carlo altre 
L. 3000 e per le spese di decorazioni die si stavano facendo nella Chiesa di 
Sant'Alessandro L. 3000. 

Si ba il ritratto eseguito da Cesare Poggi. 

XJccelli Bartolomeo, di Giovanni, nacque a Valenza il 26 luglio 1658. 
Sposo Margarita Marziani. Per parecchi anni disimpegno I'incarico di esattore 
del Comune di Mede. Nel 1719 il 6 settembre, dimorando in quest' ultimo Co- 
muue, dono all'Ospedale di Milano alcuni crediti per un importo di L. 8800 e 
una casa in Mede detta alii Angeli del valore di L. 2000. Pochi giorni dopo 
dono una casa in Alessandria, Nel 1739 verso nella cassa ospitaliera a titolo 
elemosina L. 1923 e un anno dopo scrisse al Capitolo Ospitaliero: « Desideroso 
« Bartolomeo Uccelli di mostrare la di lui premura per beneficio dei poveri di 
« quest'Ospedale dopo avere donato al medesimo Ospedale tutte le proprie so- 
ft stanze, rassegna ancbe 1' ultimo suo capitale di L. 11,500. » 

II 24 ottobre 1731 fu accettato nelle inferraerie ospitaliere contro la 
corresponsione dell'annua dozzina di L. 600 da scontarsi sui vitalizii dovutigli, 
e il 12 dicembre 1740, mori nello stesso Ospedale in causa di ffussioni inve- 
terate ai piedi ed alia vita. 

Fu erede di lui 1' Ospedale di Milano in forza del testamento 25 set- 
tembre 1731, 

Valassina Francesco, soprannominato il Milano, figlio di Gio- 
vanni Battista , merciaio , fu ancbe guardarobiere dell' Ospedale , dove mori 
lasciando erede con testamento 24 giugno 1630, la moglie Marta Manzoli e il 
figlio che fosse per nascere e nel caso che ella morisse senza figli, chiamo erede 
rOspedale. 11 caso si e verificato, e quindi I'Ospedale consegui I'eredita previo 
pero il rilascio di una quarta parte della sostanza alia moglie, la quale si 
rimarit6 sposando il notaio, che rogo il testamento del marito. L' entita della 
sostanza da lui abbandonata fu di circa L. 15,000. 

Valcarzel donna M!aria y Cordova, vedova marchesa De Los- 
Balbases, duchessa del Sesto, nacque a Madrid il 7 agosto 1745, dai coniugi 
don Pietro e donna Anna De Herrera Osorio. Oriunda spagnuola, venne am- 
messa alia cittadinanza milanese con diploma 28 giugno 1780. Sposo in prime 
nozze Giuseppe Ledenne, raaggiore dei corazzieri, e in seconde nozze, nel 1786, 
il inardiese Carlo Gioachirao Spinola, vedovo della marchesa donna Vittoria 
Colonna Salviati, costituendosi in dote L. 503,166 e cioe L. 50,000 in danaro 
e L. 453,166 in gioie ed argento. Lo Spinola raorj il 9 maggio 1798, d'anni 80, 
di tabe senile. Fece un legato di annui ducati 10,000 per il decoroso tratta- 
mento della marchesa di lui moglie quale attestato della fedele ed affettuosa 
ed esatta compagnia ed assisfenza fattagli, e della attcnzione e dello zelo 
di lei nel sistemare ed avvantaggiare notabilmente gli i^ileressi della casa. 

La Valcarzel si fece inscrivere nell'Ordine delle Terziarie di S. Francesco 
I'anno 1800. Mori il 5 gennaio 1802, d'anni 57. 11 di lei cadavere venne esposto 



J 



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\ 




noi susseguenti giorni (Sol gennaio, in abito da cappuccina, o nel giorno 8 

abbe luogo uella Chiesa di S. Maria dei Cappuccini im ullicio solenne con 

musica istruraentale e canto, come non si 

praticava che in casi aff:itto eccezionali, Ter- 

[iiinato r ullicio, il cadovere fu trasportato a 

Rregnano, dove fu sepolto in quell' oratorio 

Jella SS. Trinita. Istitui erede I'Ospedale Mag- 

Ifioro con ispeciali destinazioui a riguardo 

iella erogazione delle rendite (testam. 16 no- 

rembre 1801). 

Con questa eredita porvennero al L. P. 
:n mobilia L. 12G,1S0 e in gioie L. 527,000. 
Appartiene a questa eredita il crocefisso che 
■»ra si venera nella Chiesa di S. Marco, e 
prima nella Chiesa di Santa Prassede ed in 
ijuella di S. Maria dei Cappuccini in Porta 
Orientale. 

Aggravo la eredita del pagamento per- 
petuo di annue L. 900 per sei doti da L. 150, 
ia pagarsi a sei povere figlie nubili della cittA 
ii Milano, colla condizione che il matriraonio 
lovesse celebrarsi all'altare della B. Yergine 

iei sette dolori in Santa Maria Beltrade nel giorno 15 setterabre di ciascun 
anno intra mt'ssatmm solemnia. 

II ritratto venne eseguito da Giosue Sala. 

Valera Giovanni Ambrogio, figlio di Baldassare e di Giulia 
tiadice, sposo nel 1G35 Paruzzi Francesca. Mori il 16 settembre 1670, istituendo 
srede I'Ospedale, con testamento 13 settembre detto anno. Abbandono una casa 
in Milano in P. Roraana, parrocchia di S. Stefano dirimpetto all'osteria del La- 
^hetto, e una casa pure in Milano sotto la parrocchia di S. Babila nelle vici- 
Qanze del Naviglio del valore coraplessivo di circa L. 43,000. 

Giuseppe Verderio esegui il ritratto, il quale ora non esiste piu. 

"Valletta G-aetano , figlio del commerciante Giacomo Filippo, si 
issento da Milano il 13 noverabre 1725 e da questo giorno comincio nella 
qualitci di professore di musica a prendere parte alle recite del carnevale di 
Koma del 1720, passando piu tardi a Fiienze al servizio del duca di Toscana. 
Da buon figlio, coi primi guadagni, soccorse il padre somministrandogli anche 
il danaro occorrente per costituire la dote ad una sorella. Mori a Firenze 
il 19 marzo 1744 e I'attestato di morte che lo riguarda fu cosi registrato: 
« Signor Gaetano del fu Giacomo Valletta, virtuoso di musica, napoletano, fu 
sepolto in S. Remigio, il di 19 di marzo 1744. » Con testamento 17 marzo dello 
stesso anno fatto a Firenze, istitui erede Giovanni Valletta di lui fratello con 
vincolo fedecommissario e con sostituzione a favore dell' Ospedale nel caso di 
estinzione della linea chiamata. L' erede mori nell' Ospedale di Alessandria, il 
21 gennaio 1745, senza figli, per cui I'Ospedale fece le pratiche per andare al 



— 188 - 

possesso della erediti. Ma sorsero giudizialmente le sorelle del testatore pro- 
teiidendo che non si fosse ancora veriflcato il caso. La causa fu transalta nel 
senso cho la sostanza venisse divisa per cinque parti all'Ospedale e per quattro 
alle sorelle del testatore. Cos! all'Ospedale toccarono L. 12,430. 

Valtorta Giovanni Antonio, glA droghiere, figlio di Vincenzo 
di Teresa Pogliani , inarito della benefatti-ice deU'Ospedale, Carolina Uboldi , 
coperse la carica di delegate governativo in diversi convitti femminiii. In vita 
benefic6 I'Ospedale Maggiore e I' Istituto dei cieclii. Contribui alia spesa del 
restauri della Chiesa di Sant'Alessandro, sua parrocchia e alia costruzione della 
Chiesa di S. Carlo. Mori il 1.° dicembre 1847, d'anni 67 e fu sepolto nel ci- 
mitero della Mojazza. Con testamento 11 ottobre 1847, istitui erede la moglie, 
coH'onere di un legato di L. 100,000 all'Ospedale Maggiore; scrisse altri legati 
di qualche rilievo a favore di parenti, di Chiese, degli Asili d'infanzia, del Pa- 
tronato dei liberati dal carcere e dei Ciechi. 

Si ha il ritratto eseguito da Carlo Picozzi. 

Valvassori Cristoforo, di Bassiano, celebre fabbricatore di organi, 
al pari degli Antignati. Sposo Barbara Del Corno. 11 7 luglio 1587 gli fu de- 
liberata la costruzione di un organo da porsi nel Duorao di Milano, di contro 
all'altro che preesisteva, opera di Gian Giacorno Antignati (1), con 11 registri 
e con facolta di fame anche di piu. Nel 1602 fece I'accordo col cardinale Fe- 
derico Borroraeo, per la costruzione di un organo per la Chiesa di Arona. Due 
anni dope assunse la costruzione di un organo per la Chiesa di Talainona in 
Valtellina. Fu preferito all'Antignati Costanzo per la costruzione dell'organo 
della Chiesa di Soresina. Esegui inoltre I'organo della Chiesa di Sant'Angelo di 
Milano e della Chiesa delle monache di S. Maria di Cantu, ecc. 

Mori nel 1612 e con testamento 5 gennaio 1611, istitui erede I'Ospedale 
Maggiore di Milano, al quale pervennoro una casa in Borgospesso, venduta per 
L. 6000 e L. 4140 in danaro. 

Varesi Galeazzo, dei marchesi di Clivio, figlio di Antonio, marito 
di Bersaide Delia Croce, con testamento 27 luglio 1504, istitui erede I'Ospedale 
di Milano, al quale pervennero diversi stabili in Vanzaghello, Magnago, Lonate 
Pozzolo e Cedrate, complessivamente affittati per L. 2125 e una casa in S. Pietro 
alia Vigna, affittata per L. 112 e cosi complessivamente un importo capitale 
di circa L. 40,000. — Questo Varesi in una carta del 1497 e qualificato : 
« Galeaz De Varisio 111. Domini Ludovici Maria Sfortia patrui et locumtenentis 
nostri generali camerarium. » 

Lego ai figli di Lodovico Maria Sforza L. 200 cadauno. Mori nell'agosto 1504. 

"Varesi Isabella , maritata con Dioraede Castano, con testamento 
9 marzo 1618, istitui erede la fabbrica della Chiesa di S. Giovanni Battista di 
Monza e lego all'Ospedale alcuni stabili in Bertonico e Origgio. Quelli di Ber- 
tonico erano stati comperati con patto di grazia dal di lei marito per vendita 
fattagli daU'Ospedale per L. 10,000. Si ereditarono complessivamente L. 16,594. 



(1) Vedi Archivio storico lombardo, fascicolo 30 ffiugno 1883, lavoro del sig. Damiano MuoQi. 



— ISO - 

* Varesi Nicolao, dotto dei MiUefanii. mori il 27 ottobre 1523 e 
con testainenio fobbraio 1519 istitui erode 1' Uspedalo cho auniento il suo 
patrimonio di circa L. 10,000, compreso il valore di circa pertiche 108 di terra 
in Larabrate e gia dedotto 1' importo dei legati. 

Vassalli Antonio, di Vincenzo, oriundo di Castellarquato, provincia 
di Piacenza, raori in Milano il 25 settembre 1870, istituendo erede, con testa- 
mento 15 gennaio detto anno, il L. P. Triulzio, e legando all" Ospedale Mag- 
giore I'annua rendita dello Stato al portatore di L. 5500 « da intestarsi al 
legatario e da conservarsi a perpetuit;\, coH'obbligo di mandare al mare tanti 
poveri scrofolosi d'ambo i sessi, dell'eta almeno di qiiattordici anni, quanti ne 
poteva contenere il reddito stesso » corapresi sei scrofolosi del Corauae di Ca- 
stellarquato sua patria. 

Fra le condizioni da lui iraposte scrisse la seguente: 

« Essendo d' uso che rAmministrazione dell'Ospedale Maggiore di Milano, 
per teuer viva la meraoria de' suoi benefattori conservandone 1' efilge dei me- 
desinii, cosi intendo e voglio che il raio ritratto di grandezza al naturale, sia 
dipinto sopra tela ad olio con conveniente cornice e sia conservato in altra 
delle sale dello stesso Ospitale, eseguito da distinto artista , a carico del 
mio erede. » 

11 Vassalli coperse cariche onorarie presso Chiese e confraternite. 

11 ritratto fu eseguito dal commendatore ]>ertini. 

Vegezzi o Viglezzi Giovanni Pietro, figlio di Francesco e 
Giulia Fedeli, notaio, fu tesoriere della caraera dei mercanti d'oro e d'argento 
e del capitolo di S. Maria della Neve e di S. Giovanni alle fonti nella Metro- 
politana, e assistente e deputato alle cause del Merciraonio di Milano. Mori il 
1.° gennaio 16G3, d'auni 69, chiamando erede, con testamento 28 dicembre 1C62, 
per due terze parti 1' Ospedale Maggiore e per una terza parte il L. P. di 
S. Corona, riservato I'usufrutto alia di lui moglie Lucrezia Soresini, che cesso 
di vivere il 18 gennaio IGGG, e che alia sua volta chiamo erede I'Ospedale. Al 
L. P. di S. Corona sono toccate L. 19,905 e all'Ospedale L. 39,810. 

Si ha il ritratto eseguito da Prato Francesco. 

Vergobbio Andrea, mori I'll maggio 1855, d'anni 80 e con 
testamento 3 novembre 1818, chiamo eredi in parti eguali i nipoti Antonio e 
Luigi fratelli Beltraraoli. L' eredita si concentro in quest'ultimo, essendo I'An- 
tonio premorto al testatore. 

II Luigi Beltramoli, che divenne cosi 1' unico erede, aveva fatto osservare 
alio zio, nei suoi ultimi momenti, che per le mutate condizioni di faraiglia una 
parte della sostanza avrebbe potuto destinaria ad una pubblica beneficenza, ma 
la gravezza del male non lascio modo all'Andrea Vergobbio di modificare, come 
avrebbe pur desiderate, in quel sense, le sue disposizioni. 11 nipote, con raro 
disinteresse, vi suppli colla donazione all' Ospedale Maggiore di iMilano, di una 
vasta casa di civile abitazione in Milano nella via dell'Annunciata, sotto condi- 
zione di mantenere nell'Oipedale una sala per le malattie degli occhi, provve- 
duta del bisognevole secondo le esigenze della scienza. 

Si ha il ritratto eseguito da Baldassare Verazzi. 



— 100 — 

Verona Antonio , di Giovanni, con tostamento 10 gennaio 1620, 
istitui erede I'unico figlio clie ebbe dalla mo|Tlie Giulia Iliva, di nome Giovanni, 
con vincolo fedeconimissario e con sostituzione a favore dell'Ospedale in caso 
di mancanza dei chiamati. Rimasto vedovo della Riva, sposo Maria Inviziati. 
L' erede mori senza figli nel 1050, per cui si verifico il caso a favore del-] 
I'Ospedale, il quale consegui circa L. 55,000, valore di stabili in Melzo, Cor-J 
negliano e Vignate. Proibi all'erede e ai suoi successori di fare sigurti a favore 
di persone, corpi morali, universita, ecc. 

Vertua Ferrando, di Agostino, con testamento 28 novembre 1628, j 
Ieg6 alcuni stabili in territorio di S. Giuliano e Cologne Monzese e una casa 
in Milano in via Quadronno del valore complessivo di L. 20,580. 

"Vezzani sacerdote Ignazio, raori nel 1780 e con testamento 6 lu- 
glio 1776, dispose che qualora non potesse aver effetto la messa quotidiana, 
disposta dal suo fratello Antonio con testamento 19 ottobre 1735, dovessero 
essere pagate L. 20,000 all'Ospedale. Con scrittura posteriore assegn6 alio stessc 
Ospedale gli interessi suUa sorama di L. 44,250, con decorrenza dal 23 set 
terabre 1783. L'Ospedale fini col ricevere anche in via di transazione e a saldc 
di tutte le sue ragioni L. 16,000 nel 1788. 

* Viazzi Alessandro. Legato di L. 11,815 nel 1790. 
Vigo Vico Francesco, detto PensinOj figlio di Giacomo e dS 

Isabella Capriana, sposo in prime nozze Catterina Corai, ed in seconde nozze 
Cucchi Celidonia, quella stessa che piu tardi ebbe a sposare il Kosate , altro' 
dei benefattori insigni dell'Ospedale. 

Commercio in grano in societa con altri contribuendo piuttosto coi mezzi 
che coU'opera, fu socio per una quarta parte nelle heccarie chiamate Tanaglie 
in P. Tosa, vendette pesce e frutta sul Verziere di Milano, negozio in riso, si 
fece prestinaio pre.sso il Carrobbio di P. Ticinese. Condusse anche I'osteria del 
Rebecchino nella via dei Rastrelli nel 1601. Questa osteria era riservata ai 
poveri ed agli artigiani della citta. Siccome poi durante I'affitto venne emanata 
una grida che proibiva ai cittadini di frequentare le osterie, cosi il Pensino 
ottenne dal fisco un abbonamento per il mancato esercizio. Ebbe in afRtto dal- 
rOspedale i locali presso le Tanaglie e somministro all'Ospedale stesso il for- 
maggio. Uorao eminenteraente operoso, sebbene irapegnato in molti traffici, non 
raccolse tuttavia una fortuna straordinaria poiche la sostanza da lui abbandonata 
non supero le L. 50,000. Mori il 9 ottobre 1627, sotto la parrocchia di S. To- 
inaso, chiamando erede 1' Ospedale Maggiore di Milano, con testamento 5 set- 
tembre 1627, pur non dimenticando i fratelli. 

Si ha il ritratto eseguito da Giuliano Pozzobonello. 

* Villanova Bernardo, mercante, mori nell' agosto 1549, chiamando 
erede 1' Ospedale. A circa L. 45,000 aramonto la sostanza da lui abbandonata 
consistente in una possessione fuori di P. Romana detta Guglielmese, in una 
casetta a S. Vittore, in un'altra in via delle Ore. Per disposizione di lui I'erede 
fece costruire su disegno dell' ingegnere Vincenzo Seregni, una cappella nella 
Chiesa di S. Giovanni in Conca. L' ancona dell' altare fu eseguita da Bernar- 
dino Vercelli. Eseguirono inoltre pitture Cristoforo Bossi e Francesco Cattaneo. 



— 101 — 

Vimercati o Capitani di "Vimercate conte Gr-aspare, 
figlio del consiplioro ducale Tadiolo, conte di Valenza, noininato dal diica Fran- 
cesco Sforza, dopo il suo ingresso in Milano, in beneraerenza del servizii utili 
ed iraportanti prestatigli, condottiero di armigeri al servizio del detto duca, al 
quale fece, nel 145-1, diverse sovvenzioni di danaro in concorso del consigliero 
di Stato Antonio Triulzi, sovvenzioni die farono estinte per docreto 21 maggio 
detto anno, dello stesso duca. Altre sovvenzioni fece aU'Ospedalo in moraenti 
critici e cioe quando lo si stava fabbricando. II Capitolo Ospitaliero voile dargli 
una speciale diniostrazioue di gratitudine e di riconoscenza, col decretare alia 
sua morte la celebrazione nella Chiesa dell' Ospcdale di un solenne ufficio da 
niorto in suffragio deH'anima sua. 

Nell" aprile 14G4 fu norainato, dal duca Francesco Sforza, governatore di 
Genova, per la sua perizia e per i suoi meriti militari. Intervenne al battesimo 
dello storiografo Bernardino Corio. 

Con testaniento 12 luglio 14G5 istitui erede Tadiolo figlio di Giovanni 
Agostino Vimercati per una meta e per I'altra raeta il figlio naturale Giovanni 
Antonio Vimercati, con vincolo fedecomraissario e con sostituzione a favore 
deirOspedale in caso di contravvenzione alle di lui disposizioni, riservato I'usu- 
frutto generate a favore della di lui moglie Lantelmina De Sacchi o Secchi. 
Lego aU'Ospedalo di Milano ducati 5000 in considerazione della singolare de- 
vozione che gli pro/essava. A questa soraraa vanno aggiunte altre L. 7200 che 
I'Ospedale introito nel 1498 quale correspettivo di avere dato I'assenso ad una 
vendita di fondi. Assegno ad una figlia naturale ducati 4000 a titolo di dote 
coU'obbligo ai suoi erogatarii od esecutori testaraentarii, di maritarla con un 
nobile della sua agnazione. Sposo Corradino De Capitani da Vimercate. Lego 
alia Metropolitana di Milano un bacile d'oro colla brocca del valore di ducati 1000 
per il servizio dei preti celebranti all'altare maggiore. Era di sua proprietu la 
casa in Milano nella via Filodraramatici, dove si ammira tuttora la famosa 
porta sforzesca la quale costituisce un importante avanzo storico. 

Viritelli Eleonora, vedova del marchese Gerolarao Pallavicini, 
altro benefattore dell'Ospedale. Come questa donna, povera e di umile condi- 
zione, montanara dei colli piacentini, abbia sposato il detto marchese, I'abbiamo 
gia detto nei cenni biografici di quest' ultimo. Buona di carattere, religiosa, 
condusse una vita da santa, e seppe farsi amare e stimare dal marito. Moii il 
29 settembre 1617, legando all'Ospedale, con testaraento 30 settembre 1G15, 
L. 42,000 moneta di Piacenza pari a L. 26,500 di Milano, con diversi oneri di culto. 

Visconti Alessand.ro, figlio di Lodovico e di Catterina Rusca, 
mori celibe, lasciando il testaraento 5 ottobre 1680, colla istituzione di erede 
a favore dell'Ospedale di Milano, al quale pervennero due case in Milano, una 
in via Sant' Antonio, venduta nel 1773 a Francesco Perlasca per L. 11,600 e 
I'altra in via della Spiga dirimpetto alia muraglia del monastero di S. Spirito, 
venduta nel 1704 al dottor fisico Pietro Paolo Curioni per L. 9000 imp. Un 
fratellodi lui, curato della Chiesa di S. Martino, chiamo erede il L. P. di 
Loreto. Mori il 25 raarzo 1702. 

Si ha il ritratto eseguito da Antonio Lucino. 



— 102 — 

Visconti Baldassare o Balzarino, di Ambrogio, marito di 
Maddalena Ghilio, farinacista, Lsiitui erede della sua sostanza dell'importo di circa J 
L. 11,000 rOspedale, con testun. 13 setlembre 1522. Mori il 19 giugno 1523. ^ 

Visconti Bernabo, teiv.o figlio di Stefano Visconti, successe alio 
zio Giovanni nel possesso della meta di Milano, Cremona, Crema, Brescia e 

Bergamo, e vi aggiunse, in seguito 
alia morte del fratello Matteo, Lodi 
e Parma. II nome di Bernab6 era 
comune nella famiglia della madre 
Doria. Sposo nel 1350 Beatrice figlia 
di Martino 11 della Scala, chiamata,j 
per il suo aspetto maestoso, reginaj 
della Scala. 

Le imprese di guerra, nelle qualij 
fu continuamente travolto, sono trop- 
po note perche possano opportuna-j 
mente ricordarsi in questi cenni delk 
sua vita. — Sorpreso a tradimentol 
il 6 maggio 1381, presso Milano dalj 
nipote Gian Galeazzo Visconti, mor| 
a 66 anni, il 18 dicembre 1385, pri- 
gioniero nel castello di Trezzo. 

L'Ospedale Maggiore, successo agl^ 
ospedali aggregati nel 1458, gli deve 
i beni di Bertonico della estensionc 
di pertiche 25,778, donati con attc 
23 marzo 1359. 
II ritratto, eseguito da Caironi Agostino, venne ordinate dal Consiglio Ospi- 
taliero con deliberazione 10 febbraio 1880. 

Visconti Carlo, di Cesare, marito di Camilla Rossi, leg6 ducatoni 1000,1 
con testamento 7 settembre 1623. Benefice diversi LL. PP. e molti monaster!. 

Visconti duchessa Elena, figlia del benefattore dell'Ospedale raar- 
chese Teobaldo e di Claudia Tassoni Estense e sorella dell'altro benefattore 
Visconti marchese Cesare, moglie del conte Antonio Borromeo, duca di Ceri, 
mori il 31 agosto 1711, legando all'Ospedale scudi 4000 con testamento 27 giu- 
gno 1708, col quale istitui erede la fabbrica della Chiesa di S. Celso di Milano. 

Si ha il ritratto, lavoro di Carlo Frasa. 

Visconti marchese Ermes, nacque J 16 marzo 1784, dai coniugi 
Carlo Francesco e Margherita Dal Verme. Era nipote della contessa Laura 
Visconti Ciceri, fondatrice dell' Ospedale Fate-beie-sorelle. Mori in Crenna il 
21 gennaio 1841, d' anni 57. Fu erede il fratello marchese Giuseppe, che 
coperse la carica d'amministratore dell'Ospedale Ciceri. Lego all'Ospedale Mag- 
giore L, 53,000 austr., e al L. P. Triulzi, ai due Orfanotrofii e all'Ospedale 
Ciceri L. 50,000 per cadauno. Voile essere seppellito nel cimitero di Crenna, 




— V.K) — 

e prescrisse die al luopo del suo terrestre riposo fosse posta una crooo di forro 
inverniciata col suo uoino e coUo parole: « Pregate per raniiua di un vostro 
fratello in Gosu Cristo. » Favon la Chiesa di Creiuia. 

La chiusa del di lui testamento, in data 31 agosto 1837, e un addio affet- 
tuoso ai parenti, agli amici, ai henefattori, ai superiori ed agli attineiiti. La 
riportiamo testuaimente: 

« Prima di chiudere questo mio testamento vorrei rammontare tutti ad 
uno ad uno i miei parenti, amici, benefattori, superiori ed attinonti; a loro mi 
rivolgo in generale, preghino per me. II mio cuore pero vuole almeno die io 
lo sfoghi indirizzando I'ultimo addio particolarmente al mio fratello, alia mia 
cognata. alia mia nipote e figliuoccia ed al Carlino. Carlino mio: ora tu mi ami 
infantilmente, quando intenderai meglio, di' alia tua sorella ed ai tuoi parenti 
che ti parlino di me. Mariettina mia: conserva queH'innocenza die ti vidi rice- 
vere dal cielo, quando ti presentai al battesirao, prosegui a volermi tutto quel 
mdto bene che nra mi vuoi. Leopoldo: benedico il nioniento in cui venisti in 
casa nostra; ci siamo amati come fratdlo e sorella; continua. Peppino: quanti 
anni di convivenza, quante vicendevoli relazioni nella nostra vita, quante prove 
della tua fraterna benevolenza! Non ne posso compendiare le espressioni in una 
riga, ti abbraccio. Carissimi, pregato: quando leggerete questa pagina saro ca- 
davere. lo sarete voi pure un giorno. Ma risorgerenio tutti, e speriamolo, glo- 
rificati in paradiso, riuniti per sempre. Amen. » 

Si ha il ritratto eseguito da Antonio Gualdo. 

Visconti marchese G-aleazzo Maria, figlio dd marchese Cesare, 
che fu regio questore, e di E'ena Arconati. Fratello del marchese Teobaldo 
Visconti, altro benefattore ddl'Ospedale, fu dei sessanta decurioni della citta 
di Milano. Mori celibe il 24 giugno 1685, chiamando erode con testamento 
16 giugno stesso anno, il conte Teobaldo Visconti, figlio primogenito del mar- 
chese Cesare suo nipote, con sostituzione fedecoramissaria a favore dei discen- 
denti del detto conte Teobaldo. In caso di estinzione della linea di quest'ultimo, 
chiam6 erede il L. P. di Santa Corona, il quale, verificatosi a di lui favore la 
condizione preveduta dal testatore, ebbe a conseguire, I'anno 1716, circa mi- 
lanesi L. 475,525, oltre il legato di L. 50,000 gia prima disposto dal testatore 
stesso. Fece diversi legati a corporazioni religiose, non che un legato di L. 30,000 
a favore ddl'Ospedale Maggiore. Voile che il suo corpo fosse sepolto nella Chiesa 
di Sant'Eustorgio in Milano dei reverendi padri dell'Ordine dei predicatori nel 
tumulo dei suoi autenati, e fosse vestito dell' abito dei padri cappuccini di 
S. Francesco per la particolare devozione che professo in vita a quella regola. 

II ritratto, pervenuto cdl'erediti, venne nel 1841 rifatto dal Rasnesi. 

Visconti conte G-aspare, figlio del conte Giovanni Battista e di 
Vidanta di Princivalle Visconti, era fratello dd benefattore Visconti Galeazzo. 
Da vescovo di Novara, fu il 29 novembre 1584 eletto arcivescovo di Milano, 
la cui sede era rimasta vacante per la morte di S. Carlo Borromeo. Fece il 
sdenne ingresso in Milano il 22 luglio 1585. Nd 1588 introdusse in Milano la 
Congregazione di S. Giovanni di Dio detta dei benefratelli. Apri le Chiese di 
S. Maddalena al Cerchio e di S. Maria del Paradiso, ecc. Con testamento 8 gen- 



— 194 — 

naio 1595, istitui erede 1' Ospedale Mapgiore, coU' obbligo di far condurre a 
termine alcuni paramenti per la Metropolitana; i quali cagionarono al L. P. 
una spesa di L. 12,000. Alia fubbriceria della delta Metropolitana lego L. 5000 
coU'onere di distribuire i redditi ai sacerdoU che avessero celebrata la naessa 
all'altare di Sant'Agnese. Mori il 13 gennaio 1595 e fu sepolto in Duomo nella 
stessa cappella di Sant'Agnese. L'ammontare nitido di questa eredita ascese a 
circa L. 250,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Camillo Serbelloni. 

Visconti Giovanni Battista e Visconti Filippo, erano 
figli del dottor collegiato Carlo Orlando e di Isabella Bendoni. II sacerdote Gio- 
vanni Battista, soppresso I'Ordine dei padri teatini di Sant'Antonio di Milano, 
al quale apparteneva, fu aramesso siccorne seraplice ospite nel collegio di 
S. Siraone e Giuda dei chierici regolari teatini in Padova, ove raori il 29 no- 
vembre 1802, d'anni 80, in causa di febbre reumatica. 

II sacerdote Filippo fu canonico in S. Lorenzo nel 1754, poi proposto della 
Metropolitana nel 1765 e arcivescovo di Milano, I'anno 1784, succedendo al 
cardinale Pozzobonello. Le maniere affabili, 1' indole mansueta, la giovialit^ del 
carattere, I'anirao gentile, i costumi uraanissimi e molte altre belle doti che si 
ammiravano in lui, lo resero caro e accetto ad ogni classe di persone. II popolo 
poi sent! una gioia inosprimibile per la di lui nomina. Anche il Capitolo, salvo 
poche eccezioni, fu soddisfatto. Non mancarono pero satire non contro I'eletto 
ma contro chi non lo considerava. Mori di apoplessia il 30 dicerabre 1801, in 
Lione, dopo un mese dacche vi si trovava. Per i funerali e per il lutto di tutti 
gli attinenti si spesero L. 41.900. Le di lui esequie, presente il cadavere, che 
venne trasportato da Lione a Milano, ebbero luogo con pompa straordinaria 
nei giorni 15, 16, 17el8 febbraio 1802. 11 cadavere riraase esposto per undid 
giorni, e cioe otto giorni nella sala detta dei paramenti e tre giorni nella gran 
cappella e venne sepolto avanti I'altare della Madonna dell'Albero in Duomo, 
ove trovasi scolpito in bianco un epitaffio composto dal padre Michelangelo Rosa 
della Congregazione di S. Paolo, amico e confidente del defunto. Con testaraento 
22 febbraio 1702, il prete Giovanni Battista, uniformandosi alle pie intenzioni 
del fratello arcivescovo Filippo, istitui erede I'Ospedale, al quale pervenne una 
sostanza di circa L. 200,000. 

Si ha il ritratto eseguito da Giuseppe Perabo. 

Visconti contessa Isabella, nacque 1' 8 giugno 1615, dai coniugi 
Carlo e Camilla di Federico Rossi conte di S. Secondo. Sposo in prime nozze 
il conte Francesco Dal Verme, in seconde nozze il marchese Carlo Sfondrati 
e in terze nozze Alfonso Dell'Oca, reggente per S. Cesarea Maesta nel supremo 
consiglio d' Italia. Mori il 5 settembre 1693. Ebbe un'unica figlia di norae Ip- 
polita, la quale sposo in prime nozze un Dal Verme e in seconde nozze il 
conte Carlo Corio. Fu erede di lei il figlio di quest' ultimo, il conte Francesco 
Corio, con vincolo fedecoramissario e con sostituzione a favore dell'Ospedale nel 
caso di estinzione della linea chiamata, e questa disposizione fu scritta da lei in 
aggiunta al legato di L. 12,000. II 21 settembre 1791, mori I'ultimo chiamato 
senza lasciar figli, e quindi I'Ospedale fece valere le sue ragioni per la veri- 



— 195 — 

ficata sostituziono in base alia quale e in via di transazione ^Vi furono rilasciati 
nel 1797 alcuni stabili in Robbiate di pertiche 200 del valore di L. 40,042. 
Abbandono una sostanza di circa L. 400,G00 conipreso il valore di once 4045 
d'argento (testamento 19 agosto 16SG). 

Visconti Laura, di Giacorao, vedova di Francesco Clerici detto il 
Torino, con ati>i 20 giugno 1070, dono un credito di L. 950 ed altri tre crediti 
dell'importo complessivo di L. 13,000. 

Visconti conte Miarco Antonio, figlio del colonnello conte Alberto 
e di Livia Grillo, dei Visconti di Bregnano e Pagazzano, mori senza figli il 
20 dicerabre 1716, dope di avere disposto delia sua sostanza, con testamento 
29 dicembre 1712, a favore del conte Giovanni Borromeo Arese. Dispose poi 
che di tutto quelle si sarebbe ricavato dai conti degli agenti, dai frutti raccolti, 
dai crediti, dalla vendita dolla mobilia, degli argenti e delle gioie, come dei 
danari che fossero sopravvanzati dopo il pagaraento dei legati si facesse una 
massa e di questa fosse data la meta all' Ospedale, riservata I'altra meta ai 
monasteri del Crocefisso e di S. Valeria e per doti alle figlie povere di Bre- 
gnano, Sedriano e Vermezzo e della parrocchia di Sant' Andrea alia Pusterla 
nuova e ai Cappuccini riforraati. La sostanza di tale provenienza risulto di 
L. 562,474. 12.6 per cui toccarono all'Ospedale L. 281,237.6.3. 

Visconti nobile IVIelchiorre, figlio di Ennete e di Livia Visconti, 
dei baroni di Ornavasso, fu podesta della Valsesia nel 1491. 11 Litta gli da per 
raoglie Angela di Erasmo Trivulzio. Mori nel febbraio 1499, lasciando erede con 
testamento 4 dicembre 1498, I'Ospedale, al quale pervennero alcuni stabili di 
diretto dominio in Castelletto, dove egli tenne preferibilmente il suo domicilio 
e sui quali era assentato I'annuo canone di L. 550. La sostanza mobile fu tra- 
fugata. 11 duca di Milano, dietro istanza del Capitolo Ospitaliero, emano ordini 
severissimi perche fosse restituita all'Ospedale, con minaccia di gravi pene ai 
trasgressori. — Suo padre era figlio naturale legittimato di Alberto e di Bian- 
china da Pessano. 

Visconti marchese Teobaldo, era figlio del raarchese Cesare e di 
Elena Arconati e marito di Claudia Tassoni, conte di Gallarate, cavaliere del 
Toson d'oro, mastro di campo, sopraintendente generale della milizia urbana, 
Nel 1622 passo nelle Fiandre in qualita di avventuriero al servizio di Spagna, 
e fu eletto capitano di una compagnia di lance nel 1629, del consiglio di guerra 
nel 1630 e maestro di campo nel 1637. Milito ventun'anni in quelle guerre, 
ove fu ferito due volte ed ove si distinse in modo particolare in tutti gli as- 
sedii e fatti d'armi. Ritornato in patria nel 1643, fu eletto membro del consiglio 
segreto di State e guerra, e fu spedito alle guerre di Piemonte contro i francesi, 
incaricato specialmente di assistere alia ricupera di Tortona. In quelle stesso 
anno fu spedito in Tirolo per assistere alle nozze di Anna Medici coll'arciduca 
Ferdinando Carlo. Nel 1656 corapero la contea di Gallarate dalla famiglia Altemps. 

Ebbe tre figli, Ercole che si fece chierico. Carlo Antonio cavaliere Gero- 
solomitano e Cesare che fu Grande di Spagna, cavaliere del Toson d'oro. Que- 
st' ultimo non avendo discendenti, istituiva erede il conte Carlo di Castelbarco. 

II marchese Teobaldo Visconti, raor'i il 14 gennaio 1674 e con testamento 



— IOC — 

10 aprile 1G6G chiam6 eredi i suoi discendenti masclii, sostituendo in mancanza 
della linea dei medesirni, la linea mascolina del marchese Galeazzo Visconti, e 
mancando questa I'Ospedale Magglore. Per la morte dei figli del testatore senza 
discendenti e del marchese Galeazzo, si ^ verificata la sostituzione a favore del- 
rOspedale, al quale pervennero in via di transazione sole L. 140,000 nel 1722, 
nientre la sostanza da lui abbandonata fu di L. 400,000. 

Nessuna notizia a riguardo del ritratto, clie si espono coUa occasione della 
festa del Perdono. 

Visconti Borromeo conte Pietro Francesco , nacque 
nel 1747 ed era figlio del conte Giovanni e di Murianna Candiani e marito di 
donna Anna Crivelli. Gentiluomo di camera nel 1771, altro dei dodici di pro- 
visione della citta di Milano nel 1774 e dei sessanta decurioni nel 1775. Mori 
in Milano nella casa sul Corso di P. Nuova al n. 747 il 24 novembre 1823. 
Fu erede un nipote di lui in forza del testaraento 10 dicembre 1814. AU'Ospe- 
dale Mapgiore di Milano lego gli stabili da lui posseduti in Sesto di Monza, 
non che altri in Bresso, del complessivo valore di circa L. 440,000. 

Si ha il ritratto eseguito dall' Hajez. 

Visconti Ciceri contessa Maria, figlia della fondatrice deH'Ospe- 
dale Fate-bene-sorelle e di Filippo, sposo in prime nozze il marchese Daniele 
Ala di Ponzone e in seconde nozze il barone Alessandro NeiTzer. Mori in Como 
il 9 novembre 1833. Con testamento 28 aprile 1832, istitui erede I'unico figlio 
marchese Filippo Ala di Ponzoue, coU'onere di un legato di L. 7000 annua in 
perpetuo da distribuirsi: per L. 1750 a favore dell'Ospedale Fate-bene-fratelli, 
coU'obbligo di ricoverare i sacerdoti poveri di Turate, Cislago, Moirago, Caima 
ed Usmate, non che i fattori e le loro faroiglie; per L. 2G25 a favore dell'Ospe- 
dale Maggiore, coU'onere di ricoverare gli infermi poveri di Usmate, Turate, 
Moirago e cascina Massina, con preferenza dei cronici; per L. 1312. 50 a favore 
dell'Ospedale di Como; per L, 1312.50 a favore dell'Ospedale di Novara. La 
quota a favore dell'Ospedale di Milano fu affrancata nel 1805. 

Si ha il ritratto eseguito dal Sogni. 

Visconti Modrone duca Plaimondo, figlio del duca Uberto, 
raori il 22 settembre 1882 in una sua villa presso JMilano, nel fiore dell'eta. 
Era il capo di una delle piu illustri nostre famiglie patrizie. Fu un ottimo pa- 
triotta e servi il suo paese nelle campagne contro lo straniero. Si dedico con 
particolare cura alle Industrie ed e noto come fosse alia testa di un grandioso 
stabilimento di tessuti e velluti a Vaprio d'Adda che dava lavoro a centinaia 
di famiglie e che deve al defunto duca il suo sviluppo e la sua prosperita. 
Dispose della sua sostanza, con testamento 27 novembre 1881, a favore dei 
suoi nipoti Uberto, Giovanni, Giuseppe e Carlo, col peso del legato di L. 30,000 
airOspedale coU'obbligo di convertire i frutti nel dare uno sviluppo maggiore 
alia ambulanza per i poveri affetti da malattia delle orecchie iniziata dal com- 
pianto dottor Restellini. 

Vismara Caterina, figlia di Pietro, vedova in prime nozze di Carlo 
Antonio Gazzera e in seconde nozze di Giuseppe Cairoli, mori il 19 agosto 1813 
e con testaraento 23 giugno 1810 e G giugno 1812, istitui erede della disponibile 



- 107 — 

rOspedale e della logittima la f\g\'\a ox-monaca Frnncosca Maria Gazzera e i fipli 
della predet'iinta di lei tii^^lia Fraiicesca Gazzera. All'Ospedale toccarono L. 13,488. 

Vismara Gaspare, nacque il 2 dicembre IGO.") da Giulio Cesare 
e da Isabella Patria. Non avendo discendeiiti, con testainputo 12 setteiuhre 1G67, 
istitui erede I'Ospodale. Mori il 9 ottobre detto anno. Fu sepolto nel convento di 
S. Francesco in P. Vercellina, al quale lego L. 3000 per elemosina di quattro 
messe settimanali. Sul sepolcro venne posta la seguente iscrizione dettata da lui : 

Sepiclcnim hoc miiecessotntm suoricm. Vetustate aflrilum. Nobills Do- 
mint(s Caspar Mnccmala, Sihi inslaurari mandavit. Ut cum cineynbus. Bo- 
mini Johannis Daptistiv ejus fratris. Viri lillo'/s Jurisquc ciciiis et rerwn 
viathematicay^m docfrina laudat. Hie quiescenlibus qicz'escat anno, etc. — 
Ha poi chiamato rarchitetto Ferrando Lucino ad assistere e perfezionare il la- 
voro del sue sepolcro. 

Con questa eredita pervennero al L, P. pertiche 210 di terra in comune 
di Rho e circa L. 0000. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Battista Tedeschi. 

Vismara Giovanni Antonio, raori il lOgennaio 1820, istituendo 
erede con testamento IT settembre 1816, un di lui cugino coU'onere di un legato 
di L. 30,000 mil. a favore dell'Ospedale. Fu sepolto nel ciinitero di P. Romana. 

Vivalda Castiglioni Visconti contessa Bianca, figlia di 
Lazzaro, di Castiglione, e vedova del cavaliere Giovanni Castiglioni, die la 
precedette nel sepolcro e che benefico I'Ospedale, lasciandogli una sostanza di 
circa L. 200,000, mori il 6 gennaio 1649, d'anni 85, e venne sepolta nella 
Chiesa di S. Maria in Castiglione, nel sepolcro del predefunto di lei marito, 
vestita, per volonta di lei, di una tonaca usata dei padri riformati del mona- 
stero dell'Annunciata di Yarese, ai quali lego L. 100 per comperarne una nuova. 

Imitando il marito, con testamento 29 dicembre 1048, chiamo erede I'Ospe- 
dale Maggiore della sua sostanza del valore di L. 30,000 nitide. Nel 1620sbors6 
airOspedale L. 6000 in correspettivo dell'averle concesso 1' usufrutto dei beni 
del marito ancorche fosse passata a seconde nozze. 

Si ha il ritratto eseguito da Bernardo Ferrari. 

Volonterio sacerdote Fietro Antonio, figlio di Giovanni An- 
gelo, proposto di Loraazzo, mori il 9 aprile 1807, d'anni 87. Con testamento 
28 aprile 1796, il sacerdote Giuseppe Volonterio, proposto di Desio, istitui erede 
universale il proposto di Lomazzo, di lui zio, con sostituzione a favore del- 
l'Ospedale di Corao per una porzione e dell'O.^pedale Maggiore di Milano per 
I'altra. Con testamento 2 dicembre 1800, il proposto di Lomazzo confermava 
la istituzione di erede a favore dei succitati due Ospedali e favoriva con legati 
]a Chiesa da lui diretta. Pervennero all'Ospedale L. 112,000 compresojl valore 
di stabili in Lazzate e Camnago venduti dall'erede Ospedale nel 1814 all'inge- 
gnere Francesco Segrada per L. 28,763. Ahbandono sei case in Milano, cinque 
sul corso di P. Comasina ai n. 2090, 2091, 2092, 2101, 2102, vendute nel 1814 
a Carlo Beretta per L. 52,000 ed una in via S. M. Porta al n. 2577, venduta 
nel 1838 a Giovanni Battista Piatti, il quale istitui erede rOrfanotrofio raaschile. 

Si ha il ritratto eseguito da Giovanni Bagutti. 



— 198 — 

Volpara Arcangela, figlia di Clemente,vedova di un tenente Cagna, 
mori a Legnago il IG agosto 1859, d'anni 78, istitueado erede con testamento 
26 settembre 1854, I'Ospedale di Milano, al quale pervenne una sostanza di 
circa ital. L. 12,698. 64, compreso in questo importo il valore di alcuni stabili 
in Legnago, cho furono venduti nel 1864 a quella Pia Casa di ricovero. 
* Volpi Carlo. Legato di L. 10,450 nel 1732. 

Zapelli Costantino, di Domenico, mori il 21 giugno 1823 in Milano, 
nella casa giu del ponte di S. Colso al n. 4396, d'anni 84, e con testamento 
15 marzo 1822, istitui eredo la figlia Gaetana, maritata con Sartorio Michele, 
ed un figlio di un di lui abbiatico con un legato all'Ospedale di L. 10,000 mil. 
Lego alia moglie Maria Teresa Verga L. 10,000 e annue mil. L. 1500 vita du- 
rante. Fu sepolto nel cimitero di P. Ticinese. 

Zappatoni Anastasio, di Carlo Domenico, vedovo di Luigia Ran- 
chetti, per rendere bene al male, dispose un legato a favore di una sua parente, 
che I'aveva ingiuriato e avevagli fatto subire forti dispiaceri. 

Fine al 1808 tenne aperto negozio di orefice nella via omonima all'insegna 
del Porno granato, negozio che egli cedette poi ad un Sciomachen. Nutriva 
una speciale avversione agli alloggi militari, dai quali si libero, per rispetto ad 
una casa da lui posseduta in Cassano, coU'aver esternato in vita il divisamento 
che egli voleva destinare detta casa ad uso Ospedale, cio che egli fece in morte. 
11 pensiero poi di disporre per la erezione del detto Ospedale sorse in lui dopo 
che dovette piu volte assistere al triste spettacolo della spedizione all'Ospedale 
di Milano dei poveri malati di Cassano, col mezzo della barca-corriera, non 
senza grave disagio degli stessi. Mori ii 17 luglio 1817, d'anni 79, in Milano 
sotto la parrocchia di S. Satiro e fa sepolto nel cimitero di Cassano. Fu erede 
di lui I'Ospedale che consegui L. 201,844, in forza del testamento 6 agosto 1814, 
compreso il valore della casa in Milano, via Armorari al n. 3121. 

Si ha il ritratto eseguito dal Bellati. 

Zerbi Carlo Federieo, figlio di Francesco Maria e di Elisabetta 
D'Adda, presto i suoi servizii all'Ospedale nella qualita di esecutore coll'incarico 
di esigere i crediti. Nell' aprile 1674, sposo Bianchina Maria, alia quale lego 
I'usufrutto generale in henemeren za della sua grande fedelta e della sua 
reverenza verso di lui sempreche perd fosse rimasfa in isiato vedovile e 
casta e convivesse con una di lui nipote che raccomando in ispecial mode ai 
deputati dell'Ospedale. Mori senza figli nel gennaio 1705, disponendo di essere 
sepolto nella Cliiesa di S. Nazaro di Milano nel sepolcro di Giovanni Battista 
D'Adda, padre della di lui madre di contro all'entrata della cappella di S. Ma- 
troniano. Con testamento 27 settembre 1703, istitui erede la suddetta di lui nipote 
e dopo la sua morte I'Ospedale al quale pervennero alcuni stabili in Albairate 
e in Lonate Pozzolo, cioe case e pertiche 176 di terra, non che due crediti del 
valore di L. 5400. L'Ospedale fu erede anche della di lui moglie. 

Zerbi Giulio Cesare, con testam. 7 giugno 1609, lego L. 20,000 
imp., per amor di Bio e salute dcll'anima sua. 

Ziigler Giovanni Martino, con testamento 24 agosto 1854, lego _ 
austriache L. 10,000. 1 



— 109 — 

Zucchi sacerdote G-aetano, nacque in Milano il 22 febbraio 1811, 
da Giiiseppa Pecoroni e da Giuseppe Zucchi oriundo di Mandello e chincagliere! 
Percorsi gli studii nei Seniinarii arcivoscovili di xMonza e di iMilano, fu ordinato 
sacerdote nel ISoo. 1 prinii .^orvizii ebbe a prestarli iiella Chiesa di S. Maria della 
Scala di questa citta, intervenendo alle funzioni parrocchiali seiiza essere per6 
rivestito di alcuna carica. Per quattro anni, dal 1834 al 1838, prest6 servizio 
presso la parrocchia di Canonica D'Adda nella qualita di coadiutore ed anche 
di Ticario spirituale. Dal 183S fino al 1873, fu addetto alia Chiesa di S. Maria 
alia Porta nella qualita di prefetto della sagrestia e di coadiutore. I suoi ser- 
vizii lasciarono desiderare dal lato ordine ed esattezza. Pure in varie circostanze 
spiego attivita e zelo comniendevoli. Negli anni 1836, 1849 e 1854 presto I'as- 
sistenza spirituale ai colerosi. Negli anni 1848-49 assistette i condanaati politici 
alia fucilazione dal governo militare austriaco. Nel 1859 assistette i feriti mi- 
litari ricoverati nel Monastero maggiore. 

Aniaute e buon cultore delle arti, seppe riunire una raccolta di quadri e 
di stampe, che il di lui fratello ragioniere Giuseppe ebbe poi a rilevare dal- 
I'Ospedale con tutto il mobiliare ed ogni altro oggetto lasciato. Appassionato 
pel viaggi, nel 1842 visito il Piemonte e la Toscana. Nel 1844 fu a Roma, 
Napoli e Palermo. Nel 18G3 recossi in Germania. Nel 1866 percorse gli Stati 
austriaci, la Russia, la Francia, la Spagna e I'Algeria. Nel 1870 fece parte di 
una spedizione in Terra Santa, celebrando, il 12 marzo del detto anno, la messa 
in Gerusalemme. Mori in Milano il 21 raaggio 1874, e con testamento 10 lu- 
gho 1873 istitui erede I'Ospedale col peso di varii legati a favore dei suoi 
fratelh e sorelle. Lego una ricca collezione di libri alia citta di Monza. Benefic6 
gli Asih infantili, lo Stabilimento dei discoli, i poveri della sua parrocchia e il 
Seminario delle missioni estere. Yolle che sul cartello da porsi sulla facciata 
della Chiesa, fossero scritte queste parole: Pr eg ate pel sacerdote Gaetano Zucchi. 
Lentita nitula della sostanza fu di L. 107,000. 

Si ha il ritratto e>eguito da Francesco Valaperta. 

Zumalli Cristoforo, figlio di Antonio, fu per molti anni cancelliere 
particolare del tribunale della sanita per la sezione - libro dei morti — e 
parecchie volte il tribunale stesso gli affido larduo incarico di visitare i luoglii 
ove infieriva la peste in Milano e nello Stato. Nel 1588 fu dallo stesso tribunnb 
eletto coraraissario ordinario del suddetto ufticio. Nel 1592 fu qual persona di 
confidenza spedito dal tribunale a Como per prendere gli accordi con qnellau- 
torita comunale per i provvedimenti occorrenti per la sicurezza della conser- 
vazione di ogni parte dello Stato dalla peste che infieriva in Augusta, in Cojra, 
nel contado di Pontirolo, ecc. Contemporaneamente e per lo stesso titolo ebbe 
incarico di recarsi a Gravedona e a Gera. Due anni dopo serpeggiando la peste 
in alcuni paesi della Svizzera fu inviato a Lugano. Nel 1600 fu mandato sic- 
come persona esperta, sciente e pratica a Vercelli a surrogare quel coramissario, 
per la cura ed assistenza di quel passo. .Mori d'anni 75, in causa di calcoli alia 
vescica, il 17 gennaio 1617. Non avendo figli, i.'^titui erede, con testamento 11 no- 
vembre 1613, I'Ospedale provvedendo alia moglie Angelica Orsi, con un legato di 
L. 1000 oltre i mobili di casa e I'affitto di tre camere in una casa di sua pro- 
prieta. Favorl i nipoti. Ai maschi ed alle femmine di agnazione e parentela 



— 200 — 

Maflerna, suoi affini e consanguinei lego soldi 5 imp. per ciascuno e altreltaiito 
a qiielli della famiglia Zumalli. Abbandoiio una casa in Milano, dove abitava, 
viciiio alia Chiesa di S. Stefano, la moti di un'altra casa nella via della Can- 
tarana di P. Tosa, uu credito di L 4000, un'altra di L. 2000 oltre il denaro 
in cassa. Nel 159G cedette alia fal)briceria della Chiesa di S. Stefano, una por- 
zione del sue giardino per ringrandimcnto della cappella maggiore. 

Zurio sacerdote Griovanni, canonico della Basilica di S. Stefano, figlio 
del coniugi Giovanni Gerolamo capitano e di Glemenzia Bosca, mori il 25 feb- 
braio 1G58, istituendo erede I'Ospedale, con testam. 21 febbraio 1058. Pervennero 
due case in Milano, una sulla piazza del Castello, venduta nel 1071 a Ottavio 
Beretta per L. 7000, un'altra nella via delle Monache di S. Vincenzo del valore 
di L. 3700, e alcuni crediti fra i quali uno di L. 4000 sulla ferma del sale. 

Non si ha alcuna notizia dell'autore del ritratto. 

"Werich. Francesco, mori in Milano nella casa in via degli Ar- 
morari al n. 3122, il 24 febbraio 1810, d'anni 08, beneficando I'Ospedale e i 
LL. PP. Eleiuosinieri con un capitale di L. 100,000 a favore del primo e di 
L. 50,000 a favore del secondi (testamento 1.° dicembre 1812). Lascio un in- 
gente patrimonio che venne raccolto dai figli di un suo figliastro. Nel cimitero 
di P. Vorcellina, dove fu seppellito, fu ricordato coUa seguente iscrizione: 

Al/a memoria di Francesco Werich — nalivo di Praga — da lango 
tempo domicilialo in Milano — dolalo di 'molla probita e religione — che 
vivendo fu caro a iutti — e fu benefco in niorle verso i poveri — avendo 
iasciafo cento mila lire all'Ospedale Maggiore — e molie doti per maritare 
povere figlie — i di lui eredi — Giuseppe Vincenzo Pietro e Marianna 
fratelli e sorella Pedretti — compiangcndo la perdita fatta di un otlimo 
arnica — nella di lui eta d'anni 68 al 24 febbraio 1816 — grati alia di 
lui beneficenza — hanno posto queslo modesto rnonumento. 

Si ha il ritratto eseguito da Abbondio Bagutti. 

"Winkler donna IVIaria, figlia di Andrea, mor'i in Milano nella casa 
giia del ponte di P. Romaua al n. 4245, il 13 gennaio 1821, d'anni 70. Rimasta 
vedova di Carlo Giuseppe Cabiati, benefattore dell'Ospedale, sposo il dottor Fedele 
Alfieri. Con testamento 15 maggio 1819, istitui erede Giovanni Lovati, col 
viucolo deir usufrutto a favore di Savina Lovati, zia dell'erede, e col peso di 
un legato di L. 12,000 a favore dell'Ospedale di Milano. A proposito di questo 
legato I'esecutore testamentario scrisse: 

« La fu signora donna Maria Winkler vedova Cabiati ed Alfieri, nel bene- 
ficare I'Ospitale Maggiore col legato delle L. 12,000 ha voluto liberarsi da uno 
scrupolo che le era nato sulla plena propriety in lei di un anello che aveva avuto 
dal fu primo di lei marito signer Cabiati, che lascio erede lo stesso Ospedale. » 

Abbandono una sostanza di circa L. 30,000. — Fu sepolta nel cimitero di 
P. Ticinese. 

FINE DELLA P.\RTE PRIMA. 



PARTE SECONDA 



Abano Gio. Marco Antonio. Nacque 

in Milano il 10 settcmbre 1595 dai conjugi 
Martino e Barbara Proverbio. Negli ultimi 
anni della sua vita, che si spense in causa 
del contagio pestilenziale infierito nel 1G30, 
abitava in Verona. Non avendo figli e ncm- 
meno altri impegni , come cgli dicliiaro, 
don6 con atto 8 giugno 1629, L. 3000 al- 
rOspedale. 

Abate Fortunato. Con testamento 9 ago- 
sto 1799 dispose il legato di L. 3000. Mori il 
19 maggio 1802. 

* Abbiate Elisabetta (1). Fu erede I'O- 
spedale, al quale pervenne nel 1572 una inc- 
cola casa a S. Carpoforo affittata per L. 67. 

Abbiati Giovanni Battista. Lego L. 300 

con testamento 10 t'tbliraio 1608. 

Abbiati Giovanni Maria. L'Ospedale 
fa legatario di Scudi 1000 in forza del te- 
stamento 8 agosto 1617. 

Abbondio Giuseppe. Per disposizione 
di lui. 18 novembre 1625. TOspedale conse- 
gui un legato di Scudi 100. 

Abemi Giacomo. Legato di L. 50 (te- 
stamento 8 aprilo 1.596>. 

Acerboni Giovanni Battista, di Sa- 

nico. fr.'izifiue di Vtiiilrogno. mori il 2 
marzo 1820, legando L. 153,.50 con atto 12 
luglio 1807. 

Acesia Misia, vcdova di Oiovanni Bat- 



tista Castiglioni, legA L. 700 (testamento 7 
gennaio 1606). 

Acoromboni Antonio, figlio di Gio- 
vanni, Chirurgo Xorcino Litotomo; leg6 al- 
rOspedale, con atto 15 Inglio 1630 L. 100. 

* Acquanio Angelo Maria. Legato di 
L. 15 nel 1785. 

* Acquanio Domenico. Legato di L. lOO 
nel 1765. 

* Acquanio Giovanni. Legato di L. 12 

nel 1818. 

* Acquila Angela Teresa. Legato di 
L. 5293 nel 1821. 

Acquila Marina. Per disposizione di lei 
26 gennaio 1814 furono versate nella cassa 
deirOspedale Lire 2302, a titolo di legato 
I'll luglio 1814. 

* Acquilone Francesco. Legato di L. 1.50 
nel 1646. 

* Adami Nicola. Legato di L. 30 nel 1791. 

* Adamoli Andrea. Legato di L. 15 
nel 1708. 

Adamoli Giovanni nacque in Milano il 
25 noveinbre 1813 dai conjugi Gerolanio e 
Beatrice Galimberti. Studio medicina all'U- 
niversitA, di Pavia, dove venne laureato il 
7 giugno 1841, nel qual anno fu ammesso 
nella quality di Medico praticante neirOspe- 
dale, che egli lasci6 nel 1859 per la sua no- 
mina a medico ordinario di S. Corona. In 



(I; I bencfattori contradistinti con qucsto astcrisco furono comprcsi quantunquc non si abbiano atti o 
documcnti csscndosi il loro nomc e Timporto delta tx:ncticcnza dcsunti dai Masiri di contsbilit^ dai 1456 
ai giorni nostri. 

14 



202 — 



causa clcll'essere stata la casa di propriety 
di lui a canto della Madonna del Castello 
crivellata di palle nemiche nelle cinque gior- 
nate del 1848, egli fu preso da una malattia 
nervosa avente I'aspetto di una vera aliona- 
zione mentale, in causa della quale si dovet- 
tero frequentemente accordargli lunghi per- 
messi di assenza. — Dojdo parecchi anni di 
tregua, le sue condizioni di salute jieggiora- 
rono anclie per la perdita della moglio An- 
tonietta Montrasi e di un nipote al quale 
era affezionatissimo. Due volte tent6 snici- 
darsi e finalmente il 13 settembre 1865 mori 
nel comparto deliranti dell'Ospedale. 

TJomo d'ingegno svegliato e premuroso nel 
disinipegno de' suoi doveri fino alia scru- 
polosit^, anclie quando il farlo gli costava 
tanta fatica e tanto sacrificio, seppe farsi 
stimare dai suoi superiori, dai colleghi e dai 
poveri che curava. 

Fu erede la SocictiY di mutuo soccorso dei 
Medici e chirurglii di Lombardia, alia quale 
era asci'itto siccome altri dei fondatori, e 
leg6 all'Ospedale con testamento 11 Maggio 
18G4, i suoi libri di medicina. 

Adamoli Giovanni Battista, di Varese. 

L'Osjiedale frui per disposizione di lui 9 
maggio 1811 del legato di L. 7G7.51.9. 

* AddaLucrezia.LcgatodiL.l(X)0nellG33. 
Adelasio De Cantoni nobile Barto- 

lomeo, di Giacomo, mori in Spirano il 19 
ottobre 1849, lasciando all'Ospedale in forza 
del di lui testamento 2 luglio 1849, un legato 
di L. 400. 

* Agazzino Giovanni Pietro di Gbem- 
me. Legato di L. 1000. Testamento 3 di- 
cembre 1609. 

* Agliate Antonio, napoletano. Legato 
di L. 79 nel 15B9. 

Agliati Giovanni Antonio benefice 
rOspedale con un legato di L. 115, (testa- 
mento 16 Gennaio 1812). 

* Agrati Giovanni, servente dell'Ospe- 
dale di S. Celso. Legato di L. 22 nel 1571. 

* Agresco Carlo. Legato di L. 40 nel 1671. 

* Aguggiari Francesca. Legato di L. 12 
■nel 1810. 

Airaghi Margherita, di Giovanni Ste- 
fano vedova di Michele Pizzi, istitui e- 
rede TCspedale Maggiore della modesta sua 
sostanza con testamento 4 Giugno 1608. 

* Airoldi Ambrogio. Legato di L. 46,05 
nel 1819. 

* Airoldi Antonia. Legato di Lire 25 
nel 1783. 



* Airoldi Antonello, di Robiate, mentro 
si trovava nialato nelle inferinerie Ospita- 
liere, doni con istromento 17 luglio 1503 
L. 607,14. 

* Airoldi monsignor Carlo Antonio. Le- 
gato di L. 1548 nel 1702. 

Airoldi Marchesini Carlo. Mori il 26 
gennaio 1814, lasciando all'Ospedale il legato 
di Scudi 10 ftestamonto 5 Marzo 1798). 

* Airoldi Caterina. Legato di L. 100 

nel 1('86. 

* Airoldi sacerdote Giovanni Antonio. 

Legato di L. 1799 nel 1590. 

Airoldi Giovanni, di Francesco, leg6 
L. 2500 (testamento 29 aprile 1844). 

* Airoldi sacerdote Taddeo. Legato di 
L. KX) nel 1486. 

Albairate Giacomo, Capitano degli 
Armorari, lego all' Ospedale L. 50 (testa- 
mento 18 agosto 1488.) 

* Albanel Giuseppe, di Parigi. Legato 
di L. 792 nel 1739. 

* Albera sacerdote Francesco. Legato 
di L. 15 nel 1812. 

* Albera Giovanni Pietro. Legato di 
L. 20 nel 1539. 

* Albertazzi Francesco. Legato di L. 150 
nel 1658. 

* Albertengo Giovanni Battista. Le- 
gato di L. 150 nel 1646. 

Alberti Antonio, figlio di Angelo, mori 
il 17 luglio 1782, nominando erede il Capi- 
tolo della Cliiesa di San Celso, il quale 
consegui una sostanza di circa L. 52000 tutta 
impiegata presso I'Ospedale che benefic6 con 
un legato di L. 2000. (Testamento 31 gen- 
naio 1780.) 

Albertini Cesare. Capitano di Casal- 
maggiorc. Mori il 26 settembre 1701 dispo- 
nendo a carico della sua sostanza e a favore 
dello Spedale il legato dell'importo di tutti 
i mandati clie all' epoca della di lui morte 
venissero spediti dalla Regia Camera j^er 
conto dei suoi salari e dei suoi soldati col- 
I'obbligo alio Spedale stesso di pagare L. 1000 
ai Padri Cappuccini di Casalmaggiore nel 
caso che I'importo dei crediti sorpassasse 
le L. 5000. E siccome non voile che I'Ospe- 
dale rimanesse eventualmente coUe mani 
viiote, cosi dispose che in tal caso gli fos- 
sero date L. 1000 da prelevarsi dalla sua 
ca^sa e a carico dei di lui eredi, i Curati 
della Chiesa di Casalmaggiore. (Testamento 
5 novembre 1698.) 

Albertini Giacomo Filippo. Dispose, 



— 203 — 



con testaniento 1 inarzo 1G54, nn legato di 
L. 101 imp. a favorc dell' Ospedalo da pie- 
Icvarsi dal licavo della vondita dolla di lui 
uiobilia. 

Albertini Giovanni Pietro, fiKHo di 
Giovanni e niarito di Marina Boscani, no- 
mino erede 1' Ospedale Maggioro della sua 
sostanza di circa L. lfi,000, la quale, per so- 
prax-^-enuti debiti, !icem(N a L. 25(10. (Testa- 
mento 20 dicenibre 1G4.S}. Possedeva una 
porzione di una casa in Borghetto di Porta 
Comasina venduta nel 1643 a Bernardino 
Lampugnani. 

* Albertini Lucrezia, morta nell'Ospe- 
dale. Legato di L. 10 > nel 1030. 

* Albiate sacerdote Bartolomeo. Legato 
di L. Sn nel 15^59. 

* Albignani Alessandro. Legato di L. IG 

nel l.>43. 

* Albignano Giacomo. Legato di L. IG 
nel 151-2. 

* Albignato Bernardo. Legato di L. IG 
nel 1515. 

* Albriago Giovanni Donato. Legato 

di L. IS uel 155:5. 

* Albugiago sacerdote Francesco. Le- 
gato di L. 3rj1 nel 1G33. 

Albuzzi Gerolamo, impiegato dell'Ar- 
chivio Ospitaliero. Legato di Scudi 150 d'oro 
ftestamento 27 maggio 16 3k Mori il di del 
Covpus Doniun del 1603. 

* Albuzzi Gerolamo. Legato di L. 800 
nel 1611. 

* Alcaino Andrea. Legato di Lire 100 
nel 1(;13. 

Alcheri Giuseppe, di Rovellasca, dove 
mori il 21 !Marzo 1786, scrisse fra le altre 
disposizioni testamentarie questa che si legge 
nel suo testamento 1 marzo detto anno : 

n AU'occorrenzai che si faces.se I'Ospedale 
in Binasco li eredi pagheranno L. 200 al- 
I'anno per 10 anni successivi, e nel caso che 
non si effettuasse nel detto termine I'obbligo 
seguiri I'Ospedale grande di Milano. ti Es- 
sendosi verificato quest'nltimo caso, I'Ospe- 
dale di Milano consf gni L. 2000 che vennero 
versate il 9 g<nnaio ISIO in italiane L. 1535,04. 

Alciati Ambrogio. Chiamo erede con 
testamento 3 agosto 1630 I'unico .suo figlio, 
e nel caso in cui fosse morto senza discen- 
denti sostitul la scuola del Sacramento in 
S. Protaso, sostituzione che si e verificata. 
L'Osjiedale ebl e un legato di L. 300. 

* Alciati Dorotea. Legato di Lire 150 
nel 16-21t. 



* Alemani Francesco, morto nell'Ospe- 

dalo. Legato .H I,. 25.18,3 nel 1780. 

* Alessandria Giovanni. Legato di Li- 
re 27. in nol 1511. 

Alessandri Gerolamo, Patrizlo Berga- 
masco, legA con testamento 10 dicenibre 1609 
a favore deH'Osiiedalo di San Vincenzo, altro 
degli Ospedali aggregati all'Ospedalo Mag- 
gioro nel 1458, uu paramoiito con due tnni- 
celle di seta bianca. 

Alice Matteo, di Giovanni, oriundo Ge- 
novese, visse in Roma. Con testamento 23 
ottobre 1604, istitui erede I'Ospedale, il quale 
alia sua morte, avvenuta pochi di dopo di 
aver fatto testamento, consegul circa L. 630. 

Alippi Francesca, vedova Chiapponi. 
Nominati eredi due suoi figli, lego n favore 
deirOsiiedale con testamento 23 gennaio 1823 
L. 3(ti Milanosi. 

* Aliprandi Ambrogio. Legato di L. 100 
nel 1514. 

* Aliprandi Anna. Legato di Lire 150 
nel 1G88. 

* Aliprandi cavaliere Antonio. Legato 
di L. 300 nol 1G74. 

* Aliprandi Carlo Antonio. Legato di 
L. 14.10 nf'l 1755. 

* Aliprandi Dionigi. Legato dire L. 50 
nel 1551. 

* Aliprandi Gennaro. Legato di L. 300 
nel 1705. 

Aliprandi Giovanni Ambrogio, di 
Alessandro. Fra le altre beneficenze fece 
qitella di legare all' Ospedale Maggiore di 
Milano e all'Ospedale di S. Dionigi un di- 
retto dominio coH'annuo canone di L. 10,10 
imji. CTestamento 7 febbraio 1539). 

Aliprandi Giovanni Battista. Nel suo 

testamento 30 setteml)re 1621 ricordo I'Ospe- 
dale con un legato di Scudi 150(1. 

*• Aliprandi Giovanni Giacomo. Mori 

il 17 (licfinbre lli'H. Legato di Lire 400 
nel 161 1. 

* Aliprandi cavaliere Luigi. Legato di 
L. 3(K) nel 1(;74. 

Aliprandi sacerdote conte Luigi. f'ano- 
iiico iiflla (V)llegiata di 8. Xazaro in Hroglio 
di Milano. Mori 1' 11 Maggio 1739, legando 
all'Ospedale con testamento 30 giugno 1732, 
il capitale di L. 7000 imperiali da prelevarsi 
da uu capitale di maggior somma a mutuo 
presso I'Ospedale stesso. Furono eredi i ni- 
poti Conte Gaetano e Sacerdote Pietro An- 
tonio Canonico ordinario della Metroi)oli- 
tana fratelli Aliin-andi. 



204 — 



Aliprandi Scipione, di Eattista, isti- 
tuilL- iifdo clue sue liglie, lego a favorc del- 
rOspcdale con testamento 21 settembre 1618, 

T.. inno. 
Aliverta Giovanni. Mori il 10 Marzo 

1808, e con testaineiito 18 dicembro 1800 
leg6 L. 1500 mil. 

* Allaria Santo. Legato di L. 15 ncl 1800. 

* Allegranza Dionigi. Legato di L. 10 

nel UM. 

■* Allegri Teodora. Legato di un livello 
di L. 52,10 asscntnto su beni in Pozzolo 
nel 1612. 

* Allemagna Giovanni Pietro. Legato 

di L. IG nel 1549. 

* Allievi Antonio Maria, di Oomo. Le- 
gato di L. BIJO nel 1722. 

*• Almanzano Giovanni. Legato di L. 18,4 

nel 1522. 

Alti Giovanni Battista, di Giovanni 
Maria. Mori il 2 settembre 1G07 dopo di a- 
vere disposto della sua sostanza il giorno 
precedente. Istitui eredi universali per una 
met&, la sciiola del SS. Corpo del Signore, 
eretta nella Chiesa di S. Eusebio di Milano, 
sua Parrocchia, e per I'altra meta I'Ospedale 
Maggiore, al quale toccarono L. 951, com- 
preso il valore di alcuni stabili in Cozzo 
Lumellina, venduti nel 1695 all'Abate Co- 
stanzo Gallarati. Testamento 1 settembre 1607. 

* Alzate Cecilia. Legato diL. ll,16nel 1574. 

* Alzate Elena. Legato di L. 900 nel 1507. 

* Alzate Elena. Legato di L. 1000 nel 1580. 

* Alzati Antonio. Legato di L.50 nel 1527. 

* Alzati Caterina. Testamento 3. feb- 
braio 1525. Legato di L. 100. 

* Alzati Dionigi. Legato di L. 100. Te- 
stamento 5 novembre 1490. 

* Alzati Francesco. Legato di L. 40 
nel 1506. 

* Alzati Giovanni Francesco. Legato 
.li L. 40 nel 1540. 

* Alzati Margherita. Legato di L. 10 
nel 1542. 

Alzati Pietro, di Donato, voile su/fra- 
ijare I'anirnu sua e acquistare le Sante In- 
didgenze col disporre a favore dell'Osj)edale 
il legato di N. 50 Ducati d'oro con testa- 
mento 10 giugno 1469. 

* Amadio Giovanni Battista. Legato di 
L. 4n nel 1776. 

Amati sacerdote Cesare. Dispose il le- 
gato di L. 260 con testamento 17 higlio 1629. 

Ambelli Gregorio, Spagnuolo, figlio di 
Giovanni, Giureconsulto, Giudice al segno 



del cavallo, fu Podesfk di Novara nel 1620 
e Pretore di Tortona nel 1612. Mori celibe 
nel ] 620 e con testamento 8 settembre detto 
anno cliiamo eredi un fratello cd un nipote 
legando all'Ospedale la mobilia della sua 
casa, i cavalli e la carrozza e un legato di 
L. 6000. Abbandono una sostanza di circa 
L. 12000. Visse ritirato e meschinamente. 

* Ambrosiana Marta. Legato di L. 15 
nol 1784. 

Ambrosini Elisabetta, di Giacomo, ve- 

dova di Giovanni Antonio Moroni, con testa- 
mento 14 gennaio 1535 legi a favore dell'O- 
spedale la dote di Lei, consistente in Fiorini 
800 da soldi 32 cadauno. Mori nello stesso 
mese di gennaio 15'i5. 
■'■ Ambrosoli Casimiro. Legato di L. 15 
nel 1799. 

* Ambrosoni Giovanni Maria. Legato 
di L. 272, nel 1646. 

* Ambrosoni Gottardo. Legato di L. 12, 
nel 1509. 

* Amighetti sacerdote Domenico, di 
Bresso. Legato di L. 342,2,6 nel 1650. 

Amigoni Lucio, figlio del negoziante 
di seta Giovanni Ambrogio, il quale ebbe 
dalla prima moglie Barbara Cattaneo il solo 
Lucio. Pare che in conseguenza dei soprag- 
giunti figli della seconda moglie in numero 
di 10 e della pretesa del jiadre di far percor- 
rere al Lucio la cari-iera del commercio della 
seta, dalla quale fu sconsigliato anche dai 
medici in causa del trovarsi egli storpio del 
braccio destro e di vista cortissima, siano 
intervenuti dei guai tanto serii in famiglia 
da indurre il Liicio ad abbandonare la casa 
paterna nel 1586. II jjadre lascio scritto che il 
Lucio era superbo e senza vergogna e che 
tent6 anche di ucciderlo, ma pare che il torto 
non fosse tutto da parte del figlio se dopo 
di avere abbandonata la casa paterna gli 
amici e i parenti potei-ono ottcnergli dal pa- 
dre un assegno a titolo di alimento. II Lu- 
cio fees pratiche per rientrare in famiglia, 
ma il padre tenne fermo nel non volerlo am- 
mettere. — Durante I'allontanamento dalla 
famiglia egli fu a Bergamo a Brescia ed a 
Venezia. Fatti gli studii legali, divenne no- 
tajo ed in questa qualita fu addetto all'Uf- 
ficio della dogana di Milano. 

Con testamento 1 maggio 1619, istitui 
erede I'Ospedale Maggiore, il quale conse- 
gui una sostanza di poca entity. 

Andreoli Luigi Antonio.Leg6 aU'Ospe- 
dale L. 90 con testamento 7 gennaio 1804. 



U).-5 — 



* Andreotti Giorgio. Logato <li L. ('>0 

Andreotti Paolo, Dottore in legge, fi- 
glio di rietro, ;^tr ait/fraijare I'animd ana e 
gtiella (Mia predefunfa moglie Catten.ut Villa 
leg6 con testaraento 7 ilicenibre 1746 al- 
rOsi)eilale i credit i cho proiessava verso 
certi I'ratelli Togliaghi per patrociuii loro 
prestati. 

Andreotti di Riva Scaramuccia, ili 

Yinoenzo, niarito di Catteriiia Crotti, com- 
nierci6 in vini e panno a Galbiate sua pntria, 
e tenne anche aperto negozio di drappi di 
lana in sotieta con altri a Milauo. — Con 
testJimento 20 novembre 1561, chiamo erede 
rOspedale, il quale cousegiu il valore della 
uiobilia e Pert. 127 di terrene in Galbiate 
state vendute nel 1572 per L. 8G00. — Negli 
atti pubblici e qnalificato di nobili natali. 
Mori il 5 gennaio 1565 (Mastro 15G5 fog. 313). 

* Angera Agrippa. Legato di Lire 150 
nel lt'.24. 

Angera sacerdote Fabio, Dottore in 
anibo le leggi, Pronotario Apostolico , fi- 
glio di Geroianio, Aicidiacono della Metro- 
politaua di Milano, risiedette jjarecchi anni 
a Roma. Uomo dottissimo nel diritto cano- 
nico veniva consultato da molti Vescovi 
d'ltalia. 

La niigliore biografia che si possa fare di 
lui ci e fomita da alcuni versi che gli in- 
dirizzo un sue amico il prete Giov. Pietro 
Zenalio curato di Trecella. 

Qual pu6 state miglior, qnal piu gioconde 
Esser che servir Vei d'aninio intiere 
Per gran valore a nissnu I'uem .secondo ? 

Vei siete del gran Die non lusinghiero 
Ma vere adorator; non tortacollo 
Ma nell'opre del Ciel serapre sincere. 

Vei fra leggisti star potete a rollo 
Ten i Barteli e i Baldi, e proprio sense 
Date a Giason senza allungargli il cello. 

Et i volumi tutti homai ben triti 
Havete dell' humane e dive historie 
Ambe ministri dei piu bei partiti. 

Passi gli ultimi anni della sua vita a Pez- 
zuolo, dove meri il 1 settembre 1629, isti- 
tuendo erede con testamento 23 marze 1615 
rOspedale ^fapgiore di Milano. 

* Angera Filippo. Legato diL. 16 nel 1516. 
Angera Giov. Giacomo, di Giovanni 

Angelo, della Parrocchia di S. Bartolomee, 
Tessitore, marito di Doretea Imbersage, con 
testamento 12 marzo 1.560, istitui erede I'Ospe- 
dale che consegui una casa fuori di P. Nnova, 



venduta por L. 3800. I^fori tro giorr.i dope 
di aver fat to testamento. 

Angera Paolo. Per disposizioiio di lui 
7 ottol.re \iVM\ rOspodale obbo il legato di 
L. 600 imperiali. 

* Angera Pietro Francesco. T.ognto di 
L. 50O nol 1573. 

* Angera Valente. Legato di Lire 100 
nol 157(\ 

* Angiolini Gaspare. Logato di L. 100 
nel lSo:i. 

* Annoni Alessandro. Legato di L. 100 
nel 1683. 

Annoni Alessandro, mori nel IMaggio 
1623 legando all'Ospedale con testamento 
11 a]irile 1622 ducatoni 200 d'argento. 

Annoni conte Alessandro Carlo, 

nacqne il 20 settembre l()n6 dai coniugi 
Giov. Pietro c Teopista Mosca. Ave del 
conte Alessandro Annoni, altre benefattore 
del Luogo Pie, Cav. di S. Stefano, marito di 
Marina Visconti di Galeazze. La sua morte 
a\Tenne il 12 marzo 1778 e il sue testa- 
mento e in data 9 agoste 1770. Benefic6 
rOspedale con un legato di L. 300. 

* Annoni Alessio. Legato di L. 1150 
nel 1(523. 

Annoni Antonio, libraio al Cordusio, 
con testamento 9 aprile 1700 leg6 L. 100. 

Annoni Bartolomeo, di Giovanni, era 
un modesto filatorc di seta in unapiccola casa 
di sua proprieta in Via dei Tre Re. Mori 
d'anni 70 il 21 dicembre 1617 dope una 
lunga infermit^ sopportata con rassegna- 
zione. Nemmeno la disgrazia di essere di- 
venute ciece le conturbo. Con testamento 
19 dette dicembre chiamo erede I'Osj^edale 
che nndo al possesso della detta casetta. 

Annoni Cristoforo, Droghiere e Rigat- 
tiere. Spes6 Lsabella Misinte. Commcrcio in 
legature e rimedii per i denti con bottega 
aperta al segno dell'uome vestito di rosso 
annessa al mure della Corte Ducale. — Mori 
in una casa di sua proprieta in Via Pasqui- 
role nel febbraio 1588 dope di avere con 
testamento 15 maggie 1585 istituito erede 
I'Ospedale eel peso di pagare ogni anno in 
perpetue L. 5 ai Canonici di S. Stefano in 
Breglio che acta vis/a del Proposto avessere 
celebrate un ufficie da morto e di dare tutte 
le ostie e le particole necessarie alia chiesa 
di S. Fedele dei PP. Gesuiti. Di questi pesi 
I'Ospedale si liberi pagando il relative ca- 
pitale. La casa in Via Pasquirolo fu ven- 
duta nol 16-19 a Giulio e Gio. Batt. Mala- 



206 — 



testa per L. 3500. Pervennero altrc L. IGOO, 
ricavo doi moljili o dcf^li effotti di negozio. 

* Annoni Francesco. Legato di L. 400 
nel 1B82. 

Annoni Francesco, marito di Ippolita 
Secchi. Con testamento 8 gennaio 1637 im- 
pose al di lui unico figlio ed erede Flainiaio 
di pagare all' Ospedale a titolo di legato 
Scudi 300 d"oro. 

Annoni Gerolamo di Giacomo. Bcne- 
fic6 1' Ospedale con uu legato di L. GOO. 
(Testamento IG diccnibre Hu(>). 

* Annoni Giovanni Angelo. Legato di 
L. 400 nel 1575. 

Annoni Giovanni Battista. Legato di 

L. 150 nel 1G45. 

* Annoni Giovanni Battista, di An- 
tonio, agiato mercante di seta, con testa- 
mento 7 marzo 1733 scrisse erede il L. P. di 
Loreto, con vincolo di usuf'rutto a favore 
della di lui moglie Francesca Soldati, dalla 
quale non ebbe figli. Ordino die L. 5710 
fossero impiegate nel fare i cancelli di ferro 
sulle porte del recinto dei Nuovi Sepolcri 
al foppone. Dispose inoltre che i frutti della 
di lui possessione Restocco fossero vincolati 
alia celebrazione di una messa quotidiana 
nella chiesa di detto foppone colla elemo- 
sina di L. 360 oltre L. 40 per la manuten- 
zione. — Mori il 21 ottobre 1735. In vita fece 
eseguire e mettere in opera a sue spese 
N. 60 colonne coi pedestalli capitelli e pi- 
lastri e N. 20 archi nel detto Recinto dei 
Nuovi Sepolcri. Si lia il ritratto eseguito 
da Antonio Bonacina. 

Annoni Giuseppe, di Giovanni e Maria 
Maestri, chiamo erede della meta della sua 
sostanza la moglie Montoli Marietta, riser- 
vata I'altra meta ai figli. All'Ospedale lego 
L. 800 con testamento 1 agosto 1874. Mori 
a Parabiago, dove era Sindaco, il 28 otto- 
bre 1874, dope Innga malattia. 

* Annoni Lucrezia. Legato di Lire GO 
nel 1G71. 

Annoni Teopista, figlia del conte Carlo 
Alessandro, altro benefattore all'0.spedale, e 
della contessa Maria Visconti, vedova del 
conte Agostino Cavalcabo, mori il 24 di- 
cembre 1816. Con testamento 5 detto di- 
cembre nomino eredi i tre figli C. Giovanni 
D. Gaetano e D. Carlo fratelli Cavalcabo 
coll'onere di rilasciare all'Ospedale a titolo 
di legato il capitals di L. 2302,51 die era 
imjiiegato a niutuo presso lo stesso Osjiedale. 
Fu e.?ecutore testamentario delle di lei di- 



sposizioni il nipote C. Alessandro Annoni 
clio pure benefico I'Ospedalc. 

Antignati Giovanni Giacomo, di Be- 
nedetto. Mori ai primi di settembre del 1G19 
lasciando il testamento 26 agosto d'anno, nel 
quale istitul eredi i figli Giuseppe Maria e 
Giov. Battista e lego all' O.spedale L. 1000 
imp. Appartiene questo Antignati alia fa- 
miglia dei famosi fabbricatori d'organi. Si 
ba motive per credere die egli fosse No- 
tajo. 

'• Antongina Giacomo. Legato di L. 15 
nel 1811. 

Antongina Maurizio. Con testamento 
9 settembre 1831 istitui eredi i figli col peso 
del legato di L. 100 a favore dell'Ospedale. 
Fu sepolto nel Cimitero di P. Ticinese dove 
fu collocate un monuniento con questa iscri- 
zione : 

ALLA ME.MORIA 

DI Maurizio Antongina 

PER RELIGIONE E CARITA CRISTIANA DISTINTA 
ALl'aJIORE DEI CONGIUNTI RAPITO 

nel giorno 3 ottobre 1831 
nell'eta d'anni 67 
la fami6lia dolente 
questo monumento eresse 
pregandogli la pace eterna. 
Antoniani sacerdote Carlo, Proposto di 
Nerviano. Mori d'apoplessia il 28 marzo 1676, 
istituendo erede con disposizione orale I'O- 
sjiedale. — Insorta lite fra I'erede e un ni- 
pote del testatore si addivenne nel 1G77 in 
concorso dello stesso ad una transazione in 
forza della quale I'Ospedale si dicliiaro ta- 
citato con L. 1050. 

* Antonini Maddalena. Legato di L. 28,15 
nel 1G89. 

Anzani sacerdote Giuseppe, Parroco di 
Alzate, ricordo nelle sue disposizioni testa- 
mentarie 16 marzo 1835 I'Ospedale con nn 
legato di L. 100 versate dall'erede, I'Osjie- 
dale di Como, al quale impose 1' obbligo 
di mantenere tanti letti per malati della 
pieve di Alzate, quanti ne pernietteva laren- 
dita della sua sostanza. Quando venne a 
morte aveva al suo servizio una esposta del 
L. P. di S. Caterina, la quale lo servi per 
50 anni. 

Anzaverta sacerdote Antonio Maria, 

Canonico della Basilica di S. Anibrogio. Con 
testamento 30 gennaio 1729 lego L. 300 jjr.- 
amor di Dio. 

* Anzaverta Gajetta Maddalena. Le- 
gato di L. GOO nel 1G95. 



— 207 



Appennino Benedetto, altro volto 

Pono, llglio ill rietro Martire o di Clara 
Vimercati, jnori il (> phigno H>23 e con te- 
staineiito "28 ottobre ItUO, noniini eredi Bo- 
neilftto Porro c Clara Vimoroati con sosti- 
tuzione, al verificarsi di prevednte eventua- 
lita, a favore dell'Ospedalo Maggiore e del 
L. P. della Misericordia. sostitnzione che si 
e verificata I'anno 1742 o cho procure) ai detti 
LL. PP. il possesso di una casa con tre bot- 
teghe snl corso di P. Tosa e di una cartclla 
del Banco di S. Auibrogio di L. 1200. L'O- 
spedale poi partecip6 anche al legato spe- 
ciale della mobilia del suo appartamento 
alia morte della di lui moglie Vittoria De 
Millioni. Favori con Icgati di culto la chiesa 
di S. Celso dove voile essere sepolto. La 
casa saccitata in mappa al N. 229 fu ven- 
duta dai LL. PP. eredi nel 1785 a Giuseppe 
Balestrini per L. 7040. 

Appiani sacerdote Antonio. Lego con 
testament'1 2 settcmbre 17o7 L. 600. 

* Appiani Antonio Maria. Legato di 
L. 1t<> nel lt>>l. 

* Appiani Aurelio. Legato di Lire 16 
nel 111 2. 

* Appiani Carlo. Logato di L. 15 nel 180G. 
Appiani Cristoforo,figlio del Cav. Fran- 
cesco, niilanese. indispettitosi perclie Tunica 
di lui figlia voile farsi mbnaca, con testa- 
mento 11 marzo 16-28 chiami erede il di lui 
parente Francesco Paletti, con sostituziono 
a favore dell'Ospedale nel case che I'erede 
fosse morto senza figli, caso che si e veri- 
ficato nel 1648 e che lia fatto conseguire al- 
rOspedalo nn reddito di L. 414. 

* Appiani Ercole. Legato di L. 800. Tc- 
stamento 24 luglio 1613. 

Appiani Filippo, di Paolo. Coi testa- 
ment i 2<> niaiv.o ir)^2 e 11 niarzo 1594 logo 
L. 25. 

* Appiani Filippo. Legato di Lire 60 
nel ItjOO. 

* Appiani Francesco. Legato di L. 150 
nel 1'''55. 

* Appiani Gerolamo. Legato di L. 25 
nel 1525. 

* Appiani Giovanni Antonio. Legato 
di L. •2"i> nel 1594 

* Appiani Giovanni Battista. Legato di 
L. 16 nel 1509. 

* Appiani dottor fisico Giovanni Batt. 
Legato di L. 69 nel 163?^. 

* Appiani Giovanni Battista. Legato 
di L. 1<Xj nel 17;j5. 



* Appiani Giovanni Pietro. Legato di 

L. :'.2 nel ]5(»5. 

* Appiani Giuseppe. Legato di L. 186 

nel 1755. 

* Appiani Marc' Antonio. Legato di L. 50 

nel ]52'5. 

* Appiani Michele. Legato di Lire 50 
nel 1408. 

* Appiani Stefano. Legato di L. 16. Te- 

staiueiito S marzo 1507. 

* Appiani RafFaele. Legato di L. 100 

nel 15Ht. 

Aquaneo Giovanni Carlo. Laseio il 
tenue legato di Jj. 12, eon testaniento 27 feb- 
braio 1816. 

Acquila Angela Teresa, figlia di Ge- 
rolamo, vedova Zanetti, possidente, si rese 
defunta in Milano il 25 ottobre 1828 noHa 
casa in Borgo di Cittadella N. 3655 d'anni 
81 in causa d'o-n/rt carrerafa. Lego all'O- 
spedale , con testamento 20 marzo 1815, 
L. 4605. 

Arachi Dionisa di Tainate, figlia di 
Benedetto, con testaniento 30 giugno 1633 
lego a favore dell'Ospedalo L. 550 che ven- 
nero versate il 31 luglio detto anno e che 
rappresentano circa la metiY della sostanza 
da lei abbandonata. 

* Aratori Bernardo. Legato di L. GO 
nel 1594. 

Arborio Mella conte Edoardo non 
ha I'atta alcuna disposizione in morte a favore 
dell'Ospedale, ma nel 1879 gli don6, con un 
tratto generoso die altamonte lo onora, 
L. 4120 per indennizzarlo della perdita su- 
bita nelTafPrancazione in rendita dello state 
del livello di L. 615 assentato soprabeni in 
Ottobiano. 

Arcellasca Carlo Giuseppe lego L. 400 

con testamento 7 settembre 1772. 

Arcelli Paolo, di Leone, Piacentino, 
lego ducatoni 100 d'oro per il ricovero del 
pellrgrini vaganti per il mondo, con testa- 
mento 11 luglio 1465. 

* Archinti conte capitano Filippo. Le- 
gato di L. 200 nel 1679. 

Archinti contessa Francesca. Nacque 
r 8 marzo 1691 dai conjugi Lodovico e Bea- 
trice Scklich alemarma, dei Conti di Tainate, 
moglie di Bernardino ^landelli di Piacenza. 
Con testamento 29 aprile 1744 leg6 a favore 
dell'Ospedale L. 7000 da pagarsi dai cognate 
cd erede di Lei conte capitano Giuseppe 
Mandelli. Un di lei fratello di nome Carlo, 
fu ucciso in duello. 



208 



* Archinti Giovanni Battista. Logato 
di Ij. T)!). 'rcstanicuto 7 scttoiiibro 155H. 

* Archinti Roberto. Legato di L. 5 per 

una volta e L. (it airaniio (155Itj. 

Arcimboldi march ose Francesco morl 
il 15 febbraio 1623 legando con tcstamento 

5 giugno 1620 Scudi 12. 

* Arcimboldi marchese Giovanni Bat- 
tista, figlio di Maurizio e di Teresa Ca- 
pitani, Decauo del Consiglio Generale, lego 
L. 150 nel 1723, anno della suamorte. 

Arcimboldi sacerdote Giovanni Bat- 
tista, Canonico Ordiuario della Metropo- 
litana, figlio di Bartolomeo, con testamento 

6 dicembre 1596 istitui erede P Ospedale 
della sua sostanza, la quale raggiunse I'im- 
porto di L. 3236. 

* .Arcimboldi marchese Guido Antonio, 
fratello dell'Arcimboldi marchese Giovanni 
Battista, Cavaliere di Malta e Mastro di 
Campo, \eg6 L. 1000 nel 1727. 

* Arcimboldi marchese Maurizio, padre 
dei beuefattori Arcimboldi Giovanni Battista 
e Guido Antonio. Legato di L. 150 nel 1681. 

* Arconati Ambrogio. Legato di L. 400. 
Testamento 9 dicembre 1503. 

* Arconati Visconti conte senatore Ga- 
leazzo, figlio del conte Giuseppe Antonio 
e di Francesca Mandelli. Legato di L. 300 
nel 1772. 

Arconati nobile Gerolamo, figlio del 
cav. Carlo, scrisse nel suo testamento 26 
marzo 1670 il legato di B. 10 vino rosso di 
Arconate a favore dell'Ospedale per anni 10. 

Arconati Giovanni Battista. Lego al- 

I'Ospedalo con testamento . . . marzo 1497 
B. 300 di vino da cousegnarsi in quattro 
anni. 

* Arconati sacerdote Giovanni Battista. 
Legato di L. 2109 nel 1625. 

* Arconati marchese Giuseppe. Legato 
di L. 25 nel 1761. 

* Arconati conte Marco. Legato di L. 1000 
nel 1636. 

* Arconati Marco Antonio. Legato di 
L. 25CW nel 1638. 

Arcore Ambrogio. Legato di L. 80. 
Testamento 27 agosto 1490. 

* Ardizio Caterina. Legato di L. lOO 

nel 16.53. 

Ardizio Corona, nominati ercdi con te- 
stamento 23 aprile 1630 i Chierici regolari 
della Croce Tane o Crociferi, lego all'Ospc- 
dale L. 100, 



* Ardizio Giovanni Pietro. Legato di 

L. .50 nel 1.592. 

* Arese Giovanni Antonio. Legato di 

L. 26 nel 1500. 

* Arese conte Marco. Presidentc del Ma- 
gistrato, figlio di Benedetto e di Anna Car- 
cani. Legato di L. 1200 nel 1696, anno della 
sua morte. 

* Arese Maria. Legato di L. 700 nel 1615. 

* Aresini Gerolamo. Legato di Lire 15 
nel 15.53. 

Aresini Giovanni Antonio, di Bene- 
detto, ammogliato con Margarita Bertazzi, 
alia quale logo L. 4000 con testamento 30 
ottobro 15S6, fatto nell'oratorio delle Carceri 
della Malastalla, istitui erode I'Ospedale della 
sua sostanza, certamente non considerevole. 

* Argenti Giov. Maria. Legato di L. 50 
nel 1781. 

Argenti sacerdote Pietro Guido. Arci- 
prete di Menaggio, consegn6 in vita ad un 
tale L. 50 perche alia sua morte fossero 
trasmesse all'Ospedale, ci6 che avvenne il 
31 agosto 1609. 

* Arluno GaleottO. Legato di Lire 16. 
nel 1522. 

* Arluno Gaspare. Legato di Lire 100 
nel 1554. 

Arluno Matteo. Legato di L. 25 nel 1478. 

Arnaboldi Giacobbe, di Giuseppe, don6 
nel 1848 al L. P. Triulzio una casa in Mi- 
lano coU'obbligo di pagare rail. L. 6000 a 
persona che si riservo di nominare entro un 
anno, sostituondo nel caso che cio non fosse 
avvenuto I'Ospedale Maggiore di Milano. 
Con atto 23 febbraio 1848 design^ a fruire 
il legato il detto Ospedale al quale il L. P. 
Triulzi pago le L. 6000 il 20 ottobre 1849. 

* Arnate Bernardo. Legato di Lire 16, 
nel 1497. 

Arnate Simone, figlio di Giov. Antonio, 
con atto 1 febbraio 1586, dono all'Ospedale 
Maggiore I'annua prestazione di L. 100 colla 
condizione di corrispondorla a lui vita du- 
rante. 

Arnate sacerdote Gerolamo, curato 
della Chiesa di S. Babila, figlio di Giovanni 
Paolo e di Angela Baracca, con testamento 
29 marzo 1603, fatto in una bottega situata 
nel Broletto nuovo, istitui erede I'Ospedale 
della sua sostanza, che non si e potuto 
identificare, ma che deve essere stata assai 
modesta. 

Arrigoni Arrigoni, di altro Arrigoni, 
ostc al Laghetto, con testamento deiragosto 



— 209 



1700 logo Filippi JW dn Lire 7 impcrinli 
Jovutij^li ila (uov. Battistft dol ^[atto in 
aggiiuita a Filippi 160 da lui ilonati in 
vita. 

* Arrigoni saconloto Bartolomeo. Ou- 

rato ili Vt-aosetta. Lfpato ili L. laXt nel 1710-. 

* Arrigoni Bernardino. Legato ili L. 303 
nel it;T:>. 

Arrigoni Carlo Ambrogio, di Fran- 
cesco, j>ussiilonte. di Molzo, duve mori il 7 
giugiio 182G istituendo erede cou testamento, 
di due giorni prima, il nipote Angelo Gio- 
vanni Daniele Ajnti da lui allevato ed edu- 
cato e con lui convivcnte, colTonere di pa- 
gare allOspedale a titolo di legato lasomma 
di anniie L. 100 per 6 anni. 

Arrigoni Carlo, di Cologna, Pieve di 
Missaglia, niorl nel 1095 lasciando per te- 
stamento 12 novembre 1603 un legato di 
L. "24 imperiali. 

* Arrigoni Elisabetta. Legato di L. 16 
nel 15(.>1. 

* Arrigoni Evangelista. Legato di L. 150 
nel 1667. 

* Arrigoni Giovanni. Legato di L. 100 
nel lt;-2l. 

* Arrigoni Giovanni Battista, assistente 

allX'liicio della Tromba della piazza Mer- 
canti. Fu erede I'Ospedale, il quale consegui 
nel 1631 circa L. 2<>X 

* Arrigoni Giuseppe di Cremeno. Le- 
gato di L. 600 (Ma.stro 1731, 1740.J 

* Arrigoni Simone. Legato di Lire 80 
nel 14tU. 

* Arsago Clemente. Legato di L. 300 
nel 16-25. 

* Arsoni Giovanni Andrea. Legato di 
L. 10 nel 153-2. 

* Aspesi Corbetta Angelica. Aspesi 
Giovanna e Tentorio Angiola. Que.ste 
tre donne non hanno lasciato alcuna sostanza 
aU'Ospedale Maggiore, ma nella loro qualita 
di successibili ex lege di Giovanni Battista 
Corti che discende da una Aspesi Giovanna^ 
che fu moglie del di lui avo, desistettero, 
come eransi accinte, dall'eccepire sul testa- 
mento del Giovanni Battista Corti cbe isti- 
tui erede I'Ospedale e contribuirono anzi 
a togliere di mezzo le pretcse che su tale 
eredita vantava il fisco che la voleva con- 
siderare siccome bene vacante. Non consta 
per altro che sia intervenuta una speciale 
convenzione per il ritratto di queste tre 



donne, il quale si espone lu^lla occasione 
della tosta del Pcrdotio. 

■* Assandri Cristoforo. Legato di L. 150 

nol 1(!(KI. 

* Assandri dottor fisico Ferdinand©. Le- 
gato .11 L. It nel 17S7. 

* Assandri awocato Francesco. Legato 
di L. lai nel 1785. 

Attelani o della TelaCornelio ihiamu 

erede rOspinlale con testamento '27 niaggio 
1555, fatto ])areccbi giorni prima di niorire. 
L'entita della erodita fu di L. 3900. 

* Avogadri Alessandro. Legato di L. -200 
nel 15T!». 

" Avogadri Giacomo. Legato di L. 150 

nel 1601. 

* Avogadri Prospero. Legato di L. 0000. 
Testamento 27 febbraio 1612. 

* Avolos Beatrice. Legato di Lire 300 
nel 1551. 

* Azzi Alberto. Legato di L. 60 nel 1584. 
Bacciocchi Anna o Quaresima Lu- 

crezia cognate, avendo quest'ultima spo- 
sato Bartolomeo Bacciocchi fratello dell'Anna 
e altro dei ragionieri di questo Ospedale, 
con atto 29 aprile 1700 donarono la mobilia 
di casa e alcuni crediti non che una piccola 
casa in Porta Ticinese Parrocchia di S. Lo- 
renzo di fuori giu del Ponte delle Pioppette. 
Sorta contestazione fra gli eredi delle do- 
nanti, specialmente per la casa, 1' Ospedale 
in via di transazione pag6 loro L. 800. 
L'Anna Bacciocchi mori il 18 novembre 1687. 

* Bacco Ignazio. Legato di Lire 2000. 
(Testamento 19 ottobre 1805.) 

Baciochi Luigi, figlio di Gerolamo. Fu 
eletto agente dell'Osjjedaloa Zelobuonpersico 
nel 1639. I suoi servizii al Luogo Pio du- 
rarono circa 30 anni prestati con soddisfa- 
zione de' suoi superiori. Con testamento 8 
dicembre 1668 istitui ei-ede iiniversale I'O- 
spedale della sua sostanza dell' importo di 
L. 3621 5,3. Di questo benefattore, che si 
rese defunto I'll dicembre 1668, .si aveva il 
ritratto dipinto da Leva Gerolamo, ritratto 
cho andu smarrito e che non si credette di 
sostituirlo trattandosi di eredita di poca 
entitk. 

* Badagia Giovanni. Legato di L. 16 

nel 119-2. 

Badi Maria, di Valdomino, figlia dei con- 
iugi Giu.seppe od Ana.stasia Badi, con te- 
stamento 27 dicembre 1839, pose a cai-ico 
delle sue sorelle eredi il legato di L. 40 a 
I'avorc dell'Ospedale. Mori nel 1842. 

15 



210 — 



* Baetti snccrdote Pietro Francesco. 

Lc-iito .li L. 25 iiol 17S0. 

Bagatti Clementino, di Antonio, marito 
di Doiueiiica lioilini, .sopranominato il liofpia 
di Pallanza, con testaniento 22 inarzo 1463, 
istitui erede l'Os{)edale al quale pervennero 
una Casa in Pallanza e diversi pezzi di terra 
in Suna. 

Bagatti Luigi, di Pietro Antonio e della 
noljile Clara Mauri, vedovo di Francesca 
Rocca, non avendo figli, con testamento 10 
giugno 1856 e codicillo 30 Marzo 1862 no- 
mini erede il pronipote Luigi Bagatti e 
legi airOspedale L. 2000. 

Bagatti Valsecchi fratelli nobili Fau- 

Sto e Giuseppe, tigli di Pietro, distinto 
artista, ereditarono dal padre il gvisto arti- 
stico. Ne fanno prova le opere d'arte che 
introdus.sero nella loro casa in Milano nella 
Via del Gesu al N. 5 e nelle loro villeggia- 
ture. Nel 1880 donarono all'Ospedale tre 
cancelli di ferro per la porta niaggiore e 
le porte laterali, non che ti-e lampade di 
.stile antico per la illuminazione del portico. 

* Bagetti Prassede. Legato di L. 150 
nel 1700. 

■^ Baggi Francesco. Tiegato di L. 300 
nel 1803 

* Bagostelli Annibale. Legato di L. 50 
nel 1G83. 

Baissoni Giovanni Battista, figlio di 

'Bernardo, marito di Marglierita Lesme, con 
testamento 22 aprile 1720 lego all'Ospedale 
L. 300 a carico dell'unico figlio ed erede di 
Lui Francesco Antonio. 

Baj sacerdote Francesco, di Gabriele. 
Parroco di Cazzone, mori 1' 11 luglio 1795 
lasciando il testamento 9 maggio detto anno 
col quale istitui erede I'Ospedale col vincolo 
dell'usufrutto a favore della sua servente 
Natale Bernasconi, la quale mori d'anni 93 
il 3 febbraio 1823. La entita della sostanza 
fa di circa L. 4000 valore di alcuni stabili 
in Cazzone. 

* Bajettano Antonio. Legato di L. 112,10 
nel 1597. 

* Bajettino Giovanni Antonio, di In- 
tra. Legato di L. 16 nel 1570. 

* Bajone Carlo. Legato di Lire 601,10 
nel 1794. 

* Balabio Francesco Antonio. Legato 
di L. 50 nel 1790. 

■* Balbi Ambrogio. Legato di Lire 54 
nel 1530. 

* Balbi Elena. Legato di L. 25 nel 1545. 



* Balbi Gerolamo. Legato di Lire 4130 

nel 1564. 

Balbi Giovanni Homenico, Essendoyli 

note In viiserie ilell'Osprdtitf gli leg6 con 
testamento 18 luglio 1611 ducatoni cinque 
d'argento stanipo di Milano. 

* Balbo Domenico. Legato di Lire 28,15 

nel 1611. 

* Balconi Bartolomeo. Testamento 23 
maggio lt;()K, legato di L. 600. 

*■ Balconi Giovanni Paolo. Legato di 

L. 21") nel lo(;7. 

* Baldino Bernardino. Legato di L. 5(X) 

nel 1606. 

* Baldino Giovanni Pietro. Legato di 
L. 1500 nel 1626. 

Baldironi nobiic Francesca. Con te- 
stamento 26 gennaio 1795 ricordo I'Ospedale 
con \\n legato di L. 6000. 

Baldironi nobile sacerdote Giovanni 
Battista, figlio di Francesco, che t'u ca- 
pitano della Darsena in Pavia, e di Antonia 
Rusca, scrisse nel suo testamento 9 settem- 
bre 1786 un legato di L. 15 a favore del- 
I'Ospedale. Mori il 26 dicembre 1789. 

Baldironi nobile Giovanni Giacomo, 

figlio di Giovanni Antonio e di Ippolita Ca- 
razzola, vedovo in i^rinie nozze di Marglie- 
rita Gallarani, spos6 in seconds nozze Laura 
Appiani. Ajjpartiene alia medesima famiglia 
del Baldironi sacerdote Giovanni Battista. 
Ebbe un nnico figlio di nome Giulio Cesaro 
che gli premori. Lascio pero una figlia na- 
turale. Abbandon6 una so.stanza disci-eta co- 
stituita da diverse case e Pert. 194 di ter- 
rene ed una casa in Milano, nella Via Cio- 
va.sso. L'Ospedale fu da lui beneficato con 
nn legato di L. 2400 (testamento 21novem- 
bre 1619 e codicillo 5 febbraio 1624). 
Baldironi nobile Giuseppe, figlio di 

Romano, Consigliere del Trihunalo d'a2)pello 
di Milano. Mori 1' 11 maggio 1828 legando 
all'Ospedale L. 300 jDcr una volta con testa- 
mento 10 maggio 1828. 

Baldizzoni sacerdote Giacomo Anto- 
nio, figlio di Giovanni Paolo, con atto 6 
uiarzo 1636 dono all' Ospedale un credito 
di L. 6000. Mori d'anni 75 il 3 agosto 1652, 
in Salerno in quell'Ospedale di San Gio- 
vanni di Dio. — Antecedentemente ricovero 
diverse volte nell'Ospedale di Milano. 

Balduino Alessandro, di Alzate, lego 
L. .50 airOspedale con testamento 22 otto- 
bre 1652. 



•211 



* Balduino Bernardino. Legato di L. nO 

uel irxSS. 

Balduino Francesco. Legato lU L. 8000 

^^testauK'iito It; novi'iuliro lG19j. 

Balduino Giacomo con testament© 10 
niaggio 14'J5 istitiu erodi in parti ognali il 
Luogo Pio della Miscriconlia, I'Osjiedale 
Maggiore, e il Luogo Pio delle quattro Ma- 
rie e Crespi Bernardino. 

Balestreri Giovanni Ambrogio, figlio 
di Beltranio e Francesca Saochi, niori il 
J) marzo 15G5 in Mariano, istitnendo erede 
della uiodesta sua sostauza costituita da un 
diretto dominio su casa in Milano fuori di 
Porta Ticinese col canone di L. 80, 1'Ospedale 
con ter-tanuMito 7 marzo detto anno. 

" Balestreri Simone. Legato di L. 19S 
uel 148;<. 

* Balestrini Giovanni Battista. Legato 
di L. 15 nel 1778. 

* Balestrini Giuseppe. Legato di L. 15 

nel ISOT. 

Balinari sacerdote Giovanni Giacomo, 
Canouico della Collegiata di S. Vittore di 
Bedero, figlio di Giovanni Stefano, con te- 
stamento 5 novenibre 1656 lego all' O.spedale 
alcuni stabili in territorio di Castronno, i 
quali furono venduti nel 1662 alia marchesa 
Donna Visconti Stampa per L. 7000. Aveva 
anche disposto a favore dello stesso Ospe- 
dale in via di sostituzione, ma trattandosi 
di una tenue sostauza di circa L. 8125 la 
Rappresentanza Ospitaliera vi rinunci6 die- 
tro conipenso di L. 200. 

Balione sacerdote Giovanni Battista, 
Curato di Mesenzana. istitui erede TOspe- 
dale con testan.ento 3 dicembre 1642. Per- 
vennero alcuni pezzi di terra in Brissago e 
Grantola. 

Balioni Bartolomeo. Lego airOspedale 
L. •)*>> '"on testainrnto 23 maggio 1608. 

Balioni Giovanni Antonio, di Ale.s- 
.sandro, lego con testamento 12 agosto 1627 
sfudi lO*,!. 

Ballarelli Giovanni nacque a S. Mau- 
rizio della Costa, t'razione del Comune di 
Ghitla, Lago Maggiore, il 2.^ agosto 178.3 da 
Giovanni e Caterina Berta. Quantunque la 
sua sostauza non fosse cosi larga da permet- 
tergli xina elargizione a favore di Luoghi 
Pii. pure con testamento 2 febliraio 1847, 
lego airOspedale L. 600, le quali per la in- 
sufficienza dell'asse ereditario, dovettero es- 
sere ridotte a L. 450. — Di carattere mite, 
d'indole buonn, seppe far.si aniare dai suoi 



clienti ni quali pre.sto I'opera sua nella qua- 
lita di mediatore. Gli auiici jjoi e i parent! 
gli furono sempre larghi della loro benevo- 
lenza anche perch6 di carattere gioviale e 
di una onestk a tutta prova. Mori celibe. 

BalocCO Carlo, tletto il Ualocchino, oriun- 
do di ACri'i'lli. tenne domicilio per molti 
anni in Milano, dove mori nel giugno 1851, 
beneficando 1' Ospedale con un legato di 
L. 10,000 nel suo testamento 25 giugno 1850. 
La consistenza della sostauza da lui abban- 
donata non fu tale da tollerare I'impor- 
tanza del detto legato, per oii si dovette 
venire ad una transazione in forza della 
quale I'Ospedale consegui sole L. 1797.53 
italiane. 
■■■ Balsami Carlo. Legato di L. 107 nel 1804. 

* Balsami Carlo. Legato di L. 24 nel 1785. 

* Balsami Francesco. Legato di L. 10 
nel 1551. 

Balsomi Giovanni Maria lego airOspe- 
dale L. 100 con testamento 2:5 noveuibre 1614. 

Balzaretti sacerdote Baldassare, Pro- 
posto, lego all'Ospedale L. 2fKX) con testa- 
mento 6 luglio 1714. 

* Banfi. Ambrogio. Legato di Lire 46 
nel 1823. 

* Banfi Antonio Maria. Legato di L. 10 
nel 1798. 

* Banfi Bernardo. Legato di Lire 24 
nel 1664. 

Baufi Ercole, figlio di Gerolamo, ar- 
majuolo. Mori di contagio nel febbraio 1631 
lasciando aU'Osi^edale N. 329 moschetti con 
casse buone, 12 archibugi pure con casse 
buone, 123 moschetti vecchi c 141 archibugi 
vecchi, non che spade 934. II valore di 
queste armi e di un credito verso la camera 
ducale fu di L. 8100 circa. 

* Banfi Giovanni. Legato di Lire 100 
nel 1734. 

* Banfi Giovanni Andrea. Legato di 
L. 38,8 nel 1516. 

* Banfi Giovanni Battista. Legato di 

L. lU) nel 1686. 

Banfi Giovanni Francesco, lego al- 

r Ospedale L. 5(J imj). con testamento 26 
febbraio 1547. 

Banfi Giovanni Paolo. Dispose con 
testaiiiciito 211 luglio 1625 il legato di mille 
scudi da L. 6 a favore deH'Ospcdale. 

Banfi Stefano. Legato di L. 100 con te- 
stamento 1 maggio 1685. 

* Baragona Anna. Legato di Lire 25 
nel 17 •'):',. 



212 — 



* Barbante Gaetano. Legato di L. 15 

iifl 1705. 

* Bartaeri Caterina. Lcf^^ato di Lire 15 

nel 1792. 

Barbiani nol)ile Giustina, ilei conti <li 
Belgiojoso, figlia dei coniugi conte Carlo, 
capitano di cavalleria, e di Lucia Palla- 
vicini, sposo il marchess Lelio Cusani. Ebbe 
un unico figlio, di iiomo Agostino, che fu 
erede di lei, in forza del testamento 18 Inglio 
1615. T/Ospedale ebbe un legato di Scudi 
300 coll'incarico di sorvegliare I'adeinpimento 
delle di lei disposizioni testamentarie. 

* Barbiani conte Lodovico. Legato di 

L. 150 nel 1580. 

Barbieri Giovanni Giacomo, di Bel- 
linzago novarcsc, figlio di Clemente. Con 
testamento 20 gennaio 1619, leg6 di L. 1300 
che gli erano dovuti dal fiscale Giovanni 
Francesco Tornielli. 

* Barbo marchesa Carolina. Legato di 
L. 24 nel 1725. 

* Barbo conte Emanuele, fi,glio del conte 
Gerolamo, sargente maggiore. Legato di 
L. 2000 nel 1674. 

Barbo conte Francesco. Mori il 9 aprile 
1842, legando all' Ospedale L. 60 con testa- 
mento 6 maggio 1840. 

Barchetta Giovanni Battista, capo- 

mastro, oviiindo di Barca, stato Svizzero, 
figlio di Francesco, mori vedovo di Lucia 
Succhini il 15 aprile 1807, in Milano nella 
casa in via di S. Radegonda al N. 5254 
d'anni 79 istituendo erede con testamento 
21 agosto 1806 per una meta I'lmica di lui 
figlia Anna .Maria e per I'altra met^ I'Ospe- 
dale. II movente d'aver privato la figlia di 
una meta della sostanza va ricavato nel 
t'atto che essa sposo, contrariamento alia 
volonta del padre, un tale Alberganti. Ci 
voile del bello e del buono per combinare 
durante la di lui vita un riawicinamento 
che non la voleva piu vedere. E non ebbe 
poi tutti i torti, se I'Alberganti, dopo di 
avere accuditi a diversi aflfari del suocero, 
fuggi con altra donna lasciando a Milano 
la moglie con una figlia con scarsi mezzi 
di sussistenza. L'Osjjedale per6 tenne conto 
dello stato disgraziato della detta figlia ri- 
nunciandole le ragioni orcditaric contro il 
jiagamento di L. 9000. 

* Bareggi Giovanni Antonio. Legato 
di L. KXK) nel 1656. 

■^ Bareggi Michele. Legato di Lire 25 
nel 1.521. 



Baretta Carlo, di Andrea. Con testa- 
)iicnto Ki s(-tt. nilirc 1686, legi L. 50. 
" Barigello Antonio. Legato di L. 150 
nel 1627. 

Barili Antonia. Lego L. 180 con testa- 
mento 17 marzo 1643. 

Barili Giulio Cesare, di Tomaso. Le- 
gato di IW ducati. Testamento 1 aprile 1620. 

Barlassina Tomaso, di Francesco Ber- 
nardino, con testaiiicnto 18 ottobre 1576 
istitui erede universale I'Ospedale salvo I'u- 
safrutto ad un suo fratello e colla condi- 
zione che quattro anni dopo il dece.sso del 
detto di lui fratello fosscro i beni ereditarii 
realizzati consegnando il ricavo ai Frati del 
Monastero di S. Francesco dell' Ordine dei 
Cappuccini esistente fuori di Porta Vercel- 
Hna vicino alle mura della Cittk. Siccome il 
testatore aveva imposto ai Frati la con- 
dizione, sotto pena di scomunica in caso di 
inossei'vanza, di pregare nei divini uffici per 
I'anima di liii, cosi i detti Religiosi, con atto 
4 maggio 1592, ne fecero rinuncia a favore 
dell'Ospedale dichiarando che il legato pa- 
reva loro non essere fatto come si coiivcniva 
al loro stato e alia loro professione. L'Ospe- 
dale consegui ciira L. 6000. 
* Barlucchi Rubati Arcangelo. Legato 

di L. 15 nel 1801. 

^- Barnesio Antonio. Legato di Lire 24 

nel 1549. 

Barnovani Francesco, di Giusei)pe, 
chiamo erede con testamento 10 luglio 1836 
il Luogo Pio Triulzi coll' onere di pagare 
all'Ospedale a titolo di legato L. 1000. 

Barnovani Giuseppe. Leg6 L. 100 ita- 

liane con testamento 4 giugno 1818. 

Barone Carlo, di S. Giovanni alia Cn- 
stagna sopra Lecco, figlio di Nicola e ma- 
rito di Francesca Cima, alia quale lego I'u- 
sufrutto generale, mori il 17 marzo 1798 c 
con testamento dello stesso giorno istitui 
erede universale I'Ospedale, il quale rinunci6 
la relativa sostanza a Carlo Badone i>pv 
L. 6500. 

Barone Francescono, di Melchiorre, 
fattore deH'Ospedale di S. Vincenzo, altro 
degli Ospedali aggregati all'Ospedale Mag- 
giore, il quale fu erede di lui in forza del 
testamento 19 dicembre 1688. 

Baroni Luigi, cavaliere. I di lui fra- 
telli Giusejipe e Francesco eredi versarono 
nella Cassa dell'Ospedale L. 1000 nel feb- 
l.rnio 1885. 

Baronzino Giulio Cesare Luigi. Dot- 



— 213 



tore di Chirurgia, figHo f\\ Francesco, con 
testaniento '21 innrzo 1810 leg6 L. 3837,59. 

* Barozzi Barbara. Legato di Lire oO 
nel ITtU. 

* Barozzi Moro Bartolomeo. Legato ili 
L. 4(» nel 15tW^. 

* Baruare Scipione. Legato di Lire IG 
nel lril(>. 

Barzarotti Giovanni, di Vaprio, figlio 

di Donienico, con tostamcnto 7 maggio 1583 
istitni erede I'Ospedale della modestissim'a 
sna sostanza. 

* Barzello Baldassare. Legato di L. 160 

uel 1548. 

* Barzi sacerdote Francesco, canonico 
di S. Ambrogio. Legato di L. 76,75 italiane. 

* Barzi Simone. Testamento 30 agosto 
1508. Eveilita di circa L. 2«)0. 

Barzi Simone, di Luigi, di Casorate. 
Con testamento 21 scttembre 1558 leg6 du- 
cati 200. 

* Barzizza Gerolamo. Legato di L. 1500 
nel liiTT. 

* Basilea Prassede. Legato di Lire 300 
uel 1<'>'^>. 

Basilischi Isabella, di Francesco, vedova 
di Giovanni De Qiiiiiteri, di S. Colombano, 
istitui erede della piccola sua sostanza I'O- 
spedale con testamento 30 gennaio 1571. 

Basilio Cardano Ambrogio, Causi- 

dico di Milano. Con testamento 1 luglio 1624 
leg6 L. 50. 

Basse! Cristoforo, di Tantilio, detto 
De Medici, e sopranorninato il Pellegrino, 
Dottore in Chinirgia, di Pontida, ammala- 
tosi a Monza, ricovero airOspedale Maggiore 
di Milano dove mori scrivendolo erede della 
di lui sostanza che fu di poca entita. (Testa- 
mento 8 agosto 1603i. 

Bassi Giovanni Battista, di Francesco. 
Legato di L. ?/*) fi-tamfjuto 22 giugno 1633j. 

Bassi Giuseppe, di Gerolamo, vedovo 
di Teresa Alloggi, negoziante di mobili in 
Milano, mori il 16 giugno 1817 e con testa- 
mento di due giomi prima istitui erede 
I'unica di lui figlia Carolina dichiarando di 
condonare aH'Ospedale il debito di L. 190 
italiane per mobili somministratigli. 

* Bassi Martino, negoziante di vino. Le- 
gato di L. tW) nel 1630. 

* Battaglia Antonio. Legato di Lire 90 
nel 17113. 

* Battaglia D. Gabrio. Legato di L. 200 
nel Itv'-i'i. 



* Battaglia Giuseppe. Legato di L. 150 

nel 170S. 

* Battaglia Giuseppe. Legato di L. 300 
nol 1773. 

* Battaglia Giuseppe Antonio. Legato 

di L. 511 nel 180;). 

Battaglia Leonardo, di Giacomo. Fa 
erede di lui V Ospedale in forza del testa- 
mento 11 aprilo 1487, fatto in uno dei locali 
deirOspedale di S. Caterina al Ponte dei 
Fabbri, altro degli Ospedali aggregati al- 
r Ospedale Maggiore. Si tratta di una so- 
stanza di sole L. 200. 

* Battaglia Melchiorre. Legato di L. 300 
nel 16.^9. 

* Battaglia Michele. Legato di Lire 100 
nel 1806. 

■* Battaglioni Battaglione. Legato di 
L. 520(1 nel 1.537. Testamento in data di 
Cipro 20 giugno 1533. 
•■ Bazzi Giovanni Antonio. Legato di 
L. 55 nel 1773. 

* Bazzi Giovanni Giacomo. Legato di 
L. 100 nel 1.546. 

* Beaqua Francesco. Legato di L. 32 
nel 1508. 

* Beaqua o Bevilaqua Giovanni. Le- 
gato di L. 40 nel 14C4. 

Beaqua Giovanni Andrea. Lego al- 

rOspcdalo L. 16, nel 1476. 

* BeatO Antonio. Legato di L. 20 nel 1797. 
'* Beatrice Battista. Legato di Lire 50 
nel 1626. 

* Beaussier Gaspare. Legato di L. 12 

nel 1805. 

Beccaria nobile Giovanni Battista, 

di Gropello, figlio di Domenico, istitui erede 
rOspedale con testamento 5 giugno 1.589. 

* Beccaria sacerdote Giovanni Seba- 
Stiano. Legato di L. 600 nel 1735. 

* Beccaria Filippo. Legato di Lire 600 
nel 1697. 

* Beccaria Ippolito Maria. Legato di 
L. ."(X) nel 1649. 

* Belinario sacerdote Giacomo. Lego al- 
rOspedale una casetta con pertic:]ie 12 di 
terra in Castronno del valore di L. 700 
nel ]6(U. 

Belincioni Bernardo, diCelidonio, detto 
Belincion da Fiorenza, con testamento 12 set- 
tembre 1492 istitui erede I'Ospedale, il quale 
ando al possesso di una casa in Milano sulla 
Piazza di S. Ambrogio venduta nel 1496 per 
L. 3600. 



214 — 



* Belingero Gerolamo. Legato di L. :u; 
uel lOli). 

* Belinzaghi Francesco. Lc^aU) di Li- 
re 101 Id ncl 1575. 

Belinzaghi Giovanni Maria, moil il 
2 novembre 1803, lasciando Teredita di Ini 
a due suoi fratelli con testainento 9 geniiaio 
1799 iiel quale scrisse un legato di L. 60() a 
favore dell'Ospodale. 

* Belinzaghi Lodovico. Legato di L. 15 
ncl 1802. 

* Bellani Anna Maria. Legato di L. 100 
nel 181G. 

* Bellani Cairoli sacerdote Carlo Ge- 
rolamo. Legato di L. 600 nel 1782. 

* Bellani dottor fisico Gerolamo. Legato 
di L. 300 nel 1709. 

* Bellano Carlo. Legato di L. 14 nel 1772. 

* Bellardi Domenico. Legato di L. 30 
nel 1807. 

Bellati Giovanni Battista con testa- 
mento 28 dicembre 1820 istitui erede della 
legittima i sette suoi figli e della disponibile 
i quattro figli maschi coll'onere di un legato 
di L. 60 a t'avore deH'Osjiedale. 

* Bellati Giulio Cesare. Legato di L. 50 
nel 1801. 

Bellazzi Filippo, possidente, figlio di 
Giovanni Battista, di Conce.sa, con testa- 
inento 11 aprile 1844, istitui eredi alcuni 
suoi nipoti coll'obbligo di pagare all'Ospe- 
dale il legato di L. 1000. 

* Bellebona Marianna, vedovaYalaperta. 

Legato di L. 200 nel 1799. 

* Bellezza Federico. Legato di L. 15 

nel 1804. 

Bellingeri Giovanni Pietro. Chiamata 

erede la scuola dei poveri fanciulli in Desio, 
lego a favore deU'Osjiedale, con testainento 
8 gennaio 1754, L. 700. 

* Bellini Domenico. Legato di Lire 12 
nel 1800. 

* Bellini marchese Carlo. Legato di L. 50 
nel 1784. 

* Bellini marchese Giovanni Battista. 
Legato di L. 24 nel 1773. 

* Bellini Paolo. Legato di Lire 46.05 
nel 1815. 

Bellino Carlo Antonio, di Andrea, di 
Rozzo, chiam6 erede il comune di Lezzeno 
salvo I'usufrutto a favore della di lui nioglie 
Arcangela Bianchi e il legato di scndi 40 
per una volta a favore dell'Ospedale (testa- 
mento 5 dicembre 1708). 



* Bellino Giovanni Battista. Legato di 

L. 350 nel 1703. 

* Bellino Giuseppe, morto iuiro.spedale 
Fale-bcne-tVatelli. Legato di L. 70 nel 1728. 

Bellinzaghi Domenico dono airo.si>c- 

dale nel 1706 un credito di L. 600. 

^- Bellone sacerdote Gerolamo. Legato di 

L. 200 nel 1707. 

* Bellone .sacerdote Giovanni Battista. 

Legato di L. 100 nel 1733. 

*• Bellone Giovanni Maria. Legato di 

L. 10 ncl 1800. 

* Bellone Giuseppe Maria. Legato di 

L. 25 nel 1788. 

'" Bellone tonte Luigi. Legato di L. 600 

nel 1783. 

* Belloni Anna Maria ex monaca. Le- 
gato di aust. L. 13,24 nel 1826. 

* Belloni sacerdote Bernardo. Canonico 
di S. Anibrogio. Legato di L. 100 nel 1651. 

Belloni Carlo, di Magenta, figlio di 
Matteo, cliianio erede I'unica figlia Maria 
Maddalena, coll'onere del legato di L. 300 
all'Ospedale I'testamento 30 settembre 1721). 

* Belloni Gerolamo. Legato di Lire 25 
(Mastro 1584-1586j. 

Belloni sacerdote Giovanni, di Merlate, 
figlio di Giovanni Antonio, niori nel detto 
Comune il 30 dicembre 1704, lasciando la, 
sua sostanza a parecchi suoi nipoti e legando 
all'Ospedale L. 2000 pagabili nel termine di 
20 anni giusta il suo testamento 14 settem- 
bre 1704. 

* Belloni sacerdote Giovanni. Legato di 
L. 100 nel 1731. 

* Belloni Giovanni Battista. Legato di 

L. 50 nel 1771. 

Belloni Maria Vittoria ex monaca co- 

rista Agostiniana del soppresso Monastero 
di S. Marta di Milano, al secolo AnnaLuigia, 
figlia del conte Ignazio Luigi, dei conti di 
Montu Beccaria e di Vittoria Cottica, mori 
il 4 dicembre 1826, sotto la Parrocchia del 
Carmine destinando all'Ospedale il legato di 
L. 15 (testamento 28 ottobre 1804). 

Belloni Pompeo, di Vigevano, lego al- 
rOspedale con codicillo 17 gennaio 1639 uu 
cavallo bianco. 

* Bellotti Carlo. Legato di L. 60 nel 1762. 
Bellotti sacerdote Cesare, nacqne il 27 

novembre 1574 a Somma. Suo padre. Gio- 
vanni Stefano. fu fiscalc del feudo Cusani 
di Somma e di Golasecca. Gelebro la prima 
messa il 9 aprile 1600, fu cappellano sotto 
il titolo di S. Carlo nella Chiesa di S. Vito 



215 



di Somma e Mnzzeconico in Daomo. posto 
clie epli abbandono allorche uel 1611) fu 
nomiimto Capjiellnuo Dnoale nella Chiesa 
di S. Maria della S.ala in S. Fedele. Mori 
nel luglio UU>;>, istituendo erede con tosta- 
raento 19 dicenibre 1G38 TOspedale che and6 
al possesso di una sostanza di circa L. "2000. 
I suoi parenti morirono tutti di peste nel 
16;30 e in consec^ienza di ci6 dovette ogli 
subirc una luiiga e tastidiosa contuniacia. 

* Bellotti Giovanni. Legato di Lire -2D 
uel ltM>^. 

Bellotti sacerdote oblato Giovanni Pie- 
tro, lego soudi 2 con testamento 15 I'eb- 
braio ISO". 

Bellusco Giovanni, con testamento 5 
agosto 14-xS lego aH'Ospedale L. 3'20. (Vedi 
mastro Ospedale 1450). 

* Belocca Bianca. Legato di Live 15 
nel it;>;\ 

* Beltramini Giovanni. Legato diL. 52,2,6 
nel li'.iM. 

* Beltrazzo Simone, pittore. morl nel- 
rOspedale nel luglio 1597, istitnendo erede 
rOsjiodale stesso al quale pervennero L. 139,3. 

Belvisi Andrea, iiglio dei coniugi Fran- 
cesco e Susanna Cattaneo, ammogliato con 
Caterina Gussoni, mori in Fagnano Olona, 
dove abitava, il 27 gennaio 1776 e con testa- 
mento di tre giomi prima istitni eredi i figli 
maschi del di lui fratello Giuseppe, al quale 
riserv6 Tusufrutto, con sostituzione a favore 
deirOspedale nel caso in cui 1' erede fosse 
morto senza tigli maschi. H caso si e veri- 
ficato nel 1819. e TOspedale rinunci6 le sue 
ragioni ereditarie agli eredi del Giuseppe 
Belvisi per L. 2268. 

* Benaglia Domenico. Legato di L. .30 
nel 1799. 

Benawiato Confalonieri Antonio, 
milanese, figlio di Nicola, leg*") aU'Cspedale 
con testamento 5 luglio 1630 scudi 200 d'oro 
da L. 6. 

* Bendoni Caccia, senatore. Legato di 
L. <',ri«i ,:fl 173S. 

* Bentivoglio Alessandro. Legato di 

Bentivoglio marcliesa Eleonora, figlia 
del conte Gerolamo, di Bologna, rimasta 
vedova del conte Ventura di Parma, spos6 
il marchese Enea Crivelli. Con testamento 
5 settembre 1831 , cbiami eredi i di lei 
figli Vitaliano noto patriotta, Tiberio, Ful- 
via, Giovanna, Paola, coll'obbligo di pagarc 
airO-spedale a titolo di legato L. eO*^"' per 



una volta a favore delle povoro infermc 
cronicbo niilaiiosi ricoverato noll'Ospcdale. 

Benzoni Giulio Cesare, di Milano. con 

testamento 21 giugno 161(), fntto neirOs]io- 
dale di S. Ambvogio, altro degli Ospcdali 
aggregati all'Osj)edalo Maggiore, lego a fa- 
voi-e di quest'ultimo Lire 300 a carico dcl- 
1' erede e cognato di lui Antonio Borghi. 
Benzoni Innocenzo, di Giovanni An- 

golo. li':;('i L. JiH) iiiu testamento 21 giu- 
gno 16311. 

* Benzoni Stefano. Chiamc) a raccogliere 
la piccola sua sostanza I'Ospcdale, la fabbrica 
del Pnomo e i frati di S. Pietro Celestino. 
AirOspedale toccarono L. 598 nel 1553. 

■■ Beolchi Alessandro. Legato diL. 1180 
nel 1570. 

* Beolchi monsignor Benedetto. Legato 
di L. 12 nel 1(!;)7. 

•• Beregonda Maria. Legato di Lire 200 
nel 17.53. 

* Beretta Alessandro. Legato di L. 100 
nel 1751. 

Beretta Ambrogio, di Zolobuonporsico, 
con testamento 22 giugno 1787 lego allOspe- 
dale una casa colonica in detto comune. 

* Beretta Antonio. Legato di Lire 100 

nel 1719. 

*■ Beretta Battista. Testamento 4 agosto 

]574. Legato di L. 2.5. 

* Beretta Carlo. Legato di Lire 767.51 
nel 1819. Testamento 4 maggio 1817. 

Beretta Francesco, di Antonio, mer- 
ciajo, istitui erede I'Ospedale nel 1630. Per- 
vennero alcuni beni in Casatico c una pic- 
cola casa in Porta Orientalo jiarroccbia di 
S. Babila di fuori. 

* Beretta Giovanni Battista. Legato 

di L. 2(Xl nel ISOt. 

Beretta Giulio, segretario del Censo, 
figlio di altro Giulio e di Faustina Stauren- 
ghi, native di Villa Eaverio, mori in Milano 
il 5 agosto 1819 favorendo la sua scrvente 
e legando aH'Ospedalo Lire 200 con testa- 
mento 15 marzo 1819. 

Beretta Luigi, di Carlo, negoziante in 
cordami e telerie, mori nel giugno 1830 be- 
neficando TOspedale con un legato di L. 1000 
die vennero versate il 4 gennaio 1831 dai 
fratelli ed eredi di lui. Legi L. 600 al Pro- 
posto della Chiesa di S. Tomaso per far inar- 
gentare i candellieri e le cassette delle re- 
liquie dell'altar maggiore. 

Beretta Luigi, dottore in clururgia, con 
tt:staiiiii)to 29 maggio 1826 lego L. 150. 



216 



* Beretta Margherita. Legato di L. 50 

]icl ]8(tt. 

Beretta sacerdote Melchisedecco, ro- 

semta, nacque in Milano sotto la Parrocchia 
di S. Tomaso il 17 maggio 1772 dai coiiingi 
Carlo e Francesca Chiesa. Mori ncll'Ospc- 
dale Fate-bene-fratelh il 13 giugno 1825 
d'anni 53. — In vita con atto 26 luglio 1823 
doiK) airOspedale il capitale di L. 9210.22.2 
contro la prestazione vitalizia a di Ini fa- 
vove dell'interesse del 5 OiO. 

* Beretta Pietro. Legato di L. 10 nel 1777. 

* Bergamo Giovanni. Testamento 31 gen- 
naio 1492. Legato di L. 16. 

* Bergamo Leonardo. Legato di L. lOO 
nel 1491. 

* Bergamo Maddalena, morta ncll Ospe- 

dale. Legato di L. 16 nel 1559. 

Berghetta Anna, di Pietro, vedova di 
Giovanni Pietra, con testamento 28 agosto 
1681, istitui erede I'Ospedale, coll'obbligo di 
convertire im qviarto della sua sostanza in 
elemosina di messe, e dvie quarti nell'estin- 
guere i debiti del Monastero di S. Chiara. 

Bergomi Francesco Antonio, di Gio- 
vanni Antonio, raarito di Bigatti Carolina, 
negoziante, abit5 in Milano sul corse di 
Porta Ticinese nella casa N. 3508. Nell'atto 
di assentarsi da Milano per parecchio tempo 
fece il testamento 29 raarzo 1819, col quale 
istitui eredi i suoi sei figli e leg6 a favore 
deirOspedale L. 600 che vennero versate il 
25 settembre 1828, essendo la suamorte av- 
venuta il 14 giugno detto anno. Era il padre 
del sacerdote Bergomi Giuseppe, altro dei 
benefattori dell'Ospedale. 

* Berinzago sacerdote Pietro, proposto 
di Agnadello. Legato di L. 350 nel 1722. 

Berna sacerdote Ferdinando, di Anni- 
bale, con testamento 13 aprile 1661 istitui 
erede I'Ospedale Maggiore. 

Berna sacerdote Ottavio Antonio e 
Giovanni Battista, tVatelli, di Giacinto, 
con atto 25 settembre 1749, donarono al- 
rOspedale un credito di L. 517 da loro 
professato verso la marchesa Eosa Galea 
Coria in riconoscenza delle cure prestate al 
loro fratello Carlo morto nell'Ospedale fra 
gli incurabili. 

* Bernadigio Gaterina. Legato di L. 16 

nel 1510. 

* Bernadigio Gerolamo, notaio di Mi- 
lano. Mori il 31 agosto 1530 Icgando scudi 
50 d'oro del sole. 

* Bernardigio Giovanni Pietro. Testa- 



mento 23 novcmbro 1502. Legato di L. 40. 

* Bernardigi Giovanni Pietro, ammo- 

glinto con l)ij)olita KIh), moii nel giugno 
1.520 legaiido L. 100. 

Bernareggi .-^accrdote Giovanni Bat- 
tista. Con testamento 26 luglio 1627, or- 
dino un fedecomesso nella sua discendenza 
con sostituzione a favore dell' Ospedale in 
caso di mancanza della linea chiamata, diritto 
al quale TOspedale rinuncii per L. 1403,1,3. 
■" Bernareggi Giovanni Pietro. Legato 

(li L. 200 nel 1573. 

Bernasconi Antonio. Con atto 11 giu- 
gno 1771, dono un credito di L. 1600. 

* Berni Giacomo. Legato di L. 50 nel 1597. 

* Bernino sacerdote Giovanni, domeni- 
caiio. Legato di L. 100 nel 1.589. 

Bernucca Giovanni Pietro, di Fran- 
cesco, del comune di Pianella, Pieve di 
Dongo. Con testamento 27 marzo 1694, lego 
L. 150. 

* Berra sacerdote Antonio. Legato di 
L. 150 nel 1739. 

Berra Giovanni. Legato di L. 600. Te- 
stamento 3 gennaio 1785. 

Berri sacerdote Antonio, proposto di 
Agno, nella Valle di Lugano. Con testa- 
mento 17 febbraio 1739, leg6 L. 150. 

* Berta Ambrogio. Legato di Lire 210 
nel 1707. 

Berta Galastri Francesco, figlio di 

Giacomo, tenne aperto fino all'eta di 64 anni, 
negozio di vino in via degli Orefici. Ritira- 
tosi dal commercio, spos6 a quella tarda 
eta Rosa Besesti. Fu erede I'unico figlio 
postumo Giacomo col peso di un legato di 
L. 6000 a favore delFOspedale disposto nel 
testamento 8 luglio 1846. 

* Bertagna Tomaso. Legato di Lire 150 

nel 1595. 

* Bertani Giovanni Giacomo, di Pietro 
marito di Margherita Penoni , liquorista. 
mori di peste il 26 higlio 1630 e con testa- 
mento del giorno prima, fatto nella corte 
della casa di sua abitazione, stando il testa- 
tore alia finestra, istitui erede 1' Ospedale, 
il quale consegui circa L. 5364. 

* Bertarelli Bernardo. Legato di L. 20tK) 
nel 1814. Fu sepolto nel Cimitero di Porta 
Eomana dove fu postaunalapide con questa 
iscrizione. 

I'REGATE PER l"aNIM.\. 

dei, fu chiuurgo maggiore 

Bernardo Bertarelli 

d'anni 52 

MORTO IL 19 aprile 1813. 



217 



* Bertarelli Giovanni Antonio, ili Pal- 

Imza. Li'i;:ito ili L, 150 nel It'.."):). 

Bertarelli sacorJote Giovanni Batti- 

Sta, oaiiouico ceriiuouiore ilella Motropoli- 
tana o prefetto del Capitolo Minoiv, lijj;lio 
di Giusei)i)e, Icgu all'Ospedalo L. 1<^*. Te- 
-.tamfiito .'» diceniliri) l.'^'JT. 

Bertoglio Carlo Antonio, siojelliere, 
n^iio di Domonico, vodovo di Lucia Pagani, 
morl il U! lel>l>raio 185B d'aiini 82 per ga- 
stro euterite softo la Parrocchia di 8. To- 
niaso e con testaniento '27 novcmbre 1851 
leg* airOspedale L. ll.CKO pagabili alia 
morte della di lui cameriera Laura Mai-siglia 
daU'erede Giuseppe Albani sno conoscente 
ed amico. Legi!> inoltre L. lO.lXX) all' Ospe- 
dale Ciceri, L. 10,000 alllstituto della Pace, 
e L. 10,000 al Buon Pastore. L'erede Albani, 
che inorl il 24 febbraio 1877, valendosi di 
una confonue facolta accordatagli dal testa- 
tore, dicliiaro in una sua carta testamentaria, 
che i suddetti legati dovessero complessiva- 
mente ridorsi a L. 15,000 da dividers! in 
proporzioni eqviitative. AU'Ospedale Mag- 
giore toccarono L. 4024,38. Lascio alia Bi- 
bliotecA Ambrosiana le opera d'arte da lui 
possedute e favori i poveri della Chiesa di 
S. Tomaso. sua Parroccliia. 

* Bertoglio Gerolamo. Testamento 19 
febbraio 15.5t). Leg.nto di L. 200. 

* Bertoletti sacerdote Antonio. Legato 
di L. 11. ")1 nel 1817. 

* Bertoletti Giovanni. Legato di L. 7G,75 
nel islii. 

Bertolotti Giacomo. Con testamento 
18 aprile 1598, lego airOspedale L. 200 a 
carico delle eredi sue sorelle. 

* Bertoni Maddalena. Legato di L. 230,26 
nel 1813. 

* Bertori Giovanni Pietro. Legato di 
L. 1.5'J nel L^S'i. 

Beruto Angelo, di Gabriele, negoziante, 
native di Torino, abito per 46 anni in Mi- 
lano. Sposo in prime nozze Eosa Bagnalasta, 
dalla quale ebbe tre figli maschi e in se- 
conde nozze Rosa Seregni oho lo circondo 
di altritrc figli maschi. Mori il 29 dicembre 
1862 d'anni 74 per pn^mmonite sotto la Par- 
rocchia di S. Carlo disponendo a favore del- 
r Ospedale con testamento 29 gingno 1852 
un legato di L. IW. 

Besana Angela Caterina. (Jon testa- 
mento 18 lubbniio KiSo istitui crede I'Ospe- 
dale della sua mobilia di casa del valore 
di circa L. 100. 



* Besana Arcangela. Legato di L. 100 

nol It '.1)2. 

Besana Cinque vie Carlo, figlio di 

Giacomo Antonio, possidento c pcnsioiitilo 
govovnativo, mori il 11 diciMiibro 18.50 d'auiii 
65 per rcrcbvite cvonira sotto la Parrocchia 
di S. Tomaso e fu sepolto, giusta le inten- 
zioni di lui, nel Campo Santo di Agrate. Per 
lo eseqnie prescrisse la seguento epigrafe : 
Prrf/nft' per I'miiiiia di Carlo Besana Cinque 
vir. Lego all' Ospedalo L. 1500. Benefico i 
poveri della sua PaiToccliia con un legato 
pure di L. 1.500. 

Besana Francesco, milanese, figlio di 
Domenico, con tostainento 6 gennaio 1731, 
fatto nell' Ospodale mentre vi degeva, legi 
alio stesso L. 700. 

Besana sacerdote Francesco, di Gio- 
vanni Battista, Canonico della Cliiesa di 
S. Stefano di Mariano, con testaniento 22 
maggio 1689, chiamo erede TOspedalo, al 
quale pervennero L. 600, prezzo di una casa 
in detto Coinuno di Mariano. 

* Besana Gaspare. Legato di Lire 50 
nel 1572. 

Besana Gerolamo, di Arcangelo, con 
testamento 20 agosto 1630, lego aU'Ospedale 
una piccola casa in Milano situata in P. Eo- 
mana Parrocchia di S. Rocco del valore di 
L. 2025. 

Besana ragioniere Giovanni Antonio 
Maria, figlio di altro Giovanni Antonio, 
mori il 24 maggio 1819 e con testamento 
20 diccinbre 1817 legu aU'Ospedale L. 1000. 

* Besana Nicolao. Legato di Lire 16 
nel 1495. 

Besana Teresa. Mori il 21 luglio 1847, 
lasciando all' Ospedale L. ICO e risultanza 
d'una sua memoria. 

* Bescape Francesco. Legato di L. 600 
nel 1.599. 

Bescape Francesco di Leone, di Mele- 
gnano. Con testamento 26 dicembre 1499, 
istitui erede della piccola sua sostanza TO- 
spedalc. 

* Bescape Giovanni Achille. Legato 
di L. ](;, testaniento 21 gennaio 1498. 

* Bescape Gregorio. Legato di L. 100. 
Testamento 2 settembre 1522. 

Bescap6 Pietro Bernardo, di Gio- 
vanni, co:i atto 8 t'ebljniio 1 l.s:5 dono aU'O- 
spedale un annua prostazione di L. 5 assen- 
tata sopra beiii in Bescape. 
" Besesti Antonio. Legato di Lire 300 
nel 1818. 

16 



218 



* Besesti Enrico. Legato diL.SOOnel 1801. 
Besia Antonio. Mori il giugno 1788 

Ic'gando !iir0.si)i.(lale L. 150. 

Besia Caterina, figlia di Pietro, vedova 
di Francesco Benmzzo, mori il 24 aprile 1691 
istituendo erede con testamento 22 aprile 
detto anno, I'Ospedale al quale pervenno nna 
.sostanza di poca entita. 

* Besozzi Agostino. Legato di Lire 7800 
nel 1(j:3(;. 

* Besozzi contc Antonio. Legato di L. 500 
nel 17(51. 

* Besozzi contessa Aurelia, figlia del 
conte Paolo e di Anna llosales, dei conti 
di Cormanno, legato di L. 7000 nel 1720. 

* Besozzi Bartolomeo. Mori nel giugno 
1568. Fu erede di lui I'Ospedale al quale per- 
venne una casa che fu venduta per L. 2300. 

* Besozzi sacerdotc Bernardino, figHo di 
Beltraniiuo,proposto dellachiesadiS. Stefano 
ill Vimercate. Con atto 23 aprile 1498 don6mil. 
L. 200 e alcuni diretti dominii soprastabili 
in Milauo ed in Lissone, parrecchi mobili 
ed. oggetti diversi di vestiario e di uso sa- 
cerdotale per un importo complessivo di 
L. 4000 milanesi. 

* Besozzi Bernardino. Legato di L. 10 

nel 1558. 

* Besozzi sacerdote Camillo. Legato di 
L. IW nol 170G. 

* Besozzi Carlo Francesco. Legato di 

L. 15,51 nol 1812. 

■" Besozzi Cecilia Celidonia. Legato di 
L. 100 nel 1628. 

Besozzi nobile Cesare, figiio del conte 
Teodoro e di Isabella Villani, dei conti della 
Pieve di Leggiuno, capitano, lego all'Ospe- 
dale L. 300 dopo di avere cbiamato erede il 
nipote conte Teodoro Besozzi, figiio del di 
lui fratello Giuseppe. (Testamento 24 dicem- 
bre 1698). 

Besozzi .sacei'dote Cesare, figiio di Er- 
cole, con testamento 23 luglio 1590 chiamo 
eredi i fratelli Cristoforo ed Orazio con un 
legato di scudi 4 a favore dell'Ospedale. 

Besozzi Costanzo Maria al secolo ed 
in rcligione, quale Capjjuccino, Luigi Fran- 
cesco da Milano, figiio di Giovanni France- 
sco e di Catterina Sansoni, lego Lire 2000 
con testamento 21 maggio 1674. 

Besozzi nobile Cristoforo, dei conti 
della Pieve di Leggiuno, figiio di Cesare e di 
Bianca Pagani, coperse la carica di Commis- 
sario del Naviglio e fu altro dei 60 Decu- 
rioni della Citta di Milano. Sposo Luigia Sa- 



lazar. Fu largo verso I'Ospedale di un legato 
di L. 6000. Testamento 27 giugno 1611. 

Besozzi Eliseo, figiio di Antonio, e di 
Francescliina Marliano, di Besozzo, con te- 
stamento 1 setteniljre 1477, istitui erede I'Ospe- 
dale e cioo In fabbrica dell' Ospedale nuoro in 
brnliis. 

* Besozzi Ercole. Legato di L. 25 nel 1799. 
Besozzi conte Francesco Agostino, 

figiio del conte Giovanni Paolo e di Aurelia 
Besozzi, prima di essere professato Religioso 
nella Compagnia di Gesu, leg6 nel 1697, a 
favore dell'Ospedale L. 700. Mori nel 1751. 

* Besozzi Francesco Giocondo. Legato 
di L. 60, nel 16.32. 

* Besozzi nobile Gerolamo, dei conti di 
Coi'manno e Feudatario di Carugate, figiio 
di Costanzo, mercante di lana, e di Aurelia 
Sasleona, non avendo prole, istitui erede la 
madre col peso del legato di L. 600 a fa- 
vore dell'Ospedale. Mori nell'ottobre 1637. 
Era zio del Besozzi Costanzo Maria Cappuc- 
cino, altro benefattore dell'Ospedale. Testa- 
mento 4 ottobre 1637. 

* Besozzi Giovanni Andrea, con testa- 
mento 6 maggio 1581, lego L. 25. 

* Besozzi Giovanni Andrea. Legato di 
L. 150 nel 1625. 

Besozzi Giovanni Antonio, con testa- 
mento 4 ]ioveml)re 1596 lego L. 265.15. 

Besozzi nobile Giovanni Paolo nac- 
que nel 1549 dai conjugi nob. Francesco e 
Margarita Casati. Commercio in lana. Era 
padre del Besozzi Giovanni Agostino, altro 
benefattore dell'Ospedale. Sposo Lavinia Pa- 
lazzi dalla quale ebbe tre figli maschi Ago- 
stino, Giovanni Battista e Pietro Alessandro 
cbe furono eredi di lui coll'onere di un le- 
gato di scudi 300 all'Ospedale. Testamento 
25 gennaio 1627. 

Besozzi Giovanni Paolo^ di Giovanni 
Antonio, di Mombello, Pieve di Leggiuno, 
con testamento 27 gennaio 1688, lego L. 25 
a carico dcll'unica figlia ed erede Camilla 
Besozzi. 

Besozzi Giuseppe, agente dell'Ospedalo 
a Bertonico, con testamento 26 luglio 1665, 
lego L. 200 in compenso di qualuuque ne- 
gligenza die potesse aver commessa nel di- 
simpegno dei suoi doveri. 

Besozzi Isabella, di Giovanni Andrea, 
vedova di Giovanni Castiglioni, con testa- 
mento 18 agosto 1612 e codicillo 21 settem- 
bre detto anno istitui erede I'unico di lei 
figiio Alfonso con un legato di L. 200 al- 



219 



rOspedale o L. 50 al Luogo Tio ili S. Co- 
rona. 

* Besozzi Lodovico. Logato di Lire GO 
nel IrSW. 

* Besozzi sacciiloto Marco. I-iogato di 
L. KK) nel 1G98. 

* Besozzi Martino. Legato di Lire 15 
iiel 1S(«;. 

* Besozzi Nicolo. Legato di Lire 20 
nel loi'T. 

* Besozzi conte Pietro. Legato di L. 15 
nel 1TS:>. 

Besozzi Pietro Giacomo, di Francesco, 
di Varese, con atto 10 niaggio 1624, douu 
Tin annuo censo di L. 195 assentato sopia 
beni in Bivuno e tanta parte dei beni da lui 
possediiti in Casbenno con*ispondente al- 
rimporto di L. IGOO 

* Besozzi Tomaso, di Varese. Legato 
di L. o<J nv\ 15;tT. 

Besta Anna Caterina, di Giovanni 
Giacomo, con codicillo 6 settembre 1613, 
lego L. 300. 

* Bettega Guglielmo. Legato di L. 50 
nel IT!!'. 

Bettinali Antonio, tiglio di Martino, 
notajo di Lodi, come lo fu il padre di lui, 
istitni erede TOspedale con testamento 7 di- 
cembre 1658. Presto i suoi servigi all'Ospe- 
dale stesso nella qualita di agente a Berto- 
nico, vasto tenimento donate da Bemab6 Vi- 
sconti nel 1359 e tuttora posseduto dall'Ospe- 
dale. ilori il 10 dicembre 1658. Pervennero 
nna casa in Lodi, la quale fu venduta nel 
1659, a Francesco Cadamosti per L. 1000, e 
in contanti circa L. 2000. 

Bettoldi Maria Teresa, nacque a Como 
dai conjugi Antonio e Molteni Florinda. 
Mori, vedova di Erba Giuseppe in detta Citta, 
il 12 agosto 1866. Con testamento 24 giugno 
1847, dispose di una tenue somma inscritta 
su di un libretto della Cassa di Eisparmio 
a beneficio degli Ospedali di Como e di Mi- 
lano nella proporzione di cinque parti a 
quelle di Como ed una a quelle di Milano. 
Si sono trovate inscritte sul detto libretto 
Lire 528 per cui toccarono all' Ospedale 
Lire 88. 

Bettona Giulia Maddalena, di Barte- 
lomeo, con testamento 15 febbraio 1671,istitul 
erede I'Ospedale della mobilia di ca.sa del 
valore di circa L. 100 e di un credito di 
L. df)0. 

* Bevilacqua Gamillo. Legato di L. 15 
nel 1575. 



* Biaggio monsignor Costanzo. Legato di 
L. 16r,.i:5 nol 1666. 

* Biaggiotti Carlo. Logato di L. 2290,15 
nel 1675. 

Bianca Tombarella Francesca, di 
Stefano, con testamento 25 febbraio 1741, 
istitui erede I'Ospodale coll'obbligo di man- 
tenere e curare in una stanza separata il di 
lei mavito Domenico De Rosa, assai vccchio. 
Toneva a mutuo presso I'Ospedale L. 7000. 

* Biancani sacerdote N. Legato di L. 21 
nol 1772. 

* Bianchi N. Legato di L. 100 nel 1805. 
Bianchi Angela, di Giovanni Maria, li- 
bera da impegni di famiglia e arrivata al- 
I'eta di 60 anni, dono con atto 14 giugno 
1653 L. 1000 e una vitalizia prestazione di 
L. 300 iinperiali moggia 3 frumento e brente 
4 di viuo coH'obbligo di corrisijonderle gli 
alimenti vita durante o ritenuti compresi 
nella donazione i di lei vestiti e La mobilia 
di casa. Servi per 23 anni nella qualita di 
cameriera la contessa Barbara Anguissola 
Salazar. 

* Bianchi Antonio. Legato di L. 60 nel 1800. 

* Bianchi Carlo. Legato di L. 153,50 
nel 1816. 

* Bianchi Carlo Francesco. Legato di 
L. 150 nel 1673. 

* Bianchi Carlo Francesco. Legato di 
L. 15 nel 1792. 

Bianchi sacerdote Carlo, di Yelate, iio- 
bile, dottor in Sacra Teologia, cav. della 
Corona di ferro, proposto della Chiesa di 
San Stefano, Vicario generale, poi Monsignor 
Proposto di Sant'Ambrogio, figlio di Luigi, 
con atto 11 luglio 1816 don6 alTOspedale 
L. 4000 coll'obbligo di corrispondergli vita- 
liziarmente I'interesse del 5 0[0. Mori il 29 
gennaio 1829. 

* Bianchi Giovanni. Legato di L. 150 
nel 1028. 

* Bianchi Giovanni Battista. Legato di 
L. 110 nel 1768. 

Bianchi dottor fisico Giovanni Batti- 
sta, di Volate, figlio di Francesco, con testa- 
mento 24 luglio 1621, istitui erede I'Ospedale. 
Fu uccise in dette Comune il 28 febbraio 
1622, con un archibugiata alle ore 3 di notte. 
Pervennero beni nel territorio di Yelate e 
Brinzio di poca estensiono. Scrisse un legato 
a favore di una sua figlia naturale. 

* Bianchi sacerdote Giovanni Battista. 
Legato di L. 700 nel 176S. 

Bianchi sacerdote Giovanni Battista, 



— 220 — 



figlio (li altro Giovanni Battista, PaiTOCo 
quicscente della R. Cor te di !Milano, lego una 
cartella del valor cajjitale di L. 2800 cho si 
trovo ridotta a L. 2300 per il pagamento di 
L. 500 clie era state fatto al tostatore. Mori 
il 22 febbraio 1803 lasciando il testamento 
19 aprilo 1800. 

Bianchi Giuditta, maritata Valll, mon 
1' 8 agosto 1814 disponendo con testamento 
19 maggio dello stesso anno nn legato di 
Lire 30. 

Bianchi Giuseppe Maria, morl nel- 

I'nprile 1822, disponendo dclla sua sostanza 
con testamento 18 settembre 1821 a favoro 
del di lui fratello Carlo Pasquale, nego- 
ziante di Ian a e corderie al Ponte vetro al 
N. 2239. L'Ospedale fu da lui favorito con 
un legato jjer una volta di L. 300. 
Bianchi Maria Maddalena e Maggi 

Costanza, madrc figlia d'anni 80 la prima, 
e d"aimi 55 la seconda, rispettivaniente figlie 
di Pietro Maria c di Melchiorre, con atto BO 
aprile 1701, donarono all'Ospedale due parti 
di una casa in Melzo del valore di L. 2000 
e della mobilia e biancheria per il valore 
di L. 1600 con die fossero accolte nello Spe- 
dale a finive i loro giorni. 

* Bianchi Margherita. Legato di L. 30 
nel 1817. 

* Bianchi ingegncrc Paolo. Legato di 
L. 1324. Mori il 15 gennaio 1835 mentre si 
trovava al servizio dell'Ospedale nella qua- 
lita di ingegnere d'ufficio, posto da lui co- 
jjerto fin dal 1817. Nel 1836 I'amministra- 
tore dell'Ospedale gli rilasciava un certifi- 
cato dei suoi servigi con dichiarazione d'aver 
egli sempre eseguito 1 doveri come un leale 
e fedele impiegato senza macchia, e di avere 
sempre trattati gli affari con quella solle- 
cita cura clie un buon 25adre di faniiglia 
mette nei proprii, e col piu lodevole disinte- 
resse anclie nei rapport! coi terzi. Soggiunse 
poi die negli ultimi due anni, decaduto di 
salute lo si dovette moderare onde lo zelo 
non lo pregiudicasse. 

Sotto apparenze inferiori al vero la sua 
capacita era grande. II sno zelo e la sua ope- 
rosita possono essere equiparati, ma non su- 
perati. 

* Bianchi Pietro Maria. Legato di L. 30 
nel 1808. 

* Bianchi sacerdote Stefano. Legato di 
L. 50 nel 1761. 

* Bianconi Giovanni Battista. Dona- 
zione di L. 6930,16,9 nel 1804. 



Bianconi Giovanni Battista con testa- 
mento 26 niarzo 1730 lego L. 600 e altret- 
fanto al Luogo Pio della Stella. Fu erode il 
Consorzio della Misericordia di Milano. 

* BiasettO Carlo. Legato diL.3000nel 1669. 
Biassoni Angelo, di Venccslao, con te- 
stamento 23 agosto M08, istitui crede I'Ospo- 
dale con vincolo delPusufrutto gencrale a 
favore della di luimoglie Lucrezia De Oradi. 
Pervennero una casa a San Pietro all'Orto 
venduta nel 1525 per L. 2010, un diretto do- 
minio su beni in Gaggiano vendnto per 
L. 1600, e alcuni stabili m Cernu.*5co sul Na- 
viglio venduti jier L. 2680. 

Biassoni Carlo, figlio di Andrea, della 
Cagnola, sposo in prime nozze Clara Porta 
e in secoiide nozze Bianca Castelli. Mori nel- 
rOspedale nel 1746 e con testamento 20 ot- 
tobredetto anno istitui erede rOsjiedale stesso 
il quale consegui ben poca cosa in causa del- 
I'aver dovuto restituire la dote alia Castelli. 
La sostanza consistette in una casa da Ini 
posseduta alia Cagnola dell'annua rendita di 
L. 200. 

Biasotti Carlo Antonio, con testamento 
3 dicembre 1669, lego Scudi 500 a carico 
della erede di lui Catterina Biasotti. 

* Biella sacerdote Remigio. Legato di 
L. 15 nel 1765. 

* Bienate Giovanni Bernardino. Legato 
di L. 50 nel 1517. 

Biffi Antonio, di Mezzago, chierico, con 
testamento 19 settembre 1631, nomino erede 
un altro Antonio Biffi e legi all'Ospedale 
L. 2000. 

Biffi Antonio, con codicillo 9 febbi-aio 
1(;2(; lego L. 100. 

Biffi Antonio, dl Francesco, mori in 
Desio nel 1626 legando L. 300 con testamento 
26 maggio 1606. 

■" Biffi sacerdote Battista, curato di Vil- 
lasola. Legato di L. 20J nel 1595. 

Biffi Giuseppe Antonio, di Giovanni 

Antonio, ricevitore in Luino, con testament ■■ 
25 febbraio 1783, leg6 all'Ospedale L. 20i)a 
titolo caritativo. 

Biffoli dottor in legge Smiraldo, di 
Firenze, figlio di Nicolao, cbiamati eredi tre 
suoi figli, con testamento 18 luglio 1473 le- 'i 
all'Ospedale due parti di tre possessioni in 
territorio di Parma. 
■■ Bigatti Febo. Legato di L. 50 nel 1701. 

Bigiani Martino, di Bartolomeo, con atf . 
17 maggio 1621, don6 all'Ospedale L. 400n. 
" Bigli Cristoforo. Legato di L. 32 nel 150: ;. 



221 — 



* Bigli Giacomo. Legato di L. 100 (tcsta- 

nu'iito 1'^ niarzii I'lOOV 

* Bigli Giovanni. Legato ili Lire 250 
nel 11.^5. 

Biglia Carlo Maria, <M Cuggiono, figlio 
«li Aiiih-ea. con tostaincnto 22 dicembre lGt)5 
leiju SiMiili •><> a S'yn-ii-o (ft roscir»:a. 

* Biglia Evangelista. Legato di L. 11, l^"' 
nel 1o(m. 

* Biglia Margherita, maritata Landiiani. 
Legato di L. 1^'. Testamonto 15ottobre 1550. 

Biglia Prudenza, di Scipione, morl V8 
feliliraio It'.i."). Icgaiido con testamento 19 
dicouihro IC.2:^. L. '300. 

Bigliano Carlo, figlio di Siro, volendo 
diniostraie la sua riconoscenza per le cure 
prostate alia sua moglie Gerolama Grassi nel- 
rOspedale dei pazzi in S. Vincenzo, con te- 
mento 20 aprile 1701, istitiii erede I'Ospedale 
Maggiore al quale, come e noto, fu aggre- 
gate il detto Ospedale di S. Vincenzo. 

Bignami Gerardo, di Francesco, da bar- 
biere divonne nel ITi^t maestro di casa del- 
I'Ospedale, al quale con atto 26 ottobre 1699, 
don.', il capitale di L. 2986,10. 

* Bigolini Luigi. Testamento 21 marzo 
181^5. Le-ato di L. 2<^. 

Bilia Francesco Bernardino, figlio di 
Battista. marito di Paola G.illarati, mori in 
Comegliano, dove abitava, il 31 agosto 1591. 
Non avendo figli, nominu erede della sua so- 
stanza un nipote coU'obbligo di soddisfare 
aU'Ospedale il legato annuo di L. 40 da trat- 
tenersi da nn livello di L. 135 cbe gli si pa- 
gava dall'Ospedalc stesso su beni in detto co- 
mnne di Comegliano. fTestamento 13 luglio 
15S5>. Legi le rimanenti L. 95 di canone alia 
scuola del SS. Sacramento nella Chiesa Par- 
rocchiale di S. Giorgio in detto comune. 

* Billi Dionigi. Legato di L. lOO. Testa- 
memo 26 a;;o^T.) 1514. 

* Bina Giulia, altra delle matrone del 
collegio della Gnastalla. Testamento 13 no- 
vembre 1791, legato di L. 11,50. 

* Binago sacerdote Baldassare. Legato 
di L. ^ ' iiol 174.S. 

Bindone Bartolomeo, di Orlando. Con 
testamento 2 giugno 1614, istitui erede della 
sua sostanza la confratemita del Sacramento 
in Sant'Eui'emia con un legato di Scudi 100 
d'oro a favore deH'Ospedale. 

* Bino Lodovico. Legato di L. 16 nel 1776. 

* Binzaghino Domenico. Legato di L. 10 
nel lT5t;. 

Biraghi Bianca, di Bovisio figlia di 



Filippo, vedova di Filip))0 Beaqua, con te- 
stamento 5 marzo 158.'^, istitui erede I'Ospe- 
dale. Mori I'll marzo dotto anno. Pervon- 
nero una pezza di terra in Bovisio di Per- 
ticlie 15 e una casa in detto territorio, ven- 
duti nel 1589 per L. 1125. 

* Biraghi Gaetano. Legato di L. 23,8,9 

nel lT!>ri. 

* Biraghi Giacomo Antonio. Legato di 



L. KiO. TestaiiK'nto 11 



1500. 



* Birago sacerdote Cristoforo. Legato di 
L. 20(X) nel 1650. 

* Birago Giovanni. Legato di L. 300 
nel 1721. 

* Birago Giovanni Giacomo. Legato 
di L. 50 nel 1573. 

■■ Birago Pietro. Legato di L. 30 nel 1802. 
Birigozzi sacerdote Carlo. Mori in Sol- 
biate Olona il 14 agosto 1837, dopo di avere 
per 2)arecchi anni sofferto di podagra. La di 
lui sostanza del valore di circa L. 190,000 
fa raccolta da Carolina Banfi sua dama di 
compagnia col peso di un legato di L. 1500 
a favore dell'Ospedale, giusta il di lui testa- 
mento 30 settembre 1823. — Dopo la di lui 
morte sopravenne un'altro testamento nel 
quale anzicclie la Banfi erano cliiamati eredi 
alcnni suoi ni]ioti con un legato di L. 30.000 
a favore dell'Ospedale, ma I'atto fn dichia- 
rato apocrifo. 

* Birigozzi sacerdote Giuseppe. Pari-oco 
dell'Ospedale. Legato di L. 4G0 nel 1817. Fu 
sepolto nel Cimitero di Porta Romana dove fu 
coUocata una lapide colla seguente iscri- 
zione : 

Giuseppe Birigozzi Sacerdote 

abbate e degno coadiutore 

consu.mati i suoi giorni 

NELLO ZELO DELiJeTERNA SALVEZZA 

DEGLI A.MMALATI NELLO SPEDALE 

.SPREZZAXDO PERICOLI E KATICHE 

rOMPIUTI DODICI LUSTRI 

MORI LI VI MAGGIO MDCCCXVII 

IL FRATELLO INCONSOLABILE 
I'IU:i;\ A [.II IL CIELO MERITATO. 

* Birocchi Carlo. Legato di L. 300 nel 1786. 
Bisati Carlo, di Giovanni, farmacista. 

Con testamento 8 gcnnaio 1701 lego il cre- 
dito da lui professato verso il marchese Pa- 
tigno ])fr rncdicinali somministratigli. 

* Bisciotti Enrico. Legato di L. ICO 
nel 1803. 

Bissona Catterina, di Antonio, di S. .Sal- 
vatorc di Moiiferrato, presso Valenza. Con 
testamento 3 agosto 1633, leg6 a quest'Ospe- 



— 222 — 



dale, (love dcgeva malata, iilcuiii Inni da lei 

possednti in detto Ci)mune. 

*■ Biumi Filippo. Lej^ato di L. 72 nel l(i53. 

* Biumi Giovanni Angelo. Legato di 

L. K; lie! 152-2. 

* Biumi iiobile Giuseppe. Legato di L. 100 
nel 1789. 

Biumi sacerdote Maurizio, di Carlo An- 
tonio, arciprete della ("ollegiata di S. Ani- 
brogio, ijrotonotnro apostolico.contestamento 
1 luglio 1G30 cliiamo eredi alcuni suoi ni- 
poti, riservato I'usufrutto pei 10 anni a fa- 
vorc dell'Ospcdalp di Milano. 

* Biumi Tomaso. Legato diL. GOO nel 1721. 
Bizzozeri Cesare, di Bizzozero. Con 

testamento 30 ottobrc 1G06, lego L. 100 a 
carico dei suoi fratelli eredi. 

* Bizzozeri Giovanni Battista. Legato 
di L. 142, nel 15: i2. 

* Bizzozero Giovanni Antonio. Legato 
di L. 15 nel 1783. 

* Bizzozero sacerdote Giovanni Battista. 

Legato di L. 25 nel 177G. 

* Bizzozero Giovanni Francesco. Le- 
gato di L. 10 nel 1512. 

* Bizzozero dottor fi.sico Pietro. Legato 
di L. 600 nel 1832. 

* Bizzozero Tomaso. Legato di L. 300 
nel 1580. 

Blasio Tiberio, marito di Barberi Mar- 
gherita. Con testamento 6 giugno 1641, leg6 
L. 600. Prest6 servizio all'Ospedale nella 
qualita di chinirgo norcino eseguendo liga- 
ture seniplici e doppie. Mori il 28 marzo 1649. 

Blenio Sebastiano, di Gerolamo, oriundo 
di Osteno, notajo di Milano, mori il 29 di- 
ccmbre 1732 favorendo I'Ospedale con un 
legato di L. 350, (testamento 30 aprilo 172G). 

* Blingher Pietro, cnpitano. Legato di 
L. 700 nel 17G0. 

* Boda Giovanna Maria. Legato di 

L. 200 nel 1749. 

Bodio Anna, figlia di Pietro Paolo e 
Puricelli Carlo Giuseppe, cancelliere del Se- 
nato, con atto 14 maggio 1661 donarono due 
annui redditi di complessive L. 35. 

* Bodio dottor Giacomo, maestro di campo. 
Legato di L. 1000 nel 1757. 

* Bodio canonico N. Legato di Lire 100 
nel ](;99. 

"■ Boffi Giacomo. Legato di L. 100 nel 1671. 

Boggiari Mesmer nobile Antonio. Fu 

erede di lui, per testamento 10 marzo 1796, 



il nobile Prosporo Crivelli con un legato di 
L. 150 a I'avore dcirOs].e(lale. 

•• Boginacchi Giovanni Stefano. Le- 
gato di L. 5n. Testamento 29 maggio 1513. 

* Bogli Margherita. Legato di L. 50 

nel 1(;28. 

Boisio Cristiano. Legato di Lire 20D 
("testamento 28 marzo 1656). 

* Boldi sacerdote Giacomo. Legato di 
L. 1806 nel 1634. 

* Boldi Lucia. Legato di L. 168 nel 1591. 

* Boldoni Giorgio. Legato di L. 760 
nel KUit. 

* Boldoni Giorgio. Legato diL. 80 nellG75. 
Bolis Gerolamo. Legato di L. 300. Te- 
stamento 12 maggio 1662. 

Bolis Margherita, vedova di Cristoforo 
Bertisai, lego L. 50 con testamento 13 giu- 
gno 1625. 

* Bolla Angela. Legato di L. 100 nel 1506. 

* Bolla sacerilote Cristoforo, di Seguro. 
Legato di L. 75 nel 1659. 

* Bolla Cristoforo. Legato diL. 16nel 1550. 
*• Bolla Francesco.LegatodiL.25nell493. 
•^- Bolla Francesco. Legato di L. 50 nel 1567. 

* Bolla Francesco. Legato di L. 60 nel 1669. 
Bolla Giovanni Domenico, morl il 22 

giugno 1811, e coi testameuti 7 aprile 1809 
e 24 novembre 1810 lego L. 3000. 

* Bolla Giovanni Paolo. Legato di L. 50 
nel 1513. 

Bollati Giovanni Giacomo, di Filippo, 

annnogliato con Marglierita Toscani, istitui 
eredi per una quarta parte I'Ospedale e la 
fabbrica del Duomo e per le altre tre pai-ti 
Gerolamo e Bianca fratello e sorella De 
Cesari nijjoti e figli di Ippolito Ferraris, 
suo cognate, col vincolo dell'usufrutto ge- 
nerale a favore della di lui moglie. 

Pervenne all'Ospedale nn diretto dominio 
assentato su di un pezzo di terra in Novate 
coll 'annuo canone di L. 40, un eredi to di 
L. 700 e la comproprieta di una casa a San 
Micliele alia Chiusa. Testamento 1 feb- 
braio 1529. 

* Bollinari sacerdote Giacomo Antonio. 

Dispose in via di sostituzione a favore del- 
I'Ospedale, il quale vi rinuncio per il corre- 
spettivo di L. 600 nel 1732. 

Bollino Giovanni, di Stefano, mentre 
si trovava ricoverato in questo Ospedale I'ra 
gli incurabili, dove mori il 15 agosto 1751, 
fece il testamento 16 luglio detto anno, col 
quale istitui erede I'Ospedale stesso al quale 
pervennero L. 1302,9. 



— 223 — 



* Bollino Francesco, farmacista. Legato 

Bolognina Angela, di Antonio, con tc- 
stanieiito i;> dicembre 1G78, istitni eredc 
rOspedale della sua sostanza doirimpoito di 
circa L. 400 tolnido con cio dinvostrarc la 
SIM ncotwscenza per Ic cure ricevutc nellc 
infermerie ospitaliere. 

* Boltraffio Francesco. Legato di L. 25 
nel lolit. 

* Bonacina Baldassare, mori nell'Ospe- 

dale. al ([uale lo-o L. l* nel 1004. 

* Bonacina Barbara. Fn eiede TOspedale, 
il quale consegui una casa sotto la Parroc- 
chia di S. Paolo in Conipito. Testamento 12 
marzo 1552. 

* Bonacina Giovanni Battista. Legato 
di L. 500 nel 1793. 

Bonacorsi cavaliere Bartolomeo, detto 

De" Qiiartt-yio, figlio di Ginvanni Battista. ca- 
valiere di S. Maurizio e Lazzaro, cliiamo 
erede la contessa Quarteri, sua nipote e mo- 
glie del conte Galeotto Barbiano di Bel- 
giojoso col peso di un legato considerevole 
a favore della di lui moglie Laui-a Villani. 
Leg6 airOspedale Scudi 200 all'anno per 
anui 8. Testamento o aprile 1625. 

Bonanomi Catterina, con testamento 7 
novembre 1648, fatto nell'Ospedale mentre vi 
era ricoverata e dove mori, lego all'Ospedale 
stesso L. 100. 

* Bonanomi sacerdote Gaetano. Legato 
di L. 12 nel 1701. 

* Bonanomi Gerolamo. Li gato di L. 600 
nel i>;;;i. 

* Bonanomi marchese Giuseppe. Legato 
di L. l'."0.1'» nel 1775. 

* Bonardi Francesco. Legato di L. 300 
nel 1626. 

* Bonati Cristoforo. Mori nell'Ospedale. 
Legato di L. 2s nel 1.502. 

Bonavia Francesco, di Onofrio, ebbe 
per moglie Teresa Gliisleri. Chiamo a racco- 
gliere la saa sostanza il Consorzio della Mi- 
sericordia imponendogli il peso di corri.spon- 
dere all'Ospedale L. 50 milanesi all'anno ed 
in perpetuo con facolta di esimersi da un 
tale legato pagando per una volta il capitale 
di L. 1500.